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	<title>il blog di paolo michelotto &#187; democrazia rappresentativa</title>
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	<description>Democrazia Diretta e dei Cittadini</description>
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		<title>Anch&#8217;io sostengo il referendum contro la legge &#8220;porcata&#8221; elettorale</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 19:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia rappresentativa]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto

anch&#8217;io andrò a firmare nei prossimi giorni per sostenere il referendum abrogativo contro la legge &#8220;porcata&#8221; di Calderoli e Berlusconi. Questa legge è antidemocratica, da tutto il potere ai segretari di partito di nominare i candidati, i quali una volta eletti non rispondono più ai cittadini ma solo appunto a chi ha il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/referendum_elettorale-610x350.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3046" title="referendum_elettorale-610x350" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/referendum_elettorale-610x350.jpg" alt="referendum_elettorale-610x350" width="488" height="280" /></a></p>
<p>anch&#8217;io andrò a firmare nei prossimi giorni per sostenere il referendum abrogativo contro la legge &#8220;porcata&#8221; di Calderoli e Berlusconi. Questa legge è antidemocratica, da tutto il potere ai segretari di partito di nominare i candidati, i quali una volta eletti non rispondono più ai cittadini ma solo appunto a chi ha il potere di nominarli nuovamente, ossia ai loro segretari di partito. E così vengono nominati amici, parenti, coniugi, amanti, servitori, ricattatori, mafiosi, delinquenti e prostitute. L&#8217;unico criterio di scelta è la fedeltà al segretario di partito che li ha nominati e non la loro capacità o rappresentatività. All&#8217;interno del sistema democratico rappresentativo, questo è una aberrazione particolarmente grave. Io credo nella democrazia diretta, che può funzionare solo insieme a una buona democrazia rappresentativa (che sia elettiva o estratta a sorte, è un&#8217;altra questione). Questo referendum, azzerando la legge attuale, ripristina la legge anteriore, che è comunque un piccolo passo avanti rispetto alla situazione attuale.</p>
<p>Inoltre sostengo questo referendum, perchè è uno strumento di democrazia diretta, che può aiutare i cittadini a riprendersi la sovranità che a loro appartiene. Ci viene permesso di scegliere se tenere la legge &#8220;porcata&#8221; o se vogliamo abrogarla. Cioè la scelta (almeno tra due alternative diverse) spetta a noi. Questo nell&#8217;attesa di avere lo strumento del referendum propositivo che ci permetta di proporre delle leggi ex-novo e non solo di abrogarle come oggi.</p>
<p>Ecco il link con ulteriori e più approfondite notizie.</p>
<p><a href="http://comitato.referendumelettorale.org/">http://comitato.referendumelettorale.org/</a></p>
<p>La cosa interessante è che sono elencati i banchetti più vicini alla propria città <strong>e se non ci sono banchetti, si può andare nell&#8217;ufficio elettorale del proprio comune.</strong></p>
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		<title>Gorizia: il 12 giugno referendum sulla democrazia diretta, sabotato dall&#8217;amministrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 17:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
certo che ai nostri amministratori, avvinghiati con le unghie al potere la fantasia e una certa dose di sadismo non manca.
