• Il blogger della democrazia diretta in Italia

    9 Agosto 2015 // Nessun commento »

    riporto l’articolo di Sonia Fenazzi giornalista svizzera di SwissInfo.ch (un ottimo portale ricco di anche di una sezione dedicata interamente alle notizie riguardanti la democrazia diretta, in Svizzera e anche negli altri paesi del mondo) che di passaggio nel trentino, invitata da Alex Marini, mi ha intervistato un pomeriggio estivo.

    paolo michelotto

    http://www.swissinfo.ch/democraziadiretta/internet-e-cittadinanza-attiva_il-blogger-della-democrazia-diretta-in-italia/41528794

    di Sonia Fenazzi

    06 agosto 2015 – 16:45

    Editore di libri e video, organizzatore di workshop, blogger, militante: il 46enne Paolo Michelotto è tutto questo. Ma il trentino è soprattutto un grande divulgatore della democrazia diretta in Italia. swissinfo.ch lo ha incontrato per ritracciare il suo percorso.

    “Guida alla democrazia diretta – In Svizzera e oltre frontiera”: edito nella Confederazione e pubblicato con il sostegno della Cancelleria federale e di Presenza Svizzera, questo manuale è stato letto da diverse migliaia di italiani, benché nella lingua di Dante ne siano state stampate solo mille copie.

    La sua ampia diffusione nel Belpaese è in gran parte merito di Paolo Michelotto, che ha messo in rete la guida, permettendo a ogni internauta di leggerla e scaricarla gratis. Inoltre il blogger esorta chiunque desideri far conoscere la democrazia diretta, a metterla a sua volta a disposizione su internet. Invito accolto da vari gruppi che rivendicano “più democrazia” in Italia.

    Si tratta di una strategia che l’editore ha applicato per i libri sulla democrazia diretta di cui è coautore, oppure che ha contribuito a far tradurre in italiano, o che ha letto e giudicato interessanti.

    Ma cosa lo avrà spinto ad interessarsi della democrazia diretta in Svizzera e a volerla far conoscere ai suoi connazionali? “Il disagio in un’Italia dove al governo si alternavano Silvio Berlusconi e Romano Prodi”, ci risponde pacatamente Paolo Michelotto, che incontriamo a Rovereto, la città del Trentino in cui abita adesso.

    Cercando un’alternativa

    “Era la fine degli anni ‘90 e io mi sentivo limitato da quella situazione. Perciò cercavo di capire cosa c’era all’estero, come funzionava la democrazia. Dapprima ho scoperto il bilancio partecipativo di Porto Alegre. È già stata una bella sorpresa: a quel momento pensavo che fosse la forma di democrazia più evoluta che ci fosse al mondo”.

    Paolo Michelotto, che si getta a capofitto nello studio di questo tema, nel 2001 pubblica il libro “Vera democrazia”. L’anno seguente, contribuisce alla nascita del Gruppo Bilancio Partecipativo di Vicenza, la città in cui vive all’epoca. “Eravamo dei cittadini senza legami con partiti politici che volevano partecipare alla gestione della cosa pubblica”.

    Ne parlano con i consiglieri comunali, il sindaco, gli esponenti delle istituzioni, ma si scontrano con un rifiuto totale di apertura. “Allora abbiamo cominciato a partire dal basso: abbiamo organizzato delle riunioni per raccontare come funzionava il bilancio partecipativo. Eravamo dai tre ai dieci organizzatori, a seconda dei momenti, e centinaia di partecipanti”.

    Guardando alla Confederazione

    Nel frattempo Paolo Michelotto continua a leggere intensamente e “scopre” la democrazia diretta in Svizzera e in altri paesi. Approfondisce le sue conoscenze, le condivide e, con i colleghi del Gruppo, cerca il modo di portare a Vicenza gli strumenti che i cittadini elvetici utilizzano regolarmente.

    Il processo evolve. Il 2005 è un anno significativo: il Gruppo cambia nome, diventa “Più Democrazia”, crea il proprio sito internet curato da Michelotto, promuove il referendum consultivo (non vincolante) per introdurre i referendum propositivo e abrogativo con quorum molto basso a Vicenza. Da quel momento tutte le attività sono messe in rete e dunque la visibilità si amplifica notevolmente.

    Nel 2007 si trasferisce a Rovereto, dove prosegue l’attivismo. Contribuisce alla nascita di PartecipAzione Cittadini Rovereto, cura il sito del gruppo. L’anno seguente è tra i promotori di quattro referendum comunali per Più Democrazia, pubblica il libro “Democrazia dei Cittadini” e crea il suo blog personale.

    Paolo Michelotto compie un vero e proprio salto in avanti nella propagazione delle conoscenze, mettendo online i libri.

    “In Italia si parlava spesso a vanvera senza sapere nulla, si parlava di utopie senza sapere che invece in paesi come la Svizzera, vale a dire appena dall’altra parte del confine, la democrazia diretta è praticata e funziona bene. Adesso c’è molta più consapevolezza”, rileva.

    La parola ai cittadini

    Le nuove tecnologie di comunicazione sono state uno strumento di divulgazione fondamentale, tanto più che i media tradizionali italiani non trattano questo tema, osserva Paolo Michelotto, che ormai è conosciuto in tutta Italia e viene chiamato in tutte le province per fornire informazioni sulla democrazia diretta e presentare “La parola ai cittadini”.

    “È un metodo che abbiamo creato nel 2003 a Vicenza per fare presentare delle proposte ai cittadini riuniti in assemblea pubblica, discuterle ordinatamente e votarle, per poi trasformarle in mozioni da portare in consiglio comunale”. Da allora, questo metodo è stato utilizzato tante volte in tutti gli ambiti, in giro per l’Italia. Per alcuni anni, Paolo Michelotto lo ha portato anche in un liceo a Trento.

