ecco un interessante aggiornamento inviato da Stephan Lausch, su come si stanno evolvendo le cose a Bolzano. Il 25 ottobre 2009 si sono svolti 5 referendum tra cui quello per il miglioramento della legge sulla democrazia diretta. Il 38% andò a votare (la stragrande maggioranza votò SI), ma il quorum al 40% invalidò la consultazione.
Comunicato stampa tre mesi dopo il voto referendario
Bolzano 26 gennaio 2010
Miglioramenti minimi per la democrazia diretta e le proposte inaccettabili del direttivo SVP alla sua base
Il referendum provinciale del 25 ottobre 2009, fallito solo a causa del quorum mancato, ha catapultato la questione della democrazia diretta fra gli argomenti politici più discussi di questi mesi. La SVP si è sentita chiamata a discutere seriamente dei necessari miglioramenti delle regole per la partecipazione politica diretta dei cittadini della nostra provincia.
Il nostro obiettivo è una democrazia più completa, dotata di diritti referendari praticabili. È per questo che stiamo lavorando da anni. Dall’altra parte la mole di problemi irrisolti e l’opposizione derivante da un sistema politico bloccato non fanno che aumentare. Siamo convinti che la società, se dotata di più ampi diritti di partecipazione, si sarebbe impegnata in maniera più costruttiva. I politici al potere devono rendersi conto che sono responsabili anche della crisi del sistema politico e del differimento della soluzione dei problemi che non fanno che aumentare. Aumentano anche perché non si permette il coinvolgimento di tutti in uno sforzo comune di individuare soluzioni.
Esattamente tre mesi dopo il referendum l’INIZIATIVA ora elenca (continua…)
i referendum autogestiti per l’autodeterminazione della Catalogna si sono svolti il 13 dicembre 2009 ed ha vinto una maggioranza schiacciante di SI. Ovvio il tentativo di ridimensionare questo successo della democrazia dal basso, da parte del premier spagnolo Zapatero. Ma i referendum autogestiti (come quello della Val Pusteria di qualche anno fa e quello di Vicenza del 2008), anche se non sono vincolanti, mostrano qual è l’effettiva opinione della gente e servono per costruire consapevolezza e conoscenza degli strumenti della democrazia diretta. Un grande plauso agli organizzatori, al di là del contenuto del quesito in votazione. La rivoluzione delle pentole in Argentina di pochi anni fa, partì dall’esito di un referendum autogestito, disprezzato e non ascoltato dai rappresentanti al potere. Che poi furono allontanati con la forza dalla gente.
Ecco i contenuti, tratti da Euronews
“Siete favorevoli a una Catalogna stato sovrano, indipendente, democratico e sociale, integrato nell’Unione Europea?” E’ la domanda a cui hanno risposto in 170 comuni e 700 mila persone, chiamate alle urne per un referendum autogestito sull’indipendenza della regione spagnola.
Una consultazione non ufficiale, organizzata da attivisti e volontari, che fa seguito a quella che in settembre ha visto vincere il fronte del si nella cittadina di Arenys de Munt con il 96% dei voti. I risultati del referendum non sono vincolanti per la Spagna, ma sicuramente peseranno sul dibattito che si svolge da anni sul grado di autonomia da concedere a questa regione che con 7,5 milioni di abitanti concentra il 25% del Pil nazionale, una regione in cui il catalano è la lingua ufficiale insieme allo spagnolo. Dopo Girona in gennaio, il 25 aprile toccherà a Barcellona dire si o no all’indipendenza della Catalogna.
Ha vinto il “sì” al referendum simbolico sull’indipendenza della Catalogna, ma con il voto di circa il trenta per cento dei cittadini coinvolti nella consultazione. Meno di un terzo dei 700mila chiamati alle urne in 166 comuni per pronunciarsi sull’indipendenza da Madrid. Se il “sì” non ha destato sorprese, gli organizzatori speravano invece in una maggiore affluenza.
“È un modo di recuperare un po’ più di attenzione e rispetto per il popolo catalano” afferma un cittadino, che ha dato il suo voto. “Primo, non ho avuto tempo. E secondo, non ero realmente interessato a votare” spiega invece un altro.
I movimenti indipendentisti sperano ora che questa prima consultazione “privata” su larga scala contribuisca a imporre un vero referendum di autodeterminazione.
“Il nuovo futuro politico della Catalogna – spiega Carles Ribes, sindaco di L’Arboç, uno dei comuni coinvolti nella consultazione – include le elezioni parlamentari del prossimo anno. E con queste consultazioni tutti i partiti in seno al Parlamento dovranno decidere se sarà necessario indire un referendum. Ma stavòlta ufficiale, non come questo che è non vincolante”.
L’iniziativa dei referendum interviene in un momento di forte tensione fra Barcellona e Madrid, visto che è all’esame della Corte Costituzionale spagnola una revisione allo Statuto catalano.
domenica 13 dicembre 2009 è un giorno molto importante per la Catalogna. Verranno infatti realizzati in 170 comuni dei referendum autogestiti (non sono infatti ammessi dalla legge) per l’autoderminazione della Catalogna. Ecco maggiori dettagli:
11 dicembre 2009
Spagna: Catalogna domenica al voto su indipendenza
MADRID – Domenica sarà una giornata ’storica’ per l’indipendentismo catalano: i cittadini di 170 comuni saranno interrogati per sapere se vogliono che la Catalogna diventi “uno stato sovrano, sociale e democratico, integrato nell’Ue”. Benché non sia legale, poiché la Costituzione spagnola non lo consente, la consultazione ha senz’altro una alta valenza simbolica.
A votare sono chiamati 700mila cittadini sopra i 16 anni, il 10% circa dei 7,5 milioni di abitanti della Catalogna. Per gli indipendentisti è il primo passo in un processo innescato in settembre dal primo referendum ‘privato’ sulla indipendenza organizzato nel piccolo comune di Arenys de Munt, vicino a Barcellona. Il ’si’ aveva vinto li con il 96% dei voti. La partecipazione era stata del 41%.
I referendum di domenica – altri sono previsti nel 2010, il 25 aprile forse anche a Barcellona – intervengono in un momento di forte tensione con Madrid sullo statuto di autonomia approvato 4 anni fa che la Corte Costituzionale secondo la stampa potrebbe bocciare parzialmente, rimettendo fra l’altro in discussione il rango di “nazione” della Catalogna e del catalano come lingua ufficiale. Un’ipotesi che ha provocato una alzata di scudi a Barcellona.
inserisco qui di seguito, per chi vuole approfondire, l’articolo apparso su “L’Adige” un quotidiano locale, l’intervista telefonica e la sua trascrizione, che ho fatto all’assessore alla partecipazione di Villa Lagarina, Roberto Dell’Uomo, e la bozza quasi finale dello Statuto Comunale (lo statuto nuovo approvato mercoledì scorso non è ancora disponibile online).
ecco il testo dell’articolo de L’Adige 4-12-09
Villa Lagarina – Il nuovo statuto, via il quorum referendario
Ok alle “coppie di fatto”
di Michele Comper
Regolarizzazione delle coppie cosiddette di fatto, pari opportunità di genere nella Giunta Comunale nelle commissioni, abolizione di qualsiasi quorum per i referendum (che quindi saranno validi con qualsiasi numero di votanti, e a decidere in futuro sarà chi vorrà farlo).
