di Paolo Michelotto
ricevo dall’amico Thomas Benedikter, condivido integralmente e molto volentieri pubblico.
Una finanza pubblica più sana dando più potere ai cittadini
L’argomento che attualmente domina il dibattito politico è la crisi di alcuni membri dell’Eurozona, dovuto ad un debito pubblico eccessivo, che mette in ballo la stabilità e la sostenibilità stessa della moneta unica europea. L’Italia è tornata a quota 120% di debito pubblico totale sul PIL, quasi uguagliando la quota della fine del 1994, dopo il breve primo governo Berlusconi (122%). Forse la storia si sta ripetendo. La politica dell’indebitamento è iniziata con la 1a Repubblica, che fino al 1992 aveva accumulato già il 98% di debito sul PIL. È poi allegramente proseguita con la 2a Repubblica, frenata dai governi Prodi, accelerata dai governi Berlusconi. Questa corsa all’indebitamento si consuma con il consenso tacito dei cittadini, che eleggono i partiti di loro fiducia. D’altronde, dalla politica economica e soprattutto dalla finanza pubblica i cittadini sono esclusi da ogni coinvolgimento diretto, tant’è vero che la Costituzione non consente referendum in materia tributaria. Alla luce degli ultimi sviluppi un provvedimento giustificato?
L’indebitamento pubblico è un dato di fondo che pesa sulla nostra economia e incide nel portafoglio dei contribuenti. Benché fossero i contribuenti – o quelli odierni o quelli futuri – a pagare il conto finale, non sono ammessi ad esprimere la loro opinione specifica sulle decisioni di finanza pubblica. Anzi è uno degli spauracchi principali sbandierato quando si discute di rafforzare i diritti referendari dei cittadini, e cioè che i cittadini non debbano essere coinvolti nelle decisioni finanziarie e tributarie. In generale si paventa il rischio che più democrazia ridurrebbe la governabilità, e i cittadini, a differenza dei politici responsabili del bene comune, sarebbero sempre tentati a tagliarsi le imposte. I fatti confermano l’opposto: in Italia la materia fiscale e tributaria è totalmente esclusa dai referendum, i cittadini non hanno voce in capitolo di bilancio pubblico a nessun livello di governo. Lo Stato oggi è superindebitato perché lo hanno voluto i partiti di governo. Anche negli altri paese dell’UE, in cui l’Euro oggi è a rischio a causa del debito pubblico – la Spagna, il Portogallo, la Grecia – non si sono mai svolti referendum nazionali su questi argomenti e sulla spesa pubblica in generale. È l’esclusione dei cittadini da tutte le decisioni sulla politica finanziaria ad avere favorito il superindebitamento. Anziché chiedere il parere dei cittadini per via di un plebiscito – un referendum deciso dall’alto – sul programma di risparmio imposto dall’UE, quindi con la pistola puntata alla tempia, il governo Papandreou e i governi greci precedenti avrebbero fatto meglio di coinvolgere i cittadini già prima sulle grandi decisioni di politica economica, che dopo si sono trasformati in gravissime ipoteche per il bilancio nazionale e l’economia greca.
Dall’altra parte ci sono paesi in cui i cittadini sono titolari del diritto di intervenire anche nella politica finanziaria e fiscale. In Svizzera i cittadini col referendum confermativo hanno il diritto di veto quando ritengono che i politici esagerano col prelievo fiscale o con la spesa pubblica, addossando troppi debiti sui bilanci pubblici, e quindi addossando troppi oneri sulle spalle dei futuri contribuenti, delle generazioni giovani. Con l’iniziativa popolare – in Italia di solito definito referendum propositivo – possono portare a votazione le loro proposte per un fisco più equo, per limitare i debiti, per indurre i politici ad una spesa più equa e equilibrata. Quindi da una parte uno strumento di veto, un freno di emergenza; dall’altra parte lo strumento propositivo, cioè l’acceleratore quando la classe politica, i partiti non si muovono. Infine in tanti Cantoni e tantissimi Comuni svizzeri esiste il referendum finanziario. Quando un progetto pubblico supera una predeterminata soglia di spesa obbligatoriamente i cittadini vengono chiamati ad esprimersi per via referendaria.
