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    In Trentino Alto Adige nuova legge regionale che ottiene nuovi strumenti di democrazia diretta a livello comunale

    8 Dicembre 2014 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    Regione-Trentino-Alto-Adige-Südtirol

    nei giorni scorsi il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige ha approvato una legge regionale che prevede che tutti i comuni della regione abbiano nuovi strumenti di democrazia diretta e migliorano quelli esistenti (abbassando il quorum – abbassando il numero di firme, che saranno raccolte in 180 giorni invece che 90 – inviando l’opuscolo informativo). Tutto questo grazie alla proposta dei 2 consiglieri del M5S (Filippo Degasperi e Paul Koellensperger) e dei vari esperti che li hanno aiutati (Thomas Benedikter, Alex Marini, Stefano Longano) che hanno convinto i colleghi ad appoggiarli su questo tema. Ma ora come scrive Stefano Longano “.. che sappiano che ora questo è il minimo sindacale, e che se vogliono parlare di partecipazione, devono concretamente proporre qualcosa di più. Come per esempio rendere vincolanti i referendum propositivi, dare a qualunque cittadino la possibilità di autenticare le firme, e infine avere il coraggio di togliere totalmente il quorum.”

    Comunque ad esempio a Trento e a Rovereto, il quorum dovrà essere abbassato al 25% e ci sarà il referendum confermativo statutale con quorum 0% e raccolta firme che dura 180 giorni (6 mesi) invece che 90 giorni. Ottimo passo avanti. La democrazia diretta si ottiene passo dopo passo e ogni tanto c’è qualche passetto in avanti che viene dal basso (il quorum abbassato a Trento e a Rovereto negli anni scorsi grazie ad iniziative popolari) i referendum a Rovereto e a Bolzano, l’azione di Iniziativa Più Democrazia nel Trentino e di Iniziativa Più Democrazia in Alto Adige, l’azione di Stephan Lausch e di Thomas Benediker e di molti altri, e qualche passo che viene dal livello superiore.

    I comuni della regione sono 333. Ora avranno 1 anno per adeguare lo Statuto alla nuova legge. Mi auguro che qualche comune sia ancora più coraggioso e vada oltre queste prescrizioni minime, imitando per esmpio quanto fatto dal comune di Malles (BZ). Molto dipenderà dai nuovi eletti della primavera prossima e dalla spinta dei cittadini.

    Nei prossimi giorni la legge verrá pubblicata sul BUR. Per essere compresa fino in fondo però bisognerebbe leggerla nel testo unico che verrá predisposto ipoteticamente dopo l’accorpamento in un’unica norma nei prossimi mesi.

    Ecco il post scritto da Alex Marini che appare sul portale www.trentino5stelle.it/

    Il M5S in Consiglio Regionale ottiene nuovi strumenti di democrazia diretta a livello comunale

    Durante gli odierni lavori del Consiglio regionale, dopo l’approvazione a maggioranza dell’aula di entrambi gli ordini del giorno dei portavoce Degasperi e Koellensperger, l’impegno del M5S si è concentrato sul cercare di infondere nuovo senso a quello che dovrebbe essere il “governo del popolo”.

    Il ddl 17 (“Disposizioni in materia di enti locali”) ha portato al voto in aula anche aspetti essenziali di regolamentazione degli strumenti di democrazia diretta a livello comunale. Le proposte uscite dalla maggioranza erano insufficienti e relegavano i cittadini al solito ruolo di elettori coinvolti al massimo una volta ogni cinque anni. Per questi motivi il M5S doveva sfruttare l’opportunità di migliorare questo disegno di legge anche a costo di procedere con un serrato ostruzionismo. La maggioranza, di fronte al merito dei emendamenti, ha accettato di dialogare con noi e, coinvolgendo altre forze politiche, siamo riusciti a ottenere un consenso trasversale sulla rilevanza dei temi affrontati dalle nostre proposte. Gli emendamenti condivisi e sottoscritti porteranno all’introduzione nell’ordinamento regionale dei comuni:

    • la possibilità di richiedere un referendum confermativo senza quorum per le modifiche allo statuto comunale;
    • l’abbassamento dal 10 al 5% della soglia massima di firme necessarie per richiedere un referendum popolare nei comuni maggiori  di 20mila abitanti;
    • l’estensione a 180 dei giorni del tempo a disposizione per raccogliere le firme per richiedere un referendum popolare e per permettere un dibattito ampio ed informato;
    • l’introduzione di un limite massimo del quorum di partecipazione fissato al 30% per i piccoli comuni e al 25% per comuni con popolazione maggiore di 5mila abitanti;
    • l’obbligo di invio di un opuscolo informativo da parte dell’amministrazione comunale agli aventi diritto al voto per spiegare adeguatamente il tema oggetto di referendum, redatto da una commissione neutra;

    Non è stata una trattativa semplice, ma grazie al coinvolgimento di tutti siamo riusciti a modificare, migliorandolo, la status quo. Si poteva fare di più e meglio, ma siamo comunque soddisfatti: da oggi i cittadini della nostra regione hanno a disposizione nuovi e concreti strumenti di partecipazione politica.

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    Postato in democrazia diretta, democrazia diretta trentino, quorum, referendum

    La futura capitale della democrazia! La Parola ai Cittadini a Vignola (MO) il 4-12-2014

    5 Dicembre 2014 // 2 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    applausi

    straordinaria serata ieri a Vignola.

    Alla presenza di 66 cittadini e di 6-7 assessori + Sindaco + Vicesindaco si è svolta la prima “La Parola ai Cittadini” organizzata da una amministrazione in Italia.

    E questo è il primo risultato già di per sè eccezionale.

    Nella splendida sala consigliare appena inaugurata 2 giorni prima, che contiene 100 sedie per i cittadini di fronte ai tavoli del consiglio comunale (dove altro c’è una situazione del genere in Italia?), sono stati presentati 20 temi alla discussione. Uno poi è stato accorpato ad un precedente, uno era in realtà una domanda più che una proposta, per cui non lo abbiamo votato ed un altro era già stato attuato dall’amministrazione proprio in questi giorni.

    Dopo 2 ore e mezza questi sono stati i risultati:

    0 Nome Titolo proposta Voti Presenti Voti %
    20 Ivo Gnudi Sala espositiva permanente per opere d’arte 32 39 82,05%
    1 Giulia Bazzani Voucher 50 63 79,37%
    14 Maurizio Tonelli Museo della ciliegia 42 54 77,78%
    11 Mara Cristoni Tenere ospedale in funzione a Vignola 44 61 72,13%
    3 Mirco Neri Valorizzazione sito naturalistico fiume Panaro 15000 euro 44 65 67,69%
    7 Rosanna Sirotti Rastrelliere bici + gancio alto 5000 euro 40 60 66,67%
    10 Stefano Corazza Sistemazione zona Accesso piscina 39 61 63,93%
    13 Simona Plessi Adottiamo un’aiuola x impegno amministrazione x organizzare i cittadini 34 55 61,82%
    19 Giovanni Bazzani Campi gioco e palestre per bambini 23 40 57,50%
    8 Guarino Bortolotti Bici Grill sul ponte Muratori 31 60 51,67%
    5 Giorgio Malaguti Forum pre e post consiglio comunale 500 34 66 51,52%
    6 Sophie Bardiau Calendario rifiuti Più leggibile + chiaro + lingue 32 66 48,48%
    15 Maria Vicini Miglioramento fogne area Via Vittorio Veneto 24 53 45,28%
    12 Mauro Ferri Miglioramento luci stradali nelle basse 16 61 26,23%
    9 Daniela Piani Scuola – Polo scolastico superiori anche con intervento privati 15 61 24,59%
    2 Carlo Marinelli Aumento punti raccolta rifiuti in tutta la città 11 65 16,92%
    17 Fabrizio Migliori Soprappasso Area verde zona coop 6 41 14,63%
    4 Renato Berselli Mettere segnaletica museo civico – Già fatto – Non votato 0 0
    16 Maria Violi Strada via modenese a senso unico con ciclabile – Non votato 0 0

    Tutte proposte come al solito, intelligenti e sensate.

    All’inizio della serata il Sindaco Mauro Smeraldi ha promesso di portare le 3 proposte più votate all’interno del bilancio se prevedevano spese oppure in consiglio comunale se non prevedevano spese.

    A fine serata il Sindaco ha ribadito che la prima e la terza proposta saranno portate in Consiglio Comunale mentre la seconda, riguardante i Voucher sarà inserita nel Bilancio che verrà presentato già il 18 dicembre prossimo.

    E questo è stato il secondo grosso risultato della serata. Nello spazio di 2 ore e mezza, dare la possibilità a tutti i cittadini di fare una loro proposta, di discuterla, di sentire l’opinione degli amministratori, di votarla e di sapere che le 3 proposte più votate (ma qualche assessore ha promesso che porterà avanti anche altre proposte di questa lista) saranno implementate al più presto.

    Una procedura democratica semplice, ovvia, quasi offensivamente banale, ma che finora non era mai successa in Italia.

    Ovviamente io seguirò attentamente il percorso e riferirò i prossimi passi effettuati dall’amministrazione, su questo blog.

    Infine il terzo risultato. Ancora più grandioso dei già grandi risultati di questa serata. Nel clima di grande soddisfazione reciproca che aleggiava nella sala, l’amministrazione ha affermato più volte per voce del sindaco Mauro Smeraldi e dell’ass. alla democrazia Monica Maisani che questo è solo un ulteriore passo nel loro percorso verso una maggiore democrazia.

    1. Vogliono ripetere “La Parola ai Cittadini” come routine, almeno 2-3 volte l’anno.

    2. Ma inoltre, vogliono organizzare al più presto “La Giornata della Democrazia” (quindi i primi mesi del 2015) sullo stile di quella organizzata a Parma il 20 Settembre 2013 per permettere ai cittadini di Vignola di proporre, discutere e decidere gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa da introdurre nella loro città.

    Ho visto un sincero interesse sia da parte del sindaco, che degli assessori presenti, che dei cittadini a percorrere una strada che porti Vignola a diventare la Capitale della Democrazia, come da loro affermato nel programma elettorale.

    E a diventare un esempio da seguire per il resto d’Italia. Non ho dubbi che nessun strumento di democrazia e di partecipazione sarà escluso a priori dalla loro valutazione e tutti saranno studiati attentamente per poterli introdurre a Vignola.

    Ma terrò aggiornato il blog su tutte le prossime, succose novità che verranno da Vignola.

    Nei prossimi giorni inserirò le foto, che l’attivissimo addetto stampa del Sindaco, Antonio, mi ha promesso ;-)

    Grazie a Carla e a Marilena (le future facilitatrici delle prossime serate partecipative) per aver sostenuto e collaborato per organizzare questo evento.

    Edit 6-12-14: Inserisco 4 foto che mi ha gentilmente inviato Antonio.

    20141204_212929

    20141204_212844

    20141204_212811

    20141204_205654

    Edit 8-12-2014:

    Inserisco le foto dei due quotidiani “Il Resto del Carlino” e la “Gazzetta di Modena” che hanno dedicato all’evento un articolo e che l’ass. Monica Maisani mi ha inviato. Clicca sopra 2 volte per vederle più grandi.

