• Malles (BZ): un voto referendario innovativo

    17 Settembre 2014 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    ricevo da Thomas Benedikter e volentieri pubblico un approfondimento sul referendum con voto postale che si è tenuto a Mals/Malles (BZ) a fine agosto 2014 per una durata di 2 settimane.

    refemalles

    Malles: un voto referendario innovativo

    Il Comune di Malles (Val Venosta, Alto Adige) nelle ultime due settimane di agosto ha vissuto un nuovo tipo di referendum, sia nel quesito sia nel metodo. Per la prima volta gli elettori di un comune di questa provincia si sono potuti esprimere sull’uso dei pesticidi nell’agricoltura, specie nelle piantagioni di meli, accogliendo con grande maggioranza (75,68%) la proposta dei promotori, cioè quella di introdurre un regime più severo per l’utilizzo degli anticrittogamici sul territorio di Malles.

    E per la prima volta i cittadini di un comune sudtirolese si sono avvallati del voto postale, cioè potevano votare in un arco di due settimane servendosi dell’apposita scheda e busta di votazione recapitata da parte dell’ufficio elettorale. Questo metodo, già assodato in vari altri paesi, non solo ha consentito ai cittadini di occuparsi tranquillamente del voto a casa, dopo la lettura dell’opuscolo di informazione inviato dal Comune, ma in pratica ha consentito a più persone di votare, tant’è vero che la partecipazione ha sfiorato il 70%.

    Le innovazioni di questa tornata referendaria di Malles non si fermano qui, ma vanno menzionate, oltre il voto postale, altre sei:

    1. Le votazioni referendarie a Malles, secondo lo statuto, sono tutte a effetto vincolante, cioè l’amministrazione è obbligata ad applicare la decisione dei cittadini. In altri comuni della provincia tuttora si continua a svolgere referendum “consultivi” non vincolanti.

    2. Il Comune di Malles ai suoi cittadini ha riconosciuto entrambi i diritti referendari principali: l’iniziativa popolare e il referendum confermativo. L’iniziativa per votare su una proposta promossa dai cittadini, il referendum confermativo per decidere sull’entrata in vigore di una delibera presa o dalla Giunta o dal Consiglio comunale.

    3. Il quorum di partecipazione è stato ridotto al 20%, soglia piuttosto innocua che non si presta ad eventuali campagne di boicottaggio.

    4. Le firme per un’iniziativa popolare possono essere raccolte liberamente, cioè non devono essere autenticate da un ufficiale pubblico o da un rappresentante politico, basta invece la delega da parte del sindaco di un semplice cittadino.

    5. Tutti gli aventi diritto al voto referendario (inclusi i 16enni) assieme ai documenti di voto hanno ricevuto l’opuscolo ufficiale di votazione, in cui sono spiegati il quesito, le informazioni utili e il vademecum della votazione. Inoltre sia i promotori (www.hollawint.com) sia gli oppositori del divieto dell’impiego di pesticidi (federazione degli agricoltori convenzionali) hanno avuto due pagine per illustrare le proprie ragioni. La redazione di questo opuscolo è stata curata dalla Commissione per lo svolgimento dei referendum.

    6. Infine il Consiglio comunale avrebbe anche avuto la possibilità di portare a votazione una sua controproposta. Se l’avesse fatto, i cittadini avrebbero potuto scegliere fra due proposte alternative.

    Tutto sommato Malles con il suo giovane sindaco Ulrich Veith (SVP) si presenta come un comune aperto ad un nuovo tipo di partecipazione dei cittadini che considera un buon regolamento dei referendum comunali come condizione essenziale per far funzionare la democrazia diretta.

    Per approfondire lo statuto comunale di Malles:

    http://www.gemeinde.mals.bz.it/system/web/verordnung.aspx?sprache=3&bezirkonr=0&detailonr=222613427&menuonr=218885883

    oppure http://www.comune.malles.bz.it

    Postato in bolzano, referendum, voto postale

    Fine silenziosa del referendum

    16 Luglio 2014 // 5 Commenti »

    di Michele Ainis

    micheleainis

    Fonte Corriere della Sera

    Le Costituzioni invecchiano, come le persone. Però, a differenza di noialtri, possono ringiovanire, bevendo un elisir di lunga vita. È a questo che serve ogni riforma, a proiettare nell’attualità un testo figlio dell’aldilà, di un’altra stagione della storia, affinché continui a rispecchiare lo spirito del tempo. E che faccia ha il nostro spiritello? Quella di chi va di fretta, sicché detesta le lungaggini della democrazia parlamentare, tanto più se rallentata da due Camere gemelle. Dunque la revisione del Senato gli strapperà un sorriso, come del resto il rafforzamento del governo, liberato dal ricatto della doppia fiducia. Qui e oggi, il nostro umore collettivo esige decisioni rapide, governi stabili, politici senza privilegi. Di conseguenza l’indennità zero per i nuovi senatori offre un’altra occasione per sorridere: e tre.

    Ma questo spiritello ha anche voglia di passare dall’altro lato dello specchio: vuole decidere, oltre che guardare. Da qui la crisi delle assemblee parlamentari, che peraltro è un fenomeno mondiale, non solo italiano. Negli Usa Benjamin Barber propone di rimpiazzarle con i sindaci, la Primavera araba le ha sostituite con le piazze, in Europa il ritiro della delega s’esprime con la diserzione dalle urne e con la domanda di democrazia diretta. Ecco perché ovunque si moltiplicano le consultazioni online dei cittadini, sugli argomenti più svariati. Ed ecco perché i referendum sono in auge dappertutto: fino al 1900 ne vennero celebrati 71; nel mezzo secolo successivo se ne aggiunsero altri 197; ma nel mondo si sono tenuti 531 referendum dal 1951 al 1993, e ormai sono innumerevoli, non basta il pallottoliere per contarli.

    Su questo versante, tuttavia, la riforma nega un’iniezione di gioventù alla nostra Carta. Anzi: le dipinge in viso un’altra ruga. Sta di fatto che gli unici due strumenti introdotti dai costituenti furono le leggi popolari e il referendum abrogativo. Sennonché le prime si sono rivelate altrettante suppliche al sovrano, che non le ha mai degnate d’uno sguardo; il secondo è stato generato con 22 anni di ritardo, senza mai diventare adulto. Avremmo potuto attenderci qualche correzione nel progetto del governo: macché, silenzio tombale. Poi ha parlato la commissione Affari costituzionali del Senato, e avrebbe fatto meglio a stare zitta. Perché ha quintuplicato le firme necessarie sulle leggi popolari (250 mila), in cambio di un occhio di riguardo. Ma è un occhio finto: quelle leggi verranno esaminate «nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari». E senza la possibilità di trasformarle in referendum propositivi ove le Camere restino silenti, come suggerì a suo tempo la commissione dei 35 esperti insediata dal governo Letta.

    E il referendum abrogativo? In pratica, abrogato. Scende di qualche gradino il quorum, però anche in questo caso salgono le sottoscrizioni: da 500 mila a 800 mila. Mica poco, se esercitiamo per esempio la memoria sull’insuccesso dei 12 referendum radicali, depositati l’anno scorso in Cassazione; il migliore (quello sulla responsabilità civile dei giudici) si è arrestato a 421 mila firme, eppure li aveva sottoscritti tutti e 12 pure Berlusconi. Significa che già adesso, per allestire un referendum, serve un movimento organizzato e ben determinato. Significa perciò che da domani il referendum sarà un’arma a disposizione dei partiti, non dei cittadini. Degli eletti, non degli elettori.

    Anche perché ormai l’autocertificazione è legge, la Pubblica amministrazione s’affaccia dallo schermo dei computer, ma per ogni referendum bisogna raccogliere le firme su carta e alla presenza di un pubblico ufficiale. E il voto elettronico? Usato in Belgio, in Austria, in Irlanda, in Svizzera, in Estonia (dove l’accesso a Internet è garantito dalla Costituzione), usato in India come in Messico e in Brasile, in Florida come in Arizona. Usato dall’Unione Europea per sottoscrivere le leggi popolari (e qui peraltro bastano un milione di firme, lo 0,2% della popolazione complessiva). In Italia, viceversa, i governi ci chiedono d’accendere il computer per esprimere pareri (dal valore legale della laurea alla spending review , dalla giustizia alla burocrazia), mai per timbrare decisioni.

