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	<title>il blog di paolo michelotto &#187; crisi dem. rappresentativa</title>
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	<description>Democrazia Diretta e dei Cittadini</description>
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		<title>Gli amministratori di Rovereto votano per rendere più difficili i referendum</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 12:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>

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		<description><![CDATA[democracy_challenge
di Paolo Michelotto
gli amministratori cominciano ad aver paura dei cittadini. l&#8217;11 ottobre 2009 i cittadini di Rovereto voteranno 4 referendum comunali per chiedere maggiore democrazia. Gli amministratori hanno già iniziato a tutelarsi per il futuro.
Infatti la prossima settimana i consiglieri di Rovereto voteranno per alzare il numero di firme necessarie per iniziare un referendum. Dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_876" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/democracy_challenge.jpg"><img class="size-medium wp-image-876" title="democracy_challenge" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/05/democracy_challenge-215x300.jpg" alt="democracy_challenge" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">democracy_challenge</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>gli amministratori cominciano ad aver paura dei cittadini. l&#8217;11 ottobre 2009 i cittadini di Rovereto voteranno 4 referendum comunali per chiedere maggiore democrazia. Gli amministratori hanno già iniziato a tutelarsi per il futuro.</p>
<p>Infatti la prossima settimana i consiglieri di Rovereto voteranno per alzare il numero di firme necessarie per iniziare un referendum. Dalle attuali <big><big><span style="font-weight: bold;"><span style="font-size: large;">600 passeranno al 6%</span></span></big></big>.<br />
Sembra un innocente modifica di poco conto, invece si passerà dal 2% degli elettori agli altre 1800<br />
Questi amministratori voteranno per triplicare la fatica dei cittadini che vogliono poter dare voce ai loro concittadini.</p>
<p>Ricordiamo che per presentare una lista alle elezioni comunali, ossia per loro stessi, i partiti e le liste civiche devono raccogliere solo 250 firme.<br />
E poi governano per 5 anni e amministrano 133 milioni di euro l’anno.<br />
Ma ai cittadini che chiedono di consultare gli altri cittadini su un solo unico tema, chiedono 7 volte tanta fatica e impegno.</p>
<p>Qui maggiori dettagli:</p>
<p><a href="http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-consiglieri-comunali-votano-per-triplicare-le-firme-necessarie-per-i-referendum/">http://www.cittadinirovereto.it/diario/i-consiglieri-comunali-votano-per-triplicare-le-firme-necessarie-per-i-referendum/</a></p>
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		<title>buzzurri al potere:posso palpare un po&#8217; la signora?</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/05/buzzurri-al-potere/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2009/05/05/buzzurri-al-potere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 21:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Michelotto
la casta politica italiana, ha perso ogni contatto con la realtà. Cose così non sarebbero tollerate se i cittadini avessero voce reale nel governo del nostro paese. Obama e Sarkozy avessero detto così sarebbero già stati dimissionati a furor di popolo e ancor prima sarebbero stati demoliti dai media. Ma serve informazione libera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>la casta politica italiana, ha perso ogni contatto con la realtà. Cose così non sarebbero tollerate se i cittadini avessero voce reale nel governo del nostro paese. Obama e Sarkozy avessero detto così sarebbero già stati dimissionati a furor di popolo e ancor prima sarebbero stati demoliti dai media. Ma serve informazione libera (fa onore ai trentini che il video sia di TCA) e strumenti che diano forza ai cittadini. I nostri rappresentanti non ci rappresentano più. Berlusconi è il caso più eclatante, più pagliaccesco, ma moltissimi amministratori si comportano come lui, pensano di essere al di sopra della moralità e delle regole civiche. Ma non rassegnamoci, è proprio quello che vogliono. A Rovereto con il Referendum Day dell&#8217;11 ottobre 2009 partiamo dal basso a riformare la nostra democrazia, proponiamo di abolire il quorum, e così facendo spalanchiamo la porta della democrazia, quella vera. 10 &#8211; 100 &#8211; 1000 Referendum Day come a Rovereto. E a Bolzano il 25 ottobre 2009 accade una cosa analoga</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0KlNlg0C1Wk&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0KlNlg0C1Wk&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Meno casta più democrazia: le cifre di uno scandalo italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 20:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della democrazia rappresentativa]]></category>

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		<description><![CDATA[fabbrini
di Paolo Michelotto
riporto un articolo apparso oggi su L&#8217;Adige e scritto da Sergio Fabbrini (tra i maggiori studiosi europei della politica americana, è professore di scienza politica e direttore della Scuola di studi internazionali all&#8217;Università di Trento, direttore della &#8220;Rivista italiana di scienza politica&#8221; e visiting Professor alla University of California di Berkeley).