Sono solo alcune delle tante novità contenute nel testo del nuovo statuto comunale, approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta di mercoledì. Frutto di tre anni di lavoro, lo statuto è il risultato di un lavoro improntato alla massima condivisione: (continua…)
di Paolo Michelotto
ho ricevuto questa email di Graziano di http://www.immaginalomazzo.it/ e rispondo qui perchè magari può servire anche in altre realtà locali.
sono Graziano di IMMAGINALOMAZZO Lomazzo paese in provincia di Como.
Questa sera sono stato ad una riunione con tutte le minoranze del mio paese per adottare un regolamento attuativo del Referendum che attualmente non esiste, quindi non è possibile attuare nessuna forma di democrazia su questo fronte perchè inapplicabile benchè prevista dallo statuto del Comune. Ora ti chiedo se tu che sei un”profeta” in questo campo abbia un regolamento attuativo del Referendum che puoi fornirci per soddisfare questo “vuoto” Le minoranze intanto si adopereranno per abbassare il quorum propositivo per indire il referendum, dal 20% al 10% dell’elettorato e altre cosette suggerite dal sottoscritto come la possibilità di indire il referendum in occasione di altre tornate elettorali.
Il mio paese è di 9500 abitanti circa.
Aspetto tue notizie … grazie mille per ora Graziano per IMMAGINA LOMAZZO
1. il numero di firme per indire un referendum a Lomazzo è oggi al 20% portarlo al 10% è un passo avanti, ma è comunque un numero troppo alto. In Svizzera la percentuale va dallo 0,9% al 5% con una media del 2%. In Italia a livello nazionale è del 2%. Cifre superiori al 5% servono solo per boicottare lo strumento, non hanno nessuna giustificazione razionale anche alla luce del numero di firme richieste per presentare una lista alle politiche comunali (per una città di circa 50.000 abitanti bastano 250 firme per presentare una lista, che se poi vince governa per 5 anni).
2. in base allo statuto non mi sembra ci sia il quorum sulla votazione. Ed è un’ottima cosa, nel regolamento dovreste fare di tutto perchè non venga introdotto. Invitate un po’ di sindaci svizzeri che sono lì a pochi km da voi, per chiedere come funziona da loro, oppure il sindaco di Ortisei (BZ) dove dal 2006 hanno il referendum senza quorum.
3. esempi di regolamenti attuativi li trovi in po’ in tutti i comuni, ma essendo scritti dai rappresentanti, tendono a creare percorsi farraginosi e poco collaborativi per i referendum (che infatti i rappresentanti non amano). Il migliore regolamento attuativo è quello proposto e scritto da Mehr Demokratie di Bolzano (Stephan Lausch e Thomas Benedikter gli autori) che è disponibile qui sotto. E’ un regolamento pensato dalla parte dei cittadini. C’è l’obbligo di informazione da parte delle autorità con l’opuscolo informativo inviato a tutti i votanti, rimborso spese come per le competizioni elettorali anche per quelle referendarie e tanti accorgimenti piccoli e grandi che fanno di questa proposta il migliore regolamento attuativo, da cui scopiazzare a piene mani.
i referendum sono uno strumento molto versatile ed efficace per ottenere cambiamenti.
Il 13 settembre 2009 il piccolo comune di Arenys De Munt vicino a Barcellona sito comune realizzò il primo referendum comunale sulla indipendenza dalla Spagna.
Andarono a votare il 40% degli aventi diritto (in Spagna non esiste il quorum) e il SI vinse con il 96% dei voti, nonostante lo stato centrale spagnolo avesse posto ogni tipo di difficoltà tecnica e burocratica.
Visto l’enorme successo, Uriel Bertran (vedi il suo blog) , il leader di un partito indipendentista catalano, Esquerra Independentista, ha ora affermato che il 13 dicembre 2009 si terranno in 130 comuni (su 978 della Catalogna) referendum per l’indipendenza della Catalogna.
Secondo un sondaggio dell’Istituto Noxa pubblicato alcuni giorni fa da La Vanguardia la maggioranza dei catalani (53%) appoggia la realizzazione del referendum, ma solo il 35% e’ a favore dell’indipendenza.
I simpatizzanti dei partiti catalanisti di sinistra (Erc, di cui fa parte Beltran, 86% a favore; Icv 58%) e di centro (Ciu 60%) vi sono favorevoli, mentre contrari in maggioranza sono i socialisti (48% contrari contro 44% favorevoli) ed i popolari (71%).
per alcuni giorni il 4-5 novembre 2009 si è parlato in Italia di un referendum avvenuto in uno stato spopolato del nord est degli USA il MAINE. Questo perchè uno dei 7 referendum votati il 3 novembre 2009 nel Maine chiedeva di abrogare la legge sul matrimonio Gay voluta dal governatore quasi un anno prima e i cittadini votanti si espressero per l’abolizione di detta legge.
I commenti andavano dal compiacimento di Buttiglione, alla affermazione che tale risultato confermava che con i referendum si va verso la dittatura della maggioranza.
In realtà cosa successe? Che in una giornata, il 3 novembre in cui si votò per 32 referendum in 7 stati degli USA e per centinaia di referendum locali, nel Maine, con una affluenza del 54% degli iscritti al voto (504.000 cittadini), il 52,75% (266.000 cittadini) dissero SI alla richiesta di abrogare la legge (i NO furono il 47,25% ossia 238.000 cittadini).
Qui maggiori dettagli sui numeri, sulle tesi dei favorevoli e dei contrari.
Nello stesso giorno, come paragone, il 58% dei votanti dissero SI anche alla legalizzazione della Marjiuana per scopi medici
E quindi cosa successe? Un abuso della maggioranza ai danni di una minoranza? O un normale passaggio democratico?
