di Paolo Michelotto
chiarisco subito: un esempio mica tanto positivo!
Fabio Bartolini e Daniele Arduni del Comitato Morciano in Comune
http://www.morcianoincomune.it/consigli-comunali/consiglioapertodel15042010
mi hanno inviato un estratto video del primo Consiglio Comunale Aperto tenutosi il 15 aprile 2010. In quell’occasione oltre a varie richieste trattate da altri cittadini, il Comitato Morciano in Comune ha presentato una proposta di Regolamento per l’attuazione dei Referendum comunali. Che era fino a quel momento mancante. E lo è ancora oggi. E quindi ai cittadini è negato un diritto, quello di realizzare referendum comunali, previsto nel loro stesso statuto.
Interessante l’utilizzo dello strumento del Consiglio Comunale Aperto, che è presente in pochi comuni italiani, tra cui a Morciano (RN). Ma questa occasione fortemente voluta dalle associazioni dei cittadini, è stata svilita dalla risposta degli amministratori. Che si sono riservati in esclusiva il compito di redigere il regolamento dei referendum, che colpevolmente non avevano ancora scritto. E tanto hanno pensato e studiato che lo statuto non è ancora, dopo un anno dal Consiglio Comunale Aperto del 15 aprile 2010, realizzato.
Amministratori che pensano che la democrazia sia una delega in bianco data nelle loro mani ogni 5 anni e in cui i cittadini non devono immischiarsi. Vedere questo video è tristissimo per chi come noi sa come la democrazia è vissuta in molte zone del mondo, ma anche uno stimolo. Questa che vediamo oggi rappresentata a Morciano, ma in quasi tutta l’Italia, non è democrazia, ma solo la sua parvenza esterna. La democrazia vera, completa, diretta è un nostro diritto, e ovunque in Italia, come hanno fatto e stanno facendo ogni giorno gli amici di Morciano, dobbiamo riconquistarcela, riprendendocela da questa casta isolata e senza futuro, avvinghiata al potere per quanto piccolo esso sia e ai piccoli privilegi che ognuno di loro trae. Democrazia non è dare tutto il potere a 20 – 40 persone che poi decidano a nostro nome per 5 anni. Servono strumenti di democrazia diretta nelle mani dei cittadini, come in Svizzera e in Baviera e in California. Il passo più importante che dobbiamo compiere è togliere il quorum dai referendum.
Per spalancare la porta a tutte le energie che vorranno riprendersi il diritto di decidere come gestire la propria vita comune.
Ma la democrazia potrà svilupparsi solo se noi cittadini lo esigeremo con piena consapevolezza.
Questo è il regolamento dei referendum predisposto gratuitamente dall’avvocato riminese Manduchi Massimo, avanzato in Consiglio da Fabio Bartolini a nome del Comitato Morciano in Comune, più di un anno fa:”
regolamento referendum Morciano
E Fabio e gli amici del Comitato, continuano a lavorare e a battersi su questo tema. Questo è ad esempio quanto stanno programmando di fare nei prossimi mesi, da un’email di Fabio:
Presto invieremo ad ogni comune comunicazione per relizzare il censimento degli istituti di partecipazione in provincia di Rimini che presenteremo poi in autunno. Sempre entro la fine dell’anno iniziera’ il tour che tocchera’ogni comune della nostra provincia e della vicina provincia di pesaro urbino per portare più’ democrazia. Si puo’ fare. Forza Paolo. Parte del merito e’ tuo. Cari saluti. Fabio
di Paolo Michelotto
nel mondo di Twitter e di FaceBook e dei blog, questa è un’idea semplice o addirittura banale. Ma ci voleva qualcuno che la proponesse e che la realizzasse. Il candidato sindaco PD di Trieste e un consigliere M5S di Carpi (MO).
La riporto pari pari, come è stata fatta nel consiglio di Carpi (MO).
Qui il sito dove è stato pubblicata
http://modena5stelle.it/2011/03/e-mozioni-moltiplicare-le-occasioni-di-partecipazione-diretta/
Carpi, 18 marzo 2011
Al Presidente del Consiglio Comunale
Al Sindaco
Oggetto: Proposta di mozione per l’attuazione dell’art 12 dello Statuto del Comune di Carpi anche con modalità “on line”
Visto
- L’articolo 12 dello Statuto del Comune di Carpi
- La proposta avanzata dal candidato Sindaco di Trieste Roberto Cosolini, denominata “E-Mozioni” per agevolare la presentazione “on line” di mozioni e ordini del giorno al consiglio comunale da parte dei cittadini, come singoli o organizzati in gruppi e associazioni
Considerato
- Il ruolo che le tecnologie informatiche possono svolgere nel facilitare la partecipazione dei cittadini alle attività di questa Amministrazione Comunale
Il Consiglio Comunale di Carpi impegna il Sindaco e la giunta
A presentare una bozza di regolamento e a predisporre i necessari strumenti tecnici negli spazi della rete civica comunale per consentire l’attuazione dell’articolo 12 dello Statuto Comunale anche attraverso la presentazione di proposte di mozione e raccolta di firme on-line
Questo quanto scritto dal candidato sindaco Cosolini
Il Comune di Trieste con Sindaco Cosolini farà obbligo per il Consiglio Comunale di dibattere tutte le ‘E-Mozioni’ presentate online e sottoscritte via internet da almeno 2.000 cittadini. Questa l’idea che intende sfruttare le nuove tecnologie per rendere più immediati i rapporti tra cittadinanza e scelte politiche. Internet come base di condivisione e di maggior partecipazione dei cittadini alla pubblica amministrazione.
La proposta è stata illustrata nel pomeriggio di ieri, durante l’evento “Trieste Polis Digitale“, incontro tra Roberto Cosolini e la comunità digitale della città, per ascoltare e accogliere le proposte dei cittadini più esperti proprio su come internet e i nuovi media possano contribuire a cambiare i servizi e le politiche del Comune di Trieste. Trasparenza, partecipazione ed efficienza, queste le tre parole chiave sulle quali il candidato sindaco si è espresso in maniera convinta nel proprio intervento finale, e che ben riassumono quanto illustrato dai dodici relatori della serata.
Il progetto E-Mozione ben concretizza tutte le tre componenti. Trasparente come tutto ciò che si trova online, sempre a disposizione di tutti, immediatamente a disposizione di chiunque voglia partecipare ed efficiente, essendo un filo diretto tra cittadini e comune.
E’ diretto al numero sempre crescente di cittadini che usano su base quotidiana il computer e internet, che ormai è divenuto centro nevralgico di molti dibattiti e aggregatore di gruppi e comunità di cittadini che condividono obbiettivi civici, culturali e politici.
Come funzionerebbe?
Un’area apposita del sito del Comune di Trieste, con Cosolini Sindaco, verrà riservata alla partecipazione diretta da parte dei cittadini. In quest’area ci sarà lo strumento per la ‘E- Mozione’, che funzionerà così:
1) Previa il pagamento di una tassa simbolica, ogni cittadino di Trieste potrà depositare in Comune il testo di una ‘E-Mozione’.
2) Il testo verrà pubblicato online nel sito del Comune di Trieste e a quel punto potranno partire le sottoscrizioni da parte dei cittadini.
3) Ogni cittadino per rendere valida la sua sottoscrizione, dovrà dichiarare i propri nome, cognome, indirizzo di residenza nel Comune, età di nascita.
4) Per rendere valida la sottoscrizione, il cittadino dovrà lasciare o il proprio codice fiscale OPPURE inserire un codice univoco e personale inviato via sms dal Comune al cellulare del sottoscrittore durante la procedura di sottoscrizione.
5) Ogni cittadino potrà facoltativamente lasciare i propri indirizzi email e cellulare per essere aggiornato se la ‘E-Mozione’ avrà raggiunto i 2.000 sottoscrittori e per sapere il risultato del dibattimento in Consiglio Comunale.
Esistono già delle iniziative simili:
E-Petition promosse dal Governo laburista in Gran Bretagna
Nuovo progetto sulle e-petition promosse dal governo Cameron
E-Petitions, Scottish Parliament
Europetition, iniziativa privata per sostenere petizioni online al Parlamento Europeo
di Paolo Michelotto
Convention_09-04-2011 (file pdf stampabile)
questo sabato 9 aprile 2011 si terrà l’incontro della Costituente Ecologista. Ci saremo anche noi come associazione Più Democrazia a Rovereto. Non faremo parte della Costituente Ecologista, ma racconteremo le argomentazioni per cui è necessario estendere gli strumenti democratici in mano ai cittadini e abolire il quorum dai referendum. Ecco alcune delle argomentazioni che esporrà Milena Bertagnin a nome dell’associazione.
