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	<title>il blog di paolo michelotto &#187; referendum</title>
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	<description>Democrazia Diretta e dei Cittadini</description>
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		<title>I referendum del 4 luglio 2010 in Baviera</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 20:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta germania]]></category>
		<category><![CDATA[esempi virtuosi]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
il 4 luglio 2010 è stata una giornata di referendum a livello del Laender della Baviera e di 25 comuni di quello stesso Laender. A livello di Laender il quorum è zero, e le regole per far partire il referendum molto complesse e difficili da ottemperare per i cittadini. Comunque la partecipazione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/referendum-fumo-baviera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2006" title="referendum fumo baviera" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/referendum-fumo-baviera.jpg" alt="referendum fumo baviera" width="400" height="300" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>il 4 luglio 2010 è stata una giornata di referendum a livello del Laender della Baviera e di 25 comuni di quello stesso Laender. A livello di Laender il quorum è zero, e le regole per far partire il referendum molto complesse e difficili da ottemperare per i cittadini. Comunque la partecipazione è stata del 37,7%. A livello dei comuni la partecipazione media è stata del 33% ( a livello comunale il quorum è del 10-15% a seconda della grandezza della città). Sono numeri su cui riflettere. Questi referendum in Baviera sono stati considerati validi. Fossero avvenuti in Italia sarebbero tutti stati invalidati. A livello comunale quasi sempre in Italia il quorum è del 50%, nei comuni e provincie e regioni &#8220;illuminate&#8221; (Ferrara, Bressanone, Bolzano) si arriva al 40%, in Toscana a livello regionale si arriva al 50% dei votanti delle ultime elezioni regionali (ossia attualmente al 35% degli aventi diritto). Poi ci sono quei 7 comuni davvero all&#8217;avanguardia del Trentino Alto Adige che hanno strumenti di democrazia diretta nella mani  dei cittadini, molto forti. Il primo comune a togliere il quorum è stato  Voeran – Verano (BZ) che ancora nel 2005 ha eliminato il quorum. A  seguire Wengen – La Valle (BZ) e St.Ulrich – Ortisei (BZ) e Voels – Fiè  (BZ) che nel 2006 hanno tolto il quorum. Poi Kurtatsch – Cortaccia (BZ)  che nel 2009 ha abbassato il quorum al 15%. Villa Lagarina (TN) nel 2009  ha eliminato il quorum e infine San Candido – Innichen (BZ) nel 2010 ha  abbassato il quorum al 15%.</p>
<p>Ecco il comunicato con maggiori notizie, diramato da Stephan Lausch di Mehr Demokratie di Bolzano.</p>
<p><strong>In Alto Adige, il voto referendario bavarese per “una efficiente protezione dei non-fumatori” non sarebbe stato valido.</strong></p>
<p>Ieri in Baviera il 61 % dei votanti si è espresso a favore del disegno di legge popolare che prevede una efficiente protezione dei non-fumatori. Ha partecipato alla votazione referendaria il 37,7 % degli aventi diritto al voto. Di conseguenza, in Alto Adige questo voto non sarebbe stato valido a causa del qui vigente quorum di partecipazione del 40 %. Considerando la partecipazione referendaria in Baviera, è possibile darsi conto posteriormente, quanto sia stata alta la partecipazione nella prima votazione referendaria in Alto Adige a livello provinciale, alla quale si presentò alle urne il 38,2 % degli aventi diritto al voto.</p>
<p>Nella Baviera non esiste il quorum di partecipazione, dall&#8217;altro canto sono in vigore in questo stato ostacoli proibitivi in fase propositiva: il 10 % degli aventi diritto al voto deve firmare nei municipi, entro il termine di due settimane, una proposta di votazione referendaria. Per questo motivo, la suddetta votazione è appena la sesta nella Baviera, da quando questo strumento fu introdotto nel 1946, per cui in media avviene solo una votazione ogni 13 anni. In Germania, nel 1946 la Baviera fu la precursora dell&#8217;introduzione della democrazia diretta a livello di stato federale. Risale essenzialmente al fatto che il primo Presidente del governo bavarese, Dr. Wilhelm Hoegner, conobbe la democrazia diretta durante il suo precedente esilio in Svizzera. Nel frattempo la regolamentazione dello strumento referendario permette una migliore applicazione in altri stati federali tedeschi.</p>
<p>Parallelamente a questa votazione, nella Baviera sono stati effettuati 21 voti referendari a livello comunale. Da quando, nel 1995, col voto referendario su un&#8217;iniziativa legislativa popolare promossa dall&#8217;organizzazione &#8220;Mehr Demokratie&#8221; le cittadine e i cittadini bavaresi si conferirono il diritto di effettuare proposte e voti referendari a livello comunale, la Baviera è lo stato federale nel quale è stata effettuata la maggior parte dei voti civici (a livello comunale). A detto voto referendario ha partecipato il 33 % degli aventi diritto al voto.</p>
<p>Anche in considerazione di questi fatti l&#8217;Iniziativa per più democrazia si chiede, fino a quando la SVP lascerà trascorrere altro tempo prima di presentare la legge sulla Democrazia Diretta che prevede strumenti di maggiore applicabilità e che già da tempo fu promessa.</p>
<p>Stephan Lausch</p>
<p>coordinatore dell&#8217;Iniziativa per più democrazia</p>
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		<title>i sondaggi al posto dei referendum? La strana opinione di Mannheimer.</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2010/06/11/i-sondaggi-al-posto-dei-referendum-la-strana-opinione-di-mannheimer/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 19:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[consultazione]]></category>
		<category><![CDATA[quorum]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[voto postale]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
l&#8217;amico Carlo Reggiani mi ha mandato un video in cui il sondaggista di Porta a Porta e del Corriere, Mannheimer dice che sarebbe meglio fare un sondaggio piuttosto di un costoso referendum.  E chiede la mia opinione.
Guardatevi intanto il video e poi se volete, il mio commento.

Il sondaggio è una somma delle risposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/mannheimer3ym4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1967" title="mannheimer3ym4" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/mannheimer3ym4.jpg" alt="mannheimer3ym4" width="307" height="299" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>l&#8217;amico Carlo Reggiani mi ha mandato un video in cui il sondaggista di Porta a Porta e del Corriere, Mannheimer dice che sarebbe meglio fare un sondaggio piuttosto di un costoso referendum.  E chiede la mia opinione.</p>
<p>Guardatevi intanto il video e poi se volete, il mio commento.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FlNUZsyNcO4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/FlNUZsyNcO4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il sondaggio è una somma delle risposte ottenute da cittadini che non hanno  tempo di pensare a questioni complesse, che vengono facilmente manipolati dalla forma con cui viene posta la domanda  e che vengono sollecitati a  rispondere in fretta e che comunque sanno che i risultati non avranno nessuna  influenza sulle decisioni.</p>
<p>I referendum sono strumenti di democrazia diretta, attivati con enorme  fatica dai cittadini, ostacolati dalla istituzioni, in cui vanno a  rispondere solo i cittadini interessati (e perché bisogna far decidere a  chi non interessa nulla? In una assemblea condominiale decide chi  partecipa, non chi non va), dopo aver ascoltato le varie opinioni a  favore e contro e dopo essersi confrontati con altri cittadini e mezzi  di stampa. L&#8217;affluenza bassa in Italia, ai referendum è un effetto della presenza del  quorum, ostacolo pensato dagli amministratori per poter invalidare  sistematicamente i referendum con l&#8217;invito all&#8217;astensione. Dove non c&#8217;è  il quorum come in Svizzera, in California, in Baviera (al 15%)  l&#8217;affluenza è significativamente più alta.</p>
<p>Si potrebbe informare i cittadini anche prima dei sondaggi, come dice  Mannheimer, ma non c&#8217;è un solo caso al mondo dove questa ipotesi teorica  sia stata fatta, tranne nei Sondaggi Deliberativi, che però sono  tutt&#8217;altra cosa di quelli che vuole fare Mannheimer. Al contrario l&#8217;uso  distorto e manipolatorio che Berlusconi e prima di lui Bush e Blair ad esempio hanno fatto con i sondaggi realizzati da  aziende attente al denaro dei committenti più del risultato scientifico, dimostra che i sondaggi possono essere pericolosi  strumenti che rafforzano il potere di chi già ce l&#8217;ha.</p>
<p>Se il problema è il costo per la democrazia per realizzare un  referendum, basta realizzarlo per via postale come avviene all&#8217;80% a  Zurigo o come avviene al 100% nell&#8217;Oregon. La verità è che dietro la  motivazione che i referendum costano, la classe politica che ci  amministra che non ha nessuna remora di spendere per rimpinguare le  casse dei propri partiti e le proprie personali, nasconde ipocritamente la paura  che uno strumento di democrazia diretta troppo efficace nella mano dei  cittadini, mostri che in realtà i cittadini non amano i provvedimenti  che gli amministratori attuano.</p>
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		<title>In Catalogna il 13 dicembre 2009 si faranno i referendum per l&#8217;indipendenza</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/11/12/in-catalogna-il-13-dicembre-2009-si-faranno-i-referendum-per-lindipendenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 07:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
i referendum sono uno strumento molto versatile ed efficace per ottenere cambiamenti.
Il 13 settembre 2009 il piccolo comune di Arenys De Munt vicino a Barcellona sito comune realizzò il primo referendum comunale sulla indipendenza dalla Spagna.
Andarono a votare il 40% degli aventi diritto (in Spagna non esiste il quorum) e il SI vinse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/consulta13s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1491" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/consulta13s.jpg" alt="" width="141" height="200" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>i referendum sono uno strumento molto versatile ed efficace per ottenere cambiamenti.</p>
<p>Il 13 settembre 2009 il piccolo comune di Arenys De Munt vicino a Barcellona <a href="http://www.arenysdemunt.org/document.php?id=3052">sito comune</a> realizzò il primo referendum comunale sulla indipendenza dalla Spagna.</p>
<p>Andarono a votare il 40% degli aventi diritto (in Spagna non esiste il quorum) e il SI vinse con il 96% dei voti, nonostante lo stato centrale spagnolo avesse posto ogni tipo di difficoltà tecnica e burocratica.</p>
<p>Visto l&#8217;enorme successo, Uriel Bertran <a href="http://www.uriel.cat/">(vedi il suo blog)</a> , il leader di un partito indipendentista catalano, Esquerra Independentista, ha ora affermato che il 13 dicembre 2009 si terranno in 130 comuni (su 978 della Catalogna) referendum per l&#8217;indipendenza della Catalogna.</p>
<p>Secondo un sondaggio dell&#8217;Istituto Noxa pubblicato alcuni giorni fa da La Vanguardia <strong>la maggioranza dei catalani (53%) appoggia la realizzazione del referendum, ma solo il 35% e&#8217; a favore dell&#8217;indipendenza.</strong></p>
<p>I simpatizzanti dei partiti catalanisti di sinistra (Erc, di cui fa parte Beltran, 86% a favore; Icv 58%) e di centro (Ciu 60%) vi sono favorevoli, mentre contrari in maggioranza sono i socialisti (48% contrari contro 44% favorevoli) ed i popolari (71%).</p>
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		<title>La democrazia negata a Vicenza e il passaggio della Marcia Mondiale per la Pace</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia dal basso in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia tradita]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[dal molin]]></category>
		<category><![CDATA[passaggio marcia mondiale della pace]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 8 Novembre 2009; ] di Paolo Michelotto

ecco uno splendido video realizzato dagli amici di Vicenza. Per rinfrescare la memoria a chi ha perso qualche passaggio della vicenda Dal Molin, riporto una breve storia della mancanza di democrazia a Vicenza, che Michele Boato ha scritto sul trimestrale Gaia.



La lotta contro la nuova, enorme, base militare USA a Vicenza è ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>ecco uno splendido video realizzato dagli amici di Vicenza. Per rinfrescare la memoria a chi ha perso qualche passaggio della vicenda Dal Molin, riporto una breve storia della mancanza di democrazia a Vicenza, che Michele Boato ha scritto sul trimestrale Gaia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JVTxjwTQq_U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/JVTxjwTQq_U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>La lotta contro la nuova, enorme, base militare USA a Vicenza è ancora in corso, anche se sono iniziati i lavori, autorizzati dai governi Prodi e Berlusconi e diretti dal commissario (di Prodi e Berlusconi) Paolo Costa.</p>
<p>Città e movimento hanno fatto di tutto per impedirlo: una manifestazione come quella del 17 febbraio 2007 con 100mila persone non si era mai vista prima a Vicenza, rovinata però dalla doccia fredda di Prodi, nei telegiornali della sera: &#8220;manifestare è un diritto, ma dobbiamo rispettare i patti (quali? ndr) e la base verrà raddoppiata&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è poi, in luglio 2007, il ricorso al Tar Veneto di Codacons ed Ecoistituto del Veneto contro l&#8217;illeggittimità del progetto Dal Molin dal punto di vista urbanistico (un abuso edilizio) e costituzionale (non è un&#8217;opera di difesa nazionale); accolto dal Tar il 18 giugno 2008, e, quasi immediatamente (il 29 luglio) annullato dal Consiglio di Stato, cui si era appellato il governo.</p>
<p>In primavera 2008 la città elegge sindaco, pur con una maggioranza risicatissima, Achille Variati del PD, che si presenta su una netta posizione anti-base (isolato dal resto del PD veneto e nazionale).</p>
<p>Variati conferma ciò che aveva promesso in campagna elettorale: in autunno la città verrà chiamata a pronunciarsi sulla nuova basa attraverso un Referendum Comunale. Si fissa la data del 5 ottobre e il quesito, strettamente legato alle competenze urbanistiche del Comune. Con una lettera pubblica Berlusconi invita pressantemente il sindaco a &#8220;non indire il referendum, essendo già stata consegnata, il 30 luglio, l&#8217;area agli Stati Uniti&#8221; e ricorre al Tar perchè dichiari inammissibile la consultazione. Il Tar non si lascia intimidire e respinge il ricorso: &#8220;Nessun danno dalla consultazione esplorativa&#8221;. Ci pesna però poi il solito Consiglio di Stato che, il 1 ottobre (a 3 giorni dal referendum!), annulla la sentenza del Tar e lo dichiara inammissibile.</p>
<p>La sera stessa oltre 10mila persone riempiono Piazza dei Signori e il sindaco annuncia &#8220;Se non ci permettono di votare nelle nostre scuole, domenica voteremo davanti alle nostre scuole, sotto i nostri gazebo&#8221;. Così avviene. In meno di 3 giorni centinaia di volontari organizzano 32 seggi e il 5 ottobre vanno ordinatamente a votare 24.094 elettori di Vicenza:<strong> 23.050 hanno votato SI</strong> alla proposta di smilitarizzare l&#8217;area. 906 NO, 92 schede bianche e 46 nulle. LA città esprime tutta la sua dignità, ma viene calpestata.</p>
<p><strong>Nell&#8217;estate 2009</strong> iniziano i lavori di sbancamento nell&#8217;area Dal Molin.</p>
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		<title>il 23 ottobre 2009, Beppe Grillo a Bolzano chiude la campagna referendaria</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 17:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[bolzano]]></category>
		<category><![CDATA[quorum]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
riporto gli ultimi messaggi dell&#8217;amico Stephan Lausch: Coordinatore dell’Iniziative per più democrazia di Bolzano. Vi appoggio con tutto il cuore!