Io propendo più alla seconda ipotesi, e cioè che nel 2008, la legge che permetteva il matrimonio ai Gay, che fu promulgata dal Governatore del Maine, non fu discussa a sufficienza con i cittadini. Che quindi un anno dopo decisero di usare il pedale del freno della democrazia, rappresentato dal Referendum Abrogativo, tra l’altro usato raramente negli USA. Ma visto che nel MAINE la democrazia è forte e in salute e non c’è il Quorum e neppure limiti temporali per ripresentare la proposta, le associazioni che si battono per i diritti dei GAY, hanno già preannunciato di pensare a un futuro referendum per introdurre nuovamente la legge che permette i matrimoni tra GAY. Non avranno magari successo l’anno prossimo, ma a forza di discutere l’argomento e con la maturazione dei cittadini, riusciranno ad introdurre questa legge.
sito del governo dello stato del Maine sulle votazioni
Come termine di paragone in Svizzera hanno fatto nel 2005 un referendum, approvato dai cittadini, che regolamenta le coppie GAY:
“In Svizzera, il tessuto sociale si è fortunatamente evoluto nel corso degli ultimi anni e la tolleranza sessuale sembra ormai un fatto acquisito, almeno nella maggioranza della popolazione votante. Prova ne sia che nel corso del mese di giugno 2005, il popolo elvetico ha adottato per via referendaria la nuova legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali, la quale migliora notevolmente la posizione giuridica delle coppie omosessuali, ancorché la stessa non possa essere equiparata al 100 % al matrimonio. Come descritto in seguito, molti diritti e doveri dell’istituto del matrimonio, si ritrovano comunque consolidati anche nella nuova legge in rassegna.” Per saperne di più qui
altra normale, ma eccezionale per noi italiani, prova di democrazia che ci viene dalla Svizzera. Il 29 novembre 2009 in uno dei consueti 3-4 appuntamenti referendari annuali, i cittadini svizzeri potranno esprimersi su 3 temi. Temi proposti dal parlamento, da un raggruppamento di associazioni, chiese e partiti e da un partito di estrema destra. E’ bello vedere che i referendum non sono un patrimonio di uno schieramento, ma di tutti i cittadini svizzeri.
Il primo è una modifica alla costituzione, proposta dal parlamento svizzero, per permettere di dirottare parte delle imposte sui carburanti per coprire costi del traffico aereo. Sembra una cosa tecnica, e lo è, ma ogni modifica della costituzione svizzera deve essere sempre approvata dai cittadini tramite referendum, come in questo caso.
Il secondo quesito, proposto da decine di organizzazioni pacifiste, partiti, associazioni e chiese, chiede il divieto di esportare materiale bellico fuori dalla Svizzera.Vedi www.materialebellico.ch
Il terzo quesito, proposto da un partito di estrema destra il Partito del Popolo (SVP) chiede di impedire la costruzione di nuovi minareti oltre ai 4 già esistenti in territorio elvetico. Attenzione non chiede di impedire luoghi di culto, ci sono già circa 200 moschee, il 5% degli abitanti svizzeri è mussulmano, ma la costruzione dei minareti. Vedi il www.minareti.ch
Per avere maggiori informazioni, materiali e sapere cosa consigliano di votare tutti i partiti, i sindacati, le associazioni economiche e quelle giovanili, basta andare qui.
Trasparenza e completezza di informazioni straordinarie per noi italiani, a pochi km dal nostro confine. Ricordo che ovviamente i referendum in Svizzera (come in gran parte del mondo democratico, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Irlanda, USA) non hanno quorum.
Quando anche noi?
Ecco l’opuscolo informativo che è stato stampato in milioni di copie e che viene mandato a tutti i cittadini svizzeri. C’è l’opinione del comitato proponente, dei contrari, del governo e del parlamento e diventa una piacevole lettura e un sogno del futuro anche per noi italiani:
di Paolo Michelotto
ecco uno splendido video realizzato dagli amici di Vicenza. Per rinfrescare la memoria a chi ha perso qualche passaggio della vicenda Dal Molin, riporto una breve storia della mancanza di democrazia a Vicenza, che Michele Boato ha scritto sul trimestrale Gaia.
La lotta contro la nuova, enorme, base militare USA a Vicenza è ancora in corso, anche se sono iniziati i lavori, autorizzati dai governi Prodi e Berlusconi e diretti dal commissario (di Prodi e Berlusconi) Paolo Costa.
Città e movimento hanno fatto di tutto per impedirlo: una manifestazione come quella del 17 febbraio 2007 con 100mila persone non si era mai vista prima a Vicenza, rovinata però dalla doccia fredda di Prodi, nei telegiornali della sera: “manifestare è un diritto, ma dobbiamo rispettare i patti (quali? ndr) e la base verrà raddoppiata”.
C’è poi, in luglio 2007, il ricorso al Tar Veneto di Codacons ed Ecoistituto del Veneto contro l’illeggittimità del progetto Dal Molin dal punto di vista urbanistico (un abuso edilizio) e costituzionale (non è un’opera di difesa nazionale); accolto dal Tar il 18 giugno 2008, e, quasi immediatamente (il 29 luglio) annullato dal Consiglio di Stato, cui si era appellato il governo.
In primavera 2008 la città elegge sindaco, pur con una maggioranza risicatissima, Achille Variati del PD, che si presenta su una netta posizione anti-base (isolato dal resto del PD veneto e nazionale).
Variati conferma ciò che aveva promesso in campagna elettorale: in autunno la città verrà chiamata a pronunciarsi sulla nuova basa attraverso un Referendum Comunale. Si fissa la data del 5 ottobre e il quesito, strettamente legato alle competenze urbanistiche del Comune. Con una lettera pubblica Berlusconi invita pressantemente il sindaco a “non indire il referendum, essendo già stata consegnata, il 30 luglio, l’area agli Stati Uniti” e ricorre al Tar perchè dichiari inammissibile la consultazione. Il Tar non si lascia intimidire e respinge il ricorso: “Nessun danno dalla consultazione esplorativa”. Ci pesna però poi il solito Consiglio di Stato che, il 1 ottobre (a 3 giorni dal referendum!), annulla la sentenza del Tar e lo dichiara inammissibile.
La sera stessa oltre 10mila persone riempiono Piazza dei Signori e il sindaco annuncia “Se non ci permettono di votare nelle nostre scuole, domenica voteremo davanti alle nostre scuole, sotto i nostri gazebo”. Così avviene. In meno di 3 giorni centinaia di volontari organizzano 32 seggi e il 5 ottobre vanno ordinatamente a votare 24.094 elettori di Vicenza: 23.050 hanno votato SI alla proposta di smilitarizzare l’area. 906 NO, 92 schede bianche e 46 nulle. LA città esprime tutta la sua dignità, ma viene calpestata.
Nell’estate 2009 iniziano i lavori di sbancamento nell’area Dal Molin.
di Paolo Michelotto
gli ultimi due referendum di Rovereto e di Bolzano hanno dimostrato che il quorum ammazza lo strumento del referendum.
Quindi è difficilissimo cercare di togliere o abbassare il quorum, usando lo strumento del referendum.
A meno che… a meno che non si riesca a far effettuare i referendum nello stesso giorno delle altre votazioni.
Che è quanto avviene ad esempio in California, o che è avvenuto ad Amburgo.E in questo modo visto che i cittadini si recano già a votare alle elezioni, votano normalmente anche per i referendum abbinati.
Come fare per ottenere questo abbinamento? (continua…)
di Paolo Michelotto
ci siamo incontrati mercoledì 28 ottobre con due membri veronesi del Comitato dei cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle. Lo scopo era quello di scambiarci considerazioni ed opinioni sul percorso referendario.