Democrazia diretta
i cittadini che possono intervenire sono più responsabili e consapevoli. Più soddisfatti delle leggi poiché possono contribuire alla approvazione delle stesse.
Le decisioni dei cittadini sono pari come livello di informazione a quelle prese dai politici edin più sono libere da condizionamenti economici, da corruzioni e da interessi di carriera politica.
in svizzera nel 93 i cittadini hanno approvato addirittura degli aumenti delle tasse a favore delle pensioni e del rimpinguare le casse dello stato. il poter controllare lʼamministrazione del proprio denaro e lʼoperato delle persone elette da maggiore tranquillità ed aumenta lo spirito di collaborazione.
se i cittadini partecipano: aumenta la legittimità delle decisioni prese collaborando e confrontandosi civilmente aumenta il rispetto reciproco e il rispetto dei diritti umani con un controllo effettivo sul parlamento e sul governo locale e nazionale si evita il formarsi di caste e oligarchie costringe i politici a comunicare con i cittadini e a condividere le decisioni prese la tecnologia moderna facilita enormemente lʼinformazione e il voto dei cittadini
Rousseau diceva che i cittadini hanno bisogno di leggi per convivere. Se ogni cittadino è coinvolto nella scrittura di queste leggi alla fine ciascuno obbedisce a se stesso. Si ha quindi unʼautoregolamentazione invece del dominio di pochi su molti.
Riferendosi all’esperienza di Rovereto, Milena inoltre ricorderà che:
di Paolo Michelotto
la democrazia in Italia potrà sopravvivere solo se TUTTI noi ci impegneremo a realizzare un PICCOLO ATTO DI RESISTENZA.
Ad esempio con uno striscione dal balcone. In questo video ho messo alcune foto di striscioni appesi in giro per l’Italia. Nulla è inutile, ogni piccola cosa che possiamo fare, può servire. Non possiamo permetterci di rimanere a guardare e basta.
Questo è il testo che ho letto:
amo l’Italia, non voglio un primo ministro iscritto alla loggia massonica eversiva Propaganda 2
amo l’informazione, non voglio un governante che con la corruzione e la forza ha il monopolio totale delle tv private
amo il servizio pubblico, non voglio un primo ministro che imbottisce le istituzioni di servi, pregiudicati e prostitute
amo la cultura, non voglio un primo ministro che corrompendo alcuni giudici ha arraffato più grande casa editrice italiana, la Mondadori
amo lo stato moderno, non voglio un capo del governo che pretende di comandare la giustizia
amo l’onestà, non voglio un politico che diventa primo ministro grazie ai soldi, la corruzione, la menzogna e allo strapotere dei suoi media
amo l’uguaglianza di fronte alla legge, non voglio un primo ministro che si crea più di 80 leggi create per se stesso e per sfuggire alla giustizia e per fare ancora più soldi, contro l’interesse collettivo
amo la possibilità di scegliere e non voglio un primo ministro che mi ha rubato la possibilità di decidere chi mandare in parlamento
amo la divisione dei poteri, fondamenta degli stati moderni da 300 anni e non voglio un primo ministro che pretende di governare e allo stesso tempo di fare le leggi
amo la sincerità e non voglio come mio governante un bugiardo davanti ai giudici, al parlamento, alla stampa e ai cittadini
amo la giustizia e non voglio come mio governante uno che aveva come dipendente un capo mafioso, Mangano da lui indicato come eroe e che ha come braccio destro e co-fondatore di partito un condannato per mafia, come Dell’Utri
amo la storia e non mi piace pensare che il mio governante possa essere stato, come sempre più pentiti affermano, il mandante delle stragi di mafia del 1992-93
amo e rispetto le donne e non mi piace essere governato da uno che compra il sesso anche da minorenni
amo la libertà degli altri e non sopporto un primo ministro che offende gli omosessuali, gli ebrei, chi ha il colore della pelle più abbronzato
ho rispetto per me stesso e mi offende che un simile uomo dica che tutti noi italiani siamo come lui
amo i cittadini quando scelgono con la propria testa e non mi piace un prepotente che rovescia le scelte dei referendum
amo il mio paese e per continuare ad avere rispetto di me stesso, urlo con tutto il mio cuore: “Dimettiti!”
Dimostro il mio amore per l’Italia, per la giustizia, per la democrazia con un sistema semplice uno striscione appeso al mio balcone.
Quando dai balconi saranno appesi migliaia e migliaia e milioni di inviti a dimetterti, caro Berlusconi,
Non potrai più ignorarci.
Le tue dimissioni saranno inevitabili, perchè tutti rideranno di te
Quando gli striscioni saranno migliaia e migliaia e milioni, anche noi cittadini ci renderemo finalmente conto di essere la maggioranza e capiremo che tutti i tuoi sondaggi erano tristi bugie
Questo è un piccolo passo che tutti possiamo compiere
Nessuna iniziativa è inutile.
E’ il nostro Piccolo Atto di Resistenza
L’unica cosa che non possiamo fare è rimanere a guardare.
Torniamo ad essere orgogliosi di noi stessi.
Fare uno striscione costa poca fatica, è divertente, poi ti sentirai più leggero.
Metti anche tu uno striscione nel tuo balcone e manda la foto su questi siti e ai maggiori giornali:
Oppure cerca su FaceBook “Striscione dal balcone” e “Lenzuolo dal Balcone”
oppure mandali al mio blog www.paolomichelotto.it
e li farò girare io.
Appendi uno striscione, fai una foto e manda questo video a tutti i tuoi amici
Torniamo ad avere orgoglio in noi, mettiamo tutti uno striscione sul nostro balcone
Berlusconi: dimettiti!
P.S. dopo aver realizzato il video ho scoperto anche questo sito, che promuove l’appello striscioni dai balconi:
ricevo questo interessante contributo da Thomas Benedikter e lo condivido con chi è interessato ad approfondire gli strumenti di democrazia diretta che stiamo per avere nell’ambito dell’Unione Europea.
Il Parlamento europeo approva le norme di applicazione per l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE)
Dopo le decisioni della Commissione e del Consiglio europeo, il 15 dicembre il Parlamento europeo (PE) ha varato una direttiva per rendere operativo il primo strumento di partecipazione dei cittadini alla politica dell’UE: l’ICE, istituita dal Trattato di Lisbona (Art. 11,4). Non si tratta ancora di una strumento referendario vero e proprio, ma di una „iniziativa popolare agenda“, in Italia paragonabile alla proposta di legge di iniziativa popolare. Almeno un milione di cittadini UE, provenienti da un numero minimo di paesi membri, hanno il diritto di invitare la commissione europea ad avviare un’iniziativa legislativa, giacché è la Commissione l’organo che origina le norme europee. La proposta dei cittadini deve essere trattata dagli organi comunitari, ma se la Commissione decidesse di accantonarla, non seguirà nessun tipo di referendum europeo.
In breve, i punti di forza di questa direttiva, stando al giudizio di „Mehr Demokratie“ sono questi:
La raccolta delle firme sarà possibile anche online. A questo scopo la Commissione UE mette a disposizione die promotori software open source.
Una volta raccolto il numero necessario di firme, i promotori ottengono il diritto di essere sentiti in audizione pubblica dal PE, in presenza di un rappresentante della Commissione;
Per la raccolta delle firme vale il principio della proporzionalità degressiva, cioè nei paesi membri più piccoli devono essere raccolti relativamente più firme, nei paesi più grandi meno firme.
I promotori di un’ICE devono rendere pubbliche le loro fonti di finanziamento.
I lati deboli, per contro, si questa direttiva sull’ICE sono i seguenti:
L’ICE non viene registrata se in palese contrasto con i valori fondamentali dell’UE, oppure se il quesito non rientra nelle competenze della Commissione, oppure palesemente poco seria. Queste regole sono troppo vaghe e consentono alla Commissione di bloccare un’ICE senza che ci fosse una verifica legale e approfondita in un momento precedente alla raccolta di tutto il milione di firme.