Il comico genovese che già nel 2007 aveva sostenuto la campagna di raccolta firme per i referendum ospitando l’appello di Stephan Lausch durante il suo spettacolo RESET, torna a Bolzano dopo due anni per parlare dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>riporto gli ultimi messaggi dell&#8217;amico Stephan Lausch: Coordinatore dell’Iniziative per più democrazia di Bolzano. Vi appoggio con tutto il cuore!</p>
<p>Il comico genovese che già nel 2007 aveva sostenuto la campagna di raccolta firme per i referendum ospitando l’appello di Stephan Lausch durante il suo spettacolo RESET, torna a Bolzano dopo due anni per parlare dei referendum del 25 ottobre e in particolare di democrazia diretta.</p>
<p>Grillo interverrà durante la manifestazione di chiusura della campagna referendaria che si terrà presso una piazza della città. Probabilmente piazza Matteotti per cui è stata chiesta l’autorizzazione al Comune, ma gli organizzatori, l’associazione Iniziativa per più democrazia e il Meetup di Bolzano, sono in attesa di conferma.</p>
<p>La popolazione e i media verranno informati tempestivamente riguardo la definitiva ambientazione della manifestazione.</p>
<p>E’ possibile visionare un breve video di Grillo, con un invito alla manifestazione, sul sito<br />
<a href="http://www.referendumdemocraziadiretta.it">www.referendumdemocraziadiretta.it</a><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JP5wKQqBx_U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/JP5wKQqBx_U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Beppe Grillo a Bolzano in piazza Matteotti dalle ore 18 in poi.</p>
<p>La serata si aprirà con le percussioni del gruppo Officina delle ArtiColate, a seguire l&#8217;intervento di Beppe Grillo. La serata si concluderà con la musica di Ago&#8217; &amp; friends.<br />
In piazza saranno presenti tavoli informativi sulle proposte referendarie, in particolare sulla proposta di legge per una migliore democrazia diretta e sulla legge che propone di interdire il finanziamento pubblico delle infrastrutture aeroportuali e il sovvenzionamento di compagnie aeree.</p>
<p>Inoltre, giovedì, 22 ottobre 2009<br />
alle ore 10 nella sala riunioni 2 del Consiglio provinciale</p>
<p>Professori costituzionalisti e un ex-senatore confermano la conformità costituzionale<br />
del referendum propositivo sulla democrazia diretta</p>
<p>Prof. Stelio Mangiameli e prof. Robert Louvin presentano il loro parere legale relativo alla conformità costituzionale del nostro disegno di legge referendario sulla democrazia diretta confermando il giudizio espresso da parte della Commissione per i procedimenti referendari che nel febbraio 2007 ha dichiarato questo disegno di legge ammissibile al referendum propositivo anche sotto il profilo costituzionale (vedi sotto). L&#8217;ex-senatore Marco Boato interverrà sul significato politico e la portata giuridica delle norme sui diritti referendari contenuti nello Statuto di Autonomia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche nel veneto i cittadini vogliono usare il referendum per dire la propria opinione</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/09/14/anche-nel-veneto-i-cittadini-vogliono-usare-il-referendum-per-dire-la-propria-opinione/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/09/14/anche-nel-veneto-i-cittadini-vogliono-usare-il-referendum-per-dire-la-propria-opinione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 07:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[legge iniziativa popolare]]></category>
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		<description><![CDATA[inceneritori
di Paolo Michelotto
il quindicinale Tera e Aqua disponibile online qui riporta l&#8217;intenzione di vari comitati di utilizzare lo strumento del referendum e dell&#8217;ìniziativa di legge popolare per consentire ai cittadini di far sentire la loro voce. La decisione finale verrà presa il 20 settembre.
20 Settembre: si decide su inceneritori e nucleare
Non bruciamoci il futuro
Rete Ambiente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1213" class="wp-caption alignleft" style="width: 164px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/inceneritori.jpg"><img class="size-full wp-image-1213" title="inceneritori" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/inceneritori.jpg" alt="inceneritori" width="154" height="156" /></a><p class="wp-caption-text">inceneritori</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>il quindicinale Tera e Aqua disponibile online <a href="http://www.ecoistituto-italia.org/cms/files/TeA%2055%20sett.-ott.%202009.pdf ">qui</a> riporta l&#8217;intenzione di vari comitati di utilizzare lo strumento del referendum e dell&#8217;ìniziativa di legge popolare per consentire ai cittadini di far sentire la loro voce. La decisione finale verrà presa il 20 settembre.</p>
<p><strong>20 Settembre: si decide su inceneritori e nucleare<br />
Non bruciamoci il futuro</strong><br />
Rete Ambiente Veneto propone ai/alle residenti in Veneto (singoli o associati) queste iniziative, da attuare tra fine 2009 e 2010.<br />
La decisione definitiva verrà presa domenica 20 Settembre alle 15 nell&#8217;incontro pubblico che Rete Ambiente Veneto ha convocato a Mestre, nei giardini di via Piave, nell&#8217;ambito della Fiera di Gaia.<br />
<strong>NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO</strong><br />
1. Legge di iniziativa popolare contro gli inceneritori e per il riciclo totale nel Veneto.<br />
Rete Ambiente Veneto, assieme ai Comitati riuniti Rifiuti Zero e alle Associazioni e Comitati del Veneto che si battono per risolvere il problema rifiuti senza bruciarli, propongono che, contemporaneamente alle<br />
firme per il Referendum locale (che interessa solo un numero limitato di comuni), vengano raccolte anche almeno 5.000 firme di residenti nel Veneto (in particolare, ma non solo, nelle aree minacciate o danneggiaate da inceneritori, come Schio, Verona, Padova e bassa Padovana e l&#8217;area tra Treviso e Mestre)<br />
sul seguente testo:<span id="more-1212"></span><br />
<strong>Proposta di legge di iniziativa popolare</strong><br />
Alla legge regionale n.33/1985 ‘Norme per la tutela dell&#8217;ambiente&#8217; vanno aggiunti i seguenti articoli:<br />
art.26 bis La Regione Veneto vieta qualsiasi forma di combustione (incenerimento, termo-valorizzazione o altro) dei rifiuti, salvo gli impianti già in funzione all&#8217;entrata in vigore di questa legge. Dopo l&#8217;entrata in vigore, non può essere autorizzato, né ampliato né ristrutturato alcun impianto che preveda la<br />
combustione dei rifiuti.<br />
Art.26 ter La Regione Veneto per risolvere il problema rifiuti urbani, adotta in tutti i comuni la raccolta differenziata domiciliare, col metodo &#8220;porta a porta&#8221; con tariffe che premino chi produce meno rifiuti.&#8221;<br />
Successivamente alla presentazione da parte dei cittadini di questo Progetto di legge, per rafforzare l&#8217;iniziativa e la pressione verso la Regione, si cercheranno almeno 5 Consigli Comunali disposti a farlo proprio e presentarlo a loro volta in Regione.<br />
Inoltre si chiederà a tutti i candidati al prossimo Consiglio Regionale (che si rinnova il 29 marzo 2010), di sottoscrivere il Progetto di legge, impegnandosi a presentarlo e a sostenerlo, una volta eletti nel nuovo Consiglio Regionale.<br />
<strong>2. Referendum locale consultivo sul seguente quesito:<br />
&#8220;Sei d&#8217;accordo che vengano autorizzati gli inceneritori per rifiuti industriali<br />
a Silea e Mogliano proposti da Un industria di Treviso?&#8221;</strong><br />
Il Referendum va indetto dalla Regione nei comuni di Silea, Mogliano e nei comuni confinanti, su richiesta di almeno 5000 elettori residenti nei comuni interessati e dei loro Consigli Comunali.<br />
I Comitati riuniti Rifiuti Zero di TV e VE, nella riunione del 15 luglio 2009 hanno approvato e fatta propria l&#8217;iniziativa che nei giorni seguenti è già stata illustrata ai sindaci di Silea e Mogliano.<br />
<strong>IL VENETO NON HA BISOGNO DI CENTRALI NUCLEARI<br />
Referendum regionale consultivo sulla localizzazione di Centrali nucleari in Veneto.</strong><br />
Almeno 5000 residenti nel Veneto e/o almeno 5 Consigli Comunali (o un Consiglio Provinciale o un Consiglio Comunale capoluogo di Provincia) chiedono alla Regione di indire un Referendum consultivo in tutto il territorio regionale, col seguente quesito:<br />
&#8220;Sei d&#8217;accordo che venga costruita una centrale nucleare nel Veneto?&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dresda, la democrazia vince e decide il ponte anche se ciò la fa cancellare dalla lista dei Patrimoni dell&#8217;Umanità</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/06/26/dresda-la-democrazia-vince-sulle-elite-al-governo/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 12:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta germania]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[dresda]]></category>

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		<description><![CDATA[dresda
di Paolo Michelotto
Dresda era città riconosciuta patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;Unesco. Poi è stato fatto il progetto per costruire un nuovo ponte per la città di mezzo milione di abitanti per migliorare la viabilità. L&#8217;Unesco aveva avvisato le autorità: se fate il ponte, la città verrà tolta dalla lista delle località &#8220;Patrimonio dellìUmanità&#8221;. Bene ci sono state [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1042" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/dresda.jpg"><img class="size-medium wp-image-1042" title="dresda" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/dresda-300x205.jpg" alt="dresda" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">dresda</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>Dresda era città riconosciuta patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;Unesco. Poi è stato fatto il progetto per costruire un nuovo ponte per la città di mezzo milione di abitanti per migliorare la viabilità. L&#8217;Unesco aveva avvisato le autorità: se fate il ponte, la città verrà tolta dalla lista delle località &#8220;Patrimonio dellìUmanità&#8221;. Bene ci sono state due referendum cittadini e gli abitanti hanno deciso che preferiscono una città più vivibile con il nuovo ponte, piuttosto che una città sulla lista Unesco con traffico insostenibile.</p>
<p>La notizia sta nella banalità della cosa. Un progetto controverso con pro e contro, tutte motivazioni rispettabili e che meritavano di essere prese in considerazione, a Dresda, in Germania è stato deciso dai cittadini. Come dovrebbe succedere in tutti i sistemi di governo che pomposamente si autodefiniscono &#8220;democrazie&#8221;. Come dovrebbe avvenire anche in Italia, dove i cittadini non sono mai ascoltati tranne quando devono segnare una crocetta su un partito piuttosto che un altro.</p>
<p><strong>La scelta Il collegamento che deturperebbe la valle dell&#8217; Elba è voluto dal 57% dei cittadini<br />
Dresda, sì al ponte brutto e utile E perde la tutela dell&#8217; Unesco</strong><br />
<strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/26/Dresda_ponte_brutto_utile_perde_co_9_090626089.shtml">Via dalla lista dei patrimoni dell&#8217; umanità. «Ma migliorerà il traffico»</a></strong></p>