Qui il loro bel sito, ricco di informazioni e della storia delle iniziative che hanno preso e di ciò che faranno.
A Verona l’amministrazione del Sindaco Tosi ha deciso senza discussioni in consiglio comunale e tantomeno sentendo i cittadini, di realizzare una bretella autostradale a nord della città per completare il cerchio attorno a Verona. Il problema è che va a toccare una zona splendida che sarà cementificata e attorno a cui poi verranno urbanizzate aree e fatti centri commerciali. Il progetto prevede che i privati che costruiranno il tutto spenderanno 330 milioni di euro e guadagneranno 4,5 miliardi di euro.
Cifre colossali e i cittadini non sono mai stati coinvolti o sentiti sull’argomento.
Il Comitato che agisce da qualche anno su questo argomento, ha provato tutte le strade per incontrare gli amministratori, senza risultato e per far discutere. Ora ha deciso di usare lo strumento referendario, ma il comitato dei garanti (di nomina della maggioranza del sindaco) ha bocciato il quesito con vari pretesti.
Il comitato ora farà ricorso e ripresenterà contemporaneamente un altro quesito.
Al di là della vicenda specifica, spicca la voglia di democrazia che è diffusa tra i cittadini italiani, la loro caparbietà e la mancanza di democrazia dei nostri eletti, di qualunque colore politico. Quando si muovono tanti soldi i rappresentanti rappresentano invariabilmente gli interessi dei costruttori, che poi casualmente figurano anche tra i finanziatori della campagna referendaria. Che straordinarie somiglianze tra Tosi (Verona), Valduga (Rovereto), Andreatta (Trento), Durnwalder (Bolzano). Partiti diversi, ma l’azione è sempre uguale.
Noi abbiamo suggerito al Comitato di Verona:
- di chiedere di farsi aiutare nello stilare il quesito dal difensore civico e da eminenti professori di diritto riconosciuti per il loro prestigio;
- di coinvolgere altri comitati e altre zone di Verona per tentare di unire le forze nella raccolta delle firme e nel superamento del quorum (come è stato fatto a Bolzano e a Rovereto).
- di organizzare serate partecipative sullo stile “La Parola ai Cittadini” per far emergere le idee dei cittadini di Verona riguardo la propria città.
- di presentare contemporaneamente un referendum per abolire il quorum
- di chiedere di abbinare i referendum comunali alle elezioni nazionali, regionali, europee per risparmiare soldi e fatica ai cittadini e innalzare l’affluenza al voto.
di Paolo Michelotto
questa è stata la seconda propostapiù votata dai cittadini a “Il Cittadino Partecipa – Idee per riattivare la democrazia nel Trentino” – Rovereto 20 settembre 2009.
Il 21 ottobre abbiamo avuto un incontro con il presidente della provincia Trentino, Kessler per portargli le prime 4 proposte più votate dai cittadini e per chiedergli che le faccia discutere in Consiglio Provinciale.
di Paolo Michelotto
il quorum ha ammazzato i referendum anche a Bolzano. Un lavoro durato 14 anni (Stephan ha iniziato nel 1995 questo percorso), l’impegno di 46 organizzazioni, di alcuni partiti, 5 referendum invalidati, migliaia di euro dei cittadini spesi inutilmente per la campagna referendaria e per l’organizzazione del voto, ore e giorni e settimane e mesi e anni di impegno impiegati apparentemente senza risultato.
http://www.referendumdemocraziadiretta.it/
Perchè apparentemente? Perchè è stato dimostrato con i due referendum di Rovereto del 11 ottobre e di Bolzano del 25 ottobre, che è proprio la presenza del quorum ad allontanare l’affluenza al voto. E’ il quorum ad essere antidemocratico. E’ il quorum che bastona senza pietà al voglia di partecipazione dei cittadini più impegnati. E’ il quorum che permette a chi non vuole decidere di essere l’unico decisore.
E’ un bastone tra le ruote della democrazia, che ipocritamente serve per mantenere il potere alla casta politica che detiene oggi il potere. Durnwalder a Bolzano, Valduga a Rovereto, Berlusconi in Italia. Tutti hanno usato lo stesso metodo: indire i referendum in date assurde e non abbinarli ad altre elezioni previste nello stesso anno. Per poi poter dire che sono i cittadini a non volere. Ma i cittadini non sono sciocchi e vedono. Eccome se vedono. Siamo al crepuscolo della democrazia rappresentativa in cui abbiamo sempre vissuto. Ultimi atti di sopruso antidemocratico.
http://elezioni.provincia.bz.it/refhome_li_vg.htm
Il quorum ammazza i referendum e con essi la democrazia. Un immenso grazie agli amici di Bolzano e sono certo che come noi a Rovereto, la loro strada proseguirà con ancora più energia. Abbiamo dimostrato purtroppo a nostre spese quanto sia antidemocratico il quorum. Quando c’è il quorum i referendum vengono quasi sempre invalidati. Il maggior partito di Bolzano l’SVP aveva invitato chiaramente al boicottaggio. Il quorum è servito per far vincere antidemocraticamente la posizione dell’SVP e dei maggiori partiti di governo.
La nostra democrazia si è rivelata ancora una volta una democrazia apparente, dove una elitè al potere lotta ipocritamente, ma con tutte le sue forze per mantenere il suo potere. E che per ora riesce, a trattenere con le unghie. Per ora!
Ma ora abbiamo visto tutti che il RE è NUDO!
di Paolo Michelotto
riporto gli ultimi messaggi dell’amico Stephan Lausch: Coordinatore dell’Iniziative per più democrazia di Bolzano. Vi appoggio con tutto il cuore!
Il comico genovese che già nel 2007 aveva sostenuto la campagna di raccolta firme per i referendum ospitando l’appello di Stephan Lausch durante il suo spettacolo RESET, torna a Bolzano dopo due anni per parlare dei referendum del 25 ottobre e in particolare di democrazia diretta.
Grillo interverrà durante la manifestazione di chiusura della campagna referendaria che si terrà presso una piazza della città. Probabilmente piazza Matteotti per cui è stata chiesta l’autorizzazione al Comune, ma gli organizzatori, l’associazione Iniziativa per più democrazia e il Meetup di Bolzano, sono in attesa di conferma.
La popolazione e i media verranno informati tempestivamente riguardo la definitiva ambientazione della manifestazione.
E’ possibile visionare un breve video di Grillo, con un invito alla manifestazione, sul sito
www.referendumdemocraziadiretta.it
Beppe Grillo a Bolzano in piazza Matteotti dalle ore 18 in poi.
La serata si aprirà con le percussioni del gruppo Officina delle ArtiColate, a seguire l’intervento di Beppe Grillo. La serata si concluderà con la musica di Ago’ & friends.