    Le azioni per far conoscere la democrazia diretta in Italia si sono moltiplicate, così come i suoi promotori, che hanno ottenuto dei risultati. In parecchi comuni ora ci sono strumenti di democrazia diretta, il quorum è stato abolito o abbassato.

    Nuove speranze

    Adesso Paolo Michelotto ha allentato un po’ il ritmo. Non dedica più tutto il suo tempo libero esclusivamente alla democrazia diretta. Ha deciso di dare spazio anche alla sua vita familiare. Anche perché è fiducioso.

    “Non c’è più solo l’Iniziativa per più democrazia in Alto Adige. Più democrazia in Trentino si sta battendo con molta energia. Ci sono giovani che fanno altrettanto in Friuli-Venezia Giulia, nel Veneto. Ci sono dei consiglieri comunali che mi avevano chiamato per delle serate informative sulla democrazia diretta quando erano semplici candidati e ora che sono stati eletti la stanno introducendo passo dopo passo”.

    Meno ottimista, Paolo Michelotto è sul piano nazionale. “L’unico partito che potrebbe fare qualcosa per introdurre il referendum è il Movimento 5 Stelle. Ha consiglieri comunali e regionali che portano avanti questi temi con convinzione. Ma a livello nazionale ha ancora grosse difficoltà a digerire bene cos’è la democrazia diretta. Però, a forza di esserci esponenti con il loro simbolo che parlano di democrazia diretta, anche i vertici nazionali del partito si dovranno adeguare alle richieste dei loro elettori”, conclude con un lume di speranza

    Giornate della democrazia

    Tra le manifestazioni di cui è stato promotore Paolo Michelotto vi sono la Settimana della democrazia diretta, svoltasi nel 2011 in una ventina di città italiane, e le Giornate della democrazia (in alcuni casi denominate Democray Day) che si sono tenute a partire dallo stesso anno in svariate località, in collaborazione con le autorità comunali. Le più importanti negli ultimi due anni sono state quelle di Parma (2013) e di Vignola, in provincia di Modena (2015).

    “A Parma ai cittadini era stato promesso che quello che avrebbero deciso e deliberato lì sarebbe poi stato attuato. Alla fine del 2014, l’amministrazione comunale lo ha effettivamente fatto. Per esempio ha introdotto i referendum propositivo e abrogativo senza quorum, il consigliere comunale aggiunto per gli stranieri e altri elementi voluti dai cittadini”, spiega Michelotto, aggiungendo che la stessa cosa sta avvenendo a Vignola.

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    Dall’11 febbraio 2015 disponibile il libro “La democrazia diretta vista da vicino” di Leo Zaquini

    30 Gennaio 2015 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    l’11 febbraio 2015 sarà finalmente disponibile il libro “La democrazia diretta vista da vicino” di Leo Zaquini.

    la democrazia diretta vista da vicino

    È un libro molto interessante di cui ho avuto il piacere di leggere una prima versione pre-stampa. Interessante perchè scritto con gli occhi e l’esperienza di un cittadino italiano, che vive in Svizzera e prima ha combattuto per avere il diritto di voto nel suo comune e l’ha ottenuto e poi ha combattuto per avere il diritto di essere eletto consigliere comunale e anche quella battaglia ha avuto successo. Per entrambe le battaglie ha usato gli strumenti di democrazia diretta che erano già esistenti. Una volta dentro all’amministrazione del suo comune svizzero ha potuto conoscere in dettaglio il funzionamento della democrazia diretta svizzera e rapportarsi con i rappresentanti e capire come loro concepiscono il loro ruolo.

    Utile per noi cittadini, sarebbe una lettura fondamentale anche per i nostri amministratori o aspiranti tali.

    Edizioni Mimesis.

    Qui la presentazione e alcune pagine estratte dal libro

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    Discorso di fine anno del presidente: Elogio alla Democrazia Diretta. In Svizzera

    1 Gennaio 2015 // 1 Commento »

    Di Paolo Michelotto

    Elisabetta sommaruga

    Così vicini, eppure così lontani. Un presidente che scende dal bus, che dura in carica un anno, che fa il discorso dal mercato che frequenta, che non ha scorta e corazzieri al seguito e che elogia la democrazia diretta. Un presidente così E’ IL RISULTATO della democrazia diretta.

    qui il video

    http://www.rsi.ch/news/svizzera/Elogio-alla-democrazia-diretta-3428842.html

    Di seguito, l’allocuzione completa di Simonetta Sommaruga:

    “Care concittadine, Cari concittadini,

    da molti anni faccio la spesa proprio qui, al mercato in Piazza federale. Compro frutta e verdura, ma anche piantine per il mio giardino. E continuerò a farlo anche durante il mio anno di presidenza.

    Perché andare al mercato è un’esperienza così particolare? In fin dei conti potremmo ordinare tutto su Internet, senza nemmeno uscire di casa. Per me la risposta è chiara e penso che siamo in molti a pensarla così.

    Mi piace andare al mercato perché conosco le bancarelle e le persone che ci lavorano, so chi vende il formaggio migliore e i fiori più belli. Incontro amici e conoscenti e alcune volte posso scambiare quattro chiacchiere. Per me il mercato significa familiarità e vicinanza.

    La familiarità e la vicinanza sono anche caratteristiche della nostra democrazia diretta.

    In nessun altro Paese i cittadini hanno così tanto potere e responsabilità. Ed è proprio questo che mi piace della nostra democrazia: il suo coraggio e la grande fiducia che ha in noi.

    Alcuni pensano che la democrazia diretta non sia un sistema al passo coi tempi: ritengono che nel mondo interconnesso di oggi la popolazione non è più in grado di decidere su temi molto complessi. È un’opinione che non condivido per nulla.

    Anzi, sono convinta che il nostro sistema politico sia particolarmente adatto alla nostra epoca. Da noi, infatti, le responsabilità sono assunte non soltanto dal Consiglio federale e dal Parlamento, ma anche dalle cittadine e dai cittadini che possono esercitare la loro influenza e partecipare alle decisioni. È proprio questa partecipazione che crea vicinanza e fonda la nostra identità. Ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno.