Non solo questi diritti popolari, ma anche questi diritti e meccanismi hanno fatto della Svizzera uno dei paesi con minor indebitamento pubblico, con un livello impositivo più basso, con una maggior efficienza dell’amministrazione pubblica e stabilità dell’economia. Ci sono tutta una serie di ricerche non solo in Svizzera, ma anche in California e altri stati federati degli USA che comprovano questa dinamica; cioè dove funzionano bene i meccanismi di democrazia diretta ci sono:
meno spese pro capite per l’amministrazione pubblica e un livello contributivo minore
una distribuzione dei redditi più equa
più responsabilità dei cittadini per il fisco.
In effetti si registra anche un effetto positivo nella lotta contro l’evasione fiscale. Nei Cantoni dove (continua…)
di Paolo Michelotto
ricevo dall’amico Thomas Benedikter e molto volentieri pubblico:
Un secolo di democrazia diretta in California
I diritti referendari in America vantano una storia lunga più di 100 anni. Nel South Dakota furono introdotti nel 1897, nell’Oregon nel 1902 e nella California nel 1911. Con 38 milioni di abitanti la California è oggi lo stato più grande con una pratica regolare di democrazia diretta per un arco di tempo così lungo. Sia nell’Oregon sia in California fino ad oggi si sono svolti 350 referendum su iniziativa popolare, sia referendum propositivi (definiti „initiative“) che referendum confermativi (definiti „referendum“). Tuttavia da parecchio tempo i californiani affrontano un problema serio: la commercializzazione dei diritti referendari. Infatti, di regola nel Far West sono raccoglitori remunerati a raccogliere le firme, incassando in media 5 dollari per firma. Conta la „firma veloce“, a danni della spiegazione, del dialogo politico col cittadino, che sono parte dell’anima della democrazia diretta.
Le soglie di sottoscrizione, da una prospettiva italiana, sono piuttosto alte: 5% degli elettori nel caso di un referendum propositivo, l’8% per un’iniziativa popolare tesa a modificare la Costituzione. Oggi è quasi impensabile raccogliere tante firme solo con volontari. Nel 1911, quando tali soglie furono introdotte, la California aveva appena 2 milioni di abitanti. Urge quindi un abbassamento delle soglie e un prolungamento del periodo utile per la raccolta. La commercializzazione di questo processo democratico è ancora più visibile e incisivo durante le campagne referendarie. Si spendono fino a 30 milioni di dollari, soprattutto quando si toccano gli interessi delle grandi imprese, e soprattutto per gli spot televisivi. Sfortunatamente negli USA non esiste limite di spesa in tali occasioni, in virtù del diritto fondamentale della libera espressione. Le corporations – non conta che sia la EXXON o l’idraulico di fronte – hanno lo stesso status giuridico del cittadino fisico e possono godere degli stessi diritti. Però non è detto che le battaglie vengano decise solo con i soldi. Se una parte scommette e investe troppo, può risultare controproducente, portando i cittadini a votare gli interessi del mondo imprenditoriale.
A parte questi lati preoccupanti della democrazia diretta in California, c’è tutta una serie di aspetti positivi da segnalare: nessuna materia è esclusa, neanche le tasse ed imposte; non si prevede una norma per coprire i costi di una riforma introdotta con referendum; è sconosciuto il quorum di partecipazione; tutti gli aventi diritto al voto ricevono a casa un libretto informativo con gli argomenti pro e contro; tutte le donazioni pro e contro il quesito devono essere rese pubbliche.
Oggi però in California si discute spesso di riformare alcuni aspetti essenziali dei diritti referendari. Per esempio, nei referendum il Parlamento a Sacramento viene scavalcato e non ha nessun diritto di contrattare con i promotori e di formulare una controproposta. Inoltre esiste un’eccessiva garanzia nel tempo del risultato di una votazione referendaria: cioè il testo stesso dell’iniziativa portata a votazione deve consentire una tale modifica da parte del Parlamento. Se il Parlamento volesse attuare una modifica senza tale permesso, questa va sottoposta al referendum confermativo.
Altro punto debole: le proposte di legge popolari prima del voto vengono prese in esame solo formalmente. L’elettorato è libero di votare anche su delle proposte non conformi alla Costituzione a rischio che vengano abolite da parte della Corte costituzionale californiana. Infine, è deplorevole che non ci siano limiti di spesa per i propositori e gli oppositori, provocando la citata eccessiva commercializzazione.