In piazza saranno presenti tavoli informativi sulle proposte referendarie, in particolare sulla proposta di legge per una migliore democrazia diretta e sulla legge che propone di interdire il finanziamento pubblico delle infrastrutture aeroportuali e il sovvenzionamento di compagnie aeree.
Inoltre, giovedì, 22 ottobre 2009
alle ore 10 nella sala riunioni 2 del Consiglio provinciale
Professori costituzionalisti e un ex-senatore confermano la conformità costituzionale
del referendum propositivo sulla democrazia diretta
Prof. Stelio Mangiameli e prof. Robert Louvin presentano il loro parere legale relativo alla conformità costituzionale del nostro disegno di legge referendario sulla democrazia diretta confermando il giudizio espresso da parte della Commissione per i procedimenti referendari che nel febbraio 2007 ha dichiarato questo disegno di legge ammissibile al referendum propositivo anche sotto il profilo costituzionale (vedi sotto). L’ex-senatore Marco Boato interverrà sul significato politico e la portata giuridica delle norme sui diritti referendari contenuti nello Statuto di Autonomia.
di Paolo Michelotto
L’affluenza è stata del 15,02% e il referendum è stato invalidato.
Mentirei se dicessi che non speravo nel miracolo. Ossia di superare il quorum del 50%. Ma ero cosciente dell’estrema difficoltà. Tutti i referendum comunali italiani che prevedevano quorum, finora svolti, organizzati da cittadini, sono stati invalidati e sapevo che questo era probabilmente il destino anche di quello di Rovereto dell’11 ottobre 2009. Eppure ci siamo impegnati al massimo fino all’ultimo giorno. Abbiamo mandato volantini a casa di tutti i cittadini, organizzato incontri in tutte le circoscrizioni, cercato di coinvolgere tutti i partiti e associazioni, volantinato, appeso manifesti, fatto interviste alla radio e alla tv. Creato siti web, eventi partecipativi, mailing list, mandato sms.
Nessun comitato di cittadini potrà fare più di noi nella nosta città per promuovere un referendum, eppure solo il 15% degli aventi diritto si è recato a votare. E quindi?
Quindi abbiamo dimostrato scientificamente che il quorum (superiore al 10-15%) ammazza lo strumento del referendum.
Per cui chiedo agli amministratori che non vogliono prendere in giro se stessi e i cittadini, di togliere in toto lo strumento del referendum se intendono lasciare il quorum. Tanto verrà sempre invalidato e sarà solo un simulacro vuoto e inutile di democrazia.
Mentre agli amministratori davvero democratici chiedo di togliere il quorum e vedranno i risultati. Maggiore affluenza, maggiore partecipazione, maggiore informazione.
Nel 2006 nel referendum confermativo costituzionale andò a votare il 52,3 % degli aventi diritto e non c’era quorum.
Nel 2009 nei referendum abrogativi con quorum andarono a votare il 23,3 % degli aventi diritto. Ed esempi simili si sono verificati in Germania negli anni ‘80.
E’ matematico: se c’è il quorum l’affluenza è più bassa di quando non c’è.
Ed ora? Per quanto mi riguarda, domani 12 ottobre 2009 parteciperò all’incontro per discutere i risultati, nella piazza Mart ore 19.00. E poi proseguirò il percorso. La domanda guida per me sarà sempre: come posso fare, quali strategia adottare, che percorsi attuare per abolire il quorum dai referendum?
Finora abbiamo provato l’assemblea pubblica (La Parola ai Cittadini del 23 gennaio 2008), la iniziativa di delibera popolare (consegnata in comune il 9 maggio 2009 e MAI discussa), oggi 11 ottobre 2009 il referendum. Nel frattempo il sostegno è passato gradualmente da 5 cittadini iniziali a 38 a La Parola ai Cittadini del 2008, ai 220 della iniziativa di delibera popolare di maggio 2008, ai 4514 di oggi ottobre 2009.
Quindi un grande grazie ai 4514 cittadini che hanno approfondito i temi e votato con convinzione. La vostra fatica non andrà sprecata, ma sarà valorizzata. Nessuna acredine o accusa verso gli astenuti. E’ un loro diritto astenersi, ed è solo l’assurdo l’impedimento antidemocratico del quorum che fa sì, che accada il paradosso che chi decide di non decidere, alla fine decida. Toglieremo il quorum. Questo dell’11 ottobre 2009 è stato solo un ulteriore passo verso la sensibilizzazione democratica di Rovereto. Ci vorranno ulteriori passi, ma il numero di cittadini di Rovereto oggi consapevoli ha raggiunto le migliaia di unità.
di Paolo Michelotto
di Paolo Michelotto
a 5 giorni dai referendum nella mia città, Rovereto, pubblico una breve storia del percorso iniziato più di due anni fa.
Alla ricerca di più democrazia
I referendum comunali di Rovereto dell’11 ottobre 2009
L’11 ottobre 2009 a Rovereto si terranno quattro referendum propositivi per cercare di dare più voce ai cittadini. Sono iniziative del gruppo «PartecipAzione Cittadini Rovereto», che hanno dovuto superare non pochi ostacoli. Quattro i quesiti referendari:
1) determinazione del quorum di validità dei referendum comunali;
2) realizzare il Piano Regolatore Generale Comunale con la partecipazione dei cittadini;
3) Riqualificazione Piazzale Ex-Stazione Corriere;
4) non consentire l’apertura del nuovo inceneritore della Sandoz.
Una rivoluzione dal basso.
Nel gennaio 2007 è sorto a Rovereto (continua…)
di Paolo Michelotto
il quorum esiste in paesi come l’Italia, i paesi dell’est europa (Ungheria, Polonia, Slovenia). Ma in Svizzera, in 23 stati americani su 50, tra cui la California e l’Oregon, non è previsto il quorum nei referendum statali e locali.
Inoltre in Europa, in stati come l’Irlanda,
http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Referendums_in_the_Republic_of_Ireland
Spagna,
http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Referendums_in_Spain
Regno Unito
http://en.wikipedia.org/wiki/Referendums_in_the_United_Kingdom
e Francia
http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Referendums_in_France
non è previsto il quorum del 50% nei referendum nazionali. Tutte queste democrazia sono antidemocratiche o siamo noi italiani abituati a concepire come normale una cosa che normale non è? Ossia la presenza di un quorum nei referendum?
di Paolo Michelotto
il quindicinale Tera e Aqua disponibile online qui riporta l’intenzione di vari comitati di utilizzare lo strumento del referendum e dell’ìniziativa di legge popolare per consentire ai cittadini di far sentire la loro voce. La decisione finale verrà presa il 20 settembre.
20 Settembre: si decide su inceneritori e nucleare
Non bruciamoci il futuro
Rete Ambiente Veneto propone ai/alle residenti in Veneto (singoli o associati) queste iniziative, da attuare tra fine 2009 e 2010.
