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    La democrazia diretta in Islanda si ferma a metà strada

    3 Giugno 2013 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    pubblico molto volentieri qui l’articolo di Thomas Benedikter sull’incontro sulla Democrazia in Islanda che si è tenuto a Bolzano alcuni giorni fa.

    islanda

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    Conferenza a Bolzano con la presidente del Consiglio costituzionale

    La democrazia diretta in Islanda si ferma a metà strada

    Due eventi marcano gli ultimi sviluppi della democrazia islandese: il 28 marzo, nella sua ultima seduta, l’Allthingi, il Parlamento uscente, approva una nuova procedura per modificare la Costituzione. In futuro, se il paese intende emendare la sua carta costituzionale avrà la scelta fra il modo tradizionale (maggioranza semplice del parlamento, poi elezioni, e conferma o meno della modifica da parte del nuovo parlamento) oppure un nuovo iter: una modifica della Costituzione potrà entrare in vigore se approvato dalla maggioranza di due terzi dell’Allthingi e successivamente approvato dal 40% degli elettori in un referendum. Senza dubbi questa regola renderà molto difficile ogni riforma alla Costituzione. Un metodo piuttosto lontano da quello svizzero, in cui la maggioranza dei votanti e del Consiglio dei Cantoni basta per modificare la Costituzione, naturalmente senza quorum.

    Un secondo contraccolpo arriva il 27 aprile 2013. Alle elezioni del parlamento gli islandesi assegnano il 51% dei voti al partito di centro-destra (Partito dell’Indipendenza) e al Partito progressista (liberali), entrambi veri responsabili della politica neoliberista che aveva portato alla crisi finanziaria del 2008 nonché avversari del processo costituzionale partecipativo “crowd sourcing”, ammirato da movimenti per più democrazia europei. Sembra un risultato in contraddizione stridente con il referendum del 20-10-2012 in cui gli islandesi, con una maggioranza dei due terzi approvarono la Costituzione uscita dal Consiglio costituzionale eletto dal popolo. “In Islanda non è solo questo processo costituzionale a preoccupare la gente,” afferma Sölver Nordal, presidente del Consiglio costituzionale, in collegamento diretto in una conferenza sull’ “Islanda coraggiosa” a Bolzano il 31 maggio, organizzato dalla Fondazione per il coraggio civile e l’Iniziativa più democrazia, “pesano tanti altri fattori come la politica fiscale del governo rosso-verde, l’imminente domanda di adesione alla UE che tanti non vogliono. Cosí le vecchie cordate politiche hanno riguadagnato terreno.”

    Ad un tratto la politica di questo piccolo popolo nordico appare molto più complesso e la sua scelta di cambiare pagina dandosi un sistema politico con forti diritti di controllo e iniziativa dei cittadini appare un mito quasi sfatato. Tanti giornalisti, ATTAC e movimenti per più democrazia furono entusiasti della “rivoluzione partecipativa” dell’Islanda, ma visto da vicino, il processo di democratizzazione è più lento e contraddittorio, afferma lo specialista Beat Kissling, il relatore della conferenza di Bolzano. In due referendum gli islandesi avevano respinto gli accordi del loro Governo per ripagare i debiti alle banche creditori in Gran Bretagna e Olanda. Poi nel 2011 avevano innescato un percorso molto innovativo per rifare la propria Costituzione. Dal giro di 522 candidati 25 furono eletti a comporre un Consiglio costituzionale, presieduto dalla signora Nordal, che con intenso coinvolgimento dei cittadini in soli 4 mesi elaborò una nuova Costituzione con un rafforzamento dei poteri dei cittadini.

    Salvör Nordal

    Salvör Nordal

    Se questa nuova Costituzione, come afferma Sölver Nordal, poteva apparire molto “inclusiva” e “partecipativa”, a ben vedere non raggiunge uno standard esemplare a livello internazionale per quanto riguarda i diritti referendari. L’Islanda ha introdotto il referendum confermativo (art. 65) contro norme approvate dal Parlamento e il referendum propositivo (art.66). Il Parlamento in questo caso ha il diritto di presentare una controproposta alla votazione referendaria. Ma non solo il numero di firme è molto alto (10% degli aventi diritto al voto), ma spetta al Parlamento stesso decidere se il voto popolare sia vincolante o meno. Poi, stranamente, gli islandesi non si sono dati il diritto al referendum costituzionale, lasciando al Parlamento l’ultima parola sulla nuova Costituzione e sui futuri emendamenti. Una mancanza di coerenza?

    Infatti, l’Islanda nel 2009 ha costretto la vecchia maggioranza conservatore-liberale e lasciare il governo, sostituendolo con un governo dei socialdemocratici insieme ai verdi. Dopo la “kitchenware-revolution” del 2009 nel 2010 e nel 2011 fu questo governo a chiamare alla riforma partecipativa della Costituzione (crowd-sourcing-reform), mentre fu il Presidente ad indire due referendum confermativi sui progetti governativi per l’ICESAVE, il salvataggio delle banche e il risanamento del debito pubblico. Proprio questi due partiti sono stati puniti nell’aprile del 2013, riportando alla carica i conservatori e liberali. Ora l’Islanda neanche sa se il nuovo Parlamento approverà la Costituzione voluta dal popolo nel referendum del 20 ottobre 2012, perché quel voto non fu vincolante e definitivo. Non a caso un noto politico a Reykjavik affermò: “Talvolta tanti europei ci considerano un paese molto più democratico di quanto riusciamo ad essere in realtà.”