<p>DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO &#8211; Grandezza della democrazia. Ieri, la città di Dresda ha gettato alle ortiche il brand dell&#8217; Unesco, cioè delle Nazioni Unite, di World Heritage Site, Sito patrimonio dell&#8217; umanità. Perché vuole un ponte in più sul fiume Elba che alleggerisca il traffico ma che potrebbe turbare il paesaggio. E perché, testarda, la maggioranza dei cittadini non ha voluto farsi imporre scelte dalle élite cultural-turistiche che dicono di saperla più lunga. Si può vivere senza il marchio di garanzia, ma si soffre se la città è congestionata, hanno stabilito gli abitanti senza dare retta alle mode dominanti. La questione, oggetto di un gran dibattito in Germania, nasce nel 2004, quando la Valle dell&#8217; Elba all&#8217; altezza di Dresda viene dichiarata Patrimonio mondiale &#8211; assieme ad altri 878 posti &#8211; per la bellezza del paesaggio che corre lungo il fiume, compresi i palazzi e le chiese del centro della città ricostruiti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un bel titolo, uno dei 33 detenuti dalla Germania. L&#8217; anno dopo, però, gli urbanisti di Dresda dicono che serve un ponte in più sull&#8217; Elba, per collegare meglio la città vecchia a quella nuova: ce ne sono già quattro, ma la crescita economica, finite le ristrettezze patite negli anni della Germania Est, è notevole e dunque occorrono infrastrutture per mantenere il passo e non costringere i cittadini a una vita d&#8217; inferno. <span id="more-1040"></span>Nel 2006, però, l&#8217; intervento drastico dell&#8217; Unesco: se fate il ponte, perderete lo status di World Heritage: tre anni per scegliere, dice l&#8217; organizzazione culturale dell&#8217; arcipelago Nazioni Unite. Naturalmente, a Dresda si apre un dibattito feroce. Si cambiano i disegni del ponte, si tengono manifestazioni e contro-cortei, convegni, azioni legali nei tribunali, dibattiti su una specie di pipistrello a rischio di estinzione. E due consultazioni popolari cittadine, in ambedue i casi finite con un voto a favore del ponte. Dunque, oggi i piani sono in via di sviluppo e il ponte Waldschlösschen si farà, proprio nei venti chilometri di striscia protetta dal copyright dell&#8217; Onu. Risultato: ieri, la conferenza dell&#8217; Unesco che revisiona lo status dei siti nobili del mondo ha espulso Dresda e la Valle dell&#8217; Elba dalla sua lista. A nessun sito europeo era mai successo, da quando, 1972, il brand esiste. Ancora adesso, la città è divisa, rispetto alla scelta. Con una maggioranza netta, il 57% che sale al 61% tra chi ha fra 30 e 49 anni, che è però dell&#8217; opinione che si possa vivere anche senza il marchio di Patrimonio dell&#8217; umanità. Gli intellettuali e i funzionari di museo sono contrari al ponte. «E&#8217; architetturalmente banale ed è stato imposto nonostante gli avvertimenti contrari», sostiene per esempio Martin Roth, direttore delle Collezioni d&#8217; arte di Stato di Dresda. Il settore turistico teme che ora arrivino meno visitatori. E gli Amici di Dresda dicono che ora il messaggio «di riconciliazione» che la città esprime sarà molto meno forte. Dall&#8217; altra parte, gli abitanti che, per un bel pezzo della loro storia &#8211; nazismo e comunismo &#8211; hanno dovuto accettare quello che le élite imponevano. «In una democrazia &#8211; ha scritto il consigliere comunale Jan Mücke &#8211; non si può avere una dittatura della minoranza che, agendo su basi culturali o estetiche, pensa di sapere di più della stragrande maggioranza dei cittadini». A suo parere, il ponte è «un simbolo di una cittadinanza colta e fiduciosa di se stessa che vuole prendere le sue decisioni senza essere criticata o accusata di essere culturalmente arretrata». E auf Wiedersehen all&#8217; Unesco. Danilo Taino * * * Veduta * * * Contrari «No» dagli intellettuali e funzionari di museo</p>
<p>Taino Danilo</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=361684">Germania L&#8217;Unesco «punisce» Dresda: non sarà più patrimonio dell&#8217;umanità</a></p>
<p>L’Unesco ha cancellato la Valle dell’Elba, a Dresda, dall’elenco dei siti patrimonio dell’umanità. La decisione è stata presa ieri a Siviglia dai 21 Paesi facenti parte del Comitato dell’organizzazione culturale dell’Onu per i siti patrimonio dell’umanità. L’iniziativa è un segno di protesta per la costruzione in corso del «Waldschloesschenbruecke», il ponte che attraversa l’Elba a qualche chilometro dal centro storico. Per risolvere i gravi problemi di traffico sui tre ponti di Dresda, il consiglio comunale aveva deciso nel 1996 di costruire un nuovo ponte fuori città. A protestare per primi erano stati gli ecologisti, ma a rivolgersi all’Unesco per chiedere il ritiro del titolo di patrimonio dell’umanità concesso alla Valle dell’Elba, era stato il premio Nobel per la Fisica, Guenter Blobel. Lui, insieme allo scrittore Martin Walser avevano inviato una lettera ad Angela Merkel per intervenire sulle autorità cittadine e «salvare la reputazione culturale del nostro Paese». Il mese scorso, invece, il sindaco di Dresda aveva invitato l’Unesco a rispettare la volontà dei cittadini e le decisioni dei tribunali, tutte favorevoli al ponte.</p>
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		<title>Il referendum non ha fallito: la classe politica lo ha reso inutilizzabile. Occorre una riforma dal basso!</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/06/22/la-classe-politica-ha-reso-lo-strumento-del-referendum-inutilizzabile-occorre-una-riforma-dal-basso/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 17:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[manifesto_referendum2
di Paolo Michelotto
dopo l&#8217;inevitabile mancato raggiungimento del quorum nel referendum nazionale del 21 giugno 2009 i commenti fuori luogo degli esponenti della classe politica si sprecano:
Fini: il cittadino non crede più allo strumento referendario
Chiti: bene il mancato raggiungimento del quorum
Casini: referendum fallito miseramente e spreco di denaro pubblico
Calderoli: vittoria della Lega
L&#8217;unico che dice per ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1033" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/manifesto_referendum2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1033" title="manifesto_referendum2" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/manifesto_referendum2-212x300.jpg" alt="manifesto_referendum2" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">manifesto_referendum2</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>dopo l&#8217;inevitabile mancato raggiungimento del quorum nel referendum nazionale del 21 giugno 2009 i commenti fuori luogo degli esponenti della classe politica si sprecano:</p>
<p>Fini: il cittadino non crede più allo strumento referendario</p>
<p>Chiti: bene il mancato raggiungimento del quorum</p>
<p>Casini: referendum fallito miseramente e spreco di denaro pubblico</p>
<p>Calderoli: vittoria della Lega</p>
<p>L&#8217;unico che dice per ora una cosa condivisibile è D&#8217;Alema: &#8220;eliminare il quorum&#8221;, ma subito viene colto dal panico dei cittadini e la controbilancia con una tutela per la classe politica &#8220;innalzare il numero delle firme&#8221;.</p>
<p>Invece non è il referendum uno strumento che ha fallito, ma il modo con cui è stato introdotto dalla nostra classe politica in Italia, che non funziona:</p>
<p>1. il quorum del 50% (che non esiste in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Svizzera, California) stimola appunto chi governa a fare appello all&#8217;astensionismo per boicottare il referendum invalidandolo e così facendo prevalere la sua parte con minima fatica contando gli astenuti come voti NO.</p>
<p>2. Berlusconi ha sabotato la partecipazione al referendum mettendolo 2 settimane dopo il voto delle europee in una domenica estiva. Negli altri stati europei e in USA al contrario, per stimolare la partecipazione fanno appositamente l&#8217;abbinamento elezioni &#8211; referendum.</p>
<p>3. in Italia esiste solo il referendum per abrogare una legge già entrata in vigore. In Svizzera e in Baviera esiste invece il referendum opzionale o confermativo, che funziona così: ogni volta che il parlamento pubblica una legge, c&#8217;è un periodo di 100 giorni in cui i cittadini contrari possono raccogliere 50.000 firme (1% degli aventi diritto al voto). Se riescono nell&#8217;impresa, nella prima data utile riservata ai referendum (ci sono 3-4 domeniche all&#8217;anno già prefissate per i referendum) i cittadini sono chiamati al voto, se i cittadini dicono di SI la legge entra subito in vigore, altrimenti non entra in vigore.</p>
<p>4. poi esiste in Svizzera, Baviera e California anche la possibilità di proporre qualcosa tramite referendum, e questo strumento viene chiamato Iniziativa (in Italia, Referendum Propositivo). Con esso i cittadini previa raccolta di 100.000 firme (2 % degli aventi diritto) possono chiedere ai loro concittadini se vogliono introdurre una nuova norma. Se alla votazione la maggioranza dice SI, essa viene introdotta. Senza modifiche. Inoltre è possibile mettere a referendum un quesito semplice e lasciare che venga poi normato dal parlamento, oppure una legge completa di articoli e commi.</p>
<p>Se questi due strumenti, che dove esistono in Svizzera, in California non hanno il quorum e in Baviera dal 10 al 15%, esistessero in Italia, cosa sarebbe successo nel caso della legge elettorale &#8220;porcata&#8221;?</p>
<p>1. appena Calderoli avesso pubblicato la legge, i cittadini avrebbero raccolto le firme per il referendum opzionale, e la legge sarebbe stata promulgata solo se i cittadini l&#8217;avessero approvata. Il tutto in 100 giorni per le firme &#8211; un paio di mesi per il referendum, in 5 mesi tutto sarebbe stato deciso. Tempi rapidi e soluzioni condivise. Inverno &#8211; Primavera 2006 la legge &#8220;porcata&#8221; era stata promulgata, entro estate i cittadini avrebbero potuto dire SI oppure NO.</p>
<p>2. se i cittadini avessero accettato la legge porcata nel 2006 quando era stata &#8220;creata&#8221;, per i più disparati motivi (colpo di sole collettivo, influenza cerebrale, mancanza di informazione vera, mancanza di opposizione, convergenza di interessi di tutti i partiti più grossi PD e PDL) e avessero ritenuto che la legge &#8220;porcata&#8221; era da cambiare solamente 3 anni dopo, ossia oggi nel 2009, e avessero avuto gli strumenti Svizzeri, Californiani e Bavaresi, avrebbero potuto iniziare la raccolta firme per l&#8217;Iniziativa (Referendum Propositivo) per una nuova legge elettorale. L&#8217;avrebbero messa la voto di tutti i cittadini e poichè non esiste il quorum, chi fosse andato al voto avrebbe deciso.</p>
<p>La nostra democrazia italiana è una democrazia bloccata, formale, apparente, dove poche persone decidono per 60 milioni. Per trasformarla in democrazia vera, dobbiamo noi cittadini esigere che venga tolto il quorum, che venga introdotto il referendum opzionale e il referendum propositivo. E lo potremo esigere quando in molti sapremo che questi strumenti esistono, ad esempio a pochi chilometri dal nostro confine.</p>
<p>Per migliorare la nostra democrazia, diffondiamo questa notizia!</p>
<p>A Rovereto (TN) ci stiamo impegnando da 2 anni per questo motivo: togliere il quorum dai referendum comunali. L&#8217;11 ottobre 2009 i cittadini roveretani saranno chiamati alle urne per dire SI ed eliminare il quorum.</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-quattro-quesiti-referendari/">http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-quattro-quesiti-referendari/</a></p>
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		<title>Democrazia e partecipazione a livello locale 23-05-09</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/26/democrazia-e-partecipazione-a-livello-locale-23-05-09/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/26/democrazia-e-partecipazione-a-livello-locale-23-05-09/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 20:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[quorum]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[giornata partecipativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paolomichelotto.it/blog/?p=944</guid>
		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
ecco i miei interventi.



Qui gli interventi di Glocal, Brunazzo, Borgonovo Re
http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-23-maggio-a-trento-glocal-borgonovo-re-brunazzo/
Qui gli interventi di Kessler, Zappini, Borga, Cattani
http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-trento-23-05-09-seconda-parte/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>ecco i miei interventi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/j18bHUKJFRM&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/j18bHUKJFRM&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/SvIDXBSbW_U&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/SvIDXBSbW_U&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dPG3JnxaNAI&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/dPG3JnxaNAI&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Qui gli interventi di Glocal, Brunazzo, Borgonovo Re</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-23-maggio-a-trento-glocal-borgonovo-re-brunazzo/">http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-23-maggio-a-trento-glocal-borgonovo-re-brunazzo/</a></p>
<p>Qui gli interventi di Kessler, Zappini, Borga, Cattani</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-trento-23-05-09-seconda-parte/">http://www.cittadinirovereto.it/diario/democrazia-e-partecipazione-trento-23-05-09-seconda-parte/</a></p>
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		<title>Gli amministratori di Rovereto votano per rendere più difficili i referendum</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 12:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>

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		<description><![CDATA[democracy_challenge
di Paolo Michelotto
gli amministratori cominciano ad aver paura dei cittadini. l&#8217;11 ottobre 2009 i cittadini di Rovereto voteranno 4 referendum comunali per chiedere maggiore democrazia. Gli amministratori hanno già iniziato a tutelarsi per il futuro.