La decisione definitiva verrà presa domenica 20 Settembre alle 15 nell’incontro pubblico che Rete Ambiente Veneto ha convocato a Mestre, nei giardini di via Piave, nell’ambito della Fiera di Gaia.
NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO
1. Legge di iniziativa popolare contro gli inceneritori e per il riciclo totale nel Veneto.
Rete Ambiente Veneto, assieme ai Comitati riuniti Rifiuti Zero e alle Associazioni e Comitati del Veneto che si battono per risolvere il problema rifiuti senza bruciarli, propongono che, contemporaneamente alle
firme per il Referendum locale (che interessa solo un numero limitato di comuni), vengano raccolte anche almeno 5.000 firme di residenti nel Veneto (in particolare, ma non solo, nelle aree minacciate o danneggiaate da inceneritori, come Schio, Verona, Padova e bassa Padovana e l’area tra Treviso e Mestre)
sul seguente testo: (continua…)
di Paolo Michelotto
pubblico un video esilarante, fatto molto bene, satirico sui referendum di Rovereto, realizzato da Marco Togni.
Bravo Marco!
di Paolo Michelotto
di Paolo Michelotto
anche il sito CriticaMente – per una informazione consapevole, riporta la notizia dei Referendum di Rovereto del 11 ottobre 2009. Una possibilità data dai cittadini, ai cittadini, di migliorare la democrazia a Rovereto e di avere più voce in capitolo nelle scelte della città.
di Paolo Michelotto
dopo un lavorio primaverile ed estivo intenso sui contenuti, e grazie alla collaborazione del grafico Massimo Dalle Vedove e dei fotografi Marco, Marcello, Nicola, Emilio e di 24 cittadini che si sono prestati a fare da “testimonial” all’idea, finalmente abbiamo in mano il Fascicolo Informativo sui 4 Referendum “Più Democrazia” di Rovereto. Lo puoi vedere nelle due immagini qui a fianco (fronte e retro), e se ci clicchi sopra le puoi vedere a più grande risoluzione. E se lo vuoi in pdf a migliore risoluzione, clicca qui:
Questa settimana ne abbiamo distribuiti un migliaio a un festival musical-gastronomico di Rovereto (Mescolanze).
A fine settembre lo spediremo a tutte le famiglie del comune tramite le Poste con il loro servizio PromoPosta. Ne abbiamo stampate 16.000 copie. 14.500 saranno affidate alle Poste per il recapito per inizio ottobre. Ci è costato 650 euro+iva e la sua spedizione ci costerà 681,50 euro + iva per un totale di 1597,80 euro. E’ una cosa che negli altri paesi fa l’amministrazione pubblica, ma che qui a Rovereto, siamo costretti a fare noi cittadini con i nostri soldi.
In conto avevamo 1765.47 euro e quindi ora ci rimane 167,67 euro. In pratica abbiamo speso tutto per fare in modo che ogni famiglia roveretana abbia la possibilità di leggere qualche informazione sui referendum su cui andrà a votare.
I soldi sono stati raccolti nei mesi scorsi con autofinanziamento dei soci dell’associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto e soprattutto grazie alle offerte dei cittadini per i libri e per i video e per le iniziative promosse.
Qui puoi leggere il bilancio del gruppo e se vuoi, ci sono le istruzioni per poter contribuire.
http://www.cittadinirovereto.it/diario/bilancio-economico-del-gruppo/
Infatti dobbiamo ancora realizzare tutti i manifesti referendari da affiggere negli appositi spazi riservati alla propaganda referendaria dal comune e di cui la prossima settimana dovremmo sapere i dettagli quantitativi (ossia quanti manifesti che dobbiamo realizzare).
Quindi ogni contributo è benvenuto.
di Paolo Michelotto
OTTENIAMO IL MASSIMO CON LA STESSA FATICA
Appello a Beppe Grillo, ai grillini e a tutti coloro i quali credono ancora nei valori della democrazia.
Risparmiamo energia ed otteniamo il massimo dalla nostra fatica.
Ho già raccolto le firme per il V-Day 1 e 2 nella mia città (Rovereto – TN).
Per il V-day 3 annunciato da Beppe Grillo, suggerisco di effettuare la raccolta firme non solo per il referendum contro il nucleare.
Visto lo sforzo organizzativo di chi raccoglie e la fatica di chi va a firmare, è meglio utilizzare in maniera più furba e “redditizia” gli strumenti di democrazia diretta permessi agli italiani:
REFERENDUM
1. raccogliere firme per più referendum. Ad esempio 5-10. Non c’è un limite previsto dalla nostra costituzione. Quali? Chiediamoli ai visitatori del blog, creiamo uno spazio ad hoc per le proposte e per poterle votare. E già questo sarà un momento eccezionale di crescita civile, di creatività e di democrazia diretta. Esempio di alcuni referendum riguardanti l’abolizione delle leggi ad personam (ma ce ne sono così tante che sicuramente ne avrò dimenticate alcune) ed altre:
a- legge depenalizzazione dei reati di falso in bilancio
b- legge Gasparri (già tentata con il V-2 ma non per questa meno degna di essere abrogata)
c- legge che limita l´uso giudiziario delle rogatorie dall´estero
d- la legge che sistema il conflitto di interessi con una forma vergognosa che esclude dal governo chi dirige personalmente televisioni, giornali, industrie ma non chi li possiede
e- la legge che garantisce la impunità delle cinque più alte cariche dello Stato fra cui naturalmente la presidenza del Consiglio
f- la legge “Cirami” sul legittimo sospetto che avrebbe dovuto togliere a Milano i processi a Berlusconi e Previti,
g- la cosiddetta legge “salva Previti” che accorcia i termini della prescrizione,
h- l’estensione del condono edilizio alle zone protette e vi fa quindi rientrare anche le mega opere a mare della villa del premier “La Certosa”
i- abrogazione della legge che istituisce il CIP6
l- abrogazione della legge che fornisce soldi pubblici ai quotidiani di partito e alle radio di partito (Padania e Radicali)
m- abrogazione della legge che finanzia i partiti
n- abrogazione della legge elettorale che ha tolto le preferenza e che da un premio di maggioranza a chi vince
o- abrogazione della legge che regolamenta la RAI e che fissa le sue nomine per scelta politica
p- abrogazione della legge che fissa l’indennità dei parlamentari
INIZIATIVA DI LEGGE POPOLARE
2. contemporaneamente possiamo raccogliere le firme per un altro strumento di democrazia diretta, che in Italia è poco utilizzato perchè i parlamentari non lo attuano, ossia il Progetto di Legge di Iniziativa Popolare riguardante gli stessi temi trattati dai referendum. E così i cittadini potrebbero abrogare una cattiva legge con i referendum e contemporaneamente proporne una buona con la Iniziativa di Legge Popolare. Anche qui si potrebbe costituire un apposito forum in cui inserire le proposte e permettere il loro voto. Anche questo sarebbe un grande momento di democrazia vera. Esempio di alcune proposte:
a- legge che istituisca i referendum propositivi, migliori quelli abrogativi, e permetta entrambi senza il quorum. Sul modello della legge presentata dal sen. Peterlini nel giugno 2009.
b- legge che favorisca economicamente i comuni che effettuano la migliore raccolta differenziata
c- legge che favorisca in maniera significativa i cittadini che investono nelle energie alternative
d- legge elettorale che favorisca la competizione elettorale, la democraticità e la scelta dei candidati con le preferenze
e- legge che fissi l’indennità dei parlamentari a 2 volte (o più) il reddito medio dei cittadini italiani (non 20 volte come oggi)
f- legge che regolamenti la RAI (sull’esempio della BBC o simili)
COME FARE?