Politica e costi
Meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_663" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/fabbrini.jpg"><img class="size-full wp-image-663" title="fabbrini" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/fabbrini.jpg" alt="fabbrini" width="150" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">fabbrini</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>riporto un articolo apparso oggi su L&#8217;Adige e scritto da Sergio Fabbrini (tra i maggiori studiosi europei della politica americana, è professore di scienza politica e direttore della Scuola di studi internazionali all&#8217;Università di Trento, direttore della &#8220;Rivista italiana di scienza politica&#8221; e visiting Professor alla University of California di Berkeley).</p>
<p><strong>Politica e costi<br />
Meno casta più democrazia &#8211; SERGIO FABBRINI</strong></p>
<p>Bene ha fatto Pierangelo Giovanetti a sollevare il problema dei costi della politica democratica. Ancora meglio hanno fatto i consiglieri provinciali del Partito democratico ad accettare la sua proposta di trasferire l&#8217;incremento «automatico» della loro indennità in un fondo di solidarietà. Tuttavia, ciò non basta. Occorre fare molto di più. <strong>Contrariamente a ciò che pensano alcuni, sono coloro che amano la democrazia, e non i demagoghi, che rivendicano la necessità di istituire una politica sobria ed essenziale. Costoro sanno che la politica serve. E, per questa ragione, vogliono riformarla per salvarla dal disprezzo populista. Abbiamo bisogno della politica. Ma, ancora di più, abbiamo bisogno di una buona politica.</strong> L&#8217;autonomia istituzionale dovrebbe servire a questo: perseguire la buona politica, a prescindere da ciò che fanno o ci farebbero fare gli altriP er questo motivo, non basta rinunciare ad un incremento, ma occorre avere il coraggio di riformare l&#8217;intero sistema dei costi della politica. Spiego perché. In Italia, molto più che in altri Paesi, la politica ha dato vita ad una vera e propria «casta», insediata nella molteplicità di posizioni pubbliche da cui si prendono decisioni rilevanti collettivamente, finanziata dalla spesa pubblica, generosissima nel sostenere economicamente le proprie attività. Se si considerano i paesi con popolazione comparabile all&#8217;Italia, le dimensioni ipertrofiche di tale «industria italiana della politica» appiano subito evidenti. Basti pensare che i rimborsi elettorali in Italia (200 milioni di euro, per una popolazione di 58 milioni di abitanti) sono quasi il doppio di quelli che ricevono i partiti in Germania (133 milioni di euro, per una popolazione di 82 milioni di abitanti), sono quasi tre volte superiori a quelli che ricevono i partiti in Francia (73,4 milioni di euro, per una popolazione di 64 milioni di abitanti), sono più di tre volte più alti di quelli che ricevono i partiti in Spagna (60,7 milioni di euro, per una popolazione di 45 milioni di abitanti), sono incomparabilmente più alti di quelli che ricevono i partiti in Gran Bretagna (9,3 milioni di euro, per una popolazione di 60 milioni di abitanti). Se poi si considerano gli Stati Uniti con i loro 302 milioni di abitanti, si vede che i partiti di quel paese ricevono molto meno (149,6 milioni) di ciò che ricevono i nostri partiti. <span id="more-662"></span>Oppure, sempre considerando paesi con popolazione comparabile a quella italiana, si considerino i compensi mensili lordi in euro dei parlamentari italiani, i quali sono (inspiegabilmente) molto più alti di quelli che ricevono i loro omologhi europei: 15.700 euro (in Italia), 7.600-10.000 (in Gran Bretagna), 7.000 (in Germania), 6.900 (in Francia) e addirittura 3.750-4.650 (in Spagna). O ancora, se si considerano i fondi stanziati per il funzionamento degli organi parlamentari, quelli italiani sono di nuovo incredibilmente più alti di quelli stanziati negli altri paesi europei: l&#8217;Italia spende 1.465 milioni di euro l&#8217;anno, mentre la Francia ne spende 845 milioni di euro l&#8217;anno, la Germania 644 milioni di euro l&#8217;anno, la Gran Bretagna 411 milioni di euro l&#8217;anno e la Spagna 150 milioni di euro l&#8217;anno. C ome se non bastasse, il numero dei parlamentari nazionali italiani è, in rapporto alla popolazione, il più alto d&#8217;Europa. In Italia abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti, in Francia ogni 66.554 abitanti, in Gran Bretagna ogni 91.824 abitanti, in Germania ogni 112.502 abitanti. Per non parlare degli Stati Uniti, in cui vi è un rappresentante ogni 560.747 abitanti. Questa tendenza a trasformare la politica in un&#8217;attività economica è diffusa anche a livello locale e regionale, e non solo a livello nazionale. I partiti locali e regionali sono diventati sempre di più organizzazioni di eletti, piuttosto che di elettori. La riforma del Titolo V della Costituzione (riforma che ha assegnato ai consigli regionali il compito di elaborare i propri statuti e quindi di definire la stessa composizione dei vari consigli) ha portato ad incrementi rilevanti sia del numero di consiglieri che