Infatti la prossima settimana i consiglieri di Rovereto voteranno per alzare il numero di firme necessarie per iniziare un referendum. Dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_876" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/democracy_challenge.jpg"><img class="size-medium wp-image-876" title="democracy_challenge" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/democracy_challenge-215x300.jpg" alt="democracy_challenge" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">democracy_challenge</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>gli amministratori cominciano ad aver paura dei cittadini. l&#8217;11 ottobre 2009 i cittadini di Rovereto voteranno 4 referendum comunali per chiedere maggiore democrazia. Gli amministratori hanno già iniziato a tutelarsi per il futuro.</p>
<p>Infatti la prossima settimana i consiglieri di Rovereto voteranno per alzare il numero di firme necessarie per iniziare un referendum. Dalle attuali <big><big><span style="font-weight: bold;"><span style="font-size: large;">600 passeranno al 6%</span></span></big></big>.<br />
Sembra un innocente modifica di poco conto, invece si passerà dal 2% degli elettori agli altre 1800<br />
Questi amministratori voteranno per triplicare la fatica dei cittadini che vogliono poter dare voce ai loro concittadini.</p>
<p>Ricordiamo che per presentare una lista alle elezioni comunali, ossia per loro stessi, i partiti e le liste civiche devono raccogliere solo 250 firme.<br />
E poi governano per 5 anni e amministrano 133 milioni di euro l’anno.<br />
Ma ai cittadini che chiedono di consultare gli altri cittadini su un solo unico tema, chiedono 7 volte tanta fatica e impegno.</p>
<p>Qui maggiori dettagli:</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-consiglieri-comunali-votano-per-triplicare-le-firme-necessarie-per-i-referendum/">http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-consiglieri-comunali-votano-per-triplicare-le-firme-necessarie-per-i-referendum/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Progetto di Legge del Sen. Peterlini per introdurre il referendum stile svizzero in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 10:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[oskar peterlini]]></category>

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		<description><![CDATA[oskar peterlini
di Paolo Michelotto
il Sen. Peterlini ha presentato in questi giorni un disegno di legge per introdurre anche in Italia i referendum stile svizzero. E’ un progetto sostenuto dagli amici di Iniziativa Più Democrazia di Bolzano e dovrebbe essere sostenuto da tutti coloro che si battono per avere una democrazia più vera, dove i cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_757" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/04/oskar_peterlini_imagelarge.jpg"><img class="size-medium wp-image-757" title="oskar peterlini" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/04/oskar_peterlini_imagelarge-247x300.jpg" alt="oskar peterlini" width="247" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">oskar peterlini</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>il Sen. Peterlini ha presentato in questi giorni un disegno di legge per introdurre anche in Italia i referendum stile svizzero. E’ un progetto sostenuto dagli amici di Iniziativa Più Democrazia di Bolzano e dovrebbe essere sostenuto da tutti coloro che si battono per avere una democrazia più vera, dove i cittadini contino davvero qualcosa. Ecco il testo integrale del disegno di legge.</p>
<p>Qui trovi il testo in formato documento.</p>
<p><span style="font-family: Courier New;"><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=23" title="Version 1 downloaded 712 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download disegno di legge sen. Peterlini per introdurre i referendum stile Svizzero in Italia Version 1" /></a></span></p>
<p>Qui il testo:</p>
<h3>DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE</h3>
<h3>d&#8217;iniziativa del Senatore PETERLINI</h3>
<p>Modifiche agli articoli 70, 71, 72, 73, 74, 75 e 138 della Costituzione, in materia di formazione delle leggi e revisione della Costituzione. Introduzione dell&#8217;iniziativa legislativa popolare e dell&#8217;iniziativa legislativa costituzionale.</p>
<p>Onorevoli Senatori. &#8211; I diritti referendari in Italia spesso sono identificati con i referendum abrogativi, la cui storia è iniziata 35 anni fa col referendum sul divorzio, nel 1974, seguito da altre 13 tornate referendarie con 59 altri quesiti referendari nonché da due referendum confermativi costituzionali (del 2001 e del 2006). Nei casi citati si è trattato sempre di referendum abrogativi e, nella prospettiva di una democrazia diretta, moderna ed integrale, si rischia in questo modo di ridurre lo strumento referendario ad un unico tipo di referendum, che all&#8217;interno della democrazia diretta non è certamente quello più importante. La democrazia diretta, invece, è un concetto ben più ampio rispetto i limitati diritti referendari oggi presenti in Italia. L&#8217;Assemblea costituente del 1947 non ha voluto affidare all&#8217;elettorato italiano gli strumenti dell&#8217;iniziativa legislativa popolare con votazione vincolante e quelli del referendum confermativo facoltativo per le leggi ordinarie dello Stato, per non parlare dell&#8217;iniziativa popolare costituzionale. Dopo 60 anni di Repubblica bisogna iniziare a rimediare a questa carenza.<span id="more-755"></span></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Lo stesso referendum abrogativo sembra da tempo entrato in crisi, non perché mancassero gli argomenti politici scottanti ed il bisogno di partecipazione dei cittadini, ma gli ultimi 5 referendum, a partire dal 1997, recanti 16 quesiti referendari, sono tutti stati invalidati a causa della mancanza del quorum di partecipazione. Ne è conseguita una progressiva perdita di fiducia nello strumento referendario in quanto tale. Forse una certa disaffezione è anche dovuta al fatto che del referendum si sono impadroniti soprattutto i partiti, non la cittadinanza libera o le associazioni ed i comitati ad hoc dei cittadini. I partiti, inoltre, montando campagne astensioniste, hanno smobilitato il proprio elettorato a partecipare e poi, in Parlamento, in varie occasioni, hanno cercato di neutralizzare i risultati dei referendum. Oltre allo strumentario troppo limitato, in un&#8217;ottica di democrazia diretta moderna, le stesse regole di svolgimento dei referendum sono carenti. Sembra che il solo referendum abrogativo con regole applicative restrittive oggi vigenti &#8211; basta pensare al quorum &#8211; abbia toccato un limite nella sua capacità propulsiva della partecipazione popolare.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">In Italia, inoltre, è stato mortificato il diritto all&#8217;iniziativa popolare legislativa, cioè l&#8217;espressione libera e propositiva del sovrano, che porta alla delibera collettiva referendaria su proposte di legge importanti, firmate da centinaia di migliaia di persone. Lo strumento con valenza propositiva oggi vigente &#8211; la proposta di legge di iniziativa popolare &#8211; è solo un&#8217;ombra di questo diritto, perché non si può votare la proposta presentata con grande dispendio di energia per la raccolta delle firme, nel caso in cui fosse respinta dal Parlamento. Anzi, la maggior parte di queste proposte non viene neanche discusse nel Parlamento. Più del 90% delle proposte presentate nella legislatura 1996-2001 non sono ancora state trattate, per non parlare di quelle presentate dal 2002 in poi.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Dall&#8217;altra parte, come momento positivo rispetto la partecipazione popolare ai referendum, vanno segnalati i referendum confermativi costituzionali del 2001 e del 2006, uno sulle modifiche costituzionali volute dal governo Prodi, 1996-2001, l&#8217;altro sulle modifiche volute dal governo Berlusconi II, 2001-2006. Entrambi i referendum sono stati svolti senza quorum di partecipazione, perché nei referendum confermativi costituzionali questa barriera non è prevista, sebbene si trattasse di questioni fra le più importanti, cioè di modifiche sostanziali della Costituzione. In tal modo prefigurano il vero tipo di votazione referendaria, come praticata in altri paesi, in cui decidono coloro che si recano all&#8217;urna per votare, mentre gli astenuti implicitamente delegano la decisione agli altri.</p>
<h3>1. Le principali lezioni da trarre da 34 anni di referendum</h3>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Se volessimo trarre le principali lezioni, da questo primo periodo di applicazione di strumenti referendari, nel nostro sistema politico potremmo riassumerli in tre punti principali:</p>
<p align="justify">1. C&#8217;è oggi in Italia una gamma incompleta di diritti referendari, cioè mancano gli strumenti principali presenti in paesi con democrazia diretta completa: l&#8217;iniziativa popolare ed il referendum confermativo facoltativo anche per le leggi ordinarie. Inoltre manca anche l&#8217;iniziativa popolare di modifica della Costituzione, che fu il primo diritto rivendicato e poi conquistato dal movimento popolare per la democrazia diretta negli anni 1860 in Svizzera, un diritto fortemente istituzionalizzato anche negli USA a partire del 1900.</p>
<p align="justify">2. Le regole di applicazione dei diritti referendari sono troppo restrittive. Quindi occorre riformare o sostituire la legge di applicazione del referendum n. 352 del 1970. Alcuni esempi: i poteri troppo estesi di intervento della Consulta nella materia dei quesiti referendari, il divieto di coincidenza dei referendum con le elezioni, la mancanza di garanzia del risultato, la raccolta delle firme con obbligo di autenticazione da parte di un ufficiale pubblico, la mancanza di rimborsi a comitati di promotori, la mancanza dell&#8217;obbligo di informazione da parte dello Stato, la mancanza di trasparenza e di limiti nei finanziamenti delle campagne referendarie.</p>
<p align="justify">3. Il quorum di partecipazione del 50%, inutile e dannoso, ha contribuito a screditare lo strumento del referendum negli occhi di milioni di elettori italiani che da anni non si recano più alle urne. Il quorum di partecipazione fa si che artificialmente gli astenuti si sommano ai contrari, quindi gioco facile per i partiti o i gruppi di interesse contrari ad una quesito a chiamare l&#8217;elettorato ad ignorare i referendum, andarsene al mare o in montagna, entrando in tacita coalizione con i non interessati. Oggi, fra frustrazione popolare e desiderio dello Stato forte, si sceglie l&#8217;antipolitica o si votano i leader forti, anziché rafforzare gli strumenti che danno più potere ai cittadini.</p>
<p align="justify"> </p>
<h3>2. Le innovazioni oggi necessarie</h3>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Quindi se l&#8217;obiettivo è quello di ricucire lo scollamento fra la popolazione e le istituzioni, ma anche con le forze politiche, bisogna modificare lo sistema di democrazia diretta come si presenta oggi. Se si intende promuovere attivamente la partecipazione politica, all&#8217;insegna dell&#8217;articolo 118, comma 4, della Costituzione, e si intende dispiegare gli effetti positivi della democrazia diretta, bisogna rifare i relativi articoli della Costituzione, cioè soprattutto gli articoli 73, 74, 75 e 138 per ampliare lo stesso strumentario referendario. Tale progetto deve partire dai seguenti punti cardine:</p>
<p align="justify">1. Prima di tutto bisogna superare il concetto limitativo della democrazia diretta che regna oggi, riconoscere, cioè, il potere legislativo effettivo ai cittadini recuperando i due strumenti essenziali di una democrazia diretta completa: da una parte l&#8217;iniziativa popolare per dare spazi d&#8217;azione ai cittadini, dall&#8217;altra il referendum confermativo facoltativo per consentire ai cittadini di fermare delle leggi che presumibilmente non hanno il consenso della maggioranza dell&#8217;elettorato. Ciò significa dare in mano ai cittadini sia l&#8217;acceleratore sia il freno di emergenza in politica: accelerare quando riforme importanti e urgenti non partono e non vanno avanti nel Parlamento, frenare quando la maggioranza politica cerca di imporre le sue scelte ad una presumibile maggioranza contraria nell&#8217;elettorato. Si tratta di diritti che nel 1947/48 furono trascurati dalla Costituente, ingiustamente. Oggi non si tratta più di avvalersi del referendum come puro strumento di difesa, come voluto dalla Costituente, ma di intendere gli strumenti referendari il veicolo più importante di stimolo della partecipazione politica, come lo vuole l&#8217;articolo 118, comma 4, che afferma testualmente: &#8220;Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscono l&#8217;autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà&#8221;. Il referendum abrogativo per più di 30 anni è servito da surrogato dell&#8217;iniziativa popolare cioè del referendum propositivo ma, stando alle esperienze nostre e a quelle di altri paesi, non è possibile. I cittadini hanno bisogno di un proprio spazio d&#8217;azione e di strumenti referendari adatti per indirizzare la politica e chi governa.</p>
<p align="justify">2. Le regole di applicazione vanno ridisegnate in chiave democratica, più rispettose delle esigenze dei cittadini moderni, per esempio limitando i diritti d&#8217;intervento della Consulta, ampliando le materie ammissibili a referendum includendo, per esempio, la politica estera e la materia tributaria, istituendo l&#8217;obbligo di informare con un opuscolo ufficiale ogni famiglia, adottando regole più severe per la <em>par condicio</em>, introducendo una spesa massima consentita per le spese della campagna e delle contro campagne, prevedendo la massima trasparenza nei finanziamenti, liberalizzando la forma di raccolta delle firme e così via.</p>
<p align="justify">Il problema oggi non sta nella &#8220;proliferazione dei referendum&#8221;, perché strumenti troppo facilmente accessibili. Il problema sta nel fatto che oggi in Italia i cittadini, nei loro Comuni, nelle Regioni e a livello nazionale, non intendono la democrazia diretta come strumento normale di articolazione e partecipazione politica. Quindi bisogna assegnare agli strumenti referendari il ruolo che hanno avuto da tanti decenni in altre società democratiche: essere espressione della volontà popolare senza mediazione partitica. Così i referendum avranno una nuova valenza politica che va oltre l&#8217;assetto politico in Parlamento, che si configura in dato momento storico e, quindi, integra la democrazia rappresentativa: una valenza propositiva con l&#8217;iniziativa popolare, una valenza oppositiva col referendum confermativo. L&#8217;attuale referendum abrogativo verrebbe semplicemente assorbito nell&#8217;iniziativa popolare, cioè non introduce o modifica una legge, ma annulla una norma.</p>
<p> </p>