    D’altronde, in futuro, ci resterà ben poco da decidere. Con questa riformulazione, il referendum potrà colpire intere leggi o singoli frammenti, purché «con autonomo valore normativo». Traduzione: stop ai referendum manipolativi, quelli che cancellavano una virgola di qua, un avverbio di là, trasformando il significato della legge, e trasformando perciò il referendum abrogativo in propositivo, benché negato dai costituenti.

    Con le nuove regole, il quesito elaborato da Segni nel 1993 verrebbe dichiarato inammissibile; eppure quel quesito aprì l’era del maggioritario, inaugurando la Seconda Repubblica. Ma evidentemente i nostri politici ci si sono affezionati, non vogliono correre il rischio di precipitare nella Terza Repubblica. Contenti loro, scontenti noi.

    Postato in democrazia diretta, referendum

    Referendum obbligatori, confermativi, confermativi con controprogetto, abrogativi, di parti del comune, propositivi: cosa sono e come introdurli bene nello Statuto del Comune

    11 Settembre 2013 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    referendum

    In Svizzera, che è il paese con più antica pratica degli strumenti di democrazia diretta, dalla metà del 1800, esistono sostanzialmente due tipi di strumenti: l’iniziativa a voto popolare, di cui ho già parlato e il referendum, inteso come strumento di veto a decisioni prese dai rappresentanti, PRIMA che esse divengano effettive. In Italia esiste il referendum abrogativo per cassare una scelta presa magari 10 – 20 anni prima. In Svizzera invece esiste il referendum opzionale (chiamato anche confermativo) con cui i cittadini possono dire SI oppure NO a un provvedimento elaborato dai rappresentanti, PRIMA che esso entri in vigore. In questo senso il referendum opzionale (confermativo) è molto più forte del referendum abrogativo italiano. Se la legge è osteggiata dalla popolazione e rifiutata con un referendum, essa non entra neppure in vigore. Nella Costituzione del Cantone Zurigo esiste la forma ancora più evoluta di Referendum Confermativo con Controproposta formulata dai cittadini, che nello stesso giorno della votazione, possono bocciare il testo dei loro rappresentanti e approvarne uno alternativo. Inoltre esiste il Referendum Obbligatorio per una varietà di tematiche importanti, come ad esempio per approvare ogni cambiamento della Costituzione Cantonale. Mentre in Italia questo è proibito dal comma 4 dell’art 6 del Tuel (Testo Unico Enti Locali) che dice:

    Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto è approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie.

    Quindi in realtà i cittadini non possono fare referendum per proporre lo statuto o il cambiamento di qualche articolo dello statuto. Rimane da valutare e le opinioni sono divergenti, se questo comma impedisce che i cittadini facciano un referendum confermativo sui cambiamenti dello Statuto, dopo l’approvazione del Consiglio Comunale.

    In alcuni cantoni svizzeri esiste anche il Referendum sul Bilancio e quelli Finanziari che possono essere obbligatori o facoltativi. Nello Statuto del Comune di Villa Lagarina (TN) esiste il Referendum Frazionale, che interessa una parte del comune e richiede firme e votazioni solo di quella parte.

    Esiste in parecchi stati americani tra cui la California, il Referendum Propositivo, che lì viene chiamato Iniziativa, ma diversamente dalla Iniziativa svizzera, quella californiana non passa attraverso l’organo legislativo, perchè va direttamente e in tempi rapidi al voto popolare.

    Visto che gran parte di questi strumenti mancano nell’esperienza italiana, e che ciascuno ha dei pregi e caratteristiche peculiari, nulla ci vieta di pensare di adottare i più importanti tra quelli citati, in quanto espressione della parte migliore dell’esperienza democratica di vari paesi, maturata in decine e centinaia di anni.

    Ecco come si potrebbero scrivere gli articoli su tutti questi tipi di referendum da inserire negli Statuti Comunali delle città italiane, alcuni basati sulla Legge di Iniziativa Popolare “Quorum Zero e Più Democrazia”.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Referendum confermativo

    È sospesa l’entrata in vigore di un atto amministrativo, quando lo richieda, entro 10 giorni dall’avvenuta approvazione, un comitato composto da 11 cittadini sostenuto dalle firme di almeno lo 0,2% degli elettori. In seguito alla richiesta di sospensione è indetto il referendum confermativo se, entro tre mesi dall’avvenuta approvazione in Consiglio Comunale dell’atto amministrativo, tale richiesta viene sostenuta dalle firme di almeno il 2% degli elettori. La proposta di atto amministrativo sottoposta a referendum confermativo entra comunque in vigore se la richiesta di referendum confermativo non raccoglie il numero minimo di firme in sostegno.

    L’atto amministrativo entra in vigore quando la maggioranza dei voti validamente espressi nel referendum confermativo si esprime a favore.

    Il regolamento determina le modalità di attuazione del referendum confermativo.

    Se il referendum confermativo dà esito sfavorevole all’atto amministrativo, esso viene abrogato e non può più essere ripresentato prima di 5 anni.

    Gli atti amministrativi sottoposti a voto popolare entrano in vigore il giorno dopo l’esito favorevole del referendum.

    Il Consiglio Comunale non può modificare o eludere l’esito del voto popolare, per tutta la durata del suo mandato.

    Si procede obbligatoriamente a referendum confermativo per ogni modifica dello Statuto Comunale.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Referendum confermativo con controprogetto popolare

    Il comitato promotore del referendum confermativo può presentare un controprogetto elaborato entro 30 giorni dalla pubblicazione ufficiale del testo osteggiato.

    Il Comitato dei Garanti si pronuncia sull’ammissibilità del controprogetto.

    La proposta del Consiglio Comunale e la controproposta del comitato referendario sono sottoposte al voto popolare.

    Gli elettori possono votare a favore della proposta del Consiglio Comunale o della controproposta del comitato referendario, oppure contro entrambe per mantenere lo status quo.

    Nel caso che la proposta e la controproposta raccolgano insieme la maggioranza dei voti, viene approvata l’opzione delle due che ha ottenuto più voti.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Referendum propositivo

    È indetto referendum popolare propositivo per deliberare in tutto od in parte un nuovo atto amministrativo oppure per deliberare la modifica di un analogo provvedimento vigente, quando lo richiedono il 3% degli elettori.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    In caso di esito positivo, il Consiglio Comunale è tenuto a dare attuazione all’esito del referendum entro 90 giorni dallo spoglio delle schede. Il Consiglio Comunale non può modificare o derogare il risultato del referendum propositivo prima che siano trascorsi 10 anni dalla sua entrata in vigore. Il risultato del referendum propositivo è modificabile o derogabile da un altro referendum in qualsiasi momento.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Referendum abrogativo

    È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di un atto amministrativo quando lo richiedano almeno il 2% degli elettori.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    Il regolamento determina le modalità di attuazione del referendum.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Referendum e iniziative riguardanti parti del Comune

    Il Comitato dei Garanti su richiesta del Comitato Referendario decide se un quesito di una iniziativa o di un referendum affronta problemi di interesse generale, ma di rilevanza peculiare delle singole parti del Comune. Se il Comitato dei Garanti decide di effettuare la votazione popolare in parte del Comune, la raccolta firme e la votazione finale coinvolgono solamente i cittadini residenti.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Raccolta delle Firme

    La raccolta delle firme a sostegno delle richieste di referendum e delle iniziative popolari, possono avvenire su supporto sia cartaceo che elettronico-informatico.

    Alla certificazione delle firme in forma cartacea sono abilitati, sull’intero territorio nazionale, anche i cittadini che ne fanno richiesta scritta agli uffici preposti dei Comuni. Essi esercitano una funzione pubblica e sono quindi soggetti alle norme, doveri e responsabilità penali valide per l’esercizio di dette funzioni.

    Il regolamento attuativo definirà le forme più funzionali ed economiche per consentire le votazioni popolari.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Applicabilità degli strumenti di democrazia diretta

    Gli strumenti di democrazia diretta sono applicabili a tutte le materie di competenza del Consiglio Comunale e non possono in alcun caso confliggere né con le disposizioni inderogabili del diritto internazionale, né con i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, né con il dettato della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, né con il catalogo dei diritti fondamentali contenuto nei Trattati dell’Unione Europea.

