• La revoca esiste anche a Taiwan: 14 febbraio 2015 votazione di revoca per il parlamentare Alex Tsai

    Febbraio 23, 2015 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    alex tsai

    ci sono vari paesi del mondo dove esiste lo strumento della revoca degli eletti: USA, Venezuela, Bolivia, Canada, Germania, Polonia, Svizzera. Alla lista dobbiamo ora aggiungere anche Taiwan, dove il 14 febbraio 2015 si è svolta una votazione per revocare il parlamentare Alex Tsai.

    L’affluenza è stata del 25%, ma poichè per legge esiste il quorum del 50%, la votazione è stata invalidata ed Alex Tsai è rimasto al suo posto, anche se quasi il 97% dei votanti ha votato per la revoca.

    Ulteriore dimostrazione dell’assurdità della presenza di un quorum nelle votazioni dei cittadini. I contrari sono rimasti a casa per aggiungere i loro voti ai non votanti ed invalidare il referendum, e ci sono riusciti.

    In passato secondo il CEC che è l’istituzione che presiede alle votazioni a Taiwan, dal 1990 al 2011 sono stati revocati un consigliere comunale e un sindaco.

    Qui alcuni link in inglese sulla revoca a Taiwan:

    http://focustaiwan.tw/news/aipl/201502140020.aspx

    http://www.taipeitimes.com/News/taiwan/archives/2015/02/15/2003611622

    http://www.taiwantoday.tw/ct.asp?xitem=227592&CtNode=414

    Ricordo che in Italia a livello nazionale la revoca in base all’attuale Costituzione non è possibile,

    ma a livello regionale è possibile:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2013/08/29/la-revoca-e-ammissibile-anche-in-italia-nella-forma-collettiva-secondo-il-costituzionalista-marco-olivetti/

    Anche a livello comunale è possibile introdurre la revoca:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2015/02/11/si-puo-introdurre-la-revoca-degli-eletti-recall-nei-comuni-italiani-ecco-come/

  • Domande frequenti sulla democrazia diretta e risposte (di Emanuele Sarto)

    Ottobre 24, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    domande e risposte

    riporto qui una interessante raccolta di domande sulla democrazia diretta, trascritte dall’amico Emanuele Sarto (esperto sulle tematiche della democrazia diretta) e le risposte che lui da durante gli incontri che tiene. Sono argomentazioni molto sensate e sincere, che meritano di essere lette e diffuse.

    Possibili obiezioni alla democrazia diretta.

    a) L’incompetenza: in una società moderna i problemi sono troppo complessi per lasciare prendere decisioni ben ponderate all’uomo della strada
    In parlamento come nei consigli comunali si vota troppo spesso come indica il capogruppo senza nemmeno aver letto l’oggetto. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, sarebbero in uno scenario ben diverso. Individuato il tema si dovrebbero raccogliere le firme sufficienti. Fatto questo si stabilirebbe la data della consultazione. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso.

    b) La mancanza di senso di responsabilità: la gente non considera nient’altro che il proprio interesse. Ad esempio, si abolirebbero le tasse senza considerare le conseguenze di un tale provvedimento, oppure si chiederebbero più spese al governo che faranno deragliare il bilancio. Agli uomini politici si può sempre domandare il rendiconto delle loro decisioni, ma nessuno è responsabile della decisione referendaria.
    Solo chi condivide una decisione ne è responsabile e le decisioni condivise oltre che diffondere la responsabilità aumenterebbero significativamente il senso di appartenenza ad una comunità. Per contro gli errori degli eletti ricadono sui cittadini e nessuno è responsabile nemmeno quando si scoprono corruzione e malaffare. Abbiamo poi due esempi reali. 3.3.2013 i cittadini del Canton Ticino respingono una proposta di riduzione aliquote fiscali perché capiscono perfettamente che a minori entrate corrisponderebbero minori servizi. Il 6.11.2012 in California i cittadini, contro ogni pronostico, approvano a quorum zero l’aumento della tassazione sui redditi sopra ai 250.000$ per finanziare la scuola pubblica. Questi sono dati reali e non supposizioni.

    c) Minacce alle minoranze: la democrazia diretta potrebbe essere un mezzo per approvare decisioni che violino i diritti umani e le libertà fondamentali. In questo modo le minoranze sarebbero particolarmente minacciate.
    Tutte le guerre degli ultimi secoli sono state decise da pochissime persone. Quante devastazioni ci saremmo risparmiati se a decidere una guerra ci fosse stata consultazione a suffragio universale? Sono rispettati diritti umani e libertà fondamentali quando si dichiara una guerra?
    Forse state pensando che la risposta sia fuori tema. Avete considerato che i giovani chiamati alle armi sono una minoranza della cittadinanza? Se a prendere la decisione avessero partecipato i giovani stessi e le loro nonne mamme mogli e sorelle con i loro nonni padri e fratelli come sarebbe finita?