<h5><strong>3. L&#8217;iniziativa popolare legislativa (Art. 73)</strong></h5>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Fra i principali motivi per potenziare gli strumenti referendari (iniziativa popolare legislativa e referendum confermativo facoltativo) si trova la necessità di aprire nuovi spazi di partecipazione ai cittadini, dando seguito all&#8217;articolo 118, comma 4, della Costituzione e recuperando la spinta di impegno attivo per il bene comune. L&#8217;iniziativa popolare come disciplinata oggi non ha il necessario impatto nella vita democratica, poiché non impegna il Parlamento, come ampiamente dimostrato dalle cifre delle proposte di legge di iniziativa popolare presentate durante le ultime legislature. Queste proposte anche dopo 10 anni dalla loro presentazione sono in maggior parte ancora inevase. Anche a livello regionale lo strumento della proposta di legge si è rivelata un istituto che ispira scarsissima motivazione fra i cittadini, quindi applicato raramente, sempre a causa della mancanza di votazione popolare nel caso in cui la proposta venisse respinta o non trattata dal rispettivo Consiglio regionale. Per questo motivo una regione e una provincia a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) nelle loro leggi regionali/provinciali sulla democrazia diretta hanno introdotto l&#8217;obbligo del rispettivo Consiglio regionale di trattare le proposte di legge di iniziativa entro un determinato termine, pena il passaggio della proposta alla votazione popolare referendaria. Tale regolamento sembra però insoddisfacente dal momento che non attribuisce ai cittadini un&#8217;effettiva potestà legislativa. Giustamente la Regione autonoma della Valle d&#8217;Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano si sono spinti oltre, istituendo l&#8217;iniziativa popolare legislativa vera e propria, con cui si consente ai cittadini, dopo aver raggiunto il quorum di sottoscrizione, di presentare ai rispettivi Consigli regionali una proposta di legge redatta in articoli. Se il testo nella sua interezza o nella sua sostanza non fosse recepito dal Consiglio, automaticamente in queste regioni si passa alla votazione popolare. Tale istituto, accanto al referendum confermativo facoltativo e costituzionale, rappresenta lo strumento principale dei regolamenti di democrazia diretta che funzionano a piena soddisfazione dei cittadini da 140 anni in Svizzera (tutti livelli di Governo) e da più di 100 anni in 26 stati degli Stati Uniti (livello degli Stati federati e dei Comuni).</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Il Parlamento deve avere il diritto alla controproposta. In una qualsiasi materia ammissibile a referendum (sia propositivo sia confermativo) il Parlamento rispetto alle proposte di riforma provenienti dai cittadini e lo status quo, può avere i propri disegni di riforma, che possono trovarsi in pieno contrasto con la proposta avanzata dai cittadini. La controproposta parlamentare accoglie questi interessi e offre al cittadino elettore la scelta fra due proposte di riforma e lo status quo su cui deve potersi esprimere. Qualora il Parlamento approvasse una propria proposta di legge in materia, il comitato promotore dell&#8217;iniziativa popolare, composto secondo la presente proposta da almeno 9 cittadini aventi diritto al voto, decide a maggioranza se ritirare il disegno di legge di iniziativa popolare o far valere il diritto alla votazione popolare deliberativa. Per cui spetterà al Comitato promotore stesso valutare, se la sua proposta di legge di iniziativa popolare sia in sufficiente misura stata accolta dal Parlamento oppure sia stata approvata una legge in contrasto con i principi e le finalità del testo originale sottoposto dal Comitato promotore.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Data la possibilità che entrambe le proposte possono ottenere la maggioranza dei voti validi, occorre comunque inserire una terza &#8220;domanda di ballottaggio&#8221; del seguente tipo: &#8220;Quale proposta deve entrare in vigore se i cittadini preferiscono entrambe le proposte al diritto vigente?&#8221; Se venissero approvate sia la proposta popolare sa la controproposta parlamentare decide il risultato di questa terza domanda. Se anche nella terza domanda nessuna delle proposte ottenesse la maggioranza, l&#8217;iniziativa popolare in quanto tale sarebbe bocciata e resterebbe in vigore la legge che si intendeva emendare. Anche in questo caso un referendum propositivo costituirebbe comunque un&#8217;espressione significativa ed importante della cittadinanza di cui il Parlamento terrà conto nei suoi successivi tentativi di riformare la materia oggetto della votazione referendaria.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><strong>4. Il Referendum confermativo facoltativo (Art. 74)</strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Il &#8220;Referendum confermativo facoltativo&#8221;, che oggi nell&#8217;ordinamento giuridico italiano esiste solo per i casi di modifica della Costituzione da parte del Parlamento, approvati da una maggioranza inferiore ai due terzi dei Parlamentari, va esteso alle leggi ordinarie dello Stato. Questo strumento rappresenta, sia in teoria che nella lunga prassi politica degli Stati con regolamenti moderni della democrazia diretta, un vero e proprio &#8220;freno di emergenza&#8221; in mano ai cittadini. Con il referendum confermativo facoltativo un numero minimo di cittadini (o anche 5 Consiglio regionali), appena approvata una legge, ma non ancora entrata in vigore, richiede con la propria firma, entro un periodo di tempo relativamente breve, che tutto l&#8217;elettorato deve poter pronunciarsi su tale legge. Dal referendum confermativo è esclusa la legge finanziaria. Tale istituto è quello più frequentemente utilizzato nell&#8217;ordinamento svizzero e statunitense. Conferisce ai cittadini un potere di veto o di verifica. Richiedere il referendum confermativo significa nient&#8217;altro che esiste un forte dubbio sul consenso della maggioranza del Parlamento. Col referendum confermativo facoltativo anche i parlamentari stessi hanno la possibilità di verificare se le loro proposte di regolamentazione di una data materia corrispondono alla &#8220;volontà generale&#8221;.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">In base alla presente proposta di modifica dell&#8217;articolo 75 della Costituzione, comma 2, si intende consentire per un periodo limitato l&#8217;entrata in vigore di &#8220;leggi urgenti&#8221;, comunque contestabili mediante referendum confermativo facoltativo. Afferma il proposto articolo: &#8220;Se le Camere ne dichiarano l&#8217;urgenza, la legge è promulgata nel termine da esso stabilito e si può chiedere l&#8217;indizione di un referendum confermativo ai sensi dell&#8217;articolo 74 soltanto dal momento che la legge è entrata in vigore. Se si arriva al referendum confermativo popolare con esito sfavorevole alla legge, essa viene abrogata e non può più essere riapprovata.&#8221; Questa norma viene incontro all&#8217;esigenza del Parlamento di affrontare esigenze di urgente regolamento. La legge approvata entra in vigore e resta in vigore fino allo svolgimento del referendum confermativo facoltativo. Se sottoposta a referendum confermativo facoltativo verrebbe abrogata come nel caso del referendum abrogativo oggi in vigore. Una volta sconfessata una tale legge &#8220;urgente&#8221; da parte dell&#8217;elettorato, non può essere ripresentata in Parlamento, garantendo di tal maniera la deliberazione popolare.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><strong>5. L&#8217;iniziativa popolare costituzionale</strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Per l&#8217;esercizio della legislazione costituzionale da parte dei cittadini si propone un iter più esigente rispetto all&#8217;iniziativa popolare legislativa per le leggi ordinarie. La facoltà di iniziativa per tali leggi (redatto in articoli) spetta in una prima fase ad almeno 50.000 cittadini, le cui firme vanno raccolte nell&#8217;arco di 6 mesi. Questo per presentare una proposta di &#8220;preesame&#8221; di ammissibilità. Ma il numero effettivo minimo di cittadini che devono firmare tale proposta è innalzato ad un milione. Introducendo due fasi si intende evitare l&#8217;esperienza frustrante per tanti comitati promotori e tantissimi firmatari che le richieste di referendum venissero bocciate dalla Corte costituzionale, solo dopo la raccolta delle firme (in questo caso non meno di 1 milione di firme). Nella forma qui proposta, invece, 50.000 elettori hanno il diritto di ottenere la verifica di ammissibilità di una loro proposta di modifica costituzionale da parte della Corte Costituzionale. Con questa certezza di seguito si può affrontare con pieno impegno la raccolta del milione di firme richieste. Anche in questo caso il Parlamento può presentare una sua controproposta che verrebbe sottoposta all&#8217;elettore nel referendum alla stregua dell&#8217;iniziativa popolare per le leggi ordinarie.</p>
<p> </p>
<h1>6. Alcune ragioni per l&#8217;abolizione del quorum di partecipazione</h1>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Nel presente disegno di legge è previsto che in tutte le votazioni referendarie sono approvate le proposte se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La votazione referendaria deve essere libera e decisiva, cioè cittadini dovranno sapere che se partecipano ad una votazione referendaria sono loro a decidere se non vi partecipano, implicitamente, delegano il voto e la decisione referendaria agli altri. Come si legittima l&#8217;abolizione del quorum? Le ragioni più importanti sono le seguenti:</p>
<p align="justify">1. A causa del quorum, chiunque non si reca a votare conta automaticamente come un &#8220;No&#8221;, mentre in realtà ci sono tantissimi motivi personali che possono impedire la partecipazione ad un referendum: la mancanza di conoscenza dell&#8217;argomento, l&#8217;indecisione, il disinteresse e mille altre ragioni private. Nel caso delle elezioni tutti questi motivi sono ragioni di astensione dal voto o della non-partecipazione, ma non equivalgono ad un voto contrario. Nelle elezioni contano solo i voti validi per i partiti e i candidati. Anche la non-partecipazione al voto referendario quindi va considerata per quello che è: un&#8217;astensione dal voto senza influenza sul risultato.</p>
<p align="justify">2. Attraverso il boicottaggio del referendum, la partecipazione al voto scende facilmente sotto il 50% degli aventi diritto al voto richiesto per la validità del risultato della consultazione. Gli oppositori, sfruttando il meccanismo del quorum, cercano di invalidare la consultazione invitando gli elettori a disertare le urne, contando su coloro che non andrebbero comunque a votare. Perciò gli oppositori non devono più convincere i cittadini con argomenti e proposte alternative, ma si fermano ad appelli al boicottaggio. Solo in assenza di quorum contano veramente gli argomenti, perché sia i promotori che gli oppositori sono tenuti a convincere la maggioranza dei cittadini.</p>
<p align="justify">3. I cittadini attivi politicamente si impegnano ad informarsi e a farsi un&#8217;opinione per poi recarsi a votare. I non interessati e i fautori del boicottaggio non vanno alle urne. In caso di referendum invalidato a causa del mancato raggiungimento del quorum, i primi vengono di fatto puniti per il loro impegno civico, mentre i secondi, boicottatori e disinteressati, vengono premiati per una scelta che di fatto danneggia il confronto democratico.</p>
<p align="justify">4. In un certo senso a causa del quorum di partecipazione anche il diritto al voto segreto viene indebolito: chi nonostante un boicottaggio si reca ugualmente alle urne da parte degli oppositori viene automaticamente considerato un avversario politico.</p>
<p align="justify">5. In Italia non è previsto quorum nel caso di referendum molto importanti quale il referendum confermativo facoltativo relativo alle leggi costituzionali (art. 138, 2° comma) e nel caso delle leggi sulla forma di governo (leggi elettorali e di democrazia diretta) a livello regionale.</p>
<p align="justify">6. Per il voto elettorale a nessun livello governativo è previsto un quorum minimo di partecipazione: solo chi vota può decidere. Non esiste il &#8220;numero legale&#8221; nelle elezioni politiche.</p>
<p align="justify">7. Il timore che una piccola minoranza molto attiva possa imporre i suoi interessi ad una maggioranza passiva non è motivato. Le ricerche sul comportamento degli elettori evidenziano che nelle votazioni contese il tasso di partecipazione è alto e la maggioranza dei cittadini esprime chiaramente il suo rifiuto alla proposta di una minoranza. I partiti e le forze sociali, che pretendono di rappresentare la maggioranza della società, sono comunque sempre liberi di mobilitare i loro sostenitori a votare contro un quesito referendario, che si presume rifletta solo l&#8217;interesse di una minoranza.</p>
<p align="justify">8. In Svizzera, negli USA, in Baviera ed in altri paesi non esiste il quorum di partecipazione. Nonostante la partecipazione alle votazioni referendarie in Svizzera oscilli &#8220;solo&#8221; attorno al 40%, nessuna forza politica rivendica seriamente un quorum di partecipazione, sapendo che si aprirebbe un varco a manovre tattiche e a strumentalizzazioni politiche.</p>
<p align="justify">9. La democrazia diretta deve promuovere e non scoraggiare la partecipazione dei cittadini. Uno degli obiettivi principali della democrazia diretta è la promozione della partecipazione dei cittadini, ribadita dall&#8217;attuale articolo 118, comma 4 della Costituzione. Un alto livello di partecipazione non viene raggiunto imponendo l&#8217;obbligo legale di raggiungere una quota predeterminata e non è certo perché esiste il quorum che si convincono a votare cittadini non interessati. Avviene invece il contrario: i cittadini interessati e motivati, dopo una serie di esperienze con referendum falliti per mancato raggiungimento del quorum, si sentono frustrati e perdono la fiducia in questo strumento. In questo senso paradossalmente essi sono scoraggiati proprio dal quorum di partecipazione perché si devono confrontare con una fetta di concittadini che boicottano la votazione. È quindi un circolo vizioso. Benché originalmente il quorum fosse inteso come uno stimolo alla partecipazione, è innegabile che oggi il quorum determini il rifiuto del dibattito e dell&#8217;impegno. I gruppi più penalizzati da questo meccanismo sono proprio le minoranze sociali che non riescono a sollecitare ampie fasce di popolazione.</p>
<p align="justify">10. Il quorum scaturisce dalla sfiducia nei cittadini. Oggi gli strumenti referendari sono strumenti di partecipazione attiva e non più di sola &#8220;difesa in casi estremi&#8221;. Le procedure di democrazia diretta devono essere disegnate di modo tale da incoraggiare la comunicazione a tutti i livelli e, in questa ottica, un quorum di partecipazione, con le relative campagne di boicottaggio, tende ad essere di ostacolo per una buona comunicazione. È più facile rifiutare ogni dibattito, istigando i cittadini a non votare, piuttosto che affrontare di petto un dibattito pubblico e una votazione senza quorum.</p>
<p align="justify">Il quorum di partecipazione del 50% non è una norma fondamentale del nostro ordinamento costituzionale, tanto è vero che è previsto solo da uno dei due tipi di referendum nazionali oggi istituzionalizzati. Rifacendosi agli esempi funzionanti in vari altri paesi, in Italia è ora di abolire il quorum di partecipazione sia a livello nazionale sia regionale sia comunale.</p>
