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	<title>il blog di paolo michelotto &#187; Democrazia Diretta Verhulst</title>
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	<description>Democrazia Diretta e dei Cittadini</description>
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		<title>Ecco il libro &#8220;Democrazia Diretta&#8221; di Verhulst Nijeboer in Italiano, versione finale</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2010/03/10/ecco-il-libro-democrazia-diretta-di-verhulst-nijeboer-in-italiano-versione-finale/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[documenti recensiti]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
è ora finalmente disponibile il libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer in Italiano impaginato nella sua versione definitiva.
Un grande grazie ai traduttori Emilio, Annamaria, Leonardo, Daniel per il lavoro gratuito prestato per diffondere questi contenuti anche in Italia e un grande grazie agli autori che hanno pubblicato il libro con licenza Creative Commons, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=38"><img class="alignleft size-medium wp-image-1828" title="democrazia_diretta_cop piccola" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/democrazia_diretta_cop-piccola-211x300.jpg" alt="democrazia_diretta_cop piccola" width="211" height="300" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>è ora finalmente disponibile il libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer in Italiano impaginato nella sua versione definitiva.</p>
<p>Un grande grazie ai traduttori Emilio, Annamaria, Leonardo, Daniel per il lavoro gratuito prestato per diffondere questi contenuti anche in Italia e un grande grazie agli autori che hanno pubblicato il libro con licenza Creative Commons, ossia tutti sono liberi di diffonderlo.</p>
<p>Nel file che trovi qui compresso (2MB) trovi il libro completo e i singoli capitoli separati.</p>
<p>Scaricalo, leggilo, diffondilo.</p>
<a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=38" title=" downloaded 2480 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download Democrazia Diretta - Verhulst Nijeboer - Impaginazione definitiva " /></a>
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		<title>Finalmente disponibile in italiano il libro &#8220;Democrazia Diretta &#8211; di Verhulst Nijeboer&#8221;</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/12/11/finalmente-disponibile-in-italiano-il-libro-democrazia-diretta-di-verhulst-nijeboer/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 22:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo michelotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
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		<category><![CDATA[nijeboer]]></category>
		<category><![CDATA[verhulst]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
finalmente un libro fondamentale sulla democrazia diretta, gratuito,  il &#8220;Direct Democracy di Verhulst Nijeboer&#8221; è disponibile anche in lingua italiana. Questo libro è stato tradotto in questi ultimi due anni in tutte le lingue maggiori europee, ed è disponibile gratuitamente qui
http://www.democracy-international.org/
Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie, esempi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1603" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a>di Paolo Michelotto</p>
<p>finalmente un libro fondamentale sulla democrazia diretta, gratuito,  il &#8220;Direct Democracy di Verhulst Nijeboer&#8221; è disponibile anche in <strong>lingua italiana</strong>. Questo libro è stato tradotto in questi ultimi due anni in tutte le lingue maggiori europee, ed è disponibile gratuitamente qui</p>
<p><a onclick="pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.democracy-international.org');" href="http://www.democracy-international.org/">http://www.democracy-international.org/</a></p>
<p>Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie, esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a moltissime domande con fatti, non con teorie. Disponibile in 6 lingue europee, <a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">qui  in Inglese. </a></p>
<p>Da oggi grazie all&#8217;impegno di traduzione e coordinamento di <strong>Emilio Piccoli</strong>, con l&#8217;aiuto di <strong>Annamaria Macripò</strong>, <strong>Edoardo Gentile</strong> e <strong>Daniel </strong><span><span><strong>Kmiecik</strong>, il libro è disponibile <strong>gratuitamente in italiano</strong>. Qui il testo finale, appena pronto da parte degli autori belgi anche la versione impaginata graficamente, la inserirò nel blog.</span></span></p>
<p><span><span><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=35" title="Version solo testo, non impaginato downloaded 975 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download Democrazia Diretta - Verhulst Nijeboer Version solo testo, non impaginato" /></a><br />
</span></span></p>
<p><a onclick="pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.democracy-international.org');" href="http://www.democracy-international.org/"><br />
</a></p>
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		<title>031 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; 3-4: L’Unione Europea</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/08/25/031-democrazia-diretta-cap-3-federalismo-sussidiarieta-e-capitale-sociale-3-4-l%e2%80%99unione-europea/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 07:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
3-4: L&#8217;Unione Europea
L&#8217;Unione Europea si è estesa in tutte le direzioni nei recenti decenni. Ha avocato a sé maggiori poteri ad ogni modifica di trattato e quasi tutti i governi in Europa hanno deciso in favore dell&#8217;adesione, che i cittadini fossero d&#8217;accordo o meno. Nella maggior parte dei casi la decisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>3-4: L&#8217;Unione Europea</strong></p>
<p>L&#8217;Unione Europea si è estesa in tutte le direzioni nei recenti decenni. Ha avocato a sé maggiori poteri ad ogni modifica di trattato e quasi tutti i governi in Europa hanno deciso in favore dell&#8217;adesione, che i cittadini fossero d&#8217;accordo o meno. Nella maggior parte dei casi la decisione su queste adesioni è stata fatta senza referendum.</p>
<p>Oggi, il 50% circa della legislazione nazionale ha origine a Bruxelles. Questa legislazione di Bruxelles ammonta in totale a circa 100.000 pagine. Il budget dell&#8217;Unione Europea oltre i 100 miliardi di euro all&#8217;anno è più grande di quello di molti stati membri dell&#8217;UE. &#8220;Le istituzioni europee esercitano attualmente giorno per giorno un maggior potere rispetto a quanto ne esercitino ognuno degli stati membri al proprio interno&#8221;,  questa è l&#8217;opinione del giudice costituzionale tedesco Udo di Fabrio. Al tempo stesso  l&#8217;UE è così poco democratica che il Commissario Europeo Gunther Verheugen, responsabile dell&#8217;espansione della UE, una volta disse: &#8220;Se la UE stessa dovesse presentare domanda per entrare tra i membri, dovremmo rispondere &#8220;democraticamente insufficiente&#8221;.&#8221; (Oldag e Tillack, 2003, pagine dalla 17 alla 19; vedi anche Booker e North, 2005).</p>
<p>Ad un osservatore superficiale l&#8217;UE sembra aver risolto molti problemi moderni. In accordo con i suoi sostenitori, dopo le due guerre mondiali si può dare all&#8217;UE il merito di aver prevenuto una nuova guerra in Europa. Ma così si ignora completamente come cominciarono la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Furono causate dalle élite che si comportarono in modo antidemocratico, svilupparono i loro piani in segreto e generalmente iniziarono la guerra contro il volere della maggioranza, come mostrano indagini su quei tempi. Ciò che l&#8217;UE ha fatto è porre un&#8217;élite ancora più potente sopra queste vecchie potenti élite e adesso deve cercare di mantenere sotto controllo.</p>
<p>L&#8217;esempio della Svizzera dimostra un approccio completamente diverso: da quando iniziò come<span id="more-1171"></span> federazione a metà del XIX secolo, incorporando elementi di democrazia diretta fin dall&#8217;inizio, la Svizzera è stata virtualmente l&#8217;unico Stato in Europa che non è mai stato in guerra (solo la Svezia ha avuto una pace più lunga). La ragione è semplice: la gente comune raramente vuole una guerra. Le democrazie hanno metodi migliori della violenza per risolvere i conflitti. Messa in un altro modo: se gli Stati si democratizzano internamente diventano molto più pacifici. C&#8217;è già da lungo tempo tra gli accademici un consenso sul fatto che le democrazie (termine con cui si intendono gli Stati in cui ci sono libere elezioni e la salvaguardia dei diritti umani) non fanno la guerra tra loro. D&#8217;altra parte tuttavia gli accademici hanno frequentemente osservato che le democrazie sono bellicose verso altri Stati come lo sono gli Stati autoritari. Rummel (1995) tuttavia dimostra  che quest&#8217;ultima osservazione è basata su statistiche di conflitti che non fanno distinzione tra un conflitto relativamente piccolo in cui ci sono stati un migliaio di morti e una guerra in cui morirono a milioni. Se si esamina il numero di morti, comunque, c&#8217;è un legame molto chiaro: più uno stato è democratico meno morti causa  in un conflitto.</p>
<p>In breve: se vuoi la pace, puoi sforzarti di tenere sotto controllo dei poteri potenzialmente dannosi ponendo su di loro un potere ancora più forte (come desidera l&#8217;ideologia dell&#8217;UE), ma la pace permanente si ottiene molto meglio smantellando questi poteri dall&#8217;interno. Pertanto sarebbe una cosa logica quella di introdurre la democrazia diretta negli stati attuali, invece di creare dei super-Stati transnazionali nei quali devono essere assorbiti gli Stati nazionali. Non c&#8217;è nessuna garanzia che questi super-Stati non si tramuteranno in poteri regionali che possono trovare una ragione per attaccarsi a vicenda. Se è perseguita tale logica, c&#8217;è bisogno allora di uno stato ancora più grande che deve cercare di tenere i super-Stati regionali lontani dai reciproci appetiti. Dovremmo quindi finire con un unico Stato mondiale autoritario &#8211; una prospettiva per nulla attraente.</p>
<p>Il famigerato &#8220;deficit democratico&#8221; nell&#8217;Unione Europea esiste perché i governi nazionali (senza l&#8217;autorizzazione dei propri cittadini) hanno ceduto alle istituzione UE il potere di fare le leggi, che ora prevalgono sulle loro leggi e costituzioni nazionali. I parlamenti nazionali non hanno nessun controllo su ciò. I capi dei governi nazionali e i ministri hanno il controllo (attraverso la partecipazione nel Consiglio Europeo) su alcune legislazioni chiave dell&#8217;UE, ma visto che si incontrano sempre a porte chiuse, i parlamenti nazionali non sanno mai come i propri capi di governo e ministri abbiano votato a Bruxelles. Se i ministri dicono di avere fatto esattamente ciò che i loro parlamenti nazionali hanno chiesto loro, i parlamenti non hanno nessun modo per controbattere. Il Parlamento Europeo non può colmare questo distacco, perché difficilmente ha qualche potere. Non ha diritto di decidere sugli argomenti più importanti e non può neanche rigettare i membri individuali della Commissione Europea (il quasi-governo dell&#8217;UE). L&#8217;ex Presidente della Commissione Europea Jacques Delors una volta chiamò l&#8217;UE un &#8220;tiranno gentile&#8221;. (Oldag e Tillack, 2003, p.35). Infatti ciò determina una doppia crisi democratica: quando le persone non sono più soddisfatte di un sistema rappresentativo (vedi 1-1), anche il peso molto limitato che i cittadini hanno attraverso questo sistema rappresentativo viene ancora una volta per molti aspetti indebolito.</p>
<p>La cosiddetta Costituzione Europea, che venne preparata a Bruxelles ma venne rifiutata a maggio e giugno 2005 dai votanti dei referendum in Francia e in Olanda, avrebbe fatto poco per risolvere questi problemi. Il Parlamento Europeo avrebbe avuto maggiore potere decisionale ma non avrebbe avuto ancora diritto di iniziativa e non sarebbe stato in grado di dimissionare i singoli Commissari. La Costituzione Europea fornisce sicuramente più apertura al Consiglio dei Ministri dell&#8217;UE, ma questa apertura è ancora limitata e, ancor più importante, non si applicherebbe ai capi di governo nel Consiglio Europeo. È proprio lì che si prendono le decisioni più importanti, come: trattati europei (che contengono gli accordi più importanti), il budget dell&#8217;UE e lo schieramento delle forze europee al di fuori della UE.</p>
<p>Un altro problema chiave nell&#8217;UE è il suo centralismo, che è anche ancor più rafforzato dalla bozza della Costituzione Europea. Le leggi della UE sono sempre pienamente valide in tutti gli stati membri o non sono valide da nessuna parte. Ciò nella pratica crea molta confusione e discussione, in quanto ogni stato membro della UE è diverso e ogni governo ha bisogni diversi. Spesso nessuno è contento del compromesso, perché tutti gli stati membri (attualmente 27) vogliono essere soddisfatti. Una semplice soluzione &#8211; di cui, tra le altre cose, Frey ha parlato (1999) &#8211; sarebbe che gli Stati membri europei stipulassero sempre un accordo preventivo con gli altri stati membri su ogni argomento per il quale introdurranno una legislazione comune, a causa della quale vengono create le &#8220;giurisdizioni in sovrapposizione&#8221;. In ogni caso, gli altri Stati possono poi sempre decidere a quale giurisdizione vogliono unirsi. Inoltre Frey suggerisce che i cittadini possano decidere in modo democratico diretto all&#8217;interno di queste giurisdizioni, che è ciò che già avviene in Svizzera, come descritto sopra. Questa proposta di Frey contiene esattamente la miscela tra il federalismo e la democrazia diretta che, come abbiamo visto in questo capitolo, si rivelerà cruciale per una autentica convivenza  pacifica e produttiva nel XXI secolo.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2009/08/14/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>030 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; 3-3: A  proposito di Jorwerd</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/08/24/030-democrazia-diretta-cap-3-federalismo-sussidiarieta-e-capitale-sociale-3-3-a-proposito-di-jorwerd/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 07:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
3-3: A  proposito di Jorwerd
Sono stati scritti innumerevoli libri a proposito del cambiamento della vita di paese. Ma la storia di come &#8220;le forze del mercato iniziarono ad usurpare ed a schiacciare la società civile da parte del settore privato&#8221; (Barber) forse non è così chiaramente rappresentata da nessun&#8217;altra parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>3-3: A  proposito di Jorwerd</strong></p>
<p>Sono stati scritti innumerevoli libri a proposito del cambiamento della vita di paese. Ma la storia di come &#8220;le forze del mercato iniziarono ad usurpare ed a schiacciare la società civile da parte del settore privato&#8221; (Barber) forse non è così chiaramente rappresentata da nessun&#8217;altra parte come nel libro di Geert Mak, che è già diventato un classico: &#8220;Hoe God verdween uit Jorwerd&#8221; (Come Dio sparì da Jorwerd, 1996).</p>
<p>Jorwerd è un piccolo paese agricolo nel nord dell&#8217;Olanda nella provincia di Friesland. Fino a quaranta o cinquanta anni fa i contadini avevano sotto il loro controllo gli elementi fondamentali dell&#8217;economia agricola, anche se quella economia non produceva molto. &#8220;Per la maggior parte del tempo non era facile per le tipiche famiglie rurali con molti figli, ma avevano sempre un vantaggio rispetto alle famiglie delle città: normalmente avevano le proprie verdure, la propria carne, latte, burro, formaggio, uova e patate, così erano più o meno autosufficienti.&#8221; (p. 22).</p>
<p>Ciò che doveva essere comprato (caffè, tè, zucchero, sapone, etc.) non rappresentava una grossa spesa. Ma il punto è che loro decidevano di cosa avevano bisogno e se, e quando comprarlo. Tuttavia questo cambiò: &#8220;Fino agli anni &#8216;60  molti contadini raramente andavano in un negozio. I negozianti andavano dalle persone a casa.&#8221; Un&#8217;anziana signora che viveva nel paese disse all&#8217;autore: &#8220;Scrivevamo ciò di cui avevamo bisogno su di un piccolo libro degli ordini e niente più. Il caffè era caffè, il te era  tè e il sapone era sapone. Una spesa settimanale per l&#8217;intera famiglia non mi costava mai più di venti fiorini&#8221; ( p.22). Questo sistema scomparve irrevocabilmente  negli anni &#8216;70. La gente cominciò a spostarsi, i negozianti di Jorwerd morirono, la pubblicità e i prezzi bassi nei grandi magazzini in città, che iniziavano ad essere accessibili grazie alle automobili, cambiarono completamente il loro comportamento d&#8217;acquisto.<span id="more-1169"></span></p>
<p>Questo è ciò che successe in termini di consumo. Ma anche il controllo della produzione si allontanò dal paese, perché la tecnologia industriale cominciò a sopraffare sempre di più l&#8217;agricoltura. Prima di tutto comparirono le macchine per il latte e il trattore rimpiazzò il cavallo. L&#8217;investimento in questa tecnologia non era ancora un problema per la maggior parte dei contadini. Ma anche questo cambiò negli anni &#8216;70. La cisterna refrigerata di stoccaggio del latte diventò la norma per esempio: &#8220;I contadini dovettero comprare delle grandi cisterne refrigerate. Erano passati i tempi delle zangole vecchio stile lasciate sul lato della strada vicino al cancello della fattoria ogni mattino e ogni sera; era passato il tempo dell&#8217;autocarro per il latte del posto che passava a prenderle; e è passato  il tempo del tintinnio e del chiacchierio delle tante piccole latterie&#8221; (p. 87).</p>
<p>Il controllo sui processi economici si allontanò dalla comunità locale; fattori esterni, principalmente nuove tecnologie, cominciarono a giocare un ruolo sempre più significativo. Anche il contadino diventò dipendente dalle banche. &#8220;A un certo punto degli anni &#8216;60 ci fu un completo cambiamento d&#8217;opinione dei contadini di Jorwerd riguardo all&#8217;indebitarsi. &#8220;Per alcuni di loro la via verso la banca cominciò con l&#8217;acquisto del loro primo trattore negli anni &#8216;50. La maggioranza dei contadini poteva ancora permettersi di comprarne uno pagando di tasca propria. Ma ci fu sempre più bisogno di denaro: per i macchinari, per le stalle, per ogni tipo di nuovo acquisto. E così, intorno al 1975, quando i soldi che venivano dalla latteria non erano più pagati in contanti appoggiandoli sul tavolo della cucina (&#8230;) la banca divenne una costante nella vita dei contadini&#8221; (p. 88).</p>
<p>Gli abitanti di Jorwerd diventarono meno dipendenti tra loro e più dipendenti dagli estranei che venivano da fuori del paese. Prendiamo il fabbro del paese per esempio: &#8220;Il fabbro a Jorwerd era, come la maggior parte dei fabbri di paese, un vero tuttofare. Ferrava i cavalli, riparava le grondaie, installava i piani di cottura e non esitava a fare una manutenzione completa di un trattore. Su alcune piste di ghiaccio in Friesland si guidavano ancora, anni dopo, alcune Renault 4 che erano state ingegnosamente trasformate in macchine spazzaneve. Anche il suo spazzaneve modificato Harley-Davidson fu pure un grande successo. Egli amava la tecnologia in sé &#8211; ma la tecnologia alla fine cominciò a muoversi troppo velocemente per lui per starle dietro.&#8221; (p. 148). &#8220;Qualsiasi fabbro poteva riparare i macchinari più importanti di una fattoria degli anni &#8216;70, senza nessuna difficoltà: trattore, macchine di movimento, macchine per il latte, macchine spargi-concime e altro ancora.<br />
Non fu più così per i trattori e le macchine per il latte che apparvero sul mercato dopo gli anni &#8216;70. Erano così pieni di tecnologia ed elettronica che solo giovani meccanici ben addestrati potevano metterci le mani. Come risultato, un fabbro normale e vecchio stile era fuori gioco. In questo modo anche i contadini diventarono sempre più dipendenti da forze economiche immateriali che venivano dall&#8217;esterno.&#8221; (p. 150) &#8220;Così, qualcosa che fu una parte essenziale delle vite dei contadini di Jorwerd sparì: la loro piccola economia all&#8217;interno della grande economia. I confini tra le due divenne sfumato, apparirono sempre di più dei buchi nella diga della fiducia e della tradizione e improvvisamente l&#8217;economia del paese fu spazzata via come se non fosse mai esistita.&#8221; (p. 151)</p>
<p>Come il controllo sull&#8217;economia, sia consumo che produzione, scivolò via, lo Stato cominciò ad intervenire sempre di più con delle regolamentazioni, esattamente come descrive Barber. Per i contadini di Jorwerd e di altrove l&#8217;introduzione delle quote latte ebbe enormi conseguenze. Nel 1984 i Ministeri dell&#8217;Agricoltura Europei decisero di mettere un freno alla sovrapproduzione del latte. Ad ogni contadino viene permesso di produrre solo una certa quota di latte; ogni litro di latte prodotto in eccesso rispetto alla quota determina una pesante ammenda per il produttore. Ci fu presto un caotico commercio di quote latte. Ad un contadino al quale fu data una quota latte di 250.000 litri fu in effetti dato un valore di un milione di fiorini (circa 300.000 sterline) di diritti-latte. Più tardi venne introdotta anche una quota letame. Un allevatore di bovini non poteva produrre più di una certa quantità di letame. Venne creato un altro commercio caotico. Gli allevatori di maiali erano pronti a pagare per poter lasciare il proprio surplus di letame sul terreno di qualcun altro (p. 97). Dal punto di vista del tessuto sociale è significativo il fatto che questi regolamenti erano un altro elemento sul quale il contadino singolo non aveva alcun controllo, ma che influenzava drasticamente la sua vita e, ancor più, che cominciò a rendere la vita sempre di più una specie di realtà virtuale. Un contadino riassunse l&#8217;impatto di tali misure così: &#8220;Non sei più un contadino, sei un produttore.&#8221;</p>
<p>La perdita di controllo sulla propria vita non venne compensata da maggiore democrazia. Il desiderio della gente di modellare le proprie comunità non venne né riconosciuto né onorato. I governi scelsero la prevaricazione paternalistica, anche se ciò costa molti soldi: &#8220;Mentre i quotidiani e il mondo politico erano sommersi da storie a proposito di &#8220;auto-aiuto&#8221; e &#8220;auto-sufficienza&#8221;, era impressionante notare quanto poco l&#8217;amministrazione abbia approfittato delle opportunità che gli venivano offerte in pratica dal senso di comunità locale. Quasi tutti i principali cambiamenti &#8211; completamento del porto, nuove costruzioni &#8211; furono preventivamente proposte dagli abitanti stessi. In seguito l&#8217;amministrazione non apprezzò più questo tipo di iniziative. La strada per andare al campo di gioco, per esempio, era una grande pozza di fango, ma quando Willem Osinga propose di metterla a posto con un gruppo di uomini in un paio di sabati pomeriggio &#8211; c&#8217;erano ancora alcune pietre di pavimentazione sparse e il comune doveva solo fornire un po&#8217; di sabbia &#8211;  semplicemente ciò non avvenne. Successivamente il comune fece il lavoro da sé ad un costo di 30.000 fiorini. &#8220;Potevamo fare un sacco di altre cose per il paese con quei soldi&#8221; brontolò Osinga.&#8221; (p. 207)</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2009/08/14/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>029 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; 3-2: Donazione di sangue – a pagamento e volontaria</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 07:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
3-2: Donazione di sangue &#8211; a pagamento e volontaria
Il capitale sociale è presente quando le persone fanno qualcosa &#8211; perorano una causa per esempio &#8211; per ragioni profonde ed intrinseche. Se le persone fanno qualcosa con riluttanza e solo per ragioni estrinseche &#8211; solo perché sono pagate, per esempio &#8211; ciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>3-2: Donazione di sangue &#8211; a pagamento e volontaria</strong></p>
<p>Il capitale sociale è presente quando le persone fanno qualcosa &#8211; perorano una causa per esempio &#8211; per ragioni profonde ed intrinseche. Se le persone fanno qualcosa con riluttanza e solo per ragioni estrinseche &#8211; solo perché sono pagate, per esempio &#8211; ciò intacca la motivazione intrinseca. La spinta interiore a far qualcosa è indebolita e si perde il capitale sociale. In questo senso il commercio diminuisce il capitale sociale. [vedi anche 3-1]</p>
<p>L&#8217;economista olandese Arjo Klamer (1995) descrisse così questo fenomeno: &#8220;Alcuni anni fa mi presi cura part-time dei miei due bambini uno di cinque e l&#8217;altro di sette anni. Decisi di applicare i principi dell&#8217;economia e di assegnare un certo valore alle buone e alle cattive  azioni &#8211; cinquanta centesimi per aiutare a mettere in ordine, venticinque centesimi per portare fuori il cane senza sbuffare; un fiorino se si iniziava un litigio, trenta centesimi se la stanza era in disordine, e così via. Tutto veniva deciso preventivamente insieme ai bambini. Contro il giudizio migliore di mia moglie ero convinto del valore del mio approccio. Con questo sistema economico non avevo bisogno di essere continuamente l&#8217;orco; la responsabilità era passata ai bambini. Esattamente come doveva essere.&#8221;<br />
L&#8217;approccio all&#8217;inizio sembrava un successo. Il numero di litigi diminuì e i bambini davano una mano. Tuttavia Klamer presto scoprì un&#8217;inaspettata &#8220;perdita di autorità&#8221;. I suoi bambini diventarono meno sensibili a considerazioni morali. &#8220;Quando sgridai il più giovane a proposito delle lamentele della sua maestra sul fatto che spesso gridava in classe, rispose in un modo perfettamente in linea con il mio approccio economico. Mi propose un accordo: due fiorini per il diritto di gridare in classe. In completo contrasto con i principi che io stesso avevo proposto, mi trovai a rispondergli: &#8216;Non se ne parla neanche. Voglio che tu smetta di farlo. Se continui a farlo, te la vedrai con me.&#8217; L&#8217;approccio economico aveva fallito.&#8221;</p>
<p>Nel 1970 apparve il libro Il dono Relazione, nel quale Titmuss descrisse gli effetti della commercializzazione della donazione di sangue. Durante gli anni sessanta si diffuse gradualmente negli USA un sistema commerciale di donazione del sangue (tra il 1965 e il 1967 l&#8217;80% del sangue veniva da donatori pagati), mentre il sistema di donazione del sangue rimase volontario in Gran Bretagna. Titmuss notò che il sistema volontario era molto meno costoso e meno afflitto da problemi dovuti a sangue contaminato.</p>
<p>Titmuss chiese ai donatori volontari del sangue di esprimere le loro motivazioni e giunse alla conclusione che la maggioranza dei donatori non sapevano spiegare le loro motivazioni senza ricorrere  in un modo o in un altro a concetti morali.<br />
Infatti sembra che non si possa spiegare la donazione di sangue volontaria in nessun altro modo se non come qualcosa che nasce da senso intrinseco di dovere civico o senso di comunità di coloro che lo fanno. Fenomeni come quello della donazione volontaria di sangue dimostrano che, contrariamente a quanto alcuni dicono, &#8220;il cittadino&#8221; esiste realmente.</p>
<p>La ricerca di Titmuss produsse diversi altri risultati importanti. Sembrava che l&#8217;introduzione della donazione commerciale di sangue avesse un effetto iniziale molto negativo sulla donazione volontaria. La motivazione dei donatori volontari fu apparentemente danneggiata dal fatto che altrove nella società delle persone venissero pagate per un servizio che loro stavano fornendo gratis. Questo fenomeno è anche conosciuto come &#8220;effetto straripamento&#8221;. Se una persona scopre che qualcun altro viene pagato per fare qualcosa, diventa meno incline a fornire lo stesso servizio volontariamente.</p>
<p>Nel sistema a pagamento era messa a repentaglio la qualità del sangue raccolto, specialmente perché persone provenienti da tutti i gruppi sociali ad alto rischio andavano a donare sangue in cambio di soldi. Ecco perché il sistema di donazione di sangue a pagamento venne nuovamente ridotto negli USA. Tra il 1971 e il 1980 il volume di sangue a pagamento diminuì del 76%. Nello stesso periodo il volume del sangue donato volontariamente aumentò del 39%. La capacità di donare per ragioni intrinseche può perciò essere ripristinata. Tuttavia il recupero può richiedere  inizialmente del tempo.</p>
<p>Crediamo di sapere perché l&#8217;approccio pedagogico di Arjo Klamer fallì. Forse capiamo anche perché è meglio che la donazione di sangue rimanga volontaria. Tuttavia non è possibile che per molti aspetti noi ora ci troviamo in una situazione simile a quella in cui si sarebbero trovati i figli di Klamer se avesse continuato con il suo disastroso progetto educativo? Perché non è per niente chiaro il motivo per cui ciò che si può applicare alla donazione del sangue non si possa applicarlo alla disponibilità di donare del lavoro e dell&#8217; impegno sociale per il bene collettivo.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2009/08/14/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>028 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; 3-1: NIMBY – o cittadinanza e democrazia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 07:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
3-1: NIMBY &#8211; o cittadinanza e democrazia
I problemi &#8220;Not In My Back Yard&#8221; (NIMBY) (&#8221;Non nel mio cortile&#8221;) sono all&#8217;ordine del giorno. La maggior parte delle persone sono d&#8217;accordo sul bisogno di aeroporti, inceneritori, siti per asili e per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Solo che le persone non vogliono questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>3-1: NIMBY &#8211; o cittadinanza e democrazia</strong></p>
<p>I problemi &#8220;Not In My Back Yard&#8221; (NIMBY) (&#8221;Non nel mio cortile&#8221;) sono all&#8217;ordine del giorno. La maggior parte delle persone sono d&#8217;accordo sul bisogno di aeroporti, inceneritori, siti per asili e per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Solo che le persone non vogliono questo tipo di servizi nel proprio cortile. Un servizio che in teoria tutti vogliono, ma che nessuno tollererebbe nelle proprie vicinanze, è considerato come un problema NIMBY.</p>
<p>Normalmente il sito per tali servizi è imposto dal governo alla comunità locale, possibilmente accompagnato da una compensazione finanziaria o di altro tipo. In Svizzera esiste una situazione interessante dove le comunità locali hanno diritto di veto sulla scelta dei siti di tali servizi (attraverso una locale iniziativa referendaria dei cittadini locali o un&#8217;assemblea pubblica). Nel 1993 venne chiesto ai cittadini di quattro villaggi quale sarebbe stata la loro reazione se fosse stato costruito un magazzino di stoccaggio di rifiuti radioattivi nel loro comune. Le quattro comunità sono state selezionate come i siti più adatti dal servizio geologico svizzero. Le risposte date non erano senza significato, perché bisognava prendere una decisione sui siti &#8211; e il risultato dell&#8217;indagine doveva essere pubblicata prima che la decisione fosse annunciata.</p>