    È sempre stato così e continua ad esserlo oggi più che mai, nell’era della globalizzazione.

    Il nostro Paese nel ventunesimo secolo assomiglia a un mercato come questo, dove la globalizzazione già da tempo fa sentire i suoi effetti. Il tonno del pescivendolo non è stato pescato nel lago di Thun, il mango non è stato raccolto sulle rive dell’Aar.

    Oggi, nei nostri mercati, la frutta esotica e altri prodotti da tutto il mondo sono venduti insieme alle mele e alle insalate delle nostre campagne.

    E ciò nonostante – o forse proprio per questo – qui ci sentiamo a casa. Un mercato è un luogo aperto a tutti. Un luogo di scambio. Un luogo in cui tutto il mondo si ritrova. Un luogo dove proviamo un senso di vicinanza e dove abbiamo le nostre radici.

    Care concittadine, cari concittadini, cosa rende particolare il nostro Paese? Cosa forma la nostra identità? La nostra tradizione, le nostre radici? Oppure la nostra apertura, i nostri legami con il mondo, la nostra solidarietà?

    Non c’è una sola risposta, ma valgono entrambe: le nostre radici e i nostri legami con il mondo.

    Care concittadine, cari concittadini, l’anno che sta per iniziare di certo non sarà facile. Ma sono convinta che può essere un buon anno.

    Auguro di cuore a tutti voi e ai vostri cari forza, salute e ogni bene per il nuovo anno”.

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    Il segreto del successo della Svizzera

    1 Dicembre 2014 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    conoscere la svizzera

    riporto qui un interessante articolo di Guglielmo Piombini apparso su http://www.libreriadelponte.com/ dove parla del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore). Il segreto è l’utilizzo sano ed ampio che i cittadini fanno degli strumenti di democrazia diretta che si sono conquistati passo dopo passo e con fatica nel corso degli ultimi 150 anni.

    Così in tutte le scelte pubbliche l’ultima parola spetta sempre al Sovrano (si definiscono proprio così nella loro Costituzione Federale), il popolo svizzero.

    IL SEGRETO DEL SUCCESSO DELLA SVIZZERA

    di Guglielmo Piombini

    La Svizzera sta vivendo un periodo di grande prosperità economica, soprattutto se confrontata con i paesi vicini. La disoccupazione, anche tra i giovani, è praticamente inesistente. Gli stipendi nel Canton Ticino sono mediamente il doppio di quelli italiani, mentre nella Svizzera tedesca sono il triplo. In particolare Zurigo vanta il primo posto al mondo per i salari più alti, davanti a New York, Tokio, Londra, Stoccolma e Parigi (a Zurigo si guadagna il doppio rispetto alla capitale francese). Gli svizzeri hanno di recente respinto con un referendum il salario minimo legale, ma di fatto non esistono impieghi pagati meno di 2000 franchi svizzeri al mese (1850 euro); il 96,3 per cento degli svizzeri, infatti, guadagna più di questa cifra. La tassazione è molto più bassa rispetto all’Italia e agli altri paesi europei, però il costo della vita è più alto del 30-40 per cento, e inoltre vi sono alcune spese obbligatorie abbastanza rilevanti, a partire dall’assicurazione sanitaria privata. Ad ogni modo, secondo l’Ufficio Federale di Statistica nel 2011 il reddito disponibile medio per famiglia, una volta dedotte tutte le imposte e le assicurazioni obbligatorie, è stato di 6750 franchi al mese, ossia 5500 euro. Rispetto al 2006 il reddito medio mensile di ogni famiglia svizzera è cresciuto di 650 franchi (533 euro).

    La Svizzera: un drago dell’economia

    Come ha fatto questo paese di soli otto milioni di abitanti, stretti in un territorio inospitale e montagnoso al 65 per cento, senza sbocchi al mare e senza risorse naturali, a parte le acque delle sue dighe idrauliche, a raggiungere questi risultati economici? A dispetto degli stereotipi, la Svizzera non è soltanto un paradiso fiscale, e del resto lo sarà sempre meno vista la progressiva abolizione del segreto bancario. La Svizzera è prima di tutto una potenza economica, tecnologica e scientifica. Solo il 5,6 per cento della popolazione attiva lavora nel settore bancario e assicurativo, generando però il 15 per cento del pil, a conferma della loro forte produttività. Per il resto la Svizzera ha una industria estremamente competitiva in molti settori ad alto valore aggiunto, come la farmaceutica, la chimica e l’alta tecnologia. La sua forza sono le numerosissime piccole e medie imprese che commerciano con il mondo intero: 138.000 entità che danno lavoro a 2,2 milioni di persone, ossia un’impresa ogni 55 abitanti. I patetici lamenti italici o francesi contro la globalizzazione qui non hanno attecchito. Gli svizzeri si sono inseriti con entusiasmo nell’economia globalizzata, hanno respinto ogni tentazione protezionista e si sono specializzati nei settori dove erano già forti, continuando a guadagnare fette di mercato in un ambiente globale altamente concorrenziale. All’opposto dell’Italia, la Svizzera si è reindustrializzata proprio grazie alla globalizzazione.

    Gli abitanti della Confederazione Elvetica dimostrano con i fatti che l’inventiva e il lavoro sono la fonte della prosperità. Questi saggi e indefessi lavoratori hanno sempre bocciato con referendum tutte le reiterate proposte di ridurre per legge l’orario di lavoro. Nel marzo 2012 hanno respinto in maniera massiccia l’iniziativa lanciata dai sindacati per “sei settimane di congedo per tutti”, e hanno continuato a lavorare più degli omologhi europei. Hanno in media solo 29 giorni di riposo all’anno contro, ad esempio, i 40 dei francesi. Inoltre, grazie a regole del mercato del lavoro molto liberali, in Svizzera lavorano tutti, giovani e anziani. La Svizzera conta infatti il 68 per cento di popolazione attiva nella fascia di età tra i 55 anni e i 64 anni: un record europeo. Secondo una recente inchiesta il 96 per cento delle persone sopra i 55 anni si sono dichiarate soddisfatte delle loro condizioni di lavoro.