    Ciascuna iniziativo o referendum deve rispettare il principio dell’unità della forma e della materia.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Libretto informativo

    Viene assicurata la corretta informazione riguardo le proposte referendarie ed iniziative popolari tramite un apposito libretto informativo disponibile entro 3 settimane dalla data del voto. In esso vengono descritti per capitoli: il problema in breve, gli argomenti redatti dal comitato promotore e gli argomenti redatti dalle parti che si oppongono. Tale libretto viene inviato, a cura dell’amministrazione, ad ogni elettore in forma cartacea e/o elettronica, e pubblicizzato opportumente sui media locali.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Diritto al voto referendario e delle iniziative popolari

    Hanno diritto a partecipare ai referendum e alle iniziative popolari i cittadini iscritti nelle liste elettorali; i cittadini che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età; gli apolidi e gli stranieri domiciliati nel territorio comunale, che abbiano pure compiuto il sedicesimo anno di età.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Voto postale e tramite nuovi media

    L’amministrazione comunale si impegna a studiare, sperimentare ed implementare quando possibile, nuovi metodi di votazione, tra cui quello postale, informatico e con altri mezzi di comunicazione esistenti.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Scrutatori volontari

    L’amministrazione comunale al fine di ottimizzare le risorse di cui dispone, si avvale quando possibile, di scrutatori volontari non retribuiti per le votazioni popolari.

    Statuto Comunale – Articolo XXX

    Abbinamento referendum comunali a votazioni nazionali ed europee

    I referendum e le iniziative a voto popolare sono abbinate quando possibile alle votazioni nazionali ed europee. In questo caso i seggi dei referendum comunali ed iniziative a voto popolare, sono aperti per la stessa durata delle votazioni nazionali ed europee.

    Postato in democrazia diretta, referendum

    A Morciano (RN) si potra fare referendum: il Difensore Civico minaccia di nominare un Commissario Ad Acta al posto del Sindaco

    14 Marzo 2012 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    zorro

    a Morciano (RN) il Comitato Morciano in Comune e il Comitato per la Difesa dei Diritti del Cittadino hanno sollecitato più volte il sindaco ad approvare il regolamento per permettere i referendum. Regolamento mancante da parecchi anni. Il sindaco ha fatto orecchie di mercante per 1 anno. Allora i due comitati si sono rivolti al Difensore Civico Regionale (Daniele Lugli) che ha scritto una lettera al Sindaco chiedendogli di realizzare il regolamento. Questo aveva risposto che l’avrebbe realizzato a breve. Passati ulteriori 6 mesi e non avendo ancora realizzato il regolamento, i due comitati si sono rivolti al Difensore Civico Regionale, che stupito del grave ritardo dopo il suo sollecito, ha nuovamento scritto al Sindaco, minacciando di nominare un Commissario Ad Acta per risolvere le gravi inadempienze dell’amministrazione.

    Inutile dire che questa volta l’amministrazione sembra voler concedere il regolamento. Niente di trascendentale, ci sarà il quorum e tutte le limitazioni solite, ma almeno i cittadini di Morciano potranno avvalersi dello strumento del Referendum.

    Riporto qui sotto l’annuncio dato da Hossein Fayaz e la lettera del Difensore Civico all’amministrazione e la lettera dei comitati all’amministrazione. Un grande applauso ai cittadini morcianesi e un esempio per tutti i cittadini dei comuni in Italia dove non c’è neppure il regolamento attuativo del referendum (e sono molti…)

    Consiglio a tutti di cominciare leggendo la lettera del Difensore Civico:

    Lettera del Difensore civico al Sindaco

    Difensore Civico Regionale censura Sindaco Battazza_ Lettera ai Consiglieri comunali di Comitati_10_02_2012

    Testo di Hossein Fayaz

    Daniele Lugli Difensore Civico della regione Emilia Romagna censura Sindaco di Morciano di Romagna per omissione o ritardo di atti obbligatori “mancata Regolamentazione del Referendum”.

    Dal 2006 i morcianesi aspettano il regolamento per chiedere i Referendum Comunali. Sono state prima l’amministrazione Giorgio Ciotti (PDL) e ora l’amministrazione Claudio Battazza (PD) a negare questo diritto costituzionale ai loro concittadini. (continua…)

    Postato in democrazia diretta, referendum

    Garanti giudicano il referendum inammissibile. Il giudice stabilisce il contrario. L’insegnamento che ci viene da Cusano Milanino (MI)

    20 Gennaio 2012 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    su segnalazione dell’amico Dario Rinco, riporto qui quanto avvenuto in un piccolo comune milanese (Cusano Milanino), dove il comitato dei garanti aveva deciso che il referendum proposto dai cittadini era inamissibile. Il comitato referendario ha fatto ricorso al tribunale civile e il giudice ha dato torto ai “garanti” e ragione ai cittadini.

    cusano

    Quindi è un ottimo esempio di come si può ribattere a quando i comitati dei garanti, spesso assai poco garanti, perchè di nomina politica, ostacolano il percorso di un referendum. E so per esperienza, per averne promosso uno a Vicenza nel 2006 e 4 a Rovereto nel 2009, che i garanti trovano ogni appiglio per annullare i quesiti referendari, o per “addolcirli” o per influenzare il testo finale.

    I cittadini, come ci mostrano a Cusano Milanino, possono rivolgersi al giudice del tribunale civile.

    Ecco quanto scrive il comitato referendario:

    Comunicato Stampa

    Il ricorso è stato accolto.

    Il referendum comunale si farà.

    Il 14 ottobre scorso avevamo depositato il ricorso presso il Tribunale Civile di Monza chiedendo al Giudice di pronunciarsi in merito alla decisione di non ammissibilità del quesito referendario emesso dal Collegio dei Garanti del Comune di Cusano Milanino l’8 luglio 2011.

    Il Giudice Silvia Russo della prima sezione del Tribunale Civile di Monza, dopo le udienze del 9 novembre e del 6 dicembre, esaminati gli atti e sentite la parti, ha emesso la seguente ordinanza:

    «In accoglimento del ricorso, accertata la illegittimità della decisione assunta dal Collegio dei Garanti del referendum del Comune di Cusano Milanino, dichiara la ammissibilità del quesito referendario proposto dal Comitato promotore del referendum per il recupero e la valorizzazione ambientale dell’area industriale dismessa “ex Pirelli”; per l’effetto, ordina al Comune di Cusano Milanino di indire il suddetto referendum nel rispetto delle procedure di cui al regolamento per l’Attuazione del referendum approvato con delibera CC n. 7393 del 21 febbraio 1992 e integrato con delibera CC n. 7410 del 22 maggio 1992.»

    Nella motivazione del proprio provvedimento il Tribunale di Monza ha riconosciuto la fondatezza di tutte le critiche che il Comitato aveva mosso nei confronti del parere negativo espresso a maggioranza dal Collegio dei Garanti, osservando quanto segue:

    a) Il quesito referendario non è finalizzato a far abrogare atti dell’amministrazione;

    b) Il quesito non crea, quindi, alcun danno finanziario per l’amministrazione;

    c) Il quesito non pregiudica diritti di terzi;

    d) Il quesito si inserisce legittimamente nel procedimento di approvazione del nuovo PGT e costituisce uno strumento di partecipazione popolare alle scelte urbanistiche del Comune conforme sia allo Statuto Comunale che alla Legge Regionale 12/2005, finalizzato alla necessaria perequazione tra interessi privati e interessi della collettività.

    Siamo soddisfatti dell’esito di questa vicenda che vede così escluso il rischio che si era prefigurato: impedire ai cittadini il ricorso al referendum e vedersi negata la possibilità di esprimere la propria opinione sul tema importante del recupero dell’area ex Pirelli.

    Il referendum probabilmente si farà. Fino a quella data noi continueremo la nostra campagna per dare un’informazione chiara e corretta e divulgare le nostre ragioni.

    Ci preme sottolineare fin d’ora l’importanza della partecipazione di tutti alla consultazione. L’uso della democrazia diretta è un innanzitutto un impegno personale e proprio per questo deve essere compiuto.

    Un ringraziamento non formale all’avv. Steno Dondè e alla dott.ssa Aurora Borghesani che hanno sostenuto e vinto questa causa.

    Il Comitato promotore

    Cusano Milanino, 16 dicembre 2011

    Qui il sito del comitato:

    https://sites.google.com/site/cusanoexpirelli/home

    Qui il comunicato del sindaco. Notare come ipocritamente tenti di dire che il referendum è un costo eccessivo e che pure il ricorso in tribunale è un costo eccessivo per il comune.

    http://www.comune.cusano-milanino.mi.it/spipnew/spip.php?article1412

    Edit del 22-01-12

    L’articolo su Il Giorno. La data per il referendum è fissata per il 1° aprile 2012. Inoltre parlano di 120.000 euro. Con 20.000 abitanti. Nel 2005 Rovereto con 36.000 abitanti spese 31.600 euro. Forse che la democrazia a Cusano Milanino costa di più che a Rovereto?

