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    Capitolo 21 La via francese alla partecipazione: il Debat Public

    3 Novembre 2008 // Nessun commento »

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    Prima pagina del capitolo 21 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 21  La via francese alla partecipazione: il Debat Public

    Il Debat Public è una procedura di democrazia partecipativa, creata in Francia a partire dalla legge Barnier del 1995 per la protezione ambientale, che riguarda i grandi progetti d’infrastrutture realizzati nel paese (tratti ferroviari per l’alta velocità, linee alta tensione, costruzione di porti e aeroporti, la gestione dei rifiuti nucleari…). Con essa i cittadini possono informarsi e esprimere le loro opinioni su questi progetti, sui loro interessi e sulle conseguenze che avranno queste opere. Per i grandi progetti, è stata creata una Commissione Nazionale del Dibattito Pubblico (CNDP), con sede nel ministero che ha competenze sull’ambiente, che ha l’incarico di organizzare il dibattito pubblico. Nella pratica la CNDP crea delle commissioni specifiche su ciascuno dei temi soggetto a dibattito.
    Secondo la Legge del 1995 la CNDP è chiamata ad organizzare i dibattiti sulle “grandi opere pubbliche di interesse nazionale che presentano forti sfide socioeconomiche o hanno impatti significativi sull’ambiente e l’assetto del territorio”.
    La CNPD è una autorità amministrativa indipendente dall’amministrazione statale, anche se agisce in nome di essa.
    La CNPD ha il compito di controllare sul processo di elaborazione dei progetti delle infrastrutture, facendo in modo che venga rispettata la partecipazione pubblica.
    E’ composta di 21 membri così suddivisi:

    • un presidente e un vice presidente in qualità di direttivo permanente;…

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    Capitolo 22 La Legge sulla Partecipazione in Toscana

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    Prima pagina del capitolo 22 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 22  La Legge sulla Partecipazione in Toscana

    La costruzione della legge

    Nel  2006 il percorso ha avuto inizio su spinta del nuovo assessore con delega alla partecipazione, Fragai. In campagna elettorale aveva promesso “Una regione coesa e partecipata”. Il percorso per costruire una legge sulla partecipazione si è avvalso, con coerenza, di strumenti partecipativi.
    Il 13 gennaio 2006 fu organizzata una assemblea intitolata “Le vie della partecipazione”, che risultò molto affollata.
    Poi si svolsero vari incontri in diverse città toscane sullo stesso argomento.
    Il 19 maggio 2006 si svolse un Seminario Internazionale dove furono presentati e discussi diversi modelli di democrazia partecipativa, che si sperimentano in vari paesi.
    Gli uffici della Regione presentarono i primi documenti preparatori della legge.
    Il 18 Novembre 2006 si svolse un Town Meeting del 21° secolo a Marina di Carrara (questo metodo è spiegato in un’altra parte del libro) dove si incontrarono 500 cittadini che divisi in gruppi di 10 in 50 tavoli, discussero tutta la giornata sui possibili contenuti della legge, offrendo indicazioni e orientamenti per la stesura del testo. Tutti i tavoli erano in collegamento telematico tra di loro e le proposte più importanti che emergevano, venivano fatte votare a tutti i tavoli contemporeaneamente.
    L’8 febbraio 2007 ci fu un incontro con i 50 rappresentanti dei tavoli del Town Meeting del 21° secolo, per discutere il …


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    Capitolo 23 Punti chiave per un corretto referendum

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    Prima pagina del capitolo 23 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 23  Punti chiave per un corretto referendum

    Ci sono innumerevoli esempi di fallimenti di pratiche partecipative. Qui di seguito alcune delle cause.

    1. A volte la partecipazione è prevista per legge per acquisire Fondi Europei o di altro tipo. Così gli amministratori si preoccupano di raggiungere le soglie minime richieste e applicano “distrattamente” e “svogliatamente” tecniche che sarebbero altrimenti efficaci.

    2. Mancanza di risorse. Fare partecipazione di buon livello richiede risorse di tempo, energie e denaro. Spesso si preferisce adottare programmi economici, che poi si tramutano in fallimenti.