La democrazia diretta californiana, oltre molti aspetti positivi, offre tutta una serie di aspetti criticabili. Un’esperienza secolare che può insegnare qualcosa anche all’Italia. Le regole dei sistemi di democrazia diretta europei più avanzati sembrano più consoni alle nostre esigenze in Italia. Stando ad inchieste buona parte dei californiani stessi è insoddisfatto con l’attuale regolamento della democrazia diretta, ma non vorrebbe in nessun caso rinunciarci. È in corso un dibattito acceso sulla riforma. Le iniziative popolari dovrebbero essere trattate dal Parlamento, questo dovrebbe aver il diritto di avanzare una proposta alternativa da portare in votazione referendaria. Una clausola di garanzia del risultato del referendum dovrebbe coniugare il diritto a conservare la volontà popolare per un determinato arco di tempo, senza però congelare ogni intervento del Parlamento in merito. Infine va assolutamente introdotto un limite massimo per i finanziamenti privati alle parti in causa nelle campagne referendarie e un regolamento severo delle pratiche „commerciali“ nella raccolta di firme. In ogni caso: congratulazioni alla California per essere pioniere della democrazia diretta – assieme all’Oregon – in un paese che in materia di democrazia non sempre ci rallegra.
Thomas Benedikter
Per approfondire il sito dell’Istituto americano per l’iniziativa e il referendum: www.iandrinstitute.org
dal 30 luglio al 4 agosto 2010 si terrà il Global Forum on Direct Democracy. E’ un incontro che si tiene ogni anno in una nazione differente, lo scorso anno in Korea del Sud. Quest’anno il paese ospitante è la California, uno degli stati USA che usa con maggiore intensità gli strumenti di democrazia diretta quali il referendum propositivo, il referendum abrogativo e la revoca degli eletti.
Molto interessante il programma e gli oratori che sono i maggiori esperti di democrazia del mondo. Spero che come negli anni scorsi, i testi degli interventi verranno raccolti in un unico volume.
Qui il sito di riferimento per saperne di più (e per consultare ottimi libri online sull’argomento):
ecco la lettura della prima parte del 10° capitolo del libro “Democrazia dei Cittadini”: Il Nuovo Statuto di Chelsea (USA)
Chelsea (USA) piccola città americana vicina a Boston, aveva una amministrazione così corrotta da essere stata commissariata dal Governo dello stato del Massachussetts. Il capitale sociale era pari a zero, i cittadini sfiduciati. Eppure in pochi mesi, grazie alla lungimiranza del commissario della città e di una esperta di tecniche partecipative, un gruppo di cittadini costruì lo statuto della città e lo mise a referendum, ottenendo la conferma da tutti i cittadini.
Lo statuto di questa città, è stato uno dei primi esempi al mondo di statuto comunale discusso, scritto ed approvato dai cittadini. Un esempio virtuoso di democrazia vera.
Questi i paragrafi letti:
Introduzione
Città virtuosa
Il negoziato
La mediazione
Buon ascolto e ogni commento è benvenuto.
Scarica il file MP3 qui di seguito, cliccando tasto destro “Salva destinazione con nome”:
cap 10 -1 democrazia dei cittadini
Oppure ascoltalo qui:
per alcuni giorni il 4-5 novembre 2009 si è parlato in Italia di un referendum avvenuto in uno stato spopolato del nord est degli USA il MAINE. Questo perchè uno dei 7 referendum votati il 3 novembre 2009 nel Maine chiedeva di abrogare la legge sul matrimonio Gay voluta dal governatore quasi un anno prima e i cittadini votanti si espressero per l’abolizione di detta legge.
I commenti andavano dal compiacimento di Buttiglione, alla affermazione che tale risultato confermava che con i referendum si va verso la dittatura della maggioranza.
In realtà cosa successe? Che in una giornata, il 3 novembre in cui si votò per 32 referendum in 7 stati degli USA e per centinaia di referendum locali, nel Maine, con una affluenza del 54% degli iscritti al voto (504.000 cittadini), il 52,75% (266.000 cittadini) dissero SI alla richiesta di abrogare la legge (i NO furono il 47,25% ossia 238.000 cittadini).
Qui maggiori dettagli sui numeri, sulle tesi dei favorevoli e dei contrari.
Nello stesso giorno, come paragone, il 58% dei votanti dissero SI anche alla legalizzazione della Marjiuana per scopi medici
E quindi cosa successe? Un abuso della maggioranza ai danni di una minoranza? O un normale passaggio democratico?