    Alcune ipotesi:

    - il Sindaco dice bugie oppure
    - il Sindaco è incompetente oppure
    - la democrazia a Cusano Milanino costa 8 volte di più che a Rovereto oppure
    - i referendum in Lombardia sono gestiti dalla ‘ndrangheta.

    2012_01_21 il giorno

    Postato in democrazia diretta, referendum

    La Scozia, il referendum (plebiscito) per l’indipendenza e i giochi dei partiti

    9 Gennaio 2012 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    Scotland

    i fatti: dal 1998 gli Scozzesi hanno una automia molto spinta, che chiamano “Devolution”, ottenuta dopo un referendum consultivo del 1997. Hanno un parlamento scozzese, ma non hanno l’autonomia finanziaria dal Regno Unito.

    Nel maggio 2011 il partito nazionalista scozzese, lo Scottish National Party (SNP) ha vinto le elezioni scozzesi con il 45% dei voti. Poichè come in Italia c’è un premio di maggioranza per il vincitore, il SNP ha 69 membri su 129, ossia la maggioranza assoluta, per cui governa da solo la Scozia.

    Uno dei cavalli di battaglia del SNP prima delle elezioni era la richiesta di indire un referendum (in realtà visto che è calato dall’alto dai governanti, e non richiesto dai cittadini, un PLEBISCITO) sulla indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Non aveva specificato quando. Ora sembra orientato a tenerlo nel penultimo anno di questa legislatura di 4 anni, ossia nel 2014. Il 2014 coincidenza è anche il 700° anniversario della battaglia Bannockburn che aveva permesso di mantenere allora l’indipendenza.

    I sondaggi dicono che i cittadini scozzesi sono nella stragrande maggioranza favorevoli a rimanere nel Regno Unito, solo dal 28% al 38% vorrebbero l’indipendenza.

    In questi giorni il governo britannico chiede che venga fissata la data del referendum entro 18 mesi, ossia un anno prima di quanto ha programmato di fare il SNP. L’SNP ovviamente risponde in maniera indignata parlando di interferenze nella democrazia scozzese, da parte di partiti come il Conservatore e Liberali che in Scozia hanno rispettivamente 15 e 5 membri del parlamento.

    Finiti i fatti il commento. I partiti SNP, Conservatore e Liberali stanno giocando con strumenti di democrazia diretta o simili. Infatti parlano di plebiscito (votazione popolare indetta da chi governa) ma lo chiamano referendum. Parlano di date favorevoli per il SNP il 2014 (penultimo anno di governo e 700° anniversario della battaglia per indipendenza) e favorevoli per i conservatori e liberarli (entro il 2013) con sondaggi che mostrano attualmente scarso sostegno all’idea dell’indipendenza. Inoltre discutono se introdurre oltre al SI o NO secco all’indipendenza (Conservatori e Liberali) una terza domanda più soft che chieda solo l’indipendenza finanziaria e fiscale (l’SNP). Il motivo è ovvio. Stanno tramutando questa consultazione dei cittadini da un fatto di democrazia diretta a un fatto di sostegno o distruzione di un partito.

    Quindi questi partiti utilizzano gli strumenti di democrazia diretta (anzi finti strumenti di democrazia diretta come il plebiscito), solo per rafforzare il loro potere, non certo per una sincera voglia di democrazia.

    Postato in democrazia tradita, referendum

    bozza 022 iniziativa quorum zero e più democrazia e ricerca nuova data incontro

    3 Gennaio 2012 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    22 democrazia diretta

    oggi ci siamo incontrati nella 16^ riunione skype, poi siamo passati su voxli perchè eravamo in numero troppo alto per skype.

    Abbiamo deciso di introdurre il Referendum Propositivo che abbiamo chiamato articolo 74 bis.

    Questo il testo dell’articolo:

    Art. 74 bis – È indetto referendum popolare propositivo per deliberare in tutto od in parte una nuova legge od atto avente valore di legge oppure per deliberare la modifica di un analogo provvedimento vigente, quando lo richiedono il 2% degli elettori o 3 Consigli regionali.

    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    In caso di esito positivo, il legislatore è tenuto a dare attuazione al referendum entro 90 giorni dallo spoglio delle schede. Il legislatore non può modificare o derogare il referendum propositivo prima che siano trascorsi 10 anni dalla sua entrata in vigore. Il referendum propositivo è modificabile o derogabile da un altro referendum in qualsiasi momento.

    Qui la bozza 022

    022 iniziativa quorum zero e più democrazia

    Decidiamo il prossimo incontro qui:

    http://www.doodle.com/p9kkrr26g6kk7uxy

    Dobbiamo ancora valutare se inserire questi:

    «Art. 75 ter. – La raccolta delle firme a sostegno delle richieste di referendum e delle iniziative di legge popolare a livello locale o nazionale, può avvenire su supporto sia cartaceo che elettronico-informatico.La legge definirà le forme più funzionali ed economiche per consentire le votazioni popolari.».

    Diventa:

    «Art. 75 ter. – La raccolta delle firme a sostegno delle richieste di referendum e delle iniziative di legge popolare a livello locale o nazionale, può avvenire su supporto sia cartaceo che elettronico-informatico.

    Le firme possono essere autenticate da un cittadino o cittadina iscritto/a nelle liste elettorali del comune che su sua richiesta è stato/a all’uopo incaricato/a entro 3 giorni dal/la sindaco. La cittadina o il cittadino incaricata/o dal sindaco esercita una funzione pubblica ed è quindi soggetta/o alle norme, doveri e responsabilità penale validi per l’esercizio di dette funzioni.

    La legge definirà le forme più funzionali ed economiche per consentire le votazioni popolari.».

    Su esempio della legge sudtirolese così chiediamo che i cittadini possano diventare autenticatori.
    Art. 75 yyy Se non viene raggiunto il numero di firme richiesto per il referendum propositivo, bensì solo quello richiesto per l’iniziativa popolare a voto popolare la richiesta può essere modificata in richiesta di iniziativa popolare a voto popolare. Se non viene raggiunto il numero di firme richiesto per l’iniziativa popolare a voto popolare la richiesta può essere modificata in una iniziativa a voto parlamentare oppure, se non viene raggiunto il numero di firme previste per la iniziativa popolare a voto parlamentare la richiesta può essere modificata in petizione. Su esempio della legge sudtirolese, così se non si raccolgono il 2% di firme si usa lo strumento che prevede 1% se neppure, allora lo strumento che prevede 0,1% e altrimenti la petizione. Così non si butta nessuna firma raccolta

    Postato in democrazia diretta, iniziativa di legge popolare

    Il PD vuole porre ostacoli alla raccolta firme per i referendum: paura dei cittadini?

    19 Dicembre 2011 // 5 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    nell’aprile 2011 il capogruppo del PD Franceschini (non quindi un deputato qualunque, ma colui che rappresenta tutti i deputati del PD e quindi il loro pensiero), ha presentato una assurda legge che vuole rendere più difficili le già difficili procedure per la raccolta delle firme per i referendum.

    franceschini dario-thumb

    Mentre in Svizzera chiunque può raccogliere le firme, che poi vengono verificate tutte a campione dagli uffici elettorali confrontandole agli appositi registri firme, addirittura pubblicano il modulo sui giornali su una pagina fronte retro e ai cittadini basta ritagliarla e compilarla con le firme, e in California le petizioni per le raccolte firme per le revoche e i referendum vengono raccolte anche mandando le schede via internet, e la verifica viene fatta a posteriori e mentre in Europa (e quindi anche in Italia) per la Iniziativa dei Cittadini Europei – ICE – dal 2012 sarà prevista anche la raccolta via internet con procedure certificate, mentre tutto questo avviene nel mondo, Franceschini, capogruppo del PD propone misure più restrittive.

    Propone che solo i Sindaci e i funzionari comunali nominati da loro possano legalmente raccogliere firme (oltre a Notai, Segretari Comunali e Cancellieri dei Tribunali che notoriamente non partecipano MAI alla raccolta firme). E la cosa più VERGOGNOSA è che dice che la motivazione è quella di impedire abusi nella presentazione delle liste elettorali. E dimentica la soluzione più banale: obbligare a un controllo a posteriori, aumentare la pena per chi imbroglia, oggi inesistente e soprattutto il carattere di urgenza dell’esame e dell’eventuale processo (il Piemonte oggi è governato dal centro destra grazie a una lista che si è presentata con firme false – l’esito del processo avverrà a fine mandato, ossia dopo più di 5 anni).

    Chi ha mai raccolto firme per referendum sa che ciò distruggerà per sempre la possibilità di usare questo strumento.