<p align="justify">La cancellazione del quorum di partecipazione è però da rimpiazzare con un&#8217;altra norma di notevole importanza, cioè la necessità di raggiungere la maggioranza dei voti validi non solo a livello nazionale, ma anche nella maggioranza delle regioni. Questa norma, che da atto alla traiettoria di fondo del sistema politico italiano verso uno stato regionale più avanzato, evita un&#8217;espressione referendaria sbilanciata sotto il profilo geografico, richiedendo che i voti favorevoli non possono essere concentrati in poche regioni. Ad esempio un referendum accolto solo nelle otto regioni del Nord non potrebbe passare, perché in almeno 11 regioni su 20 la maggioranza dovrà essere stata raggiunta.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><strong>DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><strong>CAPO I</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><em>(Modifiche agli articoli 70, 71, 73, 74, 75</em><em><strong> </strong></em><em>della Costituzione con introduzione dell&#8217;iniziativa di legge popolare ed il referendum confermativo popolare nonché introduzione dell&#8217;iniziativa legislativa popolare costituzionale)</em></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 1</p>
<p align="left"> </p>
<ol>
<li>
<p align="justify">L&#8217;articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
</li>
</ol>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 70. &#8211; La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere e dal popolo sovrano ogni volta che un numero minimo di lettori ne faccia richiesta.&#8221;</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 2</p>
<p align="center"> </p>
<ol>
<li>
<p align="justify">L&#8217;articolo 71 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
</li>
</ol>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 71. &#8211; L&#8217;iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere, ad un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Hanno diritto di esercitare l&#8217;iniziativa di legge e di partecipare alla votazione popolare tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La legge determina le modalità di attuazione dell&#8217;iniziativa popolare e del diritto alla votazione referendaria deliberativa.&#8221;</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 3</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">1. L&#8217;articolo 72 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 72. &#8211; Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che lo approva articolo per articolo e con votazione finale.</p>
<p align="justify">Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l&#8217;urgenza. Può altresì stabilire in quali casi e forme l&#8217;esame e l&#8217;approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.</p>
<p align="justify">La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.&#8221;.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 4</p>
<p align="center"> </p>
<p align="justify">1. L&#8217;articolo 73 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 73. &#8211; Il popolo esercita l&#8217;iniziativa delle leggi, mediante la proposta di legge di iniziativa popolare, da parte di un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, di un progetto redatto in articoli. La durata massima utile per la raccolta delle firme richieste per l&#8217;iniziativa popolare viene stabilita dalla legge dello Stato. La proposta di legge di iniziativa popolare, che deve essere formulata secondo il principio dell&#8217;unità della materia, viene presentata ad una Camera e segue l&#8217;iter legislativo previsto dall&#8217;articolo 72.</p>
<p align="justify">Qualora una proposta di legge ad iniziativa popolare, di cui al comma precedente, non venga tradotto in legge dal Parlamento entro un congruo periodo di tempo, da stabilire con legge, la proposta è sottoposta alla votazione popolare deliberativa, previa dichiarazione di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale. Qualora il Parlamento modifica la proposta di legge di iniziativa popolare o approva un proprio disegno di legge in materia, il comitato promotore dell&#8217;iniziativa popolare, composto da un numero minimo di elettori da stabilire con legge dello Stato, decide a maggioranza se ritirare il disegno di legge ad iniziativa popolare o far valere il diritto alla votazione popolare deliberativa.</p>
<p align="justify">In quest&#8217;ultimo caso ambedue le proposte vengono sottoposte a votazione referendaria. In questo caso le domande all&#8217;elettore sono tre: se preferisce la proposta popolare al diritto vigente; se preferisce la controproposta del Parlamento al diritto vigente; quale proposta deve entrare in vigore se gli elettori preferiscono entrambe le proposte al diritto vigente.</p>
<p align="justify">Una proposta è approvata se ha raggiunto la maggioranza dei voti validamente espressi sia nella maggioranza delle regioni che sull&#8217;intero territorio nazionale. Se viene approvata sia la proposta popolare che la controproposta parlamentare decide il risultato della terza domanda.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 5</p>
<p align="justify">1. L&#8217;articolo 74 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 74. &#8211; È sospesa l&#8217;entrata in vigore di una legge o di un atto avente valore di legge per sottoporlo a referendum confermativo, quando lo richiedono entro 10 giorni dall&#8217;avvenuta approvazione un comitato, composto da un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, o un Consiglio regionale. È indetto il referendum confermativo quando, di seguito, entro tre mesi dall&#8217;avvenuta approvazione in sede parlamentare o governativa della legge o dell&#8217;atto avente valore di legge tale richiesta viene sostenuta da un numero minimo di cittadini aventi diritto al voto, da stabilire con legge dello Stato, o da 5 Consigli regionali.</p>
<p align="justify">Non è ammesso il referendum confermativo per le leggi di bilancio.</p>
<p align="justify">Hanno diritto di partecipare al referendum confermativo tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum confermativo entra in vigore se la richiesta di referendum confermativo non viene sostenuta dal numero minimo di cittadini stabilito con legge dello Stato o quando una maggioranza dei voti validamente espressi si esprime a favore.</p>
<p align="justify">La legge determina le modalità di attuazione del referendum confermativo.&#8221;.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 6</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">1. L&#8217;articolo 75 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 75. &#8211; Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall&#8217;approvazione parlamentare o popolare.</p>
<p align="justify">Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l&#8217;urgenza, la legge è promulgata nel termine da esso stabilito e si può chiedere l&#8217;indizione di un referendum abrogativo <span style="text-decoration: underline;">ai sensi dell&#8217;articolo 74</span> soltanto dal momento che la legge è entrata in vigore. Se si arriva al <span style="text-decoration: underline;">referendum confermativo</span> popolare con esito sfavorevole alla legge, essa viene abrogata e non può più essere riapprovata entro la medesima legislatura.</p>
<p align="justify">Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.&#8221;.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center"><strong>CAPO II</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><em>(Modifiche all&#8217; articolo 138</em><em><strong> </strong></em><em>della Costituzione e introduzione dell&#8217;iniziativa legislativa costituzionale)</em></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="center">Art. 7</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">1. L&#8217;articolo 138 della Costituzione è sostituito dal seguente:</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">&#8220;Art. 138. &#8211; Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate con il 60% dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi sono poi sottoposte a referendum confermativo popolare, quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.</p>
<p align="justify">I principi fondamentali della Costituzione, i diritti umani sanciti dalle fonti internazionali, le libertà e i diritti dei cittadini fissati nella prima parte della Carta costituzionale non possono essere ridotti o disconosciuti, così come non possono esserne indebolite le garanzie di tutela disposte nella seconda parte. Le leggi di revisione della Costituzione devono essere formulate tenendo conto del principio dell&#8217;unità della materia.</p>
<p align="justify">La Corte Costituzionale si pronuncia sulla conformità della revisione a tali imperativi entro novanta giorni dalla prima approvazione in entrambe le Camere.</p>
<p align="justify">Il popolo esercita l&#8217;iniziativa delle leggi di revisione della Costituzione, mediante la proposta da parte di un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, di un progetto redatto in articoli e segue l&#8217;iter come previsto dall&#8217;art. 73. La durata massima utile per la raccolta delle firme richieste per l&#8217;iniziativa legislativa costituzionale popolare viene stabilita dalla legge dello Stato.</p>
<p align="justify">Entro novanta giorni dalla presentazione della proposta di legge alla Camera la Corte Costituzionale si pronuncia sulla conformità della proposta dopodiché un numero minimo di elettori, da stabilire con legge dello Stato, possono richiedere che la proposta di legge sia sottoposta a referendum popolare.</p>
<p align="justify">Qualora una proposta di legge costituzionale ad iniziativa popolare non venga tradotta in legge entro un congruo periodo di tempo, da stabilire con legge dello Stato, la proposta è sottoposta al referendum popolare.</p>
<p align="justify">Il Parlamento può presentare una controproposta in materia, che deve essere approvata secondo l&#8217;iter legislativo previsto dal primo comma. In questo caso ambedue le proposte dichiarate ammissibili da parte della Corte Costituzionale, vengono sottoposte alla votazione referendaria. In questo caso le domande all&#8217;elettore sono tre: se preferisce la proposta popolare al diritto vigente; se preferisce la controproposta del Parlamento al diritto vigente; quale proposta deve entrare in vigore se gli elettori preferiscono entrambe le proposte al diritto vigente.</p>
<p align="justify">Una proposta è approvata se ha raggiunto la maggioranza dei voti validamente espressi sia nella maggioranza delle regioni che sull&#8217;intero territorio nazionale. Se viene approvata sia la proposta popolare che la controproposta parlamentare decide il risultato della terza domanda..</p>
<p align="justify">La legge determina le modalità di attuazione dell&#8217;iniziativa legislativa costituzionale popolare e del referendum confermativo popolare.</p>
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		<title>I rappresentanti che non ci rappresentano più: l&#8217;esempio dei referendum non abbinati alle europee</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 06:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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		<description><![CDATA[partito-casta
di Paolo Michelotto
i rappresentanti italiani eletti non rappresentano più i cittadini. Questa affermazione è bollata dalla classe politica come &#8220;populista&#8221;, &#8220;qualunquista&#8221;, &#8220;demagogica&#8221; eppure in questi giorni abbiamo una prova chiara. A tre livelli di potere, quello nazionale, quello provinciale e quello comunale, esponenti di partiti diversi sono accumunati da un solo atteggiamento, quello di boicottare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_693" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/partito-casta.jpg"><img class="size-medium wp-image-693" title="partito-casta" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/partito-casta-300x110.jpg" alt="partito-casta" width="300" height="110" /></a><p class="wp-caption-text">partito-casta</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>i rappresentanti italiani eletti non rappresentano più i cittadini. Questa affermazione è bollata dalla classe politica come &#8220;populista&#8221;, &#8220;qualunquista&#8221;, &#8220;demagogica&#8221; eppure in questi giorni abbiamo una prova chiara. A tre livelli di potere, quello nazionale, quello provinciale e quello comunale, esponenti di partiti diversi sono accumunati da un solo atteggiamento, quello di boicottare lo strumento referendario.</p>
<p>Il governo nazionale italiano ha così paura del referendum, da decidere di far spendere alla collettività 400 milioni di euro di costi aggiuntivi pur di tentare di farlo invalidare, non abbinandolo contro ogni logica alle elezioni europee. Berlusconi rappresenta il partito PDL e Lega + aggiunte minori.</p>
<p>Nella provincia di Bolzano, il governatore Durnwalder sta facendo la stessa cosa, decidendo di non abbinare il referendum per il miglioramento degli strumenti di democrazia (per cui i cittadini hanno raccolto 26.000 firme nel 2007) assieme alle europee. Unica spiegazione è il suo tentativo di far fallire il referendum non facendogli raggiungere il quorum previsto oggi in quella provincia, del 40%. Durnwalder è il capo indiscusso della SVP partito territoriale di centro destra.</p>
<p>Nel comune di Rovereto (TN) il sindaco Valduga espressione di una lista di centro appoggiata da socialisti, si oppone all&#8217;abbinamento dei 4 referendum che chiedono maggior democrazia nella città (per cui i cittadini hanno raccolto quasi 800 firme ciascuno nel 2008) alle elezioni europee con lo scopo dichiarato di boicottare il referendum e tentare di impedire che raggiunga il quorum oggi previsto del 50%.</p>
<p>Questi tre politici, Berlusconi, Durnwalder e Valduga, non hanno nulla in comune, una storia diversissima, nessun punto di contatto, ma una sola caratteristica li avvicina: quello di aver così paura dei referendum e delle decisioni dirette dei cittadini da cercare di boicottarli con tutti gli strumenti a loro disposizione. I loro veri interessi evidentemente sono simili, il loro atteggiamento verso la democrazia è analogo, la paura che i cittadini possano esprimere direttamente la loro volontà è uguale. Sono i primi fermenti di un nuovo partito, oggi in embrione, il Partito per la Difesa dei Privilegi della Casta?</p>
<p>A seguire alcuni articoli sulle loro posizioni indifendibili.<span id="more-692"></span></p>
<p><strong>Gian Antonio Stella sul Corriere</strong></p>
<p><strong>Il 6 e 7 giugno non si terrà la consultazione sui quesiti elettorali<br />
Referendum fuori dall&#8217;election day Vittoria leghista, costo 400 milioni<br />
Quorum a rischio col voto la domenica dopo le Europee. Segni: presi per i fondelli. Calderoli: ne uscirebbe un sistema per noi inaccettabile</strong></p>
<p>Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell&#8217;8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de lavoce.info, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali&#8230;) raggruppate nell&#8217;election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.</p>
<p>Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato. Peccato perché la scelta del governo di rompere finalmente con l&#8217;andazzo che per decenni aveva sparpagliato le elezioni su una infinità di date diverse era stata apprezzata, sull&#8217;uno e l&#8217;altro fronte degli schieramenti, da tutti coloro che hanno chiari due punti. Il primo: lo Stato, specialmente in questi tempi di vacche magre, deve risparmiare più soldi possibile. Il secondo: lo stillicidio di continue scadenze elettorali ha troppo spesso frenato (a volte fino alla paralisi) chi stava al governo impedendogli di muoversi senza l&#8217;ossessione di essere punito al primo esame, volta per volta cavalcato dai vincitori di turno.</p>