Io propendo più alla seconda ipotesi, e cioè che nel 2008, la legge che permetteva il matrimonio ai Gay, che fu promulgata dal Governatore del Maine, non fu discussa a sufficienza con i cittadini. Che quindi un anno dopo decisero di usare il pedale del freno della democrazia, rappresentato dal Referendum Abrogativo, tra l’altro usato raramente negli USA. Ma visto che nel MAINE la democrazia è forte e in salute e non c’è il Quorum e neppure limiti temporali per ripresentare la proposta, le associazioni che si battono per i diritti dei GAY, hanno già preannunciato di pensare a un futuro referendum per introdurre nuovamente la legge che permette i matrimoni tra GAY. Non avranno magari successo l’anno prossimo, ma a forza di discutere l’argomento e con la maturazione dei cittadini, riusciranno ad introdurre questa legge.
sito del governo dello stato del Maine sulle votazioni
Come termine di paragone in Svizzera hanno fatto nel 2005 un referendum, approvato dai cittadini, che regolamenta le coppie GAY:
“In Svizzera, il tessuto sociale si è fortunatamente evoluto nel corso degli ultimi anni e la tolleranza sessuale sembra ormai un fatto acquisito, almeno nella maggioranza della popolazione votante. Prova ne sia che nel corso del mese di giugno 2005, il popolo elvetico ha adottato per via referendaria la nuova legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali, la quale migliora notevolmente la posizione giuridica delle coppie omosessuali, ancorché la stessa non possa essere equiparata al 100 % al matrimonio. Come descritto in seguito, molti diritti e doveri dell’istituto del matrimonio, si ritrovano comunque consolidati anche nella nuova legge in rassegna.” Per saperne di più qui
di Paolo Michelotto
la bella rivista di filosofia Diogene, ha pubblicato un mio articolo sulla democrazia diretta negli USA. Un paio di precisazioni: il titolo non l’ho scelto io, e neppure ho mai scritto che “referendum consultivi=iniziative”, che è un’eguaglianza che non è vera…
Ma l’insieme dello spazio dedicato, il contesto degli articoli prima e dopo, rende questi refusi veramente marginali.
Ecco l’articolo:
La democrazia istantanea
Scritto da Paolo Michelotto
Tratto da Diogene N°16
La democrazia diretta negli Stati Uniti ha molti strumenti: i referendum consultivi, la revoca delle cariche, i Town Meeting del 21° secolo.
Gli Stati Uniti possono vantare una lunga – rispetto alla loro storia – tradizione di democrazia diretta che affianca da circa un secolo le procedure della democrazia rappresentativa nel processo decisionale.
Diverse pratiche permettono ai cittadini di accedere alla sfera politica senza la mediazione di rappresentanti: due degli strumenti più importanti sono il referendum abrogativo e il referendum consultivo (in inglese, initiative).
Le proposte di democrazia diretta risalgono agli ultimi decenni del XIX secolo, quando apparvero libri e articoli che promuovevano il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini nella definizione dell’agenda politica. Nel 1882 fu pubblicato Direct Legislation by the People di Nathan Cree, che definiva il referendum nazionale come il passo necessario verso un ulteriore sviluppo del governo. Cree pensava che l’unico modo per insegnare l’autogoverno fosse quello di praticarlo e propugnava l’idea di un governo basato sulla discussione, perché era convinto che la maggioranza della gente fosse saggia.
Nel 1893 J. W. Sullivan scrisse Direct Legislation by the Citizenship through the Initiative and Referendum, prendendo ad esempio le esperienze maturate in Svizzera. Nelle procedure messe in atto nel paese d’Oltralpe, Sullivan vide che la democrazia diretta non era un sogno utopistico, ma una pratica concreta e reale e quindi esportabile negli USA. Con gli strumenti di democrazia diretta, la sfera politica di ogni cittadino si sarebbe allargata; ciascuno avrebbe acquisito un’educazione adeguata al suo ruolo e sviluppato un vivo interesse negli affari pubblici.
I libri di Cree, Sullivan e altri attrassero inizialmente l’attenzione di molti leader populisti, tra cui William U’Ren dell’Oregon, che appena lette le loro opere abbracciò la lotta per l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta nel suo Stato. Populisti, ma anche femministe, socialisti, e poi democratici e progressisti si batterono per ottenere la partecipazione attiva dei cittadini nella gestione delle questioni politiche cruciali, conquistando nei primi anni del secolo un risultato positivo. Infatti, mentre la Prima guerra mondiale si andava esaurendo nel Vecchio continente, gli Stati Uniti conoscevano la fine della prima ondata dell’introduzione di democrazia diretta: entro il 1918, ventitré Stati avevano introdotto il referendum abrogativo o l’initiative o entrambi.
Da allora, la democrazia diretta si è rivelata una pratica vitale e significativa della politica statunitense, la cui portata viene riflessa in alcuni dati. Mentre a livello federale gli USA sono una delle poche nazioni al mondo che non prevedono l’uso del referendum, a livello locale la democrazia diretta è invece molto diffusa.