dei loro compensi, in tutte le aree del paese. Su questa base, è plausibile ipotizzare che il federalismo fiscale, se non sarà sottoposto al rispetto di precisi criteri, potrà condurre ad un&#8217;ulteriore espansione dei rappresentanti regionali e dei loro compensi. Se si considerano i vari livelli della rappresentanza (da quello europeo a quello delle comunità montane), oggi in Italia vi sono circa 150.000 persone che ricevono un reddito per la loro attività politica. Se poi si considerano anche i vari incarichi e le varie consulenze che dipendono da decisioni politiche, allora si arriva a circa 278.296 persone che lavorano intorno alla politica. Secondo i calcoli in difetto elaborati da due parlamentari in un loro recente studio, in Italia vi sono circa 427.889 persone che vivono di politica, nel senso che derivano da essa la loro principale fonte di sostentamento oppure un&#8217;importante integrazione del proprio reddito. Si tratta della più grande industria del Paese, che costa ai cittadini tra i 2 e i 4 miliardi di euro (cifra dalla quale sono esclusi i costi per il funzionamento degli organi governativi e rappresentativi, nazionali e locali, oltre i costi del personale che collabora con i partiti). Insomma, più i partiti si sono indeboliti sul piano elettorale, più si sono radicati sul piano istituzionale. Come stupirsi che ciò abbia prodotto una diffusa sfiducia dei cittadini nei confronti della politica? Non si può non essere preoccupati sulla qualità del nostro sistema democratico. Certamente, la politica richiede una competenza, oltre che una vocazione. E la competenza va riconosciuta. Così, sicuramente, non mancano, tra le persone coinvolte nella politica, coloro che hanno un alto senso delle istituzioni. Tuttavia, la questione da affrontare è un&#8217;altra. Riguarda il sistema della politica, prima ancora che le persone coinvolte in quest&#8217;ultimo. Tale sistema va riformato a due livelli. In primo luogo, va riformata (radicalmente) la politica rappresentativa. Va posto un tetto alle indennità così da rendere queste ultime commisurate alle condizioni economiche «medie» della società in cui i politici vivono (come avviene nei grandi paesi europei). Coloro che provengono dai ceti medio-alti non possono pretendere, facendo politica, di continuare a ricevere il reddito che ottenevano da imprenditori, magistrati, primari ospedalieri, avvocati, notai, liberi professionisti. N ello stesso tempo, coloro che provengono dai ceti medio-bassi, non possono pensare che la politica costituisce l&#8217;occasione per quella ascesa sociale che non sono riusciti a realizzare nella vita civile. Entrambi debbono capire che la politica non è un&#8217;attività tra le tante. Infatti, essa è l&#8217;unica attività sociale a cui è affidato il compito istituzionale di produrre beni collettivi e non già vantaggi individuali. Naturalmente, occorre considerare la differenza di responsabilità e di impegno che vi è tra la politica rappresentativa e la politica governativa, introducendo le necessarie differenziazioni (nel nostro caso, ad esempio, è privo di giustificazione, a me sembra, che il presidente e i vicepresidenti del consiglio provinciale ricevano la stessa indennità, o quasi, del presidente e del vicepresidente della giunta provinciale). Ma non basta solamente ridurre le indennità, occorre anche ridurre le posizioni rappresentative nei vari organismi centrali e periferici. Così come è del tutto ingiustificato che il parlamento italiano sia composto di 945 persone (più i senatori a vita), ingiustificato è anche l&#8217;alto numero di consiglieri circoscrizionali e comunali (e, altrove, provinciali e regionali). In secondo luogo, va riformata (altrettanto radicalmente) la politica amministrativa. È legittimo che i governi o le giunte controllino alcuni enti o organismi amministrativi che sono indispensabili per la realizzazione dei loro programmi. Tuttavia, la maggioranza degli enti e degli organismi controllati dalla politica non assolve alcun ruolo nell&#8217;azione di governo. Questi enti ed organismi vengono controllati esclusivamente per ragioni di consenso e per ragioni finanziarie. Servono per sistemare il politico che non è stato eletto, ma anche per ingraziarsi «amici» che potranno essere utili in campagna elettorale. Una riforma radicale della politica amministrativa è facile da realizzare: si rendano pubbliche le competizioni per acquisire certe posizioni, facendo circolare i curriculum vitae, sottoponendo i candidati ad uno scrutinio pubblico. Ecco qual è, o quale dovrebbe essere, il ruolo dei partiti, o almeno dei partiti riformisti, in una democrazia competitiva. Lavorare alle riforme di sistema, definire le grandi strategie, costruire un rapporto con i bisogni e i sentimenti dei cittadini. È questa la buona politica di cui si sente un grande bisogno.<br />
08/02/2009</p>
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		<title>La società sparente: la politica e la corruzione in Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 20:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[documenti recensiti]]></category>