<p>Erano anni che da più parti si invocava l&#8217;election day. E anni che, a seconda delle convenienze del momento, si mettevano di traverso questo o quel partito. Finché Roberto Maroni, qualche tempo fa, aveva spiegato: «Il Consiglio dei ministri ha approvato la mia proposta: si voterà insieme per le Europee, per oltre 4000 Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le Amministrative sia per le Europee».</p>
<p>Alleluja. Ma il referendum? Ottocentoventimila persone, 320 mila più del necessario, avevano firmato ai banchetti in piazza di Mario Segni e Giovanni Guzzetta per cambiare il «porcellum», la legge elettorale che perfino il leghista Roberto Calderoli, suo promotore, aveva definito «una porcata». E intorno alle tre idee di base (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera, premio di maggioranza alla lista più votata al Senato e divieto delle candidature multiple, che consentivano ai leader eletti in più collegi di optare per l&#8217;uno o per l&#8217;altro scegliendo di fatto chi fare subentrare e chi no) si erano schierati in tanti. Di destra e di sinistra. Da Arturo Parisi a Gianfranco Fini, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Di Pietro.</p>
<p>Va da sé che Mario Segni, già scottato l&#8217;anno scorso dal rinvio della consultazione deciso per la caduta del governo Prodi, l&#8217;infarto della XV legislatura e le elezioni anticipate, vive la scelta del Viminale con rabbia e sconcerto: «L&#8217;election-day il 7 giugno col Referendum sarebbe stato un&#8217;ottima cosa, ma l&#8217;election day col Referendum una settimana dopo, stretto tra la prima tornata elettorale e il secondo turno delle Amministrative la domenica seguente, è una vera presa per i fondelli». Che alla Lega non piaccia il Referendum si sa: se passassero i «sì» ai quesiti studiati da Guzzetta il Carroccio rischierebbe di esser preso in mezzo. Calderoli, un mese fa, era stato chiarissimo: «Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Quindi, patti chiari amicizia lunga: «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo».</p>
<p>L&#8217;obiezione formale è nota: un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori. Risposta dei referendari: ma non è forse la destra ad additare ogni giorno a modello gli Stati Uniti d&#8217;America? Bene: in trentasei degli States, in contemporanea con le ultime presidenziali che hanno visto il trionfo di Barack Obama, gli americani hanno votato su 153 referendum. Dal matrimonio gay (in California) all&#8217;assimilazione dell&#8217;aborto all&#8217;omicidio (Colorado), dall&#8217;abrogazione del diritto all&#8217;interruzione anticipata della gravidanza (South Dakota) all&#8217;uso medico della marijuana (Michigan) fino, nello stato di Washington, al suicidio assistito.</p>
<p>Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all&#8217;opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all&#8217;aprile del 2001, otto anni fa, quando l&#8217;allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio, che avrebbero visto il trionfo del Cavaliere e della sua coalizione, con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega. «Una vendetta meschina », sibilò Ignazio La Russa. «Si voterà anche a costo di sistemare dei seggi in piazza», tuonò il futuro ministro dell&#8217;Interno, «se si inventasse un rinvio illegittimo per decreto, la Regione Lombardia è pronta ad installare altri seggi e altri scrutatori per i referendum regionali, vicini a quelli delle elezioni». Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce. info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall&#8217;Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.</p>
<p>Gian Antonio Stella<br />
25 febbraio 2009</p>
<p>appello dell&#8217;Iniziativa Più Democrazia di Bolzano</p>
<p><strong>Stephan Lausch di Bolzano</strong></p>
<p><strong>CHI BEN COMINCIA È A METÁ DELL&#8217;OPERA!</strong></p>
<p><strong>Fissare una &#8220;buona&#8221; data è già una mezza vittoria</strong></p>
<p>Cari amici della democrazia diretta!</p>
<p>In queste ultime settimane sui mass media si è parlato spesso della data dei prossimi referendum, che voi tutti sostenete, e delle modifiche legislative necessarie per abbinare i referendum alle elezioni europee. Ma pochi sanno cosa stia realmente succendendo. Per questo facciamo una breve sintesi degli ultimi accadimenti.</p>
<p>A metà gennaio abbiamo incontrato il presidente del Consiglio Provinciale, Dieter Steger, il quale aveva promesso di portare all&#8217;ordine del giorno della riunione dei capigruppo la questione della data referendaria. Promessa che sino ad ora non è stata mantenuta.<br />
Durnwalder va affermando che l&#8217;abbinamento non è realizzabile perché la legge imporrebbe la data dal 6 luglio in poi, ma le sue affermazioni si basano solo su un banale promemoria dell&#8217;ufficio di Affari istituzionali, non su un parere giuridico come quello espresso dall&#8217;Ufficio legale del Con­siglio provinciale, il quale afferma che dal 26 aprile in poi ogni data è possibile.<br />
Il capogruppo dell&#8217;SVP, Elmar Pichler Rolle, sollecitato ad esprimersi sulla questione, non ha dato nessuna risposta.<br />
La maggioranza in Consiglio provinciale, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte nostra, non ha fatto nulla sino ad ora per rendere realizzabile l&#8217;abbinamento.</p>
<p>Può essere utile ricordare inoltre che, in luglio 2007, Durnwalder ha rinviato con un decreto la data per i referendum proposti dall&#8217;Union für Südtirol, motivando la decisione con la necessità di &#8220;sotto­porre al cittadino le proposte referendarie contestualmente in un&#8217;unica tornata di votazione&#8221; anche per &#8220;il contenimento dei costi, l&#8217;economicità, la razionalizzazione dell&#8217;azione pubblica e, non da ultimo, il minor aggravio del cittadino per la chiamata alle urne&#8221;.</p>
<p>Tutte motivazioni che adesso non sono più valide, a quanto pare, visto che si rischia di spendere sino a 6 milioni di euro in più e tornare alle urne per ben 4 volte!</p>
<p>E&#8217; evidente che da più parti si cerca di boicottare i referendum già nella definizione della data, che è un elemento fondamentale per una buona partecipazione dei cittadini. Se venisse fissata una data &#8220;scomoda&#8221; per noi, oltre a far annullare il referendum i nostri avversari riuscirebbero anche nell&#8217;intento di scoraggiare e demotivare quei cittadini che per la prima volta si avvicinano ad una reale partecipazione democratica.</p>
<p>Allora il nostro e il vostro impegno non deve concentrarsi solo sull&#8217;andare alle urne, ma deve parti­re già adesso, urlando la nostra volontà per quelle orecchie ormai sorde alla voce dei cittadini!</p>
<p>Martedì 3 marzo si svolgerà l&#8217;ultima seduta di consiglio utile per apportare le necessarie modifiche alla legge elettorale. Dopo questa data non ci saranno più i tempi tecnici per poter realizzare l&#8217;abbinamento, e chi vuole boicottare il referendum avrà ottenuto una parte del suo scopo.</p>
<p>Per questo ci incontriamo martedì 3 marzo alle 9.30, presso l&#8217;atrio di ingresso della sala Consiliare provinciale di via Crispi, mezz&#8217;ora prima dell&#8217;inizio della seduta consiliare &#8211; con manifesti, striscioni e quanto può essere utile a farci ascoltare da consiglieri e mass media, a cui consegneremo &#8211; come ultimo appello &#8211; una lettera aperta con le nostre richieste.</p>
<p>Questo è il momento dell&#8217;impegno! La nostra vittoria incomincia qui!<br />
Vi aspettiamo!</p>
<p>Un caro saluto</p>
<p>Stephan Lausch</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>600 firme per i 4 referendum per avere la Democrazia Diretta a Rovereto</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/19/600-firme-per-i-4-referendum-per-avere-la-democrazia-diretta-a-rovereto/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/19/600-firme-per-i-4-referendum-per-avere-la-democrazia-diretta-a-rovereto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 20:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paolomichelotto.it/blog/?p=503</guid>
		<description><![CDATA[cittadino ideale per gli amministratori
di Paolo Michelotto
questo weekend, molto probabilmente supereremo le 600 firme autenticate, necessarie per far partire i 4 referendum comunali più democrazia di Rovereto. Siamo arrivati nei giorni scorsi a 569. E ci impegnamo questo sabato e domenica. Qui il sito dell&#8217;associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto che sta promuovendo questi referendum: http://www.cittadinirovereto.it
Tra questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_504" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/cittadino-ideale.jpg"><img class="size-medium wp-image-504" title="cittadino-ideale" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/cittadino-ideale-300x297.jpg" alt="cittadino ideale per gli amministratori" width="300" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">cittadino ideale per gli amministratori</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>questo weekend, molto probabilmente supereremo le 600 firme autenticate, necessarie per far partire i 4 referendum comunali più democrazia di Rovereto. Siamo arrivati nei giorni scorsi a 569. E ci impegnamo questo sabato e domenica. Qui il sito dell&#8217;associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto che sta promuovendo questi referendum: <a href="http://www.cittadinirovereto.it">http://www.cittadinirovereto.it</a></p>
<p>Tra questi 4 referendum c&#8217;è quello fondamentale, che chiede di abolire il quorum dai referendum comunali. Fondamentale perchè con il quorum tutti i referendum saranno sempre soggetti al boicottaggio e quindi sempre invalidati. Se passerà questo referendum, la democrazia diretta sarà effettiva a Rovereto. Gli altri ugualmente importanti ma condizionati dal successo del primo, sono per fare il PRG partecipato, uno per progettare con i cittadini una piazza e uno contro il progetto di realizzare un nuovo inceneritore Sandoz.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Nola (NA) referendum per rendere pubblica la gestione dell&#8217;acqua, ora privata</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/14/nola-na-referendum-per-rendere-pubblica-la-gestione-dellacqua-ora-privata/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 22:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[acqua
di Paolo Michelotto
questo il quesito che a cui i cittadini di Nola dovranno rispondere il 21 dicembre 2008 votando il referendum consultivo comunale:
&#8220;Volete che il servizio pubblico integrato sia gestito esclusivamente da un Ente Pubblico? &#8221;
Serve, con una formula non chiarissima a chiedere ai cittadini se la gestione dell&#8217;acqua deve essere fatta da un ente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_486" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/acqua.jpg"><img class="size-medium wp-image-486" title="acqua" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/acqua-246x300.jpg" alt="acqua" width="246" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">acqua</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>questo il quesito che a cui i cittadini di Nola dovranno rispondere il 21 dicembre 2008 votando il referendum consultivo comunale:</p>
<p>&#8220;<strong>Volete che il servizio pubblico integrato sia gestito esclusivamente da un Ente Pubblico? </strong>&#8221;</p>
<p>Serve, con una formula non chiarissima a chiedere ai cittadini se la gestione dell&#8217;acqua deve essere fatta da un ente pubblico o continuare a lasciarla in mano a una azienda privata, come è ora.<br />
Nola. Acqua, referendum il 21 dicembre</p>
<p>NOLA &#8211; Il sindaco Felice Napolitano, ha indetto per il giorno 21 dicembre il primo referendum consultivo comunale della città di Nola. L&#8217;annuncio ieri sera, durante la prima assemblea pubblica convocata dal comitato civico all&#8217;indomani del voto favorevole espresso dal consiglio comunale in merito al giudizio di ammissibilità del referendum consultivo a carattere comunale, per la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua. &#8220;L&#8217;acqua non ha, e non deve avere, alcun colore politico. E&#8217; un bene comune indispensabile che va tutelato&#8221;. Ha esordito così il sindaco di Nola, Felice Napolitano, <span id="more-485"></span>in una gremitissima chiesa dell&#8217;Immacolata, sede &#8220;storica&#8221; eletta dal comitato civico per gli incontri assembleari con la città. Un&#8217;assemblea indetta per spiegare a tutta la collettività i motivi per cui votare Sì al quesito referendario, &#8220;Volete che il servizio idrico integrato sia gestito esclusivamente da un ente pubblico?&#8221; del prossimo 21 dicembre, e che ha visto la partecipazione di un folta rappresentanza di cittadini ed amministratori comunali, chiara testimonianza che la tematica è particolarmente sentita in città. &#8220;Da Nola parte la ripubblicizzazione della gestione delle risorse idriche&#8221; &#8211; ha proseguito Napolitano &#8211; un segnale forte che rappresenta un netto cambiamento dell&#8217;attuale quadro normativo che potrà essere seguito anche da altri comuni. La nostra città si pone dunque come esempio. Come sindaco mi ritengo particolarmente soddisfatto del risultato ottenuto. Per una volta, durante l&#8217;ultima seduta di consiglio comunale, la votazione sul giudizio di ammissibilità ha unito maggioranza ed opposizione&#8221;. Logica e funzionale, secondo Napolitano, la data scelta per il referendum &#8220;dettata dal fatto che il 22 dicembre iniziano le festività natalizie e le scuole, da sempre sedi dei seggi elettorali, sono chiuse. Pertanto gli alunni non subiranno ulteriori interruzioni delle lezioni&#8221;. &#8220;A nome del comitato voglio ringraziare la cittadinanza intervenuta &#8211; è stato il commento del presidente del comitato civico Luigi Conventi. &#8220;Cinque anni di lotta sono serviti, abbiamo sfidato tutti e tutto per riappropriarci di un bene che ci spetta di diritto. Speriamo ora che la cittadinanza risponda a dovere il prossimo 21 dicembre. Per rendere legittima la votazione è necessario raggiungere il quorum, pertanto dovranno recarsi alle urne circa 13 mila aventi diritto&#8221;. &#8220;Si tratta di un passo storico per la nostra città &#8211; ha dichiarato il sindaco Felice Napolitano &#8211; un esempio di democrazia partecipativa a cui, ci auguriamo, facciano seguito altri comuni, in modo da esprimere con forza un sentimento popolare diffuso in merito alla gestione, senza fini di lucro, della risorsa acqua&#8221;. &#8220;Costituiremo circa 13-15 seggi &#8211; ha detto Napolitano &#8211; tra il centro e le frazioni, in modo da dare a tutti la possibilità di votare, contenendo al contempo i costi della macchina organizzativa&#8221;. &#8220;Sebbene non basterà nemmeno il referendum a cambiare la legge &#8211; ha proseguito il sindaco &#8211; noi ci facciamo promotori di un movimento di ideee, nato dai cittadini, che domenica 21 dicembre, troverà nel referendum, la sua consacrazione e leggittimazione definitiva&#8221;. &#8220;E&#8217; ovvio &#8211; ha concluso Napolitano &#8211; che l&#8217;acqua va pagata, ma a tariffe e condizioni tali da non rendere difficile alle famiglie povere, di ricevere un bene fondamentale per la sopravvivenza&#8221;.</p>