Si prevede che la verifica definitiva dell’oggetto dell’ICE avvenga solo dopo la raccolta del milione di firme richiesto. Perciò, il rischio che un’ICE non venga ritenuta ammissibile, ricade interamente sui promotori.
Si prevede che l’ICE sarà attuabile solo a partire dall’inizio del 2012, siccome i paesi membri hanno ancora un anno di tempo per adattare provvedimenti di attuazione.
18 su 27 paesi membri richiedono l’indicazione del numero della carta d’identità o del passaporto per poter validamente firmare un’ICE. In Italia questo numero va indicato per poter firmare ogni tipo di richiesta di referendum.
Le firme (1 milione) devono provenire da una quarto dei paesi membri (attualmente 7 su 27). Il PE e Democracy International avevano proposto un quinto.
A differenza della proposta del PE sull’ICE non c’è un termine perentorio per l’applicazione di un’ICE, dopo essere stata favorevolmente accolta dalla Commissione.
Tutto sommato, le prospettive sono non troppo promettenti. A parte il rinvio dell’applicabilità concreta – le prime ICE potranno partire solo nel 2012 – l’ICE servirà per pubblicizzare intenti politici fortemente sentiti dalla cittadinanza europea, ma non per portare un quesito urgente al referendum europeo. Quindi a questo nuovo diritto europeo mancano ancora le punte per poter spronare gli organi comunitari di sentire la voce e di adeguarsi alla volontà dei cittadini.
Thomas Benedikter
(Illustrazioni più estese sulla democrazia diretta in Europa e su come democratizzare l’UE si trovano sulla pubblicazione „Più democrazia per l’Europa“, scaricabile qui)
per usare una parola ripetuta decine di volte da Beppe Grillo, i due giorni di Cesena del 25 e 26 settembre 2010, sono stati STRAORDINARI. Musica di ottimo livello per tutti i palati, dai più raffinati ai più giovanili e arrabbiati. Una organizzazione impeccabile, con raccolta differenziata spinta di tutti i rifiuti, un’autobotte con acqua gratuita pubblica, il parco che ci ospitava splendido e grande il giusto, lo spazio caravan ottimale e lo spazio tende grandissimo. Il presentatore d’eccezione era Beppe, che alternava interventi musicali, con interventi di premi Nobel, improvvisazioni canore sue assieme ai gruppi (tra l’altro ha una buona capacità canora alla Joe Cocker) blues e rock, duetti su pianoforte con vari artisti. Anche il clima meteo ha aiutato e non ha piovuto per entrambi i giorni, nonostante le previsioni dei giorni precedenti. I volontari erano tantissimi, le persone arrivate da tutta Italia, una marea. Beppe ha parlato di 70.000 persone, Il Fatto Quotidiano di 100.000, la questura di 2900 persone (e quando Beppe ci diceva i dati della questura, c’erano boati di risate). Tante proposte, tante famiglie, tantissimi bambini, tante energie, tante speranze. Da questo MoVimento può nascere una speranza per la democrazia, le energie e le emozioni ci sono. Le cose da migliorare sono la democrazia interna. Per ora tutto è deciso dal leader carismatico Beppe Grillo, anche se pubblicamente lui nega questo suo ruolo. Il luogo della manifestazione, le date, gli artisti che si esibivano, gli interventi degli ospiti, i temi di cui si è parlato, lo statuto del MoVimento, la Carta di Firenze. Tutto era stato deciso da lui e dai suoi stretti collaboratori. Tutti temi che tutti i presenti condividevano, ma a cui non è stata chiesta l’opinione. Ma questo MoVimento, con tutti i suoi limiti di giovinezza ed improvvisazione, è ancora il più democratico movimento politico in Italia (tra le sue proposte i referendum propositivi e abrogativi senza quorum), c’è la possibilità e la speranza che germogli al suo interno la vera democrazia. Intanto c’è stata una iniezione di divertimento e speranza.
Qui le foto dell’amica Milena Bertagnin scattate nell’arco dei due giorni.
oggi il quotidiano “Il Fatto Quotidiano” ha lanciato la proposta di realizzare le primarie online, da parte dei cittadini. Ottima iniziativa. Ma migliorabile. Ecco le mie proposte che ho anche inviato in quel sito.
Questo proposito è ottimo. Ma i commenti si disperdono.
L’ideale sarebbe di dividere l’iniziativa in più fasi. Ad esempio
1. fino al 10 settembre 2010 brainstorming di candidati con un forum aperto a noi vostri lettori, dove ognuno possa fare la proposta di un candidato e dove ogni proposta sia votabile dagli utenti registrati.
2. dal 10 al 20 settembre, si fa una prima scrematura di 10 nomi con votazione online, con un sistema sicuro che eviti voti multipli.
3. dal 20 settembre al 20 novembre si invitano i 10 candidati più votati a una serie di conferenze aperte al pubblico almeno una per regione, dove ognuno presenta le proprie idee con un tempo uguale per tutti. Con votazione reale dei presenti.
4. il 21 novembre si proclama il candidato più votato dagli italiani, facendo la somma di tutti i voti ricevuti, sommando i voti online e i voti reali (moltiplicando questi ultimi per 10-50 volte quelli online, perchè ottenuti con la fatica di persone che si sono presentate agli incontri).
ricevo da Thomas Benedikter queste informazioni sul libro che ha appena scritto “Più Democrazia in Europa” e sulle iniziative che sta promuovendo su questo argomento in Europa. Riporto l’appello generale e in fondo l’appello che ha inviato a tutti gli europarlamentari e la scheda in pdf di presentazione del libro.
Il Trattato di Lisbona per la prima volta permette la partecipazione diretta dei cittadini europei:
L’Iniziativa dei cittadini europei: una breccia per più partecipazione alla politica europea
Ultimamente si sono moltiplicate le richieste di referendum europei: i Verdi e Greenpeace hanno invocato una votazione sulla patata geneticamente modificata, autorizzata dalla UE; un gruppo di ONG vuole impedire l’entrata della Turchia nella UE tramite referendum; politici austriaci hanno annunciato la richiesta di un referendum europeo per un’ „imposta europea sulle transazioni finanziarie“. Iniziative precoci, perché lo strumento dell’ “Iniziativa dei cittadini europei” (ICE in breve, previsto dal Trattato di Lisbona, art. 11,4) in mancanza del regolamento di attuazione non è ancora applicabile. Ma anche una volta regolamentata, l’ICE non permetterà una votazione referendaria a livello europeo. La nuova ICE è il primo strumento transnazionale di democrazia diretta in assoluto, ma è solo una „iniziativa di agenda“, cioè simile alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare: almeno un milione di cittadini UE potranno sottoporre alla Commissione di adottare una norma europea in uno dei settori di sua competenza. La Commissione deve agire, ma come lo farà resta affare suo. Se non fa sua la proposta dei cittadini o perfino propone un regolamento di contenuto opposto, non seguirà una votazione referendaria europea.
Quindi lo strumento è debole, ma comunque per la prima volta la UE ammette la partecipazione diretta dei cittadini, non mediata né dai governi né dal Parlamento o dai partiti. Lo strumento è teso a ravvicinare i cittadini all’ “Europa di Bruxelles”, ma il suo utilizzo concreto dipenderà essenzialmente dal regolamento attuativo che dovrà tener conto del suo carattere transnazionale. La stessa commissaria competente, Cecilia Malmström, affermò: „Il nuovo strumento democratico dev’essere accessibile, trasparente e favorevole ai cittadini.“ Ciò nonostante la Commissione nel marzo 2010 ha presentato una sua proposta che si scosta notevolmente da tali aspettative. Nel regolamento di applicazione si tratta di definire soprattutto
Le ONG sottolineano, che uno strumento di partecipazione transnazionale richiede regole diverse, più generose e speciali rispetto gli strumenti analoghi nazionali. Le distanze geografiche, la pluralità di lingue, la mancanza di uno spazio pubblico comune, e altri fattori rendono un’ICE più dispendiose e complesse, come dimostrato da varie esperienze di campagne transnazionali.. Se tali campagne non saranno facilitate da un regolamento appropriato, tutto lo strumento rischia di essere mortificato già dall’inizio. Dall’altra parte la Commissione ha già ventilato il timore che la nuova ICE, se regolamentata in modo „user-friendly“, potrà provocare un’ondata di richieste dei cittadini. L’esperienza italiana della proposta di legge di iniziativa popolare smentisce tali paure. Con la soglia più bassa che esista in Europa (50.000 firme) dal 1948 al 2005 sono state presentate 213 proposte, cioè solo quattro in media annuale, di cui trasformate in legge solo 29.