		<category><![CDATA[la società sparente]]></category>

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		<description><![CDATA[la societa sparente
di Paolo Michelotto
riporto qui il libro scaricabile in versione pdf. Non si trova più nelle librerie e l&#8217;editore ha deciso così di continuare a farlo leggere. Questo è anche un mio omaggio al coraggio dei due autori. Racconta di come funziona la politica, la ndrangheta, la corruzione in Calabria. E&#8217; una descrizione terribile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_574" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/01/la-societa-sparente.jpg"><img class="size-medium wp-image-574" title="la societa sparente" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/01/la-societa-sparente.jpg" alt="la societa sparente" width="200" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">la societa sparente</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>riporto qui il libro scaricabile in versione pdf. Non si trova più nelle librerie e l&#8217;editore ha deciso così di continuare a farlo leggere. Questo è anche un mio omaggio al coraggio dei due autori. Racconta di come funziona la politica, la ndrangheta, la corruzione in Calabria. E&#8217; una descrizione terribile di come può degenerare una democrazia rappresentativa, in cui una elite di politici, di massoni e di delinquenti si spartisce il potere e ai cittadini non viene lasciato nulla.</p>
<p>Qui per scaricarlo.</p>
<p><code><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=20" title="Version 1 downloaded 600 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download La società sparente Version 1" /></a></code></p>
<p>Ecco la descrizionedi Massimiliano Sorrento<br />
19 Dicembre, 2008<br />
Scaricabile gratis &#8220;La società sparente&#8221;, libro su De Magistris e l&#8217;oscura Catanzaro, la corruzione in Calabria, &#8216;ndrangheta, politica e massoneria deviata</p>
<p>Pubblichiamo in pdf il testo della seconda edizione di &#8220;La società sparente&#8221; (Neftasia Editore), di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio. Misteriosamente scomparso, il volume, con prefazione di Gianni Vattimo e Angela Napoli, racconta la vicenda dell&#8217;ex pm Luigi De Magistris, la Calabria della corruzione, l&#8217;impegno dei movimenti civili a favore del magistrato, le indagini a carico dei consiglieri regionali, la sparizione della società calabrese, delitti e omicidi impuniti alla punta dello Stivale italiano.<span id="more-573"></span></p>
<p>Dopo aver venduto, nel giro di sette giorni dall&#8217;uscita (ottobre 2007), 1000 copie nel solo comune di San Giovanni in Fiore (Cs), il testo, distribuito sul territorio nazionale, è diventato progressivamente irreperibile.</p>
<p>Oggi il libro non c&#8217;è, non si trova, chi lo cerca non sa come procurarselo. Neppure gli autori riescono a capirne le ragioni.</p>
<p>Pertanto, &#8220;la Voce di Fiore&#8221; ha pubblicato il testo in rete, in versione integrale e con download gratuito.</p>
<p>Così la denuncia civile ivi contenuta può arrivare a chiunque, senza eventuali censure, boicottaggi, sequestri, oscuramenti.</p>
<p>&#8220;La società sparente&#8221; fu sottoposto a richiesta di sequestro, nel novembre 2007. Nella seconda edizione, come segno della mancanza di libertà di informazione e manifestazione del pensiero, gli autori lasciarono bianche le pagine incriminate, risultando poi assolti da tutte le querele per diffamazione aggravata a mezzo stampa.</p>
<p>La procura di Salerno sta indagando sulla Procura di Catanzaro, a proposito delle inchieste &#8220;Poseidone&#8221; e &#8220;Why not&#8221;, tolte a De Magistris. La Procura di Catanzaro ha risposto con azione uguale e contraria. L&#8217;inchiesta &#8220;Why not&#8221; è stata conlcusa.</p>
<p>Leggendo &#8220;La società sparente&#8221;, si capiranno le ragioni per cui la Calabria non può mai svilupparsi, stando così le cose. Soprattutto, si avrà un quadro preciso circa le radici del sistema di corruzione e malaffare che De Magistris aveva tradotto in termini di diritto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;election day del 6 giugno 2009 e referendum il 13 giugno 2009: tentativo evidente di far fallire i referendum</title>
		<link>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/30/lelection-day-del-6-giugno-2009-e-referendum-il-13-giugno-2009-tentativo-evidente-di-far-fallire-i-referendum/</link>
		<comments>http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/30/lelection-day-del-6-giugno-2009-e-referendum-il-13-giugno-2009-tentativo-evidente-di-far-fallire-i-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 20:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[quorum]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[election day]]></category>

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		<description><![CDATA[quorum
di Paolo Michelotto
i referendum nazionali italiani richiedono il quorum del 50%. In Svizzera non c&#8217;è quorum, in 26 stati degli USA non c&#8217;è quorum, in Italia sì.