    WP_20141208_004

    WP_20141208_005

    E qui inserisco i file dei fogli di calcolo utilizzati per la serata. Sono diversi dai precedenti finora utilizzati, perchè hanno per la prima volta, una colonna aggiuntiva, dove viene calcolata la percentuale dei voti a favore, sul totale dei presenti in quel momento. E l’ordine finale è stato fatto con questa percentuale. Non sui voti assoluti. Questo è importante, perchè i cittadini variavano da votazione a votazione. Qualcuno entrava, qualcuno usciva.

    proposte vignola 04-12-14 (file ods – standard aperto)

    proposte vignola 04-12-14 (file xls – standard Excel)

    Edit del 31-01-2015

    L’esito di questa serata si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2015/01/31/aggiornamenti-da-vignola-mo-su-la-giornata-della-democrazia-e-sullesito-de-la-parola-ai-cittadini/

    Postato in democrazia diretta, la giornata della democrazia, parola ai cittadini

    Vignola (MO) 4 dicembre 2014: prima volta in Italia “La Parola ai Cittadini” organizzata dal Sindaco con risultati immediati

    1 Dicembre 2014 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    vignola

    sarò a Vignola (MO) il 4 Dicembre 2014, dove per la prima volta in Italia l’amministrazione, il sindaco Mauro Smeraldi e l’ass. alla Democrazia e Partecipazione Monica Maisani, organizzano “La Parola ai Cittadini“, aperta a tutti i residenti, nella nuova sede molto più spaziosa del Consiglio Comunale (che viene inaugurata il 2 dicembre 2014) in via Bellucci 1, dalle ore 20.30. Le 3 proposte formulate e discusse dai cittadini, che otterranno più voti dei presenti, se prevedono spese verranno inserite nel Bilancio Comunale se non prevedono spese verranno discusse nel primo consiglio comunale utile.

    la parola ai cittadini vignola 4-12-2014

    È la prima volta in Italia, che una amministrazione usa questo metodo per portare la voce dei cittadini direttamente all’interno delle istituzioni, saltando le procedure lunghe e farragginose previste nello statuto.

    Nell’arco di un paio d’ore, i cittadini che lo desiderano potranno fare le loro proposte e le proposte più votate dai loro concittadini verranno trasformate in punti del bilancio comunale, che verrà presentato la settimana successiva, se prevedono spese, oppure in un punto dell’ordine del giorno da discutere al primo consiglio comunale utile.

    Democrazia diretta, partecipazione, velocità e ottimo rapporto tra fatica e impegno dei cittadini e risultati ottenuti.

    Un esempio per il resto d’Italia, innanzitutto, perchè nella sua campagna elettorale dell’estate 2014 il sindaco aveva promesso di introdurre questo metodo se eletto, ed ora mantiene le sue promesse. E poi, perchè praticamente a costo zero, permette ai cittadini di far sentire la loro voce e far emergere le loro proposte e i risultati applicati in maniera molto veloce e concreta.

    Postato in democrazia diretta, parola ai cittadini, partecipazione

    Il segreto del successo della Svizzera

    // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    conoscere la svizzera

    riporto qui un interessante articolo di Guglielmo Piombini apparso su http://www.libreriadelponte.com/ dove parla del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore). Il segreto è l’utilizzo sano ed ampio che i cittadini fanno degli strumenti di democrazia diretta che si sono conquistati passo dopo passo e con fatica nel corso degli ultimi 150 anni.

    Così in tutte le scelte pubbliche l’ultima parola spetta sempre al Sovrano (si definiscono proprio così nella loro Costituzione Federale), il popolo svizzero.

    IL SEGRETO DEL SUCCESSO DELLA SVIZZERA

    di Guglielmo Piombini

    La Svizzera sta vivendo un periodo di grande prosperità economica, soprattutto se confrontata con i paesi vicini. La disoccupazione, anche tra i giovani, è praticamente inesistente. Gli stipendi nel Canton Ticino sono mediamente il doppio di quelli italiani, mentre nella Svizzera tedesca sono il triplo. In particolare Zurigo vanta il primo posto al mondo per i salari più alti, davanti a New York, Tokio, Londra, Stoccolma e Parigi (a Zurigo si guadagna il doppio rispetto alla capitale francese). Gli svizzeri hanno di recente respinto con un referendum il salario minimo legale, ma di fatto non esistono impieghi pagati meno di 2000 franchi svizzeri al mese (1850 euro); il 96,3 per cento degli svizzeri, infatti, guadagna più di questa cifra. La tassazione è molto più bassa rispetto all’Italia e agli altri paesi europei, però il costo della vita è più alto del 30-40 per cento, e inoltre vi sono alcune spese obbligatorie abbastanza rilevanti, a partire dall’assicurazione sanitaria privata. Ad ogni modo, secondo l’Ufficio Federale di Statistica nel 2011 il reddito disponibile medio per famiglia, una volta dedotte tutte le imposte e le assicurazioni obbligatorie, è stato di 6750 franchi al mese, ossia 5500 euro. Rispetto al 2006 il reddito medio mensile di ogni famiglia svizzera è cresciuto di 650 franchi (533 euro).

    La Svizzera: un drago dell’economia

    Come ha fatto questo paese di soli otto milioni di abitanti, stretti in un territorio inospitale e montagnoso al 65 per cento, senza sbocchi al mare e senza risorse naturali, a parte le acque delle sue dighe idrauliche, a raggiungere questi risultati economici? A dispetto degli stereotipi, la Svizzera non è soltanto un paradiso fiscale, e del resto lo sarà sempre meno vista la progressiva abolizione del segreto bancario. La Svizzera è prima di tutto una potenza economica, tecnologica e scientifica. Solo il 5,6 per cento della popolazione attiva lavora nel settore bancario e assicurativo, generando però il 15 per cento del pil, a conferma della loro forte produttività. Per il resto la Svizzera ha una industria estremamente competitiva in molti settori ad alto valore aggiunto, come la farmaceutica, la chimica e l’alta tecnologia. La sua forza sono le numerosissime piccole e medie imprese che commerciano con il mondo intero: 138.000 entità che danno lavoro a 2,2 milioni di persone, ossia un’impresa ogni 55 abitanti. I patetici lamenti italici o francesi contro la globalizzazione qui non hanno attecchito. Gli svizzeri si sono inseriti con entusiasmo nell’economia globalizzata, hanno respinto ogni tentazione protezionista e si sono specializzati nei settori dove erano già forti, continuando a guadagnare fette di mercato in un ambiente globale altamente concorrenziale. All’opposto dell’Italia, la Svizzera si è reindustrializzata proprio grazie alla globalizzazione.

    Gli abitanti della Confederazione Elvetica dimostrano con i fatti che l’inventiva e il lavoro sono la fonte della prosperità. Questi saggi e indefessi lavoratori hanno sempre bocciato con referendum tutte le reiterate proposte di ridurre per legge l’orario di lavoro. Nel marzo 2012 hanno respinto in maniera massiccia l’iniziativa lanciata dai sindacati per “sei settimane di congedo per tutti”, e hanno continuato a lavorare più degli omologhi europei. Hanno in media solo 29 giorni di riposo all’anno contro, ad esempio, i 40 dei francesi. Inoltre, grazie a regole del mercato del lavoro molto liberali, in Svizzera lavorano tutti, giovani e anziani. La Svizzera conta infatti il 68 per cento di popolazione attiva nella fascia di età tra i 55 anni e i 64 anni: un record europeo. Secondo una recente inchiesta il 96 per cento delle persone sopra i 55 anni si sono dichiarate soddisfatte delle loro condizioni di lavoro.

    Il segreto del successo: la concorrenza fiscale

    Mentre nell’inferno fiscale e burocratico italiano dal 2007 a oggi gli investimenti esteri sono crollati del 58 per cento, la Svizzera continua ad attirarli come un magnete. Il 59 per cento delle società straniere che hanno insediato il loro quartier generale in Europa, come Hewlett-Packard, Gillette, Procter & Gamble, Ralph Laure, Colgate Palmolive, Cisco o General Motors, hanno scelto la Svizzera. Anche Microsoft e Google hanno stabilito a Zurigo il loro centro di ricerca europeo. Questo fatto fa infuriare i politici europei, che si vedono sfuggire di mano miliardi di imposte a causa della “sleale” concorrenza fiscale svizzera. Nel 2007 un politico socialista francese, Arnaud Montebourg, ebbe un breve periodo di notorietà quando si lanciò in una durissima accusa contro la “mancanza di civismo e la fuga” dei contribuenti francesi più ricchi “nei paradisi fiscali alle porte dell’Europa”. «Fin dove può giungere la nostra tolleranza nei confronti della Svizzera? – tuonò Montebourg – Non sarebbe forse meglio assumere il confronto inevitabile con questi territori, come fece il generale De Gaulle nel 1963 quando decretò il blocco contro il Principato di Monaco, che dovette così piegare la schiena di fronte alle esigenze fiscali francesi?». Il giorno seguente il quotidiano Liberation uscì con questo titolo a grandi caratteri in prima pagina: “Evasione fiscale. Bisogna invadere la Svizzera?”

    La risposta degli svizzeri a questo novello Robespierre è stata secca e definitiva: «Non c’è nulla da trattare. Montebourg non conosce il sistema fiscale elvetico». Il governo svizzero non poteva trattare su questioni fiscali con il governo francese neanche se l’avesse voluto, perché la Svizzera è una Confederazione nella quale ciascuno dei 26 cantoni è padrone della propria fiscalità. Non solo: all’interno di ogni singolo cantone la competizione fiscale tra i comuni è ancor più accanita. Al deputato francese sfuggiva inoltre un altro dato fondamentale: la partecipazione decisiva dei contribuenti alla determinazione dei tassi d’imposta. In Svizzera, infatti, sono i cittadini che votano la maggior parte delle aliquote fiscali attraverso la democrazia diretta e i referendum. Per realizzare il suo obiettivo Montebourg avrebbe quindi dovuto fare il giro di tutti i comuni e di tutti i cantoni elvetici, e perorare la sua richiesta di “armonizzazione fiscale” con la Francia davanti ai cittadini riuniti per le votazioni a Obvaldo, Nidvaldo, Glarona o Appenzello. Molto difficilmente però sarebbe riuscito a ottenere il loro consenso, dato che, come spiega l’economista svizzero Beat Kappeler, le istituzioni locali elvetiche «producono un tipo particolare di politico dell’esecutivo, investito della delicata missione di mantenere uno Stato minimale: egli è il delegato del popolo, incaricato di sorvegliare il mostro e non certo di renderlo potente, splendido, seducente».

    Gli elvetici, infatti, non hanno nessuna intenzione di rinunciare al loro sistema perché, come spiega l’ex ministro delle finanze della Confederazione Hans-Rudolf Merz, la concorrenza fiscale interna è garanzia di efficienza e di innovazione. Ogni cantone è libero di sperimentare soluzioni inedite e poi, a seconda dei risultati, le soluzioni migliori vengono adottate, mantenute e eventualmente imitate. Nel 2007 il Canton Obvaldo, vero e proprio laboratorio fiscale della Svizzera, fu il primo ad adottare una tassa piatta con aliquota bassissima all’1,8 per cento per tutti i redditi, con esenzione totale sotto i 10.000 franchi. Visti i buoni risultati, questa innovazione fiscale venne copiata l’anno successivo dal Canton Turgovia. Generalmente sono i comuni e i cantoni più depressi o svantaggiati che giocano la carta delle riduzioni fiscali per recuperare un po’ di terreno nei confronti dei comuni o dei cantoni più sviluppati e meglio serviti, che possono permettersi di chiedere aliquote più alte ai propri cittadini. Ad esempio, nel 2007 il comune di Saanen nelle Alpi bernesi concesse degli sgravi fiscali ai residenti con un patrimonio particolarmente elevato. Il cittadino svizzero più ricco, l’imprenditore miliardario Ernesto Bertarelli, proprietario di Alinghi (il team svizzero vincitore di due edizione della Coppa America di vela), decise allora di trasferirsi lì dal Canton Vaud, il quale subì una forte perdita di gettito. Nel 2008, bersagliato dalla concorrenza dei cantoni vicini, anche Zurigo si piegò alla competizione fiscale abbassando le aliquote.