    Il segreto del successo: la concorrenza fiscale

    Mentre nell’inferno fiscale e burocratico italiano dal 2007 a oggi gli investimenti esteri sono crollati del 58 per cento, la Svizzera continua ad attirarli come un magnete. Il 59 per cento delle società straniere che hanno insediato il loro quartier generale in Europa, come Hewlett-Packard, Gillette, Procter & Gamble, Ralph Laure, Colgate Palmolive, Cisco o General Motors, hanno scelto la Svizzera. Anche Microsoft e Google hanno stabilito a Zurigo il loro centro di ricerca europeo. Questo fatto fa infuriare i politici europei, che si vedono sfuggire di mano miliardi di imposte a causa della “sleale” concorrenza fiscale svizzera. Nel 2007 un politico socialista francese, Arnaud Montebourg, ebbe un breve periodo di notorietà quando si lanciò in una durissima accusa contro la “mancanza di civismo e la fuga” dei contribuenti francesi più ricchi “nei paradisi fiscali alle porte dell’Europa”. «Fin dove può giungere la nostra tolleranza nei confronti della Svizzera? – tuonò Montebourg – Non sarebbe forse meglio assumere il confronto inevitabile con questi territori, come fece il generale De Gaulle nel 1963 quando decretò il blocco contro il Principato di Monaco, che dovette così piegare la schiena di fronte alle esigenze fiscali francesi?». Il giorno seguente il quotidiano Liberation uscì con questo titolo a grandi caratteri in prima pagina: “Evasione fiscale. Bisogna invadere la Svizzera?”

    La risposta degli svizzeri a questo novello Robespierre è stata secca e definitiva: «Non c’è nulla da trattare. Montebourg non conosce il sistema fiscale elvetico». Il governo svizzero non poteva trattare su questioni fiscali con il governo francese neanche se l’avesse voluto, perché la Svizzera è una Confederazione nella quale ciascuno dei 26 cantoni è padrone della propria fiscalità. Non solo: all’interno di ogni singolo cantone la competizione fiscale tra i comuni è ancor più accanita. Al deputato francese sfuggiva inoltre un altro dato fondamentale: la partecipazione decisiva dei contribuenti alla determinazione dei tassi d’imposta. In Svizzera, infatti, sono i cittadini che votano la maggior parte delle aliquote fiscali attraverso la democrazia diretta e i referendum. Per realizzare il suo obiettivo Montebourg avrebbe quindi dovuto fare il giro di tutti i comuni e di tutti i cantoni elvetici, e perorare la sua richiesta di “armonizzazione fiscale” con la Francia davanti ai cittadini riuniti per le votazioni a Obvaldo, Nidvaldo, Glarona o Appenzello. Molto difficilmente però sarebbe riuscito a ottenere il loro consenso, dato che, come spiega l’economista svizzero Beat Kappeler, le istituzioni locali elvetiche «producono un tipo particolare di politico dell’esecutivo, investito della delicata missione di mantenere uno Stato minimale: egli è il delegato del popolo, incaricato di sorvegliare il mostro e non certo di renderlo potente, splendido, seducente».

    Gli elvetici, infatti, non hanno nessuna intenzione di rinunciare al loro sistema perché, come spiega l’ex ministro delle finanze della Confederazione Hans-Rudolf Merz, la concorrenza fiscale interna è garanzia di efficienza e di innovazione. Ogni cantone è libero di sperimentare soluzioni inedite e poi, a seconda dei risultati, le soluzioni migliori vengono adottate, mantenute e eventualmente imitate. Nel 2007 il Canton Obvaldo, vero e proprio laboratorio fiscale della Svizzera, fu il primo ad adottare una tassa piatta con aliquota bassissima all’1,8 per cento per tutti i redditi, con esenzione totale sotto i 10.000 franchi. Visti i buoni risultati, questa innovazione fiscale venne copiata l’anno successivo dal Canton Turgovia. Generalmente sono i comuni e i cantoni più depressi o svantaggiati che giocano la carta delle riduzioni fiscali per recuperare un po’ di terreno nei confronti dei comuni o dei cantoni più sviluppati e meglio serviti, che possono permettersi di chiedere aliquote più alte ai propri cittadini. Ad esempio, nel 2007 il comune di Saanen nelle Alpi bernesi concesse degli sgravi fiscali ai residenti con un patrimonio particolarmente elevato. Il cittadino svizzero più ricco, l’imprenditore miliardario Ernesto Bertarelli, proprietario di Alinghi (il team svizzero vincitore di due edizione della Coppa America di vela), decise allora di trasferirsi lì dal Canton Vaud, il quale subì una forte perdita di gettito. Nel 2008, bersagliato dalla concorrenza dei cantoni vicini, anche Zurigo si piegò alla competizione fiscale abbassando le aliquote.

    Un modello per l’Europa

    La Svizzera appare come un paese ben gestito, ma lo stesso non può dirsi per molti altri paesi europei come l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo o la Francia, che hanno accumulato dei debiti pubblici drammatici. Questi bilanci statali disastrati non meritano nessuna compassione. Secondo il professor François Garçon, autore del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore), gli sperperi enormi che hanno generato questi debiti sono rivelatori della mancanza di civismo della massa di cittadini, per la loro rinuncia al dovere di vigilanza sui propri eletti. Il popolo che scambia i propri eletti per Babbo Natale, ironizza Garçon, viene sempre gabbato. La crisi del debito riflette la noncuranza del popolo sovrano, incapace di prevedere le inevitabili derive cleptomani dei propri dirigenti, e di impedirle. La spiegazione della passività di tanti popoli europei di fronte allo sperpero pubblico e della facilità con la quale gli eletti di qualsivoglia colore politico li hanno raggirati risiede nel fatto che in questo debito, in questa gigantesca depredazione, molti hanno trovato il proprio sporco tornaconto: finti impieghi nell’amministrazione statale, pensioni senza aver versato contributi, e così via. L’accumulo di burocrazia parassitaria e costosa, scrive Garçon, non è la causa, bensì il sintomo del generale putridume.