Questo è un meccanismo introdotto dalla classe politica al momento della nascita della costituzione, per tutelare il proprio potere. Infatti minoranze di no che accolgono l&#8217;invito al boicottaggio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_542" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/quorum3.jpg"><img class="size-medium wp-image-542" title="quorum" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/quorum3.jpg" alt="quorum" width="150" height="213" /></a><p class="wp-caption-text">quorum</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>i referendum nazionali italiani richiedono il quorum del 50%. In Svizzera non c&#8217;è quorum, in 26 stati degli USA non c&#8217;è quorum, in Italia sì.</p>
<p>Questo è un meccanismo introdotto dalla classe politica al momento della nascita della costituzione, per tutelare il proprio potere. Infatti minoranze di no che accolgono l&#8217;invito al boicottaggio che sempre chi governa fa, fanno invalidare abitudinalmente i referendum.</p>
<p>Ecco una lettera di Gianluigi Mannucci inviata al Corriere alla rubrica di Beppe Savergnini, che evidenzia la cosa.</p>
<p>L&#8217;«election day» scippa il referendum</p>
<p>Caro Beppe,<br />
in questi giorni gli organi d&#8217;informazione si sono occupati del ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni per l&#8217;anniversario della fondazione della sua «band» musicale. Forse avrebbero fatto bene a parlare dell&#8217;attacco alla democrazia che il predetto sta compiendo per conto di un&#8217;altra «band». Il nostro ha infatti deciso un election day per amministrative ed europee il 6 giugno. Ma per il referendum, già rimandato di un anno, la data è il 13 giugno. Che election day è questo, se si va alle urne due volte? Ebbene, il referendum in questione è quello con cui si chiede:<br />
1) che le preferenze siano date dagli elettori e non dai partiti (che poi sceglieranno persone meritevoli, oppure, guarda caso, affaristi senza scrupoli)<br />
2) che si metta fine ai governi di coalizione (cioè a quella cosa «italica» che rende possibile a partiti coalizzati con il 2% di far cadere i governi, e alla Lega Nord di imporre a un intero Paese le sue visioni e/o farneticazioni).<br />
Allora la cosa è chiara: se si va alle urne il 6 giugno, saremo meno propensi a «rivotare» appena una settimana dopo, ciò è dimostrato. Se poi si tratta di un referendum (importantissimo, perché riguarda due punti che affrontano direttamente i problemi etici e politici del Paese), complicato da spiegare (ci vorrebbe una campagna lunga e paziente), la cosa è ultra-chiara: il ministro non vuole che il referendum raggiunga il quorum. Un gioco già riuscito altre volte. Ma stavolta il problema non è solo la spesa inutile per i contribuenti, il danno è soprattutto nell&#8217;ennesima mancata riforma di questo Paese.<br />
Grazie e auguri,</p>
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		<title>Ecco perché l&#8217;Italia non è una democrazia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 20:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[difetti democrazia rappresentativa]]></category>

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		<description><![CDATA[assenza di democrazia in italia
di Paolo Michelotto
Margherita Fabbri e Diego Galli con la collaborazione di Valeria Franchitti, Benedetto Motisi e Sara Tescione hanno realizzato un dossier molto accurato sulle disfunzioni della democrazia italiana. Si intitola &#8220;Ecco perché l&#8217;Italia non è una democrazia.&#8221; E&#8217; è scaricabile gratuitamente in forma digitale in questo post. Questo dossier era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_490" class="wp-caption alignleft" style="width: 221px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/perche-litalia-non-e-una-democrazia-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-490" title="assenza di democrazia in italia" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/perche-litalia-non-e-una-democrazia-1-211x300.jpg" alt="assenza di democrazia in italia" width="211" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">assenza di democrazia in italia</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>Margherita Fabbri e Diego Galli con la collaborazione di Valeria Franchitti, Benedetto Motisi e Sara Tescione hanno realizzato un dossier molto accurato sulle disfunzioni della democrazia italiana. Si intitola &#8220;Ecco perché l&#8217;Italia non è una democrazia.&#8221; E&#8217; è scaricabile gratuitamente in forma digitale in questo post. Questo dossier era stato dato a tutti i partecipanti al BarCamp Esperimenti sulla Democrazia, sulla (non) democrazia tenutosi a Roma il 4 ottobre scorso. Sono cose note, affrontate in una moltitudine di libri e di articoli, ma questa è una sintesi chiara, che racchiude i fatti, le citazioni e i casi più significativi. E&#8217; un libro utile per chi affronta lo studio della democrazia diretta, perchè mostra come un paese in cui i cittadini non possono praticamente mai pronunciarsi sulla gestione della vita pubblica, possa gradualmente decadere e ridurre via via la democrazia al suo interno. Mostra che la democrazia rappresentativa in forma quasi pura come in Italia, porta inevitabilmente al fallimento civico. Consiglio la lettura di tutto il libro, io ho particolarmente apprezzato i capitoli sull&#8217;informazione, sulla giustizia e sui referendum.</p>