    Thomas Benedikter

    Postato in bolzano, democrazia diretta, europa

    COURAGIERTES ISLAND – IL CORAGGIO DELL’ISLANDA

    30 Maggio 2013 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    riporto qui la bella iniziativa di Più Democrazia di Bolzano per chi vuole approfondire sul percorso democratico in Islanda.

    islanda

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    Il Centro per la Pace del Comune di Bolzano invita tutti gli interessati al seguente evento:

    COURAGIERTES ISLAND – IL CORAGGIO DELL’ISLANDA

    PIU DEMOCRAZIA COME RISPOSTA ALLA CRISI?

    incontro con Beat Kissling di Zurigo e in collegamento diretto la Presidente dell’Assemblea Costituente Islandese

    Venerdì 31 maggio 2013

    a Bolzano, dalle ore 18 alle ore 20 presso la Sala di Rappresentanza di vicolo Gumer 7

    ingresso libero e gratuito

    Evento organizzato in collaborazione con Iniziativa per più democrazia

    Vi aspettiamo numerosi!

    ______________________________________________________________________________

    Associazione Pax Christi Punto Pace Bolzano / Pax Christi Treffpunkt Bozen

    Sede legale: piazza Gries, 18 – 39100 BOLZANO

    Gestione del Centro per la Pace del Comune di Bolzano / Friedenszentrum der Gemeinde Bozen

    Palazzo Altmann/ Haus Altmann: Piazza Gries – Grieser Platz 18 – 39100 Bolzano Bozen

    Codice fiscale – Steuernummer: 94074690218

    Tel.: 0471/402382 – Fax: 0471/404751.

    website: peacebz.wordpress.com

    facebook: www.facebook.com/peacebz

    e-mail: centropacebz@gmail.com

    Postato in bolzano, democrazia diretta, esempi virtuosi, europa

    In Finlandia i cittadini possono proporre le leggi online e il parlamento le discute

    30 Novembre 2012 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    un ulteriore esempio di democrazia che funziona. In Finlandia, ma chissà che non diventi un esempio anche per l’Italia, anche a partire dagli enti locali. Non è ancora la democrazia diretta, ma un piccolo passo avanti, il fatto che l’agenda della discussione politica possa essere stabilita dai cittadini. In Italia, come noto, ciò non è possibile.

    Un articolo apparso sul Corriere scritto da Federica Seneghini.

    Leggi di iniziativa popolare tramite il web

    Le leggi le propongo io: il «Ministero aperto»

    Varato in Finlandia, si basa sull’idea di proporre nuove norme tramite crowdsourcing. Un’idea in accordo con il Governo

    MILANO – Vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce. Legalizzare l’eutanasia. Proibire il consumo di energy drink ai minori di 16 anni. Permettere ai ciclisti di circolare in entrambi i sensi di marcia anche sulle strade a senso unico. Sono solo alcune delle oltre 300 proposte pubblicate in appena pochi mesi sul sito «Avoin ministeriö» («Ministero aperto» – avoinministerio.fi), neonata piattaforma (attiva dall’inizio di ottobre) che, in Finlandia, permette a chiunque di pubblicare un’idea e, grazie all’aiuto di legali ed esperti (tutti volontari), di trasformarla in una proposta di legge vera e propria: servono almeno 50.000 firme di cittadini (da raccogliere entro sei mesi online o in modo tradizionale) per farla poi arrivare in Parlamento, che avrà l’obbligo di votarla.

    Joonas PekkanenJoonas Pekkanen

    Joonas Pekkanen, 34 anni, ideatore della piattaforma e fondatore della Ong omonima, usa un termine preciso per definire questo processo: «Open crowdsourced lawmaking». Tradotto: «La creazione di leggi in modalità open, utilizzando il crowdsourcing». Tutto all’insegna della democrazia diretta (elettronica) e della partecipazione. Era dicembre scorso quando il Parlamento di Helsinki ha approvato la «legge di iniziativa della cittadinanza». «La domanda che ci siamo subito fatti è stata: come far fruttare al meglio le potenzialità di questa novità?», spiega Pekkanen. La risposta passa attraverso due concetti chiave: l’utilizzo del crowdsourcing per la stesura e la realizzazione delle leggi e la possibilità di raccogliere online i voti necessari per portarle in Parlamento. Sono questi i punti di forza della piattaforma, lanciata appena due mesi dopo grazie al lavoro e all’energia di una ventina di esperti di tecnologie e programmazione (anche qui rigorosamente volontari). Il risultato? «I cittadini hanno iniziato da subito a pubblicare sul sito decine di idee di legge», continua Pekkanen, «poi a settembre l’”Autorità Nazionale per la Sicurezza nelle Comunicazioni” ci ha dato l’ok per raccogliere le firme online, grazie ad un sistema di identificazione univoco e sicuro, che passa attraverso le banche e gli operatori telefonici del Paese».

    «Ministero Aperto» non è un caso isolato. Casi di leggi fatte con il concorso diretto del popolo ci sono stati anche in Brasile e nelle Filippine. In Islanda, il 21 ottobre, il Parlamento ha approvato la prima costituzione in crowdsourcing. In Italia le leggi di iniziativa popolare non sono certamente una novità – le prevede l’articolo 71 della Costituzione – ma «le istituzioni non le hanno mai considerate seriamente», spiega Cristian Vaccari, docente di Comunicazione politica dell’Università di Bologna e autore del libro «La Politica online», di recente pubblicato dal Mulino. «Lo ha dimostrato per esempio Beppe Grillo, che nel 2007 si presentò a Palazzo Madama per consegnare il plico di sottoscrizioni raccolte su tre disegni di legge, mai discussi in Parlamento».