    d) In relazione al punto c): nella democrazia diretta i demagoghi hanno la libertà di lanciare proposte rozzamente populiste.
    Il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo. Ciascuno infatti pensa di esserne così ben provvisto che anche coloro che di tutte le altre cose non si contentano mai, di questa son soliti non volerne più di quanto ne abbiano. Cartesio. Chissà, forse qualche banale errore riusciremmo a farlo anche condividendo le scelte importanti ma se davvero accadesse sapremmo porvi rapidamente rimedio. Ricordiamo che un referendum non è un sondaggio. Un’intera comunità che per mesi esplora una questione difficilmente approverebbe proposte rozze e men che utili per l’intera cittadinanza. Molto probabilmente nemmeno andrebbero a voto perché non raggiungerebbero le firme utili. Una comunità che condivide le decisioni ha meno bisogno di figure di spicco perché presta attenzione alle questioni concrete e meno all’istrionismo di  persone anche carismatiche.

    e) Il potere del denaro: gli “interessi particolari” ben finanziati, dominano il dibattito e utilizzano i referendum per i loro propri scopi.
    Per ora abbiamo la prova sia storica che recente, che il potere del denaro domina la classe politica. Al contrario un referendum seguito a un dibattito che dura mesi e al quale tutti possono contribuire con domande e obiezioni non abbiamo riscontro che finisca per danneggiare la comunità stessa.

    f) Impossibilità di affinare e qualificare i quesiti: gli elettori possono dire soltanto ’sì’ o ‘nò’ ad una proposta referendaria; non c’è possibilità per una maggiore differenziazione. Inoltre con i referendum c’è il problema del nesso: tutti i tipi di questione non direttamente collegate all’argomento del referendum giocano un ruolo nella decisione degli elettori.
    Anche in parlamento si dice si o no ad una legge. In occasione di approvare un emendamento si vota pure su un singolo paragrafo se non su una singola parola. Perché non potrebbero farlo i cittadini?
    Il problema del nesso e di tutte le questioni non direttamente collegate all’argomento referendum giocano un ruolo  solo nella decisione degli elettori o è ragionevole pensare che parimenti accada nelle decisioni degli eletti?

    g) Il conflitto con la democrazia rappresentativa: il Parlamento viene screditato dai referendum e viene minato il primato della politica ‘ufficiale’.
    Condividere una scelta importante con gli eletti significa dare valore ad un’intera comunità, ad un’intera nazione. Significa arricchire il senso di appartenenza. Dev’essere chiaro che gli eletti, i rappresentanti, i pubblici amministratori sono INDISPENSABILI. Possiamo scandirlo in-dis-pen-sa-bi-li. Parimenti è altrettanto indispensabile poter condividere con loro le scelte importanti che i cittadini, con apposita raccolta firme, abbiano ritenuto degne dell’attenzione generale. Questo significa essere accanto ai propri eletti altro che sminuirli.

    h) Sovraccarico degli elettori: gli elettori non vogliono referendum su tutto, ma vogliono essere lasciati in pace e non essere obbligati ad andare a votare.
    Come si ha contezza di questa affermazione? Noi che ci occupiamo di democrazia possiamo affermare il contrario. Chi avrebbe ragione. Esiste una ricerca su questo tema? Interessante e utile sarebbe un referendum apposito per un conteggio veritiero che dite?

    i) Manipolazione del modo in cui viene posto il quesito: il quesito può essere formulato in modo suggestivo, cosicché gli elettori vengono dirottati su un voto contrario alle proprie reali convinzioni.
    Questo funziona benissimo in un sondaggio. Con un referendum senza quorum non può funzionare per quanto detto prima. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, non sono in un sondaggio. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso altro che voto contrario alle proprie idee.

    j) Conservatorismo: il referendum garantisce il blocco delle riforme essenziali, in quanto la gente tende a votare per mantenere lo status quo. Altri affermano l’esatto contrario, cioè che attivisti entusiasti possano impossessarsi della democrazia tramite il referendum, in quanto la maggioranza silenziosa non prende mai parte ai referendum.
    Probabilmente sono vere entrambe le cose. I cittadini sono conservatori e innovatori a seconda di quali siano i loro interessi. Una comunità coesa come ne deriverebbe dalla pratica nelle decisioni condivise, saprebbe modulare al meglio questi aspetti. I cittadini hanno respinto una spesa molto importante per l’acquisto di aerei caccia. Ecco il conservatorismo. Per contro l’ingresso della Svizzera nell’ONU è stato proposto e voluto dai cittadini quando il governo era contrario. Anche l’eliminazione di privilegi senza senso a favore dei top manager delle società quotate è stato voluto dai cittadini con gli amministratori contrari. Cittadini progressisti diremmo.  Pochi esempi reali a conferma che la comunità decide nell’interesse comune e non esclusivamente contro o a favore del nuovo. Quanto alla maggioranza silenziosa che non partecipa è un falso. In Svizzera pur se ad ogni votazione partecipa mediamente il 40% degli aventi diritto, nell’arco di due anni è l’80% dei cittadini che si reca al voto.

    k) I referendum non sono necessari, in quanto ci sono modi migliori per permettere alla gente di discutere e dibattere su questioni politiche.
    È vero che con il débat public in Francia si sono avuti risultati soddisfacenti ma questo strumento esiste solo per le grandi opere. La DD come la intendiamo noi invece, può occuparsi di qualsiasi tema e nulla favorisce maggiormente che  un confronto aperto consapevoli che alla fine la decisione sarà presa.