<p>Il risultato fu che il 50.8% delle persone interpellate avrebbero accettato il magazzino, mentre il 44.9% si sarebbe opposto. Ciò che è da sottolineare è che, non appena fu proposto di offrire un compenso finanziario, il consenso crollò. Con una proposta di compenso annuale tra 2.500 e 7.500 Franchi Svizzeri (circa 1500-4.500 Euro o 1.110-3.300 Sterline) il consenso per il sito nucleare cadde dal 50,8% al 24,6%. La percentuale rimase invariata anche quando il compenso venne aumentato.</p>
<p>La ricerca dimostrò che la correttezza della procedura del processo decisionale svolgeva un ruolo cruciale nella potenziale accettabilità del sito. Le persone sembravano accettare il risultato molto più facilmente se accettavano anche il modo in cui la decisione era stata presa. Offrire un compenso finanziario cambiava radicalmente il modo in cui la decisione era presa. Quando c&#8217;è un processo decisionale con diritto di veto democratico-diretto c&#8217;è un forte ricorso all&#8217;obiettività e all&#8217;animosità pubblica da parte delle persone. Se la questione viene legata ad un compenso economico le persone cominciano a sospettare di essere raggirate. L&#8217;appello non è più verso il loro senso civico e il messaggio implicito è che vengono viste come &#8220;amorali e centrati sulla famiglia&#8221; che devono essere convinte da un incentivo finanziario esterno. Questo tipo di spostamento da una motivazione intrinseca ad una estrinseca determina una grave perdita di capitale sociale (Oberholzer &#8211; Gee et al, 1995).</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>027 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Il dominio della Jihad e del Mc World</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/08/21/027-democrazia-diretta-cap-3-federalismo-sussidiarieta-e-capitale-sociale-il-dominio-della-jihad-e-del-mc-world/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 07:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Il dominio della Jihad e del Mc World
Tuttavia Barber non sviluppò quest&#8217;ultimo passo nel suo discorso. Questa è la debolezza del suo libro, per il resto splendido. Barber deduce dalla immagine di cui sopra che il pensiero bipolare di &#8220;Stato contro settore privato&#8221; deve essere abbandonato ed al suo posto bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Il dominio della Jihad e del Mc World</strong></p>
<p>Tuttavia Barber non sviluppò quest&#8217;ultimo passo nel suo discorso. Questa è la debolezza del suo libro, per il resto splendido. Barber deduce dalla immagine di cui sopra che il pensiero bipolare di &#8220;Stato contro settore privato&#8221; deve essere abbandonato ed al suo posto bisogna adottare una struttura tripartita in cui la società civile possa di nuovo prendere il suo posto tra lo Stato ed il settore privato.</p>
<p>Il ragionamento di Barber evita di portare la sua analisi delle conseguenze anti-democratiche della Jihad e del Mc World alla sua logica conclusione. Dopo tutto, perché il capitale sociale è stato schiacciato tra il mercato e lo Stato negli USA? Perché il Mc World estende i suoi tentacoli oltre il mercato, oltre la sfera economica, fino allo Stato costituzionale, con un simultaneo effetto devastante sulla cultura. Ma anche perché &#8211; un punto molto più sottile &#8211; la Jihad si sforza di assoggettare lo Stato ad una particolare cultura o a una particolare religione. Al centro della Jihad c&#8217;è sempre l&#8217;obiettivo di una dominanza ideologica, una tendenza predatoria che cerca di spogliare i cittadini della loro indipendenza e maturità e vuole ridurli ad esseri dipendenti da uno Stato che si occupa del loro benessere. La Jihad è la negazione della separazione tra ideologia e Stato.  La mescolanza di religione e Stato, come si vede, per esempio, in Iran o in Arabia Saudita, è la più evidente forma di questa associazione tra Jihad e Stato. La &#8220;dittatura del proletariato&#8221;, lo scopo dei regimi comunisti, è un altro esempio estremo.</p>
<p>Molto meno evidente, ma anche il più potente nei suoi effetti, è ciò che capita nei paesi dell&#8217;Occidente &#8211; la fusione dello Stato con l&#8217;ideologia del libero mercato, accompagnata dall&#8217;infantilizzazione della popolazione sotto il vessillo della &#8220;democrazia rappresentativa&#8221;. Il Mc World non è interessato allo Stato nazione &#8211; ma la Jihad lo è. La Jihad e il Mc World cooperano nella sfera in cui sono in accordo: la soppressione della democrazia. La Jihad ha sopraffatto lo Stato, ideologicamente difendendo il dominio del Mc World in combinazione con le forme più varie di tribalismo. Il nazionalismo combinato con la difesa del Mc World: questo è il modo più efficiente per la Jihad di mantenere la sua presa sulla popolazione con l&#8217;aiuto dello Stato. Questo può portare alle situazioni più strane &#8211; come in Arabia Saudita, dove una stretta collaborazione economica esterna con l&#8217;Occidente va a braccetto con il trattamento più reazionario possibile nei confronti della donne e dei non mussulmani: il Mc World mano nella mano con la Jihad.<br />
Barber aveva ragione nell&#8217;asserire che la società civile deve riguadagnare la &#8220;terra di mezzo&#8221;. Tuttavia non è giusto porre questa &#8220;terra di mezzo&#8221; tra il governo e il settore privato. In una società democratica il governo non dovrebbe creare un centro di potere autonomo in contrasto con i propri cittadini: non dovrebbe essere niente di più della espressione democratica dei desideri del popolo. Infatti la creazione di un&#8217;autentica società civile dovrebbe spingere la Jihad fuori dal governo e riportarla nell&#8217;arena in cui essa svolge il suo legittimo ruolo &#8211; la sfera della cultura in tutti i suoi aspetti: il crearsi democratico delle percezioni e il libero scontro di concetti, tra i quali una &#8220;guerra santa&#8221; può e deve essere combattuta. E il Mc World deve anche essere riportato all&#8217;interno del suo dominio originale  &#8211; quello dell&#8217;economia. Come Barber sottolinea nell&#8217;epilogo del suo libro la Jihad e il Mc World non sono negativi in senso assoluto. Non è contro la Jihad e il Mc World di per sé stessi che bisogna opporsi ma contro la loro tendenza a sopraffare la società civile. Ci deve essere una separazione fondamentale tra la Jihad (il mondo della cultura e dell&#8217;individualità culturale), il Mc World (il mondo economico) e lo Stato democratico costituzionale (vedi anche Steiner, 1919, 1999). E ciò può essere ottenuto solo con un radicale federalismo democratico.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>026 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; L’autonomia del centro democratico</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 07:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
L&#8217;autonomia del centro democratico
Il Mc World minaccia di imporre un&#8217;economia a senso unico e un dominio sul mondo molto antidemocratico, un mondo dominato dall&#8217; &#8220;ideologia Holliwoodiana&#8221;, un mondo pure senza giustizia. L&#8217;alternativa di Barber a ciò non è una società dominata da uno  Stato monolitico, ma piuttosto un mondo &#8220;diviso&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>L&#8217;autonomia del centro democratico</strong></p>
<p>Il Mc World minaccia di imporre un&#8217;economia a senso unico e un dominio sul mondo molto antidemocratico, un mondo dominato dall&#8217; &#8220;ideologia Holliwoodiana&#8221;, un mondo pure senza giustizia. L&#8217;alternativa di Barber a ciò non è una società dominata da uno  Stato monolitico, ma piuttosto un mondo &#8220;diviso&#8221; caratterizzato da un&#8217;ampia varietà di sfere autonome di vita: &#8220;Noi siamo governati al meglio quando viviamo in sfere diverse, ognuna con i suoi benefici e le sue regole, nessuna interamente dominata da un&#8217;altra. Il dominio politico è &#8220;sovrano&#8221; per essere sicuro, ma questo significa solo che regola i molti dominii di una libera società plurale in  modo da preservare le loro rispettive autonomie. La dominazione usurpante del Mc World ha tuttavia spostato la sovranità nel dominio delle corporazioni globali e al mondo del mercato che esse controllano e ha minacciato l&#8217;autonomia della società civile e dei suoi dominii culturali e spirituali, così come quelli politici. L&#8217;alternativa (&#8230;) non è una società dominata dallo Stato al posto di una società dominata dal mercato, ma una società civile maggiormente settorializzata, in cui l&#8217;autonomia di ogni dominio distinto &#8211; mercato economico incluso &#8211; sia garantita dalla sovranità dello Stato democratico. Solo un sistema democratico ha l&#8217;interesse e il potere di preservare l&#8217;autonomia dei diversi regni. Quando altri domini strappano la sovranità allo Stato, che siano religiosi o economici, il risultato è una specie di coordinamento totalitario &#8211; nel Medio Evo era teocratico; in questa era del Mc World è economistico.&#8221; (Barber, 1995, p. 296)</p>
<p>In accordo con Barber dobbiamo tendere ad una società svincolata e il primo passo verso<span id="more-1155"></span> ciò è la creazione di un dominio politico-democratico autonomo, perché questo dominio è l&#8217;unico che per sua stessa natura si occupa della strutturazione della società intera.</p>
<p>La domanda allora è: come possiamo fare i passi necessari per creare questo dominio politico-democratico indipendente? È una sfida formidabile perché non c&#8217;è nessuno Stato globale, di nessun tipo a fronte del carattere globale del Mc World, figurarsi uno Stato democratico globale. Il principio base di Barber è: la democrazia non è un&#8217;istituzione, è un modo di vivere basato sulla responsabilità individuale ed il senso di comunità: &#8220;Un popolo corrotto dal tribalismo ed intorpidito dal Mc World non è più pronto ad accogliere una Costituzione democratica precostituita di quanto lo sia un popolo che esce da una lunga storia di dispotismo e tirannia. Né la democrazia può essere un regalo fatto da qualcuno ai più deboli. Essa deve essere da loro conquistata perché si rifiutano di vivere senza libertà ed insistono per avere giustizia per tutti. Per preparare il terreno per la democrazia, oggi, sia in società di transizione sia su scala globale, bisogna prima ricreare i cittadini che chiedano la democrazia stessa: ciò significa porre le fondamenta nella società civile e nella cultura civica. La democrazia non è una prescrizione universale per qualche forma di governo singolarmente notevole, essa è un ammonimento alle persone a vivere in un determinato modo: responsabilmente, autonomamente anche se su base comune, con reciproca tolleranza e rispetto oltre ad un forte senso dei propri valori. Quando John Dewey chiamò la democrazia un modo di vivere &#8211; è l&#8217;idea della vita in comunità in se stessa, insistette &#8211; più che un modo di governare, pose l&#8217;attenzione sulla  sua supremazia come un modo di vivere in comune in una società civile. Una democrazia globale capace di contrastare le tendenze antidemocratiche della Jihad e del Mc World, non può essere presa in prestito dal magazzino di una particolare nazione o copiata da un modello costituzionale astratto. La cittadinanza, che sia globale o sia locale, viene per prima.&#8221; (Barber, 1995, p. 279)</p>
<p>Il grande problema è, ovviamente, come si può ricreare questa cittadinanza attiva. Com&#8217;è che al tempo in cui de Tocqueville visitò gli Stati Uniti c&#8217;era un tessuto sociale così forte e così tanto capitale sociale? C&#8217;erano due ragioni.</p>
<p>Primo, lo stato nazionale, sul quale i cittadini avevano poco controllo, era di importanza limitata. La vita politica era fondamentalmente strutturata in modo federale: &#8220;Il Governo, specialmente a livello federale, aveva un potere modesto (probabilmente troppo modesto per alcuni dei compiti che doveva compiere) perché la Costituzione lasciò i poteri, non specificatamente delegati ad esso, agli Stati e al popolo.&#8221; (Barber, 1995, p. 282). Una forma federale di Stato è essenziale per la creazione e il mantenimento del capitale sociale, perché è qui che l&#8217;individuo è considerato l&#8217;unità di base (ogni delega a livelli più alti della comunità procede dall&#8217;individuo) e perché l&#8217;intuizione morale e l&#8217;impegno sociale, per definizione, possono essere generati solo dagli individui.</p>
<p>Una seconda ragione era che l&#8217;impatto del mercato sulla comunità era piccolo: &#8220;Anche i mercati avevano modesta influenza,  di carattere regionale e dominati da associazioni e affetti diversi.&#8221; (Barber, 1995, p. 282)</p>
<p>Il risultato fu che nell&#8217;America di de Tocqueville i cittadini svolgevano un parte vera nel modellare la loro società. Decidevano come avrebbe dovuto apparire la loro società in associazione l&#8217;uno con l&#8217;altro. C&#8217;era perciò in loro una potente motivazione per formare associazioni efficienti ed efficaci. La rete della fiducia reciproca e il senso di responsabilità nei confronti della &#8220;res publica&#8221; così creati è ciò che genera il &#8220;capitale sociale&#8221;.</p>
<p>Gli attacchi contro questo capitale sociale &#8211; questo tessuto sociale essenzialmente democratico e strutturato principalmente a livello  locale &#8211; arrivarono da due parti.</p>
<p>Da una parte, il mercato cominciò ad acquistare importanza. I cittadini cominciarono a vedere se stessi sempre di più come consumatori: i contributi sociali volontari furono soppiantati dagli interessi commerciali. La sostituzione della donazione volontaria del sangue negli USA con servizi commerciali di raccolta del sangue (in cui i donatori sono pagati)  è un classico esempio di questo processo [vedi 3-2]. Dall&#8217;altra, il governo cominciò ad interferire sempre di più nella vita sociale. Il crescente ruolo dei mercati rese indispensabile un maggior intervento del governo. La comunità locale non ebbe più controllo sul mercato, e lo Stato dovette intromettersi nell&#8217;interesse pubblico. Ma in questo processo lo Stato sottrasse simultaneamente ai cittadini significative aree di responsabilità sociale.</p>
<p>&#8220;Fu solo quando gli individui che si pensavano cittadini cominciarono a vedersi come consumatori e gruppi che erano considerati come associazioni di volontariato furono soppiantati da società legittimate come &#8220;persone giuridiche&#8221;, che le forze del mercato cominciarono ad invadere e schiacciare la società civile  da parte del settore privato. Una volta che i mercati cominciarono ad espandersi radicalmente, il governo rispose con una campagna aggressiva in nome dell&#8217;interesse pubblico contro i nuovi monopoli, schiacciando inavvertitamente  la società civile da parte dello Stato. Schiacciata tra le forze belligeranti dei due monopoli in espansione, statale e corporativo, la società civile perse il suo posto preminente nella vita americana. Al tempo dei due Roosvelt essa era quasi scomparsa e i suoi membri civici furono obbligati a trovare rifugio sotto la tutela feudale o di un grande governo o del settore privato, dove scuole, chiese, unioni, fondazioni e altre associazioni potevano assumere l&#8217;identità di società ed aspirare ad essere niente di più che gruppi di interessi particolari creati per scopi particolaristici dei propri membri. Se questi fini erano il profitto di mercato o la preservazione dell&#8217;ambiente, ciò era irrilevante dato che, per definizione, tutte le associazioni private hanno necessariamente scopi privati. Le scuole diventarono gruppi di interesse per le persone con figli (genitori) piuttosto che fucine di una società libera; le chiese diventarono gruppi di interesse speciale confessionale che perseguono fini diversi piuttosto che fonti di fibra morale per una società più vasta (come de Tocqueville pensò volessero essere); le associazioni di volontariato diventarono una variante delle lobby private piuttosto che spazi liberi dove donne e uomini praticavano un tirocinio di libertà.&#8221; (Barber, 1995, p. 282-283)</p>
<p>La seconda affermazione discende da questo: i cittadini devono essere in grado di prendere di nuovo il proprio destino in mano. Barber discute, per esempio, (nel suo precedente libro &#8220;Democrazia Forte&#8221;), di una serie di misure, inclusa l&#8217;introduzione di referendum nazionali, che sono attualmente completamente sconosciute negli USA. Si direbbe che un federalismo radical-democratico debba essere l&#8217;humus naturale nel quale si può creare il capitale sociale. Le osservazioni di de Tocqueville, supportate da altri innumerevoli studi antropologici e psicologici, dimostrano che il popolo ha realmente il potenziale di generare capitale sociale. Prima però bisogna che siano soddisfatte due condizioni. Primo, il federalismo deve essere coerente nel prendere l&#8217;individuo come punto di partenza: devono essere create le condizioni che permetteranno alle persone di prendere il destino tra le proprie mani. Una democrazia  rappresentativa pura (chiamata da Barber &#8220;democrazia sottile&#8221;) che, delegando le responsabilità, costringe le persone a cedere il controllo del proprio destino, è totalmente inadatta per questo.</p>
<p>Secondo, all&#8217;interno di una tale struttura federale, deve essere sviluppata la disponibilità a far ritirare il Mc World e la Jihad. Solo così si può creare una cultura democratica degna di questo nome. Che non è un compito facile. Il vecchio tipo di capitale sociale, così ammirato da de Tocqueville, si creò spontaneamente ed inconsapevolmente in circostanze favorevoli. Ma proprio perché era inconsapevole non fu in grado di opporre alcuna resistenza successivamente, quando le condizioni furono meno favorevoli e si disintegrò. In futuro le precondizioni per la generazione di un nuovo capitale sociale dovranno essere costruite e mantenute molto consapevolmente.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>025 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Tra l’incudine e il martello: come viene distrutto il capitale sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 07:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Tra l&#8217;incudine e il martello: come viene distrutto il capitale sociale
Perché il capitale sociale diminuisce? Nel suo recente e controverso libro &#8220;La Jihad contro il McWorld&#8221;, Benjamin Barber descrive la battaglia tra due forze opposte, entrambi a modo loro minacciano lo Stato costituzionale e la democrazia. Formano l&#8217;incudine e il martello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Tra l&#8217;incudine e il martello: come viene distrutto il capitale sociale</strong></p>
<p>Perché il capitale sociale diminuisce? Nel suo recente e controverso libro &#8220;La Jihad contro il McWorld&#8221;, Benjamin Barber descrive la battaglia tra due forze opposte, entrambi a modo loro minacciano lo Stato costituzionale e la democrazia. Formano l&#8217;incudine e il martello con i  quali viene polverizzato il capitale sociale.</p>
<p><strong>La Jihad</strong><br />
La prima forza è quella del particolarismo locale, nella misura in cui si sforza di raggiungere un proprio  monolitico potere statale. Gruppi etnici o religiosi o tribù combattono per l&#8217;egemonia all&#8217;interno del loro proprio Stato. Barber amplia così l&#8217;originale significato del termine &#8220;Jihad&#8221; (la &#8220;guerra santa&#8221; dei Mussulmani) per descrivere un fenomeno che appare anche in tutte le parti del mondo. In Occidente Jihad può significare la lotta per l&#8217;identità regionale (Irlanda, i paesi Baschi, la Corsica). Non è la lotta per un&#8217;identità culturale o filosofica o religiosa, come è caratteristica della Jihad. Nella misura in cui tale lotta è contro uno Stato monolitico ed egemonicamente centralizzato, essa è un fenomeno positivo. La Jihad vuole in realtà introdurre proprio uno Stato centralizzato monolitico. La Jihad aspira ad un&#8217;egemonia filosofico-culturale nello Stato e attacca gli Stati borghesi esistenti che non mostrano l&#8217;egemonia desiderata. La Jihad aspira ad unire questi Stati in blocchi culturalmente e filosoficamente omogenei, organizzati secondo il principio della sussidiarietà. La Jihad vive della lotta contro la Jihad.</p>
<p>La questione del Quebec illustra chiaramente la smisuratezza della frammentazione che è causata dalla Jihad: &#8220;La logica della Jihad non si ferma necessariamente al primo e primario strato di frammenti. Se il Quebec lascia il Canada i francofoni che non sono del Quebec possono perdere il loro spazio in New Brunswick. E se il Quebec lascia il Canada, perché il Cree non dovrebbe lasciare il Quebec? E allora perché i villaggi anglofoni non dovrebbero lasciare il Quebec o optare per creare una nazione Cree autodeterminata? E se alcuni francofoni risiedono nei villaggi prevalentemente inglesi nella regione prevalentemente Cree nel Quebec prevalentemente francese, quale sarà la loro sorte? (Barber, 1995, p. 179).</p>
<p>In Bosnia, Sri Lanka, Ossezia e Ruanda, la Jihad raggiunge la sua logica conclusione. Visto che la frammentazione non può essere protratta indefinitamente, c&#8217;è il ricorso alle armi della &#8220;pulizia etnica&#8221; e al genocidio. La Jihad non riconosce le persone come liberi individui, ma solo come membri di un gruppo etnico o religioso. La Jihad riduce le persone a membri di una tribù: la Jihad è tribalismo. Per la Jihad, un &#8220;popolo&#8221;, una nazione, una comunità, un gruppo di persone unite da una comune origine, lingua, cultura, politica o da una leadership comune [Dizionario Chambers] non è una forma di vivere che liberi individui hanno dato alla loro comunità. Per la Jihad il &#8220;popolo&#8221; è un&#8217;entità mitica alla quale gli individui devono sottomettersi. La Jihad non è ovviamente interessata alla democrazia, perché pone la tribù, il popolo e la religione sopra l&#8217;individuo. La Jihad non ha come scopo la liberazione, ma la mummificazione del &#8220;popolo&#8221;. La Jihad non è interessata ai diritti umani.<br />
<strong>Il Mc World</strong></p>
<p>L&#8217;altra forza è quella del mercato globale. Funziona attraverso la standardizzazione. Riduce l&#8217;individuo a consumatore. Barber chiama questa forza il Mc World.<span id="more-1153"></span></p>
<p>Mc World si oppone al particolarismo della Jihad, ma si oppone anche allo Stato nazione. La globalizzazione a cui Mc World punta non ha la sua forza propulsiva nella società civile, ma nel profitto. È una forza economica, benché non tradizionale. Barber abbozza in che modo i beni stanno diventando sempre di più internazionali. Che cosa distingue una macchina &#8220;Americana&#8221; da una &#8220;Giapponese&#8221; una volta che si sa che la Toyota Camry è stata concepita da un designer americano ed è costruita nella fabbrica della Toyota a Georgetown (Kentucky), usando pezzi che sono principalmente americani? Infatti non è possibile definire il Mc World semplicemente nei termini di capitale (nel senso di denaro), ma solo in termini di relazione ottimizzata tra capitale, lavoro e materie prime. &#8220;Il Mc World è una specie di realtà virtuale, creata dalle reti invisibili ma onnipotenti dell&#8217;informazione high-tech e di fluidi mercati transnazionali, cosicché l&#8217;azienda virtuale non è solo un giro di parole provocatorio.&#8221; (Barber, 1995, p. 26).</p>
<p>Una delle principali proposizioni di Barber è che il centro di gravità dell&#8217;attività del Mc World muove verso settori meno materiali: dai beni ai servizi, dall&#8217;hardware al software, fino all&#8217;ultimo arrivato che è il mondo dell&#8217;immagine digitale. Il Mc World sta diventando sempre più virtuale e gli Stati Uniti sono invariabilmente all&#8217;avanguardia di questa evoluzione. Quando gli Stati Uniti furono superati dal Giappone e dall&#8217;Europa nella produzione dei beni tradizionali, acquisirono una grande predominanza nei nuovi settori, come la produzione di transistors. Quando gli altri paesi acquisirono la capacità di produrre l&#8217;hardware, l&#8217;industria americana si spostò sul software. Al capolinea c&#8217;è il mondo della pubblicità e della produzione di immagini &#8211; i mondi completamente virtuali che in realtà non necessitano di essere rilevati dagli USA, perché sono già intrinsecamente americani (e basati sulla lingua inglese). La crescente forza del commercio di prodotti virtuali è dimostrato dalla crescita della spesa in pubblicità, che è aumentata  tre volte più veloce della produzione generale globale nel periodo dal 1950 al 1990. Il dominio americano nel campo dell&#8217;intrattenimento informativo è rivelato dalla bilancia commerciale USA: nel 1992 questa dimostrò un deficit globale di 40 miliardi di dollari, con un surplus di 56 miliardi di dollari nel settore dei servizi e con un deficit nel settore manifatturiero di 96 miliardi di dollari. L&#8217;America possiede circa l&#8217;80% del mercato cinematografico europeo; mentre l&#8217;Europa possiede solo il 2% del mercato americano. I prodotti audiovisivi (3,7 miliardi di dollari di esportazioni solo verso l&#8217;Europa) erano al secondo posto nella lista USA delle esportazioni nel 1992, vicino alle esportazioni legate ai viaggi aerei e spaziali.</p>
<p>Un altro sintomo dell&#8217;aumento del peso del commercio in prodotti virtuali, che è così caratteristico del Mc World, è il fatto che i nomi dei marchi stanno diventando sempre più importanti commercialmente rispetto ai prodotti reali. Barber descrive in  dettaglio l&#8217;ascesa della Coca-Cola. Qui ciò che deve essere venduto non è una bibita, nel senso materiale del prodotto, ma piuttosto un&#8217;immagine &#8211; un parco virtuale mondo-comprensivo a tema Coca-Cola a cui si aggiungono sempre nuovi elementi. La Coca-Cola ha associato se stessa non solo ai Giochi Olimpici e alla caduta del muro di Berlino, ma anche alla rinnovata Università di Rutgers (dove Barber è impiegato). La Coca-Cola non solo ha un monopolio delle vendite nel campus universitario, ove il suo rivale, Pepsi è escluso; ma ha anche il diritto di associarsi a Rutgers nella sua pubblicità. Nei nuovi mercati la Coca-Cola conduce campagne aggressive per sopprimere la cultura locale. Barber riporta il report annuale 1992 della Coca-Cola, in cui è stato dichiarato che l&#8217;Indonesia era &#8220;culturalmente matura&#8221; per l&#8217;introduzione di prodotti Coca-Cola su larga scala; essere &#8220;culturalmente matura&#8221; significa, tra le altre cose, che si era riusciti a scalzare sufficientemente l&#8217;abitudine tradizionale al consumo di tè.</p>
<p>Così Mc World non è solo una forza economica che emerge accanto ad una cultura esistente. Mc World assorbe la cultura esistente e la modella secondo i propri interessi economici. &#8220;Anche laddove le compagnie multinazionali affermano di essere interessate esclusivamente ai grafici di produzione e consumo,  possono massimizzare sempre più questi grafici soltanto intervenendo attivamente nei domini sociali, culturali e politici, di cui dicono di non occuparsi. Le loro ambizioni politiche possono non essere motivate politicamente e le loro ambizioni culturali possono non essere il prodotto di un interesse culturale, ma questo rende solo tali ambizioni le più irresponsabili e culturalmente sovversive.&#8221; (Barber, 1995, p. 71).<br />
<strong>La Jihad e il Mc World contro la democrazia</strong></p>
<p>Malgrado le loro contraddittorie, opposte caratteristiche, la Jihad e il Mc World hanno anche un importante elemento in comune. Nessuno dei due possiede &#8220;&#8230;un controllo umano collettivo e conscio sotto la guida della legge che noi chiamiamo democrazia. (&#8230;) Jihad e Mc World hanno questo in comune: entrambi fanno la guerra allo Stato-nazione sovrano e così minano le istituzioni democratiche dello stesso. Ognuno si sottrae alla società civile e sminuisce la cittadinanza democratica; nessuno dei due è alla ricerca di istituzioni democratiche alternative. La loro trama comune è l&#8217;indifferenza per la libertà civile.&#8221; (Barber, 1995, p. 5-6). Di più: &#8220;Antitetici in ogni dettaglio, la Jihad e il Mc World cospirano nel minare le nostre libertà civili duramente conquistate (anche se solo per metà) e la possibilità di un futuro democratico globale.&#8221; (ibid., p. 19)</p>
<p>D&#8217;accordo con Barber è un mito che la democrazia e il libero mercato siano due gemelli siamesi inseparabili. Questo è stato un mantra frequentemente ripetuto, specialmente dal collasso del Comunismo in poi. In realtà, il libero mercato dimostra una notevole adattabilità e questo sistema fiorisce anche in Stati dispotici come il Cile, la Corea del Sud, Panama e Singapore. La Cina è attualmente uno dei paesi meno democratici, ma è anche il paese con il mercato che cresce più rapidamente. Infatti, ciò di cui ha bisogno il Mc World per il suo sviluppo è la stabilità, non la democrazia. Il Mc World non è interessato ai bisogni collettivi o alle questioni ambientali. Al contrario il Mc World è guidato da motivi di profitto (&#8221;Il Mc World non è altro che mercato&#8221;, p. 29) ed esporta i propri problemi nella comunità. Nel 2005 la General Motors licenziò 20.000 dipendenti con grande plauso da parte degli analisti di mercato. I profitti privati furono salvaguardati e gli affari divennero &#8220;più snelli e più significativi&#8221;, come previsto. I costi di questi licenziamenti furono presi in carico dalla comunità locale e dallo Stato locale. Quello che il Mc World vuole è che i consumatori abbiano accesso al mercato e per questo è necessaria la stabilità politica. Nel mondo del Mc World, il consumismo, il relativismo e la corruzione sono le alternative al tradizionalismo della Jihad.</p>
<p>Barber dichiara, in contrasto con i seguaci di Milton Friedman, che sostengono che i mercati sono una specie di democrazia perché ci permettono di &#8220;votare&#8221; con i nostri soldi (compriamo ciò che troviamo attraente): &#8220;Le scelte economiche sono private, riguardo a bisogni e desideri individuali; laddove le scelte politiche sono pubbliche, riguardo alla natura dei beni. Come consumatore un individuo può comprare una macchina potente che può andare ai 200 kilometri all&#8217;ora e la stessa persona, senza nessuna contraddizione, come cittadino può votare per i limiti di velocità nel nome della sicurezza pubblica e della conservazione dell&#8217;ambiente.&#8221; (Barber, 1995, p. 296-297)</p>
<p>Barber, in questo contesto, tocca anche il problema ma del cattivo gusto. È un fenomeno ben conosciuto: le riviste, i canali televisivi, ecc., che vogliano attrarre il maggior numero di lettori o di telespettatori sono sempre spinti nella direzione del cattivo gusto e della banalità. La ragione è semplice: il buon gusto è individuale, il cattivo gusto è collettivo. Il cattivo gusto è caratterizzato da una perdita di individualità, di creatività individuale. Il buon gusto dipende dall&#8217;esistenza di elementi di creatività che sono in relazione con l&#8217;unicità dell&#8217;individuo che lo dimostra. Il buon gusto non è mai un prodotto di massa ed è quasi sempre commercialmente poco interessante.</p>