    Mentre gli italiani, i greci, gli spagnoli o i francesi hanno concesso ogni libertà ai loro eletti trasformatisi in predatori, gli svizzeri sono stati vigilanti. Lo sono stati a maggior ragione poiché le istituzioni di cui si sono dotati permettono loro di sorvegliare i propri eletti e di tenerli al guinzaglio. Gli svizzeri in effetti si sono muniti di istituzioni che consentono ai cittadini di far valere in maniera pacifica e civile la loro voce, senza passare dalle violenze di piazza, dai cortei che bloccano le strade, dagli scioperi continui o dalle risse televisive. Da oltre un secolo e mezzo gli svizzeri hanno forgiato degli strumenti politici la cui utilità specifica è quella di ricordare agli eletti che, a differenza di quanto avviene nella pratica di molti paesi a “democrazia rappresentativa” come l’Italia, il mandato di cui dispongono non è assimilabile a un permesso di saccheggio concesso per un periodo di quattro o cinque anni.

    La Svizzera ci mostra quindi le virtù di un sistema basato sullo stato leggero, la decentralizzazione nelle decisioni di spesa per evitare gli sperperi, il federalismo concorrenziale, la sorveglianza degli eletti, i referendum su questioni fiscali, e il diritto d’iniziativa, che permette alla popolazione di intromettersi in ogni momento in ciò che la riguarda, canalizzando i malcontenti e dando responsabilità ai cittadini. I popoli europei dovrebbero trarre importanti lezioni da questo superiore modello di organizzazione politica.


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    “La democrazia diretta vista da vicino” estratti del libro di Leo Zaquini sulla democrazia diretta svizzera

    12 Settembre 2013 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    La democrazia diretta vista da vicino

    La democrazia diretta vista da vicino

    ho avuto la fortuna di leggere la bozza provvisoria del libro completo “La democrazia diretta vista da vicino” e l’ho trovato entusiasmante. È scritto con linguaggio semplice il funzionamento della democrazia Svizzera, vista con gli occhi di un cittadino italiano, Leo Zaquini che vive e lavora da tanti anni in un piccolo comune svizzero, lotta per avere il diritto di voto per gli stranieri e lo ottiene, lotta per avere il diritto di poter fare il consigliere nel comune che lo ospita ed ottiene anche questo diritto.

    Entrambe le cose utilizzando gli strumenti di democrazia diretta disponibili e quindi appellandosi al voto dei cittadini svizzeri. Alla fine diviene consigliere comunale del suo comune e vede dall’interno come ragionano i rappresentanti svizzeri, come si rapportano con gli strumenti di democrazia diretta estremamente forti in mano ai cittadini, e la sana paura di fondo che se agiscono in maniera non consona a quanto i cittadini desiderano venga attivato un referendum contro le loro decisioni.

    Stupisce la naturalezza con cui tutto ciò sembra funzionare, come appartenesse alle normali leggi di natura. Tutti trovano assolutamente normale che l’ultima decisione fondamentale spetti al popolo SOVRANO. Ho trovato la lettura appassionante dalla prima all’ultima pagina, perchè io invece conosco la realtà italiana, so come i rappresentanti agiscono e si comportano nei comuni in cui ho vissuto. Sembrano realtà lontane anni luce, invece ci separano solo poche decine di km.

    Ma anche in Svizzera fino a 2 secoli le cose funzionavano come da noi e questo fornisce la speranza di poter cambiare. In fondo è quello che sta accadendo per esempio in questi giorni a Parma con “La Giornata della Democrazia”.

    Nell’attesa di poter avere disponibile l’intero testo (cartaceo o digitale) che è in valutazione presso un editore e quindi per ora non divulgabile, l’autore ha deciso di farne una sintesi digitale, di qualche decina di pagine, come contributo alla crescita della consapevolezza di come funziona la democrazia dove il popolo ha reale potere decisionale.

    Chi è interessato a sapere quando uscirà il volume completo gli scriva mettendo come oggetto “Democrazia Diretta” a leozaquini@bluewin.ch e quando disponibile sarà informato dall’autore.

    Scarica qui gli estratti del libro in formato pdf

    la democrazia diretta vista da vicino (2877)

    Il documento si trova originariamente a questo link (l’ho inserito anche in questo blog, nel caso il link esterno in futuro si scolleghi per qualche motivo)

    http://files.meetup.com/1091850/DD-vista_da-vicino-vs8-ESTRATTI.pdf

    Postato in democrazia diretta, democrazia svizzera

    Enrico Letta, “il mito della democrazia diretta” e la Svizzera

    2 Maggio 2013 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    enrico-letta

    Enrico Letta nel suo discorso al Parlamento ha detto anche questa frase:

    “Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.”

    Enrico Letta non conosce o finge di non conoscere la realtà della Svizzera dove da vari secoli la democrazia diretta è una realtà, non un mito e neppure una illusione.

    Ecco ad esempio quanto scrive uno dei quotidiani più stimati della Germania il Frankfurter Allgemeine Zeitung nella traduzione fatta da Presseurop

    Democrazia: una cura svizzera per l’Europa

    1 maggio 2013

    Per risolvere il suo storico deficit democratico, l’Ue dovrebbe imparare dal successo della democrazia diretta nella Confederazione. Ma i referendum non devono diventare un’arma nello scontro nord-sud.