    l) In alcuni Stati, come il Belgio nel 1950, si è sostenuto che il referendum minacci l’unità del Paese.
    Restare uniti ad ogni costo può essere più problematico che decidere di separarsi come fecero i cechi e gli slovacchi anche se la divisione non avvenne con un referendum. Da sottolineare che in Svizzera ci sono cantoni di 4 lingue diverse e a nessuno passa per la testa di separarsi dagli altri.

    m) I referendum costano troppo al contribuente. Sono soldi spesi inutilmente.
    L’esercizio della DD sicuramente ha dei costi ma non sono paragonabili a quanto costa la democrazia rappresentativa attuale. Una comunità che condivide le regole non può che essere parsimoniosa e attenta. Noi siamo un Paese che pratica e valorizza il volontariato. Credete sarebbe così difficile costruire un albo per scrutatori volontari? Io penso addirittura ad una leva. Ho fatto il militare e non ci vedrei nulla di male se fossi obbligato a dare qualche giornata del mio tempo per la pratica della democrazia una volta ogni qualche anno. Ai seggi mi è capitato spesso di incontrare gli stessi scrutatori. Sarebbe bellissimo che lo potessimo fare a turno in molti. Anche questo contribuirebbe a farci sentire comunità

    n) tu parli molto della Svizzera ma loro sono una realtà ben più piccola della nostra Italia
    Indubbiamente la Svizzera è più piccola dell’Italia ma è pur sempre più grande del Veneto. Zurigo più grande di Vicenza. Bellinzona ha gli stessi numeri di Piove di Sacco. Gli strumenti della Svizzera non sarebbero utilizzabili in Veneto? Quelli di Zurigo non sarebbero praticabili  a Vicenza? Se ci fossero naturalmente.

    o) Senza quorum potrebbe capitare che si decida in pochissime persone su questioni fondamentali.
    Da un punto di vista teorico questo non possiamo escluderlo ma ad esempio guardando ai referenda in Italia quando la partecipazione è stata bassissima ha votato poco più del 23% degli aventi diritto. Stiamo parlando di oltre 12 milioni di persone. Secondo voi valgono di più 500 parlamentari con i loro privilegi o dodici milioni di cittadini che volontariamente si recano ai seggi? In pratica se da un punto di vista teorico potrebbe accadere che una decisione venga presa da pochissimi nella pratica questo non è mai accaduto se non nella democrazia rappresentativa come avviene regolarmente, costantemente, pervicacemente. Se poi non ci fosse stato il quorum e quindi la certezza della decisione, è molto probabile che sarebbero andati a votare altri cittadini soprattutto quelli che votavano no. Ma l’aspetto più importante è che avremmo avuto approfondimenti maggiori sui diversi temi perchè anche i contrari sarebbero usciti allo scoperto. Il confronto sarebbe stato approfondito e se sai che devi convincere chi ti ascolta e non l’avversario usi toni adatti e cerchi di essere chiaro. Avremmo avuto cittadini informati e decisioni di buon senso. Se una questione è fondamentale la partecipazione sale. Per contro se l’oggetto è complesso il quorum ha la pretesa che tutti partecipino col rischio che chi non ha capito voti a caso o peggio ascoltando il partito di riferimento. Senza quorum invece ci andrebbe solo chi è convinto di aver capito bene e di poter essere un buon decisore. Questo è quello che avviene in Svizzera dove mediamente partecipa il 40% dei cittadini ma oltre l’80% di loro partecipa ad almeno una votazione in un anno.

    p) una testata giornalistica americana attribuì alla DD la colpa del deficit dello Stato della California.
    Anche fosse vero che i problemi di bilancio potessero essere attribuibili esclusivamente a referenda “sbagliati”, quanti sono gli Stati nel mondo che si trovano in difficoltà grazie ai rappresentanti che da soli decidono? La Svizzera ancora una volta è prova che una comunità che ha pratica di democrazia diretta è virtuosa anche in tema di bilancio.

    q) non si rischia una dittatura della maggioranza?
    Alexis de Tocqueville che per primo teorizzò questo pericolo studiò che esistono molti interessi trasversali nella società e questo è un antidoto all’obiezione.
    Quando mi hanno fatto questa domanda però non conoscevo Tocqueville e risposi al signore che me la pose: sicuramente per lei è preferibile che sia una minoranza a decidere. Un’esigua minoranza, esattamente come avviene adesso. Gli eletti sono pochissimi e con la loro delega in bianco decidono per tutti. L’evidenza dei risultati non ha bisogno di commenti. Non capisco bene quale possa essere questa dittatura della maggioranza ma sicuramente per noi è preferibile condividere le scelte importanti con tutta la comunità piuttosto che lasciare che gli eletti facciano quello che preferiscono.