    A Helsinki per arrivare fin qui è bastato appena un anno di lavoro, durante il quale Ong e governo hanno collaborato gomito a gomito. Se da un lato non sorprende che tutto questo capiti in Finlandia, Paese che ha fatto di Internet un diritto per tutti i cittadini e dove il «digital divide» è praticamente assente (con oltre l’86% dei finlandesi che usa abitualmente il web, ben sopra la media europea del 69%), nascondersi dietro la scusa del gap tecnologico non serve. «In Italia sei cittadini su dieci dispongono ormai di un collegamento alla rete e diversi episodi più o meno recenti dimostrano che gli italiani sarebbero altrettanto propensi a processi di partecipazione online di questo tipo», riprende Vaccari. «Il vero problema sta invece nella chiusura e nell’atteggiamento di diffidenza di gran parte della classe dirigente e dei nostri canali istituzionali verso Internet, spesso per paura di perdere il controllo dei processi e di cederlo ai cittadini-utenti».

    Il colore politico non c’entra. «Destra o sinistra non contano», taglia corto Pekkanen. «Il nostro obiettivo è stimolare la partecipazione attiva della società civile alla vita del Paese. Siamo convinti che il web offra in questo senso potenzialità enormi, anche se è importante che la discussione non avvenga solo online, ma si dovrebbe avere ogni tanto l’opportunità di incontrarsi anche di persona». Una posizione condivisa e appoggiata dal governo. «Stiamo sviluppando una piattaforma simile a “Avoin ministeriö” oltre ad altri progetti di democrazia diretta», conferma Teemu Ropponen, funzionario del ministero della Giustizia finlandese. Qualche esempio? «Una legge di iniziativa popolare su base comunale e il portale lausuntopalvelu.fi, attraverso il quale i cittadini possono commentare online i disegni di legge che vengono discussi in Parlamento». «La rete dovrebbe essere lo strumento che tutte le parti politiche dovrebbero impiegare per governare e per comunicare meglio con i cittadini», conclude Vaccari. «E vista la diffusa mancanza di fiducia nelle istituzioni, strumenti di questo tipo potrebbero essere il mezzo più adatto per recuperarne almeno un po’».

    Federica Seneghini

    Postato in democrazia, esempi virtuosi, europa, partecipazione

    La tua guida all’iniziativa dei cittadini europei: la guida in italiano alla ICE

    2 Settembre 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    Bruno Kaufmann mi ha mandato il link dove si può scaricare la guida in pdf in italiano (e in tutte le altre lingue europee) su come usare l’unico strumento di democrazia diretta previsto dal Trattato di Lisbona a livello europeo. E’ importante per noi italiani per vari motivi. Il primo è che con questo strumento gruppi europei possono richiedere strumenti di democrazia diretta migliori per tutta l’Europa e poi anche i nostri rappresentanti dovranno volenti o nolenti adeguare le leggi. Secondo, fissa degli standard nuovi per quanto riguarda l’Italia. Ad esempio la raccolta di firme elettronica dovrà essere recepita anche dall’Italia entro il 2012. Questo vuol dire maggiore facilità di firmare il sostegno a proposte di leggi, rispetto alla trafila macchinosa di oggi dei banchetti con l’autenticatore al fianco. Anche l’Italia quindi come la California e la Svizzera. Terzo, per chi cercando di elaborare una nuova proposta di legge per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta in Italia, questa è una strada già tracciata e da imitare (bastano ad esempio 7 presentatori per 7 stati per lanciare una iniziativa europea e 1 milione di firme sui 495 milioni di abitanti dell’UE, di cui l’Italia ne deve fornire almeno 54.000. Ossia come oggi, ma raccolte in via elettronica e con sicurezza di discussione della proposta di legge in parlamento).

    copertina La tua guida all’iniziativa dei cittadini europei-1

    Scarica qui la guida 15 pagine in pdf

    La tua guida all’iniziativa dei cittadini europei (4247)

    Qui il link al sito dove si trova il documento in tutte le lingue europee.

    http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.publications.18960

    E qui per comodità riporto tutto il testo della guida, ma leggerla nell’impaginato è sicuramente più piacevole. Inoltre il testo è accompagnato da grafici e illustrazioni.

    La tua guida all’iniziativa dei cittadini europei

    Caro lettore,
    dall’aprile 2012, con l’entrata in vigore del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini europei, questi potranno esercitare un nuovo diritto che darà loro una voce più forte nelle questioni dell’Unione europea. Da quel momento in poi, infatti, i cittadini potranno esprimere le loro richieste in un modo nuovo, mai consentito prima di allora a livello europeo: raccogliendo un milione di firme in tutta Europa, potranno chiedere alla Commissione europea di presentare una proposta volta a modificare norme dell’UE o ad introdurne di nuove. In questo modo, i cittadini potranno porre una questione all’ordine del giorno dell’UE e diventare così parti attive sulla scena europea. (continua…)

    Postato in democrazia diretta, europa, iniziativa di legge popolare

    L’iniziativa europea inizia dal 1 aprile 2012: un milione di firme raccolte anche in via digitale

    21 Luglio 2011 // 3 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    ho scoperto una piccola cosa, forse già nota a molti, ma che è in ogni caso fondamentale. Come molti sapevano, dal 1 Aprile 2012 entrerà in vigore l’Iniziativa dei Cittadini Europea (ICE). Con questo strumento i cittadini europei potranno fare delle proposte di legge alla Commissione Europea, che dovrà discuterla e votarla.