    Mi torna in mente il caso di Rovereto, dove dopo aver raccolto con notevole fatica le firme per 4 referendum comunali, tutti i partiti – escluso i verdi – , tra cui il PD, improvvisamente aumentarono quasi triplicando il numero delle firme necessarie per attivare i referendum, con la motivazione che nel futuro avrebbero abbassato il quorum. Questo nel 2009. Il quorum nel frattempo è rimasto com’era al 50% mentre le firme sono triplicate.

    Questa è PAURA DEI CITTADINI, PAURA DELLA DEMOCRAZIA, il resto sono chiacchere.

    Questa è la vergognosa proposta di legge FRANCESCHINI:

    proposta di legge Franceschini

    E condivido quanto scritto da Antonio Di Pietro:

    Zitto zitto, il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha presentato alla commissione Affari costituzionali della Camera una legge fatta apposta per togliere un altro po’ di democrazia e di potere ai cittadini . Se verrà approvata, il compito di verificare l’autenticità delle firme per i referendum non sarà più dei consiglieri comunali e provinciali ma solo dei sindaci e dei funzionari da loro delegati.
    Anche i bambini capiscono che in questo modo il potere dei partiti sulla possibilità di indire referendum si moltiplicherà. I quesiti che non piacciono né al Pd né al Pdl verranno semplicemente fucilati dai primi cittadini. E di quesiti di quel genere ce ne sono tanti anche in tempi normali, quando non stanno come adesso nella stessa maggioranza.
    Altra logica dietro la presentazione di questa legge non ci può essere. Perché mai affidare il potere di convalidare le firme solo ai sindaci dovrebbe garantire un miglior controllo, infatti, lo sa solo Franceschini.
    Così in realtà si toglie la principale caratteristica alla raccolta di firme: il volontariato. Infatti sono perloppiù volontari i cittadini che si adoperano per spiegare i quesiti e chiedere le firme, e lo fanno per senso civico e passione politica. I sindaci non potranno stare appresso a tutti i banchetti e i funzionari vorranno essere pagati per gli straordinari. Da chi? Dai Comuni che sono senza risorse? Dai volontari promotori? Anche se fossero solo 15 euro a banchetto si tratterebbe di centinaia di migliaia di euro che nessun comitato promotore formato solo da cittadini sarebbe in grado di pagare.
    Qualche giornale ha scritto che questo è un dispetto all’Italia dei Valori. Non è vero. La norma ammazza-referendum è un dispetto fatto proprio a quei cittadini che grazie alla raccolta firme referendaria hanno bocciato il nucleare, difeso l’acqua e i beni pubblici, affondato le leggi ad personam, chiesto di poter votare con una legge elettorale democratica.
    Non sono tutti elettori dell’IdV. Sono di tutti i partiti, moltissimi del Pd ma molti anche del Pdl. Senza contare coloro, e sono numerosissimi, che non si sentono rappresentati da nessun partito. E’ a tutti loro che il capogruppo democratico vuol fare non un dispetto ma un gravissimo torto.
    A loro e alla democrazia, di cui in questo Paese tutti i partiti parlano ma sembra che pochi la sopportino. Prima si sono fatti una legge elettorale che riempie il Parlamento di nominati invece che di eletti dal popolo. Ci vorrebbero non più di due settimane per cambiarla e ripristinare, per prima cosa, le preferenze. Diciamo le cose come stanno: se non lo si fa è perché a quasi tutti i partiti il potere di nominare i parlamentari va benissimo.
    Poi è arrivato un governo composto da persone anche loro nominate e non elette da nessuno. Quindi quel governo ha imposto una manovra pesantissima, che cambia la vita di milioni di italiani, praticamente senza passare per il Parlamento. Adesso vogliono togliere anche quel poco di democrazia diretta che c’è grazie ai referendum.
    Io non voglio fare troppa polemica, ma mi permetto di dire a Dario Franceschini che non è così che si salva l’Italia. Così, amici del Pd, la si condanna.

    Postato in crisi dem. rappresentativa, referendum

    Abbiamo terminato la stesura della legge costituzionale di iniziativa popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta

    2 Dicembre 2011 // 4 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    legge democrazia diretta

    ieri 2 dicembre 2011 abbiamo terminato la stesura della legge costituzionale di iniziativa popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta. Avevamo iniziato la discussione online nel giugno 2011, poi abbiamo continuato nell’apposito forum, con 2 incontri dal vivo e con 12 incontri su skype e con innumerevoli scambi di email tra i componenti del gruppo che stava lavorando attivamente.

    Questa bozza 017 quasi finale ha come novità l’art. 50 che parla delle petizioni, in cui noi abbiamo specificato che possono essere iniziate da residenti e non solo da cittadini e dai 16 anni in su. E inoltre, importante, abbiamo scritto che ci deve essere risposta alla petizione entro 3 mesi.

    Inoltre abbiamo stabilito come deve essere scritto l’art. 138 per la revisione della costituzione, che ora prevede il diritto di iniziativa popolare con esito la votazione.

    Qui la bozza 017 con tutti gli articoli discussi:

    scarica qui la bozza 017 legge quorum DD

    Manca ancora una illustrazione completa della proposta e una illustrazione sintetica e poi dobbiamo stabilire come procedere per attivarci a raccogliere le firme. L’idea era di partire da gennaio e terminare a giugno 2012 in coincidenza della seconda Settimana della Democrazia Diretta.

    Per decidere questi passi ulteriori, ci si trova su doodle. Indichiamo la data che ognuno di noi preferisce qui e se è la prima volta, il nome del contatto skype.

    http://www.doodle.com/6zx72fzysrkpnxef

    Postato in democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum, revoca degli eletti

    Stuttgart 21 – Il referendum per la nuova stazione di Stoccarda: un esempio di democrazia diretta in funzione

    1 Dicembre 2011 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    il 27 Novembre 2011 nel lander del Baden-Württemberg si è tenuto un importante referendum per decidere se realizzare oppure no il progetto Stuttgart 21. Un megaprogetto riguardante la costruzione di una nuova stazione ferroviaria che prevedeva anche l’alta velocità,  che aveva suscitato dubbi, perplessità, sostegno e opposizione. Invece di fermarsi alle sole proteste, i cittadini hanno fatto uso dello strumento del referendum. E l’esito è stato che i cittadini del Laender vogliono a grande maggioranza che questo progetto venga realizzato. Questo ha messo in evidenza alcune cose interessanti:

    1. la democrazia diretta non si presta facilmente a considerazioni partitiche. Gli iniziatori del referendum (vicini al partito Verde) avevano i sondaggi a favore, ma la maggioranza dei votanti ha detto che si deve procedere. E i promotori del referendum hanno comunque accettato democraticamente l’esito.

    2. il presidente del Laender ha detto chiaramente che si deve togliere il quorum dallo strumento referendario. Un ulteriore passo verso una migliore democrazia nel mondo…

    3. con un referendum realizzato con trasparenza e chiarezza, si possono prendere decisioni importanti anche del valore di miliardi di euro. E una volta prese le decisioni con maggioranza democratica, esse possono venire attuate più speditamente.

    Ecco l’immagine con la scheda del referendum:

    stutgart 21

    Questa l’immagine di ringraziamento post – voto del comitato a favore del progetto e quindi del voto NO

    stuttgart 21 danke

    Questo è un interessante video di EuroNews prima del voto:

    e questo di alcune settimane fa:

    E questo un articolo de L’unità

    In Germania nel referendum sulla Tav a sorpresa hanno vinto i favorevoli all’alta velocità. A Stoccarda verrà realizzato il progetto contestato dagli ambientalisti.

    In Germania nel referendum sulla Tav hanno vinto i favorevoli all’alta velocità. Gli elettori del Baden-Württemberg che oggi si sono recati alle urne per il primo referendum della storia della regione, dovevano rispondere con un Sì, o con un No, al quesito se il governo potesse avvalersi del diritto di recesso per lo scioglimento degli accordi contrattuali con gli obblighi finanziari del Paese riguardo al progetto ferroviario “Stuttgart 21”.

    A sorpresa hanno vinto i No, il che significa che il nodo ferroviario di Stoccarda verrà realizzato secondo il progetto tanto contestato dagli ambientalisti. “Stuttgart 21”, come la Tav in Valsusa, è parte integrante delle infrastrutture sull’alta velocità incentivate dall’UE. Secondo gli ideatori, si tratta di uno degli snodi irrinunciabili per la futura mobilità della linea Budapest-Parigi e la modernizzazione dell’intera rete ferroviaria europea. Il progetto, mai stato accettato dai movimenti ecologisti, per anni ha finito col condizionare l’intera agenda politica della capitale industriale della Germania. Tanto che l’ultima tornata elettorale della scorsa primavera, vide i Verdi, convinti oppositori dell’alta velocità e animatori del movimento contrario a “Stuttgart 21”, trionfare su tutte le altre forze politiche.