A Gorizia il 12 giugno 2011, sono al voto, insieme ai referendum nazionali anche i referendum comunali, tra i quali quello importantissimo che chiede di abolire il quorum. Tutto bene? Eh, le apparenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>certo che ai nostri amministratori, avvinghiati con le unghie al potere la fantasia e una certa dose di sadismo non manca.</p>
<p>A Gorizia il 12 giugno 2011, sono al voto, insieme ai referendum nazionali anche i referendum comunali, tra i quali quello importantissimo che chiede di abolire il quorum. Tutto bene? Eh, le apparenze spesso ingannano. Ecco come descrive la situazione paradossale Stefano Santarossa:</p>
<p>Il sindaco di Gorizia Romoli:</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ettore-romoli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2790" title="ettore-romoli" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/ettore-romoli.jpg" alt="ettore-romoli" width="480" height="352" /></a></p>
<p><em>A Gorizia il Sindaco Romoli ha deciso di restringere i tempi per il voto ai referendum goriziani per la sola giornata di domenica 12 giugno dalle 8 alle 20. Infatti, diversamente da quanto accade per i referendum nazionali per i quali il voto è previsto dalle 8 alle 22, e lunedì 13 giugno dalle 7 alle 15. A questo si aggiunge la paadossale situazione per cui i seggi non si trovano nelle stesse stanze. Oggi l&#8217;elettore goriziano non è a conoscenza di quando e dove potrà votare.</em></p>
<p><em>Nulla l&#8217;amministrazione comunale ha fatto per permettere ai cittadini di conoscere i contenuti dei referendum ma ciò che è più grave è di aver ostacolato il cittadino nella possibilità di esercitare il voto nelle due giornate come aviene per i quattro referendum nazionali.</em></p>
<p><em>Come ha affermato oggi Emma Bonino &#8220;mancano solo i fili spinati per impedire ai goriziani di avvicinarsi ai seggi elettorali&#8221;.</em></p>
<p><em>Autore:</em></p>
<p><em>Stefano Santarossa &#8211; Presidente Associazione Radicali Friulani</em></p>
<p>Qui ci sono i tre importanti quesiti al voto:</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/04/28/referendum-comunali-per-avere-strumenti-di-democrazia-diretta-a-gorizia-abbinati-ai-referendum-nazionali-del-12-giugno-2011/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/04/28/referendum-comunali-per-avere-strumenti-di-democrazia-diretta-a-gorizia-abbinati-ai-referendum-nazionali-del-12-giugno-2011/</a></p>
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		<title>Democrazia Diretta a Torino e intervento su Crisi Democrazia Rappresentativa</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2010/12/03/democrazia-diretta-a-torino-e-intervento-su-crisi-democrazia-rappresentativa/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 20:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia dal basso in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[parola ai cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[crisi democrazia rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[la parola ai cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
alla presenza di una trentina di persone sì è svolto il 2 dicembre 2010 la serata sul tema &#8220;Democrazia Diretta&#8221; a Torino, organizzata dal Movimento5StelleTorino. Prima di me ha fatto un interessante intervento sulla Crisi Della Democrazia Rappresentativa, Alberto. Gli ho chiesto poi il permesso di riprodurla qui, che forse interessa anche altri.
Metto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/torino-2-12-10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2179" title="torino 2-12-10" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/torino-2-12-10-300x224.jpg" alt="torino 2-12-10" width="300" height="224" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>alla presenza di una trentina di persone sì è svolto il 2 dicembre 2010 la serata sul tema &#8220;Democrazia Diretta&#8221; a Torino, organizzata dal Movimento5StelleTorino. Prima di me ha fatto un interessante intervento sulla Crisi Della Democrazia Rappresentativa, Alberto. Gli ho chiesto poi il permesso di riprodurla qui, che forse interessa anche altri.</p>
<p>Metto qui anche il foglio di calcolo usato per raccogliere le idee per la simulazione di serata partecipativa &#8220;La Parola ai Cittadini&#8221;, (per chi vuole usarlo, basta svuotare tutti i campi, riempirli e poi ordinare la colonna D in ordine decrescente).</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/domande-cittadini-torino-02-12-10.xls">domande cittadini torino 02-12-10</a></p>
<p>Metto anche la presentazione che ho videoproiettato (è la consueta che uso, ma la riposto qui per comodità).</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/presentazione-Torino-02-11-10.ppt">presentazione Torino 02-11-10</a></p>
<p>Infine il link al programma Timer, gratuito, che ho usato per tenere i tempi: <a href="http://www.harmonyhollow.net/cool_timer.shtml">Cool Timer</a></p>
<p>Le persone presenti, mi sono sembrate molto interessate ad approfondire la conoscenza degli strumenti di democrazia diretta e sono sicuro che ci saranno sviluppi interessanti. Ci sono state anche domande molto pertinenti, di persone che cercavano il modo per replicare le esperienze mostrate. Insomma un bel momento.</p>