    r) NIMBY not in my back yard. Non nel mio cortile. Con la democrazia diretta ci sarebbe il rischio di non costruire le opere necessarie ad una comunità perché nessuno le vuole nel suo territorio.
    Decidendo insieme, in trasparenza, si prevederà di aiutare chi viene penalizzato proprio perché ci si immedesima in chi “subisce” la decisione e insieme si troverebbero e approverebbero quei correttivi necessari ad un buon compromesso. Nessun potere discrezionale ai pochi eletti. Provo con un esempio immaginario. Se per salvare Padova si decidesse in trasparenza che il male minore è allagare Bovolenta, sarebbero i padovani stessi a pretendere che gli alluvionati non solo venissero risarciti del danno ma anche del disagio subito. In Svizzera dove da secoli praticano le decisioni condivise, hanno tutte le infrastrutture che servono e in perfetta efficienza.

    s) Ci sono altri Stati virtuosi oltre la Svizzera e hanno una democrazia rappresentativa come la nostra che funziona benissimo. La Germania, L’Austria. La Francia, i Paesi Scandinavi. E’ molto probabile che in Italia non funzionerebbe nemmeno la democrazia diretta.

    E’ vero che ogni Paese è una storia a se ma noi parliamo di strumenti. Gli strumenti o li hai o non li hai. Un esempio reale: in Svizzera i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia ma l’ultima parola spetta ai cittadini e dicono di no; in Italia i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia. I cittadini possono solo fare dimostrazioni, petizioni, raccolta firme, manifestazioni ma il governo, se in Parlamento ha i numeri, fa quello che ritiene giusto. In Svizzera hanno gli strumenti per decidere insieme e dopo gli approfondimenti prendono una decisione. In Italia quegli strumenti non ci sono e non sappiamo come andrebbe se ci fossero.

    t) EMANUELE

    Ho io ora qualche domanda per Voi.

    Quante sono le persone che hanno deciso che questi strumenti non ci siano e quei pochi che ci sono debbano avere il quorum?

    Secondo Voi è corretto che gli amministratori possano  vendere quote delle Municipalizzate senza avere il benestare dei cittadini?

    Sapete che nella società civile il CEO con massimi poteri di una società di capitali non può alienare un ramo d’azienda senza l’approvazione dell’assemblea dei soci?

    Non sarebbe logico che le stesse regole fossero valide anche per i cittadini?

  • Diamo una “scossa” all’Italia con i referendum!

    Giugno 11, 2014 // 4 Commenti

    Postato in: democrazia dal basso in Italia, democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, referendum

    di Paolo Michelotto

    democrazia diretta

    si sta presentando una rara e inaspettata opportunità per l’Italia di cambiare davvero, grazie alla democrazia diretta. La Lega Nord sta ultimando la raccolta firme per 5 referendum che non lasceranno indifferenti la cittadinanza. Per cui ci sono buone ragioni per pensare che l’affluenza il giorno del voto sarà alta e il limite del quorum del 50% potrebbe essere superato.

    Se il M5S, aggiungesse altri quesiti, la probabilità di successo nel superare la soglia del 50% sarebbe ancora maggiore.

    E se questi quesiti fossero rivolti al bene comune e scelti con buon senso, allora potrebbe esserci davvero una forte e benefica “scossa” in Italia. Una scossa tanto più benefica, quanto inaspettata e dovuta a quelle concomitanze storiche che difficilmente si ripetono, che uniscono nel loro percorso forze che mai camminerebbero insieme, ma che prese insieme rappresentano la maggioranza dei cittadini.

    Il percorso democratico ottimale è chiedere a tutti i cittadini (non solo ai registrati) tramite il blog di Beppe Grillo su quali temi vorrebbero fossero fatti degli ulteriori referendum che puntino al bene comune, approffittando del cammino dei 5 quesiti della Lega Nord già praticamente presentati e che andranno presto al voto. E dopo la creazione di una lista di possibili quesiti (titolo e 140 caratteri di spiegazione), e dopo aver scartato quelli non fattibili dal punto tecnico legislativo, si dovrebbe fare una votazione online (questa volta solo degli utenti registrati) per mettere i quesiti in ordine di priorità e scegliere i primi 5 o 10 da portare avanti. Fatto questo, con l’ausilio degli esperti amministrativi dei parlamentari si potrebbero scrivere, preparare e distribuire i moduli per via digitale in tempi molto rapidi (poi ogni gruppo se li stamperebbe in proprio). Per questa fase preparatoria basterebbe qualche settimana. Per la raccolta firme si potrebbe organizzare un appuntamento collettivo (un V-Day 4?) in una sola data all’inizio di settembre 2014 in tutte le città italiane e nel frattempo portare i moduli negli uffici elettorali dei comuni, per permettere ai cittadini volenterosi di andarseli a firmare.

    I tempi sono molto stretti per la scelta, la scrittura, la preparazione dei moduli, l’organizzazione della raccolta firme. Ma non impossibili.

    In Italia si possono fare solo referendum abrogativi, quindi per cancellare una norma. Ma nella nostra Costituzione è previsto anche lo strumento della Legge di Iniziativa Popolare, che permette ai cittadini di essere parte propositiva. Finora le Leggi di iniziativa popolare non sono quasi mai state discusse dal Parlamento, ma raccogliendo milioni di firme invece che le necessarie 50.000 forse riceverebbero maggiore “attenzione”.