    Un modello per l’Europa

    La Svizzera appare come un paese ben gestito, ma lo stesso non può dirsi per molti altri paesi europei come l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo o la Francia, che hanno accumulato dei debiti pubblici drammatici. Questi bilanci statali disastrati non meritano nessuna compassione. Secondo il professor François Garçon, autore del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore), gli sperperi enormi che hanno generato questi debiti sono rivelatori della mancanza di civismo della massa di cittadini, per la loro rinuncia al dovere di vigilanza sui propri eletti. Il popolo che scambia i propri eletti per Babbo Natale, ironizza Garçon, viene sempre gabbato. La crisi del debito riflette la noncuranza del popolo sovrano, incapace di prevedere le inevitabili derive cleptomani dei propri dirigenti, e di impedirle. La spiegazione della passività di tanti popoli europei di fronte allo sperpero pubblico e della facilità con la quale gli eletti di qualsivoglia colore politico li hanno raggirati risiede nel fatto che in questo debito, in questa gigantesca depredazione, molti hanno trovato il proprio sporco tornaconto: finti impieghi nell’amministrazione statale, pensioni senza aver versato contributi, e così via. L’accumulo di burocrazia parassitaria e costosa, scrive Garçon, non è la causa, bensì il sintomo del generale putridume.

    Mentre gli italiani, i greci, gli spagnoli o i francesi hanno concesso ogni libertà ai loro eletti trasformatisi in predatori, gli svizzeri sono stati vigilanti. Lo sono stati a maggior ragione poiché le istituzioni di cui si sono dotati permettono loro di sorvegliare i propri eletti e di tenerli al guinzaglio. Gli svizzeri in effetti si sono muniti di istituzioni che consentono ai cittadini di far valere in maniera pacifica e civile la loro voce, senza passare dalle violenze di piazza, dai cortei che bloccano le strade, dagli scioperi continui o dalle risse televisive. Da oltre un secolo e mezzo gli svizzeri hanno forgiato degli strumenti politici la cui utilità specifica è quella di ricordare agli eletti che, a differenza di quanto avviene nella pratica di molti paesi a “democrazia rappresentativa” come l’Italia, il mandato di cui dispongono non è assimilabile a un permesso di saccheggio concesso per un periodo di quattro o cinque anni.

    La Svizzera ci mostra quindi le virtù di un sistema basato sullo stato leggero, la decentralizzazione nelle decisioni di spesa per evitare gli sperperi, il federalismo concorrenziale, la sorveglianza degli eletti, i referendum su questioni fiscali, e il diritto d’iniziativa, che permette alla popolazione di intromettersi in ogni momento in ciò che la riguarda, canalizzando i malcontenti e dando responsabilità ai cittadini. I popoli europei dovrebbero trarre importanti lezioni da questo superiore modello di organizzazione politica.


    Postato in democrazia diretta, democrazia svizzera

    Nuovo libro gratuito sugli strumenti di partecipazione e democrazia diretta da introdurre nei comuni: “Più Democrazia nella politica comunale”

    21 Novembre 2014 // 4 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    è disponibile online il libro “Più democrazia nella politica comunale” scritto da Thomas Benedikter e Paolo Michelotto che racchiude i migliori strumenti di partecipazione e di democrazia diretta che si possono introdurre a livello comunale.

    copertina più democrazia nella politica comunale

    È un libro rivolto ai cittadini, ma anche agli amministratori, che desiderano vivere nel migliore luogo possibile, quello dove chi vuole può collaborare nel proporre risposte ai problemi e dove le decisioni vengono prese in maniera democratica e condivisa. Tutto ciò che è descritto è tratto da esperienze reali e già applicate in alcune città italiane e in vari paesi del mondo. Nulla è stato inventato, tutto esiste già, basta trarne spunto ed impegnarsi per farlo introdurre anche dove viviamo.

    Questo libro è stato scritto gratuitamente da due cittadini che si battono da tempo per avere più democrazia, se ti piace manda il link di questo libro ai tuoi amici.

    La partecipazione e la democrazia diretta entreranno nella nostra vita solo quando noi cittadini saremo consapevoli della loro importanza e le esigeremo.

    Scarica il libro gratuitamente cliccando qui sotto

    più democrazia nella politica comunale (6036)

    INDICE:

    Prefazione

    Introduzione

    Partecipare: chi, perché, quando e con quali metodi?

    Sezione I: STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE DELIBERATIVA

    1. Il Consiglio comunale aperto

    2. ‘La parola ai cittadini’

    3. Diritti di informazione e l’istruttoria pubblica

    4. Istanze, petizioni e mozioni dei cittadini

    5. Il parere civico e la partecipazione ai piani comunali

    6. Il dibattito pubblico

    Intervista a Antonio Floridia, Autorità della Partecipazione della Toscana

    7. Panel di cittadini e inchieste rappresentative

    8. I ‘consigli civici’

    9. Il ‘Laboratorio del futuro’ – Linee guida comunali

    Intervista a Bernd Karner, Istituto Chiron, Bolzano

    10. La mediazione politica

    11. Nuovi diritti di partecipazione nel Comune di Parma

    Intervista a Nicoletta Paci, vicesindaco di Parma

    12. La partecipazione elettronica: il futuro della partecipazione dei cittadini?

    Sezione II – STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

    13. L’iniziativa popolare (referendum propositivo popolare)

    13.1 L’iniziativa popolare a voto consiliare

    13.2 L’iniziativa popolare a voto popolare

    13.3 L’iniziativa popolare per abrogare una norma

    13.4 Comune di Malles: diritti referendari innovativi

    Intervista a Gerhard Ostler (Comune di Oberammergau, Baviera)

    14. Referendum confermativo popolare

    14.1 Il referendum confermativo senza contro-progetto

    14.2 Il referendum confermativo con contro-progetto popolare

    Intervista a Martin Fischer (sindaco di Cortaccia, Bz)

    15. Il bilancio partecipativo: deliberare sulle finanze comunali

    15.1 Cos’è un bilancio partecipativo

    15.2 Come funziona il bilancio partecipativo

    15.3 Il metodo

    Intervista a Ulrich Veith (sindaco di Malles, Bz)

    16. Le buone regole per svolgere votazioni referendarie

    16.1 L’opuscolo ufficiale di informazione

    16.2 Abolire il quorum di partecipazione

    16.3 La raccolta delle firme

    16.4 L’applicabilità della democrazia diretta

    16.5 Chi è titolare del diritto di votazione?

    16.6 Le procedure di votazione

    16.7 Votazioni in parti di Comuni

    16.8 Quanto può costare una votazione referendaria?

    Intervista a Hossein Fayaz (Comune di Morciano)

    17. La revoca degli eletti

    Conclusioni: Partecipazione, buone regole, responsabilità

    Bibliografia e siti internet

    Gli autori

    La cooperativa POLITiS

    Postato in democrazia diretta, partecipazione

    Parma Quorum Zero: approvato il nuovo Statuto!

    6 Novembre 2014 // 5 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    parmaquorumzero

    Qui il link alla pagina del Sindaco Pizzarotti che annuncia il voto:

    https://www.facebook.com/f.pizzarotti

    oggi 6 novembre 2014, il comune di Parma, capoluogo di provincia con circa 200.000 abitanti, amministrazione del M5S, è diventato uno dei pochi comuni italiani a quorum zero.

    Infatti questa sera è stato approvato in via definitiva dal Consiglio Comunale il nuovo Statuto Comunale, che ha al suo interno molte delle richieste formulate con un percorso partecipativo dai cittadini di Parma e culminate in “La Giornata della Democrazia” del 20 settembre 2013. Tra queste richieste anche il referendum propositivo e abrogativo con quorum zero.

    Questo il testo del nuovo Statuto Comunale che è stato approvato questa sera:

    Nuovo Statuto Comunale di Parma.pdf

    Qui sotto la parte riguardante i referendum.

    Da notare che è stato introdotto il referendum propositivo e abrogativo, entrambi con quorum zero. Possono andare a votare anche gli stranieri e per il consultivo e propositivo l’età dei votanti è stata abbassata a 16 anni. Sono richieste 10.000 firme, ossia circa il 5% degli elettori. È stata esclusa la concomitanza con il voto comunale, ma ciò significa che è possibile la concomitanza al voto regionale, nazionale ed europeo. Il comitato dei garanti, ossia quelle persone che decidono se un quesito è referendabile, è scelto al di fuori dei partiti, ossia, il Presidente del Consiglio, un esperto proposto dall’università e uno dall’ordine degli avvocati. Purtroppo non è stato introdotto un vero referendum propositivo, perchè l’esito non è vincolante, ma il Consiglio Comunale può votare anche in maniera difforme da quanto richiesto dal voto dei cittadini. Spero che in fase di scrittura del Regolamento, venga introdotto questo vincolo. Invece il referendum abrogativo con quorum zero ha validità dal giorno successivo alla proclamazione dei risultati.

    Quindi ottimo lavoro, in fase di scrittura del Regolamento, occorrerà migliorare i punti deboli riguardanti il referendum propositivo.

    Art. 59 – Referendum

    1. L’istituto referendario è volto ad agevolare il rapporto tra i cittadini e gli organi elettivi.

    2. Il referendum consultivo e quello propositivo sono indetti su richiesta di almeno cinquemila cittadini residenti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, mentre il referendum abrogativo è indetto su richiesta di almeno diecimila cittadini residenti che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Il referendum consultivo, inoltre, è indetto anche su determinazione del Consiglio Comunale adottata con il voto favorevole di almeno due terzi dei componenti assegnati.

    3. Nel referendum consultivo ed in quello propositivo esercitano il diritto di voto i residenti nel territorio comunale che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età. A tal fine, il Comune assicura la tenuta di una speciale lista elettorale. Nel referendum abrogativo invece esercitano il diritto di voto i residenti nel territorio comunale che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età.

    4. I referendum possono essere richiesti su tutte le materie sulle quali il Consiglio Comunale ha competenza deliberativa, fatta eccezione per:

    a) bilanci, finanze, tributi e relative tariffe;

    b) attività vincolata di esecuzione di norme statali, regionali, o statutarie e di convenzioni in essere;

    c) atti di elezione, nomina, designazione, revoca;

    d) disciplina del personale del Comune e delle sue Aziende ed Istituzioni;

    e) gli atti inerenti la tutela dei diritti delle minoranze.

    5. Ciascun referendum deve avere per oggetto un solo quesito che deve essere formulato con brevità e chiarezza ed in modo univoco.

    6. Il referendum avente ad oggetto lo stesso quesito non può essere ripetuto nell’arco della durata in carica del medesimo Consiglio Comunale e, comunque, nell’arco di un triennio dallo svolgimento di una precedente consultazione.

    7. I referendum non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali comunali.

    Art. 60 – Richiesta di referendum

    1. La proposta referendaria deve essere presentata da un comitato promotore, costituito con atto pubblico o scrittura privata autenticata, e composto da almeno cinquanta cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune. La proposta, prima della raccolta delle firme, che deve avvenire nel tempo massimo di novanta giorni dalla data di deposito della proposta referendaria presso la struttura competente, è sottoposta al giudizio di ammissibilità da parte della Commissione dei Garanti per i referendum.

    2. Tale Commissione è formata dal Segretario Comunale, o suo delegato, con funzioni di Presidente, da un iscritto all’Ordine degli Avvocati di Parma e da un membro dell’Università degli Studi di Parma competenti in materie giuridiche, nonché da due dirigenti dell’Ente. A tal fine, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati ed il Rettore dell’Università forniranno al Segretario Generale ciascuno un’ampia rosa di nominativi fra i quali saranno sorteggiati, con le modalità previste nel regolamento, gli altri due componenti. Per l’esercizio dell’attività svolta ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso.

    3. Le decisioni sono assunte con la presenza di tutti i componenti della Commissione e le funzioni di segretario della Commissione sono svolte da un funzionario comunale nominato dal Segretario Generale.

    Art. 61 – Indizione referendum

    1. Il referendum è indetto dal Sindaco e deve svolgersi entro sei mesi dalla data di ammissibilità della proposta, con l’eccezione prevista dal terzo comma successivo.