<p>È impossibile combattere il cattivo gusto: finché ci sarà una domanda per esso, l&#8217;economia lavorerà per soddisfarlo. Se comunque l&#8217;economia comincia a dominare l&#8217;intera società, non ci sarà più nessuno spazio per il regno del buon gusto che esprime individualità. &#8220;Il problema con Disney e Mc Donald non è l&#8217;estetica o le critiche al gusto della massa, come Horkheimer e Adorno (ed io) siamo preoccupati di non interferire con l&#8217;espressione del gusto privato, ma è quello di prevenire il controllo monopolista dell&#8217;informazione e di evitare che questa tranquilla, confortevole coercizione attraverso la televisione, la pubblicità e l&#8217;intrattenimento possa ridurre la reale libertà di scelta.&#8221; (Barber, 1995, p. 297). La democrazia &#8211; e anche la scienza per esempio &#8211; va poi sotto pressione, perché questi ambiti non esprimono ciò che tutti noi abbiamo in comune come membri della stessa specie biologica ma ciò che noi produciamo come individui, come idee, opere artistiche etc..</p>
<p>La democrazia inizia sempre con la generazione di idee e concetti individuali, che poi si confrontano tra loro sul piano ideale. Questo è un processo commercialmente inutile, ma per la vita democratica la libera produzione di idee e il libero confronto delle stesse è essenziale. Così è necessario un dominio indipendente all&#8217;interno del quale possa nascere un simile confronto di idee politiche. Se bisogna opporsi alla tendenza anti-democratica del Mc World è essenziale poi, creare uno spazio libero in cui si possano confrontare le idee e sviluppare i concetti al di fuori dell&#8217;influenza delle forze economiche. In questo spazio libero, tra le altre cose, un servizio pubblico di comunicazione &#8211; radio e televisione &#8211; potrebbe avere un ruolo maggiore. L&#8217;esistenza di media indipendenti sta diventando sempre più essenziale per la sopravvivenza e anche  più  per un&#8217;ulteriore crescita della democrazia. (vedi Capitolo 5, California).</p>
<p>In accordo con Barber si può dire che con il Mc World è stato creato un nuovo tipo di capitalismo. Questo nuovo capitalismo domanda gli stessi principi del &#8220;laissez-faire&#8221; e si batte contro l&#8217;intervento dello Stato tanto quanto il vecchio capitalismo. L&#8217;elemento nuovo comunque è che il Mc World opera globalmente, non a livello nazionale; a questo livello globale non si confronta con nessun Stato che possa difendere la legge contro il mercato nel modo in cui è ancora possibile farlo nelle economie nazionali. Ciò permette al Mc World di avere un&#8217;enorme supremazia sugli Stati nazione. L&#8217;ideologia del libero mercato è la mazza che il Mc World usa per demolire i muri degli Stati costituzionali razionalmente organizzati. &#8220;La scorrettezza (&#8230;) diventa un elemento cruciale del Mc World&#8221; (Barber, 1995, p. 42) .  Il commercio internazionale delle materie prime, per esempio, porta a grandissime diseguaglianze attraverso le quali il mondo diventa un terreno di gioco per alcuni ma un cimitero per altri.</p>
<p>Perché, da una parte, Mc World promuove la globalizzazione ma, dall&#8217;altra, questa globalizzazione si realizza senza giustizia (sociale) &#8211; cosicché su scala mondiale ci sono maggiori violazioni del principio di equità &#8211; e il Mc World apre le porte alla Jihad. La produzione di petrolio è un ottimo esempio. I tre paesi più ricchi del mondo &#8211; gli USA, il Giappone e la Germania &#8211; consumano la metà della produzione mondiale totale; ma, insieme, importano più della metà di tutta l&#8217;energia di cui hanno bisogno. La maggior parte di questo petrolio giunge dai paesi del Medio Oriente che sono estremamente suscettibili alla Jihad. Questi sono paesi dove conflitti etnici o su base religiosa possono nascere molto facilmente. &#8220;Più dei tre quinti della produzione di petrolio mondiale (e quasi il 93% delle riserve della sua produzione potenziale) sono controllati da nazioni che hanno meno familiarità con il Mc World e che possono essere maggiormente afflitte da instabilità politica, sociale ed economica. (Barber, 1995, p. 48).</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>024 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Capitale sociale, democrazia e federalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 07:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
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di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Capitale sociale, democrazia e federalismo
Nella prima metà del,&#8217;Ottocento l&#8217;autore francese Alexis de Tocqueville fece un viaggio attraverso gli Stati Uniti d&#8217;America. Il resoconto di questo viaggio è stato pubblicato in due parti: nel 1835 e nel 1840. Ancora oggi i principali leader d&#8217;America citano de Tocqueville quando vogliono descrivere l&#8217;essenza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Capitale sociale, democrazia e federalismo</strong></p>
<p>Nella prima metà del,&#8217;Ottocento l&#8217;autore francese Alexis de Tocqueville fece un viaggio attraverso gli Stati Uniti d&#8217;America. Il resoconto di questo viaggio è stato pubblicato in due parti: nel 1835 e nel 1840. Ancora oggi i principali leader d&#8217;America citano de Tocqueville quando vogliono descrivere l&#8217;essenza del &#8220;Sogno Americano&#8221;.</p>
<p>De Tocqueville notò due aspetti della società americana che a prima vista apparivano contraddittori. Prima di tutto era sorpreso dalla schietta autonomia dei cittadini americani: &#8220;Essi non devono nulla a nessuno,  non si aspettano nulla da nessuno; si sono abituati a considerarsi sempre soli e a immaginare che il loro destino è  totalmente nelle loro mani&#8221;. Ma al tempo stesso egli ha notato che la vita sociale nei novelli Stati Uniti era inusitatamente vivace: &#8220;Nelle città è impossibile impedire alle persone di riunirsi, eccitarsi a vicenda e generare decisioni improvvise e appassionate. Le città sono come grandi luoghi di assemblea con tutti gli abitanti come membri. Le persone hanno in mano un&#8217;immensa influenza sui magistrati e spesso esaudiscono i loro desideri senza intermediari (&#8230;) gli Americani di tutte le età, di qualunque posizione nella vita e  di qualunque indole sono sempre impegnati a creare associazioni. Non ci sono solo associazioni commerciali ed industriali a cui tutti prendono parte ma oltre un migliaio di tipi diversi &#8211; religiose, morali, serie, futili, molto generali o molto specializzate, immensamente grandi e molto piccole.&#8221;</p>
<p>Nelle righe citate sopra Alexis de Tocqueville descrive niente di meno che la combinazione tra democrazia diretta e federalismo spontaneo. Questa situazione, in cui persone indipendenti si mettono liberamente insieme e assumono decisioni condivise, fornisce un surplus sociale per il quale è stato successivamente coniato il termine &#8220;capitale sociale&#8221;.</p>
<p>La creazione del &#8220;capitale sociale&#8221; &#8211; la &#8220;madre di tutte le arti&#8221; &#8211; ha ottenuto una grandissima attenzione negli anni recenti. Il libro di Putnam &#8220;Making democracy work&#8221; (1993) fu una pietra miliare. Questa pubblicazione riassume i risultati di 20 anni di lavoro sociologico in Italia. L&#8217;intenzione originale del gruppo di Putnam era di studiare i risultati della regionalizzazione in Italia. A partire dagli anni 70, in Italia si mise in moto un processo di decentralizzazione e vennero trasferiti poteri significativi alle Regioni. Negli anni i ricercatori raccolsero un&#8217;impressionante quantità di informazioni: vennero fatti sondaggi, condotte centinaia di interviste e vennero elaborati montagne di dati statistici.</p>
<p>Putnam scoprì una consistente e rimarchevole differenza tra le Regioni del Nord e del Sud d&#8217;Italia. Le Regioni settentrionali erano economicamente più sane e amministrate molto più efficientemente. Il gruppo di Putnam condusse anche un esperimento. Vennero presentate tre richieste di informazioni alle amministrazioni di diverse Regioni. Le amministrazioni dell&#8217;Emilia Romagna e della Valle d&#8217;Aosta furono le più rapide a rispondere: i ricercatori ricevettero le risposte complete entro due settimane. Malgrado diverse richieste, le amministrazioni della Calabria e della Sardegna non fornirono mai una completa risposta alle stesse tre domande.</p>
<p>Putnam testò l&#8217;ipotesi che alla base della diversità tra Nord e Sud, ci fosse una differenza di &#8220;senso civico&#8221;. <span id="more-1151"></span>Il &#8220;senso civico&#8221; può essere definito con le parole di de Tocqueville come &#8220;la valutazione degli interessi nell&#8217;ampio contesto sociale&#8221;. Gli interessi del singolo non sono ignorati o soppressi; essi sono considerati come coincidenti con l&#8217;interesse comune nel lungo termine. L&#8217;opposto di &#8220;senso civico&#8221; è il &#8220;familismo amorale&#8221;. Quest&#8217;ultimo caratterizza coloro che sono preoccupati esclusivamente degli interessi a breve termine della ristretta cerchia famigliare. Una società in cui questa attenzione all&#8217;interesse famigliare a breve termine predomina, è una società atomizzata. L&#8217;interesse comune è lasciato a coloro che hanno potere, ciò significa che si formano relazioni prevalentemente su base opportunistica (clientelismo).</p>
<p>Al fine di misurare il &#8220;senso civico&#8221;, Putnam usò un indice basato sui seguenti indicatori:</p>
<p>la percentuale dei voti che sono attratti dal candidato principale in un&#8217;elezione: in una società dove predomina il familismo amorale, c&#8217;è in genere un&#8217;alta proporzione di questi voti (clientelismo elettorale);<br />
l&#8217;affluenza di votanti nei referendum: visto poiché il clientelismo diretto non può giocare un ruolo nei referendum, il livello di partecipazione nel processo decisionale democratico-diretto è un buon indicatore di &#8220;senso civico&#8221;;<br />
il numero di lettori di giornale: leggere i giornali indica un interesse per la società nel suo complesso;<br />
il livello di partecipazione nella vita sociale (come club etc.): prendere parte alla vita sociale allarga gli orizzonti rispetto al solo nucleo famigliare.</p>
<p>Putnam (1993, p. 97-98) caratterizzò la differenza tra i due tipi di società riscontrate in Italia come segue: &#8220;Quando due cittadini si incontrano per la strada, in una Regione con senso civico, è probabile che entrambi abbiano letto un giornale a casa quel giorno; quando due persone si incontrano in una Regione con meno senso civico, invece è probabile che entrambi non l&#8217;abbiano letto. Più della metà dei cittadini delle Regioni con più senso civico non ha mai pubblicizzato preferenze elettorali nella propria vita; più della metà dei votanti nelle Regioni con meno senso civico dicono di averlo sempre fatto. Il numero di iscrizioni a club sportivi, gruppi ricreativi e culturali, organizzazioni di azione sociale e di comunità, gruppi formativi e di giovani e così via è abbondantemente il doppio nelle Regioni con più senso civico di quelle con meno senso civico.&#8221;</p>
<p>Pertanto  sembra esserci una forte e diretta relazione tra senso civico, vivacità economica ed efficienza della pubblica amministrazione. Nelle aree con più senso civico l&#8217;economia prospera e l&#8217;amministrazione è efficiente. Putnam esaminò ed eliminò varie spiegazioni alternative ed arrivò alla conclusione che il &#8220;senso civico&#8221; giocava un ruolo causale.</p>
<p>Putnam sostenne anche che la differenza nella cultura civica tra il Nord e il Sud d&#8217;Italia è molto antica e risale all&#8217;incirca all&#8217;XI secolo. A quel tempo la monarchia feudale con radici Normanne si stabilì nel Sud d&#8217;Italia. Laddove al Nord, già dal XV secolo, vi erano delle città-Stato repubblicane con considerevoli opportunità per l&#8217;iniziativa personale e la partecipazione politica da parte di un numero relativamente ampio di cittadini, nel Sud il feudalesimo continuava ad esistere con le sue strutture gerarchiche, nelle quali successivamente il crimine organizzato si insinuò senza difficoltà.</p>
<p>Non si può ovviamente pensare che il livello di &#8220;senso civico&#8221; rimanga costante attraverso la storia. Il senso civico può anche essere eroso, per esempio, sotto la spinta di fattori economici. Un esempio scioccante è descritto nel libro &#8220;La Gente di Montagna&#8221; dell&#8217;antropologo Turnbull (1972, 1994) inerente gli Ik, una piccola tribù che viveva nel nord-est dell&#8217;Uganda. Gli Ik furono portati fuori dalle loro terre d&#8217;origine perché queste erano state dichiarate riserva naturale. Ciò sconvolse le loro tradizionali fonti di sostentamento e la loro organizzazione sociale. La caccia in gruppo non era più possibile. Tutto ciò che era rimasto era il bracconaggio esercitato da singoli individui. Gli Ik illustrano un esempio estremo di atomizzazione sociale,  profonda reciproca diffidenza tra gli individui e la drastica perdita di qualsiasi forma di capitale sociale.</p>
<p>In uno studio successivo (1995), Helliwell e Putnam analizzarono come funzionava la catena causale data da senso civico (capitale sociale) -&gt; amministrazione efficiente -&gt; soddisfazione sociale. Negli anni ‘80 alle Regioni italiane furono concessi considerevoli poteri nel campo economico. Come risultato di ciò le politiche economiche non erano più decise da un&#8217;autorità centrale ma principalmente dalle autorità regionali. Negli anni ‘60 e ‘70 si ridusse la differenza di ricchezza tra il Nord e il Sud grazie al fatto che l&#8217;autorità centrale aveva disposto forti trasferimenti di denaro dal Nord al Sud, da un lato, e, dall&#8217;altro, che le Regioni settentrionali non erano in grado di operare più efficientemente (ciò dovuto al fatto che la loro  politica economica era decisa centralmente). Sembra che non appena fu data la possibilità alle Regioni di decidere le proprie politiche, il surplus di capitale sociale nel Nord fu immediatamente trasformato in un aumento di ricchezza. Il capitale pubblico e privato fu speso più efficientemente nelle regioni settentrionali, cosicché la differenza in prosperità tra Nord e Sud aumentò nuovamente dal 1983 circa in poi, malgrado i continui trasferimenti di denaro pubblico dal Nord al Sud.</p>
<p>La catena causale di Helliwell e Putnam può essere ulteriormente estesa. Una ricerca comparativa condotta in un gran numero di nazioni dimostra che non è la cultura civica che determina la sostanza e la qualità della democrazia, ma che la connessione causale procede in direzione inversa: &#8220;La fiducia interpersonale appare chiaramente essere un effetto più che una causa di democrazia&#8221;. (Muller e Seligson, 1994). La democrazia crea la fiducia tra cittadini e la fiducia tra i cittadini e le istituzioni dello Stato.</p>
<p>In un altro studio, Putnam (1996a, b) esplorò la diminuzione di &#8220;capitale sociale&#8221; negli Stati Uniti. La frequenza in chiesa, il lavoro per i partiti politici, l&#8217;essere soci di tutti i tipi di club e associazioni diminuirono drasticamente nei decenni precedenti negli Stati Uniti. Ci fu anche un simultaneo forte declino nella &#8220;fiducia sociale&#8221; (fiducia nelle altre persone e nelle autorità). Dopo avere eliminato diverse altre possibili spiegazioni Putnam credeva di avere trovato il principale colpevole nella televisione. Negli anni &#8216;50 la televisione entrò prepotentemente nella società americana: se nel 1950 solo il 10% delle famiglie possedevano una TV, nel 1960 erano già il 90%. È intorno a quel periodo che è iniziato il collasso del &#8220;capitale sociale&#8221; americano.</p>
<p>Un americano medio guarda la TV per circa 4 ore al giorno. Una ricerca dimostra che i telespettatori hanno una forte tendenza a partecipare meno alla vita sociale sotto tutti gli aspetti e sviluppano un giudizio più negativo sugli altri uomini (coloro che vedono molto la TV, per esempio, sovrastimano l&#8217;impatto del crimine nella società). La televisione sotto questo aspetto è uno strano mezzo, infatti i lettori di quotidiani, al contrario, hanno una tendenza a partecipare alla vita di comunità più alta della media.</p>
<p>Nello stesso periodo aumentò la diffidenza tra le persone. Nel 1960 il 58% degli americani ancora credevano che ci si potesse fidare della maggior parte della gente. Nel 1993 si è scesi al 37%. Miller e Ratner (1998) hanno dimostrato che questa cultura della diffidenza aveva una solida base ideologica: &#8220;La biologia evoluzionistica, l&#8217;economia neoliberista, il comportamentismo e la teoria psicoanalitica assumono tutti che le persone, attivamente e singolarmente, perseguono solo il proprio interesse (&#8230;). Evidenze empiriche crescenti invece, dicono un&#8217;altra cosa. Molte delle più interessanti ricerche delle scienze sociali degli ultimi 20 anni puntano sull&#8217;inadeguatezza dei modelli di comportamento basati sull&#8217;interesse del singolo. Per esempio, sappiamo che le persone danno molta più importanza all&#8217;obiettività delle procedure alle quali vengono sottoposte piuttosto che ai risultati materiali delle stesse, che spesso danno molta più importanza ai risultati collettivi piuttosto che a quelli personali; e il loro comportamenti nei confronti delle politiche pubbliche sono  maggiormente guidati dai valori e dalle ideologie piuttosto che dall&#8217;impatto che queste politiche hanno sul benessere materiale.&#8221;</p>
<p>Infatti, le persone sono molto meno concentrate sui propri interessi di quanto non dicano le teorie. Ma nel frattempo tali teorie sono diventate forti nella società. Il risultato è che la maggior parte delle persone si considera più altruista del resto della popolazione. Uno degli esperimenti condotti da Miller e Ratner si occupò della predisposizione delle persone a donare il sangue sia con, che senza un compenso economico [vedere 3-2]. Il 63% delle persone intervistate dissero che erano pronti a donare il sangue gratis. Quando si prospettò la possibilità di un pagamento di 15 dollari, la percentuale salì al 73%. Quindi, l&#8217;effetto di offrire un compenso economico fu poco significativo, considerando il modesto aumento della percentuale che si ottenne. Alle persone intervistate si chiese anche di fare una loro stima della percentuale, senza e con compenso economico. Il risultato fu che pensavano che: il 62% delle persone l&#8217;avrebbe fatto dietro compenso e solo il 33% senza compenso. Quindi sovrastimarono chiaramente il fattore denaro come motivazione delle altre persone.</p>
<p>Un&#8217;altra ricerca si occupò dell&#8217;introduzione di misure anti-fumo. I non fumatori tendono ad avere una visione più ristretta dei fumatori. La ricerca dimostrò che il 100% dei non fumatori e l&#8217;85% dei fumatori erano d&#8217;accordo alla restrizione del fumo sugli aerei. Ma le stesse persone pensavano che il 93% dei non fumatori e solo il 35% dei fumatori avrebbero appoggiato la misura. In altre parole: le persone sovrastimarono moltissimo il ruolo che l&#8217;interesse personale avrebbe avuto nell&#8217;opinione dei fumatori. Miller e Ratner verificarono che almeno l&#8217;80% dei fumatori erano d&#8217;accordo nel proibire il fumo in posti dove c&#8217;era un alto rischio di &#8220;fumo passivo&#8221; (ristoranti, posti di lavoro, bus, treni e aerei). Invece, le persone in generale pensavano che solo dal 25% al 35% dei fumatori fosse d&#8217;accordo.</p>
<p>Questa perdita generale di fiducia tra le persone, che culmina nella sfiducia nelle istituzioni politiche, è direttamente correlata con il problema del disintegrarsi del capitale sociale. La fiducia tra le persone è capitale sociale. L&#8217;atomizzazione della società impedisce alle persone di percepire le reciproche motivazioni morali. Così le persone si considerano sempre di più come degli automi fissati sui propri interessi, che in realtà non lo sono. Più l&#8217;ideologia dell&#8217;homo oeconomicus (l&#8217;uomo come un egoista intrinseco) si sviluppa, più le persone spiegano anche il loro stesso comportamento come mosso solo da interesse personale. Anche le persone che lavorano nel sociale con genuina empatia tendono tendono ad offrire motivazioni egoistiche per ciò che fanno (&#8221;Mi dà qualcosa da fare&#8221; &#8211; &#8220;Ho trovato gli altri volontari davvero simpatici.&#8221; &#8211; &#8220;Mi fa uscire di casa adesso e poi.&#8221; Vedi Wuthnow, 1991). L&#8217;affermazione che la gente &#8220;vota per il suo interesse&#8221; non è convalidata quando vengono analizzati i modelli di voto, ma lo è quando si studiano le spiegazioni delle persone sul proprio voto (Feldman, 1984; Stein, 1990).</p>
<p>De Tocqueville fu impressionato sia dalla forte tendenza all&#8217;autonomia che dalla intensa vita sociale degli americani all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento. Putnam venne colpito dalla polarità tra &#8220;senso civico&#8221; e &#8220;familismo amorale&#8221;. Questo dimostra che ci sono due tipi di &#8220;individualismo&#8221;. Dobbiamo fare una netta distinzione tra l&#8217;individualismo dei singoli cittadini (che non impedisce loro di essere solidali con gli altri), che proprio grazie alla loro indipendenza possono produrre capitale sociale e che prendono anche parte ai referendum; e lo pseudo-individualismo del &#8220;soggetto&#8221; cittadino che si occupa solo dell&#8217;interesse a breve termine del proprio nucleo famigliare ed è contento di lasciare che il resto della società venga governata da coloro che detengono il potere. Questa distinzione è ovviamente fondamentale perché i centri di potere elogeranno questo clientelismo sottomesso come espressione di &#8220;integrazione sociale&#8221;, mentre presenteranno loro stessi, ogni volta che sarà possibile, come il &#8220;centro&#8221; che media tra la clientela debole e coloro che tengono le redini del potere.</p>
<p>Questo tipo di &#8220;centro&#8221; non ha nulla a che vedere con la vita associativa creata dalle persone stesse che venne descritta da De Tocqueville. Si crea un vero capitale sociale quando le persone hanno connessioni tra loro e si vedono come co-creatori e co-definitori delle loro associazioni, a qualsiasi livello, dal più piccolo club di bridge alla più vasta lega delle nazioni. Quindi ciò che emerge è un&#8217;autentica  struttura &#8220;svincolata&#8221;  &#8211; fatta da federazioni di individui indipendenti &#8211; nelle quali le persone possono mettere le proprie energie e la propria dedizione e così facendo migliorare le loro proprie e altrui forze e talenti. La Gestalt socio-politica del &#8220;centro&#8221; di cui sopra è esattamente l&#8217;opposto: qui tutte i diversi ambiti della vita sono avvinti in una specie di struttura verticale intrecciata, nella quale solo le élite hanno accesso alle leve del potere e i membri &#8220;ordinari&#8221; sono essenzialmente ridotti allo status di clienti. Questa specie di centro di potere &#8220;amichevole&#8221; non possiede alcuna caratteristica federalista; in realtà obbedisce al principio di sussidiarietà.</p>
<p>Un centro emerge anche in un società federale e completamente democratica. Ma questo centro è dal punto di vista qualitativo totalmente differente. Non costringe le persone in una condizione di immaturità politica permanente, nella quale viene permesso loro di votare al massimo ogni cinque anni per dare un mandato, virtualmente senza significato, ai loro &#8220;rappresentanti&#8221;. Il centro federale che dovrà gradualmente nascere nel XXI secolo sarà l&#8217;espressione del desiderio delle persone di modo che la vita delle società sia disegnata dagli individui che la compongono. In un centro federale siffatto la scuola non dipende da un corpo controllante e coordinante che siede come una ragno al centro della &#8220;rete educativa&#8221;. La scuola del futuro sarà disegnata dalla specifica comunità di bambini, insegnanti e genitori che vi abitano in quel momento. Tali scuole saranno fondate su di un &#8220;voucher educativo&#8221; che ogni bambino in età scolare riceverà di diritto e che verrà portato dai genitori alla scuola che sceglieranno. In una società federale l&#8217;unica cosa che sarà predeterminata sono i diritti all&#8217;istruzione del bambino; non ci sarà nessuna &#8220;politica educativa&#8221; formulata dal governo. Tali scuole  non saranno intrecciate in una colonna verticale con sindacati, sistemi di assicurazione sanitaria nazionali e privati, banche e associazioni agricole. Saranno una continua creazione che scaturisce dagli sforzi degli insegnanti e dei genitori a fare il meglio per i loro bambini nella situazione specifica; e saranno unite ad altre scuole, non in una relazione centralizzata e gerarchica, ma in una rete orizzontale caratterizzata da frequenti consultazioni, verifiche dei risultati e cooperazione.</p>
<p>Le scuole saranno solo uno degli ambiti in cui si disegnerà una democrazia forte. L&#8217;intelaiatura della democrazia diretta deve essere creata dapprima in modo che la strutturazione federale della vita locale diventi possibile. Un&#8217;intelaiatura democratica di questo tipo non deve comunque rimanere limitata a livello locale, ma deve essere estesa al livello delle istituzioni europee, perché le decisioni più importanti per il livello locale vengono spesso prese a livelli molto più alti.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>023 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Federalismo svincolato</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/08/17/023-democrazia-diretta-cap-3-federalismo-sussidiarieta-e-capitale-sociale-federalismo-svincolato/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 07:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Federalismo &#8217;svincolato&#8217;
La democrazia significa che le persone possono plasmare le proprie comunità discutendo tra loro. Le persone devono avere l&#8217;opportunità di scegliere i modi migliori per lavorare insieme. Solo un federalismo coerente da a  loro questi spazi. Perciò la democrazia diretta e il federalismo sono inseparabilmente insieme. Sono due aspetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Federalismo &#8217;svincolato&#8217;</strong></p>
<p>La democrazia significa che le persone possono plasmare le proprie comunità discutendo tra loro. Le persone devono avere l&#8217;opportunità di scegliere i modi migliori per lavorare insieme. Solo un federalismo coerente da a  loro questi spazi. Perciò la democrazia diretta e il federalismo sono inseparabilmente insieme. Sono due aspetti dello stesso ideale: piena e robusta democrazia. (Barber, 1984).</p>
<p>L&#8217;importanza della libera formazione delle comunità è ben illustrata dall&#8217;esempio della Svizzera. La Svizzera non è solo il paese con la più ampia democrazia diretta del mondo. È anche il paese con un federalismo pienamente e fortemente sviluppato.<br />
I livelli amministrativi più bassi in Svizzera, come i Cantoni e i Comuni, spesso hanno maggiori poteri (rispetto alla tasse, per esempio; guarda paragrafo 4-3 e capitolo 5).</p>
<p>Nel 1847 in Svizzera si ebbe una specie di guerra di secessione nella quale l&#8217;unione dei Cantoni cattolici separatisti, che voleva dissociarsi dallo stato federato, venne sconfitta. Oggi la combinazione della democrazia diretta con le strutture federaliste rende possibile che questo tipo di conflitti si risolvano pacificamente. Per esempio, la regione dello Jura decise nel 1978 di formare il proprio Cantone. Ciò avvenne attraverso un referendum nazionale che approvò la nuova struttura federale con un Cantone in più. Nel 1993 molti comuni dell&#8217;area del Laufental decisero di trasferirsi dal Cantone di Berna al Cantone di Basel-Land. Anche questo spostamento di confine venne deciso pacificamente attraverso un referendum nazionale.</p>
<p>Frey e Eichenberger (1996 e 1999) auspicano un federalismo radicale nel quale le unità politiche più basse possano federarsi come desiderano. I cittadini devono avere il diritto di decidere quali legami federativi creare tramite referendum. Un comune, per esempio, potrebbe decidere di trasferirsi da una provincia ad un&#8217;altra che i cittadini ritengono sia meglio amministrata.<span id="more-1149"></span></p>
<p>Le unioni federali non sono eterne. Unioni chiuse o unioni che possano essere rescisse solo con il consenso degli altri partner non sono accettabili. Un&#8217;unione federale può essere paragonata ad un matrimonio: può essere intrapreso e mantenuto fino a quando entrambi i partner lo vogliono. Se un solo partner vuole il divorzio, e l&#8217;altro no, il matrimonio deve essere annullato. Se è necessario il permesso di entrambi, un partner può tenere in ostaggio l&#8217;altro contro il suo volere.</p>
<p>Inoltre in aggiunta a questo, ogni generazione deve avere l&#8217;opportunità di rivedere e revisionare sia le grandi che le piccole unioni e le relazioni in cui vivono. Negli ultimi decenni abbiamo imparato ad accettare che le persone di oggi hanno obblighi ecologici nei confronti delle generazioni future. Inoltre la consapevolezza che una generazione non deve lasciare sulle spalle dei suoi successori una montagna di debiti pubblici sta lentamente crescendo. Dobbiamo ancora ampliare questo senso di responsabilità. Chiunque leghi le future generazioni a condizioni fisse, sta ipotecando il futuro. Si stanno risolvendo i problemi odierni a spese della libertà delle generazioni future. Le unioni federate sono meglio descritte come un contratto rinnovabile di durata specificata.</p>
<p>Tuttavia c&#8217;è un altro aspetto del federalismo &#8220;svincolato&#8221;. È importante sapere che non tutti gli ambiti della vita sociale possono essere gestiti democraticamente. Se si tenta di farlo ciò porta ad una violazione della giustizia, all&#8217;improduttività ed infine alla morte della democrazia.</p>
<p>La democrazia è adatta per decidere prevalentemente sui diritti, sui doveri e sulle questioni giuridiche. Su entrambi i lati dello Stato istituzionale democratico ci sono due aree della società che devono essere indipendenti dallo Stato stesso. Da una parte c&#8217;è la vita culturale nel più senso ampio del termine: il formarsi delle opinioni, i media, la scuola, le scienze, le arti e la religione. In questi campi ogni individuo deve poter agire liberamente senza l&#8217;intervento dello Stato. Fin tanto che le persone operano insieme in queste aree decidono liberamente il cosa, il come e il quando. Questa idea guadagnò parecchio terreno nel XIX Secolo con l&#8217;introduzione dei cosiddetti diritti fondamentali classici: diritto di parola, diritto di istruzione, diritto di assemblea e di dimostrazione ecc.. Le ragioni di questo sono duplici. Da una parte, anche se il 99% della popolazione crede una cosa, si ha il diritto fondamentale di poter esprimere un&#8217;opinione differente. La giusta protezione delle minoranze è largamente salvaguardata mediante questo principio di libera vita culturale. Dopo tutto, le minoranze sono spesso definite da caratteristiche culturali: lingue differenti, religioni differenti, costumi differenti, concezioni differenti, ecc.. D&#8217;altra parte la libertà in quest&#8217;ambito garantisce efficienza e produttività.<br />
Nella sfera culturale si sono ottenuti successi:<br />
- nuove conoscenze acquisite, invenzioni realizzate, persone acculturate<br />