    Sarebbe interessante per la prima volta in Italia, proporre un referendum per abrogare una norma e contemporaneamente proporre una legge di iniziativa popolare che la regolamenti in maniera nuova. Questi sono i temi su cui farei referendum e contemporaneamente realizzerei una proposta di legge di iniziativa popolare (basterebbe anche solo utilizzare gli ottimi testi già scritti dai parlamentari m5s trasformandoli in Iniziativa Popolare).

    Conflitto d’Interessi

    Referendum per abrogare l’attuale legge sul conflitto d’interessi inefficace
    Legge 20 luglio 2004. n. 215 ( Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi) (Legge Frattini)

    Corruzione

    Referendum su Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell’utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo “Sme-Ariosto 1″ per corruzione in atti giudiziari)

    Referendum su Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi “All Iberian 2″ e “Sme-Ariosto2″ Berlusconi viene assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”)

    Referendum su  “Legge Cirami” (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice” (la norma utilizzata per spostare il processo da Milano a Brescia non ottenne i risultati sperati).

    Referendum “Legge ex Cirielli” (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (denominata anche legge salva-Previti, ha introdotto una riduzione dei termini di prescrizione per gli incensurati e trasformato in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni, consentendo l’estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi “Diritti TV Mediaset” e”Mills” a carico di Berlusconi)

    Media e informazione

    Referendum su Decreto-salva Rete 4 (D.L. 352/2003): Introdotta ‘ad hoc’ per consentire unicamente a Rete 4 di Mediaset di continuare a trasmettere in analogico, sfavorendo Italia 7.

    Referendum su CANONE RAI: regio decreto legge 21 febbraio 1938, n. 246 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938)

    Referendum su l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria

    Referendum su abolizione dell’ordine dei giornalisti

    Referendum su “Legge Gasparri” (L. 112/2004): introduzione del SIC (”Sistema Integrato delle Comunicazioni”) che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset, evitò lo scioglimento del monopolio televisivo Mediaset)

    Finanziamento partiti

    Referendum sulla legge n.13/2014 che modifica il finanziamento dei partiti solo a partire dal 2017.

    Indennità dei Parlamentari

    Referendum per abrogare la Legge 31 ottobre 1965, n. 1261 – Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento

    Legge elettorale

    Legge di iniziativa popolare basata sulla proposta scritta collettivamente dal M5S

    Democrazia diretta

    Legge di iniziativa popolare

    Su questo argomento non è possibile realizzare referendum, perchè toccherebbero la Costituzione, è ciò è vietato dalla Costituzione stessa. Ma si può procedere con una Legge di Iniziativa Popolare. Si potrebbe quindi realizzare una legge simile o uguale alla Legge di Iniziativa Popolare Quorum Zero e Più Democrazia che ha già raccolto 52.000 firme ed è stata depositata in Parlamento nell’agosto 2012. Essa contiene già tutti gli strumenti di democrazia diretta migliori presenti nel mondo. Basterebbe solo aggiungere lo strumento della revoca degli eletti al testo già pronto.

    Questi i quesiti della Lega Nord: Leggi il resto »

  • Revoca degli eletti a livello comunale? Si può introdurre una iniziativa popolare per chiedere una mozione di sfiducia sul rappresentante

    Dicembre 4, 2013 // 6 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    recall revoca

    La revoca si può introdurre a livello regionale, ma non a livello comunale. Però si può introdurre la mozione di sfiducia di iniziativa popolare. Che ora spiego.

    A Parma il 29 Settembre 2013, durante “La Giornata della Democrazia” i cittadini votarono tra le proposte finali quella di creare la Revoca Amministratore con Referendum con Quorum.

    Qui si trova quella proposta:

    http://www.comune.parma.it/collaborazione/discussioni/Generale/Revoca-amministratore-con-referendum-con-quorum.aspx

    Il Segretario Generale scrisse:

    Fattibilità tecnica: NO

    La proposta contrasta con le disposizioni di legge vigenti che non consentono di revocare gli amministratori.

    Per accogliere questa proposta sarebbe necessario una modifica a livello di legislazione nazionale. Per questo motivo al momento non è possibile inserirla all’interno del nostro Statuto.

    Allora io mandai un commento al gestore di quello spazio web del comune di Parma, che fu inserito in quella discussione a nome del ViceSindaco che diceva così:

    Nessuna città italiana ha ancora introdotto la revoca, nè individuale nè collettiva.

    Nel TUEL (testo unico enti locali)  art.38 e successivi viene indicato precisamente come viene eletto il consiglio comunale e provinciale e viene detto nel comma 1:

    1. L’elezione dei consigli comunali e provinciali, la loro durata in carica, il numero dei consiglieri e la loro posizione giuridica sono regolati dal presente testo unico.

    Essendo questa una legge nazionale, essa ha forza maggiore di un atto amministrativo comunale.

    Quindi finchè non viene cambiato il TUEL (cerca con google l’intera legge), che è una legge nazionale, i comuni e le province non possono introdurre la revoca, sia essa individuale che collettiva.