    2. In caso di pluralità di referendum, il Sindaco è tenuto a fissare una unica data di svolgimento.

    3. Nessuna tornata referendaria può essere indetta nell’anno di normale scadenza di mandato amministrativo del Consiglio. I referendum che avrebbero dovuto svolgersi in tale anno sono differiti all’anno successivo.

    4. Il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso in caso di sopravvenuto scioglimento del Consiglio Comunale.

    5. Il Sindaco/il Commissario procede alla revoca del referendum già indetto qualora il quesito referendario non sia più proponibile per la sopravvenuta promulgazione di una legge che disciplini ex novo la materia, oppure il Consiglio Comunale abbia deliberato sul quesito oggetto del referendum nel senso dei proponenti lo stesso.

    Art. 62 – Effetti del referendum

    1. Nel caso di referendum consultivo e propositivo il Sindaco è tenuto a sottoporre al Consiglio Comunale, entro sessanta giorni dalla proclamazione del risultato, la deliberazione sull’oggetto del quesito sottoposto al referendum. La deliberazione terrà conto della partecipazione alla consultazione e dell’esito della stessa. Il Consiglio Comunale è comunque tenuto a motivare le ragioni della deliberazione di cui sopra. Quando sullo stesso oggetto del referendum esistano proposte di deliberazione, interrogazioni  o altre istanze di sindacato ispettivo, mozioni, ordini del giorno presentati da Consiglieri ovvero istanze e petizioni, si fa luogo ad un unico dibattito consiliare.

    2. Nel caso di referendum abrogativo gli effetti dell’atto deliberativo si intendono cessati a partire dal giorno successivo alla proclamazione del risultato positivo. L’Organo che ha adottato il provvedimento abrogato provvede, entro quindici giorni, a disciplinare e sanare rapporti e situazioni giuridiche o di fatto, eventualmente sospesi, nel rispetto della volontà popolare espressa.

    3. La proposta sottoposta a referendum è valida se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi indipendentemente dal numero degli aventi diritto al voto.

    Postato in democrazia diretta, la giornata della democrazia, quorum, referendum

    Democrazia Diretta a Montecitorio in 1^ Commissione Camera il 20 ottobre 2014

    25 Ottobre 2014 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    democrazia diretta montecitorio

    non è uno scherzo. Il lunedì 20 ottobre 2014 sono stato ascoltato insieme ad altri 12 esperti su approfondimenti riguardanti la modifica della Costituzione che dovrà essere discussa a breve alla Camera, dopo essere già stata approvata in Senato.

    Questo il video, realizzato prendendo la diretta web realizzata dalla camera, e aggiungendo le immagini della presentazione per rendere più chiaro ciò di cui parlavo.

    Io naturalmente ho parlato di democrazia diretta. Ero stato preavvisato 2-3 settimane prima che il deputato Riccardo Fraccaro del M5S mi aveva proposto in qualità di suo “esperto” sulle modifiche della Costituzione. Ed avevo dato la mia disponibilità di massima. Poi giovedì 16 ottobre sono stato chiamato dal segretario della commissione per dirmi che mi aspettavano lunedì 20 ottobre. Essendo il mio giorno libero dal lavoro, ho accettato e a mie spese ho fatto 1000 km e sono andato a Roma per parlare di democrazia diretta 10 minuti davanti alla 1^ Commissione, quella competente sulle modifiche alla Costituzione.

    I membri presenti erano veramente pochi, forse 1/3 di quelli ufficiali. L’interesse su questo argomento non mi è stato manifestato in nessun modo, tranne che dal deputato del M5S Riccardo Fraccaro, che mi aveva invitato e che mi ha fatto l’unica domanda.

    Alcuni degli altri esperti presenti erano molto interessati. Comunque positivo che qualche informazione dettagliata su referendum propositivo, quorum, revoca siano entrate in Commissione. Certo il tema avrebbe richiesto qualche giornata di discussione e non solo 10 minuti.

    Servirà? Vedremo. Intanto un altro piccolissimo passo l’abbiamo fatto.

    In Svizzera dopo 2 anni che viene depositata una iniziativa in parlamento, si sarebbe già arrivati al voto popolare.

    Ma loro hanno iniziato 150 anni prima di noi. Ci arriveremo anche noi, e forse non servirà così tanto tempo…

    Questo il file della presentazione utilizzata (che è una sintesi di quelle che di solito faccio negli incontri con i cittadini):

    montecitorio 20-10-14.ppt

    montecitorio 20-10-14.pdf

    Un grande grazie a Riccardo Fraccaro, deputato del M5S per aver permesso alla democrazia diretta di affacciarsi in 1^ Commissione.

    Postato in democrazia diretta

    Cavallino Treporti (VE) approvato Quorum Zero su Referendum comunali (15 ottobre 2014)

    24 Ottobre 2014 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    riporto l’articolo scritto dagli amici Giorgia e Federico che da qualche anno stanno impegnando moltissime loro energie per ottenere strumenti di democrazia diretta più efficaci nei comuni dove abitano.

    lpiu-demo-cavallino

    http://piudemocraziacavallinotreporti.wordpress.com/2014/10/16/cavallino-treporti-approvato-il-quorum-zero-nei-referendum/

    Il Comune di Cavallino-Treporti ha approvato all’unanimità la modifica dello Statuto nella parte riguardante gli strumenti di democrazia partecipata, inserendo  il “quorum zero” per la validità dei referendum. Un risultato storico arrivato dopo un percorso durato 1 anno, frutto di un lavoro fatto tra maggioranza, opposizione e cittadini che ha permesso di avere un documento condiviso da tutti.

    Un piccolo passo per il nostro Comune, un salto da gigante per avere Più Democrazia!

    .
    Il nostro comitato è assolutamente soddisfatto del risultato raggiunto, che ha permesso così alla nostra cittadina di mettersi in linea con i paesi democratici più avanzati, così come altri comuni italiani che negli ultimi 5 anni hanno rinnovato i propri strumenti di democrazia diretta e partecipata. Per questo vogliamo ringraziare pubblicamente maggioranza e opposizione per l’ottimo lavoro svolto ed il dialogo continuo che ci ha permesso di lavorare insieme in maniera propositiva per raggiungere il traguardo.
    .
    Tra le altre novità inserite nel nuovo statuto vogliamo ricordare il voto allargato a chi, avendo compiuto 16 anni, sia residente oppure lavora o studia nel comune , l’inserimento della “proposta di delibera popolare”, dei referendum consultivi o propositivi col 5% di firme e dei referendum abrogativi con il 10% di firme , la verifica della validità legale del referendum prima della raccolta firme, l’ampliamento delle consulte, i tempi certi per avere risposte alle istanze/petizioni/proposte.
    .
    Adesso per completare il lavoro serve solo approvare il regolamento attuativo, dove saranno descritte in dettaglio tutte la varie fasi, come ad esempio le modalità di raccolta firme, di autentica, di svolgimento del voto e di informazione. Da parte nostra siamo pronti a portare le nostre proposte, che riguarderanno soprattutto l’uso degli strumenti web, il numero di firme necessarie per le petizioni e le proposte e per snellire la burocrazia il più possibile.
    ” La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo. “
    Qui di seguito il video del consiglio comunale con l’approvazione delle modifiche (dal minuto 42:04):

    Postato in democrazia diretta, quorum

    Domande frequenti sulla democrazia diretta e risposte (di Emanuele Sarto)

    // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    domande e risposte

    riporto qui una interessante raccolta di domande sulla democrazia diretta, trascritte dall’amico Emanuele Sarto (esperto sulle tematiche della democrazia diretta) e le risposte che lui da durante gli incontri che tiene. Sono argomentazioni molto sensate e sincere, che meritano di essere lette e diffuse.

    Possibili obiezioni alla democrazia diretta.

    a) L’incompetenza: in una società moderna i problemi sono troppo complessi per lasciare prendere decisioni ben ponderate all’uomo della strada
    In parlamento come nei consigli comunali si vota troppo spesso come indica il capogruppo senza nemmeno aver letto l’oggetto. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, sarebbero in uno scenario ben diverso. Individuato il tema si dovrebbero raccogliere le firme sufficienti. Fatto questo si stabilirebbe la data della consultazione. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso.

    b) La mancanza di senso di responsabilità: la gente non considera nient’altro che il proprio interesse. Ad esempio, si abolirebbero le tasse senza considerare le conseguenze di un tale provvedimento, oppure si chiederebbero più spese al governo che faranno deragliare il bilancio. Agli uomini politici si può sempre domandare il rendiconto delle loro decisioni, ma nessuno è responsabile della decisione referendaria.
    Solo chi condivide una decisione ne è responsabile e le decisioni condivise oltre che diffondere la responsabilità aumenterebbero significativamente il senso di appartenenza ad una comunità. Per contro gli errori degli eletti ricadono sui cittadini e nessuno è responsabile nemmeno quando si scoprono corruzione e malaffare. Abbiamo poi due esempi reali. 3.3.2013 i cittadini del Canton Ticino respingono una proposta di riduzione aliquote fiscali perché capiscono perfettamente che a minori entrate corrisponderebbero minori servizi. Il 6.11.2012 in California i cittadini, contro ogni pronostico, approvano a quorum zero l’aumento della tassazione sui redditi sopra ai 250.000$ per finanziare la scuola pubblica. Questi sono dati reali e non supposizioni.

    c) Minacce alle minoranze: la democrazia diretta potrebbe essere un mezzo per approvare decisioni che violino i diritti umani e le libertà fondamentali. In questo modo le minoranze sarebbero particolarmente minacciate.
    Tutte le guerre degli ultimi secoli sono state decise da pochissime persone. Quante devastazioni ci saremmo risparmiati se a decidere una guerra ci fosse stata consultazione a suffragio universale? Sono rispettati diritti umani e libertà fondamentali quando si dichiara una guerra?
    Forse state pensando che la risposta sia fuori tema. Avete considerato che i giovani chiamati alle armi sono una minoranza della cittadinanza? Se a prendere la decisione avessero partecipato i giovani stessi e le loro nonne mamme mogli e sorelle con i loro nonni padri e fratelli come sarebbe finita?

    d) In relazione al punto c): nella democrazia diretta i demagoghi hanno la libertà di lanciare proposte rozzamente populiste.
    Il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo. Ciascuno infatti pensa di esserne così ben provvisto che anche coloro che di tutte le altre cose non si contentano mai, di questa son soliti non volerne più di quanto ne abbiano. Cartesio. Chissà, forse qualche banale errore riusciremmo a farlo anche condividendo le scelte importanti ma se davvero accadesse sapremmo porvi rapidamente rimedio. Ricordiamo che un referendum non è un sondaggio. Un’intera comunità che per mesi esplora una questione difficilmente approverebbe proposte rozze e men che utili per l’intera cittadinanza. Molto probabilmente nemmeno andrebbero a voto perché non raggiungerebbero le firme utili. Una comunità che condivide le decisioni ha meno bisogno di figure di spicco perché presta attenzione alle questioni concrete e meno all’istrionismo di  persone anche carismatiche.

    e) Il potere del denaro: gli “interessi particolari” ben finanziati, dominano il dibattito e utilizzano i referendum per i loro propri scopi.
    Per ora abbiamo la prova sia storica che recente, che il potere del denaro domina la classe politica. Al contrario un referendum seguito a un dibattito che dura mesi e al quale tutti possono contribuire con domande e obiezioni non abbiamo riscontro che finisca per danneggiare la comunità stessa.

    f) Impossibilità di affinare e qualificare i quesiti: gli elettori possono dire soltanto ’sì’ o ‘nò’ ad una proposta referendaria; non c’è possibilità per una maggiore differenziazione. Inoltre con i referendum c’è il problema del nesso: tutti i tipi di questione non direttamente collegate all’argomento del referendum giocano un ruolo nella decisione degli elettori.
    Anche in parlamento si dice si o no ad una legge. In occasione di approvare un emendamento si vota pure su un singolo paragrafo se non su una singola parola. Perché non potrebbero farlo i cittadini?
    Il problema del nesso e di tutte le questioni non direttamente collegate all’argomento referendum giocano un ruolo  solo nella decisione degli elettori o è ragionevole pensare che parimenti accada nelle decisioni degli eletti?