Circa la metà di tutte le città USA, tra le quali si annoverano le più grandi metropoli americane, permettono l’iniziativa popolare. Così è stato calcolato che circa il 70% dei cittadini americani vive in città o Stati dove c’è l’initiative. Tutti gli Stati, tranne il Delaware, hanno il referendum obbligatorio per le modifiche costituzionali. Tra il 1904 e il 2000 ci furono circa 2000 iniziative a livello statale. Nel solo 1996 ad esempio, nei 24 Stati che hanno l’initiative si tennero 96 consultazioni. Sembrano tante, in realtà nello stesso anno e negli stessi Stati, i rappresentanti eletti promulgarono 14.000 leggi. Quindi le leggi votate dai cittadini furono solo lo 0,7% del totale. Il numero totale dei referendum a livello statale è stato di 19.000 fino al 1999, mentre a livello locale vengono effettuati circa 10.000 referendum ogni anno.
La revoca degli eletti
Accanto a referendum e initiative, la revoca è la procedura che permette agli elettori di allontanare e sostituire un amministratore eletto. La maggioranza degli Stati USA (almeno 36) permettono la revoca a livello locale, 18 su 50 la permettono a livello statale.
La revoca richiede una petizione, (continua…)
di Paolo Michelotto
durante la giornata del 20 settembre “Il Cittadino Partecipa – Idee per riattivare la democrazia nel Trentino” ho fatto una presentazione slide su questi temi:
Quorum, Democrazia Diretta negli USA, Revoca degli Eletti, Town Meeting, Rovereto.
Ho tralasciato temi importanti come la Democrazia Diretta in Svizzera, in Germania e Bilancio Partecipativo, perchè trattati dai relatori che mi precedevano, rispettivamente Stephan Lausch, Thomas Benedikter, Giovanni Allegretti e Gianfranco Pomatto.
Una amica mi ha chiesto oggi se le inviavo la presentazione, e quindi la pubblico qui, se a qualcuno interessa. Sono solo titoli e immagini, poi io mettevo a voce i contenuti…
E’ scaricabile qui: il-cittadino-partecipa
di Paolo Michelotto
grazie ad un amico svizzero ho ricevuto una copia di un giornale domenicale locale del Cantone Ticino. Sull’ultima pagina del giornale c’era stampato il modulo per raccogliere firme per un referendum. Al di là del quesito referendario che potrà non piacere a molti italiani e al partito che lo propone, la Lega dei Ticinesi, ho creato questo post per mostrare a noi italiani quanto facili sono le procedure in Svizzera per raccogliere firme per i referendum. Il giornale si trova qui:
Da noi occorrono fogli di una certa misura, di un certo colore, vidimati dal segretario comunale, con le firme autenticate da un notaio o un rappresentante eletto.
In Svizzera, ma la stessa cosa accade anche negli USA, le firme si raccolgono su fogli di qualsiasi formato, stampati sui giornali, disponibili su internet, senza vidimazioni, senza autenticatori. Ma seguendo le leggi riguardanti i referendum. E una di questa dice che “chiunque si rende colpevole di corruzione attiva o passiva oppure altera il risulato della raccolta delle firme è punibile secondo l’articolo 281 e rispettivamente 282 del Codice penale”.
Ossia la raccolta è resa molto facile, ma chi imbroglia e viene scoperto subisce conseguenze penali.
La democrazia dovrebbe essere così anche in Italia, facilitata al massimo per chi inizia gli strumenti di democrazia diretta, molto rigorosa per chi sgarra e tenta di imbrogliare.
Funziona così in Svizzera e negli USA. Mentre per la Svizzera qualcuno poteva dire “eh sono svizzeri!”, per gli USA questa affermazione non vale più. Per esempio la revoca del Governatore della California Davis nel 2003 è iniziata raccogliendo firme (ne servivano 800.000) su fogli simili a questi, fatti circolare per internet e a mano nelle varie città.
di Paolo Michelotto
la prima parte della presentazione con proiettore sulla Democrazia Diretta, fatta a Rovereto durante la serata in cui Marco Boschini presentava il suo libro “L’Anticasta”
E’ la prima parte, fino alla descrizione dell’esperienza svizzera, statunitense e bavarese.
di Paolo Michelotto
Town Meeting del 21 ° Secolo
Per dimensioni, innovazioni e tecnologie poste in gioco, questo approccio per far deliberare i cittadini è uno dei più promettenti e interessanti da studiare. E’ stato ideato da AmericaSpeaks. http://www.americaspeaks.org/
Di solito i Town Meeting del 21° secolo durano 1 giorno e coinvolgono da 500 a 5000 cittadini che possono deliberare su argomenti locali, regionali o nazionali.