<p>Alla fine c&#8217;è stato l&#8217;intervento di Helen che ha chiarito i punti programmatici della futura lista civica comunale del Movimento 5 Stelle di Torino e le modalità per raccogliere adesioni di candidati e il percorso futuro da qui al prossimo maggio 2011, data presunta per le elezioni comunali di Torino.</p>
<p>Ecco  l&#8217;intervento di Alberto, che consiglio di leggere:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>La crisi della Democrazia Rappresentativa</strong> (qui il file doc: <a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/La-crisi.doc">La crisi</a>)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Tratto da “Il futuro della democrazia” di Norberto Bobbio</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">A paragone della democrazia d&#8217;ispirazione rousseauiana, infatti, <strong>la partecipazione popolare negli stati democratici reali è in crisi almeno per tre ragioni: </strong>a) la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma il parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove;<span id="more-2176"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">b) anche se il parlamento fosse ancora l&#8217;organo del potere reale, la partecipazione popolare si limita a intervalli più o meno lunghi a</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">dare la propria legittimazione a una classe politica ristretta che tende alla propria</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">autoconservazione, e che è via via sempre meno rappresentativa;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">c) anche nel ristretto ambito di un&#8217;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">elezione una tantum senza responsabilità politiche dirette la partecipazione è distorta, o manipolata,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>La partecipazione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera: la partecipazione popolare nelle</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>democrazie anche più progredite non è né efficace né diretta né libera. Dal sommarsi di questi</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>tre difetti di partecipazione popolare nasce la ragione più grave di crisi, cioè l&#8217;apatia politica,</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>il fenomeno tante volte osservato e deprecato della spoliticizzazione delle masse negli stati</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>dominati dai grandi apparati di partito. La democrazia rousseauiana o è partecipante o è</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>nulla.</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Per preparare il  breve intervento che mi accingo a proporvi, ho trovato fonte di ispirazione nel volume di Colin Crouch Postdemocrazia e nel volume di Massimo Salvadori Democrazie senza democrazia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In entrambi i testi gli autori evidenziano senza mezzi termini che le democrazie europee sono  entrate in una fase molto ambigua e pericolosa, una fase dove i connotati principali della democrazia di massa dei decenni centrali del novecento sono stati stravolti e annichiliti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Colin Crouch ha coniato una formulazione che è stata accolta con grande favore, questo termine è postdemocrazia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Quali sono le caratteristiche di questa fase declinante della democrazia?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Prima di tutto l’indebolirsi del potere decisionale del cittadino, fenomeno che si accompagna, ed è anzi speculare, all’indebolirsi delle sue facoltà critiche e propositive nell’ambito dell’arena politica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In questa fase ha fatto la comparsa in modo massiccio il mero consumatore della politica, che si affianca al “consumatore del mercato”. Egli assiste del tutto passivamente ad un dibattito politico a lui del tutto esterno, il suo ruolo è quello di “comprare o non comprare” al momento del voto l’offerta che gli viene proposta dai partiti. La formazione dell’opinione pubblica è sempre meno espressione dell’influenza degli intellettuali e di quella che veniva chiamata la libera stampa. Nell’era della rivoluzione informatica l’informazione è sempre più un prodotto pianificato e confezionato con le tecniche della pubblicità commerciale. Viene in tal modo messa in atto quella che è stata definita una “Politica video-plasmata” dal politologo Giovanni Sartori, il quale ha sottolineato che oggi il popolo sovrano ragiona soprattutto in funzione di come la televisione lo induce a ragionare, che la televisione condiziona pesantemente il processo elettorale, sia nella scelta dei candidati, sia nel loro modo di combattere la contesa elettorale, sia, infine, nel far vincere chi vince. Sempre secondo Sartori il mondo ridotto in immagini è disastroso per la capacità critica di un animale razionale qual è , o dovrebbe essere l’uomo, poiché fa regredire la democrazia indebolendone il supporto e cioè la pubblica opinione. L’esito di tutto ciò è che l’informazione di qualità viene ridotta ad un semplice privilegio di