    g) Il conflitto con la democrazia rappresentativa: il Parlamento viene screditato dai referendum e viene minato il primato della politica ‘ufficiale’.
    Condividere una scelta importante con gli eletti significa dare valore ad un’intera comunità, ad un’intera nazione. Significa arricchire il senso di appartenenza. Dev’essere chiaro che gli eletti, i rappresentanti, i pubblici amministratori sono INDISPENSABILI. Possiamo scandirlo in-dis-pen-sa-bi-li. Parimenti è altrettanto indispensabile poter condividere con loro le scelte importanti che i cittadini, con apposita raccolta firme, abbiano ritenuto degne dell’attenzione generale. Questo significa essere accanto ai propri eletti altro che sminuirli.

    h) Sovraccarico degli elettori: gli elettori non vogliono referendum su tutto, ma vogliono essere lasciati in pace e non essere obbligati ad andare a votare.
    Come si ha contezza di questa affermazione? Noi che ci occupiamo di democrazia possiamo affermare il contrario. Chi avrebbe ragione. Esiste una ricerca su questo tema? Interessante e utile sarebbe un referendum apposito per un conteggio veritiero che dite?

    i) Manipolazione del modo in cui viene posto il quesito: il quesito può essere formulato in modo suggestivo, cosicché gli elettori vengono dirottati su un voto contrario alle proprie reali convinzioni.
    Questo funziona benissimo in un sondaggio. Con un referendum senza quorum non può funzionare per quanto detto prima. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, non sono in un sondaggio. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso altro che voto contrario alle proprie idee.

    j) Conservatorismo: il referendum garantisce il blocco delle riforme essenziali, in quanto la gente tende a votare per mantenere lo status quo. Altri affermano l’esatto contrario, cioè che attivisti entusiasti possano impossessarsi della democrazia tramite il referendum, in quanto la maggioranza silenziosa non prende mai parte ai referendum.
    Probabilmente sono vere entrambe le cose. I cittadini sono conservatori e innovatori a seconda di quali siano i loro interessi. Una comunità coesa come ne deriverebbe dalla pratica nelle decisioni condivise, saprebbe modulare al meglio questi aspetti. I cittadini hanno respinto una spesa molto importante per l’acquisto di aerei caccia. Ecco il conservatorismo. Per contro l’ingresso della Svizzera nell’ONU è stato proposto e voluto dai cittadini quando il governo era contrario. Anche l’eliminazione di privilegi senza senso a favore dei top manager delle società quotate è stato voluto dai cittadini con gli amministratori contrari. Cittadini progressisti diremmo.  Pochi esempi reali a conferma che la comunità decide nell’interesse comune e non esclusivamente contro o a favore del nuovo. Quanto alla maggioranza silenziosa che non partecipa è un falso. In Svizzera pur se ad ogni votazione partecipa mediamente il 40% degli aventi diritto, nell’arco di due anni è l’80% dei cittadini che si reca al voto.

    k) I referendum non sono necessari, in quanto ci sono modi migliori per permettere alla gente di discutere e dibattere su questioni politiche.
    È vero che con il débat public in Francia si sono avuti risultati soddisfacenti ma questo strumento esiste solo per le grandi opere. La DD come la intendiamo noi invece, può occuparsi di qualsiasi tema e nulla favorisce maggiormente che  un confronto aperto consapevoli che alla fine la decisione sarà presa.

    l) In alcuni Stati, come il Belgio nel 1950, si è sostenuto che il referendum minacci l’unità del Paese.
    Restare uniti ad ogni costo può essere più problematico che decidere di separarsi come fecero i cechi e gli slovacchi anche se la divisione non avvenne con un referendum. Da sottolineare che in Svizzera ci sono cantoni di 4 lingue diverse e a nessuno passa per la testa di separarsi dagli altri.

    m) I referendum costano troppo al contribuente. Sono soldi spesi inutilmente.
    L’esercizio della DD sicuramente ha dei costi ma non sono paragonabili a quanto costa la democrazia rappresentativa attuale. Una comunità che condivide le regole non può che essere parsimoniosa e attenta. Noi siamo un Paese che pratica e valorizza il volontariato. Credete sarebbe così difficile costruire un albo per scrutatori volontari? Io penso addirittura ad una leva. Ho fatto il militare e non ci vedrei nulla di male se fossi obbligato a dare qualche giornata del mio tempo per la pratica della democrazia una volta ogni qualche anno. Ai seggi mi è capitato spesso di incontrare gli stessi scrutatori. Sarebbe bellissimo che lo potessimo fare a turno in molti. Anche questo contribuirebbe a farci sentire comunità

    n) tu parli molto della Svizzera ma loro sono una realtà ben più piccola della nostra Italia
    Indubbiamente la Svizzera è più piccola dell’Italia ma è pur sempre più grande del Veneto. Zurigo più grande di Vicenza. Bellinzona ha gli stessi numeri di Piove di Sacco. Gli strumenti della Svizzera non sarebbero utilizzabili in Veneto? Quelli di Zurigo non sarebbero praticabili  a Vicenza? Se ci fossero naturalmente.

    o) Senza quorum potrebbe capitare che si decida in pochissime persone su questioni fondamentali.
    Da un punto di vista teorico questo non possiamo escluderlo ma ad esempio guardando ai referenda in Italia quando la partecipazione è stata bassissima ha votato poco più del 23% degli aventi diritto. Stiamo parlando di oltre 12 milioni di persone. Secondo voi valgono di più 500 parlamentari con i loro privilegi o dodici milioni di cittadini che volontariamente si recano ai seggi? In pratica se da un punto di vista teorico potrebbe accadere che una decisione venga presa da pochissimi nella pratica questo non è mai accaduto se non nella democrazia rappresentativa come avviene regolarmente, costantemente, pervicacemente. Se poi non ci fosse stato il quorum e quindi la certezza della decisione, è molto probabile che sarebbero andati a votare altri cittadini soprattutto quelli che votavano no. Ma l’aspetto più importante è che avremmo avuto approfondimenti maggiori sui diversi temi perchè anche i contrari sarebbero usciti allo scoperto. Il confronto sarebbe stato approfondito e se sai che devi convincere chi ti ascolta e non l’avversario usi toni adatti e cerchi di essere chiaro. Avremmo avuto cittadini informati e decisioni di buon senso. Se una questione è fondamentale la partecipazione sale. Per contro se l’oggetto è complesso il quorum ha la pretesa che tutti partecipino col rischio che chi non ha capito voti a caso o peggio ascoltando il partito di riferimento. Senza quorum invece ci andrebbe solo chi è convinto di aver capito bene e di poter essere un buon decisore. Questo è quello che avviene in Svizzera dove mediamente partecipa il 40% dei cittadini ma oltre l’80% di loro partecipa ad almeno una votazione in un anno.

    p) una testata giornalistica americana attribuì alla DD la colpa del deficit dello Stato della California.
    Anche fosse vero che i problemi di bilancio potessero essere attribuibili esclusivamente a referenda “sbagliati”, quanti sono gli Stati nel mondo che si trovano in difficoltà grazie ai rappresentanti che da soli decidono? La Svizzera ancora una volta è prova che una comunità che ha pratica di democrazia diretta è virtuosa anche in tema di bilancio.

    q) non si rischia una dittatura della maggioranza?
    Alexis de Tocqueville che per primo teorizzò questo pericolo studiò che esistono molti interessi trasversali nella società e questo è un antidoto all’obiezione.
    Quando mi hanno fatto questa domanda però non conoscevo Tocqueville e risposi al signore che me la pose: sicuramente per lei è preferibile che sia una minoranza a decidere. Un’esigua minoranza, esattamente come avviene adesso. Gli eletti sono pochissimi e con la loro delega in bianco decidono per tutti. L’evidenza dei risultati non ha bisogno di commenti. Non capisco bene quale possa essere questa dittatura della maggioranza ma sicuramente per noi è preferibile condividere le scelte importanti con tutta la comunità piuttosto che lasciare che gli eletti facciano quello che preferiscono.

    r) NIMBY not in my back yard. Non nel mio cortile. Con la democrazia diretta ci sarebbe il rischio di non costruire le opere necessarie ad una comunità perché nessuno le vuole nel suo territorio.
    Decidendo insieme, in trasparenza, si prevederà di aiutare chi viene penalizzato proprio perché ci si immedesima in chi “subisce” la decisione e insieme si troverebbero e approverebbero quei correttivi necessari ad un buon compromesso. Nessun potere discrezionale ai pochi eletti. Provo con un esempio immaginario. Se per salvare Padova si decidesse in trasparenza che il male minore è allagare Bovolenta, sarebbero i padovani stessi a pretendere che gli alluvionati non solo venissero risarciti del danno ma anche del disagio subito. In Svizzera dove da secoli praticano le decisioni condivise, hanno tutte le infrastrutture che servono e in perfetta efficienza.

    s) Ci sono altri Stati virtuosi oltre la Svizzera e hanno una democrazia rappresentativa come la nostra che funziona benissimo. La Germania, L’Austria. La Francia, i Paesi Scandinavi. E’ molto probabile che in Italia non funzionerebbe nemmeno la democrazia diretta.

    E’ vero che ogni Paese è una storia a se ma noi parliamo di strumenti. Gli strumenti o li hai o non li hai. Un esempio reale: in Svizzera i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia ma l’ultima parola spetta ai cittadini e dicono di no; in Italia i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia. I cittadini possono solo fare dimostrazioni, petizioni, raccolta firme, manifestazioni ma il governo, se in Parlamento ha i numeri, fa quello che ritiene giusto. In Svizzera hanno gli strumenti per decidere insieme e dopo gli approfondimenti prendono una decisione. In Italia quegli strumenti non ci sono e non sappiamo come andrebbe se ci fossero.

    t) EMANUELE

    Ho io ora qualche domanda per Voi.

    Quante sono le persone che hanno deciso che questi strumenti non ci siano e quei pochi che ci sono debbano avere il quorum?

    Secondo Voi è corretto che gli amministratori possano  vendere quote delle Municipalizzate senza avere il benestare dei cittadini?

    Sapete che nella società civile il CEO con massimi poteri di una società di capitali non può alienare un ramo d’azienda senza l’approvazione dell’assemblea dei soci?

    Non sarebbe logico che le stesse regole fossero valide anche per i cittadini?

    Postato in democrazia diretta

    Incontro sulla democrazia diretta a Piacenza durante il Festival del Diritto 28 settembre 2014

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    di Paolo Michelotto

    piacenza28-09-14

    domenica 28 settembre 2014 sono stato invitato a parlare di Democrazia Diretta a Piacenza nell’ambito degli incontri del Festival del Diritto. C’erano una cinquantina di persone interessate.

    Ho come consueto organizzato la prima ora il dibattito con il metodo de “La Parola ai Cittadini” incentrata su idee per migliorare l’Italia, visto che i presenti venivano da tutta Italia e non solo da Piacenza.

    Sono emerse queste interessanti proposte:

    Nome Titolo proposta Voti ottenuti
    Mattia Introdurre idea fiscalità dove si produce 48
    Monica Obbligo pannelli solari su tetti dei capannoni e non su terreni 38
    Marzia 2 soli gradi di giudizio e arbitrato 32
    Paola L. Più trasparenza obbligatoria 30
    Paola G. Più partecipazione a temi comuni come es. acqua per tutti 29
    Pietro Istituzione responsabilità civile dei politici 25
    Maria Pia R. Eliminare quorum dai referendum comunali 25
    Ugo C. Informazione oggettiva sui media 23
    Mirta Norme comunitarie uguali per tutti 18
    Marco Dare più importanza alla famiglia 18

    Poi è seguita la presentazione sugli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo e un’ultima fase di domande e risposte.