Tutti i lettori del blog potrebbero discutere su un forum apposito costruito su una sezione del Blog di Beppe Grillo:
1- la bontà e la realizzabilità di questa proposta
2- il numero dei referendum e delle iniziative di legge da portare avanti
3- proporre proprie idee
4- votare e dare quindi una priorità alle idee degli altri
5- 2 settimane prima del V-Day 3 si tirano le somme e si predispongono esattamente i testi su cui raccogliere le firme
Così in un solo giorno, si potrebbero raccogliere milioni di firme per decine di proposte e tentare di dare una scossa seria al sistema politico italiano.
Ecco su un forum un esempio di come si potrebbe fare. Prova ad inserire anche tu la tua proposta.
Pubblico volentieri un articolo di Thomas Benedikter sulla presentazione della proposta di legge sulla Democrazia Diretta avvenuta a Roma.
ddl Democrazia Diretta Peterlini documento pdf
ddl Democrazia Diretta PD documento pdf
Il senatore Oskar Peterlini a Roma, insieme all’Iniziativa per più democrazia, presenta un disegno di legge di modifica della Costituzione sui diritti referendari
Una forte brezza di democrazia diretta dal Nord
L’Italia si trova fra quei paesi in cui più frequentemente vengono svolti referendum nazionali: dal 1974 15 tornate referendarie su un totale di 62 quesiti singoli, escludendo i referendum consultivi e costituzionali. Ma queste cifre grezze traggono in inganno. Sin dallo storico verdetto popolare sul divorzio nel lontano 1974, a parte tre eccezioni, sempre si è trattato solo di referendum abrogativi. I votanti hanno cancellato qualche articolo di singole leggi (o meno), ma spesso l’effetto è stato neutralizzato da un successivo intervento del Parlamento. Il referendum confermativo facoltativo, con cui gli elettori possono bloccare o confermare una legge ordinaria prima dell’entrata in vigore, non esiste in Italia. Pure non esiste la forma genuina di iniziativa popolare, con cui un numero minimo di cittadini può presentare un disegno di legge acquistando il diritto ad un successivo referendum, qualora la sostanza del disegno non fosse accolta dal Parlamento: un referendum per questo definito „propositivo”. Oggi con almeno 50.000 firme è possibile presentare un progetto di legge al Parlamento, ma la stragrande maggioranza di queste istanze viene respinta o neanche trattata. Perfino lo stesso referendum abrogativo è entrato in crisi, non solo (continua…)
di Paolo Michelotto
Dresda era città riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Poi è stato fatto il progetto per costruire un nuovo ponte per la città di mezzo milione di abitanti per migliorare la viabilità. L’Unesco aveva avvisato le autorità: se fate il ponte, la città verrà tolta dalla lista delle località “Patrimonio dellìUmanità”. Bene ci sono state due referendum cittadini e gli abitanti hanno deciso che preferiscono una città più vivibile con il nuovo ponte, piuttosto che una città sulla lista Unesco con traffico insostenibile.
La notizia sta nella banalità della cosa. Un progetto controverso con pro e contro, tutte motivazioni rispettabili e che meritavano di essere prese in considerazione, a Dresda, in Germania è stato deciso dai cittadini. Come dovrebbe succedere in tutti i sistemi di governo che pomposamente si autodefiniscono “democrazie”. Come dovrebbe avvenire anche in Italia, dove i cittadini non sono mai ascoltati tranne quando devono segnare una crocetta su un partito piuttosto che un altro.
La scelta Il collegamento che deturperebbe la valle dell’ Elba è voluto dal 57% dei cittadini
Dresda, sì al ponte brutto e utile E perde la tutela dell’ Unesco
Via dalla lista dei patrimoni dell’ umanità. «Ma migliorerà il traffico»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO – Grandezza della democrazia. Ieri, la città di Dresda ha gettato alle ortiche il brand dell’ Unesco, cioè delle Nazioni Unite, di World Heritage Site, Sito patrimonio dell’ umanità. Perché vuole un ponte in più sul fiume Elba che alleggerisca il traffico ma che potrebbe turbare il paesaggio. E perché, testarda, la maggioranza dei cittadini non ha voluto farsi imporre scelte dalle élite cultural-turistiche che dicono di saperla più lunga. Si può vivere senza il marchio di garanzia, ma si soffre se la città è congestionata, hanno stabilito gli abitanti senza dare retta alle mode dominanti. La questione, oggetto di un gran dibattito in Germania, nasce nel 2004, quando la Valle dell’ Elba all’ altezza di Dresda viene dichiarata Patrimonio mondiale – assieme ad altri 878 posti – per la bellezza del paesaggio che corre lungo il fiume, compresi i palazzi e le chiese del centro della città ricostruiti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un bel titolo, uno dei 33 detenuti dalla Germania. L’ anno dopo, però, gli urbanisti di Dresda dicono che serve un ponte in più sull’ Elba, per collegare meglio la città vecchia a quella nuova: ce ne sono già quattro, ma la crescita economica, finite le ristrettezze patite negli anni della Germania Est, è notevole e dunque occorrono infrastrutture per mantenere il passo e non costringere i cittadini a una vita d’ inferno. (continua…)
di Paolo Michelotto
finalmente sono riuscito a parlare al telefono al sindaco di Ortisei (BZ) Ewald Moroder, in centro nella foto.
Perchè avete tolto il quorum dal referendum comunale?
Perchè riteniamo che chi partecipa debba scegliere, come in Svizzera dove in alcuni comuni le decisioni vengono prese in piazza per alzata di mano e chi c’è decide.
L’ho invitato a fare una relazione sul perchè il comune di Ortisei ha scelto nel 2006 con il nuovo statuto comunale di togliere il quorum dai referendum, per il 20 settembre 2009 a Rovereto durante “Il cittadino partecipa”. Mi saprà dire nei prossimi giorni.
Qui maggiori notizie sul primo comune de-quorumizzato d’Italia, Ortisei.
di Paolo Michelotto
dopo l’inevitabile mancato raggiungimento del quorum nel referendum nazionale del 21 giugno 2009 i commenti fuori luogo degli esponenti della classe politica si sprecano:
Fini: il cittadino non crede più allo strumento referendario
Chiti: bene il mancato raggiungimento del quorum
Casini: referendum fallito miseramente e spreco di denaro pubblico
Calderoli: vittoria della Lega
L’unico che dice per ora una cosa condivisibile è D’Alema: “eliminare il quorum”, ma subito viene colto dal panico dei cittadini e la controbilancia con una tutela per la classe politica “innalzare il numero delle firme”.