    Ma nulla viene detto per quanto riguarda le Regioni nel TUEL.

    Il Professore Ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Foggia e Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Scienze Giuridiche, Marco Olivetti, nel saggio “Il recall e i nuovi statuti regionali” apparso in Aa.Vv., La potestà statutaria regionale nella riforma della Costituzione, Giuffrè, Milano, 2001, p. 355-378. (scaricabile anche qui: Il recall e i nuovi statuti regionali), dopo una attenta analisi e comparazione tra gli strumenti della revoca in USA, Svizzera, Germania, Polonia, Venezuela e la compatibilità di essi con la Costituzione Italiana dice:

    “Al riguardo, sembra si debba distinguere tra la revoca dei singoli membri di una assemblea rappresentativa e la revoca di un intero organo rappresentativo o di organi esecutivi (monocratici o collegiali). A prescindere, per ora, dai problemi sistemici posti da queste ultime forme di revoca popolare, è solo la prima (la revoca di singoli rappresentanti) a porsi in netta antitesi con il principio del libero mandato parlamentare, in quanto essa costituisce un mezzo idoneo a vincolare – mediante l’eventualità del ricorso alla revoca – la libertà del parlamentare. Che il libero mandato parlamentare non sia invece incompatibile con forme di cessazione anticipata del mandato dell’organo legislativo-rappresentativo si può agevolmente dedurre dalla presenza, nell’ordinamento costituzionale statale, di un altro meccanismo istituzionale di questo tipo: lo scioglimento anticipato delle Camere (e dei Consigli regionali).

    Esclusa la possibilità di prevedere il recall dei singoli consiglieri regionali, pare allora ammissibile il recall del Consiglio regionale nel suo complesso. Quanto agli altri organi cui tale istituto possa essere esteso, sembra si possa annoverare fra essi il Presidente della Giunta regionale eletto direttamente dal corpo elettorale, mentre non è di per se evidente se si possa ragionare tecnicamente di recall riguardo ad organi non eletti direttamente, quali lo stesso Presidente della Giunta, ove lo statuto regionale preveda per esso l’elezione indiretta, e, in ogni caso, la Giunta regionale e i singoli membri di essa.”

    Riassumendo. La revoca in Italia si può fare collettivamente e non singolarmente a livello regionale. Come ad esempio avviene nei Cantoni Svizzeri.

    A livello regionale quindi, si può creare lo strumento di revoca o “rinnovazione integrale straordinaria” sull’intero Consiglio Regionale.

    Paolo Michelotto

    Poi rileggendomi bene la proposta di legge provinciale (TN) di iniziativa popolare Più Democrazia nel Trentino, scritta dagli amici Alex Marini, Stefano Longano e Cristiano Zanella avvalendosi come previsto dalla legge in vigore in Trentino degli esperti di diritto della Provincia, ossia degli stessi esperti che danno consulenze ai Consiglieri Provinciali nella stesura delle loro proposte di legge, ho scoperto che loro avevano suggerito una scappatoia. La revoca è sì proibita dalla normativa nazionale, ma nulla vieta di creare una iniziativa popolare, che non sfoci in un referendum, ma nella discussione di una mozione di sfiducia da essere discussa in Consiglio dai rappresentanti. Ovviamente è uno strumento meno forte della Revoca come viene intesa negli USA o in Venezuela o in Bolivia, ma è sempre molto di più di ciò che oggi un cittadino ha a disposizione, ossia nulla.

    Ecco come gli amici di Più Democrazia in Trentino avevano scritto la loro proposta:

    Art. 44
    Integrazione dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale

    1. Dopo il comma 1 dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale è inserito il seguente:
    “1 bis. Una mozione di sfiducia motivata nei confronti del Presidente della Provincia o di uno o più assessori può essere proposta da cinquemila elettori iscritti nelle liste per l’elezione del Consiglio provinciale. Le sottoscrizioni sono raccolte con le modalità stabilite per le iniziative popolari dalla legge provinciale sulla democrazia diretta.”.

    Quindi a livello comunale non si può introdurre la revoca finchè la normativa nazionale non viene cambiata, MA si puà introdurre uno strumento che assomiglia alla revoca, ossia una iniziativa popolare per chiedere una mozione di sfiducia nei confronti di un rappresentante eletto. I cittadini non potranno esprimersi direttamente, perchè la discussione e il voto sarà in mano ai loro rappresentanti, ma potranno mandare un chiaro messaggio.

    Interessante notare che la legge di iniziativa popolare trentina è stata depositata dopo la raccolta firme nell’agosto 2012. Nell’agosto 2014, dopo 24 mesi, la legge provinciale vigente stabilisce che se essa non è stata discussa (e mancano 8 mesi) essa diventerà automaticamente il testo di un referendum propositivo che tutti i cittadini trentini potranno votare.