Una conquista dei movimenti civici è sicuramente il fatto che la Commissione permetterà le firme elettroniche, con modalità ancora da definire. Per tutta una serie di altre esigenze prevede invece degli ostacoli notevoli: non si prevede il rimborso di una parte delle spese sostenute dai promotori, non c’è il diritto alla traduzione nelle lingue ufficiali dell’UE, la proposta di chiedere firme provenienti da 9 paesi è troppo alta, con sei mesi si lascia troppo tempo alla Commissione per elaborare la sua proposta di normativa, mentre soli 12 mesi sono un termine troppo breve per la raccolta di un milione di firme in nove paesi. Si esclude la verifica di ammissibilità preventiva e la possibilità dei cittadini a proporre emendamenti per i Trattati europei. Tutta una serie di chiusure, protesta il mondo delle ONG, non necessarie giacché comunque si tratta solo di una „iniziativa-agenda“, che non si conclude con un referendum popolare.
Ora la palla passa al Parlamento e al Consiglio europei che entro il 1 dicembre 2010 intendono varare un regolamento attuativo. Ci vorrà notevole impegno anche da parte della società civile organizzata per garantire un regolamento favorevole ai cittadini. A questo scopo l’Iniziativa per più democrazia (Bolzano) e Sovranità popolare (Roma) hanno rivolto un appello a tutti gli europarlamentari italiani di impegnarsi affinché si attuino le miglior regole possibili, come proposto da Democracy International, la federazione delle ONG per più democrazia. “Per colmare il fossato fra cittadini ed istituzioni,” si afferma nell’appello, “per creare uno “spazio politico pubblico” e un impegno politico transnazionale occorrerà introdurre effettivi diritti referendari. Oggi la stragrande maggioranza dei cittadini europei si sente ancora nel ruolo di spettatore del sistema politico europeo, dibattiti a livello europeo scarseggiano e la partecipazione alle elezioni europee dal 1979 non fa che calare. Siamo ancora lontani dall’Europa dei cittadini, spesso invocata, tuttavia l’ICE è un’occasione da non perdere per restituire a noi cittadini un pezzo di sovranità anche a livello europeo.”
Thomas Benedikter
PS (a margine con la copertina)
In un volume appena presentato da Thomas Benedikter („Più democrazia per l’Europa“, ARCA edizioni, Lavis 2010; per la scheda di presentazione vedi www.dirdemdi.org/neu/de/neuigkeiten), non solo si illustra questo nuovo diritto dei cittadini europei, ma si spiega anche di quali strumenti di democrazia diretta i cittadini europei effettivamente avrebbero bisogno e come tutto l’attuale assetto istituzionale dell’UE andrebbe ridisegnato in chiave democratica. Il libro è reperibile presso l’Iniziativa per più democrazia (info@dirdemdi.org), presso l’editore ARCA (info@edizioniarca.it ) oppure nelle librerie.
Benedikter-contributo-DD-Europa-ICE-31-5-10
pochi comuni in Italia hanno la straordinaria possibilità rappresentata dallo strumento del Consiglio Comunale Aperto. Anche noi a Rovereto chiediamo che venga istituito nella nostra città e fa parte del nostro programma elettorale. In cosa consiste? In una certa data viene deciso che si terrà un consiglio comunale a cui tutti i cittadini possono partecipare ed avere diritto di parola. Con determinate regole per far si che si possa svolgere in forma ordinata. Una cosa che dovrebbe essere normale in democrazia, ma che è eccezionale in Italia, dove si bada molto di più alla rappresentazione formale della democrazia, più che alla sua sostanza.
L’immagine è la convocazione effettuata dal comune di Morciano per il 15 aprile.
Come esempio delle potenzialità dello strumento, l’associazione Morciano in Comune farà questi interventi:
In allegato invio il testo completo del comunicato stampa (conferenza stampa del 2 aprile) e le due lettere dei comitati per la difesa dei diritti del cittadino e Morciano in comune, inviati al Sindaco ed i Consiglieri comunali, riguardanti le nostre proposte per gli ordini del giorno del Consiglio comunale aperto ai cittadini di Morciano di Romagna, che avrà luogo giovedì 15 aprile 2010, alle ore 21:00, presso la sala consigliare.
Le due lettere riguardano:
1 – Proposta di delibera per approvazione del Regolamento delle procedure per l’espletamento del referendum popolare di cui all’art. 38 comma 5 dello Statuto comunale. Ambito della proposta: Partecipazione.
2 – Proposta di ordine del giorno avente per tema “Stop all’uso del territorio”.
Ambito della proposta: Pianificazione urbanistica.
Altre nostre due proposte sono relative a:
3 – Istituzione commissione d’inchiesta temporanea consigliare sul PRU GHIGI dal 1999 ad oggi. Ambito della proposta: Trasparenza.
4 – Proposta di ordine del giorno avente per tema “Riconoscere le festività delle etnie più rappresentative tra i nuovi cittadini dandone visibilità e concedendo l’uso di adeguati spazi comunali”. Ambito della proposta: Politiche di integrazione.
Sabato 3 aprile i quotidiani: La Voce di Romagna, Corriere di Romagna ed Il Resto del Carlino nelle loro pagine di Cattolica e Valconca, hanno dedicato ampio spazio alle nostre istanze.
la democrazia esige impegno, fatica, privazioni. Ma noi in Italia non mettiamo in gioco la nostra vita. In altre parti del mondo, come la Cina, sì. Questo deve essere stimolo per impegnarci con ancora maggiore forza nei nostri comuni, città e paese.
Oggi Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di carcere. Un eroe vero e coerente in questo mondo di eroi finti. Non potevo non dedicare a lui questo post.
Carta 08 (Charter 08) è un documento scritto a 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, da 303 cittadini cinesi, e che chiede al governo cinese maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani.
“Carta 08” si richiama a “Carta ‘77”, il documento firmato da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi nel 1977, che premeva sul governo est-europeo per il rispetto dei diritti umani.
Ecco il testo completo di Carta 08 (Charter 08), tradotto da AsiaNews
I. Introduzione
Sono passati 100 anni dalla stesura della prima Costituzione cinese. Il 2008 segna anche i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i 30 anni dall’apparizione del Muro della democrazia a Pechino, i 10 anni dalla firma, da parte della Cina, della Convenzione internazionale dei diritti civili e politici. Ci avviciniamo anche ai 20 anni dal massacro di Tiananmen del 1989 contro le proteste degli studenti pro-democrazia. In questi stessi anni, il popolo cinese ha sopportato disastri nel campo dei diritti umani e innumerevoli lotte; ora molti di essi vedono con chiarezza che la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani sono valori universali di tutta l’umanità e che democrazia e governo costituzionale costituiscono l’ossatura per proteggere questi valori. (continua…)
cosa voterebbero gli europei se avessero la possibilità di fare un referendum sui minareti come in Svizzera? Ecco i risultati dei sondaggi fatti in europa e riportati nell’articolo di Domenico Bonvegna. Lo posto qui come ulteriore spunto di riflessione.