    Questo l’articolo del Trattato di Lisbona che la prevede:

    Articolo 11, paragrafo 4, del Trattato sull’Unione europea (TUE).

    Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati.

    C’è un aspetto particolarmente interessante:

    Il milione di firme dei cittadini europei, può essere raccolto nel metodo tradizionale cartaceo, ma anche tramite internet.

    Il regolamento ICE prevede, per la raccolta delle dichiarazioni di sostegno con quest’ultima modalità, un quadro giuridico e un sistema elettronico del tutto nuovi. La Commissione, infatti, sta sviluppando un software con codice sorgente aperto per raccogliere le “firme” online, che sarà messo gratuitamente a disposizione degli organizzatori, i quali sono peraltro liberi di sviluppare a tal fine, se lo desiderano, un loro sistema.

    In ogni caso, gli organizzatori dovranno ottenere la certificazione del loro sistema di raccolta online da parte di uno Stato membro di loro scelta. Ciascuno Stato membro avrà infatti indicato un’autorità competente a rilasciare tale certificazione previa verifica della conformità del sistema a tutte le specifiche tecniche e a tutte le garanzie di protezione dei dati personali. La verifica dovrebbe avvenire nel giro di un mese.

    Questo significa che anche l’Italia, entro il 1 aprile 2012 dovrà permettere la raccolta di firme via internet, quindi senza autenticatore come previsto oggi per referendum e iniziative di legge popolare. Almeno per quanto riguarda l’iniziativa europea. Ma se viene introdotta questa procedura elettronica per questo strumento di democrazia diretta europeo, primo o poi dovrà essere introdotta anche per gli strumenti di democrazia diretta italiani.

    Intanto, per accelerare e spingere questa idea, si potrebbe introdurre questa procedura elettronica anche nella iniziativa di legge popolare per togliere il quorum e migliorare gli strumenti di democrazia diretta.

    Si potrebbe scrivere un art. della Costituzione di questo tipo:

    art 71 bis

    Le firme per i referendum e le iniziative popolari sono raccolte su carta o tramite mezzi elettronici e/o informatici con le procedure previste per gli strumenti di democrazia diretta dell’Unione Europea.

    Chi vuole discutere questa idea, l’ho riportata anche sul forum qui:

    http://quorum.forumattivo.it/t96-art-71-bis-raccolta-firme-elettronica-e-cartacea-come-iniziativa-cittadini-europea-ice

    Postato in democrazia diretta, europa, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum

    Iniziativa dei Cittadini Europea: incontro 6-7 maggio 2011 per il lancio

    3 Aprile 2011 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

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    riporto una email ricevuta da Bruno Kaufmann, che riguarda un incontro europeo per discutere del lancio della prima Iniziativa dei Cittadini Europea. E’ la prima volta al mondo che cittadini di diversi paesi possono intervenire nel processo decisionale democratico direttamente. Il 6-7 maggio 2011 ci sarà un incontro a Vienna tra tutti gli interessati.

    2011 European Citizens’ Initiative Summit in Vienna

    E’ disponibile il “Manuale della Iniziativa dei Cittadini Europea” in 5 linguea, francese, inglese, spagnolo, tedesco e polacco, ma non in Italiano, qui:

    Qui puoi scaricare la versione in Inglese:

    The European Citizens Initiative Handbook.pdf (853)


    Ecco il testo originale in Inglese di Bruno Kaufmann. (continua…)

    Postato in democrazia diretta, europa

    Le nuove norme per l’Iniziativa Europea

    8 Gennaio 2011 // Nessun commento »

    cittadino europadi Paolo Michelotto

    ricevo questo interessante contributo da Thomas Benedikter e lo condivido con chi è interessato ad approfondire gli strumenti di democrazia diretta che stiamo per avere nell’ambito dell’Unione Europea.

    Il Parlamento europeo approva le norme di applicazione per l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE)

    Luci e ombre del nuovo regolamento dell’ICE

    Dopo le decisioni della Commissione e del Consiglio europeo, il 15 dicembre il Parlamento europeo (PE) ha varato una direttiva per rendere operativo il primo strumento di partecipazione dei cittadini alla politica dell’UE: l’ICE, istituita dal Trattato di Lisbona (Art. 11,4). Non si tratta ancora di una strumento referendario vero e proprio, ma di una „iniziativa popolare agenda“, in Italia paragonabile alla proposta di legge di iniziativa popolare. Almeno un milione di cittadini UE, provenienti da un numero minimo di paesi membri, hanno il diritto di invitare la commissione europea ad avviare un’iniziativa legislativa, giacché è la Commissione l’organo che origina le norme europee. La proposta dei cittadini deve essere trattata dagli organi comunitari, ma se la Commissione decidesse di accantonarla, non seguirà nessun tipo di referendum europeo.

    In breve, i punti di forza di questa direttiva, stando al giudizio di „Mehr Demokratie“ sono questi:

    • La raccolta delle firme sarà possibile anche online. A questo scopo la Commissione UE mette a disposizione die promotori software open source.

    • Una volta raccolto il numero necessario di firme, i promotori ottengono il diritto di essere sentiti in audizione pubblica dal PE, in presenza di un rappresentante della Commissione;

    • Per la raccolta delle firme vale il principio della proporzionalità degressiva, cioè nei paesi membri più piccoli devono essere raccolti relativamente più firme, nei paesi più grandi meno firme.

    • I promotori di un’ICE devono rendere pubbliche le loro fonti di finanziamento.