  • Domenica 13 ottobre 2013 a Varsavia si è tenuta una votazione di Revoca del Sindaco

    Ottobre 15, 2013 // 4 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    Hanna_Gronkiewicz_Waltz

    al di la delle motivazioni politiche, è interessante che a Varsavia, la capitale della Polonia, domenica 13 ottobre 2013 si sia tenuta una votazione di revoca del Sindaco. Quindi oltre alla Germania (esempio di Duisburg del 2012), anche in Polonia di possono revocare i sindaci eletti. Questa domenica la revoca non ha avuto successo. Infatti qui in Polonia era necessario superare il quorum del 30%, ma sono andati a votare il 25% degli aventi diritto. Il Primo Ministro polacco, dello stesso partito del Sindaco aveva invitato i cittadini all’astensione e aveva detto che se il sindaco fosse stato revocato lo avrebbe nominato come commissario governativo della città fino alle nuove elezioni.

    Qui l’articolo apparso su L’unione Sarda:

    Polonia: referendum per destituire il sindaco di Varsavia

    Braccio di ferro, domenica a Varsavia, fra il partito di centro Piattaforma civica (Po) del premier Donald Tusk e il maggior partito di opposizione Diritto e giustizia (Pis) dell’ex premier conservatore, Jaroslaw Kaczynski: la popolazione è chiamata a decidere in un referendum se destituire o meno il sindaco della capitale, Hanna Gronkiewicz-Waltz. Al referendum promosso da Piotr Guziol, capo di autogestione del quartiere Ursynow, si è arrivati dopo una raccolta di firme di 167.000 dei residenti. Il premier Tusk invita a boicottare il referendum ma stando ai sondaggi, gli abitanti, stanchi dei disagi quotidiani legati all’accavallarsi degli investimenti (inclusa la costruzione della seconda linea metropolitana), potrebbero ignorare il suo appello. In caso di sconfitta, Tusk non esclude di rinominare, in base alla legge, lo stesso sindaco quale commissario, oppure anche di indire l’anno prossimo elezioni anticipate a Varsavia.

    Venerdì 11 ottobre 2013 15:22

    Qui l’articolo apparso su Euronews

    Il sindaco di Varsavia resta al suo posto, fallisce referendum

    È riuscito ad evitare lo smacco il partito del primo ministro polacco Donald Tusk, Platforma Obywatelska, che ha rischiato di vedere umiliato uno dei suoi leader, il sindaco di Varsavia Hanna Gronkiewicz-Waltz.

    Il referendum per rimuoverla, promosso dal partito di opposizione Prawo i Sprawiedliwość, dell’ex premier Jaroslaw Kaczynski, non ha infatti raggiunto il quorum del 30%.

    Questo l’articolo apparso su Bloomberg.com

    Polish Ruling Party Avoids Warsaw Mayor Recall on Turnout

    By Marta Waldoch & Piotr Skolimowski – Oct 14, 2013 3:57

    Poland’s ruling party avoided the ouster of Warsaw Mayor Hanna Gronkiewicz-Waltz as a recall vote fell short of the minimum turnout required.

    Out of Warsaw’s 1.33 million registered voters 25.7 percent cast ballots in the recall referendum, less than the minimum 389,430, or 29 percent, required to validate the measure, according to official results from the State Election Commission today.

    Prime Minister Donald Tusk and his ruling Civic Platform party called on supporters to block the recall by boycotting the referendum. Of those who voted, 95 percent favored recalling Gronkiewicz-Waltz, a deputy chairman of the ruling party who had angered Varsovians with utility-price increases and delays in public works. Her support is dropping as backing for the party, the first to win back-to-back elections since the fall of communism in 1989, dropped below the opposition Law and Justice for the first time in six years.

    “We were given a yellow card. We’ve noticed and are taking the appropriate steps,” Andrzej Halicki, head of Civic Platform’s party organization in the greater Warsaw area, said yesterday in an interview on TVN24. “The referendum was used by Law and Justice not to talk about Warsaw issues but to attack Donald Tusk and take the conflict nationwide.”

    Economy, No-Confidence

    Poland’s economy is poised to grow at its weakest pace since at least 1997 while the unemployment rate was 13 percent in August, up from 12.4 percent a year earlier. With a plan to cancel government debt held by private pension funds angering urban voters, Tusk’s ruling coalition is clinging to a two-seat majority in parliament.

    “This is my vote on no-confidence in the government, which told us not to take part in this referendum,” Marek Zagenczuk, a 30-year-old who voted to recall Gronkiewicz-Waltz, said yesterday. “If the mayor’s accomplished anything, it’s only because of European Union money, and that wasn’t her doing.”

    Snap parliamentary elections before the scheduled 2015 ballot are possible, according to Tusk, who spent the past two weeks quashing speculation that the ouster of Finance Minister Jacek Rostowski was imminent, a sign of discord in the coalition.

    Since the referendum was announced on Aug. 20, Gronkiewicz-Waltz had campaigned door-to-door, canvassing support and promising discounts for public transport and other city amenities to people who pay taxes in Poland’s richest and most populous city. Tusk last month said the government will provide funding to complete a previously shelved beltway around Warsaw.

    Local Elections

    Poland’s capital, with per-capita income of three times the national average and home to 1.7 million of the country’s 38.4 million residents, has overwhelmingly voted for the current ruling party in every election since 2005.