    Questo il file completo utilizzato:

    presentazione DD piacenza 28-09-14.pdf

    presentazione DD piacenza 28-09-14.ppt

    Postato in democrazia diretta, parola ai cittadini, partecipazione

    Mals/Malles (BZ): il referendum popolare con VOTO POSTALE supera l’affluenza del 69% ed è valido. Un esempio per tutti i comuni d’Italia

    7 Settembre 2014 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    pesticidi

    il referendum popolare che si è tenuto a Mals/Malles (BZ) dal 22 agosto al 5 settembre (esatto, per una durata di 15 giorni) usando per la prima volta in Italia il metodo del voto postale (diffuso da anni in Svizzera insieme al voto tradizionale al seggio ed esclusivo da anni in Oregon – USA) si è concluso con una partecipazione molto alta il 69%.

    Il metodo di voto usato è quello postale, che finora non è stato adottato da nessun altro comune in Italia. Ed è un peccato, visto l’affluenza ottenuta e il molto probabile risparmio dovuto alla non necessità di allestire i seggi e di pagare il personale per una intera giornata. Prossimamente cercherò maggiori dettagli e notizie. Questo è un fatto storico per l’Italia, innumerevoli volte gli amministratori si sono lamentati che i referendum costerebbero troppo. Ecco la risposta concreta, introdurre il voto postale e togliere il quorum (a Malles è ancora al 20%). L’affluenza è stata quindi del 69%.

    A mia memoria non c’è mai stata una partecipazione al voto così alta in qualche comune italiano.

    Il tema a votazione era l’abolizione dei fitofarmaci e dei pesticidi a Mals/Malles.

    Il 75% dei votanti ha deciso di toglierli.

    Quindi ulteriore buona notizia all’interno di una buona notizia!

    Riassumendo, l’esempio di Mals/Malles ci dice che per risparmiare soldi dei contribuenti ed aumentare l’affluenza la voto occorre:

    1. togliere il quorum (o abbassarlo al massimo)

    2. introdurre il voto postale

    Gli amministratori e cittadini italiani dovrebbero studiare ed applicare questo esempio.

    Qui ulteriori dettagli sullo Statuto, sul Regolamento dei Referendum e sul Libretto Illustrativo inviato nelle case di tutti i cittadini con diritto al voto.

    Postato in bolzano, democrazia diretta, voto postale

    Nuova edizione digitale scaricabile gratuitamente di Più potere ai cittadini – Introduzione alla Democrazia Diretta e ai Diritti Referendari

    5 Settembre 2014 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    Cover Piu potere ai cittadini

    l’amico Thomas Benedikter ha realizzato la versione digitale in PDF del libro che aveva pubblicato nel 2008 “Democrazia Diretta”.

    Il titolo della nuova versione del 2014 è “Più potere ai cittadini – Introduzione alla Democrazia Diretta e ai Diritti Referendari”.

    Riporto molto volentieri la sua presentazione.  Il libro è scaricabile gratis qui sotto cliccando sul titolo:

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    Uscita nuova edizione di “Più potere ai cittadini – Introduzione alla democrazia diretta e ai diritti referendari” di Thomas Benedikter

    In tutti i continenti e a tutti i livelli governativi si può osservare la richiesta della popolazione di avere più voce in capitolo nelle decisioni politiche attraverso gli strumenti della democrazia diretta. Ma in Italia – stando agli emendamenti che il Governo Renzi sta apportando in questi giorni alla Costituzione – questo messaggio non sembra ancora essere stato recepito, tant’è vero che la maggioranza non fa altro che aumentare le firme richieste per un referendum abrogativo da 500.000 a 800.000 offrendo come contropartita l’abbassamento del quorum dal 50%+1 al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni politiche. L’ampliamento dei diritti referendari, come proposto dal gruppo “Quorumzero” con la sua proposta di legge di iniziativa popolare dell’estate 2012, non sembra ancora avere attecchito il valore e la necessità di uno strumentario completo di diritti referendari e di buone regole di applicazione partendo dalla cancellazione del quorum.

    In Italia tuttora regna un concetto limitativo della democrazia diretta, che non conosce il referendum propositivo e il referendum confermativo a livello nazionale (tranne per le leggi costituzionali non approvate con una maggioranza di due terzi). Per questo motivo ben vengano pubblicazioni che possano creare più conoscenza sulla valenza dei diritti referendari in generale. Il volume di Thomas Benedikter nella sua seconda edizione offre un’ottica ampia sulla gamma completa della democrazia diretta, partendo dagli intenti di fondo dei diritti referendari e dall’esperienza raccolta in Svizzera ed in Ticino in particolare. Si sofferma sulle innovazioni adottate dalle Regioni a statuto speciale d’Italia e, traendo lezioni dalle esperienze italiane di 40 anni di referendum abrogativo, presenta le linee guida di una possibile riforma dei diritti referendari partendo dalla proposta di legge costituzionale popolare Quorumzero.

    “Un ottimo strumento di conoscenza e analisi comparativa”, afferma in merito a questo volume Marco Boato, già deputato e senatore, docente e giornalista, “informazione e orientamento non solo per l’opinione pubblica più avvertita, ma anche per i futuri legislatori e futuri (se ci saranno) “costituenti” o meglio revisori della Costituzione. Non un pamphlet predicatorio, ma un’opera rigorosa e organica, che affronta i problemi della democrazia diretta in tutti i loro aspetti nazionali e internazionali, giuridici e politici, procedurali e sostanziali.”

    Thomas Benedikter (2014), Più potere ai cittadini – Introduzione alla democrazia diretta e ai diritti referendari, Ed. POLITiS, Bolzano, 231 pagine. Il volume è liberamente scaricabile dai siti www.paolomichelotto.it e www.politis.it

    Postato in democrazia diretta

    Referendum Popolare vincolante a Malles (BZ) con voto postale, per maggiori 16 anni, si vota per 2 settimane, quorum 20%

    3 Settembre 2014 // 3 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    mals

    grazie alla segnalazione dell’amico Emanuele Sarto, riporto sul blog la bella notizia di questo Referendum Popolare che si tiene a Mals / Malles (BZ) (5000 abitanti) in questi giorni. La bella notizia è:

    - il tema del referendum “divieto di prodotti fitosanitari fito sintetici” importantissimo in quelle zone a forte vocazione alla frutticultura (mele albicocche, fragole, frutti di bosco).

    referendum mals

    - il fatto che votano i maggiori di 16 anni

    - il fatto che votano per posta e questo segna un precedente storico per l’Italia. Molte amministrazioni mi avevano detto che dopo aver sentito esperti e prefetti avevano stabilito che ciò non era possibile. Ma se l’ha fatto il comune di Mals, allora è possibile in tutti i comuni Italiani. Invito quindi questi amministratori a prendere visione del regolamento di Mals /Malles oppure a telefonare agli amminstratori di quel comune per capire come fare.

    scarica qui lo Statuto Comune Malles (786)

    scarica qui il Regolamento Referendum Popolare Comune Malles (798)

    - il fatto che si vota per 15 giorni, dal 22 agosto al 5 settembre 2014. Anche questo un precedente in Italia.

    - il fatto che il quorum è del 20%, purtroppo ancora presente, ma molto basso, rispetto alla situazione normale dell’Italia dove il quorum nei comuni è del 50%. Questo significa alta probabilità di successo del referendum.

    - il fatto che il referendum è vincolante. Ossia è un referendum propositivo.

    - il fatto che a tutte le famiglie è stato mandato l’opuscolo informativo con chiare spiegazioni su come votare e le ragioni del SI e del NO.

    scarica qui l’Opuscolo Informativo Referendum Popolare Malles 2014 (842)

    Insomma un bell’esempio da studiare e replicare il prima possibile nel resto d’Italia. (Magari portando il quorum zero, queste le ragioni).

    Mals / Malles (BZ) dista 10 km dalla Svizzera… e il suo sindaco ha lavorato parecchi anni in Svizzera e conosce bene gli strumenti di democrazia diretta lì usati…

    Postato in bolzano, democrazia diretta, esempi virtuosi, quorum, referendum, voto postale

    Serata sulla Democrazia Diretta a Mori (TN) – 16-07-2014

    17 Luglio 2014 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    mori

    su iniziativa degli amici del m5s di Mori (TN) ho partecipato ad una splendida serata sulla democrazia diretta a Mori. Come al solito la prima parte è stata dedicata a “La Parola ai Cittadini” e poi alla presentazione sugli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo.

    Nome Titolo proposta Voti ottenuti
    Raffaele nuove scuole medie – messa in sicurezza nuovo edificio richiesta fondi con vendita beni pubblici vedi ex-cantina sociale 16
    Nicola Viabilità miglioramenti ciclabile e togliere punti pericolosi 16
    Emilio Utilizzo patrimonio comunale – progetti e messa in vendita 15
    Gabriella Antenne telefono per l futuro consultazioni e informazioni e gazebo 15
    Francesca problema slot machine e gioco d’azzardo – serate informative – togliere da edifici del comune – dare incentivi ai bar che tolgono 14
    Enzo Parchi sicuri + feste e animazioni dei cittadini e presenza forze dell’ordine 12
    Nicola Orti sociali – migliorare gestione e nuovi assegnamenti e migliore pubblicizzazione 12
    Renzo PRG – normativa tramite partecipazione 12
    Mauro Edilizia imprese venduto almeno 40% prima di costruire 10

    proposte-mori-16-07-14.xls

    presentazione-DD-mori-16-07-14.pdf

    presentazione-DD-mori-16-07-14.ppt

    Postato in democrazia diretta, parola ai cittadini

    Fine silenziosa del referendum

    16 Luglio 2014 // 5 Commenti »

    di Michele Ainis

    micheleainis

    Fonte Corriere della Sera

    Le Costituzioni invecchiano, come le persone. Però, a differenza di noialtri, possono ringiovanire, bevendo un elisir di lunga vita. È a questo che serve ogni riforma, a proiettare nell’attualità un testo figlio dell’aldilà, di un’altra stagione della storia, affinché continui a rispecchiare lo spirito del tempo. E che faccia ha il nostro spiritello? Quella di chi va di fretta, sicché detesta le lungaggini della democrazia parlamentare, tanto più se rallentata da due Camere gemelle. Dunque la revisione del Senato gli strapperà un sorriso, come del resto il rafforzamento del governo, liberato dal ricatto della doppia fiducia. Qui e oggi, il nostro umore collettivo esige decisioni rapide, governi stabili, politici senza privilegi. Di conseguenza l’indennità zero per i nuovi senatori offre un’altra occasione per sorridere: e tre.

    Ma questo spiritello ha anche voglia di passare dall’altro lato dello specchio: vuole decidere, oltre che guardare. Da qui la crisi delle assemblee parlamentari, che peraltro è un fenomeno mondiale, non solo italiano. Negli Usa Benjamin Barber propone di rimpiazzarle con i sindaci, la Primavera araba le ha sostituite con le piazze, in Europa il ritiro della delega s’esprime con la diserzione dalle urne e con la domanda di democrazia diretta. Ecco perché ovunque si moltiplicano le consultazioni online dei cittadini, sugli argomenti più svariati. Ed ecco perché i referendum sono in auge dappertutto: fino al 1900 ne vennero celebrati 71; nel mezzo secolo successivo se ne aggiunsero altri 197; ma nel mondo si sono tenuti 531 referendum dal 1951 al 1993, e ormai sono innumerevoli, non basta il pallottoliere per contarli.