<p><code><a class="downloadlink dlimg" href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=17" title="Version 1 downloaded 206 times" ><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/img/download.gif" alt="Download Ecco perché l'Italia non è una democrazia Version 1" /></a></code></p>
<p>Ecco i capitoli e alcune precisazioni di Margherita, uno degli autori.<span id="more-489"></span></p>
<p>Introduzione<br />
L&#8217;assenza di democrazia e stato di diritto<br />
I. L&#8217;assenza di tutela dei diritti: la giustizia al collasso<br />
II. La negazione del diritto dei cittadini all&#8217;informazione e alla libertà di espressione<br />
III. L&#8217;impedimento del diritto dei cittadini alla partecipazione politica attraverso il voto<br />
IV. La violazione del diritto dei cittadini alla partecipazione politica attraverso il referendum<br />
V.Gli istituti di partecipazione popolare a livello locale: l&#8217;ennesima negazione di un diritto soggettivo fondamentale<br />
VI. L&#8217;abuso della decretazione d&#8217;urgenza e l&#8217;esproprio del potere legislativo  del Parlamento da parte del governo<br />
VII. La manomissione della magistratura italiana: da &#8220;ordine&#8221; a &#8220;potere&#8221;<br />
VIII. L&#8217;assenza del Plenum della Consulta e della Camera dei Deputati: l&#8217;assurda legittimazione di una violazione costituzionale<br />
Le ricadute sulla società: due esempi<br />
IX. Le conseguenze dell&#8217;illegalità italiana sull&#8217;economia<br />
X.Le conseguenze dell&#8217;illegalità italiana sull&#8217;ambiente</p>
<p>Questa è &#8220;una versione lievemente migliore di quella distribuita al BarCamp, che non avevamo potuto curare a dovere soprattutto nell&#8217;impaginazione&#8230; Inoltre, proprio in questi giorni sto provvedendo ad una revisione globale del documento (ci sono sfuggiti davvero parecchi errori!) e ad un aggiornamento su più fronti: quando avrò concluso (spero prima di Natale) ti manderò anche la nuovissima versione.&#8221;</p>
<p>Grazie Margherita per aver realizzato questo dossier ed averlo condiviso con gli altri&#8230;</p>
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		<title>Senza uguaglianza la democrazia è un regime</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 19:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[crisi dem. rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[gustavo zagrebelsky]]></category>

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		<description><![CDATA[gustavo zagrebelsky
di Paolo Michelotto
riporto l&#8217;articolo scritto da GUSTAVO ZAGREBELSKY ex-presidente della Corte Costituzionale per il quotidiano La Repubblica il 26-11-08. E&#8217; un grido di allarme sul futuro della democrazia in Italia.
Senza uguaglianza la democrazia è un regime
Repubblica &#8211; 26 novembre 2008   pagina 1   sezione: PRIMA PAGINA
Regime o non-regime? Un confronto su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_425" class="wp-caption alignleft" style="width: 277px"><a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/gustavo-zagrebelsky.jpg"><img class="size-medium wp-image-425" title="gustavo zagrebelsky" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/gustavo-zagrebelsky-267x300.jpg" alt="gustavo zagrebelsky" width="267" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">gustavo zagrebelsky</p></div>
<p>di Paolo Michelotto</p>
<p>riporto l&#8217;articolo scritto da GUSTAVO ZAGREBELSKY ex-presidente della Corte Costituzionale per il quotidiano La Repubblica il 26-11-08. E&#8217; un grido di allarme sul futuro della democrazia in Italia.</p>
<p><strong>Senza uguaglianza la democrazia è un regime</strong></p>
<p>Repubblica &#8211; 26 novembre 2008   pagina 1   sezione: PRIMA PAGINA<br />
Regime o non-regime? Un confronto su questo dilemma, pur così tanto determinante rispetto al dovere morale che tutti riguarda, ora come sempre, qui come ovunque, di prendere posizione circa la conduzione politica del paese di cui si è cittadini, non è neppure incominciato. La ragione sta, probabilmente, in un&#8217; associazione di idee. Se il &#8220;regime&#8221;, inevitabilmente, è quello del ventennio fascista, allora la domanda se in Italia c&#8217; è un regime significa se c&#8217; è &#8220;il&#8221; o &#8220;un&#8221; fascismo; oppure, più in generale, se c&#8217; è qualcosa che gli assomigli in autoritarismo, arbitrio, provincialismo, demagogia, manipolazione del consenso, intolleranza, violenza, ecc. Così, una questione seria, anzi cruciale, viene attratta sul terreno, che non si presta all&#8217; analisi, della demonizzazione politica, funzionale all&#8217; isteria e allo scontro. <span id="more-424"></span>Ma &#8220;regime&#8221; è un termine totalmente neutro, che significa semplicemente modo di reggere le società umane. Parliamo di &#8220;Ancien Régime&#8221;, di regimi repubblicani e democratici, monarchici, parlamentari, presidenziali, liberali, totalitari