    3. Mancanza di chiarezza sugli scopi. A volte gli amministratori hanno scopi diversi uno dall’altro e da quelli dei cittadini. Quindi si portano avanti progetti vaghi o troppo focalizzati. Spesso i cittadini non possono intervenire su questioni che essi stessi ritengono fondamentali. Ciò porta al loro allontanamento e alla non partecipazione.

    4. Mancanza di creatività e immaginazione nella progettazione della partecipazione. Di solito si procede alla consultazione dei cittadini e non li si fa deliberare, cogovernare o utilizzare strumenti di democrazia diretta. Non si usano metodi innovativi di selezione come ad esempio il sorteggio. Pochi programmi partecipativi lasciano ai cittadini la possibilità di stabilire la loro agenda di discussione…


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    Capitolo 24 Suggerimenti per chi lancia una iniziativa

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    Prima pagina del capitolo 24 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 24  Suggerimenti per chi lancia una iniziativa

    Alcuni punti da considerare, per i cittadini che vogliono utilizzare gli strumenti di democrazia diretta. Tratti dai libri “The Initiative Cookbook” di Jim Shultz e “Triumph der Burger!” di Michael Seipel e Thomas Maier, rielaborati nel libro “Direct Democracy” di Jos Verhulst e Arjen Nijeboer.

    Regole generali
    • La parte che convince gli indecisi o gli insicuri di solito vince.
    • La forza che muove i referendum è la pubblica insoddisfazione. I comitati referendari dovrebbero stabilire se c’è insoddisfazione e se essa può essere mobilitata.
    • I referendum e le iniziative di solito hanno la maggioranza del sostegno dell’opinione pubblica all’inizio. Durante la campagna il sostegno può calare enormemente per opera degli oppositori e passare ad esempio dal 70% al 51%. Un percorso in direzione opposta è molto più difficile.
    • I referendum vengono persi sul punto più debole della proposta. Se il testo ha un punto debole da qualche parte, gli oppositori si focalizzeranno su di esso e lo esagereranno. I cittadini non sono propensi a votare proposte che abbiano un punto debole anche se nel complesso attraenti.
    • La polarizzazione è inevitabile. I votanti devono capire con chiarezza chi è a favore e chi è contro la proposta e…


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    Capitolo 25 Ragioni per abolire il quorum dai referendum

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    Prima pagina del capitolo 25 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 25  Ragioni per abolire il quorum dai referendum

    Tutto questo libro che stai leggendo contiene motivazioni per abolire il quorum dai referendum. Ma può essere utile riunire le più significative in una sola sezione per focalizzare l’argomento.

    1. Quando un referendum prevede un quorum, agli effetti pratici, chi vuole che vinca il NO, ha due modi di ottenere ciò:
    a. fare campagna per il NO e quindi impegnare soldi, tempo, energie;
    b. invitare i cittadini al boicottaggio e astenersi da qualunque campagna.
    Questo secondo sistema è preferito da chi sostiene il NO, perché oltre a far risparmiare tempo, soldi e energie, è una strategia che fa vincere più facilmente il NO. Infatti, dal punto di vista pratico, se un referendum viene invalidato per mancato raggiungimento del quorum o se vince il NO superando il quorum, si ha lo stesso effetto. Quindi gli astenuti vengono considerati come voti per il NO e questo non è corretto. Chi si astiene da un voto referendario può avere mille ragione personali: essere lontano da casa, non interessato, disilluso dalla politica, ammalato, aver cose più importanti da fare, essere indeciso, avere poca conoscenza dell’argomento. Nelle elezioni per la nomina degli amministratori, gli astenuti non contano. Vince chi ottiene più voti. Nei referendum con quorum è come se si giocasse una schedina di totocalcio con 1X2, dove una parte, i SI, vincono …


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    Capitolo 26 La nostra democrazia è un nonsenso

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    Prima pagina del capitolo 26 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 26  La nostra democrazia è un nonsenso