LA POPOLAZIONE EUROPEA DICE NO AI MINARETI
Società(21/12/2009) – Il 29 novembre scorso il 57,5% degli svizzeri ha approvato la messa al bando di nuovi minareti sul suolo della Svizzera. Un “Si” massiccio, appena quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove ha ovunque vinto i sì all’iniziativa con percentuali significative, come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% ad Appenzello interno. Il “no” ai minareti non è un “no” al diritto di preghiera per i musulmani, ha esplicitamente affermato il parlamentare Oskar Freysinger dell’Unione democratica di centro, tra i promotori del referendum. «Il divieto dei minareti rappresenta un messaggio. La società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell’islam», ha detto Freysinger. Il risultato del referendum è stato criticato da molti, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, a capo dell’AKP, partito islamico-moderato Giustizia e Sviluppo, ha pronunciato parole dure contro il referendum, definendo il risultato “il riflesso di un’ondata di razzismo e di estrema destra in Europa”. Ma anche il governo elvetico e la conferenza episcopale elvetica che imbarazzata per il “no” ai minareti, esprime delusione e crede che questo risultato aumenta i problemi della coabitazione tra religioni e culture. Mons. Felix Gmur, segretario della Conferenza Episcopale svizzera, ha affermato che i vescovi elvetici non sono “per niente contenti” del voto dei loro concittadini e che «il Concilio Vaticano II dice chiaramente che è lecita per tutte le religioni la costruzione di edifici religiosi, e anche il minareto è un edificio religioso». Ancora una volta in Europa troviamo: da una parte i leader “illuminati”, dall’altra il popolo “bue” egoista e che pensa solo alla pancia. L’establishment da una parte, gli svizzeri dall’altra, scrive Paolo Del Debbio su Il Giornale. Ma gli svizzeri non sono contro i musulmani. Si affretta a scrivere Andrea Holzer su L’Occidentale del 11.12.09. Loro, infatti, raramente si mettono contro qualcosa o qualcuno e il caso del referendum non fa eccezione. Hanno scoperto che i minareti di mezza Europa stanno diventando simboli politici in cui gli Imam radicali predicano la supremazia morale e politica della loro religione. Gli Svizzeri sono contro la segregazione sociale dei gay, la condanna morale degli ebrei e l’annichilimento di ogni altra religione. Sono contro le bombe umane, l’infibulazione, la lapidazione e la limitazione dei diritti e della libertà delle donne, in una parola: sono contro la Sharia. L’indizione del referendum sembrava una scampagnata di qualche esaltato, di una ristretta minoranza di scalmanati che, a detta dei più, non sarebbe andata da nessuna parte. Invece da nessuna parte è andato tutto quell’establishment che era contro coloro che non volevano più minareti in Svizzera. (Paolo Del Debbio, E’ una lezione, la gente non ascolta i salotti ma la propria paura, 30.11.09 Il Giornale). Una vittoria significativa per Vittorio Messori, su un territorio dove i campanili delle chiese cattoliche come quelli dei templi protestanti hanno sempre contrassegnato gli scenari urbani come i romantici paesaggi montani(…) una sorta di compendio, di sintesi della storia e della cultura europea, piantata nel cuore del Continente, dove fa convivere le due grandi radici, la latinità e il germanesimo, ha detto no. No alla convivenza esplicita, avvertibile già a colpo d’occhio, della croce con la mezzaluna, del campanile con il minareto. Le bianche montagne, le verdi vallate, i laghi azzurri non hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie elvetiche fecero la loro parte) e che ora muovono silenziosamente ma implacabilmente a una nuova conquista, varcando le frontiere spesso in modo abusivo. (Vittorio Messori, Così si scoprono le radici cristiane e la nostra cultura, 30.11.09 Corriere della Sera) Nel no ai minareti c’è qualcosa di positivo per Messori, nonostante la delusione dei vescovi, innanzitutto, la riscoperta della nostra civiltà e cultura, abbandonando quell’«inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente», per usare le parole di Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale e ricordava agli europei che nella loro storia le luci, malgrado tutto, prevalgono sulle ombre. Ma il no ai minareti riguarda solo gli svizzeri? E’ stato pubblicato un sondaggio su alcuni giornali europei dove emerge chiaramente che i cittadini europei non ne vogliono sapere di fare concessioni agli islamici. In Francia, il giornale Le Monde ha fatto un’inchiesta: “Organizzare un referendum come quello della Svizzera è un segno di democrazia o di irresponsabilità? Il 61,5% ha detto che è democrazia; 33,2% ha detto che è irresponsabilità; il 5,3% senza opinione. Le Figaro, che è di destra: 77% sì al divieto; 23% no. L’Express ha fatto un’altra domanda: Se si facesse lo stesso referendum in Francia che cosa rispondeste? L’86% risponde sì, è contro i minareti; 11% no; 2% non risponde. Radio Montecarlo 83% sì; 17% no; e Soir in Belgio 63,2% si; 34% no; 2,8 senza parere.
In Spagna “Venti minutos” dà 94% di sì; 6% di no. El Mundo 79% sì; 21% no (con 25 mila intervenuti) In Germania, Die Welt online: 87% sì; 12% no; 2% non so. In Austria, Die Presse : 54% sì; 46% no. È la più bassa di tutte le inchieste. In Olanda Elzevier ha dato 86% sì; 16% no. In Italia (continua…)
riporto l’invito a mandare una petizione di noi cittadini per chiedere che il vertice di Copenaghem abbia successo. E’ semplice richiede pochi secondi, clicca sull’immagine qui a fianco e sarai portato in una pagina dove potrai compilare la petizione. Milioni l’hanno già fatto e i governanti stanno capendo che sono sotto i nostri occhi. Anche questa è democrazia dal basso.
Cari amici,
L’ultimo tentativo del vertice a Copenhagen per fermare la catastrofe del riscaldamento globale sta fallendo; soltanto una forte azione pubblica puo’ salvare il pianeta. Firma la petizione qui sotto – puo essere la petizione piú imponente della storia:
Firma la petizione!
A soli 2 giorni dalla sua conclusione, lo storico vertice di Copenhagen sta fallendo.
I leader mondiali hanno gia’ iniziato l’ultima fase di trattative dirette. Il capo di governo britanico ha chiesto direttamente ad Avaaz di promuovere l’ondata di pressione pubblica necessaria per raggiungere un accordo che fermi il catastrofico aumento della temperatura globale di 2 gradi.
Clicca qui sotto per firmare la petizione per un vero accordo — la campagna ha ormai atratto l’enorme cifra di 11 milioni di sostenitori — facciamo entro le prossime 48 ore la piú imponente petizione della storia! Il nome di ogni firmante si sta’ leggendo ad alta voce nel salone pubblico del vertice – firma nel link qui sotto e inoltra questo e-mail a tutti quanti! (continua…)
riporto qui molto volentieri un articolo scritto da Thomas Benedikter
Il Trattato di Lisbona istituisce l’ „Iniziativa popolare europea“
Un passo in avanti, ma troppo poco per un’Europa dei cittadini
È un inizio. Il nuovo trattato comunitario di Lisbona apre una prima breccia alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica dell’UE. L’articolo 11, comma 4, prevede uno strumento innovativo che consente ai cittadini di tutti gli stati membri di intervenire attivamente: l’Iniziativa popolare europea (European Citizens’ Initiative). Almeno un milione di cittadini UE possono rivolgere alla Commissione l’invito di approvare una direttiva comunitaria. Purtroppo, questo tipo di iniziativa popolare non ha effetto vincolante. Non comporta altro che un obbligo per la Commissione UE ad occuparsi del quesito sollevato dai cittadini, ma non si specifica in che modo, cioè questa può accoglierlo, modificarlo o anche respingerlo. Perciò, l’iniziativa popolare europea equivale ad una petizione di massa che – a differenza di quella conosciuta in Italia, spesso impiegata, ma raramente efficace – è rivolta all’esecutivo europeo, non al Parlamento. A parte di questo strumento, il Trattato di Lisbona non prevede altre forme di democrazia diretta, quali per esempio referendum obbligatori o facoltativi a livello europeo. Il nuovo strumento partecipativo ora va reso operativo attraverso un regolamento europeo, a cui anche il Parlamento Europeo è chiamato a contribuire.
Sul piano della democrazia rappresentativa il nuovo Trattato ha rafforzato i poteri del Parlamento, senza però attribuirgli un peso ed un ruolo paragonabile ad un parlamento nazionale. L’architettura istituzionale dell’UE rimane sbilanciata a favore dell’esecutivo – il Consiglio Europeo e la Commissione – ai quali compete l’iniziativa legislativa. Il Parlamento Europeo non si è ancora assunto il ruolo classico di un parlamento a tutti gli effetti, cioè di avviare, adottare e modificare le “leggi europee“. La principale funzione legislativa resta saldamente nelle mani dei capi di governo e dei commissari da essi nominati. Il Parlamento – a differenza di parlamenti nazionali – non ha ancora la facoltà di proporre ed eleggere l’esecutivo. Anche nel caso dell’elezione delle nuove cariche del „Presidente del Consiglio Europeo“ e dell’ „Alto Rappresentate dell’UE“ il Parlamento non ha voce in capitolo. Un’effettiva divisione dei poteri fra esecutivo e legislativo a livello europeo non esiste ancora, per cui ogni trasferimento di competenze nazionali all’UE comporta anche una perdita di partecipazione democratica.