nicchia e che quanti risultano ancora capaci di autonomia critica sono confinati in una sorta di residuale e assai poco influente “aristocrazia” della cultura e della politica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Certamente questo fenomeno si lega al progressivo indebolirsi di quella parte politica che si riconosceva nella condizione sociale del proletariato: come afferma Crouch, dall’inzio alla fine del xx secolo, quella che noi chiameremmo “classe operaia” è passata attraverso vari stadi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Inizialmente era una forza debole ed esclusa ma sempre più numerosa e insistente nel bussare alla porta della vita politica; poi ebbe un breve momento saliente nella fase di affermazione del welfare state, dei keynesiani al potere e delle relazioni istituzionalizzate fra le parti sociali, ovvero tra associazioni che portassero avanti gli interessi degli industriali e associazioni sindacali a tutela dei diritti dei lavoratori subordinati; infine si è ridotta a un raggruppamento sempre più scarno e disorganizzato ai margini della vita politica, mentre i traguardi raggiunti a metà del novecento vengono smantellati.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Sono entrati in uno stato agonico i grandi partiti organizzati con i loro distinti bacini sociali, portatori di determinati interessi e di specifiche ideologie.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In terzo luogo è venuta meno l’economia nazionale, soppiantata da un sistema di economia globale dominata da ristrette oligarchie di finanzieri, investitori e industriali le cui decisioni non solo si sottraggono largamente al potere sovrano degli Stati.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Vi è poi la questione dell’effettiva capacità di autonomia di quella che è considerata nella democrazia moderna la sede del potere legislativo, ovvero il parlamento. Come affermava lucidamente Norberto Bobbio, tale sede è stata svuotata di una grossa parte del suo effettivo potere decisionale. Vi sono organismi sovra-nazionali come il World Trade Organisation, i cui quadri dirigenti non vengono eletti dai cittadini delle diverse nazioni e che non devono rispondere del loro operato agli elettori delle nazioni democratiche. Al contrario, sono i governi a doversi assoggettare alle arbitrarie imposizioni di questo organismo. Nato con l’unico scopo  di liberalizzare gli scambi internazionali di beni e e servizi, l’unico diritto che il WTO protegge contro la libera concorrenza è il diritto di brevetto – da qui il suo appoggio alle multinazionali farmaceutiche per impedire ai Paesi poveri di mettere in commercio medicine di vitale importanza. Oltre a liberalizzare i mercati esistenti, il WTO tenta di introdurreil mercato in settori che in precedenza sono stati governati da principi differenti. In particolare, ha identificato il welfare state, (stato sociale) compresi la pubblica istruzione e la sanità pubblica, come aree che dovrebbero essere aperte al mercato o alla privatizzazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La pressione, del tutto indebita, di un organismo come il WTO, non è stata contrastata adeguatamente  dalle élites politiche delle cosiddette democrazie avanzate, ovvero dei paesi europei. Al contrario, l’emergere di luoghi comuni nel dibattito politico, indicanti il mercato come luogo dove qualsiasi bene pubblico può essere messo in vendita, ha portato al fenomeno che Crouch definisce commercializzazione della cittadinanza. Vengono cioè messi in vendita beni primari come l’acqua, che sia su un piano culturale e simbolico, appartengono alla sfera privata dell’individuo e come tali non dovrebbero essere soggetti al meccanismo dell’offerta e dell’acquisto. Infatti, ciò equivarrebbe, afferma Crouch, a  ipotizzare di introdurre sul mercato anche i propri stessi familiari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Vi è poi un’ulteriore questione che inviterebbe a riflettere i fautori della totale deregulation: con il moltiplicarsi delle privatizzazioni, gli organismi della politica, a cominciare dagli enti locali, come le città e le regioni, perdono di autorità. Uno dei cambiamenti introdotti dalla cosiddetta “nuova gestione del settore pubblico” all’interno del contesto dell’egemonia neoliberale negli anni Ottanta è stato la ridefinizione del confine tra governo e interessi privati come semipermeabile: ciò vuol dire che gli affari possono interferire con il governo a loro piacimento, ma non viceversa. Coloro che criticano questo modello vengono accusati di essere “anti-economici”. Questa è un’esagerazione assolutamente unilaterale degli insegnamenti politici dell’economia classica, e rappresenta un adatamento senza scrupoli alle realtà del potere lobbistico negli affari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Crouch sottolinea poi che persino nell’età vittoriana, quindi in un’epoca precedente al pieno sviluppo della democrazia, si possedeva la ferma convinzione che i politici e i funzionari statali avessero bisogno dunque di un’etica propria, che richiedeva loro una condotta diversa da quella del mondo degli affari. Da chi aveva incarichi nell’arena politica ci si attendeva una cautela particolare nei rapporti con chi