- senza le quali la società allargata non può funzionare. E non è praticamente possibile creare democraticamente una nuova invenzione o decidere democraticamente se una teoria matematica è corretta o no. In questo contesto contano solo il talento specifico e le conoscenze dell&#8217;individuo e non quale opinione ha la maggioranza. L&#8217;individuo deve perciò avere lo spazio e la libertà di sviluppare ed esprimere le proprie conoscenze e la propria creatività. La democrazia mina le proprie fondamenta quando impone dei ruoli nella vita culturale attraverso la legislazione, perché, per esempio, la legislazione stessa può nascere da nuove conoscenze, discussioni e cambiamenti che avvengono nella vita cultural-spirituale. Lo Stato dovrebbe essere conformato dai prodotti della vita spirituale libera; se si cerca di regolamentare ciò si potrebbe prosciugare la sua fonte di innovazione e creatività. È importante capire che, in linea di principio, non fa nessuna differenza se c&#8217;è un governo basato sulla maggioranza o sulla minoranza che vuole imporre le sue opinioni attraverso lo Stato. Nel primo caso è un gruppo grande che comprime la libertà dell&#8217;individuo, nel secondo è un gruppo piccolo, ma in tutti e due i casi si va contro i diritti umani dell&#8217;individuo e si indebolisce la produttività.</p>
<p>D&#8217;altro canto anche l&#8217;area della produzione di beni e servizi non è compatibile con il processo decisionale democratico. Dopo i fallimenti del Comunismo nel ventesimo secolo anche la consapevolezza di questo ha guadagnato parecchio terreno. Gli individui e i gruppi dovrebbero avere la libertà di attivare accordi necessari tra di loro riguardo a produzione e consumo. Questi accordi sono basati sulla fiducia che le persone hanno nelle capacità, nell&#8217;affidabilità ecc. della controparte nell&#8217;accordo stesso. Non importa cosa le altre persone, o la società intera  pensa quando due o più persone vogliono fare un accordo fra di loro per produrre o consumare qualcosa. L&#8217;economia si organizza naturalmente all&#8217;interno di un principio o di una rete di accordi o contratti liberamente conclusi. Senza questo diritto al libero accordo, così come in assenza dei diritti di parola e libera associazione la democrazia stessa non può più esistere. La legislazione democratica può comunque imporre delle restrizioni in modo da prevenire che l&#8217;attività che scaturisce dall&#8217;accordo produca effetti sfavorevoli su terze parti. Infatti, ad esempio, è assolutamente ovvio che la legislazione proibisca ogni attività che possa danneggiare l&#8217;ambiente.<br />
Ma una legislazione, espressione di  qualsiasi genere di obiettivo politico, non può proibire, sanzionare, imporre o incoraggiare  accordi tra partner particolari senza violare al tempo stesso i diritti fondamentali dei cittadini.<br />
Allo stesso modo in cui il diritto di voto è essenziale nel campo della democrazia e la libera espressione è una libertà chiave nel campo culturale e spirituale, il diritto di libero accordo è considerato come una libertà fondamentale nel campo economico. Il voto libero, la libertà di espressione e il libero accordo sono le tre libertà fondamentali sulle quali si basa una società democratica libera.</p>
<p>A questo proposito è necessario sgombrare il campo da due malintesi. Il primo concerne la questione di come la democrazia dovrebbe essere circoscritta all&#8217;area dove essa è realmente efficace. Questa può essere una restrizione imposta solo dal volere collettivo degli stessi cittadini e che essi possono modificare in qualsiasi momento. I cittadini in assemblea  &#8211; la comunità legale &#8211; possono quindi volontariamente decidere di non interferire con la vita culturale e con le iniziative economiche tramite la democrazia (diretta), perché apprezzano i benefici della non interferenza. Esso possono anche includere questo tra i principi fondamentali della Costituzione. Ma devono sempre essere in grado di cambiare le opinioni, perché una intuizione   potrebbe forse portare in futuro anche a migliori principi di governo. La comunità legale democratica deve rimanere sovrana. Quindi noi non sosteniamo che una o l&#8217;altra istituzione imponga arbitrariamente dall&#8217;alto dei limiti al processo decisionale democratico (diretto) ma che i cittadini devono sempre essere in grado di farlo da loro stessi. Né sosteniamo che i cittadini prendano decisioni &#8220;eterne&#8221; che soggiogheranno le generazioni future, le quali invece sono sovrane e devono poter organizzare la loro società sulla base delle loro nuove conoscenze.</p>
<p>Il secondo malinteso riguarda la natura delle tre aree: cultura, politica ed economia. Non tutto ciò che le aziende e le scuole fanno è rispettivamente economico o cultural-spirituale per sua natura. Il funzionamento di un&#8217;azienda o di una scuola comporta anche una considerevole componente che si riferisce a leggi e a diritti umani e le relative problematiche possono essere regolate tramite canali &#8220;democratici&#8221; (cioè canali dove tutte le persone coinvolte hanno voto uguale). Ciò, praticamente sempre, riguarda le condizioni di base per l&#8217;attività economica: di per sé le iniziative economiche rientrano nel campo della libera creatività, ma non devono tradursi nell&#8217;inquinare o avvelenare un&#8217;area residenziale, e così via. Il processo decisionale su questioni legali dentro le aziende private non necessitano sempre di procedere tramite lo Stato (locale), ma possono anche nascere tramite organi &#8220;democratici&#8221; presenti nelle aziende stesse, nelle scuole e similari all&#8217;interno delle quali tutte le persone coinvolte abbiano voto uguale. Infatti questo spesso è assai preferibile.</p>
<p>Gli Stati moderni hanno parecchi difetti da molti punti di vista: non fanno le cose che dovrebbero fare. Ma per altri aspetti si occupano di troppe cose, acquistando troppo potere. Da una lato la democrazia deve essere radicalmente intensificata ed estesa &#8220;orizzontalmente&#8221; introducendo un processo decisionale democratico-diretto; dall&#8217;altro lato la democrazia deve essere compressa &#8220;verticalmente&#8221;, nel senso che si deve ritirare dagli spazi dove non ci deve stare.</p>
<p>Molti argomenti contro la democrazia diretta sono smontati da questa prospettiva. Quando i critici della democrazia diretta affermano che i cittadini non sono in grado di decidere le questioni sulle quali normalmente i politici prendono decisioni, in generale sbagliano &#8211; vedi capitolo 6 per questo &#8211; ma altre volte hanno ragione. La soluzione comunque non poggia sul presunto diritto del parlamento di ignorare il popolo, ma nel rimuovere tali questioni dal campo della democrazia. Perché se i cittadini non sono competenti nel decidere qualcosa, allora neanche i politici lo sono. I politici non sono altro che gli agenti dei cittadini e, come la maggior parte di questi, sono tipicamente generalisti che &#8211; in linea di massima &#8211; pensano ed agiscono sulla base delle stesse preoccupazioni e desideri dei cittadini. Vista in questo modo la democrazia diretta può agire come un&#8217;ulteriore controllo per verificare se una certa questione non appartenga alla democrazia istituzionale.</p>
<p>La separazione delle varie sfere della vita ha un altro vantaggio. Attualmente le frontiere economiche ed educative coincidono normalmente con i confini di Stato, perché gli Stati determinano in larga misura le politiche economiche ed educative tramite legislazione e regolamenti. Ma se questi spazi si &#8220;privatizzano&#8221;, possono creare degli accordi di cooperazione che attraversano i confini politici. Le scuole nella regione belga germanofona delle Fiandre potrebbero cooperare più strettamente con le scuole nel sud dell&#8217;Olanda. La città olandese di Maastricht e la città tedesca di Aquisgrana, che sono molto vicine l&#8217;un l&#8217;altra attraversando il confine, si trovano obiettivamente nella stessa regione economica e potrebbero reciprocamente standardizzare tutti i tipi di regolamento strettamente economici, rimanendo tuttavia in due Stati differenti.</p>
<p>Casualmente anche in questo la Svizzera gioca un ruolo speciale, anche se talora ambiguo. Da un lato, esiste una sorta di separazione tra le differenti aree funzionali in alcune zone della Svizzera. Nel cantone di Zurigo (1,2 milioni di abitanti), per esempio, oltre alle autorità locali vere e proprie, esistono anche comunità scolastiche e di chiesa che si auto organizzano, riscuotono le loro tasse e hanno delle demarcazioni geografiche diverse dai comuni. Inoltre, esistono numerosi cosiddetti &#8220;Zivilgemeinden&#8221; (comunità civili) che amministrano beni pubblici (acqua, elettricità, radio e televisione, etc.), che hanno forme amministrative di democrazia diretta e che percepiscono i loro introiti dalle bollette degli utenti. Dall&#8217;altro lato, le decisioni sono spesso prese democraticamente, mentre (come abbiamo sostenuto prima) ciò non è  il modo appropriato per tutto. In Svizzera, per esempio, tutti pagano la tassa sulla chiesa, generalmente attraverso lo Stato, a meno che non dichiarino che non sono membri di alcuna chiesa. Ma la separazione tra la vita politica e quella culturale-spirituale implica, ovviamente, che lo Stato non debba riscuotere alcuna tassa per conto di entità private, che si tratti di un club di biliardo piuttosto che di una chiesa.</p>
<p>È questa capacità di essere svincolato che distingue il federalismo dalla sussidiarietà. La sussidiarietà è basata su di una suprema autorità già stabilita che delega verso il basso. Il risultato è inevitabilmente quello di un&#8217;entità monolitica centralizzata. Quando i cittadini sono liberi di federarsi è possibile che si creino diverse unioni e relazioni che si intrecciano fra di loro nei vari settori della vita. Questi ultimi diventano così  &#8220;svincolati&#8221;.</p>
<p>Comunque il principio fondamentale del federalismo comporta che questa separazione in strutture federali non può essere imposta dall&#8217;alto. Deve essere fatta dalla gente stessa e la democrazia diretta è uno strumento fondamentale per arrivare a questo. Questo tipo di democrazia funzionerà sempre al meglio quanto più quelli ambiti della vita, nei quali la democrazia è naturalmente &#8220;di casa&#8221;, sono chiaramente separati da quei settori in cui le decisioni democratiche non sono né necessarie né desiderabili. Un federalismo &#8220;disgiunto&#8221; e la democrazia diretta possono così rinforzarsi reciprocamente. Una democrazia integrata è una società nella quale è stato messo in moto con successo questo processo di reciproco rinforzo tra le forme associative federaliste e la democrazia.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>022 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Federalismo e democrazia diretta</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 07:42:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Federalismo e democrazia diretta
Per il federalista coerente l&#8217;individuo rappresenta il livello più alto. Presentiamo due tesi a sostegno di questo punto di vista.
Primo, lo scopo dei politici è quello di minimizzare sofferenza e disordine, nella misura in cui questi siano attribuibili a circostanze sociali. Dato che la sofferenza è sempre esperita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Federalismo e democrazia diretta</strong></p>
<p>Per il federalista coerente l&#8217;individuo rappresenta il livello più alto. Presentiamo due tesi a sostegno di questo punto di vista.</p>
<p>Primo, lo scopo dei politici è quello di minimizzare sofferenza e disordine, nella misura in cui questi siano attribuibili a circostanze sociali. Dato che la sofferenza è sempre esperita dagli individui e mai dai gruppi o da intere popolazioni come tali, è logico che l&#8217;individuo appaia come l&#8217;autorità politica più elevata.</p>
<p>Secondo, le decisioni politiche sono essenzialmente sempre scelte morali o giudizi di valore. Solo gli individui hanno una coscienza e la capacità di formulare un giudizio morale. I gruppi o le popolazioni come tali non hanno una coscienza. È quindi logico, anche da questa prospettiva, che l&#8217;individuo appaia come l&#8217;autorità più elevata.</p>
<p>Ciononostante i federalisti non sono egocentrici. Sanno che gli individui possono solo essere esseri umani reali, individui reali, dentro l&#8217;edificio della società. Le persone si uniscono ad altre persone proprio perché sono creature sociali.</p>
<p>Gli individui formano delle piccole comunità di giustizia, all&#8217;interno delle quali vari problemi possono essere regolati democraticamente. Alcuni problemi non possono essere affrontati a livello di villaggio, di città, di valle o di regione. In questi casi le comunità più piccole si possono federare: si uniscono per formare una nuova, più grande comunità che è autorizzata ad affrontare questi problemi. Questo processo di federazione può essere ripetuto finché si sono affrontati tutti i problemi a livello appropriato.</p>
<p>Federalismo è il nome che diamo alla struttura che emerge quando, per affrontare alcuni problemi, le comunità più piccole si accordano reciprocamente per formare una comunità più grande e per delegare ad essa certi poteri. Poiché la delega avviene dal più piccolo al più grande e poiché il delegare ad un livello più grande è una libera scelta del livello più piccolo, la delega dal più piccolo al più grande è, per principio, rescindibile in qualsiasi momento. Il livello più piccolo è al tempo stesso il livello più elevato. L&#8217;individuo è il più piccolo e anche il più elevato livello. In questo contesto, &#8220;più elevato&#8221; e &#8220;più basso&#8221; devono essere intesi nel senso di una gerarchia amministrativa. Quando le comunità trasferiscono il potere ad un distretto o ad una regione, allora questi ultimi sono &#8220;più elevati&#8221; delle comunità in termini tecnici amministrativi. Tuttavia sono le comunità &#8211; o l&#8217;elevato livello dei cittadini &#8211; che hanno trasferito questo potere e che possono in linea di principio anche rescinderlo.</p>
<p>Se pensiamo all&#8217;idea federalista fino alla sua conclusione logica, arriviamo all&#8217;individuo autonomo come la più piccola e al tempo stesso la più basilare delle comunità. La persona individuale è così l&#8217;ultimo corpo delegante. Questo è  anche logico perché una buona misura si distingue sempre da una meno buona dalla maggiore efficienza con cui elimina la sofferenza o il disordine e, come abbiamo visto, la sofferenza o il disordine sono sperimentati solo dagli individui &#8211; mai dalle comunità. Il fatto che l&#8217;individuo sia l&#8217;autorità più elevata dovrebbe logicamente riflettersi sul processo decisionale democratico-diretto a tutti i livelli.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>021 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; Sussidiaretà e federalismo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 17:39:01 +0000</pubDate>
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di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
Sussidiarietà e federalismo
&#8220;Federalismo&#8221; è l&#8217;opposto di &#8220;sussidiarietà&#8221;. In una società federalista la delega arriva dagli stessi singoli cittadini. Anche i federalisti sostengono che vi è ingiustizia se i compiti non vengono delegati, in quanto gli uomini sono animali sociali e dipendono l&#8217;uno dall&#8217;altro. Nondimeno la sussidiarietà differisce fondamentalmente nello spirito dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>Sussidiarietà e federalismo</strong></p>
<p>&#8220;Federalismo&#8221; è l&#8217;opposto di &#8220;sussidiarietà&#8221;. In una società federalista la delega arriva dagli stessi singoli cittadini. Anche i federalisti sostengono che vi è ingiustizia se i compiti non vengono delegati, in quanto gli uomini sono animali sociali e dipendono l&#8217;uno dall&#8217;altro. Nondimeno la sussidiarietà differisce fondamentalmente nello spirito dal principio del federalismo. Il federalismo comincia dall&#8217;individuo, perché non solo coscienza e giudizio morale ma anche l&#8217;esperienza di gioie e dolori della vita sono caratteristiche individuali. I gruppi in sé non soffrono e ancor più importante, non hanno coscienza. La sussidiarietà d&#8217;altra parte emana dal potere che si trova al di sopra degli individui e che &#8220;benevolmente&#8221; crea lo spazio per le attività dei livelli più bassi e degli individui stessi.</p>
<p>L&#8217;idea federalista può essere facilmente legata all&#8217;ideale democratico. Ma la connessione è anche più stretta di così: la democrazia diretta e il federalismo sono i due lati inseparabili  della stessa medaglia totalmente democratica. Il concetto di sussidiarietà d&#8217;altra parte è del tutto inconciliabile con la piena democrazia, perché è basato su di un&#8217;autorità data a priori. Nella teoria della sussidiarietà il modello della Chiesa strutturato gerarchicamente viene trasposto nello Stato secolare. Nel concetto federalista sono gli individui ad essere al livello più alto, cosicché sono gli individui che decidono che cosa è delegato e a quale livello. Per i fautori della sussidiarietà questo diritto di decidere è prerogativa dello Stato (che dal punto di vista della Chiesa è ancora subordinato ad un potere &#8220;divino&#8221;) e gli individui si ritrovano al livello più basso.</p>
<p>La Chiesa Cattolica probabilmente non ha inventato il termine &#8220;sussidiarietà&#8221;, ma l&#8217;ha preso e propagato con grande successo. L&#8217;ideologia della sussidiarietà ha messo radici profonde per esempio all&#8217;interno dei circoli europei. In questi circoli ci sono spesso dei ragionamenti molto ambigui sulla direzione (dall&#8217;individuo alla società o viceversa) che la delega deve prendere, cosicché è nata una disastrosa confusione tra i termini &#8220;federalismo&#8221; e &#8220;sussidiarietà&#8221;. Molte persone attualmente usano il termine &#8220;sussidiarietà&#8221; quando in realtà hanno ideali federalisti. Anche i federalisti devoti confondono i termini spesso con conseguenze pesanti. Spesso dimenticano che una struttura federalista deve logicamente cominciare con gli individui. Permettono che il discorso federalista cominci solo ad un livello molto più alto, come quello di un comunità o anche dell&#8217;intera nazione. Per i livelli più bassi e per l&#8217;individuo adottano inconsapevolmente la vecchia idea di sussidiarietà del Papa e della Chiesa Cattolica. Ciò priva il discorso federalista di gran parte della sua attrattiva e della sua coerenza intrinseca e viene perso il legame logico tra federalismo e democrazia diretta.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2009/08/16/category/category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>020 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale &#8211; La Chiesa e la democrazia: il principio di sussidiarietà</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 17:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Edoardo
La Chiesa e la democrazia: il principio di sussidiarietà
La Chiesa Cattolica non ha mai amato la democrazia. Fino al ventesimo secolo inoltrato, i leader cattolici difesero il concetto che lo stato divino della Chiesa le desse il diritto e l&#8217;obbligo di essere coinvolta nel plasmare l&#8217;attività politica. In particolare, ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Edoardo</p>
<p><strong>La Chiesa e la democrazia: il principio di sussidiarietà</strong></p>
<p>La Chiesa Cattolica non ha mai amato la democrazia. Fino al ventesimo secolo inoltrato, i leader cattolici difesero il concetto che lo stato divino della Chiesa le desse il diritto e l&#8217;obbligo di essere coinvolta nel plasmare l&#8217;attività politica. In particolare, ci si aspettava che i politici democratici cristiani si attenessero alle direttive di Roma. Per esempio, Papa Pio X in &#8220;Fin dalla prima nostra enciclica&#8221; nel 1903, scrisse: &#8220;Nel rispondere alle proprie responsabilità la democrazia Cristiana ha il più profondo dovere di dipendenza dall&#8217;autorità religiosa ed è soggetta e deve obbedienza ai vescovi e a chiunque li rappresenti. Non è né diligenza encomiabile né sincera devozione intraprendere qualcosa che è veramente bello e buono, ma che non è stato approvato da un rappresentante autorizzato della Chiesa&#8221;.</p>
<p>Comunque la Chiesa domandava obbedienza alla società intera. Nella lettera enciclica &#8220;Immortale Dei&#8221; (1885) Papa Leone XIII affermò che era sbagliato porre le varie forme di culto divino sullo stesso piano della vera religione. La Chiesa è sempre stata molto determinata su questo punto. Come si era auto nominata guardiana della verità assoluta, era molto difficile fare altro. L&#8217;esperienza ha dimostrato in Polonia, in Irlanda e in Italia che la Chiesa prova anche ad imporre i suoi punti di vista all&#8217;intera società attraverso i governi, se sente di essere nella posizione per farlo. Fino al 1944, con la lettera enciclica &#8220;Già per la Sesta Volta&#8221; (Pio XII), la Chiesa non prese una posizione di principio favorevole alla democrazia (Woldring, 1996). L&#8217;avversione della Chiesa agli ideali democratici spiega perché i politici cattolici hanno così strenuamente resistito all&#8217;introduzione del suffragio universale (contro il quale, casualmente, usarono più o meno gli stessi argomenti che sono attualmente usati contro la democrazia diretta).</p>
<p>Dovremmo quindi avere qualche cautela nel considerare l&#8217;affermazione che anche la Chiesa Cattolica abbia formulato una teoria di governo basata sul concetto di sussidiarietà. L&#8217;enciclica &#8220;Quadragesimo Anno&#8221; (1931) formulava ciò come segue: &#8220;&#8230;È vero certamente e ben dimostrato dalla storia, che, per la mutazione delle circostanze, molte cose non si possono più compiere se non da grandi associazioni, laddove prima si eseguivano anche delle piccole. Ma deve tuttavia restare saldo il principio importantissimo nella filosofa sociale: che siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l&#8217;industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. (&#8230;)Perciò è necessario che l&#8217;autorità suprema dello stato, rimetta ad associazioni minori e inferiori il disbrigo degli affari e delle cure di minor momento, dalle quali essa del resto sarebbe più che mai distratta ; e allora essa potrà eseguire con più libertà, con più forza ed efficacia le parti che a lei solo spettano, perché essa sola può compierle; di direzione cioè, di vigilanza di incitamento, di repressione, a seconda dei casi e delle necessità. Si persuadano dunque fermamente gli uomini di governo, che quanto più perfettamente sarà mantenuto l&#8217;ordine gerarchico tra le diverse associazioni, conforme al principio della funzione suppletiva dell&#8217;attività sociale, tanto più forte riuscirà l&#8217;autorità e la potenza sociale, e perciò anche più felice e più prospera la condizione dello Stato stesso.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sussidiarietà&#8221; è un concetto chiave nell&#8217;ideologia cristiano-democratica. L&#8217;idea di base è che i livelli &#8220;più alti&#8221; deleghino il maggior numero possibile di compiti ai livelli &#8220;più bassi&#8221; in modo da sollevare se stessi dal lavoro meno importante, che per lo più può essere fatto più efficientemente dai livelli più bassi. Un&#8217;ulteriore assunto è che i livelli più bassi, giù fino ai singoli individui, sono trattati ingiustamente se non c&#8217;è delega. Comunque l&#8217;iniziativa di delega è di tipo alto-basso. E&#8217; il livello più alto che decide quanto spazio di manovra riceveranno i livelli più bassi e quando e se la loro libertà d&#8217;azione sarà annullata. Ciò è espresso anche dal termine stesso. &#8220;Sussidiario&#8221; significa &#8220;riserva&#8221; o &#8220;ausiliario&#8221; (come per i militari); i livelli più bassi sono effettivamente i soldati ausiliari dei livelli più alti.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../category/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>019 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; 2-3: Frans van den Enden</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 07:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
2-3: Frans van den Enden 
Per molto tempo il filosofo olandese Spinoza  venne ritenuto quello che aveva posto le prime basi filosofiche della democrazia &#8211;  sovranità popolare e  una radicale libertà di parola. Questo fa di lui un tipico rappresentante di quello che lo storico Jonathan Israel [...]]]></description>
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<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>2-3: Frans van den Enden </strong><br />
Per molto tempo il filosofo olandese Spinoza  venne ritenuto quello che aveva posto le prime basi filosofiche della democrazia &#8211;  sovranità popolare e  una radicale libertà di parola. Questo fa di lui un tipico rappresentante di quello che lo storico Jonathan Israel (2002) chiama illuminismo radicale. Alcune delle persone famose che sono considerate le rappresentanti classiche dell&#8217;Età della Ragione &#8211; Newton, Locke e Montesquieu, per esempio &#8211; sono infatti  rappresentanti dell&#8217;Età moderata della Ragione. I credo di Locke sono rappresentativi di questa Età moderata della Ragione.Egli sosteneva la tolleranza e la libertà di credo religioso per tutti i tipi di convinzioni cristiane, ma non per gli atei &#8211; perché questo avrebbe significato respingere la base della moralità &#8211; e neanche per i cattolici, perché essi riconoscevano un&#8217;autorità  straniera: il Papa. I sostenitori della Età moderata della Ragione  lottarono contro l&#8217; Illuminismo radicale e quest&#8217;ultimo sovente doveva operare clandestinamente.<br />
Nel 1990 però l&#8217;esperto di Spinoza Wim Klever scoprì che Spinoza in realtà mutuò le sue idee dal suo precettore Franciscus van den Enden (1602-1674). Van den Enden era di Anversa, ma poi fuggì ad Amsterdam, dove fondò una piccola scuola privata nella quale insegnò anche Spinoza. Klever scoprì che Van den Enden era autore di due rivoluzionari, anonimi libri pubblicati: Kort Verhael Van Nieuw Nederlants ( un breve resoconto dei Nuovi Paesi Bassi, 1662) e Vrije politijke Stellingen (Libere proposte politiche, 1665 , ripubblicato da Klever nel 1992).<br />
Van den Enden fu il primo a sostenere  l&#8217;uguaglianza politica &#8220;tra persone più e meno intelligenti e persone più e meno benestanti, di sesso maschile e femminile, governanti e sudditi, ecc.&#8221;.  Van den Enden dichiarò esplicitamente che l&#8217;uguaglianza  politica non significa mettere allo stesso livello. Egli sostiene che ogni essere umano è un individuo unico con talenti e caratteristiche specifiche e che l&#8217;uguaglianza politica non deve fare nulla per cambiare questo stato di cose. L&#8217;uguaglianza prevede la libertà. Le leggi devono fornire a tutti lo spazio per  svilupparsi, parlare e pensare in eguale maniera &#8211; per cui Van den Enden utilizza il termine &#8220;pari libertà&#8221;. Egli formulò il principio di sovranità popolare con i termini più forti possibili. Egli mise in guardia &#8211; correttamente come adesso possiamo vedere &#8211; contro la creazione di una classe politica che avrebbe servito i suoi propri interessi. Van den Enden sosteneva che era meglio che le persone prendessero le decisioni politiche da sé  e credeva che le  assemblee pubbliche fossero il miglior strumento per raggiungere questo obiettivo. Van den Enden notava che, a seguito della  deliberazione comune e del processo decisionale in tali assemblee, le conoscenze della gente e le competenze politiche sarebbero aumentate considerevolmente. In questo contesto egli aveva un concetto limitato di &#8220;popolo&#8221;: solo gli uomini che potevano provvedere a sé stessi avevano diritto di voto. Gli uomini che non erano in grado di farlo, e anche le donne, non avrebbero dovuto essere autorizzati ad accedere alla pubblica assemblea (in questo senso la sua teoria dell&#8217;uguaglianza era incoerente). In occasione della prima assemblea pubblica  &#8211; egli affermava &#8211; i cittadini dovrebbero fare uno spettacolo bruciando tutte le leggi e i regolamenti che concedevano poteri speciali o privilegi  alla nobiltà e al clero. Egli riteneva che tali comunità autenticamente diretto-democratiche (allora ancora città) potessero stabilire reciproci legami federativi. Tutto questo lo rende forse il primo teorico della democrazia diretta. Van den Enden sosteneva anche il libero porto d&#8217;armi da parte dei cittadini, in modo che  altri governanti non fossero in grado di sottrarre con l&#8217;inganno i loro diritti democratici.<br />
Van den Enden riteneva che la democrazia era indissolubilmente legata a una vita culturale libera. &#8220;La cosa più dannosa in uno Stato è che non è lasciata alle persone la libertà di proclamare tutte le cose che ritengono essere di maggior interesse pubblico &#8230;&#8221;.   Non dovrebbero essere messi ostacoli sulla strada di nessuno, nemmeno degli stranieri, concernenti le opinioni personali o le questioni religiose. Van den Enden sosteneva anche  il principio di mutua solidarietà, in relazione alle necessità materiali delle persone. Centrale nelle sue idee era il diritto al lavoro. Lo Stato impone di fatto l&#8217;appartenenza allo Stato stesso a tutti coloro che sono nati all&#8217;interno dei suoi confini; ciò è giustificato solo se lo Stato fornisce anche  uguali livelli di beneficio per tutti i suoi membri. Egli inoltre sosteneva l&#8217;introduzione di strutture sociali e mediche e respingeva decisamente &#8220;l&#8217;umiliante elargizione di elemosina&#8221; da parte della gente ricca e delle chiese.<br />
Quasi 125 anni prima della Rivoluzione Francese Frans Van den Enden aveva già abbracciato la sua celebrata trinità di ideali: libertà, uguaglianza e fraternità. Ma considerando che i rivoluzionari francesi produssero questa parola d&#8217;ordine in una forma del tutto indifferenziata, Van den Enden portò in essa molto maggiore differenziazione: egli collega la libertà con la vita culturale (la libertà di parola e di religione), l&#8217;uguaglianza con il sistema politico e giuridico, e la solidarietà con le necessità materiali delle persone (vedi anche il capitolo 3).<br />
Van den Enden successivamente si trasferì a Parigi dove fu arrestato per essere stato coinvolto in un complotto contro Luigi XIV. Il 27 novembre 1674 fu giustiziato per impiccagione nel Palazzo della Bastiglia. Se si confronta il contenuto di &#8220;Libere proposte politiche&#8221; con la situazione odierna, è chiaro che, la maggior parte degli obiettivi formulati da Van den Enden quasi tre secoli e mezzo fa, sono ancora in attesa di essere realizzati.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>018 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; 2-2 Boicottaggio con quorum di partecipazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 07:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
2-2 Boicottaggio con quorum di partecipazione
I referendum comunali in Germania illustrano abbondantemente l&#8217;opera distruttiva dei quorum di partecipazione.