Senza dubbi il Trattato di Lisbona è un notevole passo in avanti nello sforzo di democratizzare l’UE. Tuttavia resta ancora parecchio da fare. Da una parte il Parlamento deve ottenere il pieno diritto di iniziativa legislativo e di bilancio, cioè il diritto di avviare ed approvare atti giuridici di sua iniziativa. Dall’altra parte i cittadini devono ottenere la possibilità di intervenire direttamente nei processi decisionali UE attraverso strumenti referendari europei. Un’ „Europa dei cittadini“ non può accontentarsi del solo diritto di petizione.
Thomas Benedikter
inserisco qui di seguito, per chi vuole approfondire, l’articolo apparso su “L’Adige” un quotidiano locale, l’intervista telefonica e la sua trascrizione, che ho fatto all’assessore alla partecipazione di Villa Lagarina, Roberto Dell’Uomo, e la bozza quasi finale dello Statuto Comunale (lo statuto nuovo approvato mercoledì scorso non è ancora disponibile online).
ecco il testo dell’articolo de L’Adige 4-12-09
Villa Lagarina – Il nuovo statuto, via il quorum referendario
Ok alle “coppie di fatto”
di Michele Comper
Regolarizzazione delle coppie cosiddette di fatto, pari opportunità di genere nella Giunta Comunale nelle commissioni, abolizione di qualsiasi quorum per i referendum (che quindi saranno validi con qualsiasi numero di votanti, e a decidere in futuro sarà chi vorrà farlo).
Sono solo alcune delle tante novità contenute nel testo del nuovo statuto comunale, approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta di mercoledì. Frutto di tre anni di lavoro, lo statuto è il risultato di un lavoro improntato alla massima condivisione: (continua…)
di Paolo Michelotto
giro l’email informativa dell’incontro a cui parteciperò anch’io, predisposta da Dario Rinco:
La lista civica nazionale Per il Bene Comune-Lombardia, allo scopo di creare una connessione e una collaborazione sinergica di intenti ed obiettivi tra le liste civiche e le forze politiche che vogliono essere realmente rappresentative della volontà dei cittadini, organizza per domenica 18 ottobre 2009 a Milano un incontro sul tema:
LE LISTE CIVICHE E LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
Fare rete tra le mille liste civiche, che si riconoscono realmente con i beni comuni dei propri territori, per rendere più efficaci le iniziative singole e portare ad una amministrazione più legata alla reale volontà e al controllo da parte dei cittadini grazie alla Democrazia Partecipativa.
- Democrazia partecipativa: quali potenzialità ha? Quali sono gli ostacoli alla sua affermazione e cosa potremmo fare per diffonderla a livello comunale?
- Referendum comunali senza quorum: relatore Paolo Michelotto (www.paolomichelotto.it) viaggio nella democrazia diretta e partecipata che funziona nel mondo. Dopo un esperimento concreto di democrazia partecipata che coinvolgerà i presenti, verranno illustrati con una video presentazione gli esempi dove la democrazia funziona. I referendum e le iniziative senza quorum della Svizzera, degli USA e della Baviera, la revoca degli eletti, i town meeting del new England, i town meeting del 21° secolo, le assemblee dei cittadini estratti a sorte del Canada.
Concluderà la panoramica, una riflessione su quale percorso attivare per introdurre gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa nei comuni e nelle provincie;
- Per il Bene Comune: quale progetto e quali iniziative da parte dell’unico movimento politico fuori dagli schemi dei partiti.
Sei invitato a partecipare all’evento e ti chiederei di inviaci al piu’ presto la tua adesione specificando:
- n.° dei partecipanti;
- comune di provenienza.
Inoltre se vuoi fare un tuo intervento, della durata massima di 5 minuti, inviaci l’oggetto dell’argomento stesso al fine di predisporre una scaletta per temi analoghi.
Se ritieni che altri tuoi amici e/o conoscenti possano essere interessati all’incontro, non esitare ad inoltrare questa mail.
In attesa di un tuo gradito cenno di riscontro, ti saluto caramente.
Dario Rinco
Per il Bene Comune
http://www.perilbenecomune.org
di Paolo Michelotto
dal libro “Democrazia dei Cittadini” pag 297.
Senso civico, democrazia e nimby
Nimby è un acronimo ricavato dalle iniziali delle parole inglesi “Not In My BackYard”, che significa: non nel mio cortile.
E’ un termine usato per indicare il fenomeno che riguarda le comunità che non accettano che una determinata struttura sorga nel loro territorio. Una struttura che tutti considerano necessaria, come aeroporti, centri di accoglienza per stranieri, depositi di scorie nucleari, ma che non vogliono vicino alla loro casa.
Di solito queste decisioni sono imposte dall’alto dal governo, spesso accompagnate da compensazioni economiche.
In Svizzera si verificò un caso interessante, perché le comunità hanno diritto di veto tramite referendum o nell’assemblea pubblica. Nel 1993 venne chiesto agli abitanti di 4 villaggi cosa ne pensassero del fatto che potesse essere costruito un deposito di scorie nucleari nelle loro prossimità. Questo sito era stato scelto dal Servizio Geologico Svizzero come quello più adatto. Le risposte date sarebbero state molto importanti poiché si era molto vicini alla decisione finale.
Il risultato del sondaggio fu che il 50,8% dei cittadini era favorevole e il 44,9% contro.
Un fatto interessante fu che quando venne offerta una compensazione economica annuale variabile dai 1500 ai 4500 euro, il consenso crollò dal 50,8% al 24,6%. Meno della metà. La percentuale rimase la stessa anche quando fu offerta una ricompensa più alta.
L’indagine mostrò che la correttezza e la trasparenza nelle procedure di decisione giocarono un ruolo fondamentale nella percezione dei cittadini.
L’offerta di compensazione economica cambiò il modo con cui essi vedevano la scelta.
L’appello non era più al loro senso civico e il messaggio implicito diventava che erano stati persuasi per un calcolo economico personale. La gente sentiva la sensazione di essere stata imbrogliata.
di Paolo Michelotto
dal libro “Democrazia dei Cittadini” pag. 295
Fiducia tra i cittadini
Ricerche di Putnam hanno dimostrato che c’è una forte relazione tra senso civico, risultati economici ed efficienza nella pubblica amministrazione. Nelle aree dove il senso civico è più alto, l’economia prospera e l’amministrazione è più efficiente.
Putnam propone degli indicatori per valutare il livello di senso civico:
Un numero di ricerche comparative tra diversi paesi ha mostrato che non è la cultura civica che determina la qualità della democrazia, ma piuttosto il contrario.
Muller e Seligson ad esempio affermano che: “la fiducia interpersonale appare chiaramente essere un effetto piuttosto che la causa della democrazia.”
La democrazia crea fiducia tra le persone e tra le persone e le istituzioni dello stato. Ricerche mostrano che coloro che guardano molto la tv mostrano una forte tendenza a prendere meno parte alla vita sociale e a sviluppare una percezione negativa dei loro simili (per esempio sovrastimando l’impatto del crimine sulla società).
Nel 1960 il 58% degli americani credevano ci si potesse fidare della maggior parte della gente. Nel 1993 la percentuale era scesa al 37%.
Miller e Ratner (1998) affermano che si è diffusa una cultura di reciproca sfiducia basata sulla biologia evolutiva, sull’economia neoclassica, sul comportamentismo e sulla teoria psicoanalitica che tutte assieme affermano che le persone singolarmente ricercano attivamente il loro proprio interesse. Mentre ricerche sperimentali sempre più numerose affermano una storia molto diversa.
Per esempio si è scoperto che le persone:
Le persone sono molto meno concentrate sui loro interessi personali di ciò che le teorie proclamano.
Ma allo stesso tempo queste teorie “egoistiche” hanno attecchito in profondità nella percezione comune.
Così la maggior parte delle persone considerano se stesse più altruistiche che il resto dei loro simili.
Un esperimento significativo condotto da Miller e Ratner indagava sulla disponibilità delle persone a donare il sangue gratuitamente o con ricompensa. Il 63% delle persone intervistate dichiarò la loro disponibilità a donare sangue gratuitamente. Quando venne offerta una ricompensa di 15 USD la percentuale aumentò al 73%. Un’offerta di denaro convinse quindi una percentuale di persone relativamente modesto: il 10%.