rappresentava qualche concentrazione di potere economico, e anche un senso del pubblico interesse che era qualcosa di più della somma di ambizioni economiche individuali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">La costituzione italiana italiana, il cui art. 67 dice: «Ogni membro del</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">«Uno strumento per tentare di cambiare il sistema marcio e corrotto, <strong>proporre a livello locale un</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>contratto &#8220;blindato&#8221; accompagnato da una petizione per cambiare l&#8217;art.67 della Costituzione</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>da &#8220;senza vincolo di mandato&#8221; in &#8220;con vincolo di mandato&#8221;</strong>. Ed una petizione per <strong>inserire la</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>revoca del mandato </strong>ed il <strong>referendum propositivo</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Certamente <strong>più vicino alla democrazia diretta è l&#8217;istituto del rappresentante revocabile</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">contrapposto a quello del rappresentante svincolato dal mandato imperativo. Infatti il cordone</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">ombelicale che tiene avvinto il delegato al corpo elettorale non è reciso del tutto. <strong>Ma anche in questo</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>caso non si può parlare di democrazia diretta nel senso proprio della parola. </strong>Perché vi sia</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">democrazia diretta nel senso proprio della parola, cioè nel senso in cui diretto <strong>vuol dire che</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>l&#8217;individuo partecipa esso stesso alla deliberazione che lo riguarda</strong>, occorre che fra gl&#8217;individui</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">deliberanti e la deliberazione che li riguarda non vi sia alcun intermediario. Il delegato anche se</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">revocabile è un intermediario, anzitutto perché, per quanto vincolato alle istruzioni che riceve dalla</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">base, ha di fatto pur sempre una certa libertà di movimento e se con lui non l&#8217;avessero tutti gli altri</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">che debbono giungere a una deliberazione collettiva, una deliberazione collettiva sarebbe</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">impossibile; in secondo luogo perché non può essere revocato in ogni istante e sostituito con un</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">altro se non a rischio di paralizzare la trattativa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Chi agisce sulla base di istruzioni rigide è il portavoce, il nunzio, nei rapporti internazionali</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">l&#8217;ambasciatore, ma questa, della rigidità delle istruzioni, non è affatto un modo caratteristico di agire</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">dei corpi collettivi. È se mai una caratteristica degli organismi regolati su base gerarchica, cioè di</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">quegli organismi in cui il flusso del potere procede dall&#8217; alto in basso e non dal basso in alto, e</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">quindi molto più adatta ai sistemi autocratici che non a quelli democratici. Se non altro perché un</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">superiore gerarchico è in grado di dare istruzioni rigide all&#8217;inferiore gerarchico molto più facilmente</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">di un&#8217; assemblea la quale può arrivare, se pur sempre con grande fatica, a formulare delle direttive,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: x-small;">Pubblicati sui forum di cittadini, meetup, Amici di Beppe Grillo</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: x-small;">Peppe Carpentieri, appunti di democrazia partecipativa e diretta </span>15</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">ma non riesce quasi mai a trasformare le direttive in ordini (e dove non vi sono ordini ma direttive il</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">mandato non è se non a parole imperativo).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">A ogni modo, se la rappresentanza per mandato non è propriamente la democrazia diretta, è una</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">strada intermedia fra la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta. Il che mi permette di</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">ripetere che fra la democrazia rappresentativa pura e la democrazia diretta pura non c&#8217;è, come i</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">fautori della democrazia diretta credono, un salto qualitativo, come se fra l&#8217;una e l&#8217;altra ci fosse uno</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">spartiacque e una volta scesi dall&#8217; altra parte il paesaggio fosse del tutto cambiato. No: i significati</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">storici di democrazia rappresentativa e di democrazia diretta sono tali e tanti che non si può porre il</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">problema in termini di aut aut come se ci fosse una sola possibile democrazia rappresentativa e una</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">sola possibile democrazia diretta; si può solo porre il problema del passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">attraverso un continuum in cui è difficile dire dove finisce la prima e dove comincia la seconda.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Un sistema democratico caratterizzato da rappresentanti revocabili è, in quanto prevede</p>