    Il processo decisionale politico in tutta Europa avviene oltre l’influenza e spesso oltre la conoscenza dei cittadini.
    Il prof. Hans Herbert Von Armin dell’Univ. Speyer in Germania, insegna Diritto Pubblico e Teoria Costituizionale. Ha scritto parecchi libri sulla democrazia. Nel suo “Das System” del 2001, egli afferma che: “Lo stato e le politiche sono nel complesso in una condizione che solo gli ottimisti di professione o gli ipocriti possono affermare sia il risultato della volontà dei cittadini. Ogni tedesco ha la libertà di obbedire a leggi alle quali non ha mai dato il suo assenso; può ammirare la maestà di una costituzione alla quale egli non ha mai garantito legittimità; è libero di onorare politici che nessun cittadino ha mai eletto e di provvedere a loro lautamente, con le sue tasse, sul quale uso egli non è mai stato consultato”.
    Von Armin afferma anche che i partiti tedeschi sono divenuti istituzioni monolitiche completamente nelle mani dei leaders di partito. Von Armin accusa il sistema di finanziamento dei partiti con il quale i politici possono decidere quanta parte delle tasse pubbliche possa andare direttamente a delle associazioni private, quali sono i partiti.
    In Gran Bretagna organizzazioni sociali hanno costituito un comitato di cittadini e di politici chiamato The Power Inquiry (Inchiesta sul Potere) che aveva come incarico di indagare a livello nazionale sullo stato della democrazia britannica e sul motivo per il quale molti cittadini sembra voltino le spalle alla politica. Nel loro rapporto finale, il comitato scriveva: “Il singolo fattore che causa il disimpegno politico che si ritrova in tutti gli strati della nostra investigazione è il senso molto diffuso …


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    Capitolo 27 La democrazia: cos’è

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    Prima pagina del capitolo 27 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 27  La democrazia: cos’è

    La parola di origine greca democrazia significa “Governo del Popolo”. Poiché il potere in un paese passa attraverso le leggi, nella democrazia il popolo fa le leggi. Questo perché per definizione, in una democrazia non c’è autorità più alta del popolo.
    In democrazia la legislazione è il risultato di un contratto sociale tra cittadini uguali e responsabili. Quindi una legge è legittima solo quando coloro che la devono rispettare possono prima aver avuto la possibilità di contribuire alla scrittura della legge stessa.
    Il contratto sociale è un accordo tra cittadini e il sistema politico emerge solo di conseguenza di questo fatto.
    Il concetto di contratto sociale, formalizzato da J.J. Rousseau, è fondamentale in democrazia ed è dimostrabile logicamente anche per eliminazione.
    Pensiamo all’insieme delle leggi che abbiamo. Se l’autorità della legislazione non è derivata dall’autorità di dio (saremmo in una teocrazia), dalla nobiltà, dai proprietari di terreno, di soldi o di conoscenza, allora un accordo tra tutti i cittadini, ossia il contratto sociale, rimane l’unica possibilità.
    Come fanno i cittadini a realizzare nella pratica il contratto sociale? Devono incontrarsi, discuterlo e accordarsi su di esso.
    Il primo metodo utilizzato storicamente per raggiungere lo scopo è stata l’assemblea pubblica.
    Come l’assemblea ateniese Ecclesia, funzionante per circa 2 secoli nel V e IV secolo a.C.
    Oggi esistono ancora assemblee di questo tipo nelle piccole comunità svizzere e nel New England negli USA. Nelle comunità grandi oltre le migliaia di persone, l’assemblea pubblica …


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    Capitolo 28 Obiezioni alla Democrazia Diretta

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    Prima pagina del capitolo 28 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 28  Obiezioni alla Democrazia Diretta

    Vengono fatte spesso delle obiezioni alla introduzione degli strumenti di democrazia diretta. Qui verranno esaminate in dettaglio. Da tener presente che le obiezioni devono essere sempre fatte comparando la democrazia diretta a quella rappresentativa esistente e non all’ideale astratto della democrazia. Molte obiezioni fatte alla democrazia diretta in realtà sono rivolte alla democrazia in generale. Inoltre le obiezioni devono essere considerate alla luce della pratica reale esistente dove gli strumenti di democrazia diretta sono in funzione da più di un secolo, come in Svizzera e alcuni stati degli USA e dove sono stati fatti innumerevoli studi scientifici sull’argomento.