    I lati deboli, per contro, si questa direttiva sull’ICE sono i seguenti:

    • L’ICE non viene registrata se in palese contrasto con i valori fondamentali dell’UE, oppure se il quesito non rientra nelle competenze della Commissione, oppure palesemente poco seria. Queste regole sono troppo vaghe e consentono alla Commissione di bloccare un’ICE senza che ci fosse una verifica legale e approfondita in un momento precedente alla raccolta di tutto il milione di firme.

    • Si prevede che la verifica definitiva dell’oggetto dell’ICE avvenga solo dopo la raccolta del milione di firme richiesto. Perciò, il rischio che un’ICE non venga ritenuta ammissibile, ricade interamente sui promotori.

    • Si prevede che l’ICE sarà attuabile solo a partire dall’inizio del 2012, siccome i paesi membri hanno ancora un anno di tempo per adattare provvedimenti di attuazione.

    • 18 su 27 paesi membri richiedono l’indicazione del numero della carta d’identità o del passaporto per poter validamente firmare un’ICE. In Italia questo numero va indicato per poter firmare ogni tipo di richiesta di referendum.

    • Le firme (1 milione) devono provenire da una quarto dei paesi membri (attualmente 7 su 27). Il PE e Democracy International avevano proposto un quinto.

    • A differenza della proposta del PE sull’ICE non c’è un termine perentorio per l’applicazione di un’ICE, dopo essere stata favorevolmente accolta dalla Commissione.

    Tutto sommato, le prospettive sono non troppo promettenti. A parte il rinvio dell’applicabilità concreta – le prime ICE potranno partire solo nel 2012 – l’ICE servirà per pubblicizzare intenti politici fortemente sentiti dalla cittadinanza europea, ma non per portare un quesito urgente al referendum europeo. Quindi a questo nuovo diritto europeo mancano ancora le punte per poter spronare gli organi comunitari di sentire la voce e di adeguarsi alla volontà dei cittadini.

    Thomas Benedikter

    (Illustrazioni più estese sulla democrazia diretta in Europa e su come democratizzare l’UE si trovano sulla pubblicazione „Più democrazia per l’Europa“, scaricabile qui)

    Postato in democrazia, europa

    Inghilterra: i cittadini potranno proporre e votare i temi da discutere in Parlamento

    28 Dicembre 2010 // Nessun commento »

    DAVID_CAMERONdi Paolo Michelotto

    riporto un interessante articolo apparso oggi sul Corriere. Interessante anche per la distanza abissale che ormai separa l’Italia dal resto del mondo in fatto di democrazia. Ma tutto sommato anche una iniezione di fiducia. Non saranno singole persone a fermare il cammino della democrazia nel mondo. Potranno fare danni a livello locale e purtroppo in Italia, ma il trend di sviluppo mondiale è ben chiaro.

    http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_28/xfactor-concorrenti_b9a16ff8-127f-11e0-80e3-00144f02aabc.shtml

    In discussione la riforma PER DARE PIU’ VOCE AGLI ELETTORI

    Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

    “E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

    MILANO – I progetti di leggi del Parlamento britannico scelti e votati dal pubblico come i concorrenti di X Factor. L’idea di creare una sorta di democrazia diretta grazie alle nuove tecnologie e di avvicinare i cittadini alla politica di tutti i giorni non è affatto nuova, ma è stata pensata sin dagli albori di Internet. Ma

    David Cameron

    come racconta un recente articolo del Guardian di Londra il governo inglese potrebbe essere il primo in Occidente a tradurre questo possibilità in realtà: in questi giorni il primo ministro David Cameron sta pensando di dedicare alcune pagine del sito web governativo esclusivamente alle petizioni pubbliche. Le più votate dovrebbero essere discusse in Parlamento e successivamente potrebbero diventare leggi dello Stato.

    E-PETIZIONI – Secondo il progetto del governo le e-petizioni sottoscritte da almeno 100.000 votanti saranno sempre discusse alla Camera dei Comuni, mentre sullo stesso sito web dovrebbe essere pubblicati svariati progetti di leggi: saranno proprio gli utenti-elettori a giudicare quali sono quelli prioritari e necessari al paese e la loro decisione porterà le proposte più velocemente all’esame in Parlamento. Il governo sta pensando di far conoscere il meccanismo delle e-petizioni anche a coloro che frequentano abitualmente i più popolari social network. Ad esempio gli utenti di Facebook che sostengono una certa causa o una campagna politica, potrebbero rimanere in contatto tra loro e discutere per mesi la proposta di legge prima di pubblicarle sul sito del governo.

    APPROVAZIONE – George Young, leader della Camera dei Comuni, ha confessato al quotidiano di Londra che la riforma sulle e-petizioni potrebbe essere portata avanti già all’inizio del nuovo anno. Naturalmente nessuna tra le petizioni votate dagli utenti-elettori otterrà automaticamente il sostegno del governo. L’iniziale proposta di tradurre direttamente in legge le e-petizioni che supererebbero il milione di sostenitori è stata sonoramente bocciata dal governo. Alla fine sarà sempre il Parlamento a decidere se tradurre in legge le proposte degli elettori. In passato già Tony Blair aveva provato ad avvicinare i cittadini alla politica quotidiana creando il sito web del Primo Ministro (http://www.number10.gov.uk/) attraverso il quale tentava un colloquio diretto e interattivo con gli utenti-elettori. Adesso questo principio dovrebbe essere ampliato ed esteso a tutti i dicasteri.