Nel Baden-Württemberg il referendum comunale fu introdotto già nel 1956 (negli altri Stati tedeschi fu introdotto non prima del 1990). Però la legislazione del Baden è molto restrittiva. Una delle più gravi restrizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>2-2 Boicottaggio con quorum di partecipazione</strong><br />
I referendum comunali in Germania illustrano abbondantemente l&#8217;opera distruttiva dei quorum di partecipazione.<br />
Nel Baden-Württemberg il referendum comunale fu introdotto già nel 1956 (negli altri Stati tedeschi fu introdotto non prima del 1990). Però la legislazione del Baden è molto restrittiva. Una delle più gravi restrizioni è la regola del quorum: almeno il 30% degli elettori devono votare a favore della proposta dei cittadini, altrimenti il voto è nullo.<br />
Questa norma dà più peso ai voti degli oppositori dell&#8217;iniziativa dei cittadini che ai voti dei suoi sostenitori, in quanto il non voto degli astenuti vengono aggiunti al voto no di coloro che si oppongono a questa iniziativa.<br />
Il referendum di Reutlingen (1986) sulla costruzione di un rifugio antiraid aereo illustra questo effetto in modo sorprendente. Il 20 marzo 1986 il Consiglio comunale (maggioranza CDU) ha deciso di costruire un bunker per la protezione civile. Venne rapidamente allestita una iniziativa dei cittadini contro ciò, con sostenitori comprendenti Spd e Verdi, e il 18 aprile le firme necessarie furono presentate per tenere un referendum comunale sulla questione.<br />
Il Consiglio comunale e la CDU inscenarono un  deliberato boicottaggio nei confronti di questa iniziativa. Qualsiasi partecipazione a serate di dibattito e iniziative similari furono sistematicamente respinte. Nella ultimissima settimana prima della votazione la CDU ruppe improvvisamente il suo silenzio con un annuncio e un opuscolo che fu distribuito come supplemento di un giornale ed era  tra l&#8217;altro firmato dal Sindaco. Questo conteneva uno sfacciato incoraggiamento a boicottare il voto: &#8220;&#8230; teste professionali e fredde  devono ora agire ragionevolmente, non con un comportamento di voto emotivo ma intelligente. Quindi potete proprio stare a casa Domenica prossima; dopo tutto, viene solo chiesto di votare contro la costruzione del bunker. Anche se non votate verrà espressa la vostra approvazione alla decisione presa dal Consiglio comunale. Avete riposto largamente la vostra fiducia nella CDU per molti anni in occasione delle elezioni. Potete affidarvi a noi anche su questa questione &#8220;.<br />
Il risultato fu che solo 16.784 dei 69.932 elettori registrati presero parte al voto, ma solo 2.126 votarono a favore del bunker. L&#8217;iniziativa dei cittadini naufragò causa il 30% del quorum, nonostante il fatto che solo il 3,4% degli elettori si espressero a favore del bunker.  Il quorum consentì in ultima analisi a una piccola minoranza della popolazione di prevalere contro una larga maggioranza. Vari altri Comuni nel Baden-Württemberg tennero referendum comunali su simili progetti di rifugi. Nel complesso vi è stata una larga maggioranza contro la costruzione di tali impianti, che le persone hanno ritenuto essere inutili. (Un sondaggio ha mostrato che il 70% dei residenti nel Baden-Württemberg si sono opposti ai bunker). Anche a Nürtingen, un Comune vicino a Reutlingen, ci fu una iniziativa dei cittadini contro un bunker simile. La CDU locale non invitò qui a un boicottaggio. Il risultato fu che il 57% degli elettori partecipò al referendum e il 90% dei votanti respinse la costruzione del bunker.  L&#8217;iniziativa dei cittadini ebbe quindi successo in questo caso. In un altro Comune, Schramberg, l&#8217;iniziativa dei cittadini contro il il progetto del bunker locale ebbe anch&#8217;essa successo, nonostante un invito a boicottarla della CDU. In questa occasione il testo della CDU per l&#8217;invito a un boicottaggio trapelò prematuramente, cosicché gli oppositori del bunker ebbero ancora il tempo per rispondere e contrastare la manovra. Inoltre i giornali locali pubblicarono critiche   all&#8217;invito al boicottaggio della CDU. Alla fine il 49,25% degli elettori di Schramberg partecipò al referendum, il minimo del 30% di affluenza per il quorum fu raggiunto e l&#8217;88,5% degli elettori si dichiararono contrari al bunker.<br />
Un boicottaggio può essere condotto anche per linee organizzative. Un esempio ben noto proviene dalla città di Neuss, in cui il primo referendum comunale nel Nordrhein-Westfalen ebbe luogo il 3 settembre 1995. L&#8217;argomento era la costruzione di un hotel, vicino al municipio, che avrebbe distrutto un po&#8217; di cintura verde del centro città. La  maggioranza CDU riuscì ad ottenere il fallimento del voto pubblico  a causa del quorum di partecipazione del 25%. È generalmente noto che quando i referendum in grandi città riguardano progetti di edifici in un singolo specifico distretto, voteranno relativamente poche persone, perché non si sentono personalmente toccate dal problema o  hanno l&#8217;impressione che la scarsa conoscenza della situazione specifica non permetta loro di giudicare correttamente (ad Anversa un referendum sul progetto della piazza municipale ad Ekeren, per esempio, attirerà pochissimi elettori provenienti da altri quartieri, come il Sud o Hoboken, in cui la maggior parte dei residenti non si sono mai recati di persona a Ekeren). Il Consiglio comunale di Neuss utilizzò una serie di misure volte a scoraggiare gli elettori. Il voto postale non venne consentito (anche se per le elezioni del Consiglio il 15% dei voti furono inoltrati per posta). Invece dei 100 seggi elettorali che furono allestiti per le elezioni del Consiglio, solo 30 seggi furono aperti per questa votazione. Risultato: solo il 18,5% degli elettori partecipò al referendum. E&#8217; vero che quasi l&#8217;80% di questi erano contro il progetto dell&#8217;hotel del Consiglio comunale, ma poiché il quorum non fu raggiunto l&#8217;iniziativa dei cittadini fu dichiarata nulla.<br />
In Belgio, il 10 aprile 1995, fu istituita una legge che prevede referendum a livello locale non vincolanti e non obbligatori. Venne fissato un quorum di partecipazione  del 40% dell&#8217;elettorato. Se meno del 40% degli elettori partecipano al referendum le schede devono essere distrutte senza spoglio.<br />
Sebbene il referendum fosse non-obbligatorio e non-vincolante e, inoltre fosse imposto una altissima soglia del 10%  di firme, questo ha indotto ad iniziative in numerose città. Nel 1996 nei Comuni di Genk e As in Limburg i cittadini chiesero un referendum sulla costruzione di un complesso commerciale nel sito di una miniera abbandonata. Nella municipalità di As il Consiglio comunale decise di rifiutare il referendum, ma la votazione a Genk si svolse, il 13 ottobre 1996.  Solo 37,47% degli elettori affluirono al voto e, in nome della democrazia belga, le schede non furono contate ma furono distrutte. Le organizzazioni della classe media e i partiti di estrema sinistra aveva invitato la gente a non votare. Il primo referendum tenuto con la nuova legge fu subito una vittima di una riuscito invito al boicottaggio.<br />
A Gand, il 14 dicembre 1997, si è tenuto un  referendum di iniziativa dei cittadini sul progetto del Consiglio comunale per la costruzione del cosiddetto &#8220;Belfort car-parking garage&#8221; nel centro della città. Il Consiglio comunale aveva deciso in anticipo che avrebbe considerato il risultato  vincolante, ma la SP e la VLD, che costituiscono la maggioranza della coalizione a Gand, ha invitato gli elettori a boicottare le elezioni. In questa occasione il boicottaggio fallì con uno stretto margine, perché 41,12% degli elettori affluirono al voto e di questi il 95% votarono contro il parcheggio.<br />
A Sint-Niklaas, il 28 giugno 1998, si è tenuto un referendum sulla costruzione di un parcheggio sotterraneo. Come a Gand il quorum fu raggiunto a riseco: 40,28% degli elettori affluirono. Di questi il 92% votarono contro il parcheggio. Il voto fu una vicenda incerta perché il più grande partito di Sint-Niklaas, il cristiano-democratico CVP e la locale NCMV (organizzazione dei commercianti), aveva invitato la gente a non votare. Secondo il presidente della locale CVP Julien Vergeylen: &#8220;il referendum è una pessima formula. Chiunque voti &#8217;sì&#8217; garantisce solo che quelli che votano &#8216;no&#8217; raggiungano il 40% necessario. Il votante &#8217;sì&#8217; farebbe meglio a rimanere a casa &#8221; (giornale Gazet van Antwerpen, 17 giugno 1998). Il leader socialista, Freddy Willockx,  dichiarò: &#8220;Il problema è che, a causa dell&#8217;invito al boicottaggio della CVP non abbiamo un quadro obiettivo di ciò che la gente vuole veramente. Ci sono probabilmente circa dal 70% al 80% dei votanti di Sint-Niklaas effettivamente contro il parcheggio, ma non lo potremo mai sapere con certezza&#8221; (Gazet van Antwerpen, 29 giugno 1998).<br />
Sebbene il quorum di partecipazione venne in seguito abbassato (e alzata la  soglia di firme), dopo queste e altre dubbie esperienze ci sono state da allora poche iniziative.<br />
L&#8217;Italia ha fornito i più recenti esempi perversi. Il 18 aprile 1999 si è tenuto un referendum per riformare  il sistema elettorale. Le riforme erano sostenute dalla maggior parte dei partiti politici; il 49,6% dell&#8217;elettorato affluì alle urne e di questi il 91% votò per le riforme. Ma gli elettori si affannarono per niente: perché il quorum di partecipazione del 50% non venne  raggiunto per un pelo e le riforme non andarono avanti. Un fatto interessante: nel sud d&#8217;Italia la mafia sollecitò attivamente il boicottaggio e a sud di Napoli ci fu un&#8217;affluenza del 40%,  molto al di sotto della media nazionale. La mafia decise che i loro candidati venivano eletti più facilmente utilizzando l&#8217;attuale sistema elettorale e giocò sul quorum di partecipazione, cosicché la mafia vinse contro una maggioranza pubblica superiore al 90%.<br />
Purtroppo tali campagne di boicottaggio si verificano regolarmente in Italia. L&#8217;esempio più recente è il referendum del 12 e 13 giugno 2005, in cui furono votate quattro proposte per la liberalizzazione della legge altamente restrittiva sulla procreazione assistita per le donne. Con l&#8217;appoggio del Papa Benedetto XVI il presidente della Conferenza episcopale, il Cardinale Ruini, nominato per competenza in questo caso, invitò attivamente al boicottaggio. &#8220;Il Cardinale Ruini trova che non votare sia il modo migliore per respingere le proposte. Dopo tutto un referendum è valido solo nel caso in cui almeno la metà degli elettori vota. Considerato il fatto che era già provato che coloro che voterebbero &#8217;sì&#8217; sarebbero nettamente in maggioranza, votando &#8216;no&#8217; cattolici  aiuterebbero solo a raggiungere il quorum e quindi involontariamente a rafforzare il campo del &#8217;sì&#8217;; questo è il ragionamento &#8220;, come riferito dal sito web di notizie KatholiekNederland.nl (www.katholieknederland.nl/actualiteit/ 2005/5/nieuws_568842.html). E la strategia di Ruini ebbe successo: l&#8217;affluenza alle urne fu inferiore al quorum di partecipazione, cosicché il referendum fallì.<br />
Questo genere di esempi portano ad una semplice conclusione: i quorum di partecipazione sono fondamentalmente sbagliati. Essi non conferiscono un ugual peso  al voto dei sostenitori e degli oppositori di una iniziativa, causano chiamate a boicottaggi e contraddicono il ruolo del mandato nel processo decisionale diretto.</p>
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		<title>017 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; 2-1: L&#8217;assemblea pubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 07:34:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
2-1: L&#8217;assemblea pubblica 
L&#8217;assemblea pubblica è la più antica e la più semplice manifestazione di democrazia.
Nell&#8217;Atene di Pericle (450-430 a. C) l&#8217;assemblea pubblica (ekklesia) era l&#8217;autorità suprema, che approvava leggi e prendeva decisioni di guerra e pace. L&#8217;assemblea pubblica ateniese non permetteva  rappresentanze che acquisissero il suo ruolo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>2-1: L&#8217;assemblea pubblica </strong><br />
L&#8217;assemblea pubblica è la più antica e la più semplice manifestazione di democrazia.<br />
Nell&#8217;Atene di Pericle (450-430 a. C) l&#8217;assemblea pubblica (ekklesia) era l&#8217;autorità suprema, che approvava leggi e prendeva decisioni di guerra e pace. L&#8217;assemblea pubblica ateniese non permetteva  rappresentanze che acquisissero il suo ruolo o la sua autorità. Il principio di uguaglianza non era ancora apparso. Solo i &#8220;cittadini&#8221; (nel significato della parola di quell&#8217;epoca) erano ammessi all&#8217;assemblea pubblica; gli schiavi ne erano esclusi. All&#8217;epoca di Pericle c&#8217;erano circa 30 000 cittadini a fronte di 100-250.000 schiavi. Non tutti i cittadini avevano voti uguali: i possidenti avevano un ruolo maggiore.<br />
Assemblee pubbliche similari emersero in molti luoghi in Europa nel tardo Medioevo. Lecomte (1995, 2003) ad esempio descrive le consuetudini nella piccola città belga di Fosses-la-Ville, quando questa apparteneva alla diocesi del principato di Liegi. Conosciamo l&#8217;esatta organizzazione dell&#8217;amministrazione locale a Fosses-la-Ville da un documento del 11 dicembre 1447. La gestione quotidiana della città era svolta da un Consiglio Comunale che veniva eletto una volta all&#8217;anno.<br />
I capofamiglia della città si riunivano a questo scopo alla torre bassa porta di Fosses e designavano i membri del Consiglio Comunale con un voto a maggioranza semplice. Dopo il quindicesimo secolo, queste assemblee pubbliche venivano tenute in ogni quartiere, ma il sistema è rimasto comunque lo stesso. Non solo votavano i cittadini della città stessa, ma votavano pure gli &#8220;borghesi ambulanti&#8221;(non residenti che non godevano per nulla dei diritti di cittadinanza) che venivano dalla campagna circostante. L&#8217;adunata di cittadini in assemblea veniva chiamata &#8220;Généralité&#8221;. Essi non solo  nominavano il Consiglio comunale ma  avevano anche il potere di occuparsi di tutte le questioni importanti. Il Consiglio comunale non poteva prendere decisioni per conto proprio ma era tenuto a convocare una assemblea pubblica. Lecomte riassume i seguenti poteri che appartenevano intrinsecamente alle prerogative della &#8220;Généralité&#8217;:<br />
- emettere nuovi regolamenti e statuti<br />
- vendere o ipotecare beni e proprietà Comunali<br />
- importanti lavori pubblici<br />
- approvazioni dei conti di fine anno<br />
- imposizione di imposte<br />
Era compito del sindaco convocare la &#8220;généralité&#8221; ogni volta che era necessaria una decisione su uno di questi campi. Il compito del Consiglio comunale era essenzialmente esecutivo: era responsabile di curare le attività correnti, ma le nuove regole e le decisioni importanti dovevano essere sempre approvate direttamente dai cittadini. Lecomte correttamente sottolinea la differenza qualitativa tra il regime democratico-diretto di Fosses e il sistema attuale, in cui non sono i cittadini ma piuttosto i Consiglieri comunali a prendere le grandi decisioni:  &#8220;&#8230; C&#8217;è una differenza essenziale tra il Consiglio della comunità medievale di Fosses e lo stesso Consiglio di oggi. Oggigiorno il Consiglio adotta regolamenti locali e stabilisce imposte comunali. Nulla di tutto ciò esisteva nel 15 ° secolo. Il potere di fare le leggi locali apparteneva essenzialmente alla &#8220;Généralité&#8221;, vale a dire all&#8217;assemblea generale dei cittadini chiamati a esprimere le loro opinioni su tutte le questioni che colpivano gli interessi della comunità cittadina non rientranti nell&#8217;ordinaria amministrazione. &#8220;(Lecomte, 2003, p. 154).<br />
Almeno l&#8217;85% dei Comuni svizzeri sono ancora oggi gestiti con l&#8217;assemblea pubblica (Kriesi 1992, p. 113). A livello cantonale l&#8217;assemblea pubblica (Landsgemeinde) ora esiste solo nell&#8217;Appenzell e nel Glarus. Queste assemblee datano a partire dalla fine del Medioevo (il più antico documento che contiene le decisioni prese da un Landsgemeinde risale al 1294) e forse sono storicamente legate all&#8217;antica tradizione germanica o scandinava del &#8220;Thing&#8221;.<br />
Il Landsgemeinde del cantone Appenzell Innerhoden si riunisce una volta l&#8217;anno nella piazza del mercato centrale nell&#8217;ultima domenica di aprile. Tutti i cittadini sopra i 18 anni possono partecipare (fino al 1992, l&#8217;età minima era 20). In genere si presentano tra il 25% e il 35% dei cittadini aventi diritto di voto che sono circa 3.000 persone. Se ci sono questioni controverse all&#8217;ordine del giorno questo numero di solito aumenta. Il voto è per alzata di mano, per cui l&#8217;abmehren (verifica di chi ha la maggioranza) a volte incappa in problemi.<br />
Oltre l&#8217;elezione del Standeskommission (consiglio direttivo), il Landamman (una specie di presidente del consiglio) e il Kantonsgericht (giudice cantonale), i punti obbligatori all&#8217;ordine del giorno del Landsgemeinde sono i seguenti:<br />
una eventuale modifica della Costituzione cantonale<br />
tutte le leggi o gli emendamenti allo Statuto che sono stati preparati dal Grosser Rat (letteralmente il &#8216;grande consiglio&#8217;)<br />
tutte le proposte per le nuove spese pubbliche sopra i 500.000 franchi svizzeri o spese rinnovabili di almeno 100.000 franchi l&#8217;anno per un periodo di almeno cinque anni (finanziamento referendum, dal 1976)<br />
leggi o emendamenti alla Costituzione cantonale proposti dai cittadini per i quali è sufficiente una firma<br />
se almeno un cittadino lo richiede: un voto su qualsiasi decisione di spendere almeno 250.000 franchi svizzeri o di almeno 50.000 franchi l&#8217;anno per un periodo di almeno cinque anni<br />
Pertanto, nessuna legge può entrare in vigore nell&#8217; Appenzell Innerhoden senza che prima venga approvata dall&#8217;assemblea pubblica. Ogni cittadino ha diritto di parlare all&#8217;assemblea pubblica. Non vi sono restrizioni sul numero di oratori o sul tempo di parola. Nella prassi questo non causa alcun problema perché gli oratori sono concisi e arrivano al punto e non si ripetono uno con l&#8217;altro. (Hutter, 2001; Carlen, 1996).<br />
In diversi Stati nel nord-est degli Stati Uniti, esiste anche una tradizione amministrativa che si basa sulla cosiddetta &#8220;Open Town Meetings&#8221; (OTMs), che può essere fatta risalire direttamente ai Padri Pellegrini (Zimmerman, 1999). Il più alto organo amministrativo nella comunità non è un Consiglio comunale eletto ma una pubblica assemblea. L&#8217; OTM fondamentalmente si riunisce una volta l&#8217;anno. Tutti gli elettori iscritti dalla comunità possono parlare e votare in assemblea. L&#8217;assemblea è convocata dal Board of Selectmen. Questo è un comitato i cui membri sono stati nominati in occasione della precedente seduta del OTM, e che opera come una sorta di esecutivo del OTM.<br />
I cittadini possono inserire punti all&#8217;ordine del giorno per la OTM. Ciò richiede: un centinaio di firme di elettori registrati, o (nei piccoli comuni) le firme di un decimo del numero di elettori iscritti. Il Selectmen stesso può inserire punti all&#8217;ordine del giorno, e includere voci che sono incubate dall&#8217;Amministrazione della città e da altri comitati e commissioni.<br />
Ai partecipanti all&#8217;OTM vengono fornite  numerose informazioni. In alcuni Comuni l&#8217;OTM effettivo è inoltre preceduto da un pre-Town Meeting informativo, durante il quale i cittadini possono chiedere ulteriori informazioni riguardo ai temi all&#8217;ordine del giorno. Nel documento stesso si possono trovare consigli di varie commissioni su molti dei temi su cui deve essere espresso il voto. Il town consel, un avvocato specializzato in legislazione comunale, svolge un importante ruolo di consulenza nello stesso OTM.<br />
Si vota per alzata di mano oppure alzandosi in piedi, ma per argomenti delicati si passa allo  scrutinio segreto. Un problema con lo scrutinio segreto è l&#8217;impiego di tempo (di solito tre quarti d&#8217;ora per il voto e il conteggio). Tuttavia il ricorso alla votazione a scrutinio segreto è essenziale per evitare la pressione sociale su argomenti controversi.<br />
Le decisioni dell&#8217;OTM possono essere sempre abrogate tramite referendum. In Massachusetts sono richieste le firme di 300 elettori iscritti e la decisione del OTM verrà abrogata se lo decide una maggioranza di almeno il 20% degli elettori registrati. In circostanze speciali possono essere convocati OTMs supplementari.<br />
Quanti cittadini presenziano al Town Meeting? Negli Stati Uniti è necessario registrarsi come elettore. Le percentuali indicate sono per i quattro Stati con OTMs completi:     Maine: 28,17%; Vermont: 26,03%; New Hampshire: 22,60%; Massachusetts:11,89%. In realtà tali percentuali dovrebbero essere incrementate del 10% circa, dato che un decimo dei nomi sulle liste elettorali sono quelli di elettori che si sono nel frattempo trasferiti. Secondo l&#8217;indagine di Zimmerman (1999), il livello di partecipazione sembra dipendere in larga misura dalla dimensione della comunità. Nei Comuni con meno di 500 abitanti di solito sono presenti più di un terzo. Nel Connecticut in città con più di 20.000 residenti la partecipazione è pari a circa l&#8217;1 per cento (Zimmerman, p. 165; dati per il 1996).  Frequenze molto basse sono state notate anche nelle comunità dove i poteri del Town Meeting sono limitati.<br />
Zimmerman (p. 173-174) ha intervistato funzionari comunali sulla qualità del dibattito nel OTM. In Massachusetts, 82% ha valutato la qualità come eccellente o buona, il 16% come ragionevole e il 2% come dubbia. Zimmerman ha inoltre chiesto loro di valutare la qualità delle decisioni. In Massachusetts l&#8217;86% dei funzionari ha considerato le decisioni ottime o buone, il 14% ragionevoli e l&#8217; 1%  incerte. Le cifre sono simili in altri Stati.<br />
Nella città sud-brasiliana di Porto Alegre, un nuovo sistema per la preparazione diretto-democratico del bilancio della città è diventato operativo tramite assemblee pubbliche dal 1989 (Abers, 2000). Questo sistema è stato introdotto dal Partido dos Trabalhadores ( Partito del lavoro) di sinistra, che ha ottenuto una significativa vittoria elettorale nel 1988. Alle assemblee pubbliche i residenti del quartiere decidono  loro le priorità per investimenti su servizi pubblici ed eleggono i rappresentanti che poi a un livello più elevato &#8211; di quartiere e di città &#8211; organizzano e danno seguito alle decisioni prese con i servizi comunali. Oltre alle assemblee pubbliche locali vi sono anche incontri a tema, per esempio, su istruzione oppure l&#8217;economia e le tasse.<br />
Le assemblee pubbliche forniscono una vivacissima forma di democrazia diretta e sono sicuramente molto praticabili a livello locale. Tuttavia l&#8217;assemblea pubblica ha anche qualche svantaggio rispetto al referendum. L&#8217;assenza della votazione a scrutinio segreto è la più importante e basilare obiezione. Inoltre l&#8217;assemblea pubblica richiede un contributo individuale che viene fornito in un lasso di tempo specifico e quindi esclude più facilmente alcuni elettori dalla partecipazione.</p>
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		<title>016 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; In cerca dell’archetipo</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 07:32:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
direct-democracy-verhulst
La sfera d&#8217;autorità del referendum 
Deve essere possibile tenere un referendum su tutte le questioni per le quali è pure possibile una decisione rappresentativa.  È in conflitto con il diritto di iniziativa negare ai cittadini il diritto di indirizzare il processo decisionale su determinate questioni. Comunque il processo decisionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p><strong>La sfera d&#8217;autorità del referendum </strong></p>
<p>Deve essere possibile tenere un referendum su tutte le questioni per le quali è pure possibile una decisione rappresentativa.  È in conflitto con il diritto di iniziativa negare ai cittadini il diritto di indirizzare il processo decisionale su determinate questioni. Comunque il processo decisionale diretto deve essere soggetto alle restrizioni che si applicano anche al  processo decisionale rappresentativo.<br />
Tre punti sono particolarmente importanti in questo contesto:<br />
- Il processo decisionale deve avvenire al livello adeguato. Ad esempio non si può riformare il sistema di sicurezza sociale a livello provinciale o abolire la produzione di energia nucleare a livello comunale.<br />
- Le proposte per essere votate devono essere in conformità con i diritti fondamentali e di libertà stabiliti nella Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani.<br />
- Tuttavia il popolo deve avere il diritto di cambiare la Costituzione con un referendum e gli deve essere dato anche il controllo diretto-democratico sull&#8217;ingresso nei Trattati. I Trattati devono essere sempre soggetti a un limite di tempo e possono essere disdetti. In ogni altro caso la sovranità popolare sarebbe limitata in modo inaccettabile.<br />
L&#8217;élite politica ha una forte tendenza, ispirata dalla mancanza di fiducia, ad escludere il processo decisionale diretto-democratico per certi argomenti. Si trova questo atteggiamento non solo tra i leader politici ma anche tra docenti universitari e professori. Un esempio è la &#8220;Raccomandazione formulata dal comitato scientifico della Commissione per il rinnovamento politico&#8221; (2000) per il comitato dei parlamentari belgi che si occupano di rinnovamento politico. In questo possiamo leggere: &#8220;Le questioni fiscali sono escluse da una votazione popolare in molti paesi; il motivo si basa sul giustificato timore che con il referendum o il consenso popolare la gente opterà quasi sempre per una riduzione delle spese che sopporta, laddove al tempo stesso chiede che il governo fornisca gli stessi o anche migliori servizi&#8221;. In seguito a ciò i professori sostengono l&#8217;esclusione delle questioni che riguardano esclusivamente o principalmente temi fiscali o di bilancio. La loro argomentazione non è soltanto anti-democratica, ma è anche falsa nella misura in cui essi non menzionano espressamente l&#8217;esempio contraddicente della Svizzera. Qui non ci sono restrizioni ai referendum su questioni fiscali, senza che ciò arrechi pregiudizio al bilancio nazionale (si vedano anche i capitoli 5 e 6).<br />
<strong>Diritto di petizione </strong><br />
I più piccoli gruppi di cittadini (ad esempio lo 0,1% dell&#8217;elettorato, circa 45.000 firme in Gran Bretagna) devono essere in grado di sottoporre qualcosa all&#8217;ordine del giorno del Parlamento (diritto di petizione), anche se sono state raccolte firme insufficienti per ottenere un referendum. Questa è una diretta conseguenza della natura stessa del Parlamento: è l&#8217;istituzione in cui vengono prese le decisioni su questioni di rilevanza sociale su cui gli stessi cittadini non vogliono decidere. Il fatto che diverse migliaia di cittadini presentino una petizione rende già  l&#8217;oggetto un problema di rilevanza sociale.<br />
Il diritto di petizione e il referendum di iniziativa dei cittadini sono collegati in una procedura multi-fase diretto-democratica. Una iniziativa popolare incomincia come una petizione di gruppo. Se per esempio sono 43.800 le firme raccolte, la proposta dei cittadini è inoltrata al Parlamento come una petizione. Se il parlamento approva la proposta, l&#8217;iniziativa si conclude. Negli altri casi l&#8217;iniziativa popolare può costringere a un referendum, se si ha un maggior numero di firme (ad esempio il 2% degli elettori, circa 900.000 in Gran Bretagna). Gli elettori devono quindi anche essere informati delle raccomandazioni e considerazioni del Parlamento, che certamente costituiscono una parte significativa del dibattito sociale. Al Parlamento può anche essere concesso il diritto di presentare una proposta alternativa in aggiunta alla proposta popolare. Poi, in occasione del referendum, gli elettori hanno la possibilità di scegliere fra tre alternative: lo status quo, la proposta popolare, ovvero l&#8217;alternativa parlamentare (questo tipo di sistema è in vigore in Svizzera e Baviera). Questo tipo di provvedimento può garantire un legame più stretto tra il Parlamento e la gente (si veda anche il capitolo 6, lettera e).</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>015 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; Quorum di partecipazione</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/19/015-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-quorum-di-partecipazione/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/19/015-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-quorum-di-partecipazione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Quorum di partecipazione 
Visto il principio di mandato è assurdo introdurre quorum di partecipazione al processo decisionale diretto. I cittadini che non prendono parte ad una votazione sono considerati come avessero dato un mandato a coloro che vi partecipano. Se si introducono quorum  alla partecipazione si apre la porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Quorum di partecipazione </strong><br />