    Un risultato che permise alla sinistra di destituire la CDU che aveva governato la regione ininterrottamente dal 1948. Subito dopo le elezioni, SPD e Grünen, partner di governo, ma con posizioni antitetiche sull’alta velocità, arrivarono alla soluzione di un referendum popolare che permettesse ai cittadini di esprimersi sull’opera e alle segreterie dei due partiti di evitare scontri che avrebbero potuto mettere a rischio la tenuta del governo regionale. Durante la campagna referendaria, a parte i Grünen naturalmente, i partiti hanno fatto di tutto per tenere sottotono la consultazione e vanificare il risultato con l’astensionismo. Ora, alla luce dei risultati, con i favorevoli alla costruzione dell’opera poco sotto il 60 percento, si può dire che evidentemente nessuno aveva chiaro il quadro della situazione.

    La CDU, e ancora meno l’SPD, hanno evitato di esporsi in una battaglia che ritenevano troppo rischiosa. Il movimento SìTav, forse convinto di andare incontro ad una sconfitta, solo alla fine ha cercato di utilizzare simboli e valori del movimento ecologista nel tentativo di creare una breccia nei sentimenti ambientalisti degli indecisi. E così, i favorevoli alla Tav hanno tappezzato le città di manifesti che eleggevano i sostenitori dell’alta velocità a campioni dell’ecologismo: “Più parchi e meno binari”, il loro slogan più riuscito. A sostegno della necessità dell’opera hanno portato anche il fatto che, secondo i progettisti di “Stuttgart 21”, gli attuali 17 binari della stazione di Stoccarda, diventeranno 8 e verranno interrati in maniera tale che la superficie del centro di Stoccarda sarà ampliata di 20 ettari che saranno usati, una parte, per creare nuovi spazi verdi, che ingrandiranno notevolmente il parco cittadino dello Schlosspark e, l’altra, per la realizzazione di unità abitative per 11.000 persone.

    “Ora, ci atterremo all’esito del referendum”, è stato il commento di Winfried Kretschmann, presidente del ricco Land del Sud della Germania. Indipendentemente dal risultato, il confronto, anche aspro, per il progetto ferroviario “è comunque stato un grande successo, perché in futuro non sarà più possibile far passare grandi opere senza il diretto coinvolgimento dei cittadini. Il prossimo passo per una democrazia compiuta –ha aggiunto Kretschmann- dovrebbe essere la completa abolizione del quorum, affinché l’astensionismo non venga più usato strumentalmente al fine di invalidare i risultati delle consultazioni referendarie”.

    Postato in democrazia diretta, democrazia diretta germania, esempi virtuosi

    legge per togliere quorum e migliorare la Democrazia Diretta: bozza 016, esito della riunione del 22 novembre e ricerca prossima data

    22 Novembre 2011 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    16

    incontro molto caldo, argomentato e combattuto, ma altamente democratico. Abbiamo modificato l’art. 73 nel comma 7 e l’art. 73 bis nel comma analogo, introducendo il decorso dei 12 mesi oltre i quali il parlamento deve discutere la proposta di legge dal deposito delle firme. Poi abbiamo discusso lungamente se adottare la soluzione svizzera di votazione in caso di proposta e controproposta oppura la nostra come scritta nell’art. 73 bis. Alla fine abbiamo deciso di mantenere la nostra soluzione. Abbiamo modificato l’art. 75 bis scrivendolo in forma più leggibile. Abbiamo deciso di chiamare l’art 73 ter, 73 quater, 73 quinquies in 75 ter, 75 quater, 75 quinquies, perchè si riferivano anche agli articoli 75 e 75 bis e quindi dovevano essere scritti dopo di essi.

    Manca da completare l’art. 138, che però per coerenza dovrà adottare la soluzione di voto del 73 bis.

    Qui il documento 016

    016 legge quorum DD

    Qui la pagina su doodle su cui possiamo indicare la nostra scelta per il prossimo incontro su skype.

    http://www.doodle.com/h5uzg57hce532kf6

    Postato in democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum, revoca degli eletti

    Una finanza pubblica più sana dando più potere ai cittadini

    17 Novembre 2011 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    ricevo dall’amico Thomas Benedikter, condivido integralmente e molto volentieri pubblico.

    debito pubblico

    Una finanza pubblica più sana dando più potere ai cittadini

    L’argomento che attualmente domina il dibattito politico è la crisi di alcuni membri dell’Eurozona, dovuto ad un debito pubblico eccessivo, che mette in ballo la stabilità e la sostenibilità stessa della moneta unica europea. L’Italia è tornata a quota 120% di debito pubblico totale sul PIL, quasi uguagliando la quota della fine del 1994, dopo il breve primo governo Berlusconi (122%). Forse la storia si sta ripetendo. La politica dell’indebitamento è iniziata con la 1a Repubblica, che fino al 1992 aveva accumulato già il 98% di debito sul PIL. È poi allegramente proseguita con la 2a Repubblica, frenata dai governi Prodi, accelerata dai governi Berlusconi. Questa corsa all’indebitamento si consuma con il consenso tacito dei cittadini, che eleggono i partiti di loro fiducia. D’altronde, dalla politica economica e soprattutto dalla finanza pubblica i cittadini sono esclusi da ogni coinvolgimento diretto, tant’è vero che la Costituzione non consente referendum in materia tributaria. Alla luce degli ultimi sviluppi un provvedimento giustificato?

    L’indebitamento pubblico è un dato di fondo che pesa sulla nostra economia e incide nel portafoglio dei contribuenti. Benché fossero i contribuenti – o quelli odierni o quelli futuri – a pagare il conto finale, non sono ammessi ad esprimere la loro opinione specifica sulle decisioni di finanza pubblica. Anzi è uno degli spauracchi principali sbandierato quando si discute di rafforzare i diritti referendari dei cittadini, e cioè che i cittadini non debbano essere coinvolti nelle decisioni finanziarie e tributarie. In generale si paventa il rischio che più democrazia ridurrebbe la governabilità, e i cittadini, a differenza dei politici responsabili del bene comune, sarebbero sempre tentati a tagliarsi le imposte. I fatti confermano l’opposto: in Italia la materia fiscale e tributaria è totalmente esclusa dai referendum, i cittadini non hanno voce in capitolo di bilancio pubblico a nessun livello di governo. Lo Stato oggi è superindebitato perché lo hanno voluto i partiti di governo. Anche negli altri paese dell’UE, in cui l’Euro oggi è a rischio a causa del debito pubblico – la Spagna, il Portogallo, la Grecia – non si sono mai svolti referendum nazionali su questi argomenti e sulla spesa pubblica in generale. È l’esclusione dei cittadini da tutte le decisioni sulla politica finanziaria ad avere favorito il superindebitamento. Anziché chiedere il parere dei cittadini per via di un plebiscito – un referendum deciso dall’alto – sul programma di risparmio imposto dall’UE, quindi con la pistola puntata alla tempia, il governo Papandreou e i governi greci precedenti avrebbero fatto meglio di coinvolgere i cittadini già prima sulle grandi decisioni di politica economica, che dopo si sono trasformati in gravissime ipoteche per il bilancio nazionale e l’economia greca.

    Dall’altra parte ci sono paesi in cui i cittadini sono titolari del diritto di intervenire anche nella politica finanziaria e fiscale. In Svizzera i cittadini col referendum confermativo hanno il diritto di veto quando ritengono che i politici esagerano col prelievo fiscale o con la spesa pubblica, addossando troppi debiti sui bilanci pubblici, e quindi addossando troppi oneri sulle spalle dei futuri contribuenti, delle generazioni giovani. Con l’iniziativa popolare – in Italia di solito definito referendum propositivo – possono portare a votazione le loro proposte per un fisco più equo, per limitare i debiti, per indurre i politici ad una spesa più equa e equilibrata. Quindi da una parte uno strumento di veto, un freno di emergenza; dall’altra parte lo strumento propositivo, cioè l’acceleratore quando la classe politica, i partiti non si muovono. Infine in tanti Cantoni e tantissimi Comuni svizzeri esiste il referendum finanziario. Quando un progetto pubblico supera una predeterminata soglia di spesa obbligatoriamente i cittadini vengono chiamati ad esprimersi per via referendaria.