    CRITICHE – La proposta del governo inglese ha già scatenato grandi polemiche perché – affermano i detrattori – petizioni populiste come la reintroduzione della pena di morte o l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea potrebbero ottenere grande sostegno e mettere in seria difficoltà il governo guidato da David Cameron: «Apprezziamo il vecchio principio del sito web di Downing Street – afferma una fonte anonima di Whitehall intervistata dal Guardian- ma questa tecnica di consenso appare poco edificante. Bisognerebbe trovare un modo più efficiente e maturo per impegnare il grande pubblico a interagire con il Governo e il Parlamento». Anche Paul Flynn, deputato laburista ascoltato dal Daily Mail boccia la proposta: «Questa può sembrare un’idea attraente solo a coloro che non hanno mai visto quanto è risultata inutile una riforma del genere nei paesi in cui è stata applicata. La blogosfera non è un luogo dove si può aprire un dibattito complesso e sensibile. Spesso essa è dominata dagli ossessionati e dai fanatici e da qui spesso escono solo idee pazze».

    Francesco Tortora

    28 dicembre 2010

    Postato in consultazione, esempi virtuosi, europa

    UE: E’ TEMPO DI DEMOCRAZIA DAL BASSO!

    24 Novembre 2010 // Nessun commento »

    uedi Paolo Michelotto

    io ho firmato questa petizione. Trovo che sia un’eccezionale opportunità per noi cittadini di far sentire la nostra voce. Tra i siti citati c’è anche quello degli autori del libro “Democrazia Diretta – Fatti concreti” che si può scaricare qui: http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=38

    Suggerisco a tutti di firmare e di far firmare. In Italia la democrazia è alla deriva, in Europa forse si può ancora fare qualcosa.

    Cari amici,

    Proprio ora l’Ue sta decidendo il destino di una riforma democratica rivoluzionaria che potrebbe cambiare la governance dell’Europa e contrastare così il potere degli interessi organizzati. Ma alcuni funzionari stanno cercando di far passare regole che impedirebbero la partecipazione dei cittadini. Firma la petizione per proteggere il nostro diritto d’intervenire nella formazione delle decisioni che influenzano la vita di tutti noi:

    Proprio in questi giorni i funzionari europei stanno decidendo a porte chiuse il destino di una riforma democratica rivoluzionaria che potrebbe cambiare la politica dell’Ue, al momento dominata da un’élite composta da governi, aziende multinazionali e lobbisti.

    L’Iniziativa dei Cittadini europei costringe la Commissione europea ad agire quando questa riceve la richiesta da oltre 1 milione di cittadini. E’ un’innovazione radicale nella governance dell’Ue che spaventa molti funzionari, che ora stanno tentando di seppellirla con una montagna di lungaggini burocratiche e barriere che ostacolino la partecipazione dei cittadini.

    Molti parlamentari europei si stanno battendo con forza per proteggere l’Iniziativa dei Cittadini. Abbiamo l’urgenza di sollevare una denuncia enorme dei cittadini per sostenere i parlamentari e svergognare i governi e i funzionari che stanno ostacolando la democrazia diretta che i cittadini vogliono. Firma la petizione sotto – il parlamentare europeo Gerald Häfner, in prima linea nelle negoziazioni, presenterà la nostra petizione in ogni singolo incontro a Bruxelles in cui potrebbe fare la differenza:

    http://www.avaaz.org/it/eu_citizens_initiative/?vl

    Per decenni l’Unione europea è stata accusata di avere un processo decisionale troppo complesso e non democratico, che ha reso la politica europea inaccessibile ai cittadini. Ma ora, grazie all’Iniziativa dei Cittadini introdotta dal Trattato di Lisbona l’anno scorso, potremmo assistere a un vero cambio di direzione negli sforzi per rispondere al deficit democratico dell’Ue.

    Alcuni stati membri, che hanno paura di una maggiore partecipazione dei cittadini nel processo legislativo, stanno insistendo affinché ogni firmatario dell’Iniziativa dei Cittadini europei lasci il numero della propria carta d’identità o passaporto, una richiesta che diminuirebbe incredibilmente la partecipazione. Organismi indipendenti per la protezione dei dati in Europa dicono che i numeri della carta d’identità non sono necessari per verificare i firmatari; raccogliere questi dati, infatti, è intrusivo e può incrementare il fenomeno del furto d’identità.

    La Commissione europea ha inoltre proposto l’introduzione di termini temporali troppo brevi e di quote non necessarie per ogni paese, che escluderebbero di fatto molti gruppi di cittadini dall’avvalersi dell’Iniziativa. Il Parlamento ha controproposto obblighi fattibili: una scadenza di 18 mesi per la raccolta di firme e un quinto dei paesi membri dell’Ue per quanto riguarda le quote.

    Avaaz sta già utilizzando l’Iniziativa dei Cittadini per migliorare la democrazia europea: abbiamo raccolto oltre 1 milione di firme e stiamo quindi consegnando la prima Iniziativa dei Cittadini di sempre per bloccare le coltivazioni OGM dall’entrare in Europa. Ma questa, come tante altre iniziative, potrebbe essere azzoppata se i funzionari riusciranno a mandare in porto le loro condizioni esageramente stringenti.

    Le negoziazioni sono arrivate alla loro fase critica: cerchiamo di far decollare l’Iniziativa dei Cittadini e di mettere al lavoro l’Europa per noi. Firma la petizione ora, e inoltra questo messaggio a tutti:

    http://www.avaaz.org/it/eu_citizens_initiative/?vl

    Con speranza,

    Luis, Benjamin, Alice, Paula, Alex, Ben, Pascal, Ricken e tutto il team di Avaaz.