    Incompetenza

    Viene spesso affermato che i cittadini non hanno la competenza per valutare e poi votare al meglio le singole questioni. In realtà questo argomento è stato usato più volte nella storia per opporsi al voto universale, al voto delle donne, al voto delle persone nere in Sud Africa…
    Nel 1893 il politico cattolico belga De Noef si opponeva al diritto di voto universale dicendo: “Quelli che domandano il diritto al voto devono, naturalmente, anche dimostrare di essere competenti ad esercitare la funzione che essi richiedono. Le persone sfortunate che sono state incapaci di acquisire una educazione elementare, che sono stati incapaci di sollevare se stessi al di sopra delle più primitive condizioni di vita, devono avere nonostante questo, il diritto di decidere cose per altre persone e votare sulle questioni più complesse del paese? In …


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    Capitolo 29 Democrazia Diretta e felicità

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    Prima pagina del capitolo 29 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 29  Democrazia Diretta e felicità

    Fiducia tra i cittadini

    Ricerche di Putnam hanno dimostrato che c’è una forte relazione tra senso civico, risultati economici ed efficienza nella pubblica amministrazione. Nelle aree dove il senso civico è più alto, l’economia prospera e l’amministrazione è più efficiente.
    Putnam propone degli indicatori per valutare il livello di senso civico:

    1. affluenza ai referendum;
    2. numero di quotidiani letti;
    3. livello di partecipazione alla vita sociale in club e associazioni.

    Un numero di ricerche comparative tra diversi paesi ha mostrato che non è la cultura civica che determina la qualità della democrazia, ma piuttosto il contrario.
    Muller e Seligson ad esempio affermano che: “la fiducia interpersonale appare chiaramente essere un effetto piuttosto che la causa della democrazia.”
    La democrazia crea fiducia tra le persone e tra le persone e le istituzioni dello stato. Ricerche mostrano che coloro che guardano molto la tv mostrano una forte tendenza a prendere meno parte alla vita sociale e a sviluppare una percezione negativa dei loro simili (per esempio sovrastimando l’impatto del crimine sulla società).
    Nel 1960 il 58% degli americani credevano ci si potesse fidare della maggior parte della gente. Nel 1993 la percentuale era scesa al 37%.
    Miller e Ratner (1998) affermano che si è diffusa una cultura …


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    Capitolo 30 Il voto postale

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    Prima pagina del capitolo 30 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 30 Il voto postale

    C’è molta preoccupazione per il calo generalizzato in tutto il mondo dell’affluenza elettorale e la progressiva diminuzione della fiducia che i cittadini hanno per i loro eletti. Il voto postale è adottato nel mondo per tentare di riavvicinare i cittadini alla politica.

    Questo sistema di votazione è uno strumento utile per avvicinare i cittadini alla gestione del bene pubblico, perché permette di votare con consapevolezza, con poca fatica e con costi relativamente bassi.

    Cos’è il voto postale

    Il voto postale è il metodo di votazione in una consultazione elettorale, dove le schede elettorali sono distribuite per posta ai cittadini elettori, che dopo averle votate le rispediscono ai seggi elettorali per posta o di persona. Inizialmente era un sistema di votazione utilizzato su richiesta del cittadino, nei casi in cui questo fosse stato assente nel giorno della consultazione. Tipico il caso dei militari in missione all’estero.

    Il voto completamente postale (All Postal Voting)

    E’ la variante di voto postale in cui tutti i cittadini ricevono a casa la scheda elettorale e la devono restituire compilata per posta al seggio elettorale o a mano in appositi centri di raccolta. E’ il sistema usato ad esempio in Oregon dal 1998 e in Nuova Zelanda. Anche nel Regno Unito si è sperimentato questo …


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    Capitolo 31 Il voto elettronico e innovazioni di voto

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    Prima pagina del capitolo 31 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 31  Il voto elettronico e innovazioni di voto

    I proponenti del voto elettronico lo sostengono per due motivi fondamentali:

    1. aumenterebbe l’affluenza, specie tra i giovani;
    2. ridurrebbe i costi di stampa e di scrutinio; se si usasse il voto elettronico a distanza, toglierebbe il costo dell’allestimento dei seggi elettorali.