    Non solo questi diritti popolari, ma anche questi diritti e meccanismi hanno fatto della Svizzera uno dei paesi con minor indebitamento pubblico, con un livello impositivo più basso, con una maggior efficienza dell’amministrazione pubblica e stabilità dell’economia. Ci sono tutta una serie di ricerche non solo in Svizzera, ma anche in California e altri stati federati degli USA che comprovano questa dinamica; cioè dove funzionano bene i meccanismi di democrazia diretta ci sono:

    • meno spese pro capite per l’amministrazione pubblica e un livello contributivo minore

    • una distribuzione dei redditi più equa

    • più responsabilità dei cittadini per il fisco.

    In effetti si registra anche un effetto positivo nella lotta contro l’evasione fiscale. Nei Cantoni dove (continua…)

    Postato in democrazia diretta, democrazia diretta USA, democrazia svizzera, referendum

    Nasce a Sesto San Giovanni (MI) l’ass. Più Democrazia a Sesto San Giovanni

    9 Novembre 2011 // 3 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    l’8 novembre 2011 è nata a Sesto San Giovanni l’ass. Più Democrazia a Sesto San Giovanni. Un augurio di grandi successi nell’introdurre gli strumenti di democrazia funzionanti nel vostro comune, e che possa diventare da esempio per Milano!

    10

    Ecco la lettera con cui l’amico Dario Rinco me ne ha dato l’annuncio:

    Caro Paolo
    ho il piacere di annunciarti che oggi, 8 novembre 2011, si è costituita l’associazione Più Democrazia a Sesto San Giovanni. L’assemblea ha eletto Dario Rinco alla carica di presidente.
    In allegato ti invio copia dello statuto che è il frutto di tre serate di discussione e condivisione alla quale hanno partecipato, a rotazione, circa 30 cittadini.
    La prima azione dell’associazione sarà quella di raccogliere firme per la petizione allegata (richiesta di inserimento nello statuto comunale dell’iniziativa popolare  e richiesta di azzeramento del quorum nel referendum consultivo e abrogativo) e consegnarla al sindaco entro la fine di novembre 2011.
    Le attività previste per il prossimo anno sono l’organizzazione di:
    - “la parola ai cittadini” nei 5 quartieri di Sesto S.G.;
    -  disponibilità di una tappa della  futura “settimana nazionale della Democrazia Diretta 2012″.
    Ciao
    Dario
    Scarica qui lo Statuto dell’associazione Più Democrazia a Sesto San Giovanni

    statuto associazione più democrazia 08112011

    Scarica qui il testo della petizione che chiede iniziativa popolare e abolizione del quorum dai referendum comunali

    Petizione firma autenticata

    Postato in democrazia diretta, quorum, referendum

    Anche a San Marino vogliono togliere il quorum dai referendum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta

    7 Novembre 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    san-marino

    su segnalazione di Giacomo Volpinari, ho scoperto che anche nella repubblica di San Marino, c’è un gruppo di cittadini che ha presentato una proposta di legge popolare che chiede migliori strumenti di democrazia diretta e l’abolizione del quorum. Ottimo esempio anche per noi italiani.

    Il 27 marzo 2011 a San Marino si è tenuto un referendum a protezione dei beni dello stato. Si è raggiunta l’affluenza del 36.90 % e si è superato l’attuale quorum previsto a San Marino che è del 32%.

    Ma il comitato dei cittadini che aveva promosso il referendum, dopo aver vissuto in prima persona l’assurdità della presenza del quorum, che permette ai sostenitori del NO di vincere facilmente semplicemente con un invito al boicottaggio, ha presentato il 6 ottobre 2011 una proposta di legge popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta esistenti.

    Ecco la notizia su: www.libertas.sm

    Niente più quorum nei referendum / Presentata la legge “popolare” / Michelotti: “Servono nuove regole per autotutelarsi dalla casta: classe politica vecchia e stantia che pensa prima a se stessa e non al Paese”

    Niente più quorum per i referendum, votazione con scheda elettronica negli uffici postali e al massimo una sola tornata di voto all’anno. Sono questi alcuni degli aspetti principali della proposta di legge popolare realizzata dal comitato referendario del 27 marzo scorso, che anziché sciogliersi dopo l’esito positivo, ha deciso invece di insistere per arrivare a cambiare addirittura l’istituto referendario. Perché ogni tanto “va tolta alla casta la delega in bianco concessa durante il voto”. A sostenerlo sono Augusto Michelotti dell’associazione Micologica e Pier Marino Bacciocchi. Ed è proprio Michelotti che, oltre ad aver partecipato alla sfilata di protesta durante l’insediamento della nuova Reggenza, va giù duro con le critiche alla casta: “Questa classe politica è vecchia e stantia. Va a 20 chilometri all’ora quando il mondo viaggia a 200. Così siamo sempre indietro. Inoltre pensano sempre prima ai loro interessi piuttosto che a quelli del Paese”.

    Riporto qui la proposta di legge e la sua relazione introduttiva, perchè può servire come esempio a tutti noi:

    PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER LA MODIFICA DELLA VIGENTE NORMATIVA IN MATERIA DI REFERENDUM

    RELAZIONE

    La proposta di legge di iniziativa popolare è presentata a norma degli artt. 33 e 34 della vigente legge 28 novembre 1994, n. 101, con lo scopo di rendere più agevole, da parte della cittadinanza, il ricorso ad uno strumento di democrazia diretta quale quello del Referendum.

    Senza soffermarci sull’analisi della validità democratica dell’istituto referendario, che certamente sarà svolta dalle forze politiche consiliari chiamate a pronunziarsi sulla nostra iniziativa, i sottoscritti promotori intendono far presente – nei punti che seguono – all’organismo parlamentare quelle che sono le modifiche più significative all’attuale assetto legislativo in materia referendaria.

    I -  Per quanto concerne il referendum abrogativo di iniziativa popolare, è stato previsto un diverso iter per il giudizio di ammissibilità. In base alla presente proposta infatti è stato ripristinato il giudizio del Collegio Garante all’atto del deposito del quesito e prima della raccolta delle firme. Tale procedura è stata prevista anche per i referendum confermativo e per quello propositivo e di indirizzo. Inoltre è stato previsto un perentorio termine di trenta giorni, sempre prima della raccolta delle firme, concesso al Governo per emanare e sottoporre a ratifica un decreto che recepisca sostanzialmente e completamente la proposta referendaria. Le modifiche qui indicate hanno l’evidente scopo di evitare una dispendiosa ed impegnativa raccolta di firme per lo svolgimento del referendum, con il rischio che il quesito sia dichiarato inammissibile o che il Governo accolga, prima delle firme, il quesito proposto non per considerazioni di merito, ma solo dopo aver tentato di evitarlo nella speranza che il Comitato non riesca a raggiungere il numero di firme necessario. Infine, la verifica della regolarità delle firme è affidata al Dirigente dell’Ufficio di Presidenza, in collaborazione con l’Ufficio Elettorale.

    II – Altra modifica sostanziale è quella relativa al quorum. Con la presente proposta infatti, il referendum viene considerato validamente svolto qualunque sia il numero degli elettori che vi partecipano, evitando così di considerare impropriamente l’astensione come espressione negativa alla proposta referendaria. La proposta è approvata se la maggioranza dei voti validi si è espressa per l’accoglimento del quesito. Osserviamo a tal proposito che il ricorso al quorum per la partecipazione dell’elettorato non ha riconoscimento nella legislazione legata alla materia elettorale. Infatti, le stesse elezioni politiche, principale espressione democratica, non tengono conto del quorum di partecipazione in linea generale (nel senso che i risultati sono sempre definitivi e rispettati qualsiasi partecipazione si sia verificata) mentre anche nelle comunicazioni ufficiali ogni partito viene rappresentato con la percentuale che emerge dal calcolo effettuato sul numero dei votanti e non sul totale degli iscritti a votare. Anche la maggioranza consiliare di oggi, ed alcune del passato, non rappresentano più del 50% del corpo elettorale, se il conteggio venisse effettuato sulla base degli iscritti al voto e non dei votanti (come accade oggi). Riconoscere la validità al referendum in condizioni di scarsa affluenza resta comunque il riconoscimento di una volontà popolare che tiene conto di chi partecipa e si interessa e non tiene conto degli indifferenti ed agnostici sull’argomento in discussione, che invece, in base alla legge vigente in materia referendaria, finiscono per essere compresi in maniera totale, mentre in realtà sono “indifferenti” al problema. (continua…)

    Postato in democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum

    Ecco la proposta di introduzione della revoca fatta a Morciano (RN)

    30 Ottobre 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    il 27 ottobre 2011 a Morciano (RN), Hossein Fayaz, ha chiesto l’introduzione dei referendum propositivi e la realizzazione del Regolamento dei Referendum e l’introduzione della Revoca degli Eletti.