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		<title>Il potere al popolo: libro di Yves Sintomer</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 19:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia rappresentativa]]></category>
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		<category><![CDATA[il potere al popolo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
ho letto in questi giorni l&#8217;ultimo libro pubblicato in Italia di Yves Sintomer. Questo professore di Sociologia dell&#8217;università di Parigi VIII, ha scritto saggi sui Bilanci Partecipativi in Europa, sul BP di Porto Alegre e molti altri sulla democrazia partecipativa. Ma in questo libro fa un passo ulteriore. Parla sistematicamente delle assemblee di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/il-potere-al-popolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2018" title="il potere al popolo" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/il-potere-al-popolo.jpg" alt="il potere al popolo" width="200" height="309" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>ho letto in questi giorni l&#8217;ultimo libro pubblicato in Italia di Yves Sintomer. Questo professore di Sociologia dell&#8217;università di Parigi VIII, ha scritto saggi sui Bilanci Partecipativi in Europa, sul BP di Porto Alegre e molti altri sulla democrazia partecipativa. Ma in questo libro fa un passo ulteriore. Parla sistematicamente delle <strong>assemblee di cittadini estratti a sorte.</strong></p>
<p>Inizia facendo un&#8217;analisi dettagliata della crisi del sistema rappresentativo. Poi racconta come il sorteggio sia stato usato nella storia per selezionare i governanti di città e paesi. Partendo da Atene dove il sorteggio era consuetudinario sia nella scelta dei &#8220;parlamentari&#8221;, che nella scelta dei &#8220;governanti&#8221;. Il percorso prosegue a Firenze e a Venezia dove si alternava il sorteggio all&#8217;elezione, con meccanismi complicati, ma che assicuravano che il potere fosse distribuito sia per merito che per &#8220;sorte&#8221;. Sintomer poi racconta come sia nata la consuetudine dei giurati dei tribunali, quali siano le motivazioni per questa scelta di rottura con il passato, prima in Gran Bretagna, poi in USA, poi in Francia e in altri paesi.</p>
<p>Il capitolo migliore e più sviluppato è quello dove l&#8217;autore racconta le esperienze che conosce molto bene per averle vissute direttamente delle giurie dei cittadini, del sondaggi deliberativi americani e britannici, delle assemblee cittadine del Canada e delle consensus conferences danesi. Vengono anche raccontate le esperienze berlinesi dove cittadini estratti a sorte hanno deciso a livello di quartiere i progetti da finanziare e solo accennate purtroppo alle esperienze dell&#8217;arrondissement 20 di Parigi dove 1/3 dei rappresentanti viene eletto, 1/3 è costituito da membri di associazioni, e 1/3 è costituito da cittadini estratti a sorte.</p>
<p>Infine il capitolo conclusivo &#8220;Rinnovare la democrazia&#8221; fa una sintesi delle possibilità offerte dal sorteggio per rinnovare, rinforzare, legittimare la democrazia e restituirle quel significato originario che aveva &#8220;il potere al popolo&#8221;.</p>
<p>Termina una ricca bibliografia su cui continuare la propria ricerca su questi argomenti.</p>
<p>Libro innovativo, da leggere con attenzione. Edizioni Dedalo 16 Euro, 220 pagine.</p>
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		<title>PartecipAzione un esperimento di rivista ancora attuale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 18:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bilancio partecipativo]]></category>
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		<description><![CDATA[partecipazione n°1
di Paolo Michelotto
nel 2003 facevo parte del Gruppo Bilancio Partecipativo a Vicenza. Insieme realizzammo il numero 1 della rivista PartecipAzione. I contenuti furono scritti dai membri del gruppo oppure ricavati da internet e dedicammo molto tempo per realizzare una rivista che a me sembra ancora attuale e per questo motivo la ripresento su questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_257" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/partecipazioneuno.jpg"><img class="size-full wp-image-257" title="partecipazioneuno" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/partecipazioneuno.jpg" alt="partecipazioneuno" width="180" height="255" /></a><p class="wp-caption-text">partecipazione n°1</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>nel 2003 facevo parte del Gruppo Bilancio Partecipativo a Vicenza. Insieme realizzammo il numero 1 della rivista PartecipAzione. I contenuti furono scritti dai membri del gruppo oppure ricavati da internet e dedicammo molto tempo per realizzare una rivista che a me sembra ancora attuale e per questo motivo la ripresento su questo sito. In fondo trovi il link per scaricarla. Gli articoli erano:</p>