Visto il principio di mandato è assurdo introdurre quorum di partecipazione al processo decisionale diretto. I cittadini che non prendono parte ad una votazione sono considerati come avessero dato un mandato a coloro che vi partecipano. Se si introducono quorum  alla partecipazione si apre la porta ad azioni di boicottaggio da parte delle minoranze. Supponiamo per esempio che vi sia un quorum di partecipazione del 40% e che il 60% degli elettori voglia votare. All&#8217;interno del gruppo desideroso di votare, il 55%  sostiene la proposta oggetto del voto e il 45% vi si oppone. Gli oppositori non possono vincere la consultazione se prenderanno parte al referendum. Ma se rimangono a casa però possono &#8216;vincere&#8217;, perché allora il quorum del 40% non verrà raggiunto e la proposta verrà respinta contro la volontà della maggioranza [v. 2-2].<br />
Abbiamo visto che il mandato parlamentare non è che una forma derivata del mandato ricevuto dagli elettori effettivi nel processo decisionale diretto-democratico. Un Parlamento contiene in media solo il 0,003% della popolazione eppure esso può ancora prendere decisioni. Quindi non ha senso introdurre all&#8217;improvviso quorum di partecipazione del 20% o 40% per il &#8220;Parlamento ad hoc&#8221; formatosi con il referendum. L&#8217;errore che viene fatto con i quorum di partecipazione è che le persone che rimangono a casa sono computate o come sostenitori o come oppositori (a seconda del referendum). In realtà essi hanno scelto di non esprimere le proprie opinioni. Questo deve essere rispettato.<br />
Infine possiamo anche notare che l&#8217;affluenza ad un referendum non deve essere confrontata con l&#8217;affluenza alle elezioni. Nelle elezioni le questioni di ogni tipo sono all&#8217;ordine del giorno o  manifeste nei partiti: quelle correnti e anche tutti i nuovi argomenti che potrebbero presentarsi nei prossimi quattro o cinque anni. Un referendum ha una sola questione specifica all&#8217;ordine del giorno, quindi è logico che l&#8217;affluenza a questo sia inferiore a quella per le elezioni.<br />
Talvolta vengono addotti argomentazioni per un quorum basso, proprio per evitare  possibili boicottaggi. Comunque questo punto di vista è illogico. Un quorum o è così basso che è destinato ad essere raggiunto: allora per essere sicuri il boicottaggio viene escluso ma al tempo stesso il quorum è inutile oppure il quorum è così alto che è improbabile che venga mai raggiunto: quindi è possibile il boicottaggio. Non c&#8217;è una terza possibilità.<br />
Si deve anche ricordare che il quorum partecipativo è essenzialmente impossibile per elezioni parlamentari o per elezioni dei Consigli comunali. Del resto se un tale quorum non venisse raggiunto il sistema legislativo e amministrativo si fermerebbe completamente. Non ci sono buone ragioni per non avere il quorum per questo tipo di elezioni e insistere per averne uno per i referendum. Se al gruppo che prende la decisione di indire un referendum è richiesto di essere &#8217;sufficientemente rappresentativo&#8217;, poi lo stesso obbligo deve valere a maggior ragione (anche più rigorosamente) per le elezioni parlamentari. Supponiamo che un quorum di partecipazione del 25% venga stabilito per un referendum e, allo stesso tempo non venga fissato nessun quorum per le elezioni parlamentari. Un referendum a cui partecipa il 20% dell&#8217;elettorato verrà dichiarato non valido. Ma un Parlamento, che viene eletto solo dal 5% dell&#8217;elettorato può ancora prendere decisioni &#8220;legittime&#8221; &#8211; decisioni fondate sulla partecipazione indiretta del 5% dei cittadini &#8211; mentre il risultato del referendum annullato può vantare  una partecipazione diretta dei cittadini del 20%. Ciò è illogico. Inoltre il mandato che viene dato al Parlamento è di portata molto più ampia rispetto al mandato conferito agli elettori da parte di coloro che rimangono a casa durante un referendum. Dopo tutto non si può dire nulla con certezza su quali decisioni di grande portata verranno prese da tutti i membri del parlamento. Nel corso di una seduta parlamentare nuovi argomenti e disegni di legge, che non potevano essere previsti, vengono costantemente messi all&#8217;ordine del giorno.<br />
Infine alcuni sostenitori del quorum di partecipazione si riferiscono al cosiddetto rischio di &#8216;compartimentazione&#8217;. Con ciò si intende che i cittadini voterebbero solo per le questioni per le quali è interessato il proprio gruppo.  Ad esempio in un referendum su di un progetto per trattare il letame voterebbe solo quella piccola parte della popolazione che sono allevatori di bestiame.<br />
Questa obiezione si basa sulla falsa premessa che le persone votino solo per difendere i propri interessi di gruppo. La  realtà è diversa (si veda il capitolo 6, punto b). Nei paesi o Stati senza quorum di partecipazione, come la Svizzera e la California, non c&#8217;è alcuna evidenza di &#8216;compartimentazione&#8217;. I progressi nella pratica delle votazioni democratiche dirette rende  qualsiasi &#8216;effetto di compartimentazione&#8217; improbabile a priori. Ad esempio in qualsiasi  referendum-day in Svizzera vi sono quasi sempre diverse questioni referendarie da  votare simultaneamente. Questi referendum sono tenuti sulle più diverse discipline e non riguardano solo il livello federale e cantonale ma anche il livello municipale. Pertanto la gente non è di norma chiamata alle urne per l&#8217;interesse su di un&#8217;unica questione specialistica.<br />
Al contrario è il sistema parlamentare ad essere altamente esposto alla tentazione della compartimentazione. Interessanti esempi di ciò sono appunto il sistema di trattamento del letame od il divieto della pubblicità a favore del tabacco in Belgio. Gruppi d&#8217;interesse economico, tramite i loro contatti con un ristretto gruppo di membri &#8220;specializzati&#8221; del Parlamento, possono esercitare una pressione inaudita sul processo decisionale. Il processo decisionale diretto-democratico renderebbe molto più difficile, per tali gruppi d&#8217;interessi, giocare vincendo a man bassa.</p>
<p><strong>Il quorum nel Parlamento </strong><br />
Talvolta il quorum di partecipazione ai referendum viene difeso mettendolo a paragone con quello vigente in molti Parlamenti. Le votazioni in seno al Parlamento sono spesso valide solo a condizione che almeno il 50% dei membri del Parlamento esprimano il loro voto. Per analogia una votazione popolare potrebbe essere valida solo a condizione che almeno il 50% delle persone esprimano il loro voto.<br />
Tuttavia l&#8217;analogia è falsa. Abbiamo visto che il Parlamento è logicamente equivalente a quelli che votano in un referendum e non con al numero totale di persone aventi diritto al voto. Un membro del Parlamento ha un contratto in corso con i cittadini: lui o lei ha intavolato questo contratto per un determinato periodo di tempo per portare avanti il processo decisionale sociale nella misura in cui i  cittadini stessi non vogliono decidere. Pertanto il Membro del Parlamento (MP)  deve essere in teoria sempre presente alle votazioni in Parlamento. Se lui o lei si allontana intenzionalmente, ciò costituisce una rottura del contratto con gli elettori. Il quorum del 50% in Parlamento è un debole riflesso di tale obbligo. Non è un buon accordo, perché opera a favore della polarizzazione tra maggioranza e minoranza in Parlamento. A sua volta questa polarizzazione è in contrasto con il contratto che intercorre tra i membri di minoranza del Parlamento e i loro elettori.  Se questi membri del Parlamento fanno parte della minoranza, si può legittimamente sostenere che la loro presenza in parlamento è inutile: non possono mai influire sulle decisioni. Pertanto questi membri del Parlamento non sono in grado di onorare i propri contratti con gli elettori, il che non è colpa loro ma un effetto del loro isolamento da parte dei loro colleghi della maggioranza. Sarebbe meglio  sostituire il quorum del 50% in Parlamento con una regola in cui l&#8217;assenza di un membro del parlamento venisse sanzionata con la rimozione e la sostituzione con un candidato non eletto di un altro partito.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>014 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; Parlamento e referendum</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 07:27:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Parlamento e referendum 
Perciò il sistema rappresentativo puro non può essere considerato come veramente democratico. Tale sistema necessita, a priori, l&#8217;impiego di un processo decisionale d&#8217;élite e apre la possibilità d&#8217;introdurre leggi contrarie alla volontà popolare.
Ciò nonostante, il sistema rappresentativo può funzionare ragionevolmente bene in una situazione particolare. Quando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Parlamento e referendum </strong><br />
Perciò il sistema rappresentativo puro non può essere considerato come veramente democratico. Tale sistema necessita, a priori, l&#8217;impiego di un processo decisionale d&#8217;élite e apre la possibilità d&#8217;introdurre leggi contrarie alla volontà popolare.<br />
Ciò nonostante, il sistema rappresentativo può funzionare ragionevolmente bene in una situazione particolare. Quando la grande maggioranza degli elettori approva un sistema rappresentativo puro e se, inoltre, la maggioranza dei cittadini si identifica principalmente con uno dei partiti politici esistenti, il sistema rappresentativa puro è ragionevolmente legittimo (perché esso è desiderato dai cittadini). Questa situazione si è forse verificata in misura più o meno grande in molti paesi occidentali fino a al 1960 circa.<br />
Ma i tempi sono cambianti. La maggioranza dei cittadini vuole i referendum e la maggiore parte delle persone non si identifica più espressamente con un partito politico o l&#8217;altro (cfr. riquadro 1). Il sistema del processo decisionale politico resta invariato, ma il deficit democratico è ancora notevolmente in aumento, perché in questo sistema la capacità della gente di esprimere le proprie convinzioni sociali continua ad essere erosa.<br />
Ciò può essere risolto solo con l&#8217;introduzione del  referendum obbligatorio  di iniziativa dei cittadini. Insieme al sistema rappresentativo, il referendum obbligatorio  di iniziativa dei cittadini è in grado di produrre un sistema che, da un lato, contiene le caratteristiche essenziali della pubblica assemblea (uguaglianza, diritto di iniziativa, regola maggioritaria, principio di mandato) e, dall&#8217;altro , è ancora utilizzabile in una società moderna. Però poi dobbiamo  introdurre alcuni nuovi principi che stabiliscano come i processi decisionali rappresentativi e diretto-democratici interagiscono reciprocamene. In particolare, se vogliamo mantenere il vantaggio essenziale della democrazia rappresentativa (voto popolare non su ogni questione), i cittadini devono essere tenuti a dimostrare un interesse attivo nel processo decisionale diretto. Il Parlamento, o l&#8217;organo rappresentativo, verrebbe considerato in possesso di un mandato per tutte quelle questioni sulle quali i cittadini non rendono attivamente manifesto il loro desiderio per il processo decisionale diretto.<br />
Pertanto, se un gruppo di cittadini vuole ottenere un referendum su una certa questione, essi devono dimostrare  che effettivamente esiste tra la gente un chiaro desiderio per il processo decisionale diretto. In pratica, questa prova è fornita mediante la raccolta di firme per richiedere un referendum. In Svizzera, per esempio, si tiene un referendum a livello federale se il 2% degli elettori ne fa richiesta.<br />
<strong>Gerarchia delle leggi </strong><br />
Una legge che viene approvata con un referendum deve essere superiore nella gerarchia giuridica alle leggi approvate dal Parlamento. C&#8217;è una disposizione supplementare che una legge approvata direttamente dal popolo non può essere successivamente buttata via dal Parlamento. Dopo tutto, se si tiene un referendum, ciò significa che le persone vogliono esprimere le proprie opinioni in merito alla questione in esame. Con il referendum il mandato democratico è quindi posto nelle mani degli elettori e non in quelle dei membri del Parlamento.<br />
In Svizzera questa superiorità della legge del popolo è disciplinata a livello federale  includendo la legge popolare come parte della Costituzione. Poiché la Costituzione svizzera può essere modificata solo attraverso un referendum, ciò significa che una decisione del popolo non può essere abolita che da un&#8217;altra decisione del popolo. C&#8217;è lo svantaggio però che la Costituzione svizzera si è sviluppata in uno strano miscuglio di disposizioni generali (come quelli che di solito tendono a comparire in una costituzione) e disposizioni molto specifiche (che sono normalmente regolate con leggi ordinarie).<br />
Che possano sorgere gravi problemi su questo punto è dimostrato con l&#8217;esempio dell&#8217;Oregon. In questo Stato USA esiste il referendum obbligatorio  di iniziativa dei cittadini ma con maggioranza semplice il Parlamento statale può abolire le leggi che sono fatte con un referendum. Questo è accaduto realmente. Nel 1988, per esempio,  fu portata  un&#8217;iniziativa popolare che prevedeva una pena detentiva più lunga per i criminali violenti. Questa legge è stata successivamente abrogata dalle Camere legislative.<br />
Un iniziativa popolare è stata lanciata in seguito (misura 33), nel tentativo di prevenire questo genere di evento.  Essa proponeva quanto segue:<br />
- le leggi create sulla base di una iniziativa popolare possono essere cambiate solo nei primi cinque anni da un&#8217;altra iniziativa popolare;<br />
- dopo cinque anni, un cambiamento può essere fatto solo se ottiene almeno il 60% dei voti in entrambe le Camere legislative (Senato e Camera dei Rappresentanti).<br />
Tuttavia la proposta venne respinta con un solo stretto margine nel novembre del 1996.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>013 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/17/013-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-il-rapporto-tra-referendum-e-processo-decisionale-parlamentare/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 07:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare 
L&#8217;introduzione del Parlamento rappresentativo solleva un nuovo problema. Come si a a determinare quali sono le questioni su cui i cittadini vogliono decidere ancora direttamente?
I sostenitori del sistema rappresentativo puro hanno pronta la loro risposta. Loro sostengono che il Parlamento è plenipotenziario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare </strong><br />
L&#8217;introduzione del Parlamento rappresentativo solleva un nuovo problema. Come si a a determinare quali sono le questioni su cui i cittadini vogliono decidere ancora direttamente?<br />
I sostenitori del sistema rappresentativo puro hanno pronta la loro risposta. Loro sostengono che il Parlamento è plenipotenziario e rifiutano il referendum. Ciò danneggia gravemente il principio di sovranità popolare incluso nell&#8217;archetipo della democrazia. Così nel sistema  rappresentativo puro è ancor più possibile che passino leggi volute da un élite, ma che sono respinte dalla maggioranza. Non appena il Parlamento si è insediato può agire liberamente contro la volontà della maggioranza. Il diritto di iniziativa, che scaturisce direttamente dal principio di uguaglianza, viene abrogato.<br />
I difensori del &#8220;sistema rappresentativo puro&#8221; giustificano questo sistema con due argomenti principali.</p>
<p><strong>Un mandato imposto non è affatto  un mandato</strong><br />
Innanzi tutto i difensori del «sistema  rappresentativo puro» dichiarano che i cittadini danno un mandato a quelli che vengono eletti e che, di conseguenza, questi ultimi ora possiedono il diritto di decidere.<br />
Così facendo essi ignorano il fatto che questo tipo di mandato imposto crea una contraddizione interna. Un mandato legittimo, proprio come un dono legittimo, può essere dato solo volontariamente. Questa volontarietà significa anche che il cittadino deve essere libero di non affidare un mandato, ma di optare per il processo decisionale diretto tramite referendum. Un mandato imposto è un finto mandato.<br />
Un&#8217;analogia può chiarire ciò. Immaginatevi di essere trattenuti di notte da cinque aggressori che pretendono il vostro portafoglio. Tuttavia questi vi lasciano  scegliere a quale aggressore lasciare il vostro denaro. Per pura necessità voi consegnate il vostro denaro al meno sgradevole, che più tardi viene arrestato dalla polizia. Poi, durante il confronto, l&#8217;uomo vi dice :&#8221;Io non affatto rubato il portafoglio, tu mi hai dato il portafoglio di tua propria spontanea volontà. Dopo tutto, eri  assolutamente libero di non darmi il portafoglio &#8220;.  E&#8217; ovvia la perversità di questa argomentazione. Siete stati davvero liberi sia di dare che di non dare il denaro a questa specie di farabutto. Ma siete stati ad ogni modo costretti (dal furfante in oggetto, tra gli altri) comunque a cedere il portafoglio &#8211; contro la vostra volontà. Vi è stata negata la libertà di tenervi il portafoglio. Sostituite i ladri in questa analogia, con i partiti politici, e il portafoglio con il vostro diritto di partecipare direttamente al processo decisionale, e  ottenete l&#8217;argomentazione a favore del processo decisionale rappresentativo puro. Proprio come la libertà di cedere il portafoglio era una falsa libertà, il mandato in un sistema rappresentativo puro è un falso mandato, proprio perché è imposto. In questo contesto Friedrich Nietzsche ha scritto: &#8220;Il Parlamentarismo, vale a dire il permesso ufficiale di poter scegliere tra cinque questioni politiche, è benvoluto da quelli che appaiono indipendenti e singolari e vorrebbero combattere per le loro opinioni. Comunque alla fine è uguale se alla mandria è stata imposta un&#8217;opinione o che le siano permesse cinque opinioni.&#8221;(Nietzsche, 1882, 1999, p. 500)<br />
Il concetto di &#8220;democrazia rappresentativa pura&#8221; è una contraddizione in termini (comparabile con il termine cerchio quadrato), soprattutto se la maggior parte delle persone vogliono il processo decisionale diretto. Se la maggioranza della popolazione vuole il processo decisionale diretto, un sistema rappresentativo puro è antidemocratico per definizione, perché, per sua natura, tale sistema è in contrasto con la volontà della maggioranza (in quanto essere quadrato implica la presenza di angoli, un cerchio non può essere, per definizione quadrato,  perché il cerchio &#8211; per sua stessa natura &#8211; non ha angoli).</p>
<p><strong>Fondare un proprio  partito </strong><br />
I sostenitori del processo decisionale  rappresentativo puro hanno anche una seconda argomentazione. Essi dicono anche che ognuno è  libero di creare un partito da solo e candidarsi per un seggio parlamentare.<br />
Però questa risposta non tiene conto del principio di sovranità del popolo. La sovranità popolare ha inizio con l&#8217;opportunità della gente di essere in grado di determinare come viene presa una decisione. E&#8217; molto probabile che la grande maggioranza della popolazione voglia esprimere direttamente la propria opinione su una questione specifica, mentre solo pochissime persone aspirano ad avere un seggio in parlamento. In una democrazia ciò deve essere rispettato. Chiunque decreti contro la volontà della maggioranza, che il processo decisionale diretto non è consentito e che i cambiamenti si devono ottenere prendendo un posto in parlamento, si pone al di sopra e in opposizione al popolo e viola la sovranità del popolo. Se il popolo vuole decidere su una questione specifica, e questo gli è reso impossibile, allora evidentemente il popolo non sta esercitando il potere. Quando una élite rifiuta alla maggioranza dei cittadini la possibilità desiderata di prendere decisioni direttamente, e propone la creazione di un partito come una &#8216;alternativa&#8217;, allora si sta trattando la maggioranza con atteggiamento  di sufficienza e non c&#8217;è più una questione di democrazia.<br />
Una ricerca sul motivo del comportamento elettorale mostra senza mezzi termini che la maggioranza degli elettori non vota solamente perché essi vogliono affidare un mandato [v. 2-2].  La maggioranza degli elettori vota in modo strategico: dato l&#8217;attuale sistema, quali leader sembrano essere meno dannosi? Se i voti venissero effettivamente  espressi in uno spirito di assegnazione democratica dei mandati, l&#8217;attuale sfiducia della gente nei confronti dei loro Parlamenti &#8211; che i sondaggi in tutta Europa ripetutamente evidenziano &#8211; sarebbe del tutto inspiegabile. Non vi sono mandatari nel vero senso della parola seduti in Parlamento; ma ci sono leader che vengono eletti al posto di altri dagli elettori semplicemente perché l&#8217;elettorato è in questo momento costretto a eleggere qualcuno e vota solo per la persona (o partito) meno in grado di fare danni.<br />
Pertanto c&#8217;è una differenza fondamentale tra i partiti politici che sostengono l&#8217;iniziativa referendaria dei cittadini obbligatoria e quelli che resistono alla sua introduzione. Questi ultimi devono essere considerati come interessati al potere. Solo quei partiti che sostengono incondizionatamente l&#8217;introduzione del  referendum obbligatorio  di iniziativa dei cittadini possono essere considerati autenticamente democratici, in senso letterale, che lottano per una autentica forma di &#8216;potere della gente&#8217;.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>012 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; Democrazia Rappresentativa</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 07:20:11 +0000</pubDate>
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di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Democrazia rappresentativa 
Ma il referendum ha anche i suoi limiti. Non possiamo tenere un referendum su ogni problema: i costi per la società del processo decisionale diretto sarebbero semplicemente troppo elevati. Non solo ogni referendum costa caro. Ancora più importante è il fatto che ogni referendum esige tempo e sforzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Democrazia rappresentativa </strong><br />
Ma il referendum ha anche i suoi limiti. Non possiamo tenere un referendum su ogni problema: i costi per la società del processo decisionale diretto sarebbero semplicemente troppo elevati. Non solo ogni referendum costa caro. Ancora più importante è il fatto che ogni referendum esige tempo e sforzo da parte dei cittadini: essi devono impiegare le loro migliori energie mentali per formarsi un&#8217;opinione circa la questione che è in discussione, e poi dare il loro voto.<br />
Naturalmente i cittadini sovraffaticati possono astenersi dal voto nel referendum e, così facendo, danno mandato a coloro che votano. Se ci sono troppo poche  persone interessate però, questa procedura è perfino inutile. E&#8217; assurdo  organizzare un referendum nazionale su una questione per la quale alla fine manifestano interesse solo una manciata di elettori. Non solo è irrealizzabile la pubblica assemblea, ma anche l&#8217;uso sistematico del referendum diventa impraticabile.<br />
Pertanto si deve trovare un&#8217;altra soluzione. La questione essenziale in questo contesto è: quando il referendum è un metodo inopportuno per prendere decisioni, chi prenderà allora effettivamente tali decisioni? Il problema del mandato con il referendum normalmente si risolve da sé: quelli abilitati al voto e chi in effetti vota ricevono il  mandato dalla società. Poiché ognuno è libero di accettare o meno tale mandato, il principio di uguaglianza non viene violato. Ma a chi viene dato il mandato, se il referendum non ha luogo?<br />
La democrazia rappresentativa costituisce essenzialmente una tecnica per risolvere tale problema di mandato. La democrazia rappresentativa deve essere messa in atto quando i cittadini hanno troppo poco tempo o interesse a cooperare per una decisione che deve essere ancora presa. I costi per la società per un referendum su ogni singolo oggetto sono, a un certo punto, secondo gli stessi cittadini, troppo alti in proporzione ai benefici democratici (accesso diretto al processo decisionale per ogni cittadino). Questo è il motivo per cui i cittadini nominano un parlamento fisso per diversi anni; esso riceve il mandato di decidere su tutte le questioni che i cittadini non vogliono decidere direttamente. L&#8217;elezione del parlamento è quindi un tipo particolare di decisione democratica diretta: i cittadini decidono chi deciderà, e a quali condizioni, in merito alle questioni per le quali il popolo desidera delegare il mandato.<br />
Il mandato ricevuto dal Parlamento è pertanto, una speciale manifestazione del mandato conferito dall&#8217;intera comunità ai votanti effettivi nel processo decisionale democratico diretto. Nel processo decisionale democratico-diretto (referendum), gli elettori effettivi operano come se fossero  un enorme Parlamento ad hoc che è incaricato di decidere sull&#8217;oggetto.  L&#8217;unica differenza con il processo decisionale rappresentativo (voto in Parlamento) è che il parlamento ha ricevuto il suo mandato un po&#8217; di tempo prima del voto, e il mandato è conferito per un determinato periodo di tempo. E&#8217; chiaro che questa separazione tra mandante e  decisore non è fondamentale. Ma è però essenziale per capire che il Parlamento e la comunità degli elettori in un referendum hanno la stessa base sia logica che formale.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>011 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; Dall&#8217;assemblea pubblica al referendum</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/15/011-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-dallassemblea-pubblica-al-referendum/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/15/011-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-dallassemblea-pubblica-al-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Dall&#8217;assemblea pubblica al referendum 
Fino a qui abbiamo raggruppato i seguenti elementi che sono componenti irrinunciabili per il funzionamento della pubblica assemblea e che possiamo considerare come componenti dell&#8217; &#8220;archetipo della democrazia&#8217;:
- il principio di uguaglianza;
- il principio di sovranità popolare (non c&#8217;è autorità superiore al  popolo);
- la regola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Dall&#8217;assemblea pubblica al referendum </strong><br />
Fino a qui abbiamo raggruppato i seguenti elementi che sono componenti irrinunciabili per il funzionamento della pubblica assemblea e che possiamo considerare come componenti dell&#8217; &#8220;archetipo della democrazia&#8217;:<br />
- il principio di uguaglianza;<br />
- il principio di sovranità popolare (non c&#8217;è autorità superiore al  popolo);<br />
- la regola maggioritaria;<br />
- il principio del mandato.<br />
La pubblica assemblea non è praticabile in un moderno Stato democratico ad eccezione del livello locale. Ma questo non è un problema. La pubblica assemblea, in quanto  simbolo di democrazia, può tranquillamente essere abbandonata. Ciò che è essenziale è che gli elementi fondamentali dell&#8217;archetipo della democrazia vengano conservati. La pubblica assemblea è solo una delle possibili manifestazioni dell&#8217;archetipo sottostante.<br />
Il modello della pubblica assemblea ha i suoi limiti. Oltre una certa dimensione della popolazione, la piazza diventa semplicemente troppo piccola. Di conseguenza, il dibattito pubblico deve aver luogo da qualche altra parte: attraverso i media, attraverso riunioni di quartiere, ecc. Il dibattito durerà più a lungo e sarà di natura meno diretta. Questo è più un vantaggio che uno svantaggio. C&#8217;è più tempo per la consultazione, più possibilità di intravedere false argomentazioni. Inoltre, non ci sarà più il voto per alzata di mano, ma nella &#8216;privacy&#8217; della cabina elettorale. Questo tipo di votazione a scrutinio segreto è innegabilmente un grande vantaggio: ognuno può esprimere il suo parere libero da pressioni sociali.<br />
Attraverso queste due modifiche, la pubblica assemblea si trasforma in un referendum. Un referendum è essenzialmente una pubblica assemblea  in cui i partecipanti non si incontrano fisicamente. Ma, allo stesso tempo,   l&#8217;iniziativa referendaria dei cittadini  conserva ancora tutte le caratteristiche essenziali della pubblica assemblea: il principio di uguaglianza, il diritto di iniziativa, la regola maggioritaria e il principio del mandato.<br />
È interessante notare che in termini storici &#8211; in particolare in Svizzera &#8211; anche questo passaggio da pubblica assemblea a referendum si  verificò per iniziativa pubblica: &#8220;In molti Cantoni, il referendum e i dispositivi di iniziativa furono visti come un sostituto accettabile per le assemblee comunali  cantonali dirette &#8216;Landsgemeinden&#8217;. La crescita della popolazione aveva reso questo tipo di pubblica assemblea impraticabile. In alcuni Cantoni, come Schwyz e Zug nel 1848, la sostituzione fu  immediata e diretta; introdotto il  referendum, il Landsgemeinde fu messo da parte.&#8221;(Kobach, 1994, p. 100-101)</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>010 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? &#8211; I principi della pubblica assemblea</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/07/13/010-democrazia-diretta-cap-2-cos%e2%80%99e-la-democrazia-i-principi-della-pubblica-assemblea/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
I principi della pubblica assemblea 
Certi principi sono insiti in ogni assemblea democratica pubblica.