    Il voto elettronico può usare diverse tecnologie.

    1. Macchine di voto elettronico nei seggi elettorali, si utilizzano al posto delle schede elettorali imbucate nell’urna.
    2. Chioschi, ossia computer speciali installati in spazi pubblici come biblioteche, scuole, negozi…
    3. Internet, voto elettronico a distanza.
    4. Telefono fisso.
    5. Telefono cellulare con utilizzo di sms.
    6. Tv digitali.

    Nella maggior parte delle elezioni dove si è sperimentato con il voto elettronico si è usato il primo metodo, quello della macchina da voto nel seggio elettorale. Questo è successo ad esempio in USA, in Belgio, in Brasile, nei Paesi Bassi. Questo metodo semplicemente sostituisce il voto cartaceo con quello elettronico e non c’è nessun incremento nell’affluenza elettorale.
    Gli altri 5 metodi di voto elettronico cambiano la natura del voto stesso, perché così viene effettuato a distanza. L’uso di …


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    Capitolo 32 Innovazioni nelle consultazioni

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    Prima pagina del capitolo 32 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 32  Innovazioni nelle consultazioni

    Documenti di consultazione

    Sono i documenti  prodotti dalle pubbliche autorità, spesso scritti in forma dettagliata con sintesi più brevi, che richiedono commenti dai cittadini e dai gruppi.
    E’ la forma più semplice e che ha meno impatto, di consultazione, perché solo chi è molto interessato ed ha una conoscenza dell’argomento, risponde. Ma questi documenti sono spesso il materiale base su cui applicare metodi partecipativi più sofisticati.

    Sondaggi sull’opinione pubblica

    Sono metodi per raccogliere informazioni sugli orientamenti e sui valori del pubblico. Possono essere interviste realizzate faccia a faccia, telefonicamente o per via postale. Il pubblico viene selezionato con metodi scientifici perché sia rappresentativo della totalità della popolazione.
    Un sondaggio realizzato bene, può limitare i difetti di rappresentanza causati dall’autoselezione nelle assemblee pubbliche.
    Anche i sondaggi hanno dei limiti. Le domande devono essere semplici e così non possono trattare di questioni tecniche complesse. Come viene costruita una domanda, influenza il tipo di risposta. I sondaggi possono essere molto superficiali perché vengono chieste ai cittadini le loro opinioni immediatamente, senza aver approfondito l’argomento o riflettuto con altre persone. I sondaggi possono interessare anche un numero rilevante di persone, ma il loro coinvolgimento è molto basso. Una loro ….

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    Capitolo 33 Innovazioni Deliberative

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    Prima pagina del capitolo 33 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 33  Innovazioni Deliberative

    Democrazia Deliberativa

    I teorici della Democrazia Deliberativa da tempo affermano che una piena o forte democrazia è meglio espressa dalla volontà del popolo e che un governo formato da rappresentanti, inevitabilmente crea un deficit democratico.
    Nel corso degli ultimi decenni hanno acquisito sempre maggiore legittimità, metodi deliberativi quali le Giurie dei Cittadini, i Town Meeting del 21° secolo, i Sondaggi Informati, che si fondano sul concetto che votare non è abbastanza in una democrazia.
    Il deficit democratico del sistema rappresentativo è causato da molti fattori, tra i quali spicca la preselezione non democratica di candidati tra partiti quasi non distinguibili. Al Gore elenca altre cause come:

    1. il ruolo sempre più forte degli interessi speciali;
    2. l’influenza sempre maggiore del denaro;
    3. l’importanza dell’immagine sulla sostanza;
    4. la qualità superficiale della discussione pubblica;
    5. gli sforzi sempre più sofisticati per manipolare l’opinione pubblica.