Tuttavia, e qui c’è il risultato interessante dell’indagine, agli intervistati venne chiesta una stima di come avrebbero risposto. Ciò che pensavano era che il 62% delle persone avrebbe offerto sangue se ricompensate con denaro e solo il 33% lo avrebbe donato gratuitamente. Così le persone sovrastimarono il ruolo del denaro nel motivare le scelte dei loro simili.
Un’altra indagine di Miller e Ratner riguardò il fumo. Venne chiesto chi approvasse restrizioni al fumo sugli aerei. Il 100% dei non fumatori approvò l’idea e l’85% dei fumatori idem. Agli stessi venne chiesto che stime facessero e si scoprì che le persone pensavano che il 93% dei non fumatori avrebbe approvato e solo il 35% dei fumatori avrebbe fatto altrettanto.
Quindi le persone sovrastimarono il ruolo che il proprio interesse avrebbe giocato nelle scelte dei fumatori.
I due autori scoprirono anche che l’80% dei fumatori era a favore di restrizioni al fumo nei luoghi ad alto rischio di fumo passivo (ristoranti, luoghi di lavoro, mezzi di trasporto) mentre la percezione tra le persone era che sarebbero stati favorevoli a tali restrizioni solo dal 25% al 35% dei fumatori.
di Paolo Michelotto
i cittadini sono egoisti e pensano solo a ciò che succede vicino a loro e si disinteressano dei problemi degli altri? Se fosse vera questa tesi, allora avrebbero ragione gli esponenti della elite che ci governa, che dicono che loro non ci ascoltano noi cittadini, perchè loro sanno meglio di noi cos’è meglio per noi.
Ma per fortuna NON E’ COSì!
Qui riporto alcuni spunti per non farci prendere in giro quando ci dicono che noi soffriamo di sindrome Nimby.
dal sito ecoalfabeta
Ormai tutti conoscono la cosiddetta sindrome NIMBY, Not In My Back Yard; ovvero costruite centrali nucleari, inceneritori, tangenziali, rigassificatori, expo ecc da un’altra parte.
I media (che difendono sempre in modo un po’ troppo solerte i grandi progetti) dicono che la sindrome NIMBY è effetto di egoismo, particolarismo e provincialismo, di chi vuole le comodità senza pagarne i costi.
Seguendo (ma a rovescio) la logica di Garrett Harding, i cantori dello sviluppo argomentano più o meno così: i vantaggi (di solito dati per scontati) di una grande opera sono per tutta la collettività, mentre gli svantaggi (mai documentati però) sono per un piccolo numero, quindi l’opera deve essere realizzata.
Se fossero più onesti forse scriverebbero così:
* i grandi vantaggi sono per un piccolissimo gruppo (costruttori, appaltatori, banche);
* la maggioranza ha vantaggi modesti o nulli;
* mentre una minoranza (di solito marginale, con minore potere contrattuale ecc) si becca gli svantaggi che di solito si chiamano inquinamento, malattie e morte.
Ecco allora che salta fuori il meno conosciuto NIABY, Not In Anyone’s Back Yard; se un’opera consuma risorse naturali e ha un impatto ambientale devastante, non deve essere fatta in nessun luogo!
La coalizione dei vari NIMBY d’Italia sta in effetti portando ad affermare questo principio: NOTAV, NoDalMolin, ChiaiaNOdiscarica, NoExpo, notangenziale, NOInceneritori ecc non sono espressioni di egoismi locali, ma opposizioni di cittadini attivi a una visione novecentesca e inquinante dello sviluppo. Partendo ad esempio dall’opposizione all’inceneritore che vorrebbero costruire sotto casa, si passa a ragionare sull’insostenibilità di questi grandi progetti. (continua…)
finalmente. Una vera democrazia non può esistere senza una informazione libera. Nasce finalmente un quotidiano che si annuncia una rivoluzione per l’Italia. Una rivoluzione perchè sarà finanziato dai lettori, non riceverà finanziamenti dallo Stato o dai partiti, non avrà grandi gruppi industriali e di pressione. Si annuncia bene, Travaglio è una garanzia, che questo annuncio non nasconde operazioni bluff. E che io sicuramente comprerò. Almeno finchè lui rimarrà. Non condivido tutto ciò che dice e come a volte lo dice, ma sono sicuro che un quotidiano che nasce da lui sarà il massimo possibile dal punto di vista dell’obiettività, della completezza e dell’imparzialità
Testo di Marco Travaglio:
Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?
1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà la notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.
2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.
3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.
4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita. (continua…)
di Paolo Michelotto
il sabato 23 maggio 2009 a Trento c’è un interessante incontro sulla democrazia e partecipazione. Parlerò anch’io per 7 minuti delle esperienze di democrazia diretta e del percorso referendario di Rovereto.
Democrazia e Partecipazione /a livello locale
In che modo oggi i cittadini partecipano ai processi decisionali?
SABATO 23 MAGGIO 2009
Ore 17.00
Sala Rappresentanza Regione – Piazza Dante, 16 – TRENTO
Conferenza con contraddittorio
Intervengono:
Donata Borgonovo Re, Difensore civico per la Provincia Autonoma di Trento. E’ avvocata
e ricercatrice di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università di Trento.
Marco Brunazzo, Ricercatore di Scienza Politica presso la Facoltà di Sociologia
dell’Università di Trento. Ha contribuito nel maggio 2008 alla stesura del 1° rapporto sulla qualità della democrazia in Trentino con la ricerca “Sindaci, consigli comunali e leggi elettorali. Uno studio sul caso trentino”.
Giovanni Kessler, Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento. Magistrato
dal 1985, nel 1995-96 ha prestato servizio presso la direzione distrettuale antimafia di Caltanisetta. Ha successivamente
svolto numerosi incarichi internazionali in particolare a servizio dell’OCSE.
Piergiorgio Cattani, Scrittore ed editorialista del quotidiano Il Trentino. Autore nel 2002 del
provocatorio libro “Ho un sogno popolare: il racconto di un’esperienza politica in Trentino tra il PPI e la Margherita”. Dal
2006 è Presidente dell’Associazione culturale Oscar Romero.
Federico Zappini, Attivista del Centro Sociale Bruno. Da anni impegnato sui temi dell’inclusione
sociale e della militarizzazione della società.
Rodolfo Borga, Consigliere provinciale PDL. Avvocato libero professionista. Dal 1995 al 2000
consigliere dell’opposizione del Comune di Mezzolombardo e successivamente 2000-2008 Sindaco rieletto col 77% dei voti.
Paolo Michelotto, socio dell’associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto.
Autore nel 2008 del libro “Democrazia dei cittadini: gli esempi reali e di successo dove i cittadini decidono”.
Moderatore:
Fabrizio Franchi, Presidente dell’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige.
Glocal / Spazio d’interdipendenza tra locale e globale
Associazione di promozione sociale
Via Missioni Africane, 7
38100 – TRENTO
info@glocalproject.org
di Paolo Michelotto
un inno alla democrazia e alla partecipazione
Se sei musicista, cantante o corista e vuoi aiutare, contattami per realizzare insieme la prossima versione.
Qui sotto il testo
Quando Gandhi, cominciò a parlare di non violenza tra la sua gente (continua…)
di Paolo Michelotto
per chi è interessato ad approfondire di tematiche di democrazia soprattutto dal punto di vista della partecipazione e della deliberazione (curiosamente assente gli esempi di democrazia diretta) il 22-26 aprile a Torino si apre la Biennale della Democrazia.
Riporto qui parte della presentazione che si trova nel sito:
http://www.biennaledemocrazia.it/
Dal 22 al 26 aprile 2009 a Torino si svolgerà la prima edizione di Biennale Democrazia, appuntamento culturale sul tema della democrazia aperto all’adesione e al contributo di tutti i cittadini. Una grande manifestazione internazionale per rispondere al bisogno diffuso di partecipazione e confronto che è alla base di ogni società democratica. Le attività di Biennale Democrazia non si esauriranno nei cinque giorni della manifestazione, ma proseguiranno come laboratorio pubblico permanente: per elaborare i risultati della prima edizione e preparare quella del 2011, nel 150° dell’Unità d’Italia. (continua…)
di Paolo Michelotto
l’incontro a Firenze è stato di grande valore. I relatori, tranne un paio di eccezioni, hanno portato conoscenza, energia e punti su cui riflettere. Le liste civiche 5 stelle in formazione in tante parti d’Italia hanno mostrato che c’è un sacco di voglia di cambiamento, le 2000 persone presenti da tutta Italia hanno instaurato una fitta rete di relazioni e di scambio di contatti.