Il principio di uguaglianza 
Il principio di uguaglianza costituisce le basi della pubblica assemblea: tutti i membri maturi (nel senso di responsabili) della comunità possono prendere parte alla pubblica assemblea e viene loro accordato ugual peso nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>I principi della pubblica assemblea </strong><br />
Certi principi sono insiti in ogni assemblea democratica pubblica.</p>
<p><strong>Il principio di uguaglianza </strong><br />
Il principio di uguaglianza costituisce le basi della pubblica assemblea: tutti i membri maturi (nel senso di responsabili) della comunità possono prendere parte alla pubblica assemblea e viene loro accordato ugual peso nel processo decisionale.<br />
Non è facile basare questo principio di uguaglianza su un principio positivo. Però è molto facile istituire il principio di uguaglianza in modo negativo. Dopo tutto, l&#8217;ideale democratico si basa sul principio fondamentale che non c&#8217;è autorità superiore a quella del popolo. Per definizione, questo principio implica che tutti appaiano uguali. Se alcuni di coloro che partecipano hanno un peso maggiore rispetto agli altri nel processo decisionale, solo in virtù di quello che sono, ci ritroviamo nuovamente nell&#8217;oligarchia.<br />
Quindi il voto di ogni persona matura ha lo stesso peso. La storia della democrazia nel XX secolo è stata in gran parte una battaglia su questo principio, una battaglia che si è svolta principalmente su tre fronti: il sistema del suffragio universale (in cui ogni persona, indipendentemente dai suoi possedimenti, età o competenza riceve un voto uguale); il diritto di voto delle donne; e il diritto di voto indipendente da caratteristiche biologiche connotanti (ad esempio, diritto di voto per la gente di colore in Sudafrica).</p>
<p>Il diritto d&#8217;iniziativa<br />
Il diritto di iniziativa significa che ogni membro dell&#8217;assemblea pubblica ha un uguale diritto di presentare proposte. Pertanto l&#8217;ordine del giorno dell&#8217;assemblea pubblica non viene stabilito da un&#8217;élite.<br />
Il diritto d&#8217;iniziativa non è nient&#8217;altro che una applicazione particolare del principio di uguaglianza. Ciò non significa che la presentazione delle proposte non possa essere sottoposta a regole. Ad esempio, tali regole potrebbero specificare che una proposta venga presentata entro quattordici giorni prima della riunione o che ogni proposta venga sottoscritta almeno da cento membri della riunione. Il punto essenziale rimane che le regole siano le stesse per tutti.</p>
<p><strong>La regola maggioritaria </strong><br />
Nella situazione ideale, c&#8217;è unanimità: tutti concordano su una proposta. Tuttavia l&#8217;unanimità di solito non viene raggiunta. Questo è il motivo per cui viene usata la regola della maggioranza. É una conseguenza del principio di uguaglianza e scaturisce dal desiderio di minimizzare il disordine: applicando la regola della maggioranza si ottiene il numero minimo di persone insoddisfatte. Si potrebbe anche sostenere che qualsiasi altra soluzione diversa dalla regola della maggioranza semplice nega sostanzialmente il principio di uguaglianza. Del resto se operiamo con una maggioranza qualificata (es. due terzi) ciò significa che una minoranza può negare la volontà della maggioranza &#8211; per esempio se il 60 per cento vuole l&#8217;opzione A e il 40 per cento vuole l&#8217;opzione B.<br />
La regola della maggioranza ha una dimensione esistenziale. Nell&#8217;accettare questa regola, riconosciamo i difetti umani. L&#8217;esistenza di una minoranza dimostra che la discussione e il processo di formazione delle idee sono stati incompleti. Allo stesso tempo il principio di maggioranza ci ricorda il fatto che la democrazia deve essere sempre percepita come un processo storico. La minoranza di oggi può essere la maggioranza di domani. La maggior parte delle nuove idee inizialmente incontra resistenza e rifiuto, ma di solito possono essere accettate in seguito. La regola della maggioranza può  funzionare in modo veramente corretto solo quando è sufficientemente storicamente assimilata nella società o nella comunità. Quando una decisione presa da una maggioranza contro una minoranza viene percepita da quella stessa maggioranza come un  &#8220;trionfo&#8221; assoluto, fuori da ogni significato storico, la qualità della democrazia ne soffre.<br />
La regola della maggioranza è in contrasto con tutte le tendenze elitariste. I movimenti autoritari non riconoscono la regola della maggioranza. Essi promuovono sempre l&#8217;una o l&#8217;altra immagine di un &#8216; &#8220;avanguardia&#8221; o di una élite che può imporre la sua volontà alla maggioranza. I leninisti parleranno del ruolo di punta del partito comunista e della dittatura del proletariato. I nazional-socialisti  punteranno su élite basate su caratteristiche razziali. I fondamentalisti religiosi rifiuteranno la parità di diritti per donne e dissidenti, anche se essi costituiscono la maggioranza.<br />
In una forma attenuata, ma anche così molto reale, questo principio elitario è presente anche tra i fautori della cosiddetta democrazia rappresentativa.  Dewachter (1992,p. 70)) la mette come segue : &#8220;In accordo al concetto base di  &#8216;democrazia parlamentare&#8217;, le decisioni vengono prese da una selezione di  &#8216;Prìncipi filosofi&#8217;. Rappresentativamente  distribuiti per tutto l&#8217;intero territorio, viene eletto un campione di rappresentanti del popolo. Tuttavia, i membri eletti stessi non sono i più rappresentativi; non sono una media, ma sono i migliori. Il Parlamento è l&#8217;assemblea dei migliori della Nazione.&#8221;  L&#8217;ex ministro della Giustizia della Repubblica federale tedesca, Thomas Dehler, ha espresso questo come segue: &#8220;A mio parere, si tratta di un malinteso sulla natura della democrazia nel credere che il Parlamento sia l&#8217;esecutore della volontà popolare. Penso che la natura della democrazia rappresentativa sia una cosa ben diversa: in realtà è una aristocrazia parlamentare. I membri del Parlamento hanno il dovere e l&#8217;opportunità di agire con un maggiore discernimento, una conoscenza superiore, rispetto a quello del singolo cittadino &#8220;. (Citato da Dewachter, 2003, p. 30)<br />
Per questa chiara espressione dell&#8217;idea elitarista che sta dietro alla democrazia  rappresentativa pura, Dehler non solo è stato applaudito dai cristiano-democratici, ma anche dai liberali e dai socialisti. In tale contesto, la differenza con i sistemi totalitari è che, in un sistema parlamentare puro, l&#8217;élite deve ottenere dai cittadini una maggioranza formale. Comunque, ciò che il sistema parlamentare puro e il totalitarismo hanno in comune è che essi permettono l&#8217;attuazione di leggi contro la volontà della maggioranza del popolo.</p>
<p><strong>Il principio del mandato </strong><br />
L&#8217;unanimità costante è irraggiungibile in una democrazia. Questo è il motivo per cui la regola maggioritaria fa parte &#8220;dell&#8217;archetipo&#8221; democratico. Ma c&#8217;è ancora un altro problema. La partecipazione universale nel processo decisionale democratico sarà comunque irrealizzabile. Ci saranno sempre membri della comunità che non vorranno partecipare per decidere su certe questioni: perché non hanno il tempo, perché ritengono di avere conoscenze insufficienti, o perché hanno altri motivi per non farlo. Così, in aggiunta alla regola  maggioritaria, è stato introdotto anche la regola del mandato: coloro che non partecipano alla pubblica assemblea sono considerati come datori di un mandato a coloro che vi partecipano.<br />
La regola del mandato non può essere evitata con l&#8217;imposizione del voto obbligatorio o della presenza obbligatoria (perdi più tale presenza obbligatoria non è nemmeno auspicabile, si veda il riquadro 6-2). Anche se viene decretato per legge che tutti i membri della comunità debbano partecipare alla pubblica assemblea, deve essere sempre fatto un accordo per coloro che non rispettano tale obbligo. Le decisioni della pubblica assemblea saranno sempre vincolanti anche per gli assenti.<br />
Così il principio del mandato non ha nulla a che fare con la differenza fra processo decisionale rappresentativo e processo decisionale democratico-diretto. Il principio del mandato è una conseguenza diretta del fatto che le leggi, per definizione, si applicano a tutti i membri della comunità. In altre parole: non posso negare che una qualsiasi legge si applichi a me personalmente argomentando che non ho partecipato alla creazione della legge. Con la rinuncia alla partecipazione al processo decisionale sulla legge, io vengo automaticamente considerato come se avessi dato un mandato a chi ha preso effettivamente la decisione. Senza questo principio ogni individuo potrebbe sottrarsi all&#8217; applicabilità delle disposizioni legislative a loro propria discrezione.<br />
Quindi in un processo decisionale  democratico-diretto tramite pubblica assemblea, formalmente ci sono sempre due decisioni da prendere:<br />
- primo, viene presa una decisione di mandato: ogni cittadino decide di partecipare personalmente al &#8216;parlamento ad hoc&#8217; che prenderà la decisione, oppure di dare mandato ai concittadini (solo se non partecipa);<br />
- secondo, la pubblica assemblea decide allora sulla questione in discussione.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="../2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>009 Democrazia Diretta cap 2 Cos&#8217;è la democrazia? &#8211; In cerca dell&#8217;archetipo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 12:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Cap 2. Cosa è la democrazia ? 
La democrazia varia da paese a paese e di epoca in epoca. Cento anni fa, veniva discusso il suffragio universale per gli uomini ed era impensabile il voto per le donne. Oggi ci sembra inspiegabile come possa esserci stata un&#8217;epoca in cui non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Cap 2. Cosa è la democrazia ? </strong></p>
<p>La democrazia varia da paese a paese e di epoca in epoca. Cento anni fa, veniva discusso il suffragio universale per gli uomini ed era impensabile il voto per le donne. Oggi ci sembra inspiegabile come possa esserci stata un&#8217;epoca in cui non era consentito votare alle donne e un uomo ricco potesse avere più voti di un uomo povero. Succederà la stessa cosa con  il referendum. Verrà un giorno in cui nessuno si ricorderà più che, in un tempo passato, alla gente non veniva permesso di decidere direttamente la propria sorte.<br />
La democrazia si evolve. Vista la diversità delle forme democratiche nei vari paesi, quali sono ora le caratteristiche essenziali della democrazia? Cosa permette a una democrazia di distinguersi da una non-democrazia? Un dittatore che si dice &#8220;democratico&#8221; è sempre un dittatore. Ci deve essere un criterio obiettivo che rende possibile tale distinzione. Chiamiamo l&#8217;insieme di questi criteri &#8220;l&#8217;archetipo&#8221; della democrazia.</p>
<p><strong>In cerca dell&#8217;archetipo </strong><br />
Democrazia significa &#8220;governo dal popolo&#8221;. Ci sono certamente altre forme di &#8220;governo&#8221; o di potere statale. In una &#8220;oligarchia&#8221;, ad esempio, una piccola élite governa. Nella &#8220;timocrazia&#8221; predomina la gente ricca. In una &#8220;teocrazia&#8221; si suppone che sia Dio a esercitare il potere.<br />
Il termine &#8220;democrazia&#8221; viene recepito molto più positivamente dal ventesimo secolo in poi. Praticamente tutti gli Stati si riferiscono in un modo o nell&#8217;altro all&#8217;ideale democratico, anche se il loro regime è totalitario. La democrazia ha prevalso, per lo meno a livello ideale. Le cose stavano diversamente nel 18° secolo. &#8220;Democratico&#8221; era sovente un termine ingiurioso a quel tempo.<br />
Poiché il potere viene espresso per via legislativa, &#8216;democrazia&#8217; significa che la gente fa le leggi. In una democrazia, le leggi traggono la loro autorità dal fatto che il popolo, in un modo o nell&#8217;altro, le approva. Il potere legislativo in una oligarchia si basa sull&#8217;approvazione di una minoranza, e sulla benedizione divina in una teocrazia. In una democrazia non vi è altra autorità superiore al popolo.<br />
Le leggi impongono obblighi, non per il popolo nel suo complesso, ma certamente per i singoli cittadini. I singoli membri della società sono tenuti a riconoscere l&#8217;autorità della legge perché in teoria hanno avuto anche l&#8217;opportunità di contribuire a conformare la legge. Ecco quindi come si giunge al concetto di Jean-Jacques Rousseau di &#8220;contratto sociale&#8221;: la legislazione è il risultato di un contratto sociale tra cittadini uguali e responsabili. Nella visione democratica un diritto è legittimato solo quando coloro che sono tenuti a rispettare la legge sono anche in grado di contribuire alla creazione di tale legge.<br />
Il concetto di &#8220;contratto sociale&#8221; si definisce meglio &#8220;al negativo&#8221; &#8211; per così dire &#8211; con un procedimento ad eliminazione. Se l&#8217;autorità della legislazione non è tratta dall&#8217;autorità di Dio, della nobiltà, dei proprietari terrieri, del denaro o della conoscenza allora il contratto sociale è la sola possibilità che rimane. Le leggi traggono la loro autorità dal fatto che ci sono accordi volontari tra i membri della comunità giuridica.<br />
I politici fanno spesso riferimento al &#8220;contratto sociale&#8221;, come un accordo tra il popolo ed i politici stessi. Il contratto viene rinnovato, per così dire, ad ogni elezione. Ma il filosofo Thomas Paine ha già respinto questa interpretazione nei Diritti dell&#8217;Uomo (1791):  &#8220;Si è pensato a un notevole avanzamento verso l&#8217;istituzione di principi di libertà nel dire che il governo è un patto tra chi governa e chi è governato, ma questo non può essere vero, perché ciò mette l&#8217;effetto prima della causa, siccome l&#8217;uomo deve essere esistito prima che esistessero i governi, c&#8217;è stato necessariamente un momento in cui i governi non esistevano e di conseguenza non potevano inizialmente esistere governatori con cui stabilire tale patto. La verità quindi deve essere che gli individui stessi, ciascuno nel loro proprio personale e sovrano diritto, hanno intavolato un patto con tutti gli altri per creare un governo: e questo è l&#8217;unico modo in cui i governi hanno il diritto di nascere, e il solo principio su cui essi hanno diritto di esistere. &#8220;(Paine, 1791, 1894, parte 2, p. 309). Un &#8220;contratto sociale&#8221; è quindi un contratto fra cittadini, e un sistema politico emerge solo come un risultato di questo.<br />
Come possono i cittadini intavolare un contratto sociale con tutti gli altri? Ovviamente essi devono incontrarsi, discuterlo e concordarlo. In questo modo si crea la prima specifica istanza di riunione democratica: la pubblica assemblea.<br />
Le  assemblee pubbliche sono anche una realtà storica. In alcune piccole comunità, per esempio negli Stati Uniti e in Svizzera, l&#8217;assemblea pubblica svolge ancora oggi un ruolo [v. 2-1]. E &#8216;chiaro che l&#8217;assemblea pubblica in quanto tale non può funzionare in un moderno Stato costituzionale, con milioni di cittadini. Ma, al tempo stesso, l&#8217;assemblea pubblica fornisce ancora un primo esempio pratico di ideale democratico. Pertanto, dobbiamo dapprima esaminare le caratteristiche essenziali delle pubbliche assemblee democratiche.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
<p>La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:</p>
<p><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/</a></p>
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		<title>008 Democrazia Diretta 1 &#8211; inserto 1.3 Potere politico e democrazia diretta</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 20:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
1- 3: Potere politico e democrazia diretta
Quello che molti politici pensano riguardo a se e in che misura i referendum siano auspicabili è molto legato alla loro propria vicinanza al potere politico. Più potere hanno acquisito in un sistema rappresentativo, più sembrano opporsi alla democrazia diretta. Seguono alcuni esempi su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>1- 3: Potere politico e democrazia diretta</strong></p>
<p>Quello che molti politici pensano riguardo a se e in che misura i referendum siano auspicabili è molto legato alla loro propria vicinanza al potere politico. Più potere hanno acquisito in un sistema rappresentativo, più sembrano opporsi alla democrazia diretta. Seguono alcuni esempi su questo.<br />
In Svezia, nel corso del XX secolo si sono tenuti solo cinque referendum in totale. Le posizioni dei più importanti partiti svedesi &#8211; il partito socialista e il partito conservatore &#8211; variavano a seconda se erano o no al potere in quel momento. Prima della Seconda Guerra Mondiale il partito conservatore svedese era rigorosamente contro il referendum; dopo la guerra, quando questo partito fu all&#8217;opposizione per decenni, è diventato un fautore dei referendum. Nel partito socialista svedese, le cose si sono sviluppate esattamente nella direzione opposta: questo partito ha cominciato a rifiutare referendum dal momento in cui guadagnato la maggioranza assoluta al &#8216;Rikstag&#8217; svedese.  Ruin (1996, p. 173) riassume come segue: &#8220;i partiti che appartengono all&#8217;opposizione o hanno una posizione subordinata manifestano la tendenza a difendere il referendum. Partiti che siedono al governo o che hanno una posizione esecutiva tendono a mostrare un atteggiamento sprezzante&#8221;.</p>
<p>Nel Baden-Württemberg, i cristiano-democratici (CDU), approdarono all&#8217;opposizione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando la costituzione di questo Stato tedesco era in fase di elaborazione nel 1952-1953, la CDU argomentava per l&#8217;introduzione del referendum. La maggioranza governativa in quel momento, di cui i socialisti SPD erano il partner più importante, tuttavia, si era opposta all&#8217;introduzione. Nel 1972, la situazione era cambiata: il Baden-Württemberg era ora governato da una coalizione di liberali e cristiano democratici. Quando venne prospettata una modifica alla Costituzione, la Spd prese l&#8217;iniziativa per introdurre anche i referendum. Ciò creò una forte opposizione da parte della CDU. Emerse la particolare situazione in cui la SPD e CDU ora adottavano le stesse posizioni che avevano tenuto venti anni prima i loro avversari.</p>
<p>Alla fine vi fu un compromesso: il referendum fu introdotto come principio, ma con una soglia gigantesca. Al fine di indire un referendum, un sesto degli elettori del Baden-Württemberg devono registrare le loro firme nei municipi o negli uffici comunali entro un periodo di due settimane. Com&#8217;era prevedibile, ovviamente, non un solo referendum si è svolto nel decennio successivo. Nel 1994, uno gruppo di cittadini ha scritto molto educatamente: &#8220;Purtroppo, in considerazione di questa mutevole posizione, non si può fare a meno di pensare che se un partito è stato pro o contro i referendum in passato era dipeso in primo luogo dal fatto che il partito considerasse la questione da una prospettiva governativa o da una prospettiva di opposizione &#8220;. (Stuttgarter memorandum, 1994, p. 23).</p>
<p>Non è solo la divisione tra i partiti di opposizione e di governo a giocare un ruolo. Nel sondaggio d&#8217;opinione belga condotto nel 1998 dall&#8217;Instituut voor Plaatselijke Socialistische Actie, menzionato sopra, appariva che i politici locali con un mandato esecutivo (assessori e sindaci) consideravano il referendum anche meno favorevolmente rispetto ai politici con un mandato rappresentativo (consiglieri comunali), indipendentemente dal fatto che quest&#8217;ultimo appartenesse all&#8217;opposizione o alla coalizione di governo. (De Morgen giornale, il 31 gennaio 1998)</p>
<p>Del resto, l&#8217;introduzione della democrazia diretta non è l&#8217;unica questione su cui i partiti politici cambiano di abitudine il loro punto di vista a seconda della loro quota di potere. Lo stesso fenomeno vale per la questione della limitazione sul numero di volte che un rappresentante può conservare la stessa carica. Tra gli elettori americani, circa il 75% sostengono la rieliggibilità limitata. Per contro, solo il 18% dei membri dei singoli parlamenti di Stato si sono espressi a favore, con il 76% contrari a qualsiasi restrizione. Tra i lobbisti di professione, non meno del 86% era a favore della rieleggibilità illimitata. Ciò non è sorprendente, perché la rieleggibilità limitata minaccia la &#8216;old boys network&#8217; che è fondamentale per un buon lobbista. Un lobbista ha anche dichiarato esplicitamente: &#8220;I lobbisti concordano con la tesi dei difensori della rieleggibilità limitata : questa misura scinderebbe i legami e interferirebbe con il lavoro dei gruppi di interesse&#8221; (O&#8217;Keefe1999). Nelle Fiandre, il sistema della rieleggibilità limitata era originariamente parte centrale della dottrina del partito verde Agalev. Questo partito ritieneva che ai titolari del mandato dovrebbe essere consentito di rinnovare il loro mandato solo una sola volta. Quando si venne al dunque, e alcuni pesi massimi elettorale videro le loro posizioni minacciate da questa misura, la posizione del partito fu immediatamente modificata.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il capitolo intero tradotto qui <a href="../2009/06/10/wp-content/uploads/2009/06/direct-democracy-verhulst-1.doc">direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>007 Democrazia Diretta 1 &#8211; inserto 1.2 L&#8217;élite politica vuole la democrazia diretta ?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 07:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
1-2 : L&#8217;élite politica vuole la democrazia diretta ?
No. Da sondaggi di opinione tenuti tra i politici, in genere appare chiaro che la maggioranza di loro sono avversari della democrazia diretta.
In Danimarca, ai membri del parlamento nazionale è stato chiesto il loro parere in merito all&#8217;affermazione: &#8220;Ci dovrebbero essere più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>1-2 : L&#8217;élite politica vuole la democrazia diretta ?</strong></p>
<p>No. Da sondaggi di opinione tenuti tra i politici, in genere appare chiaro che la maggioranza di loro sono avversari della democrazia diretta.<br />
In Danimarca, ai membri del parlamento nazionale è stato chiesto il loro parere in merito all&#8217;affermazione: &#8220;Ci dovrebbero essere più referendum in Danimarca&#8221;. La grande maggioranza dei membri del parlamento era contraria a questo. Per tre partiti -Socialdemocratici, Liberali di sinistra e Democratici di centro- furono perfino il 100% contro ; inoltre il 96% dei membri della Destra liberale e il 58% dei conservatori erano contro. Solo una (larga) maggioranza dei Socialisti e del Partito popolare danese furono a favore (giornale Jyllands Posten, 30 dicembre 1998).<br />
Nel 1993, lo scienziato di scienze politiche Tops condusse un un sondaggio d&#8217;opinione nei Paesi Bassi tra i membri di consigli comunali. Meno di un quarto erano a favore dell&#8217;introduzione del referendum obbligatorio (NG Magazine, 31 dicembre 1993). Un altro sondaggio, condotto dall&#8217;Università di Leiden trovò che il 36% di tutti i consiglieri comunali si pronunciarono a favore del l&#8217;introduzione del referendum opzionale e il 52% era contro. Consiglieri del VVD (Liberali di destra) e del CDA (Democarici cristiani) erano contro addirittura con una media del 70%. Solo i Verdi di sinistra ed il D66 (Liberali di sinistra) presentavano una maggioranza dei consiglieri a favore del referendum opzionale (Binnenlands, Bestruur periodico del governo locale, 18 febbraio 1994).<span id="more-1005"></span><br />
In Belgio, l&#8217;Instituut voor Plaatselijke Socialistische Actie (Istituto per l&#8217;azione socialista locale) condusse un sondaggio d&#8217;opinione tra i politici socialdemocratici locali sul referendum comunale.<br />
Solo il 16,7% erano sostenitori incondizionati del referendum obbligatorio. (giornale De Morgen, 31 gennaio 1998).<br />
Ricerche di Kaina (2002) fornivano un&#8217;interessante intuizione sulle dinamiche del sostegno delle élite. Lei esaminò lo zelo di varie élites tedesche a introdurre la democrazia diretta. Le suddivise, tra le altre, in élite politiche, élite sindacali ed élite imprenditoriali.<br />
Sul totale delle élite, il 50% espresse un grado « elevato » ovvero « molto elevato » di sostegno alla democrazia diretta (tra il pubblico in genere, ciò è considerevolmente superiore, all&#8217;84%). Ci sono però grandi differenze fra le varie élite. Nell&#8217;élite sindacale,  l&#8217;86% espresse o un grado «elevato» o «molto elevato» di sostegno, mentre nell&#8217;élite imprenditoriale questo grado fu solo del 36%. Tra l&#8217;élite politica vediamo una rappresentazione di estremi. Nei post-comunisti PDS e i Verdi, il sostegno «elevato- molto levato » non era meno del 100%; nei socialdemocratici SPD esso era il 95% e nei Liberali della FDP il 78%, ma nella CDU/CSU  solamente il 34%. (Infatti una maggioranza del Parlamento tedesco aveva già approvato un emendamento alla costituzione introducendo un sistema abbastanza buono di democrazia diretta ; purtroppo, essendo richiesta una maggioranza dei due terzi, sono stati in particolare i politici del CDU/CSU che lo hanno bloccato).</p>
<p>Se andiamo a vedere gli elettori, però, tutti i partiti, senza eccezione, hanno una larga maggioranza per sostenere la democrazia diretta. Per concludere : i politici della CDU non rappresentano più il popolo su questo punto, e nemmeno i propri elettori, ma pare che si sottomettano alla volontà dell&#8217;élite del business.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il capitolo intero tradotto qui <a href="../wp-content/uploads/2009/06/direct-democracy-verhulst-1.doc">direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>006 Democrazia Diretta 1 &#8211; inserto 1.1 La gente vuole la democrazia diretta?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 18:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
La gente vuole la democrazia diretta?
Sì. Non c&#8217;è praticamente nessun paese occidentale in cui non ci sia una maggioranza del popolo (di solito larga) che vuole la democrazia diretta. Nel 1995, il sondaggio &#8217;stato della Nazione&#8217; mostrò che il 77% dei cittadini britannici credeva che dovesse essere introdotto un sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>La gente vuole la democrazia diretta?</strong></p>
<p>Sì. Non c&#8217;è praticamente nessun paese occidentale in cui non ci sia una maggioranza del popolo (di solito larga) che vuole la democrazia diretta. Nel 1995, il sondaggio &#8217;stato della Nazione&#8217; mostrò che il 77% dei cittadini britannici credeva che dovesse essere introdotto un sistema &#8220;&#8230; in cui certe decisioni vengono rimesse al popolo per decidere con referendum popolare&#8221; (Prospect Magazine, ottobre 1998). Secondo un sondaggio pubblicato dal Sun (15 marzo 2003), l&#8217;84% dei britannici voleva un referendum sulla Costituzione europea. Allo stesso tempo, è apparve un sondaggio sul Daily Telegraph, secondo cui l&#8217;83% dei cittadini britannici voleva risolvere questioni di sovranità per mezzo di referendum nazionali; solo il 13% ritieneva che questo fosse competenza del governo. Il Guardian (29 febbraio 2000) pubblicò un sondaggio secondo il quale il 69% dei britannici voleva un referendum sul nuovo sistema elettorale proposto dal Primo Ministro Blair. Ciò dimostra chiaramente che il popolo britannico vuole l&#8217;ultima parola in merito all&#8217;organizzazione del loro sistema politico. In Germania, più di 4 cittadini su 5 desidera che l&#8217;iniziativa del referendum popolare venga introdotta a livello nazionale. Da un sondaggio Emnid nel 2005, divenne chiaro che l&#8217;85% dei tedeschi ne erano convinti (Readers Digest, 10 agosto 2005), e dati comparabili sono pervenuti da decine di altri sondaggi. Nel 2004 Emnid chiese anche ai tedeschi se volevano un referendum sulla Costituzione europea; il 79% rispose in senso affermativo. Precedenti sondaggi mostrarono che la preferenza tedesca per la democrazia diretta è trasversale in tutti i partiti: erano sostenitori il 77% degli elettori della SPD, il 68% degli elettori CDU, il 75% degli elettori FDP, il 69% deglii elettori dei Verdi, il 75% degli elettori PDS. (Zeitschrift für Direkte Demokratie 51 (periodici per la democrazia diretta no. 51), 2001, p. 7). Secondo un sondaggio SOFRES, l&#8217;82% dei francesi sono a favore dell&#8217;iniziativa referendaria popolare; il 15% sono contrari (Lire la politique, il 12 marzo 2003).</p>
<p>Nei Paesi Bassi, secondo un sondaggio SCP del 2002, l&#8217;81% degli elettori sostiene<span id="more-987"></span> l&#8217;introduzione del referendum. Nel 1997 un&#8217;indaginbe della SCP mostrava che c&#8217;era una larga maggioranza in favore della democrazia diretta in tutti e quattro i più grandi partiti politici: il 70% degli elettori del CDA (Cristano Democratici), l&#8217;86% degli elettori del PvdA (Laburisti), l&#8217;83% del VVD (Liberali di destra), l&#8217;86% degli elettori del D66 (Democratici liberali di sinistra) (Kaufmann &amp; Waters,2004, p.131). Secondo un sondaggio NIPO nell&#8217; aprile 1998, il 73% degli elettori desiderava un referendum sull&#8217;introduzione dell&#8217;Euro ed un sondaggio del settembre 2003 mostrava che l&#8217;80% voleva un referendum sulla Costituzione europea (che venne effettivamente tenuto nel 2005).(Nijeboer, 2005). Inoltre, il popolo olandese si aspetta molto dalla democrazia. Il Nationaal Vrijheidsonderzoek (indagine sulla libertà nazionale) del 2004 mostra che la &#8220;promozione della democrazia&#8221; è stata scelta dalla la maggior parte (il 68%) come una risposta alla domanda:&#8221;Che cosa, secondo voi, è particolarmente necessario per la pace nel mondo?&#8221;</p>
<p>Gallup intervistò gli europei a metà del 2003 circa l&#8217;opportunità di un referendum sulla Costituzione europea. L&#8217;83% di essi consideravano un tale referendum come &#8220;indispensabile&#8221; o &#8220;utile ma non indispensabile&#8221;, ma solo il 12% pensava a un referendum &#8220;inutile&#8221;. La percentuale a favore era ancora più elevata tra i giovani e le persone con istruzione superiore (Witte Werf, autunno 2003, p. 15)</p>
<p>Anche la maggior parte delle persone negli Stati Uniti vuole la democrazia diretta. Tra il 1999 e il 2000, fu effettuato il più ampio sondaggio sulla democrazia diretta che mai stato fatto. In tutti i 50 Stati membri si è constatato che ci sono come minimo il 30% in più di sostenitori rispetto ai contrari; la media per tutti gli Stati Uniti è stata di 67,8% pro e 13,2% contro la democrazia diretta. Era sorprendente come più referendum ci furono in uno stato nei 4 anni precedenti il sondaggio, più alto era il numero dei sostenitori della democrazia diretta.</p>
<p>Negli Stati con pochi o nessun referendum, i sostenitori erano in media il 61%; negli Stati con un numero medio di referendum i sostenitori erano il 68% e gli Stati con più di 15 referendum avevano una media del 72% di appoggio. &#8220;Le indagini del &#8216;99-2000 hanno definitivamente dimostrato che l&#8217;esperienza di voto su iniziative popolari e referendum aumenta effettivamente il sostegno al processo&#8221;, commenta Waters (2003, p. 477).<br />
Ci fu anche un sondaggio circa l&#8217;opportunità di una iniziativa di referendum popolare a livello federale (gli Stati Uniti sono, paradossalmente, uno dei pochi paesi al mondo che non hanno mai tenuto referendum nazionali, anche se la democrazia diretta è molto diffusa a livello statale e locale). In questo sondaggio, i sostenitori erano il 57,7% e gli oppositori il 20,9%.</p>
<p> </p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il capitolo intero tradotto qui <a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/direct-democracy-verhulst-1.doc">direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>005 Democrazia Diretta 1 &#8211; Perdita di fiducia</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/30/005-democrazia-diretta-1-perdita-di-fiducia/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 12:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
Perdita di fiducia
La popolazione nella maggior parte dei paesi europei si rende conto che il processo decisionale viene esercitato con poca democrazia e ha in gran parte perso la sua fiducia nella natura democratica delle istituzioni.
