• L’iniziativa europea inizia dal 1 aprile 2012: un milione di firme raccolte anche in via digitale

    21 Luglio 2011 // 3 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    ho scoperto una piccola cosa, forse già nota a molti, ma che è in ogni caso fondamentale. Come molti sapevano, dal 1 Aprile 2012 entrerà in vigore l’Iniziativa dei Cittadini Europea (ICE). Con questo strumento i cittadini europei potranno fare delle proposte di legge alla Commissione Europea, che dovrà discuterla e votarla.

    Questo l’articolo del Trattato di Lisbona che la prevede:

    Articolo 11, paragrafo 4, del Trattato sull’Unione europea (TUE).

    Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati.

    C’è un aspetto particolarmente interessante:

    Il milione di firme dei cittadini europei, può essere raccolto nel metodo tradizionale cartaceo, ma anche tramite internet.

    Il regolamento ICE prevede, per la raccolta delle dichiarazioni di sostegno con quest’ultima modalità, un quadro giuridico e un sistema elettronico del tutto nuovi. La Commissione, infatti, sta sviluppando un software con codice sorgente aperto per raccogliere le “firme” online, che sarà messo gratuitamente a disposizione degli organizzatori, i quali sono peraltro liberi di sviluppare a tal fine, se lo desiderano, un loro sistema.

    In ogni caso, gli organizzatori dovranno ottenere la certificazione del loro sistema di raccolta online da parte di uno Stato membro di loro scelta. Ciascuno Stato membro avrà infatti indicato un’autorità competente a rilasciare tale certificazione previa verifica della conformità del sistema a tutte le specifiche tecniche e a tutte le garanzie di protezione dei dati personali. La verifica dovrebbe avvenire nel giro di un mese.

    Questo significa che anche l’Italia, entro il 1 aprile 2012 dovrà permettere la raccolta di firme via internet, quindi senza autenticatore come previsto oggi per referendum e iniziative di legge popolare. Almeno per quanto riguarda l’iniziativa europea. Ma se viene introdotta questa procedura elettronica per questo strumento di democrazia diretta europeo, primo o poi dovrà essere introdotta anche per gli strumenti di democrazia diretta italiani.

    Intanto, per accelerare e spingere questa idea, si potrebbe introdurre questa procedura elettronica anche nella iniziativa di legge popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta.

    Si potrebbe scrivere un art. della Costituzione di questo tipo:

    art 71 bis

    Le firme per i referendum e le iniziative popolari sono raccolte su carta o tramite mezzi elettronici e/o informatici con le procedure previste per gli strumenti di democrazia diretta dell’Unione Europea.

    Chi vuole discutere questa idea, l’ho riportata anche sul forum qui:

    http://quorum.forumattivo.it/t96-art-71-bis-raccolta-firme-elettronica-e-cartacea-come-iniziativa-cittadini-europea-ice

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    Il Trattato di Lisbona istituisce l’ Iniziativa popolare europea

    16 Dicembre 2009 // 1 Commento »

    lisbonariporto qui molto volentieri un articolo scritto da Thomas Benedikter

    Il Trattato di Lisbona istituisce l’ „Iniziativa popolare europea“

    Un passo in avanti, ma troppo poco per un’Europa dei cittadini

    È un inizio. Il nuovo trattato comunitario di Lisbona apre una prima breccia alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica dell’UE. L’articolo 11, comma 4, prevede uno strumento innovativo che consente ai cittadini di tutti gli stati membri di intervenire attivamente: l’Iniziativa popolare europea (European Citizens’ Initiative). Almeno un milione di cittadini UE possono rivolgere alla Commissione l’invito di approvare una direttiva comunitaria. Purtroppo, questo tipo di iniziativa popolare non ha effetto vincolante. Non comporta altro che un obbligo per la Commissione UE ad occuparsi del quesito sollevato dai cittadini, ma non si specifica in che modo, cioè questa può accoglierlo, modificarlo o anche respingerlo. Perciò, l’iniziativa popolare europea equivale ad una petizione di massa che – a differenza di quella conosciuta in Italia, spesso impiegata, ma raramente efficace – è rivolta all’esecutivo europeo, non al Parlamento. A parte di questo strumento, il Trattato di Lisbona non prevede altre forme di democrazia diretta, quali per esempio referendum obbligatori o facoltativi a livello europeo. Il nuovo strumento partecipativo ora va reso operativo attraverso un regolamento europeo, a cui anche il Parlamento Europeo è chiamato a contribuire.

    Sul piano della democrazia rappresentativa il nuovo Trattato ha rafforzato i poteri del Parlamento, senza però attribuirgli un peso ed un ruolo paragonabile ad un parlamento nazionale. L’architettura istituzionale dell’UE rimane sbilanciata a favore dell’esecutivo – il Consiglio Europeo e la Commissione – ai quali compete l’iniziativa legislativa. Il Parlamento Europeo non si è ancora assunto il ruolo classico di un parlamento a tutti gli effetti, cioè di avviare, adottare e modificare le “leggi europee“. La principale funzione legislativa resta saldamente nelle mani dei capi di governo e dei commissari da essi nominati. Il Parlamento – a differenza di parlamenti nazionali – non ha ancora la facoltà di proporre ed eleggere l’esecutivo. Anche nel caso dell’elezione delle nuove cariche del „Presidente del Consiglio Europeo“ e dell’ „Alto Rappresentate dell’UE“ il Parlamento non ha voce in capitolo. Un’effettiva divisione dei poteri fra esecutivo e legislativo a livello europeo non esiste ancora, per cui ogni trasferimento di competenze nazionali all’UE comporta anche una perdita di partecipazione democratica.

    Senza dubbi il Trattato di Lisbona è un notevole passo in avanti nello sforzo di democratizzare l’UE. Tuttavia resta ancora parecchio da fare. Da una parte il Parlamento deve ottenere il pieno diritto di iniziativa legislativo e di bilancio, cioè il diritto di avviare ed approvare atti giuridici di sua iniziativa. Dall’altra parte i cittadini devono ottenere la possibilità di intervenire direttamente nei processi decisionali UE attraverso strumenti referendari europei. Un’ „Europa dei cittadini“ non può accontentarsi del solo diritto di petizione.

    Thomas Benedikter

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