Petrella, un vero Professore, ha parlato in maniera ispirata dell’acqua. Boschini ha raccontato le tante cose che anche 1 solo consigliere può fare. I due dottori hanno parlato dello scandalo degli inceneritori. Il giornalista di Zero Waste ha raccontato in maniera sconvolgente che l’obiettivo Rifiuti Zero è già attuato o progettato nei posti più evoluti del pianeta. Nella California, in Nuova Zelanda, a Toronto, a Seattle, a San Jose nella Silicon Valley. Grillo è stato un mostro di bravura nella gestione del pubblico, nel suscitare emozioni, nel rendere la giornata speciale. Travaglio ha datto il suo tocco di ironia nel raccontare la Costituzione e le cose che i nuovi amministratori potrebbero fare conoscendo e chiedendo di fare applicare le leggi. L’esperto di Digital Divide ha raccontato come attuare la connessione gratuita e diffusa partendo dai comuni, con il Wi-Fi.
Tutto bello? Rispetto al panorama politico italiano è stato un avvenimento con una energia eccezionale. Le persone presenti erano persone oneste, che credono nella moralità, nel rispetto delle regole, nella giustizia, nell’innovazione. La voglia di cambiamento, le vibrazioni nell’aria, lo spirito condiviso, erano elettrizanti.
Ma, ci sono dei grossi nei.
1. il programma dei 12 punti (tutti belli, tutti condivisibili, tutti di buon senso) è stato distribuito al nostro arrivo alle 9 del mattino. Ossia già pensato e scritto nei giorni scorsi. Da chi? Non certo dai partecipanti. Probabilmente da Beppe e pochi altri.
2. prima si sono sentiti gli esperti, solo dopo i cittadini, che hanno parlato solo nel pomeriggio, con una buona parte dei presenti che si era già incamminata sulla strada del ritorno.
3. l’evento poteva essere organizzato con lo stile di una giornata deliberativa (es come i Town Meeting del 21° secolo) ossia facendo emergere le esigenze, i temi e le priorità condivise tra tutti i presenti. E mettendo in ordine di importanza le proposte per creare una Carta dei Cittadini presenti a Firenze. Un’occasione unica per mostrare a tutti i presenti che si possono organizzare giornate deliberative tra tantissimi presenti (anche fino a 5000) e mandare a casa in tutte le città italiane cittadini con una conoscenza delle tecniche deliberative più avanzate. Un virus della democrazia che poteva infettare l’intera Italia. Invece tutto è stato un po’ calato dall’alto. Con buone intenzioni, ma con poca fiducia nei partecipanti.
Il movimento delle Liste Civiche 5 Stelle ha molte funzioni e pregi. L’aspetto della democrazia e della deliberazione e del coinvolgimento dei cittadini ha ancora grandi margini di miglioramento.
di Paolo Michelotto
io e alcuni amici di Rovereto e di Trento andremo in gita a Firenze. Ad ascoltare, vedere, conoscere e se possibile a proporre il libro “Democrazia dei Cittadini”. Le eventuali offerte andranno a finanziare la campagna referendaria comunale a Rovereto.
le Giunte del Buon Governo sono nate nel 2003 nel Chiapas (Messico). Sono formate da rappresentanti eletti dalle comunità per fare parte delle Giunte. La durata del loro incarico è di 3 anni, non è retribuita, è revocabile dalle assemblee che hanno eletto questi rappresentanti. All’interno delle Giunte si presta servizio continuo per 1 settimana, 10 giorni o 1 mese a seconda della zona e dopo c’è rotazione. Quindi centinaia di persone, giovani, donne e anziani stanno facendo esperienza di governo. Le Giunte del Buon Governo sono gli strumenti di democrazia utilizzati nel Chiapas e nello stesso momento anche scuole di democrazia. Il concetto che sta alla base è che qualunque cittadino può anche diventare amministratore, senza requisiti di studio particolari o esperienze politiche. E’ democrazia diretta? Forse non ancora, almeno per gli standard europei. Però è molto più della democrazia rappresentativa, che convive negli stessi luoghi e che negli stessi luoghi non funziona.
Ecco un brano che spiega nel dettaglio le Giunte del Buon Governo
BILANCIO DELLE GIUNTE DI BUON GOVERNO
CHIAPAS: LE ALTERNATIVE ZAPATISTE
MISSIONE DI OSSERVAZIONE DEL GRUPPO PAZ CON DEMOCRACIA
Paz con Democracia, organizzazione civile nata nel contesto del conflitto in Chiapas, ha inviato una missione di osservazione nello stato meridionale. Qui pubblichiamo la prima parte di un rapporto che conferma “la forza del processo autonomistico zapatista“.
Il gruppo conclude che “ad oltre un anno dalla nascita dei Caracoles zapatisti, emerge l’esperienza dei governi che comandano obbedendo rispetto alla crisi di legittimità e credibilità della democrazia formale e della classe politica che la sostiene“. (continua…)
Prima pagina del capitolo 2 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 2 Quali caratteristiche ha la democrazia?
Immagina che un gruppo di persone si trasferisca in un luogo disabitato e decida di abitarvi. Esse si riuniscono per discutere e progettare il loro futuro e una delle prime cose che decidono di realizzare è un insieme di regole condivise da tutti. All’inizio del dibattito queste persone decidono che il principio base di queste norme è che tutte le persone adulte devono essere considerate ugualmente in grado di partecipare al processo decisionale, ossia devono essere politicamente uguali.
E quindi stabiliscono quali sono i criteri che queste regole dovranno avere per ottenere l’uguaglianza politica. Essi sono:
Prima che qualunque decisione venga presa, tutte le persone devono avere pari ed effettive opportunità per comunicare agli altri i loro pareri al riguardo.
Quando arriva il momento di decidere, ogni persona ha un voto uguale e dello stesso peso e valore a quello degli altri.
In tempi ragionevoli, ciascuna persona deve avere uguali opportunità di conoscere le principali alternative strategiche e lo loro possibili conseguenze…
Qui puoi ascoltare il capitolo intero.
PUOI ACQUISTARE IL LIBRO QUI, (senza spese postali aggiuntive)
Prima pagina del capitolo 26 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 26 La nostra democrazia è un nonsenso
Il processo decisionale politico in tutta Europa avviene oltre l’influenza e spesso oltre la conoscenza dei cittadini.
Il prof. Hans Herbert Von Armin dell’Univ. Speyer in Germania, insegna Diritto Pubblico e Teoria Costituizionale. Ha scritto parecchi libri sulla democrazia. Nel suo “Das System” del 2001, egli afferma che: “Lo stato e le politiche sono nel complesso in una condizione che solo gli ottimisti di professione o gli ipocriti possono affermare sia il risultato della volontà dei cittadini. Ogni tedesco ha la libertà di obbedire a leggi alle quali non ha mai dato il suo assenso; può ammirare la maestà di una costituzione alla quale egli non ha mai garantito legittimità; è libero di onorare politici che nessun cittadino ha mai eletto e di provvedere a loro lautamente, con le sue tasse, sul quale uso egli non è mai stato consultato”.
Von Armin afferma anche che i partiti tedeschi sono divenuti istituzioni monolitiche completamente nelle mani dei leaders di partito. Von Armin accusa il sistema di finanziamento dei partiti con il quale i politici possono decidere quanta parte delle tasse pubbliche possa andare direttamente a delle associazioni private, quali sono i partiti.
In Gran Bretagna organizzazioni sociali hanno costituito un comitato di cittadini e di politici chiamato The Power Inquiry (Inchiesta sul Potere) che aveva come incarico di indagare a livello nazionale sullo stato della democrazia britannica e sul motivo per il quale molti cittadini sembra voltino le spalle alla politica. Nel loro rapporto finale, il comitato scriveva: “Il singolo fattore che causa il disimpegno politico che si ritrova in tutti gli strati della nostra investigazione è il senso molto diffuso …
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