Uno degli eventi più famosi che utilizzarono questa metodologia fu “Ascoltare la città: Ricostruire Manhattan Bassa” che fu organizzato dopo l’11 settembre 2001 per sentire come la città voleva ricostruire la zona e che attrasse 4500 cittadini.
AmericaSpeaks tenta di combinare la deliberazione faccia a faccia in piccola scala con interazioni a larga scala e decisioni collettive. Per raggiungere questo scopo, vengono utilizzati vari metodi e tecnologie.
Dialoghi fatti in piccoli gruppi, composti da 10-12 cittadini che rispecchiano la diversità demografica della città, con un facilitatore indipendente.
Ogni tavolo ha computer collegati in rete con tutti gli altri della sala per una emersione istantanea di idee e voti da ciascun gruppo.
Individuazione dei temi. Un gruppo dell’organizzazione distilla i commenti dai tavoli e li assembla in temi. Questi possono essere ripresentati alla sala per ulteriori commenti o voti.
Tastierini elettronici. Ciascun cittadino ha un tastierino utilizzato durante la giornata per votare e per fornire dettagli demografici.
Schermi video giganti. Servono per presentare dati, i temi distillati e le informazioni in tempo reale per una retroazione immediata.
Specialisti e parti coinvolte. Esperti forniscono informazioni bilanciate per dare le basi alla deliberazione dei cittadini e sono a disposizione tutto il giorno per rispondere a domande e fornire consigli se richiesti. Fin dall’inizio viene cercato un collegamento con le parti in causa del problema dibattuto e si fa ogni sforzo perché le autorità pubbliche siano presenti durante la giornata. (continua…)
di Paolo Michelotto
ecco la lettura della terza e ultima parte del 4° capitolo del libro “Democrazia dei Cittadini”: La Democrazia Diretta in USA.
E’ un capitolo che illustra le applicazioni a livello municipale e dei singoli stati della Democrazia Diretta negli USA. Da più di un secolo questi strumenti molto evoluti (referendum, iniziativa, revoca, primarie, elezioni di consigli scolastici e dei giudici, giuria di cittadini nei processi) si estendono e si ampliano, ma curiosamente, non sono ancora riusciti ad imporsi a livello nazionale. Per cui gli USA rimangono uno dei pochi paesi al mondo a non avere un referendum nazionale, anche se 26 stati lo hanno introdotto nelle loro costituzioni.
Questa registrazione comprende i seguenti paragrafi:
Sostegno popolare alla democrazia diretta
Effetti della democrazia diretta su tasse e spese negli stati
Soldi e democrazia diretta
Le iniziative approvate
Buon ascolto e ogni commento è benvenuto.
Scarica il file MP3 qui di seguito, cliccando tasto destro “Salva destinazione con nome”:
cap-4-3-democrazia-dei-cittadini
Oppure ascoltalo qui:
di Paolo Michelotto
ecco la lettura della seconda parte del 4° capitolo del libro “Democrazia dei Cittadini”: La Democrazia Diretta in USA.
E’ un capitolo che illustra le applicazioni a livello municipale e dei singoli stati della Democrazia Diretta negli USA. Da più di un secolo questi strumenti molto evoluti (referendum, iniziativa, revoca, primarie, elezioni di consigli scolastici e dei giudici, giuria di cittadini nei processi) si estendono e si ampliano, ma curiosamente, non sono ancora riusciti ad imporsi a livello nazionale. Per cui gli USA rimangono uno dei pochi paesi al mondo a non avere un referendum nazionale, anche se 26 stati lo hanno introdotto nelle loro costituzioni.
Questa registrazione comprende i seguenti paragrafi:
Democrazia diretta e California
Storia della Democrazia diretta in California
Caratteristiche della Democrazia diretta in California
Utilizzo dei referendum in California
Proposition 13
Buon ascolto e ogni commento è benvenuto.
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cap-4-2-democrazia-dei-cittadini
Oppure ascoltalo cliccando qui:
di Paolo Michelotto
ecco la lettura della prima parte del 4° capitolo del libro “Democrazia dei Cittadini”: La Democrazia Diretta in USA.