In Germania, una ricerca della TNS Emnid, commissionata dalla rivista Reader&#8217;s Digest, ha dimostrato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>Perdita di fiducia</strong></p>
<p>La popolazione nella maggior parte dei paesi europei si rende conto che il processo decisionale viene esercitato con poca democrazia e ha in gran parte perso la sua fiducia nella natura democratica delle istituzioni.</p>
<p>In Germania, una ricerca della TNS Emnid, commissionata dalla rivista Reader&#8217;s Digest, ha dimostrato che la fiducia dei cittadini nei partiti politici è calata dal 41% al 17% nei dieci anni dal 1995 al 2005. La fiducia nel parlamento è diminuita nello stesso periodo dal 58% al 34%, e la fiducia nel governo dal 53% al 26%. &#8220;Sotto la superficie, si sta preparando una grande tempesta&#8221;, ha commentato lo scienziato politico Karl-Rudolf Korte. &#8220;Questo è molto di più che la solita mancanza di interesse nella politica e nei partiti politici. La gente ora disprezza i suoi rappresentanti ufficiali&#8221;. (Reader&#8217;s Digest Online, 10 agosto 2005). Secondo un sondaggio Gallup, il 76% dei tedeschi considera i loro politici disonesti. (Die Zeit, il 4 agosto 2005). Un sondaggio della SOFRES nel 2003 ha mostrato che il 90% dei francesi credono di non esercitare alcuna influenza sul processo decisionale della politica nazionale; il 76% crede questo anche riguardo alla politica locale. (Lire la politique, 12 marzo 2003)</p>
<p>Il sociologo belga Elchardus rilevò le opinioni dei Belgi sulla democrazia nel 1999. Egli riassunse: &#8220;Una grande maggioranza degli elettori ha l&#8217;impressione che la loro opinione e la loro voce non penetra nella politica attraverso i politici. (&#8230;)  Il 58% degli interpellati ha avuto l&#8217;impressione che i politici, una volta eletti, &#8216;credono di essere troppo bravi per gente come me&#8217;. Tutto questo porta più di un quarto degli elettori a esprimere la loro sfiducia assoluta: &#8216;in realtà non c&#8217;è un solo politico a cui darei la fiducia&#8217;. Solo tra 15% e il 23% delle persone interrogate accorda dichiarazioni positive sulla politica e la sua rappresentanza. Non appare esagerato affermare che tra la metà e i tre quarti degli elettori si sente impotente.&#8221;(Elchardus, 1999, p. 36)<br />
Sondaggi tenuti nel 2004 da Maurice de Hond nei Paesi Bassi dimostrano che la maggioranza degli olandesi hanno poca fede nel contenuto democratico del loro Stato. Il 70% è in disaccordo con la dichiarazione: &#8220;I politici attualmente ascoltano meglio rispetto a cinque anni fa&#8221;. Il 51% è in disaccordo con la dichiarazione: &#8220;Nei Paesi Bassi, l&#8217;elettore ha un ruolo importante nel funzionamento del governo nazionale&#8221;; invece il 47% concorda con essa. Il 55% è in disaccordo con l&#8217;affermazione: &#8220;I Paesi Bassi sono una vera democrazia&#8221;, mentre solo il 39% concorda con essa. Il popolo olandese crede che, in media, siano corrotti il 12% dei membri di parlamento e governo, e il 18% dei politici comunali e provinciali. In media il popolo olandese pensa che il 17% dei funzionari statali siano corrotti, rispetto al 18% dei funzionari comunali e provinciali. Inoltre, un quarto degli intervistati ha ammesso una esperienza personale legata alla corruzione tra i politici o, tramite conoscenti, che hanno conoscenza di casi specifici (www.peil.nl).</p>
<p>Nel 2002, Gallup ha organizzato un gigantesco sondaggio sul grado di fiducia degli intervistati in 17 &#8216;istituzioni&#8217; sociali &#8211; dall&#8217;esercito e le organizzazioni sindacali al parlamento e le multinazionali. Ciò ha coinvolto 36.000 persone da consultare in 47 paesi. Di tutte le istituzioni, i parlamenti sembravano godere la minore fiducia: una media del 51% delle persone aveva poco o nessuna fiducia, mentre solo il 38% aveva da un moderato ad un elevato livello di fiducia. (De Witte Werf, Spring 2003, p. 11). Nel 2004, il cane da guardia della corruzione internazionale, Transparency International, ha organizzato un analogo sondaggio in 62 paesi, in cui non meno di 50.000 persone sono state interrogate riguardo a quali organismi sociali sono considerati più sani e quali più corrotti. I partiti politici furono considerati i pù corrotti; su 36 dei 62 paesi essi erano in cima a questo problematico elenco; con i parlamenti al secondo posto. (Rotterdams Dagblad, 10 dicembre 2004)</p>
<p>Non si deve pensare, tuttavia, che questo strisciante processo di perdita di fiducia possa semplicemente continuare per sempre. Un governo che ha perso la fiducia della maggioranza dei cittadini ha già perso di fatto la sua legittimità.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, <a href="../2009/05/29/2009/05/27/2009/05/25/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-1.doc">scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>004 Democrazia Diretta 1 &#8211; La nostra democrazia è un &#8220;nonsense&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 11:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
traduzione di Emilio Piccoli
La nostra democrazia è un &#8220;nonsense&#8221;
Noi siamo ad oggi lontani da tale democrazia integrata. Il processo decisionale politico in genere si svolge al di là dell&#8217;influenza, ed anche al di là della conoscenza, dei cittadini. Ciò vale per quasi tutti gli Stati europei.
Hans Herbert von Arnim è professore di diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>traduzione di Emilio Piccoli</p>
<p><strong>La nostra democrazia è un &#8220;nonsense&#8221;</strong></p>
<p>Noi siamo ad oggi lontani da tale democrazia integrata. Il processo decisionale politico in genere si svolge al di là dell&#8217;influenza, ed anche al di là della conoscenza, dei cittadini. Ciò vale per quasi tutti gli Stati europei.</p>
<p>Hans Herbert von Arnim è professore di diritto pubblico e teoria costituzionale all&#8217;Università di Seyer in Germania. Ha scritto vari libri su democrazia e politica ed ha acquisito fama per via dell&#8217;esposizione della realtà spesso sordida che si cela dietro la &#8220;bella faccia della democrazia&#8221;. Nel suo libro &#8220;Il sistema&#8221; (Il sistema; sottotitolo: &#8216;la macchinazione del potere&#8217;), pubblicato nel 2001, egli solleva il coperchio sopra il sistema politico tedesco: &#8220;Se la democrazia rappresentativa significa governo del popolo per il popolo (Abraham Lincoln), diventa subito evidente che, in realtà  non tutto è in accordo con i principi di base di ciò che si suppone essere il più liberale e democratico sistema sociale che sia mai esistito in Germania. Lo Stato e la politica sono nel complesso in una condizione tale che solo ottimisti di professione o degli ipocriti possono rivendicare che questo sia un risultato della volontà del popolo. Ogni tedesco ha la libertà di obbedire a leggi a cui non ha mai dato il suo assenso; egli può ammirare la maestosità di una Costituzione alla quale egli non ha mai dato legittimità; egli è libero di onorare i politici che nessun cittadino ha mai eletto, e per provvedere a loro generosamente, con le proprie tasse, sull&#8217;uso delle quali egli non è mai stato consultato &#8220;. Secondo Von Arnim, i partiti politici che prendono le decisioni in questo sistema sono diventate istituzioni monolitiche. L&#8217;identificazione politica e la soddisfazione dei bisogni, che in una democrazia dovrebbe procedere dal basso verso l&#8217;alto &#8211; dal popolo al parlamento &#8211; è completamente nelle mani del leader dei partiti.<br />
Von Arnim biasima anche il sistema di finanziamento dei partiti, attraverso il quale i politici possono determinare personalmente quanto i loro partiti &#8211; associazioni private come qualsiasi altra &#8211; possono incassare dalle entrate fiscali. Secondo Von Arnim, non è sorprendente che i politici continuino ad ignorare il sempre crescente clamore a favore della riforma del sistema politico, perché altrimenti verrebbe minata la loro comoda posizione di potere.</p>
<p>In Gran Bretagna, la Power Inquiry, un comitato istituito dalle organizzazioni sociali e composto sia da politici che da cittadini, ha condotto una indagine su larga scala sullo stato della democrazia britannica, e in particolare sui motivi per cui tanti cittadini sembrano aver voltato le spalle alla politica. Essi hanno organizzato assemblee in tutto il paese, in cui i cittadini sono stati invitati a presentare le loro opinioni, e hanno pubblicato la relazione &#8216;potere al popolo&#8217;, in cui si osserva: &#8220;L&#8217;unico fattore sentito come causa del disimpegno, che attraversa tutti i settori della nostra indagine, è la sensazione molto diffusa che i cittadini ritengono che il loro punti di vista e interessi non vengono presi sufficientemente in considerazione dal processo di decisione politica. L&#8217;iontensità e l&#8217;ampiezza di questa percezione tra i cittadini britannici non può essere sottolineata mai a sufficienza. Molte, se non tutte, delle altre spiegazioni ricevute, qui presentate,  possono essere anche intese come variazioni su questo tema della debole influenza del cittadino. (&#8230;) Questo opinione su tale tema prevale fortemente nelle molte osservazioni pubbliche ricevute dalla Inquiry.&#8221; (Power Inquiry, 2006, p.72).<span id="more-960"></span></p>
<p>Nel 1992, il professor De Wachter mappò accuratamente i processi decisionali politici in Belgio. Egli concluse: &#8220;In Belgio, lo sviluppo di istituzioni democratiche ufficiali si è arrestato. Progetti più aggiornati che consentano ai cittadini di avere un impatto duraturo sul processo decisionale sono negati o, nel migliore dei casi, portano al fallimento nel prendere decisioni su tutto. &#8220;(P. 71) &#8220;I cittadini o gli elettori sono attori deboli in tutta la complessa e densa rete sociale di decisioni politiche nel loro paese. Loro mancano di strumenti decisivi di accesso ai livelli più alti della gerarchia di potere e del processo decisionale.Tutto è deciso per conto loro in un modo estremamente elitario. Per coloro che sono aperti alle idee di legittimità democratica, questa constatazione è sia una delusione che una rinuncia. &#8220;(P. 371)<br />
Nel 2002, il giornalista olandese Gerard van Westerloo intervistò il Professore Daudt, un famoso scienzato politico. Daudt è visto come il Nestore delle scienze politiche olandesi; tutta la generazione post-bellica delle scienze politiche è stata istruita da lui. Il professor Daudt liberato il campo dall&#8217;affermazione che i Paesi Bassi sono una democrazia, respingendola come segue. Certamente, ha detto Daudt, i diritti fondamentali sono rispettati, ma &#8220;non usiamo parole magniloquenti per mascherarla attraverso qualcosa che non c&#8217;è: ossia una democrazia con rappresentanti del popolo ; (&#8230;) La nostra democrazia è un nonsenso.&#8221; Poiché van Westerloo volle sapere che cosa pensavano i colleghi di Daudt riguardo le sue opinioni, egli fece un giro dei Paesi Bassi, visitando decine di specialisti in gestione sociale e in scienze politiche. Le vedute di Daudt gli vennero confermate dappertutto. A Tilburg, il Professore Frissen dichiarò: &#8220;Nei Paesi Bassi siamo governati da una élite arrogante, che non c&#8217;entra niente con la democrazia nel senso del termine diretto-democratico.&#8221; A Groningen il professor Ankersmit ha detto: &#8220;La politica nei Paesi Bassi è stata condotta ai margini. A lungo non ha riconosciuto la democrazia in quanto tale.&#8221; Il professor Tromp di Amsterdam: &#8220;La poltica nei Paesi Bassi cammina in un vicolo cieco. Una crisi è incombente e non può essere evitata. I partiti politici non sono altro che reti di persone che si conoscono e si sostengono reciprocamente.&#8221; Il professor De Beus di Amstedam: &#8220;La leggitimità della democrazia olandese è una forma di auto-inganno e  frode su vasta scala.&#8221; Il professor Tops di Tilburg: &#8220;L&#8217;animale politico nei Paesi Bassi è praticamente domato e addomensticato.&#8221; Il Direttore Voerman del Centro di documentazione per i partiti politici olandesi: &#8220;Il parlamento è diventato niente più che una macchina per incollare francobolli.&#8221; E secondo lo scienziato politico Baakman di Maastricht : « Ci illudiamo che ciò che chiamiamo democrazia funzioni anche come democrazia.» (Van Westerloo, 2002).</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, <a href="../2009/05/27/2009/05/25/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-1.doc">scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>003 Democrazia Diretta 1 &#8211; Democrazia in evoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
Traduzione Emilio Piccoli
Capitolo 1
Democrazia in evoluzione
La democrazia non è mai completa. La crescita della democrazia deve essere vista come un processo organico. La democrazia non può arrestare sviluppo e approfondimento, proprio come una persona non può smettere di respirare. Un sistema democratico che rimane statico e immutato degenererà e diventerà antidemocratico. È solo un tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>Traduzione Emilio Piccoli</p>
<p>Capitolo 1</p>
<p>Democrazia in evoluzione</p>
<p>La democrazia non è mai completa. La crescita della democrazia deve essere vista come un processo organico. La democrazia non può arrestare sviluppo e approfondimento, proprio come una persona non può smettere di respirare. Un sistema democratico che rimane statico e immutato degenererà e diventerà antidemocratico. È solo un tale processo di sclerosi che causa l&#8217;attuale malessere della società. Siamo di fronte al fatto che la democrazia nelle nostre società è in condizioni disastrose.</p>
<p>La nostra attuale democrazia, puramente rappresentativa, è in realtà la risposta alle aspirazioni di più di un secolo fa. Questo sistema era adatto in quell&#8217;epoca, perché la maggior parte della gente poteva riconoscere il loro punto di vista politico e i loro ideali riflessi in un piccolo numero di chiare credenze umane e sociali, che erano incarnate e rappresentate, per esempio, da gruppi cristiani, socialisti o liberali. Quest&#8217;epoca è passata da molto tempo. Le idee e le opinioni delle persone si sono sempre più individualizzate.</p>
<p>La forma democratica appropriata in questo contesto è un sistema parlamentare integrato con l&#8217; iniziativa referendaria obbligatoria dei cittadini (democrazia diretta), perché solo un tale sistema prevede un collegamento diretto tra i singoli individui e gli organi legislativi ed esecutivi. Quanto maggiore è la propensione dei cittadini verso le opinioni individuali, e la perdita da parte dei partiti politici del loro monopolio come punti di mobilitazione ideologica, tanto più elevata sarà la domanda di strumenti decisionali democratici-diretti.</p>
<p>Infatti, la maggioranza della gente nei paesi occidentali vuole che venga introdotto il referendum [v. 1-1]. Questo fatto da solo dovrebbe essere decisivo anche per la sua reale implementazione.<br />
Letteralmente democrazia significa: &#8216;governo del popolo&#8217; (Oxford English Dictionary).<br />
Il primo passo verso un autentico governo dei cittadini comporta necessariamente che la persone siano in grado di determinare autonomamente come questo governo popolare sia progettato e messo in pratica.</p>
<p>Tuttavia, vediamo che la maggior parte dei politici parlano contro il referendum [v. 1-2]. È sorprendente che quanto più elevato è il livello di potere effettivo di cui dispongono, tanto più vigorosamente molti politici avversano il referendum [v. 1-3]. In tal modo, essi adottano effettivamente gli stessi argomenti che erano già stati utilizzati un tempo per opporsi al diritto di voto dei lavoratori e delle donne. Si può anche dimostrare che questi argomenti sono di valore molto scarso. Nel capitolo 6, esamineremo attentamente le principali contro-argomentazioni.<span id="more-948"></span></p>
<p>Di fatto, tuttavia, uno sguardo alla democrazia diretta nella pratica è sufficiente per constatare come le obiezioni siano infondate. In Svizzera, in particolare, esiste da oltre un secolo un esempio molto interessante &#8211; anche se non perfetto &#8211; di democrazia diretta (v. capitolo 5). Gli Svizzeri possono lanciare iniziative legislative popolari a tutti i livelli amministrativi. In alcuni casi, è chiaro che i cittadini sono direttamente opposti alle preferenze della élite politica ed economica. Nei referendum sugli emendamenti costituzionali e sul trasferimento di sovranità ad organizzazioni internazionali, che sono obbligatori in Svizzera, gli elettori respingono un quarto delle proposte del Parlamento; quando un gruppo di cittadini raccoglie firme per indire un referendum su leggi ordinarie, la metà delle proposte legislative vengono respinte. Ma il popolo non ha approfittato dei suoi diritti democratici per trasformare la Svizzera in uno Stato disumano o autoritario! Non c&#8217;è la pena di morte in Svizzera e i diritti umani non sono in pericolo nel paese. Inoltre i cittadini svizzeri non hanno alcuna intenzione di rinunciare al proprio superiore sistema democratico. (L&#8217;antipatia del popolo svizzero nei confronti dell&#8217;Unione europea è anche associata al carattere antidemocratico dell&#8217;Unione). La democrazia diretta però non deve essere idealizzata. Essa non fornisce soluzioni in sé. La democrazia diretta, tuttavia, mette a disposizione il meccanismo essenziale per trovare soluzioni vantaggiose, utilizzabili per i problemi d&#8217;oggigiorno. L&#8217;introduzione della democrazia diretta non dovrebbe avvenire in base a un sentimento di improvvisa euforia, ma in uno spirito di &#8216;attiva e consapevole disponibilità all&#8217;aspettativa&#8217;.</p>
<p>Inoltre, non si deve sottovalutare l&#8217;impatto tonificante che  immediatamente deriverà da una scelta radicale per il ripristino e l&#8217;intensificazione della democrazia. Inoltre, la decisione per più democrazia è sempre una decisione per il diritto degli altri di avere una voce. Si tratta di una dichiarazione di fede nelle forze morali e in quelle capacità che sono latenti nei concittadini. Nelle nostre società, che sono avvelenate dalla reciproca diffidenza, non vi è quasi nient&#8217;altro di immaginabile che possa avere un effetto tanto salutare. L&#8217;impegno per più democrazia diretta è, per definizione, un impegno per gli altri, per la loro libertà di espressione, per la loro intrinseca dignità. Coloro che sono interessati solo a raggiungere i propri obiettivi non hanno nulla da guadagnare da una democrazia. Farebbero meglio a mettere tutte le loro energie nel proclamare e propagandare il loro proprio punto di vista personale. I veri democratici sono interessati ai punti di vista individuali degli altri, perché sanno che le persone hanno bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro per perfezionare e affinare le proprie idee e intuizioni, per migliorarle ed elaborarle. Questo processo sociale di formazione e definizione delle opinioni costituisce il vero cuore della vita democratica. Le persone più vicine vengono messe a contatto le une con le altre in una sorta di federalismo, il più facile ed efficace per condividere l&#8217;emergere di percezioni   (il collegamento tra il federalismo e la democrazia diretta è trattato più in dettaglio nel capitolo 3). Democrazia diretta e federalismo si rinforzano l&#8217;un l&#8217;altro. Insieme formano una « democrazia forte » (Barber, 1884) o «democrazia integrata ».</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, <a href="../2009/05/25/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-1.doc">scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>002 Democrazia Diretta 1 &#8211; Due fonti di potere</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 17:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
Traduzione Emilio Piccoli
Capitolo 1
Due fonti di potere
La democrazia deriva la sua superiorità da due fonti.
In primo luogo, un regime democratico viene legittimato. In una vera democrazia, la forma del regime è, per definizione, quella ambita dal popolo. E&#8217; logico che un tale regime può contare sul sostegno interno più che un dittatore.
In secondo luogo, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 115px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="105" height="148" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>Traduzione Emilio Piccoli</p>
<p>Capitolo 1</p>
<p>Due fonti di potere</p>
<p>La democrazia deriva la sua superiorità da due fonti.<br />
In primo luogo, un regime democratico viene legittimato. In una vera democrazia, la forma del regime è, per definizione, quella ambita dal popolo. E&#8217; logico che un tale regime può contare sul sostegno interno più che un dittatore.<br />
In secondo luogo, una democrazia è più produttiva. In un regime autoritario, le idee della maggioranza dei cittadini hanno scarse possibilità di influenzare il processo decisionale. In una democrazia c&#8217;è una base molto più ampia di idee.<br />
Inoltre, la selezione delle idee è più efficiente in una democrazia. La democrazia non è altro che l&#8217;elaborazione sociale delle idee individuali. Le nuove idee provengono sempre dagli individui, perché solo gli individui possono pensare. Ma le idee individuali devono essere considerate, soppesate le une con le altre e adattate alle condizioni della società. Si ha bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro per correggere le imperfezioni di ogni idea altrui. Il cuore della democrazia è in realtà questo processo di formazione della percezione sociale, in cui l&#8217;idea o la proposta di una singola persona, spesso già accettata da un gruppo più piccolo (un partito politico, gruppo d&#8217;azione o di pressione), ha i suoi pro e contro soppesati dall&#8217;insieme della società. Questo processo di formazione della percezione porta a una scelta. Ma la scelta deve sempre essere esaminata in un contesto storico, l&#8217;odierna minoranza può essere la maggioranza domani. In relazione al fluire della formazione di immagini le decisioni d&#8217;oggigiorno sono come percussioni di timpani dentro un&#8217;intera sinfonia.<br />
Nel medio-lungo termine, le decisioni democratiche saranno socialmente superiori a decisioni dittatoriali. Obiettivi moralmente discutibili, che non sono utili all&#8217;interesse comune, per loro stessa natura cercheranno una loro via attraverso canali nascosti che sono protetti dalla luce dell&#8217;aperto processo decisionale democratico. In condizioni democratiche, verranno filtrate le idee migliori, per così dire, perché noi siamo più inclini a riconoscere le debolezze degli altri che le nostre. Il processo di selezione che ha luogo lungo il cammino della democrazia può alimentare la società con ciò di cui ha bisogno. Ciò non significa che la presenza di strumenti democratici garantisca necessariamente la qualità delle iniziative morali dei singoli membri della società. Possiamo solo avere fiducia che tali iniziative possano emergere. Ma ciò non significa che aspirazioni moralmente degne non possano concretizzarsi senza democrazia. La politica non può mai prescrivere la morale. Ma la politica è in grado di creare strumenti democratici che permettono al potenziale morale che è dormiente negli individui di essere liberato e messo ad operare per il bene della società.</p>
<p><em>Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, <a href="../wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-1.doc">scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</em></p>
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		<title>001 Democrazia Diretta Verhulst Nijeboer</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 21:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta verhulst nijeboer]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
Inizia da oggi la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com
Traduzione in Italiano di Emilio Piccoli

001 CAP [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-150x150.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>Inizia da oggi la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro <strong>Democrazia Diretta</strong> di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, <a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst-1.doc">scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1</a>, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com</p>
<p>Traduzione in Italiano di Emilio Piccoli</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p><strong>001 </strong><strong>CAP 1</strong><br />
<strong>CAP 1</strong>. <strong>Il potere nascosto della democrazia</strong><br />
Il ventesimo secolo non passerà alla storia come il secolo delle tecnologie dell&#8217;informazione, dei viaggi nello spazio o dell&#8217;energia nucleare. Non sarà ricordato come il secolo del fascismo, comunismo o capitalismo. Né sarà il secolo delle due guerre mondiali.</p>
<p>Il ventesimo secolo sarà il secolo della democrazia.</p>
<p>Nel ventesimo secolo, per la prima volta nella storia, la democrazia è diventata uno standard globale. Non lasciamoci ingannare, in realtà lo standard non  è  stato  veramente attuato in nessun luogo, e la democrazia è continuamente schiacciata ovunque nel mondo. Tuttavia, fatte salve alcune eccezioni di rilievo come l&#8217;Arabia Saudita e il Bhutan, ogni tipo di regime  rivendica la sua legittimità democratica. E fanno questo perché sanno che la democrazia è diventata lo standard per la popolazione mondiale. Questo è un fatto rivoluzionario.</p>
<p>Nel IXX secolo, la democrazia era effettivamente ancora nella sua infanzia. L&#8217;unico sistema di voto universale apparve dapprima negli Stati Uniti d&#8217;America, ma fino alla metà del IXX secolo era generalmente limitato, nella maggior parte degli Stati, a uomini bianchi proprietari di beni. Le donne e le persone di colore non erano considerate all&#8217;altezza di partecipare alle elezioni. Soltanto nel 1870, dopo la guerra civile, alle persone di colore fu concesso il diritto costituzionale di voto. Le donne americane dovettero attendere fino al 1920. Nel Regno Unito, i lavoratori manifestarono e lottarono duramente per molti decenni, fino alla fine del IXX secolo, per ottenere il diritto di voto. Le &#8220;Suffragette&#8221; dimostrarono coraggiosamente dal 1904 al 1918, prima che alle donne oltre i 30 anni e a tutti gli uomini sopra i 21 fosse dato il diritto di voto. Venne il 1928 prima che questo diritto venisse rivisto per includere tutte le donne di età superiore a 21, e questo evento venne addirittura ridicolizzato come &#8220;il voto delle flapper&#8221;. In Sud Africa si predissero pure disastri nel caso in cui i diritti di voto universale venissero attuati! Col senno di poi, queste obiezioni alla concessione dei diritti di voto per i lavoratori, le donne e le persone di colore appaiono vacui e patetici.</p>
<p>Vi è un potere occulto in agguato nella democrazia. Nella storia recente, i regimi democratici hanno resistito ripetutamente a sistemi dittatoriali apparentemente onnipotenti. Di volta in volta, le società più democratiche, in ultima analisi, sembravano avere la vitalità maggiore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Inizia la traduzione/correzione collaborativa del libro “Direct Democracy &#8211; Verhulst”</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/14/inizia-la-traduzione-collaborativa-del-libro-direct-democracy-verhulst/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 18:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia Diretta Verhulst]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[direct democracy]]></category>
		<category><![CDATA[verhulst]]></category>

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		<description><![CDATA[direct-democracy-verhulst
di Paolo Michelotto
Emilio Piccoli ha deciso di raccogliere l’invito fatto dagli autori belgi, di  correggere/tradurre il libro in Italiano. (esiste già una bozza tradotta da  correggere)
Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie,  esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a  moltissime domande con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_905" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg"><img class="size-medium wp-image-905" title="direct-democracy-verhulst" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/direct-democracy-verhulst.jpg" alt="direct-democracy-verhulst" width="175" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">direct-democracy-verhulst</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>Emilio Piccoli ha deciso di raccogliere l’invito fatto dagli autori belgi, di  correggere/tradurre il libro in Italiano. (esiste già una bozza tradotta da  correggere)</p>
<p>Un grande libro, gratuito, ma che vale un capitale. Dati, fatti, storie,  esempi sulla Democrazia Diretta, sui Referendum e sulle Iniziative. Risponde a  moltissime domande con fatti, non con teorie. Disponibile in 6 lingue europee,  <a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/">qui  in Inglese. </a></p>
<p>Si trova in molte lingue (non ancora l’italiano) su questo sito:</p>
<p><a onclick="pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.democracy-international.org');" href="http://www.democracy-international.org/">http://www.democracy-international.org/</a></p>
<p>Emilio lo correggerà/tradurrà in base al suo tempo libero paragrafo dopo  paragrafo. Metteremo online su questo sito i paragrafi man mano  tradotti/corretti. Chiunque può aiutare, sia leggendo il testo in italiano che  verrà tradotto e correggendo eventuali errori ortografici, sia traducendo  ex-novo paragrafi del libro. Che al link sopra è disponibile in 6 lingue  europee. Chi vuole aiutare con la traduzione/correzione, cortesemente contatti  emilio alla sua email: piccoliemilio@gmail.com per evitare ripetizioni inutili  di lavoro e sovrapposizioni.</p>
<p>La bozza in Italiano da cui partire si trova qui: <a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/wp-content/uploads/2009/05/verhulst_democrazia_diretta_testo_integrale.pdf">verhulst_democrazia_diretta_testo_integrale</a></p>
<p>Chiunque può aiutare. Se siamo in tanti, il lavoro sarà fatto velocemente e  con poca fatica individuale.</p>
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