    La democrazia deliberativa cerca di superare i problemi della democrazia puramente rappresentativa. La deliberazione non è un dibattito ed è molto di più di un dialogo. E’ un metodo che fa uso di conversazioni che hanno importanza perché vanno nella direzione di costruire consenso, verso tentativi di trovare un terreno comune, con un occhio verso l’interesse pubblico, invece che verso l’interesse personale. La qualità e la profondità di …


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    Capitolo 34 Innovazioni di Co-Governo

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    Prima pagina del capitolo 34 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 34  Innovazioni di Co-Governo

    Il termine Co-Governo significa che i cittadini e le pubbliche autorità in qualche modo condividono il potere politico.
    Queste innovazioni condividono le seguenti caratteristiche:

    • di solito non sono eventi singoli, ma processi che proseguono nel tempo;
    • i cittadini sono in grado di stabilire l’agenda del processo e lo scopo finale;
    • i risultati hanno valore decisionale e un alto grado di influenza sui chi prende le decisioni.
    Chicago Community Policing

    Dal 1995 il Chicago Police Departement tiene incontri aperti ai cittadini in ciascuno dei 285 quartieri della città.
    In questi incontri, agenti di Polizia e cittadini, discutono di come migliorare la sicurezza pubblica del quartiere. Questi incontri creano priorità e strategie per azioni e valutano i progressi fatti con le azioni passate. Strategie di successo coinvolgono spesso azioni coordinate tra cittadini e polizia. Gli agenti di polizia ricevono un considerevole addestramento come facilitatori, ma i risultati non sono uguali in tutta la città. In media ci sono 17 cittadini partecipanti in ciascuna riunione e questo significa che in tutta la città ci sono in media 5000 cittadini partecipanti alle riunioni ogni mese.
    Il 14% dei cittadini di Chicago ha partecipato ad almeno una riunione nel 1997 e il 79% conosceva il programma.
    L’evidenza mostra che la Community Policing rovescia l’usuale critica della composizione di chi partecipa….


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    Capitolo 35 Referendum innovativi

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    Prima pagina del capitolo 35 del libro Democrazia dei Cittadini

    Ballottaggio con Scelta Multipla

    Una delle critiche all’uso del referendum è che l’opzione SI/NO tra cui un cittadino deve scegliere, non riflette a volte la complessità della questione posta al voto.
    Come risposta a questa obiezione, Benjamin Barber propose l’uso del ballottaggio con scelta multipla. Esso consiste nel sostituire l’opzione SI/NO con le opzioni:

    • SI in principio – fortemente a favore della proposta;
    • SI in principio – ma non una priorità urgente;
    • NO in principio – fortemente contro la proposta;
    • NO rispetto a questa formulazione – ma non contro la proposta in principio, suggerimento di riformulazione e rivotazione;
    • NO per ora – anche se non necessariamente contro in principio, suggerimento di affrontare la questione in futuro.

    Questa proposta formulata da Barber, non è mai finora stata messa in pratica.
    Per raggiungere un esito, le proposte dovrebbero essere contate in aggregato, ma le singole voci potrebbero dare una indicazione precisa di ciò che che vuole davvero la cittadinanza.

    Preferendum

    Anche il preferendum è una risposta all’obiezione della ristrettezza dell’opzione SI/NO.
    Ci sono varie versioni possibili di questo strumento. Quello …

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    Capitolo 36 Assemblee scelte a sorte

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    Prima pagina del capitolo 36 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 36  Assemblee scelte a sorte