e, tra gli altri, per l&#8217; appunto, di regime fascista. Senza qualificazione, regime non ci dice nulla su cui ci sia da prendere posizione, perché l&#8217; essenziale sta nell&#8217; aggettivo. Così, assumendo la parola nel suo significato proprio, isolato dalle reminiscenze, la domanda iniziale cambia di senso: da &#8220;esiste attualmente un regime&#8221; in &#8220;il regime attuale è qualcosa di nuovo, rispetto al precedente&#8221;? Che l&#8217; Italia viva un&#8217; esperienza costituzionale, forse ancora in divenire e dall&#8217; esito non scontato, che mira a non lasciarsi confondere con quella che l&#8217; ha preceduta: almeno di questo non c&#8217; è da dubitare. Lo pensano, e talora lo dicono, tanto i favorevoli, quanto i contrari, cioè lo pensiamo e lo diciamo tutti, con definizioni ora passatiste ora futuriste.  Non lo si dice ufficialmente e a cifra tonda, perché il momento è, o sembra, ancora quello dell&#8217; incubazione. La covata è a mezzo. L&#8217; esito non è scritto. La Costituzione del &#8216; 48 non è abolita e, perciò, accredita l&#8217; impressione di una certa continuità. Ma è sottoposta a erosioni e svuotamenti di cui nessuno, per ora, può conoscere l&#8217; esito. Forze potenti sono all&#8217; opera per il suo superamento, ma altre forze possono mobilitarsi per la sua difesa. La Costituzione è in bilico. Che cosa significa &#8220;costituzione in bilico&#8221;? Innanzitutto, che non si vive in una legittimità costituzionale generalmente accettata, cioè in una sola concezione della giusta costituzione, ma in (almeno) due che si confrontano. Ogni forma di reggimento politico si basa su un principio essenziale, una molla etica, il ressort di cui parla Montesquieu, trattando delle forme di governo nell&#8217; Esprit des lois. Quando questo principio essenziale è in consonanza con l&#8217; esprit général di un popolo, allora possiamo dire che la costituzione è legittima e, perciò, solida e accettata. Quando è dissonante, la costituzione è destinata crollare, a essere detronizzata. Se invece lo spirito pubblico è diviso, e dunque non esiste un esprit che possa dirsi général, questo è il momento dell&#8217; incertezza costituzionale, il momento della costituzione in bilico e della bilancia che prima o poi dovrà pendere da una parte. È il momento del conflitto latente, che non viene dichiarato perché i fautori della rottura costituzionale come quelli della continuità non si sentono abbastanza sicuri di sé e preferiscono allontanare il chiarimento. I primi aspettano il tempo più favorevole; i secondi attendono che passi sempre ancora un giorno di più, ingannando se stessi, non volendo vedere ciò che temono. Tutti attendono, ma i primi per prudenza, i secondi per ignavia. Non voler vedere, significa scambiare per accidentali deviazioni quelli che sono segni di un mutamento di rotta; significa sbagliare, prendendo per lucciole, cioè per piccole alterazioni che saranno presto dimenticate come momentanee illegalità, quelle che sono invece lanterne, cioè segni premonitori e preparazioni di una diversa legittimità. Così, si resta inerti. L&#8217; accumulo progressivo di materiali di costruzione del nuovo regime procede senza ostacoli e, prima o poi, farà massa. Allora, non sarà più possibile non voler vedere, ma sarà troppo tardi. * * * Ciò che davvero qualifica e distingue i regimi politici nella loro natura più profonda e che segna il passaggio dall&#8217; uno all&#8217; altro, è l&#8217; atteggiamento di fronte all&#8217; uguaglianza, il valore politico, tra tutti, il più importante e, tra tutti però, oggi il più negletto, perfino talora deriso, a destra e a sinistra. Perché il più importante? Perché dall&#8217; uguaglianza dipendono tutti gli altri. Anzi, dipende il rovesciamento nel loro contrario. Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia di prepotenza dei forti, cioè come oppressione dei deboli. Senza uguaglianza, la società, dividendosi in strati, diventa gerarchia. Senza uguaglianza, i diritti cambiano natura: per coloro che stanno in alto, diventano privilegi e, per quelli che stanno in basso, concessioni o carità. Senza uguaglianza, ciò che è giustizia per i primi è ingiustizia per i secondi. Senza uguaglianza, la solidarietà si trasforma in invidia sociale. Senza uguaglianza, le istituzioni, da luoghi di protezione e integrazione, diventano strumenti di oppressione e divisione. Senza uguaglianza, il merito viene sostituito dal patronaggio; le capacità dal conformismo e dalla sottomissione; la dignità dalla prostituzione. Nell&#8217; essenziale: senza uguaglianza, la democrazia è oligarchia, un regime castale. Quando le oligarchie soppiantano la democrazia, le forme di quest&#8217; ultima (il voto, i partiti, l&#8217; informazione, la discussione, ecc.) possono anche non scomparire, ma si trasformano, anzi si rovesciano: i diritti di partecipazione politica diventano armi nelle mani di gruppi potere, per regolare conti della cui natura, da fuori, nemmeno si è consapevoli. Questi rovesciamenti avvengono spesso sotto la copertura di parole invariate (libertà, società, diritti, ecc.). Possiamo constatare allora la verità di questa legge generale: nel mondo della