    Pilatesca, ridicola, falsa, ma scontata la risposta del sindaco Battazza: “…finora non esiste nell’ordinamento italiano. Per inserirla, occorre avviare una campagna di carattere nazionale. Lo devono decidere in Parlamento.

    Ecco il resoconto di Hossein e un paio di articoli dei giornali locali mandati da Fabio Bartolini. Nel Corriere di Rimini, arrivano a definire la revoca: “teorizzazioni dei grillini piemontesi”. Alla faccia della competenza e dell’obiettività che dovrebbero avere i giornalisti.

    Cara amica/caro amico,

    Buon giorno. In allegato e di seguito, invio il mio intervento al Consiglio comunale aperto di ieri sera giovedì 27 ottobre 2011, presso la sala (continua…)

    Postato in democrazia diretta, esempi virtuosi, referendum, revoca degli eletti

    Il M5S di Marina di Carrara con La Parola ai Cittadini sta creando il programma elettorale. E vuole iniziare un referendum. E vuole togliere il quorum…

    29 Ottobre 2011 // 5 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    marina carrara

    gli amici di Marina di Carrara, dove ero stato il 30 aprile 2011, stanno pensando in grande. Faranno una serie di incontri partecipativi aperti a tutti i cittadini chiamati “La Parola ai Cittadini” in tutti i quartieri. Da questi incontri ricaveranno il loro programma elettorale, infatti hanno deciso di partecipare alle elezioni del 2012. Inoltre avvieranno un referendum sul porto turistico e hanno annunciato che uno dei punti fondamentali del loro programma, sarà quello di chiedere maggiori strumenti di democrazia diretta, senza la presenza del quorum! Un bellissimo inizio per un’avventura che sarà lunga e faticosa, ma sono certo che riserverà grandi soddisfazioni a quel bel gruppo e sarà di enorme beneficio per l’intera città. Auguro per il bene della città che molti di loro vengano eletti e che possano attuare il programma che stanno elaborando e tutti i punti sulla democrazia diretta. E magari primi in Italia a livello comunale, che riescano a introdurre lo strumento della revoca degli eletti.

    Postato in democrazia diretta, parola ai cittadini, quorum, referendum

    A Morciano (RN) il 27 ottobre 2011 viene chiesto di introdurre la revoca nel comune. Prima volta in Italia a livello comunale!

    26 Ottobre 2011 // 4 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    convocazione CC aperto 27102011

    giovedì 27 ottobre 2011 durante il Consiglio Comunale Aperto di Morciano (RN) per la prima volta in Italia verrà richiesto ufficialmente l’introduzione dello strumento della revoca degli eletti. E’ la prima volta in Italia a livello comunale. Questo grazie ad Hossein Fayaz del Comitato per la difesa dei diritti del cittadino. Non credo proprio che la giunta comunale e il consiglio comunale, approveranno la proposta, ma da qualche parte bisognava iniziare. Anche negli Stati Uniti dove questo strumento esiste in moltissime città, alla fine del 1800 si è cominciato a considerarlo, poi a discuterlo, poi a proporlo ed infine è entrato nella mente e nei cuori dei cittadini e anche dentro alle istituzioni. Nel gennaio 2011, grazie a Davide Bono, consigliere regione piemonte del M5S era stata fatta la prima mozione in assoluto in Italia su questo argomento in qualsiasi istituzione. Giovedì 27 ottobre 2011, si entra per la prima volta in un comune con una identica proposta. Sono sicuro che molte altre città seguiranno; chi sarà la seconda? Il primo passo che dobbiamo fare noi cittadini è quello di informarci. Ad esempio leggendo il capitolo sulla revoca del libro “Democrazia dei Cittadini” scaricabile gratuitamente qui: http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Nei prossimi giorni inserirò il video della serata. Purtroppo gli amici di Morciano in Comune non possono realizzare la diretta video in streaming per esplicito volere degli amministratori.

    Questo il modulo che i cittadini hanno riempito per poter fare una proposta (lo metto come esempio, magari da riprodurre più amichevolmente):

    Modulo istanza consiglio comunale aperto

    Un grande in bocca al lupo ad Hossein, che ha mostrato un esempio da seguire da tutti noi!

    Ecco la lettera inviata da Hossein:

    Cara amica/Caro amico,

    Buon giorno. Augurandomi di fare una cosa gradita, in allegato invio il nostro Comunicato Stampa dal titolo: “Perché chiediamo più democrazia nel nostro Comune?”, riguardo al Consiglio comunale aperto ai cittadini di giovedì sera, 27 ottobre, alle ore 20:30, presso la sala consigliare del Municipio di Morciano di Romagna.
    Con la preghiera di divulgazione.

    Grazie e Cordiali Saluti.
    Hossein Fayaz
    “Comitato per la difesa dei diritti del cittadino”.

    Perché chiediamo più democrazia nel nostro Comune?

    È stato accertato che nei Paesi e nei Comuni la presenza di una maggiore democrazia e partecipazione dei cittadini è sinonimo di maggiore prosperità, benessere, coesione sociale e felicità degli abitanti. Per questa ragione nel Consiglio comunale aperto convocato per giovedì sera 27 ottobre, alle ore 20:30, in Municipio, proponiamo che vengono inseriti altri due basilari articoli di “Democrazia Diretta” nello Statuto comunale di Morciano di Romagna: primo, il Referendum Propositivo; secondo, l’Elezione di Revoca del mandato dell’eletto per la giusta causa. (continua…)

    Postato in democrazia dal basso in Italia, democrazia diretta, esempi virtuosi, quorum, revoca degli eletti

    legge per la democrazia diretta: bozza 011. Prossimo incontro skype il martedì 25 ottobre ore 21

    19 Ottobre 2011 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    11

    ottimo incontro, estremamente produttivo, quello del 18 ottobre 2011 via skype riguardante la legge di iniziativa popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta. Risolto ogni problema tecnico abbiamo potuto concentrarci solo sulla discussione. Abbiamo rivisto e approvato gli art. 67 (revoca degli eletti), 69 (indennità degli eletti), 70 (funzione legislativa), 71 (iniziativa delle leggi), 73 (iniziativa di legge popolare a voto parlamentare), 73 bis (iniziativa di legge popolare a voto popolare), 73 ter (firme elettroniche), 73 quater (materie di competenza), 73 quinquies (libretto informativo).

    Dalla discussione di ieri sera è uscita la bozza 011. Il prossimo incontro skype sarà martedì 25 ottobre ore 21. Chi vuole partecipare, è utile che lo segnali agli altri qui su doodle:

    http://www.doodle.com/kv8zmz3tk2zdxkck

    Abbiamo deciso che nella prossima riunione gli articoli dal 67 al 73 quinquies non verranno discussi.
    Cominceremo la discussione dall’art. 74 in avanti.

    Questo il documento 011 che invito tutti a scaricarsi e a leggere e magari a commentare.

    bozza 011 della legge di iniziativa popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta

    Postato in Senza categoria, democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum, revoca degli eletti

    Incontro skype per discutere legge democrazia diretta: martedì 18 – 10 -2011 ore 21

    16 Ottobre 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    audio-conference

    prossimo incontro skype per discutere la legge di iniziativa popolare per migliorare la democrazia diretta si terrà il martedì 18 ottobre 2011 ore 21.

    Per partecipare occorre iscriversi qui:

    http://doodle.com/yuiz36xmxvzn6s6p

    scrivendo il proprio nome skype

    La bozza da cui partiremo per la discussione è la 010 che si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/010-legge-quorum-DD.doc

    Postato in Senza categoria, democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, revoca degli eletti

    Ecco i commenti arrivati finora alla legge per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta

    10 Ottobre 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    OK

    alcuni giorni fa, avevo postato la bozza 009 della legge di iniziativa popolare, chiedendo commenti.

    Ecco qui la bozza 009 con tutti i commenti arrivati fino alla sera del 10/10/11. Nei prossimi giorni proverò a proporre una nuova bozza che tenga conto di quei commenti, su cui continuare a discutere.

    009-legge-quorum-DD tutti i commenti fino al 10:10

    Postato in democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum, revoca degli eletti