E’ un capitolo che illustra le applicazioni a livello municipale e dei singoli stati della Democrazia Diretta negli USA. Da più di un secolo questi strumenti molto evoluti (referendum, iniziativa, revoca, primarie, elezioni di consigli scolastici e dei giudici, giuria di cittadini nei processi) si estendono e si ampliano, ma curiosamente, non sono ancora riusciti ad imporsi a livello nazionale. Per cui gli USA rimangono uno dei pochi paesi al mondo a non avere un referendum nazionale, anche se 26 stati lo hanno introdotto nelle loro costituzioni.
Questa registrazione comprende i seguenti paragrafi:
Nascita della democrazia diretta negli USA
La situazione attuale
Buon ascolto e ogni commento è benvenuto.
Scarica il file MP3 qui di seguito, cliccando tasto destro “Salva destinazione con nome”:
cap-4-1-democrazia-dei-cittadini
Oppure ascoltalo cliccando qui:
di Paolo Michelotto
riporto un articolo apparso su AAM Terra Nuova (segnalato dall’amico Andrea), che parla di un aspetto non evidenziato nei commenti riguardanti l’ondata dei 153 referendum tenuti di recente nei 26 stati americani che permettono gli strumenti di democrazia diretta. Ossia il fatto che i cittadini americano possono decidere su temi ambientali del loro stato.
Referendum ambientali in Usa
Dei 153 quesiti referendari svoltisi insieme alle recenti elezioni negli Stati Uniti, solo alcuni avevano una specifica valenza ambientale o sociale. Nel Missouri, stato conservatore, gli elettori hanno approvato con il 66% dei voti la Proposition C, il cui scopo è di arrivare gradualmente all’approvigionamento dal 15% di energie rinnovabili. (continua…)
di Paolo Michelotto
La California è uno degli stati al mondo dove si tengono più Referendum Propositivi (Ballots o Initiative) e Referendum Abrogativi. E questi strumenti sono studiati a fondo nelle università. Questo sito dell’università della california del sud, è interamente dedicato alla democrazia diretta. Sono recensiti libri, sono pubblicati articoli e saggi, sono inseriti con frequenza aggiornamenti sui referendum tenuti nel mondo. C’è un database in cui stato per stato degli USA sono elencati i referendum fatti e gli strumenti usufruibili (non tutti gli stati hanno l’iniziativa e il referendum), c’è una pagina dedicata alle schede usate nei vari paesi e dove disponibile ci sono anche gli opuscoli elettorali, c’è una lista impressionante di lavori accademici sui vari aspetti della democrazia diretta e moltissime votazioni hanno un rapporto su quanto accaduto.
Tutto in inglese ovviamente.
Andi Gross è un rappresentante atipico. Invece di fare politica con i suoi pari, gira per il mondo per parlare della Democrazia Diretta. Partecipa a conferenze, tiene lezioni universitarie, scrive saggi sulla democrazia diretta, cura il suo sito su questi argomenti. E’ un deputato Svizzero che fin dal 1992 svolge questa attività di divulgazione. Il suo sito è:
Nel sito Andi ha inserito molti documenti, tanti in tedesco, ma alcuni anche in inglese e francese, sui vari aspetti della democrazia diretta che lui ha trattato in questi anni.
Forse verrà anche a Rovereto nelle prossime settimane… Maggiori aggiornamenti a breve.
di Paolo Michelotto
qualcuno mi ha chiesto di inserire l’intero libro Real Democracy di cui avevo parlato alcuni giorni fa. In realtà avevo messo il link dove si poteva scaricare. Comunque per comodità lo inserisco anche qui.
Eccolo compresso in formato zip. Contiene tutti i capitoli in pdf. Ogni capitolo è praticamente un libro in se.
di Paolo Michelotto
c’è un libro estremamente interessante, disponibile online (nella versione non ridotta) gratuitamente, che descrive con arguzia, simpatia e professionalità accademica come funzionano i Town Meeting del New England. Si intitola Real Democracy e l’autore è Franck Bryan che insegna politica all’università del Vermont.
Le Town Meeting sono assemblee di cittadini che si riuniscono 1 volta l’anno per decidere con voto uguale per ogni partecipante come deve essere governata la città per l’anno successivo. E gli amministratori che per quell’anno dovranno attuare i provvedimenti votati. Di solito si svolgono in città piccole di qualche migliaia di abitanti. Sono più di 1000 le cittadine amministrate così, soprattutto nel Vermont, Maine, Massachussets, cioè nel nord est degli USA.