politica, le parole sono esposte a rovesciamenti di significato a seconda che siano pronunciate da sopra o da sotto della scala sociale. Ciò vale a iniziare dalla parola &#8220;politica&#8221;: forza sopraffattrice dal punto di vista dei forti, come nel binomio amico-nemico; oppure, dal punto di vista dei deboli, esperienza di convivenza, come suggerisce l&#8217; etimo di politéia. Un uso ambiguo, dunque, che giustifica la domanda a chi parla di politica: da che parte stai, degli inermi o dei potenti? La ricomposizione dei significati e quindi l&#8217; integrità della comunicazione politica sono possibili solo nella comune tensione all&#8217; uguaglianza. * * * Ritorniamo alla questione iniziale, se sia in corso, o se si sia già realizzato, un cambiamento di regime, dal punto di vista decisivo dell&#8217; uguaglianza. In ogni organizzazione di grandi numeri si insinua un potere oligarchico, cioè il contrario dell&#8217; uguaglianza. Anzi, più i numeri sono grandi, più questa è una legge &#8220;ferrea&#8221;. E&#8217; la constatazione di un paradosso, o di una contraddizione della democrazia. Ma è molto diverso se l&#8217; uguaglianza è accantonata, tra i ferri vecchi della politica o le pie illusioni, oppure se è (ancora) valore dell&#8217; azione politica. La costituzione &#8211; questa costituzione che assume l&#8217; uguaglianza come suo principio essenziale &#8211; è in bilico proprio su questo punto. Noi non possiamo non vedere che la società è ormai divisa in strati e che questi strati non sono comunicanti. Più in basso di tutti stanno gli invisibili, i senza diritti che noi, con la nostra legge, definiamo &#8220;clandestini&#8221;, quelli per i quali, obbligati a tutto subire, non c&#8217; è legge; al vertice, i privilegiati, uniti in famiglie di sangue e d&#8217; interesse, per i quali, anche, non c&#8217; è legge, ma nel senso opposto, perché è tutto permesso e, se la legge è d&#8217; ostacolo, la si cambia, la si piega o non la si applica affatto. In mezzo, una società stratificata e sclerotizzata, tipo Ancien Régime, dove la mobilità è sempre più scarsa e la condizione sociale di nascita sempre più determina il destino. Se si accetta tutto ciò, il resto viene per conseguenza. Viene per conseguenza che la coercizione dello Stato sia inegualmente distribuita: maggiore quanto più si scende nella scala sociale, minore quanto più si sale; che il diritto penale, di fatto, sia un diritto classista e che, per i potenti, il processo penale non esista più; che nel campo dei diritti sociali la garanzia pubblica sia progressivamente sostituita dall&#8217; intervento privato, dove chi più ha, più può. Né sorprende che quello che la costituzione considera il primo diritto di cittadinanza, il lavoro, si riduca a una merce di cui fare mercato. Analogamente, anche l&#8217; organizzazione del potere si sposta e si chiude in alto. L&#8217; oligarchia partitica non è che un riflesso della struttura sociale. La vigente legge elettorale, che attribuisce interamente ai loro organi dirigenti la scelta dei rappresentanti, escluso il voto di preferenza, non è che una conseguenza. Così come è una conseguenza l&#8217; allergia nei confronti dei pesi e contrappesi costituzionali e della separazione dei poteri, e nei confronti della complessità e della lunghezza delle procedure democratiche, parlamentari. Decidere bisogna, e dall&#8217; alto; il consenso, semmai, salirà poi dal basso. E&#8217; una conseguenza, infine, non la causa, la concentrazione di potere non solo politico ma anche economico-finanziario e cultural-mediatico. L&#8217; indipendenza relativa delle cosiddette tre funzioni sociali, da millenni considerata garanzia di equilibrio, buon governo delle società, è minacciata. Ma il tema delle incompatibilità, cioè del conflitto di interessi, a destra come a sinistra, è stato accantonato. La causa è sempre e solo una: l&#8217; appannamento, per non dire di più, dell&#8217; uguaglianza e la rete di gerarchie che ne deriva. Qui si gioca la partita decisiva del &#8220;regime&#8221;. Tutto il resto è conseguenza e pensare di rimettere le cose a posto, nelle tante ingiustizie e nelle tante forzature istituzionali senza affrontare la causa, significa girare a vuoto, anzi farsene complici. Nessun regime politico si riduce a un uomo solo, nemmeno i &#8220;dispotismi asiatici&#8221;, dove tutto sembrava dipendere dall&#8217; arbitrio di uno solo, kahn, califfo, satrapo, sultano, o imperatore cinese. Sempre si tratta di potere organizzato in sistemi di relazioni. Alessandro Magno, il più &#8220;orientale&#8221; dei signori dell&#8217; Occidente, perse il suo impero perché (dice Plutarco), mentre trattava i Greci come un capo, cioè come fossero parenti e amici, «si comportava con i barbari come con animali o piante», cioè meri oggetti di dominio, «così riempiendo il suo regno di esìli, destinati a produrre guerre e sedizioni». Sarà pur vero che comportamenti di quest&#8217; ultimo genere non mancano, ma non vedere il sistema su cui si innestano e li producono significa trascurarne le cause per restare alla superficie, spesso solo al folklore. &#8211; GUSTAVO ZAGREBELSKY</p>
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