    Michael Wohlgemuth | Lars Feld

    Anche a sinistra risuona l’appello che chiede “più Svizzera”. Si tratta di una novità. All’origine di questa nuova attrazione di Berlino e di Bruxelles per la Confederazione elvetica è il referendum svizzero sull’”iniziativa Minder” – un’iniziativa popolare contro le retribuzioni eccessive il cui promotore, Thomas Minder, è responsabile di un’impresa familiare e consigliere agli stati senza un’etichetta precisa.
    Non entriamo nel merito di questa iniziativa popolare ma ci limitiamo a dire che permettendo agli azionisti di decidere direttamente la retribuzione dei loro dirigenti è un misura adeguata per ristabilire il legame fra la proprietà e il controllo [all'interno dell'impresa].
    La stessa questione di ordine strutturale si pone nei rapporti fra i cittadini e i politici. In una democrazia i parlamentari dovrebbero agire in nome del popolo. Il cittadino è sovrano. Ma in pratica la situazione è la stessa del piccolo azionista di fronte alla grande società di capitali: è difficile per l’elettore avere il controllo sulle attività multiformi dei suoi rappresentanti al governo e al parlamento.
    Due interrogativi di fondo si pongono: quali effetti ha la democrazia diretta in Svizzera? I metodi di democrazia diretta (il referendum e le iniziative popolari) devono essere raccomandate agli altri paesi d’Europa – in particolare per le questioni di politica europea?
    In nessuna parte del mondo la democrazia diretta è sviluppata come in Svizzera. Lo stesso si può dire per il federalismo finanziario, che si caratterizza nella sua versione elvetica per un’autonomia relativamente estesa dei cantoni e dei comuni. In Svizzera a livello locale i referendum finanziari obbligatori o facoltativi sono organizzati diverse volte all’anno. Le iniziative popolari permettono ai cittadini di incoraggiare o di revocare le decisioni politiche. E qualunque trasferimento di sovranità a un livello superiore deve avere l’autorizzazione diretta del popolo.
    I risultati sono abbastanza eloquenti: le collettività territoriali spendono meno quando i cittadini possono decidere da soli dell’utilizzo del loro denaro. La loro parsimonia ha l’effetto di alleggerire la pressione fiscale. Inoltre anche il debito si riduce grazie a referendum finanziari che permettono ai cittadini di controllare direttamente la gestione dei fondi pubblici al posto dei governi.
    Questo però non significa che la solidarietà viene trascurata. Anche se i cantoni che praticano la democrazia diretta redistribuiscono globalmente meno, questo non vuol dire che il livello di redistribuzione sia insufficiente per i più poveri. L’ineguaglianza sociale non è più forte nei cantoni che praticano la democrazia diretta. Al contrario tutto fa credere che in questi cantoni i trasferimenti sociali siano più mirati.
    Tutto ciò comporta un aumento della produttività economica grazie a servizi pubblici migliori e a una politica finanziaria più sana rispetto alle democrazie rappresentative. L’opinione pubblica limita il debito e al tempo stesso promuove il rispetto degli obblighi fiscali, l’efficienza e la sussidiarietà. Ma non è quello di cui avrebbe più bisogno l’Europa di oggi?
    Io decido, tu paghi
    In realtà l’organizzazione dei referendum europei, per esempio sull’introduzione degli eurobond, l’estensione del meccanismo di aiuto ai paesi in difficoltà o una maggiore armonizzazione fiscale, non cambierebbero affatto il deficit democratico dell’Ue. In primo luogo perché una democrazia presuppone un demos, un popolo europeo capace di concepire e di esprimere una solidarietà europea e un’opinione pubblica. Concetti che per ora non sembrano esistere. Inoltre questo tipo di consultazioni elettorali potrebbero facilmente portare le maggioranze a chiedere trasferimenti di capitale o ottenere dei vantaggi particolari a scapito degli altri – in base al principio: “noi decidiamo, voi pagate”.
    Il deficit di democrazia europeo comincia a livello degli stati membri. E la democrazia diretta ha in questo caso una funzione importante nel difendere il decentramento del processo decisionale e delle responsabilità. Il governo e il parlamento rappresentano il popolo. Nei consigli europei si corre il rischio che i capi di stato e di governo decidano il trasferimento della sovranità degli stati membri a livello europeo senza tenere conto degli interessi dei loro cittadini. Per questo i grandi trasferimenti di competenze e di diritti sovrani su scala sovranazionale non devono essere decisi dai governi in occasione di riunioni notturne, ma devono essere legittimati direttamente e quindi attraverso dei referendum.
    Sulle questioni europee sarebbe bene ricorrere alla democrazia diretta là dove la Svizzera la pratica con successo: i cittadini devono poter decidere a livello locale cosa fare del loro denaro e dire in quale misura vogliono essere garanti dei debiti altrui.
    L’Unione europea potrebbe trarre profitto da un tale processo di elvetizzazione – a condizione però che prenda la forma di un ambizioso programma di riforme delle istituzioni politiche.
    Traduzione di Andrea De Ritis

    Chi vuole approfondire cos’è davvero la democrazia diretta, può scaricare gratuitamente questi libri in Italiano:

    Democrazia dei Cittadini” che parla degli esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano nel mondo:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Vivere meglio con più democrazia – A.A.V.V.
    Guida alla democrazia diretta – Iri Institute
    Grazie a Dario Rinco per la segnalazione della frase di Enrico Letta e ad Angelica Polegato per la segnalazione dell’articolo del F.A.Z.