Qui il sito di Bryan dove puo trovare anche le sue pubblicazioni
Qui la prefazione del libro:
di Paolo Michelotto
voglio condividere un sito che ho scoperto da poco sulla democrazia diretta e partecipativa, americano. E’ fatto sullo stile di wikipedia, ognuno può inserire voci e correggere ed ampliare quelle degli altri. E’ recente e sta diventando ricchissimo di informazioni sulla democrazia diretta negli USA. Ci sono tutti i referendum, le iniziative, le revoche, con informazioni recentissime e quotidianamento aggiornato. In Inglese, per chi vuole approfondire come funziona in USA la democrazia diretta.
di Paolo Michelotto
una raccolta dei primi articoli sui referendum propositivi e abrogativi USA 2008. I referendum sono in realtà 150, qui si parla dei più rilevanti. A futura memoria.
Unità
Nel giorno di Obama passa la legge contro le nozze gay
«Il sogno americano si è avverato», «la Storia ha un nuovo corso». Hanno aperto così, mercoledì, la maggior parte dei giornali del mondo, seguiti dall’eco delle tv e delle radio di tutti i continenti. Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti. «La Casa Bianca è nera», abitata di nuovo da un democratico. Ma il 4 novembre, il giorno della vittoria della speranza sulla paura del cambiamento, in pochi, almeno in Europa, hanno dato risalto ad una piccola, grande rivoluzione mancata. Contestualmente all’Election Day, tre Stati americani erano impegnati in un referendum per l’abrogazione del matrimonio gay. (continua…)
di Paolo Michelotto
oltre alle elezioni per eleggere il presidente per i prossimi 4 anni, molti americani hanno avuto la possibilità di votare per i referendum propositivi (propositions). Molto interesse ha suscitato la Prop. 8 che riguarda il matrimonio tra omosessuali in California. Ecco un primo articolo apparso su Peace Reporter.
Elezioni Usa, in 36 Stati si è votato per 158 referendum. I primi risultati
I primi risultati dei voti sulle leggi
Oltre alle elezioni presidenziali e a quelle per Camera e Senato in 36 Stati Usa si è votato per 158 referendum.
In Colorado, e in Sud Dakota gli elettori hanno respinto la proposta di rendere illegale l’aborto, anche terapeutico, mentre in Michigan e in Massachussetts si è votato sull’uso della marijuana. Nel primo caso, è stato approvato l’uso terapeutico della pianta, nel secondo è stato depenalizzato il possesso di marijuana sotto i 30 grammi.
In Florida è stata respinta a grande maggioranza la proposta di rendere legali le nozze tra coppie dello stesso sesso.
In California è stata approvata una legge che garantisce una vita migliore agli animali da allevamento, e un’altra che garanmtisce una pensione ai reduci di guerra. Ancora da definire i risultati dei referendum californiani sulle nozze gay , mentre sono state respinte le proposte di offrire alternative al carcere per i tossicodipendenti, di prevedere pene più severe per le gang, e di portare le energie rinnovabili al 20% dei consumi elettrici nel 2010.
Prima pagina del capitolo 4 del libro Democrazia dei Cittadini
Capitolo 4 La Democrazia Diretta negli USA
Per vent’anni, ho predicato agli studenti di Princeton che il Referendum e la Revoca degli eletti era spazzatura. Da allora ho approfondito e voglio scusarmi con quegli studenti. Questi strumenti sono la salvaguardia della politica. Tolgono potere ai capi dei partiti e lo mettono nelle mani della gente.
Woodrow Wilson 1911 (28° presidente USA)
Fino dal 1640 nei villaggi del New England gli uomini liberi si riunivano per approvare leggi che avrebbero governato la loro vita.
Dopo la guerra di indipendenza con l’Inghilterra, il dibattito su come governare un grande e per l’epoca, popoloso (già oltre i 4 milioni di abitanti), paese come gli USA fu ampio e controverso. C’era chi voleva adottare i principi della Democrazia come applicati dagli ateniesi e dai comuni italiani del medioevo e chi invece preferiva la forma della Repubblica con i rappresentanti eletti che dovevano legiferare a nome del popolo. Prevalse questa ultima tesi.
Ciò nonostante nel 1780 la costituzione del Massachusetts fu approvata con un referendum popolare. Entro la fine del diciannovesimo secolo quasi tutte le costituzioni dei singoli stati vennero ratificate con voto popolare.
Jefferson, il terzo presidente degli USA e uno dei principali autori della Dichiarazione d’Indipendenza, riteneva che il volere del popolo è l’unico legittimo fondamento di ogni…
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