    FONTI:

    European Voice, “I parlamentari europei si spendono perché le iniziative dei cittadini siano più fattibili” (in inglese):
    http://www.europeanvoice.com/article/imported/meps-look-to-make-it-easier-to-launch-citizens-initiatives/69310.aspx

    Iniziativa dei Cittadini europei, “Il Parlamento può ancora opporsi agli stati membri che ostacolano l’Iniziativa dei Cittadini europei” (in inglese):
    http://www.citizens-initiative.eu/?p=374

    Maggiori informazioni sulla “Campagna per l’Iniziativa dei Cittadini europei a portata di cittadino” (in inglese):
    http://www.citizens-initiative.eu

    Democracy International promuove la democrazia diretta, ed è l’organizzazione che sta sponsorizzando l’Iniziativa dei Cittadini europei:
    www.democracy-international.org

    Postato in democrazia diretta, esempi virtuosi, europa

    Il libro “Più Democrazia per l’Europa” di Thomas Benedikter è scaricabile online

    25 Ottobre 2010 // Nessun commento »

    piudemocraziaperleuropa

    di Paolo Michelotto

    Thomas Benedikter mi ha mandato copia in pdf dell’ultimo libro da lui pubblicato: Più Democrazia per l’Europa con la preghiera di diffonderlo. E’ un libro utilissimo per capire come funziona la democrazia in Europa e quali strumenti hanno in mano i cittadini. Quindi un grande grazie a Thomas per la decisione di condividerlo.

    più democrazia per l'Europa - Thomas Benedikter (7673)

    Ecco la sua email:

    Caro Paolo,

    a meno di due mesi dall’approvazione delle relative norme di attuazione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, prevista per dicembre 2010, pensavo di fare un servizio utile per chi si interessa di democrazia diretta a livello dell’UE mettendo a disposizione come PDF l’ultima pubblicazione su “Più democrazia per l’Europa” (allegato). Quindi ti sarei molto grato se anche il vostro sito potesse piazzarlo da qualche parte fra i testi sulla dd liberamente scaricabili. Allego anche la breve scheda di presentazione (che avevi già messo nell’aprile/maggio scorso) per ogni eventualità. Sono convinto che nei prossimi mesi, appena l’ICE sarà anche argomento sui media nazionali, aumenterà l’attenzione.

    Tante grazie in anticipo e un caro saluto

    Thomas

    Ed ecco la presentazione:

    Il Trattato di Lisbona per la prima volta permette la partecipazione diretta dei cittadini europei:

    L’Iniziativa dei cittadini europei: una breccia per più partecipazione alla politica europea

    Ultimamente si sono moltiplicate le richieste di referendum europei: i Verdi e Greenpeace hanno invocato una votazione sulla patata geneticamente modificata, autorizzata dalla UE; un gruppo di ONG vuole impedire l’entrata della Turchia nella UE tramite referendum; politici austriaci hanno annunciato la richiesta di un referendum europeo per un’ „imposta europea sulle transazioni finanziarie“. Iniziative precoci, perché lo strumento dell’ “Iniziativa dei cittadini europei” (ICE in breve, previsto dal Trattato di Lisbona, art. 11,4) in mancanza del regolamento di attuazione non è ancora applicabile. Ma anche una volta regolamentata, l’ICE non permetterà una votazione referendaria a livello europeo. La nuova ICE è il primo strumento transnazionale di democrazia diretta in assoluto, ma è solo una „iniziativa di agenda“, cioè simile alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare: almeno un milione di cittadini UE potranno sottoporre alla Commissione di adottare una norma europea in uno dei settori di sua competenza. La Commissione deve agire, ma come lo farà resta affare suo. Se non fa sua la proposta dei cittadini o perfino propone un regolamento di contenuto opposto, non seguirà una votazione referendaria europea. (continua…)

    Postato in democrazia diretta, europa

    Più Democrazia per l’Europa

    8 Giugno 2010 // 2 Commenti »

    piudemocraziaperleuropadi Paolo Michelotto

    ricevo da Thomas Benedikter queste informazioni sul libro che ha appena scritto “Più Democrazia in Europa” e sulle iniziative che sta promuovendo su questo argomento in Europa. Riporto l’appello generale e in fondo l’appello che ha inviato a tutti gli europarlamentari e la scheda in pdf di presentazione del libro.

    Il Trattato di Lisbona per la prima volta permette la partecipazione diretta dei cittadini europei:

    L’Iniziativa dei cittadini europei: una breccia per più partecipazione alla politica europea

    Ultimamente si sono moltiplicate le richieste di referendum europei: i Verdi e Greenpeace hanno invocato una votazione sulla patata geneticamente modificata, autorizzata dalla UE; un gruppo di ONG vuole impedire l’entrata della Turchia nella UE tramite referendum; politici austriaci hanno annunciato la richiesta di un referendum europeo per un’ „imposta europea sulle transazioni finanziarie“. Iniziative precoci, perché lo strumento dell’ “Iniziativa dei cittadini europei” (ICE in breve, previsto dal Trattato di Lisbona, art. 11,4) in mancanza del regolamento di attuazione non è ancora applicabile. Ma anche una volta regolamentata, l’ICE non permetterà una votazione referendaria a livello europeo. La nuova ICE è il primo strumento transnazionale di democrazia diretta in assoluto, ma è solo una „iniziativa di agenda“, cioè simile alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare: almeno un milione di cittadini UE potranno sottoporre alla Commissione di adottare una norma europea in uno dei settori di sua competenza. La Commissione deve agire, ma come lo farà resta affare suo. Se non fa sua la proposta dei cittadini o perfino propone un regolamento di contenuto opposto, non seguirà una votazione referendaria europea.