    Postato in democrazia diretta

    il presidente della Mongolia studia la democrazia diretta in Svizzera

    5 Febbraio 2011 // 1 Commento »

    800px-Elbegdorj-2di Paolo Michelotto

    su segnalazione degli amici di Più Democrazia di Bolzano, riporto la notizia che il presidente della Mongolia, Tsakhiagiin Elbegdorj, eletto nel 2009, è andato a studiare come funziona la democrazia diretta direttamente in Svizzera. E’ un ex giornalista che ha effettuato gli studi in Ucraina e negli Stati Uniti.  E’ bello vedere quanto nel mondo la democrazia progredisca e lo stridore con la situazione italiana.

    fonte Kundun

    Il presidente mongolo oggi ad Aarau

    Il presidente della Mongolia, Tsakhiagiin Elbegdorj, è stato oggi ad Aarau per informarsi sulle regole della democrazia diretta e del federalismo svizzero. Egli vorrebbe introdurre una sistema come quello elvetico nel grande Paese asiatico situato tra Russia e Cina, ha riferito la cancelleria cantonale. La Mongolia vuole imparare dall’esperienza svizzera e diventare «un esempio per l’Asia», ha detto il capo di stato, giunto ad Aarau a capo di una delegazione di una quarantina di persone, su invito del governo cantonale argoviese.
    Tsakhiagiin Elbegdorj, diventato presidente nel 2009, ha incontrato gli esperti del Centro di Aarau per la democrazia (ZDA) e vari esponenti dell’amministrazione cantonale.

    Qui un interessante video in lingua italiana della tv Svizzera RSI, dove il presidente spiega il suo concetto di democrazia: “la democrazia è come un bambino che non cresce mai, a cui ogni giorno bisogna cambiare i pannolini..”

    http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/info_on_line/2011/01/24-La-democrazia-diretta-spiegata-a

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    Viaggio nel Cantone Grigioni: la democrazia diretta e le minoranze

    29 Agosto 2010 // 1 Commento »

    poschiavodi Paolo Michelotto

    una obienzione che qualcuno fa è che se fossero introdotti gli strumenti di democrazia diretta, poi i primi a subirne le conseguenze sarebbero le minoranze.

    Per sfatare questo mito “Iniziativa Più Democrazia” di Bolzano ha organizzato il 21 agosto 2010 una gita a Poschiavo, nel Cantone Grigioni, dove vive la minoranza di lingua italiana del cantone. Ed hanno chiesto loro la situzione reale che vivono. Ecco la newsletter inviata dagli amici di Bolzano sull’esito del viaggio.

    Bolzano 27 agosto 2010

    La minoranza italiana che ha nella democrazia diretta il suo punto di forza

    Il direttivo e membri dell’Iniziativa per più democrazia di lingua italiana sono di ritorno da un viaggio di studio a Poschiavo. La Valposchiavo è una della quattro valli nelle quali si concentra la minoranza di lingua italiana del cantone dei Grigioni, cantone di nascita della Svizzera stessa, adiacente alla nostra provincia, e in particolare luogo di nascita del concetto di democrazia diretta.

    Il gruppo di quindici persone si è messo in viaggio per conoscere come questa minoranza vive e valuta la presenza di forti e effettivi strumenti di democrazia diretta a livello cantonale (voto referendario istitutivo e di controllo su nuove leggi e delibere senza quorum) e come essi si riflettono sulle sue condizioni. A tal fine sono stati programmati due incontri con rappresentanti politici cantonali e comunali della valle. Questo interesse ovviamente è scaturito dallo scetticismo di gran parte della popolazione italiana altoatesina che si è espresso in occasione del primo voto referendario propositivo provinciale. Al vaglio è stato innanzitutto un ordinamento della democrazia diretta simile a quello in vigore in Svizzera. (continua…)

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    Viaggio per conoscere la democrazia diretta svizzera

    4 Luglio 2010 // Nessun commento »

    Poschiavo_im_Zugfensterkldi Paolo Michelotto

    gli amici di Mehr Demokratie di Bozen stanno organizzando un viaggio-studio-confronto con la realtà della democrazia diretta svizzera per 20-21 agosto in Val Poschiavo. Riporto il loro comunicato per chi fosse interessato a partecipare.

    Pronti per il viaggio di studio in Val Poschiavo

    per conoscere il significato della democrazia diretta per una minoranza etnica.

    Con e-mail del 12 maggio 2010 Vi abbiamo proposto di fare un viaggio in una delle tre valli del Cantone dei Grigioni nelle quali vive una minoranza linguistica italiana.

    Abbiamo ricevuto la disponibilità del signor Livio Mengotti, membro del Gran Consiglio cantonale e rappresentante della Val Poschiavo, di informarci, come ci scrive, “sui nostri strumenti di democrazia diretta, che ci permettono quale minoranza all’interno del Cantone dei Grigioni di difendere i nostri diritti.”

    Il viaggio ora è fissato per venerdì/sabato 20/21 agosto utilizzando i mezzi pubblici: treno per Malles, autobus per Zernez in valle Engadina e da lì fino a Poschiavo con la Rhätische Bahn. L’incontro con il signor Livio Mengotti si svolgerà venerdì pomeriggio/sera.

    Il pernottamento è possibile sia in un albergo a Poschiavo nonché a Le Prese che dista qualche chilometro da Poschiavo sul lago. Ci saranno a disposizione anche un numero limitato di stanze singole. Preghiamo di comunicarci subito chi volesse usufruirne con una maggiorazione dei costi. Il numero di partecipanti per motivi logistici non potrà superare le 15-20 persone. I costi dipendono dalla possibilità o meno di ricevere un contributo da parte della Regione e si agireranno tra un minimo di 70 euro e un massimo di 150 euro per il viaggio e il pernottamento.

    Chi vuole mettersi in viaggio con noi ora è pregato di comunicarcelo in modo definitivo (anche coloro che ci avevano già comunicato di essere interessati) entro e non oltre il 10 luglio. Le prenotazioni saranno accettate fino ad arrivare al numero massimo possibile di partecipanti.