    Una obiezione comune alla democrazia diretta è che su larga scala è impossibile dare ai cittadini poteri di decisione diretta senza compromettere l’equità politica.
    Una risposta che risolve l’obiezione è che ciò è possibile con l’Iniziativa, con il Referendum e con la Revoca.
    Un’altra via è la creazione di assemblee di cittadini con poteri decisionali i cui membri siano scelti a sorte.
    Se l’assemblea è abbastanza grande, essa rifletterà la varietà di caratteristiche che si trova all’interno della popolazione, nessun gruppo sociale ne sarà escluso.
    I componenti dovrebbero essere scelti a caso, estraendo a sorte dalle liste elettorali, e dovrebbe essere prevista la rotazione, ossia un tempo limitato di servizio, non ripetibile.
    Così ogni cittadino avrebbe un’uguale probabilità di essere scelto e se il sistema fosse esteso in tutti gli ambiti amministrativi, la probabilità sarebbe anche alta.
    La scelta ad estrazione costituisce una valida alternativa alle elezioni competitive e sicuramente ridurrebbe il potere dei partiti politici sulle scelte dell’assemblea.
    Anche se oggi le elezioni competitive sono così usate da essere ritenute il solo sistema democratico per scegliere i legislatori, le assemblee estratte a sorte hanno una storia molto antica. Infatti ad Atene, dove nacque la democrazia nel V sec. a.C., sia il Consiglio dei 500 che quasi tutti gli amministratori della città, venivano scelti ad estrazione. Oggi il sistema ad estrazione viene utilizzato in determinati paesi, specie in quelli anglosassoni, per selezionare la giuria che giudica i processi.
    Ma negli ultimi decenni si è fatto sempre più uso della sele- …

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    Capitolo 37 Barriere alla partecipazione

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    Capitolo 37  Barriere alla partecipazione

    Ci sono innumerevoli esempi di fallimenti di pratiche partecipative. Qui di seguito alcune delle cause.

    1. A volte la partecipazione è prevista per legge per acquisire Fondi Europei o di altro tipo. Così gli amministratori si preoccupano di raggiungere le soglie minime richieste e applicano “distrattamente” e “svogliatamente” tecniche che sarebbero altrimenti efficaci.

    2. Mancanza di risorse. Fare partecipazione di buon livello richiede risorse di tempo, energie e denaro. Spesso si preferisce adottare programmi economici, che poi si tramutano in fallimenti.

    3. Mancanza di chiarezza sugli scopi. A volte gli amministratori hanno scopi diversi uno dall’altro e da quelli dei cittadini. Quindi si portano avanti progetti vaghi o troppo focalizzati. Spesso i cittadini non possono intervenire su questioni che essi stessi ritengono fondamentali. Ciò porta al loro allontanamento e alla non partecipazione.

    4. Mancanza di creatività e immaginazione nella progettazione della partecipazione. Di solito si procede alla consultazione dei cittadini e non li si fa deliberare, cogovernare o utilizzare strumenti di democrazia diretta. Non si usano metodi innovativi di selezione come ad esempio il sorteggio. Pochi programmi partecipativi lasciano ai cittadini la possibilità di stabilire la loro agenda di discussione…


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    Capitolo 38 Difetti della democrazia rappresentativa

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    Prima pagina del capitolo 38 del libro Democrazia dei Cittadini

    Capitolo 38 Difetti della democrazia rappresentativa

    Non rappresentazione

    Le persone elette come rappresentanti non rappresentano demograficamente il paese. Sono spesso più ricchi e più educati, c’è una predominanza dei maschi e della razza maggioritaria, del gruppo etnico e della religione più diffusi, rispetto a un campione estratto a caso dei cittadini di quel paese. Spesso ci sono delle professioni che predominano, come quella degli avvocati in Italia o degli impiegati in Danimarca.
    Conflitti di interesse

    Non sempre gli interessi degli eletti coincidono con quelli dei loro elettori. Ad esempio gli eletti votano le loro retribuzioni. Il loro interesse è che il loro salario sia il più alto possibile, l’interesse dell’elettore è quello che sia il più basso possibile, visto che il salario degli eletti è pagato con le tasse dei cittadini. In Svizzera, uno dei pochi paesi al mondo dove la retribuzione degli eletti è soggetta a referendum popolare, lo stipendio degli eletti è uno dei più bassi d’Europa.
    Corruzione

    La concentrazione del potere che è caratteristico nella democrazia rappresentativa, facilita la creazione della corruzione. E’ più facile corrompere una sola persona, o un gruppetto di persone che decidono su un determinato argomento, piuttosto che tutto il popolo…


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