    Su questo versante, tuttavia, la riforma nega un’iniezione di gioventù alla nostra Carta. Anzi: le dipinge in viso un’altra ruga. Sta di fatto che gli unici due strumenti introdotti dai costituenti furono le leggi popolari e il referendum abrogativo. Sennonché le prime si sono rivelate altrettante suppliche al sovrano, che non le ha mai degnate d’uno sguardo; il secondo è stato generato con 22 anni di ritardo, senza mai diventare adulto. Avremmo potuto attenderci qualche correzione nel progetto del governo: macché, silenzio tombale. Poi ha parlato la commissione Affari costituzionali del Senato, e avrebbe fatto meglio a stare zitta. Perché ha quintuplicato le firme necessarie sulle leggi popolari (250 mila), in cambio di un occhio di riguardo. Ma è un occhio finto: quelle leggi verranno esaminate «nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari». E senza la possibilità di trasformarle in referendum propositivi ove le Camere restino silenti, come suggerì a suo tempo la commissione dei 35 esperti insediata dal governo Letta.

    E il referendum abrogativo? In pratica, abrogato. Scende di qualche gradino il quorum, però anche in questo caso salgono le sottoscrizioni: da 500 mila a 800 mila. Mica poco, se esercitiamo per esempio la memoria sull’insuccesso dei 12 referendum radicali, depositati l’anno scorso in Cassazione; il migliore (quello sulla responsabilità civile dei giudici) si è arrestato a 421 mila firme, eppure li aveva sottoscritti tutti e 12 pure Berlusconi. Significa che già adesso, per allestire un referendum, serve un movimento organizzato e ben determinato. Significa perciò che da domani il referendum sarà un’arma a disposizione dei partiti, non dei cittadini. Degli eletti, non degli elettori.

    Anche perché ormai l’autocertificazione è legge, la Pubblica amministrazione s’affaccia dallo schermo dei computer, ma per ogni referendum bisogna raccogliere le firme su carta e alla presenza di un pubblico ufficiale. E il voto elettronico? Usato in Belgio, in Austria, in Irlanda, in Svizzera, in Estonia (dove l’accesso a Internet è garantito dalla Costituzione), usato in India come in Messico e in Brasile, in Florida come in Arizona. Usato dall’Unione Europea per sottoscrivere le leggi popolari (e qui peraltro bastano un milione di firme, lo 0,2% della popolazione complessiva). In Italia, viceversa, i governi ci chiedono d’accendere il computer per esprimere pareri (dal valore legale della laurea alla spending review , dalla giustizia alla burocrazia), mai per timbrare decisioni.

    D’altronde, in futuro, ci resterà ben poco da decidere. Con questa riformulazione, il referendum potrà colpire intere leggi o singoli frammenti, purché «con autonomo valore normativo». Traduzione: stop ai referendum manipolativi, quelli che cancellavano una virgola di qua, un avverbio di là, trasformando il significato della legge, e trasformando perciò il referendum abrogativo in propositivo, benché negato dai costituenti.

    Con le nuove regole, il quesito elaborato da Segni nel 1993 verrebbe dichiarato inammissibile; eppure quel quesito aprì l’era del maggioritario, inaugurando la Seconda Repubblica. Ma evidentemente i nostri politici ci si sono affezionati, non vogliono correre il rischio di precipitare nella Terza Repubblica. Contenti loro, scontenti noi.

    Postato in democrazia diretta, referendum

    Una proposta rivoluzionaria per la democrazia da Grosseto?

    19 Giugno 2014 // 3 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    il portale della partecipazione

    ho appena terminato una riunione hangout con il Consigliere M5S Giacomo Gori di Grosseto, Claudio ed altri suoi amici e collaboratori. E mi hanno raccontato un loro progetto che è ancora allo stato embrionale, ma potrebbe essere il primo passo di una rivoluzione per il sistema democratico italiano.

    Giacomo oggi è l’unico consigliere del M5S in un comune amministrato dal PD. Lui e i suoi amici si sono posti il problema di come permettere ai loro concittadini di fare proposte per la loro città, discuterle e dare la possibilità a loro stessi di approvarle, in maniera legale con le norme nazionali vigenti.

    Da poco più di un mese si sono accorti, leggendo approfonditamente il Testo Unico Enti Locali DL 267 (TUEL), che i regolamenti comunali vigenti sono scritti in piena autonomia dai singoli comuni.

    L’art 38 comma 3 dice infatti:

    “3. I consigli sono dotati di autonomia funzionale e organizzativa.”

    Ossia la legge nazionale non scrive come i singoli comuni devono procedere per approvare gli atti che li governano. Ogni comune può decidere il metodo che preferisce, in piena libertà.

    Il fatto poi che i regolamenti comunali siano tutti simili da città a città è dovuto al fatto che quasi sempre si basano su modelli standard predisposti dall’Anci.

    Allora il M5S di Grosseto si è proposto di progettare un nuovo tipo di Regolamento Comunale, che permetta alla cittadinanza di formulare proposte da portare in Consiglio Comunale e di permettere il voto alla cittadinanza stessa.

    Già da tempo Giacomo ha fatto realizzare da un informatico il sito “Il portale della partecipazione” in cui tutti (anche chi non è cittadino di Grosseto) si possono iscrivere. Una volta iscritti c’è la possibilità di vedere i gruppi di lavoro. Ce n’è uno che si chiama “Ripartiamo dalla Bulé” (con chiari riferimento alla Bulé di Atene dove cittadini estratti a sorte per un anno, governavano la città, insieme alla popolazione) dove si sta discutendo questo progetto. Mi sono iscritto anch’io.

    L’obiettivo è quello di terminare una prima bozza di progetto, poi di contattare amministrazioni sensibili dove il m5s governa già la città per vedere come migliorare e tentare di implementare quanto progettato.

    Può apparire tutto molto complesso, e forse lo è, ma Giacomo e Claudio sono dei sognatori pratici e molto entusiasti e hanno ben chiaro in mento il risultato a cui si può arrivare, ossia la democrazia piena e reale. Chi vuole approfondire e magari dare una mano, è invitato da loro molto caldamente.

    In fondo anche il Bilancio Partecipativo, è stato creato quasi dal nulla nel 1989 da una giunta del PT a Porto Alegre, che all’inizio non sapeva esattamente come mettere in opera quanto promesso in campagna elettorale. Ma che poi un po’ alla volta si è stabilizzato ed ora è applicato solo in Italia in centinaia di città diverse. Era inizialmente una promessa, poi un progetto da realizzare, ora è un metodo testato e funzionante.

    Anche moltissimi comuni svizzeri e del New England sono governati direttamente tramite assemblee di cittadini che direttamente propongono, votano e deliberano tutti gli atti fondamentali che governano la loro città (comprese l’importo delle tasse e delle spese da sostenere).

    Postato in democrazia diretta, esempi virtuosi, partecipazione

    Parma e il nuovo Statuto con Referendum a Quorum Zero e il nuovo Regolamento per la Partecipazione

    18 Giugno 2014 // 4 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    parma democrazia diretta

    a Parma, è stato messo online da alcuni giorni l’ultima bozza della Statuto Comunale, e del Regolamento della Partecipazione, redatti con gli input dati dai cittadini durante “La Giornata della Democrazia” del 29 settembre 2013.

    Verranno portati nell’apposita commissione consiliare tra qualche giorno. Ed infine in Consiglio Comunale per la loro approvazione. Mancano ormai poche settimane per aggiungere Parma alla lista dei comuni de-quorumizzati d’Italia.

    Verranno introdotti i referendum propositivi e abrogativi senza quorum, su richiesta di 5000 abitanti (percentuale simile a quelle delle città Svizzere – alle europee del 2014 c’erano 141.000 elettori, quindi 5000 firme sono circa il 3,5% degli elettori), potranno votare anche i 16enni e 17enni e i cittadini stranieri residenti da almeno 5 anni (quindi in realtà visto che gli elettori dei referendum saranno più di quelli delle europee, la parcentuale sarà più bassa, forse sotto il 3%).

    Certo, dal punto di vista di un appassionato di democrazia diretta, ci sarebbero alcune cose da aggiungere (revoca o strumenti per sfiduciare i rappresentanti) o da togliere (ad esempio l’impossibilità attuale di fare referendum su tasse ed imposte), ma visti nel panorama italiano, in questo momento, se passano così come stanno, saranno gli strumenti di democrazia diretta più avanzati nelle mani dei cittadini. Poi bisognerà realizzare molto accuratamente il Regolamento per i Referendum (mettendo facilitazioni per la raccolta firme, le firme elettroniche, il libretto informativo, etc).

    Ma c’è anche molto di più. C’è il consigliere aggiunto per gli stranieri, vari principi come la tutela dell’acqua pubblica, il decoro urbano, il valore della cultura, la tutela e valorizzazione del territorio comunale, le pari opportunità e molto altro. Facile da vedere le novità aggiunte grazie alla scelta di fare due colonne con la versione vecchia e a fianco quella nuova con le parti aggiunte in giallo.

    Molto interessante anche il regolamento per la partecipazione, che ripristina la possibilità dei cittadini di partecipare alla discussione della cosa pubblica a livello di quartieri e di assemblee tematiche.

    Complimenti al Sindaco Federico Pizzarotti, alla ViceSindaco Nicoletta Paci (organizzatrice dell’evento “La Giornata della Democrazia” e di gran parte della stesura del Regolamento della Partecipazione) e al Pres. Consiglio Marco Vagnozzi (per quanto riguarda l’impegno a realizzare strumenti della democrazia diretta funzionanti dal punto di vista dei cittadini).

    Qui la pagina dove si possono trovare le bozze dello Statuto e del Regolamento.

    http://www.ilquartierechevorrei.it/nuovo-statuto-comune-di-parma/

    Qui sotto metto i documenti, nel caso la pagina linkata sopra dovesse scomparire tra qualche anno.

    REGOLAMENTO-partecipazione Parma.pdf

    Nuovo-Statuto-del-Comune-di-Parma.pdf

    Gli amministratori aspettano gli ultimi commenti dei cittadini prima della discussioni finale in Consiglio Comunale.

    Postato in democrazia diretta, la giornata della democrazia, partecipazione

    Vignola (MO) sarà il primo comune in Italia con La Parola ai Cittadini organizzata dal Sindaco (oltre a tutti gli strumenti di democrazia diretta)

    13 Giugno 2014 // 1 Commento »

    di Paolo Michelotto

    vignola

    domenica 8 giugno 2014 a Vignola (MO) al ballottaggio ha vinto il sindaco Mauro Smeraldi sostenuto da tre liste civiche.

    Quattro giorni prima, ero stato chiamato dal futuro sindaco per realizzare La Parola ai Cittadini e parlare degli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo. E nel corso di quella serata Mauro Smeraldi aveva chiarito molto bene la sua propensione ad introdurre gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa nella sua città in caso di vittoria. Nel 2009 la sua lista civica mi aveva già chiamato per realizzare una serata analoga. Quindi l’interesse per questi temi dura da almeno 5 anni.

    Fatto confermato anche dopo il ballottaggio in uno scambio di messaggi con il sindaco e alcuni suoi collaboratori. Sono quindi molto ottimista sul fatto che Mauro Smeraldi e la sua giunta attueranno quanto promesso nel loro programma elettorale.

    Prendo alcuni punti ineuivocabili, chiari e molto espliciti, da pag 8 del programma elettorale di Mauro Smeraldi

    Creare spazi di discussione e proposta

    a) assemblee di quartiere, assemblee pubbliche anche su richiesta dei cittadini, Consigli comunali aperti con potere di intervento e proposta dei cittadini , Consigli itineranti;

    b) potenziamento e revisione degli Istituti di partecipazione attraverso la modifica dello Statuto e del relativo Regolamento (Petizione popolare, iniziativa popolare, eliminazione quorum referendum, introduzione referendum propositivo e abrogativo in aggiunta al referendum consultivo già previsto, introduzione dell’istruttoria pubblica, democrazia diretta sulla rete);

    c) web 2.0 ( spazi pubblici e aperti di discussione e proposta sulla rete);

    d) introduzione de “La parola ai cittadini” : serata partecipativa , da realizzarsi almeno una volta all’anno, con la presenza della Giunta Comunale, in cui i cittadini avranno diritto di fare proposte o critiche per la loro città che verranno discusse e messe ai voti tra i presenti;

    Qui il programma completo:

    Vignola Programma liste dei Cittadini 2014

    Vignola ha la potenzialità di diventare la capitale della democrazia diretta e partecipativa dell’Italia!