    Vi saluto cordialmente

    Stephan Lausch

    per contatti:

    Initiative fur Mehr Demokratie

    Via Argentieri 15 – 39100 Bolzano tel 0471 324987

    info@dirdemdi.org

    www.dirdemdi.org

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    I cittadini decidono: incontro con il deputato svizzero Josef Zisyadis. Martedì 11 maggio Lizzana ore 20.30

    2 Maggio 2010 // Nessun commento »

    josef definitivodi Paolo Michelotto

    abbiamo organizzato a Rovereto un incontro estremamente interessante per conoscere un esempio dove i cittadini decidono e contano davvero, la Svizzera. E avremo con noi un deputato del parlamento svizzero che ci racconterà in che modo i suoi concittadini vivono la democrazia e gli strumenti utilizzati, che noi vogliamo da anni far applicare anche nella nostra città, Rovereto. Senza stravolgimenti o rivoluzioni, ma applicando norme di buon senso comune. Un grande grazie a Monia Benini di “Per il bene comune” che ha contattato Zisyadis, e a Maria, che ha realizzato graficamente il volantino della serata.

    Se vuoi conoscere meglio Josef Zisyadis e la sua grande carica di umanità, dai un’occhiata al suo piacevole blog:

    http://zisyadis.ch/

    Martedì 11 maggio 2010

    Centro Civico di Lizzana

    Via Panizza 17 ore 20,30

    I cittadini decidono

    Incontro con il deputato svizzero Josef Zisyadis che ci racconterà come funziona la democrazia nel suo paese, dove i cittadini possono davvero decidere su tutto e quando lo ritengono opportuno.

    Ingresso libero

    josef volantino definitivo pdf

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    L’ABC della Democrazia Diretta e le esperienze di un paese che l’ha imparato bene

    11 Settembre 2009 // Nessun commento »

    hans-urs-wili

    hans-urs-wili

    Riporto una mail dell’amico Stephan Lausch di Bolzano
    Care amiche, cari amici della democrazia diretta !

    Per sabato 19 settembre 2009 Viinvitiamo tutti a un incontro del tutto particolare che sarà anche l’avvio vero e proprio e già uno dei momenti di spicco nella nostra campagna verso la votazione referendaria per una legge migliore sulla democrazia diretta.
    Probabilmente non esiste altra persona che possa raccontare con altrettanta esperienza alle spalle come

    Hans-Urs Wili,
    direttore della Sezione diritti politici della Cancelleria Federale svizzera.
    Sabato, 19 settembre, dalle ore 9 alle 12, presso il Filmclub, Bolzano, via Dr. Streiter

    ci parlerà sul tema
    “L’ABC della democrazia diretta
    e le esperienze di un paese che l’ha imparato bene.”

    e risponderà alle Vostre domande in un’audizione pubblica.

    Presentiamo così un’occasione unica di informazione sul funzionamento della democrazia diretta e del sistema politico svizzero da parte di una persona che ha tutti i titoli per informare oggettivamente: Hans-Urs Wili è il funzionario di più alto rango del Governo svizzero per i diritti politici. Data la divulgazione di informazioni distorte questo incontro ci sembra più che mai importante. (continua…)

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    PartecipAzione un esperimento di rivista ancora attuale

    10 Novembre 2008 // 5 Commenti »

    partecipazioneuno

    partecipazione n°1

    di Paolo Michelotto

    nel 2003 facevo parte del Gruppo Bilancio Partecipativo a Vicenza. Insieme realizzammo il numero 1 della rivista PartecipAzione. I contenuti furono scritti dai membri del gruppo oppure ricavati da internet e dedicammo molto tempo per realizzare una rivista che a me sembra ancora attuale e per questo motivo la ripresento su questo sito. In fondo trovi il link per scaricarla. Gli articoli erano:

    Storia (e vantaggi) di una democrazia a cielo aperto di Victoria Curzon Price. Una tassazione molto bassa e un uso frequente dei referendum: sono questi i segreti dei successi economici e istituzionali della Svizzera
    L’esperienza di Grottammare di Guglielmo Verneau. La città marchigiana dove da dieci anni la partecipazione dei cittadini nell’amministrazione comunale è una realtà di successo.
    Bilancio Partecipativo:l’esperienza di Porto Alegre di Sandra Cangemi
    Quattordici anni fa a Porto Alegre, in Brasile, nasceva l’esperienza dell’Orcamento Partecipativo – il Bilancio
    Partecipativo. Ecco come funziona.
    Il Potere è di Tutti: l’esperienza dei C.O.S. di Angelo Neri. Nel luglio del 1944, Capitini, filosofo alla Normale di Pisa, membro non violento della Resistenza e futuro creatore del Movimento Nonviolento, ideò e animò un’interessante esperienza di partecipazione e di democrazia diretta che chiamò Centri di Orientamento Sociale (C.O.S).


    La Crisi della Democrazia Rappresentativa
    di Paul Ginsborg. Quali sono le ragioni di questa grande malattia della democrazia rappresentativa? Trascrizione della conferenza all’European Social Forum di Firenze – Novembre 2002
    Domande frequenti sulla democrazia diretta di Jos Verhulst
    Tutte le domande che prima o poi ci facciamo su questo arogomento, con risposte chiare, ricche di fatti ed esempi.

    La rivista completa la puoi scaricare qui sotto

    Download PartecipAzione 1 Version 1

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    L’esperienza di Democrazia Diretta della Svizzera

    4 Novembre 2008 // Nessun commento »

    svizzera

    svizzera

    di Paolo Michelotto. Questo documento è stato scritto da JOHANNES REICH dell’università di Berna. E’ un testo di 32 pagine che sintetizza il modello di democrazia diretta svizzera e mostra come e perché è un modello di successo da più di un secolo. In lingua inglese.

    Scarica qui sotto: An Interactional Model of Direct Democracy – Lessons from the Swiss Experience

    Download An Interactional Model of Direct Democracy - Lessons from the Swiss Experience Version 1

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