Invece non è il referendum uno strumento che ha fallito, ma il modo con cui è stato introdotto dalla nostra classe politica in Italia, che non funziona:
1. il quorum del 50% (che non esiste in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Svizzera, California) stimola appunto chi governa a fare appello all’astensionismo per boicottare il referendum invalidandolo e così facendo prevalere la sua parte con minima fatica contando gli astenuti come voti NO.
2. Berlusconi ha sabotato la partecipazione al referendum mettendolo 2 settimane dopo il voto delle europee in una domenica estiva. Negli altri stati europei e in USA al contrario, per stimolare la partecipazione fanno appositamente l’abbinamento elezioni – referendum.
3. in Italia esiste solo il referendum per abrogare una legge già entrata in vigore. In Svizzera e in Baviera esiste invece il referendum opzionale o confermativo, che funziona così: ogni volta che il parlamento pubblica una legge, c’è un periodo di 100 giorni in cui i cittadini contrari possono raccogliere 50.000 firme (1% degli aventi diritto al voto). Se riescono nell’impresa, nella prima data utile riservata ai referendum (ci sono 3-4 domeniche all’anno già prefissate per i referendum) i cittadini sono chiamati al voto, se i cittadini dicono di SI la legge entra subito in vigore, altrimenti non entra in vigore.
4. poi esiste in Svizzera, Baviera e California anche la possibilità di proporre qualcosa tramite referendum, e questo strumento viene chiamato Iniziativa (in Italia, Referendum Propositivo). Con esso i cittadini previa raccolta di 100.000 firme (2 % degli aventi diritto) possono chiedere ai loro concittadini se vogliono introdurre una nuova norma. Se alla votazione la maggioranza dice SI, essa viene introdotta. Senza modifiche. Inoltre è possibile mettere a referendum un quesito semplice e lasciare che venga poi normato dal parlamento, oppure una legge completa di articoli e commi.
Se questi due strumenti, che dove esistono in Svizzera, in California non hanno il quorum e in Baviera dal 10 al 15%, esistessero in Italia, cosa sarebbe successo nel caso della legge elettorale “porcata”?
1. appena Calderoli avesso pubblicato la legge, i cittadini avrebbero raccolto le firme per il referendum opzionale, e la legge sarebbe stata promulgata solo se i cittadini l’avessero approvata. Il tutto in 100 giorni per le firme – un paio di mesi per il referendum, in 5 mesi tutto sarebbe stato deciso. Tempi rapidi e soluzioni condivise. Inverno – Primavera 2006 la legge “porcata” era stata promulgata, entro estate i cittadini avrebbero potuto dire SI oppure NO.
2. se i cittadini avessero accettato la legge porcata nel 2006 quando era stata “creata”, per i più disparati motivi (colpo di sole collettivo, influenza cerebrale, mancanza di informazione vera, mancanza di opposizione, convergenza di interessi di tutti i partiti più grossi PD e PDL) e avessero ritenuto che la legge “porcata” era da cambiare solamente 3 anni dopo, ossia oggi nel 2009, e avessero avuto gli strumenti Svizzeri, Californiani e Bavaresi, avrebbero potuto iniziare la raccolta firme per l’Iniziativa (Referendum Propositivo) per una nuova legge elettorale. L’avrebbero messa la voto di tutti i cittadini e poichè non esiste il quorum, chi fosse andato al voto avrebbe deciso.
La nostra democrazia italiana è una democrazia bloccata, formale, apparente, dove poche persone decidono per 60 milioni. Per trasformarla in democrazia vera, dobbiamo noi cittadini esigere che venga tolto il quorum, che venga introdotto il referendum opzionale e il referendum propositivo. E lo potremo esigere quando in molti sapremo che questi strumenti esistono, ad esempio a pochi chilometri dal nostro confine.
Per migliorare la nostra democrazia, diffondiamo questa notizia!
A Rovereto (TN) ci stiamo impegnando da 2 anni per questo motivo: togliere il quorum dai referendum comunali. L’11 ottobre 2009 i cittadini roveretani saranno chiamati alle urne per dire SI ed eliminare il quorum.
http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-quattro-quesiti-referendari/
di Paolo Michelotto
qualcuno mi ha chiesto: “ma come mai non parli di questo referendum nazionale italiano?”
Semplice. Sono indignato e sono in grossissime difficoltà personali a decidere cosa fare. Come posso parlarne?
1. la legge attuale è una porcata
2. se vincesse il SI ai referendum la legge si tramuterebbe in GRANDE porcata
3. se la maggioranza votasse NO poi direbbero “ecco i cittadini vogliono la legge porcata attuale”
4. ci sarebbe infine la possibilità dell’astensione per invalidare il referendum e lasciare tutto com’è, ma va contro i principi di democrazia diretta e egevolerebbe la casta.
Insomma ogni decisione possiamo prendere noi cittadini, non va a nostro favore. Ma dell’elitè che ha scritto la “porcata” e che pretendendo di rappresentarci fa solo i suoi “porci” interessi. Quanlunque sia l’esito della votazione lo strumento del referendum (come applicato in Italia) verrà svilito e perderà di prestigio.
Per cui visto che comunque vada noi perderemo, il mio invito è: giochiamo per ora al loro gioco, ma prendiamo l’impegno etico di diffondere la conoscenza della democrazia diretta a tutti i livelli. Quando molti di noi cittadini conosceremo le possibilità della democrazia che sono attuate nel mondo, le pretenderemo anche qui nel nostro paese e non ci potranno prendere in giro.
Quindi: votiamo questa schifezza, ma indignamoci e cominciamo a diffondere la conoscenza della Democrazia Diretta, ognuno con gli strumenti che ha. Io nel limite delle mie possibilità sono disponibile ad andare ovunque a presentare gli “Esempi funzionanti della Democrazia Diretta”. La democrazia di questa elite ha fallito. E’ diventata solo una difesa dei privilegi di casta.
Cominciamo a pretendere una VERA democrazia, quella dove i cittadini possano gestire davvero il potere che gli compete. In cooperazione con i loro amministratori eletti.
riporto un messaggio di Fabio Castellucci
È nato il sito del COORDINAMENTO per i REFERENDUM Deliberativi senza Quorum
www.refdeliberativi.net
Vediamo di UNIRE tutte le forze che credono nella Sovranità del Popolo almeno per questa cosa SEMPLICE!
APPOGGIARE in qualunque modo chi vuole introdurre a tutti i livelli (Comuni – Province – Regioni – Stato) il solo e unico fattore di reale Sovranità Popolare: (continua…)