    Seguirò con molta attenzione questa esperienza ed ogni novità la riporterò su questo blog.

    Postato in democrazia diretta, parola ai cittadini

    Diamo una “scossa” all’Italia con i referendum!

    11 Giugno 2014 // 4 Commenti »

    di Paolo Michelotto

    democrazia diretta

    si sta presentando una rara e inaspettata opportunità per l’Italia di cambiare davvero, grazie alla democrazia diretta. La Lega Nord sta ultimando la raccolta firme per 5 referendum che non lasceranno indifferenti la cittadinanza. Per cui ci sono buone ragioni per pensare che l’affluenza il giorno del voto sarà alta e il limite del quorum del 50% potrebbe essere superato.

    Se il M5S, aggiungesse altri quesiti, la probabilità di successo nel superare la soglia del 50% sarebbe ancora maggiore.

    E se questi quesiti fossero rivolti al bene comune e scelti con buon senso, allora potrebbe esserci davvero una forte e benefica “scossa” in Italia. Una scossa tanto più benefica, quanto inaspettata e dovuta a quelle concomitanze storiche che difficilmente si ripetono, che uniscono nel loro percorso forze che mai camminerebbero insieme, ma che prese insieme rappresentano la maggioranza dei cittadini.

    Il percorso democratico ottimale è chiedere a tutti i cittadini (non solo ai registrati) tramite il blog di Beppe Grillo su quali temi vorrebbero fossero fatti degli ulteriori referendum che puntino al bene comune, approffittando del cammino dei 5 quesiti della Lega Nord già praticamente presentati e che andranno presto al voto. E dopo la creazione di una lista di possibili quesiti (titolo e 140 caratteri di spiegazione), e dopo aver scartato quelli non fattibili dal punto tecnico legislativo, si dovrebbe fare una votazione online (questa volta solo degli utenti registrati) per mettere i quesiti in ordine di priorità e scegliere i primi 5 o 10 da portare avanti. Fatto questo, con l’ausilio degli esperti amministrativi dei parlamentari si potrebbero scrivere, preparare e distribuire i moduli per via digitale in tempi molto rapidi (poi ogni gruppo se li stamperebbe in proprio). Per questa fase preparatoria basterebbe qualche settimana. Per la raccolta firme si potrebbe organizzare un appuntamento collettivo (un V-Day 4?) in una sola data all’inizio di settembre 2014 in tutte le città italiane e nel frattempo portare i moduli negli uffici elettorali dei comuni, per permettere ai cittadini volenterosi di andarseli a firmare.

    I tempi sono molto stretti per la scelta, la scrittura, la preparazione dei moduli, l’organizzazione della raccolta firme. Ma non impossibili.

    In Italia si possono fare solo referendum abrogativi, quindi per cancellare una norma. Ma nella nostra Costituzione è previsto anche lo strumento della Legge di Iniziativa Popolare, che permette ai cittadini di essere parte propositiva. Finora le Leggi di iniziativa popolare non sono quasi mai state discusse dal Parlamento, ma raccogliendo milioni di firme invece che le necessarie 50.000 forse riceverebbero maggiore “attenzione”.

    Sarebbe interessante per la prima volta in Italia, proporre un referendum per abrogare una norma e contemporaneamente proporre una legge di iniziativa popolare che la regolamenti in maniera nuova. Questi sono i temi su cui farei referendum e contemporaneamente realizzerei una proposta di legge di iniziativa popolare (basterebbe anche solo utilizzare gli ottimi testi già scritti dai parlamentari m5s trasformandoli in Iniziativa Popolare).

    Conflitto d’Interessi

    Referendum per abrogare l’attuale legge sul conflitto d’interessi inefficace
    Legge 20 luglio 2004. n. 215 ( Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi) (Legge Frattini)

    Corruzione

    Referendum su Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell’utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo “Sme-Ariosto 1″ per corruzione in atti giudiziari)

    Referendum su Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi “All Iberian 2″ e “Sme-Ariosto2″ Berlusconi viene assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”)

    Referendum su  “Legge Cirami” (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice” (la norma utilizzata per spostare il processo da Milano a Brescia non ottenne i risultati sperati).

    Referendum “Legge ex Cirielli” (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (denominata anche legge salva-Previti, ha introdotto una riduzione dei termini di prescrizione per gli incensurati e trasformato in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni, consentendo l’estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi “Diritti TV Mediaset” e”Mills” a carico di Berlusconi)

    Media e informazione

    Referendum su Decreto-salva Rete 4 (D.L. 352/2003): Introdotta ‘ad hoc’ per consentire unicamente a Rete 4 di Mediaset di continuare a trasmettere in analogico, sfavorendo Italia 7.

    Referendum su CANONE RAI: regio decreto legge 21 febbraio 1938, n. 246 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938)

    Referendum su l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria

    Referendum su abolizione dell’ordine dei giornalisti

    Referendum su “Legge Gasparri” (L. 112/2004): introduzione del SIC (”Sistema Integrato delle Comunicazioni”) che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset, evitò lo scioglimento del monopolio televisivo Mediaset)

    Finanziamento partiti

    Referendum sulla legge n.13/2014 che modifica il finanziamento dei partiti solo a partire dal 2017.

    Indennità dei Parlamentari

    Referendum per abrogare la Legge 31 ottobre 1965, n. 1261 – Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento

    Legge elettorale

    Legge di iniziativa popolare basata sulla proposta scritta collettivamente dal M5S

    Democrazia diretta

    Legge di iniziativa popolare

    Su questo argomento non è possibile realizzare referendum, perchè toccherebbero la Costituzione, è ciò è vietato dalla Costituzione stessa. Ma si può procedere con una Legge di Iniziativa Popolare. Si potrebbe quindi realizzare una legge simile o uguale alla Legge di Iniziativa Popolare Quorum Zero e Più Democrazia che ha già raccolto 52.000 firme ed è stata depositata in Parlamento nell’agosto 2012. Essa contiene già tutti gli strumenti di democrazia diretta migliori presenti nel mondo. Basterebbe solo aggiungere lo strumento della revoca degli eletti al testo già pronto.

    Questi i quesiti della Lega Nord: (continua…)

    Postato in democrazia dal basso in Italia, democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, referendum

    La revoca (recall) sta per essere introdotta (forse) anche nel Regno Unito

    8 Giugno 2014 // Nessun commento »

    di Paolo Michelotto

    regina elisabetta

    dal 2011 nel Regno Unito si sta discutendo una legge che vuole introdurre la revoca dei membri del parlamento.La Regina nel suo ultimo discorso ha auspicato che venga approvata al più presto e quindi la questione è apparsa sui giornali ed è diventato un argomento di dibattito nazionale.

    Qui la bozza di legge scritta nel 2011 e studio sull’argomento. Interessante da pag 43 dove vengono analizzati gli esempi degli stati che già hanno questo strumento. Oltre ai soliti noti (USA, Venezuela, British Cokumbia, Svizzera) appaiono anche le Filippine.

    Recall_of_MPs_Draft_Bill.pdf

    Questa la posizione del governo inglese:

    Posizione del Governo del Regno Unito riguardo alla legge sulla revoca dei parlamentari.pdf

    Questo l’articolo del Fatto Quotidiano.

    Che riporto qui:

    Regno Unito, legge anti-casta: gli elettori potranno far dimettere i parlamentari

    In arrivo una norma che consentirà ai cittadini della circoscrizione di appartenenza del deputato incarcerato o ritenuto “non idoneo” di proporre una petizione per riassegnare il seggio. Per essere valida dovrà firmare almeno il 10% degli aventi diritto. Ma si teme già che il parlamento “annacqui” il provvedimento

    di Daniele Guido Gessa | 5 giugno 2014

    Una legge anti-casta sarà con tutta probabilità varata nel Regno Unito nei prossimi mesi. Con la possibilità, per gli elettori, di spedire a casa deputati di Westminster incarcerati o ritenuti dall’assemblea della camera dei Comuni o da quella dei Lord “non idonei alla vita parlamentare” a causa della loro condotta scorretta.

    Nonostante la voce circolasse da qualche giorno, pochi si aspettavano l’annuncio fatto dalla regina Elisabetta, mercoledì (4 giugno), durante il tradizionale Queen’s speech che apre l’anno parlamentare e che illustra il piano delle leggi di parlamento e governo per quei dodici mesi a venire. Proprio lei, il simbolo massimo del potere britannico, si è così prodigata nello spiegare l’intento del governo di David Cameron (nel suo ultimo anno di mandato, si vota infatti a maggio 2015) di dare ai cittadini elettori il diritto di “recall”.

    Nel caso infatti di carcere inferiore ai dodici mesi (per le sentenze superiori l’espulsione è già automatica) e nel caso di voto parlamentare sull’etica e le azioni di un deputato, gli appartenenti di una certa circoscrizione elettorale di cui faccia parte quel politico potranno proporre una petizione per la sua espulsione. Affinché sia valida, dovrà firmare almeno il 10% degli aventi diritto al voto, così si andrà quasi automaticamente a elezioni di mezzo termine per la riassegnazione di quel seggio. “Quasi automaticamente” appunto. Perché da più partiti politici nelle ultime ore sono arrivate polemiche per un possibile “annacquamento” della legge.

    Secondo molti analisti, verrà inserita una clausola che darà il potere al parlamento, anche dopo una petizione, di bloccare la riassegnazione del seggio. I dubbi sono venuti da destra e sinistra, con Ed Miliband, leader del partito laburista, che ha spiegato come “la legge non faccia giustizia alla delusione degli elettori”, per quei casi di condotta scorretta spesso riportati dalla stampa britannica. E poi Zac Goldsmith, parlamentare conservatore per l’area di Richmond, nel sud-ovest della capitale, che parlando con il Guardian ha detto che, appunto, “si rischia che il tutto venga annacquato” per questo potere di veto finale del parlamento.

    Ancora, tuttavia, non si sanno le specifiche della nuova legge anti-casta, che dovrebbe essere messa al voto del parlamento già nei prossimi mesi. “Presto per parlare e per lamentarsi”, dicono ora dal governo. Gli elettori britannici, insomma, attendono con ansia. Nel solo caso degli scandali legati ai rimborsi parlamentari, nel 2009, finirono nei guai e furono indagati almeno quaranta deputati. La politica britannica, non immune ai casi di corruzione e crimine, risulta tuttavia avere, il più delle volte, una sua dose di anticorpi.

    Fra gli ultimi casi saliti alla ribalta internazionale, quello di Chris Huhne, ex ministro dell’Energia e membro del parlamento, e sua moglie Vicky Pryce, nota economista con incarichi in apparati governativi, finiti in carcere nel marzo del 2013 per aver “truccato” sui punti della patente, per una multa “addebitata” sulla licenza alla guida della donna, quando in realtà l’infrazione era stata commessa dal marito. I due, che sono finiti tuttavia in carcere per aver “deviato e turbato il corso della giustizia” piuttosto che per la questione dei punti, furono poi rilasciati nel maggio dello stesso anno e sottoposti a braccialetto elettronico. Prima della condanna, nel febbraio del 2013, Huhne si dimise dal parlamento, non fu quindi espulso, ma la sua carriera nelle aule del potere pare essere sicuramente finita. Al momento si occupa di ambiente e ogni tanto scrive editoriali sul Guardian. La moglie ha persino scritto un libro sull’esperienza in carcere e partecipa ai talk show. Ma è molto difficile che nel Regno Unito tornino a fare politica o a rivestire ruoli di primo rilievo.

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