    Quindi lo strumento è debole, ma comunque per la prima volta la UE ammette la partecipazione diretta dei cittadini, non mediata né dai governi né dal Parlamento o dai partiti. Lo strumento è teso a ravvicinare i cittadini all’ “Europa di Bruxelles”, ma il suo utilizzo concreto dipenderà essenzialmente dal regolamento attuativo che dovrà tener conto del suo carattere transnazionale. La stessa commissaria competente, Cecilia Malmström, affermò: „Il nuovo strumento democratico dev’essere accessibile, trasparente e favorevole ai cittadini.“ Ciò nonostante la Commissione nel marzo 2010 ha presentato una sua proposta che si scosta notevolmente da tali aspettative. Nel regolamento di applicazione si tratta di definire soprattutto

    • i termini della raccolta delle firme;
    • il numero minimo di paesi membri, dai quali devono provenire le firme;
    • il numero minimo di firme da raccogliere per paese membro
    • le modalità della raccolta delle firme (cartaceo e/o elettronico)
    • il termine perentorio entro il quale la Commissione dovrà reagire e sottoporre la sua proposta di regolamento;
    • il momento dell’esame di ammissibilità di un’ICE dopo un certo numero minimo di firme;
    • l’applicabilità dell’ICE anche per modifiche del Trattato europeo.

    Le ONG sottolineano, che uno strumento di partecipazione transnazionale richiede regole diverse, più generose e speciali rispetto gli strumenti analoghi nazionali. Le distanze geografiche, la pluralità di lingue, la mancanza di uno spazio pubblico comune, e altri fattori rendono un’ICE più dispendiose e complesse, come dimostrato da varie esperienze di campagne transnazionali.. Se tali campagne non saranno facilitate da un regolamento appropriato, tutto lo strumento rischia di essere mortificato già dall’inizio. Dall’altra parte la Commissione ha già ventilato il timore che la nuova ICE, se regolamentata in modo „user-friendly“, potrà provocare un’ondata di richieste dei cittadini. L’esperienza italiana della proposta di legge di iniziativa popolare smentisce tali paure. Con la soglia più bassa che esista in Europa (50.000 firme) dal 1948 al 2005 sono state presentate 213 proposte, cioè solo quattro in media annuale, di cui trasformate in legge solo 29.

    Una conquista dei movimenti civici è sicuramente il fatto che la Commissione permetterà le firme elettroniche, con modalità ancora da definire. Per tutta una serie di altre esigenze prevede invece degli ostacoli notevoli: non si prevede il rimborso di una parte delle spese sostenute dai promotori, non c’è il diritto alla traduzione nelle lingue ufficiali dell’UE, la proposta di chiedere firme provenienti da 9 paesi è troppo alta, con sei mesi si lascia troppo tempo alla Commissione per elaborare la sua proposta di normativa, mentre soli 12 mesi sono un termine troppo breve per la raccolta di un milione di firme in nove paesi. Si esclude la verifica di ammissibilità preventiva e la possibilità dei cittadini a proporre emendamenti per i Trattati europei. Tutta una serie di chiusure, protesta il mondo delle ONG, non necessarie giacché comunque si tratta solo di una „iniziativa-agenda“, che non si conclude con un referendum popolare.

    Ora la palla passa al Parlamento e al Consiglio europei che entro il 1 dicembre 2010 intendono varare un regolamento attuativo. Ci vorrà notevole impegno anche da parte della società civile organizzata per garantire un regolamento favorevole ai cittadini. A questo scopo l’Iniziativa per più democrazia (Bolzano) e Sovranità popolare (Roma) hanno rivolto un appello a tutti gli europarlamentari italiani di impegnarsi affinché si attuino le miglior regole possibili, come proposto da Democracy International, la federazione delle ONG per più democrazia. “Per colmare il fossato fra cittadini ed istituzioni,” si afferma nell’appello, “per creare uno “spazio politico pubblico” e un impegno politico transnazionale occorrerà introdurre effettivi diritti referendari. Oggi la stragrande maggioranza dei cittadini europei si sente ancora nel ruolo di spettatore del sistema politico europeo, dibattiti a livello europeo scarseggiano e la partecipazione alle elezioni europee dal 1979 non fa che calare. Siamo ancora lontani dall’Europa dei cittadini, spesso invocata, tuttavia l’ICE è un’occasione da non perdere per restituire a noi cittadini un pezzo di sovranità anche a livello europeo.”

    Thomas Benedikter

    PS (a margine con la copertina)

    In un volume appena presentato da Thomas Benedikter („Più democrazia per l’Europa“, ARCA edizioni, Lavis 2010; per la scheda di presentazione vedi www.dirdemdi.org/neu/de/neuigkeiten), non solo si illustra questo nuovo diritto dei cittadini europei, ma si spiega anche di quali strumenti di democrazia diretta i cittadini europei effettivamente avrebbero bisogno e come tutto l’attuale assetto istituzionale dell’UE andrebbe ridisegnato in chiave democratica. Il libro è reperibile presso l’Iniziativa per più democrazia (info@dirdemdi.org), presso l’editore ARCA (info@edizioniarca.it ) oppure nelle librerie.

    Benedikter-contributo-DD-Europa-ICE-31-5-10

    Appello-europarl-ital-ICE-25-5-10

    Scheda-Benedikter-DD-Europa

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