<p><strong>Storia (e vantaggi) di una democrazia a cielo aperto</strong> di Victoria Curzon Price. Una tassazione molto bassa e un uso frequente dei referendum: sono questi i segreti dei successi economici e istituzionali della Svizzera<br />
<strong>L’esperienza di Grottammare</strong> di Guglielmo Verneau. La città marchigiana dove da dieci anni la partecipazione dei cittadini nell’amministrazione comunale è una realtà di successo.<br />
<strong>Bilancio Partecipativo:l’esperienza di Porto Alegre</strong> di Sandra Cangemi<br />
Quattordici anni fa a Porto Alegre, in Brasile, nasceva l’esperienza dell’Orcamento Partecipativo &#8211; il Bilancio<br />
Partecipativo. Ecco come funziona.<br />
<strong>Il Potere è di Tutti: l’esperienza dei C.O.S</strong>. di Angelo Neri. Nel luglio del 1944, Capitini, filosofo alla Normale di Pisa, membro non violento della Resistenza e futuro creatore del Movimento Nonviolento, ideò e animò un’interessante esperienza di partecipazione e di democrazia diretta che chiamò Centri di Orientamento Sociale (C.O.S).</p>
<p><strong><br />
La Crisi della Democrazia Rappresentativa</strong> di Paul Ginsborg. Quali sono le ragioni di questa grande malattia della democrazia rappresentativa? Trascrizione della conferenza all’European Social Forum di Firenze &#8211; Novembre 2002<br />
<strong>Domande frequenti sulla democrazia diretta</strong> di Jos Verhulst<br />
Tutte le domande che prima o poi ci facciamo su questo arogomento, con risposte chiare, ricche di fatti ed esempi.</p>
<p>La rivista completa la puoi scaricare qui sotto</p>
<p><code><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=10" title="Version 1 downloaded 501 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download PartecipAzione 1 Version 1" /></a></code></p>
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		<title>Capitolo 38 Difetti della democrazia rappresentativa</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 09:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[sfoglia Libro]]></category>

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Prima pagina del capitolo 38 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 38 Difetti della democrazia rappresentativa
Non rappresentazione
Le persone elette come rappresentanti non rappresentano demograficamente il paese. Sono spesso più ricchi e più educati, c&#8217;è una predominanza dei maschi e della razza maggioritaria, del gruppo etnico e della religione più diffusi, rispetto a un campione estratto a [...]]]></description>
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<dl id="attachment_26" class="wp-caption alignnone" style="width: 180px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><img class="size-full wp-image-26" title="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/10/libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola.jpg" alt="libro-democrazia-dei-cittadini-foto-piccola" width="170" height="199" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p>Prima pagina del capitolo 38 del libro Democrazia dei Cittadini</p>
<p>Capitolo 38 Difetti della democrazia rappresentativa</p>
<p><strong>Non rappresentazione</strong></p>
<p>Le persone elette come rappresentanti non rappresentano demograficamente il paese. Sono spesso più ricchi e più educati, c&#8217;è una predominanza dei maschi e della razza maggioritaria, del gruppo etnico e della religione più diffusi, rispetto a un campione estratto a caso dei cittadini di quel paese. Spesso ci sono delle professioni che predominano, come quella degli avvocati in Italia o degli impiegati in Danimarca.<br />
<strong>Conflitti di interesse</strong></p>
<p>Non sempre gli interessi degli eletti coincidono con quelli dei loro elettori. Ad esempio gli eletti votano le loro retribuzioni. Il loro interesse è che il loro salario sia il più alto possibile, l&#8217;interesse dell&#8217;elettore è quello che sia il più basso possibile, visto che il salario degli eletti è pagato con le tasse dei cittadini. In Svizzera, uno dei pochi paesi al mondo dove la retribuzione degli eletti è soggetta a referendum popolare, lo stipendio degli eletti è uno dei più bassi d&#8217;Europa.<br />
<strong>Corruzione</strong></p>
<p>La concentrazione del potere che è caratteristico nella democrazia rappresentativa, facilita la creazione della corruzione. E&#8217; più facile corrompere una sola persona, o un gruppetto di persone che decidono su un determinato argomento, piuttosto che tutto il popolo&#8230;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/?page_id=43">Continua a sfogliare il libro</a></strong></p>
<p><a href="http://www.mondotroll.it/catalog/product_info.php?products_id=5439&amp;sort=2a" target="_blank"><strong>PUOI ACQUISTARE IL LIBRO QUI, (senza spese postali aggiuntive)</strong></a></p>
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