<p align="justify"><a href="http://www.ilnolano.it/"><span style="font-size: x-small; font-family: Tahoma;">www.ilnolano.it</span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Tahoma;"> di Autilia Napolitano 18/10/2008</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Rovereto parte la raccolta firme per i 4 referendum per migliorare la democrazia</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/20/a-rovereto-parte-la-raccolta-firme-per-i-4-referendum-per-migliorare-la-democrazia/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/20/a-rovereto-parte-la-raccolta-firme-per-i-4-referendum-per-migliorare-la-democrazia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 19:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>
		<category><![CDATA[abolizione quorum]]></category>

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		<description><![CDATA[rovereto
di Paolo Michelotto
E&#8217; stato finalmente approvato il quarto quesito referendario che avevamo proposto. Dopo un mese di ritardo rispetto a quanto prescritto dal regolamento. Così dal momento che riceveremo la comunicazione ufficiale, potremo iniziare a raccogliere le 600 firme necessarie per indire i referendum. Ora abbiamo 2 mesi di tempo per raccogliere le 600 firme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_362" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/rovereto.jpg"><img class="size-medium wp-image-362" title="rovereto" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/rovereto-300x225.jpg" alt="rovereto" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">rovereto</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>E&#8217; stato finalmente approvato il quarto quesito referendario che avevamo proposto. Dopo un mese di ritardo rispetto a quanto prescritto dal regolamento. Così dal momento che riceveremo la comunicazione ufficiale, potremo iniziare a raccogliere le 600 firme necessarie per indire i referendum. Ora abbiamo 2 mesi di tempo per raccogliere le 600 firme autenticate. Sembrano poche per chi non l&#8217;ha mai fatto. Per noi che l&#8217;abbiamo già fatto, sappiamo quanta fatica ogni firma ci costerà, specie in questa stagione fredda.</p>
<p>E&#8217; la seconda volta che lo facciamo. In estate avevamo già raccolto le firme, che poi ci erano state invalidate per un cavillo formale. Perchè 4 referendum? Perchè il numero massimo di referendum attuabili nello stesso anno a Rovereto è in base allo statuto fissato in 4. E tutti e 4 devono essere votati lo stesso giorno, sempre in base allo statuto.</p>
<p>Visto che oggi a Rovereto c&#8217;è il quorum del 50% che rende praticamente impossibile il superamento della soglia di qualsiasi referendum, metterne insieme 4 ci aiuterà a motivare di più i cittadini ad andare a votare.</p>
<p>Questi i 4 quesiti di cui il primo è quello forse più tecnico, ma quello fondamentale per la democrazia della nostra città, perchè chiede di abolire il quorum dai referendum comunali. Quindi ci si focalizzerà solo sulla discussione degli argomenti e non sul superamento della soglia. A Rovereto finora è stato fatto un solo referendum nel 2005 ed è stato invalidato per mancato raggiungimento del quorum.</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/">Qui per saperne di più</a>.  <a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/?page_id=157">Clicca qui se vuoi dare il tuo contributo per la campagna referendaria.</a></p>
<p><strong>1. Referendum Propositivo per la determinazione del quorum di validità dei referendum comunali</strong><em><br />
Vuoi che le consultazioni referendarie siano valide qualsiasi sia il numero di elettori che vi prendono parte?</em></p>
<p><strong>2. Referendum Propositivo per realizzare il Piano Regolatore Generale Comunale con la partecipazione dei cittadini.</strong><br />
<em>Vuoi che il Piano Regolatore Comunale di Rovereto, che stabilirà il futuro della città e dei suoi abitanti, quanti spazi assegnare al verde pubblico, alle aree edificabili, alle aree commerciali, artigianali e industriali, alle aree coltivabili, ai servizi per la popolazione, venga progettato nel corso del 2009 coinvolgendo i cittadini con un percorso partecipativo coordinato da un esperto qualificato del settore, riconosciuto a livello nazionale?</em></p>
<p><em></em><br />
<strong>3. Referendum propositivo per la Riqualificazione Piazzale Ex-Stazione Corriere</strong><br />
<em>Vuoi che la riqualificazione dell’edificio ex stazione corriere e relativa piazza venga progettata coinvolgendo i cittadini con un percorso partecipativo coordinato da un esperto qualificato del settore, riconosciuto a livello nazionale?</em></p>
<p><strong>4. Referendum per non consentire l’apertura del nuovo inceneritore della Sandoz</strong></p>
<p><em>Vuoi che il comune esprima parere negativo alle richieste di Sandoz spa e di qualsiasi altra azienda per la realizzazione, sul territorio comunale, di impianti che aggravino l’attuale grado di inquinamento atmosferico con le loro emissioni?</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>i referendum in Italia e i Radicali</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/i-referendum-in-italia-e-i-radicali/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/i-referendum-in-italia-e-i-radicali/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 19:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[documenti recensiti]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paolomichelotto.it/blog/?p=208</guid>
		<description><![CDATA[vignetta referendum
di Paolo Michelotto.
Questo documento di 24 pagine è una ricostruzione storica dei referendum in Italia e del loro uso da parte del Partito Radicale. Una analisi approfondita, ricca di dati. Chi vuole saperne di più sui referendum in Italia qui troverà buone informazioni. Scritto da Diego Galli, responsabile sito internet di Radio Radicale.
Scarica qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_209" class="wp-caption alignleft" style="width: 302px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/referendumyc7.jpg"><img class="size-medium wp-image-209" title="referendumyc7" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/referendumyc7-292x300.jpg" alt="vignetta referendum" width="292" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">vignetta referendum</p></div>
<p>di Paolo Michelotto.</p>
<p>Questo documento di 24 pagine è una ricostruzione storica dei referendum in Italia e del loro uso da parte del Partito Radicale. Una analisi approfondita, ricca di dati. Chi vuole saperne di più sui referendum in Italia qui troverà buone informazioni. Scritto da Diego Galli, responsabile sito internet di Radio Radicale.</p>
<p>Scarica qui il documento</p>
<p><code><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=9" title="Version 1 downloaded 183 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download I referendum e i Radicali Version 1" /></a></code></p>
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		<title>Capitolo 14  Referendum consultivo autogestito in Val Pusteria</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/03/capitolo-15-referendum-consultivo-autogestito-in-val-pusteria/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 14:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[sfoglia Libro]]></category>
		<category><![CDATA[val pusteria]]></category>

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		<description><![CDATA[




Prima pagina del capitolo 14 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 14  Referendum consultivo autogestito in Val Pusteria
Il 20 marzo 2005, in Val Pusteria, nella provincia di Bolzano, si tenne un referendum autogestito. Estremamente interessante la sua storia, perchè in mancanza dello strumento del referendum, il comitato che si opponeva alla costruzione della nuova strada ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<dl id="attachment_26" class="wp-caption alignnone" style="width: 180px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><img class="size-full wp-image-26" title="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/10/libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola.jpg" alt="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" width="170" height="199" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p>Prima pagina del capitolo 14 del libro Democrazia dei Cittadini</p>
<p>Capitolo 14  Referendum consultivo autogestito in Val Pusteria</p>
<p>Il 20 marzo 2005, in Val Pusteria, nella provincia di Bolzano, si tenne un referendum autogestito. Estremamente interessante la sua storia, perchè in mancanza dello strumento del referendum, il comitato che si opponeva alla costruzione della nuova strada ad alto scorrimento in Val Pusteria, non si perse d’animo e organizzò, autogestendolo, un referendum in tutti i comuni della vallata.<br />
Il testo che segue in questo capitolo è la descrizione fatta del referendum da Stephan Lausch, uno degli organizzatori, nel sito www.cipra.org.</p>
<p>Lo svolgimento di una consultazione popolare autogestita ha lo scopo di sensibilizzare le coscienze e far emergere quali sono gli orientamenti di cittadine e cittadini riguardo al futuro dello sviluppo del traffico in Val Pusteria (Sudtirolo). Tale procedura ha preso il via grazie ad una domanda di iniziativa popolare di democrazia diretta presentata nel Consiglio provinciale. Essa ha portato la Giunta provinciale a riconsiderare i suoi piani di sviluppo della rete stradale. Il risultato e l’esperienza vengono messi in discussione per mezzo di interviste filmate nel corso di assemblee civiche organizzate negli undici comuni.</p>
<div><strong>Titolare del progetto</strong></div>
<p>I soggetti proponenti sono le organizzazioni promotrici della consultazione popolare: Forum dei cittadini di Brunico, Piattaforma &#8230;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/?page_id=43">Continua a sfogliare il libro</a></strong></p>
<p><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><strong>PUOI ACQUISTARE IL LIBRO QUI, (senza spese postali aggiuntive)</strong></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Capitolo 23  Punti chiave per un corretto referendum</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/03/capitolo-23-punti-chiave-per-un-corretto-referendum/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/03/capitolo-23-punti-chiave-per-un-corretto-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 13:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[sfoglia Libro]]></category>

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		<description><![CDATA[




Prima pagina del capitolo 23 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 23  Punti chiave per un corretto referendum
Ci sono innumerevoli esempi di fallimenti di pratiche partecipative. Qui di seguito alcune delle cause.
1. A volte la partecipazione è prevista per legge per acquisire Fondi Europei o di altro tipo. Così gli amministratori si preoccupano di raggiungere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<dl id="attachment_26" class="wp-caption alignnone" style="width: 180px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><img class="size-full wp-image-26" title="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/10/libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola.jpg" alt="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" width="170" height="199" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p>Prima pagina del capitolo 23 del libro Democrazia dei Cittadini</p>
<p>Capitolo 23  Punti chiave per un corretto referendum</p>
<p>Ci sono innumerevoli esempi di fallimenti di pratiche partecipative. Qui di seguito alcune delle cause.</p>
<p>1. A volte la partecipazione è prevista per legge per acquisire Fondi Europei o di altro tipo. Così gli amministratori si preoccupano di raggiungere le soglie minime richieste e applicano “distrattamente” e “svogliatamente” tecniche che sarebbero altrimenti efficaci.</p>
<p>2. Mancanza di risorse. Fare partecipazione di buon livello richiede risorse di tempo, energie e denaro. Spesso si preferisce adottare programmi economici, che poi si tramutano in fallimenti.</p>
<p>3. Mancanza di chiarezza sugli scopi. A volte gli amministratori hanno scopi diversi uno dall’altro e da quelli dei cittadini. Quindi si portano avanti progetti vaghi o troppo focalizzati. Spesso i cittadini non possono intervenire su questioni che essi stessi ritengono fondamentali. Ciò porta al loro allontanamento e alla non partecipazione.</p>
<p>4. Mancanza di creatività e immaginazione nella progettazione della partecipazione. Di solito si procede alla consultazione dei cittadini e non li si fa deliberare, cogovernare o utilizzare strumenti di democrazia diretta. Non si usano metodi innovativi di selezione come ad esempio il sorteggio. Pochi programmi partecipativi lasciano ai cittadini la possibilità di stabilire la loro agenda di discussione&#8230;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Capitolo 35  Referendum innovativi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 13:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[referendum]]></category>
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Prima pagina del capitolo 35 del libro Democrazia dei Cittadini
Ballottaggio con Scelta Multipla
Una delle critiche all’uso del referendum è che l’opzione SI/NO tra cui un cittadino deve scegliere, non riflette a volte la complessità della questione posta al voto.
Come risposta a questa obiezione, Benjamin Barber propose l’uso del ballottaggio con scelta multipla. Esso consiste nel [...]]]></description>
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<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><img class="size-full wp-image-26" title="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/10/libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola.jpg" alt="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" width="170" height="199" /></a></dt>
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<p>Prima pagina del capitolo 35 del libro Democrazia dei Cittadini</p>
<div><strong>Ballottaggio con Scelta Multipla</strong></div>
<p>Una delle critiche all’uso del referendum è che l’opzione SI/NO tra cui un cittadino deve scegliere, non riflette a volte la complessità della questione posta al voto.<br />
Come risposta a questa obiezione, Benjamin Barber propose l’uso del ballottaggio con scelta multipla. Esso consiste nel sostituire l’opzione SI/NO con le opzioni:</p>
<ul>
<li>SI in principio – fortemente a favore della proposta;</li>
<li>SI in principio – ma non una priorità urgente;</li>
<li>NO in principio – fortemente contro la proposta;</li>
<li>NO rispetto a questa formulazione – ma non contro la proposta in principio, suggerimento di riformulazione e rivotazione;</li>
<li>NO per ora – anche se non necessariamente contro in principio, suggerimento di affrontare la questione in futuro.</li>
</ul>
<p>Questa proposta formulata da Barber, non è mai finora stata messa in pratica.<br />
Per raggiungere un esito, le proposte dovrebbero essere contate in aggregato, ma le singole voci potrebbero dare una indicazione precisa di ciò che che vuole davvero la cittadinanza.</p>
<div><strong>Preferendum</strong></div>
<p>Anche il preferendum è una risposta all’obiezione della ristrettezza dell’opzione SI/NO.<br />
Ci sono varie versioni possibili di questo strumento. Quello &#8230;</p>
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