    That allegiance will be tested in votes for local governments and the European Parliament next year and general elections in late 2015.

    While the boycott appears to have staved off Gronkiewicz-Waltz’s recall, it may also damage Civic Platform in a key urban stronghold, according to Aleksander Smolar, president of the Batory Foundation, an independent research center in Warsaw.

    “Civic Platform’s always had a hard time mobilizing its support base,” Smolar said in a discussion on TVN24. “Now they could have a serious problem before the next elections.”

    To contact the reporters on this story: Piotr Skolimowski in Warsaw at pskolimowski@bloomberg.net

    Marta Waldoch in Warsaw at mwaldoch@bloomberg.net

  • La revoca è ammissibile anche in Italia nella forma collettiva secondo il Costituzionalista Marco Olivetti

    Agosto 29, 2013 // 5 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    recall revoca

    recall revoca

    La revoca degli eletti è “uno strumento mediante il quale gli elettori possono rimuovere un funzionario pubblico prima della scadenza del mandato, presumibilmente a causa della disapprovazione delle politiche da lui perseguite”. Puo essere singola o collettiva ed esiste in molti paesi del mondo: USA, Venezuela, Svizzera, Germania, Giappone, Polonia.

    Per saperne di più vedi cap. 11 Il Diritto di Revoca nel libro “Vivere meglio con Più Democrazia” che si può scaricare gratuitamente qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=50

    Ecco tre esempi emblematici di sua regolamentazione:

    - nella città di San Francisco (USA) si riferisce ad eletti singoli;

    - nel Canton Ticino in Svizzera si riferisce collettivamente al Consiglio di Stato ossia al Governo;

    - nel Cantone Berna in Svizzera lo strumento si chiama con il termine “Rinnovazione integrale straordinaria” e si riferisce collettivamente sia al Parlamento (Gran Consiglio) che al Governo (Consiglio di Stato).

    San Francisco Charter (Statuto della città di San Francisco – California)

    SEC. 14.103. RECALL.

    An elected official ofthe City and County, the City Administrator, the Controller, or any member of the Airports Commission, the Board of Education, the governing board of the Community College District, the Ethics Commission or the Public Utilities Commission may be recalled by the voters as provided by this Charter and by the laws of the State of California, except that no recall petitions shall be initiated with respect to any officer who has held office for less than six months.

    A recall petition shall include the signatures of voters in a number equal to at least ten percent of registered voters of the City and County at time of the filing of the notice of intention to circulate the recall petitions. A recall petition for a member of the Board of Supervisors shall include signatures of voters from the district from which the Supervisor was elected in a number equal to at least ten percent of the registered voters of the district at the time of the filing of the notice of intention to circulate the recall petition. A recall petition shall state the grounds on which the recall is based.

    Upon certifying the sufficiency of the recall petition’s signatures, the Director of Elections shall immediately call a special municipal election on the recall, to be held not less than 105 nor more than 120 days from the date of its calling unless it is within 105 days of a general municipal or statewide election, in which event the recall shall be submitted at such general municipal or statewide election. (Amended November 1996)

    Costituzione Canton Ticino

    Art. 44

    Quindicimila cittadini aventi diritto di voto possono presentare al Gran Consiglio la domanda di revoca del Consiglio di Stato.

    La domanda di revoca non può essere presentata prima che sia trascorso un anno né dopo trascorsi tre anni dall’elezione integrale.

    La raccolta delle firme deve avvenire entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul Foglio ufficiale della domanda di revoca.

    Costituzione Cantone Berna

    Art. 57

    Rinnovazione integrale straordinaria

    30000 aventi diritto di voto possono chiedere in ogni tempo la rinnovazione integrale del Gran Consiglio o del Consiglio di Stato. Il neoeletto Consiglio porta a termine il periodo amministrativo del Consiglio uscente.

    La domanda è sottoposta al voto del Popolo entro tre mesi dal suo deposito. Se il Popolo l’accetta, sono indette senza indugio nuove elezioni.


    In Italia si può introdurre lo strumento della revoca?

    Il Professore Ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Foggia e Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Scienze Giuridiche, Marco Olivetti, nel saggio “Il recall e i nuovi statuti regionali” apparso in Aa.Vv., La potestà statutaria regionale nella riforma della Costituzione, Giuffrè, Milano, 2001, p. 355-378. (scaricabile anche qui: Il recall e i nuovi statuti regionali), dopo una attenta analisi e comparazione tra gli strumenti della revoca in USA, Svizzera, Germania, Polonia, Venezuela e la compatibilità di essi con la Costituzione Italiana dice:

    “Al riguardo, sembra si debba distinguere tra la revoca dei singoli membri di una assemblea rappresentativa e la revoca di un intero organo rappresentativo o di organi esecutivi (monocratici o collegiali). A prescindere, per ora, dai problemi sistemici posti da queste ultime forme di revoca popolare, è solo la prima (la revoca di singoli rappresentanti) a porsi in netta antitesi con il principio del libero mandato parlamentare, in quanto essa costituisce un mezzo idoneo a vincolare – mediante l’eventualità del ricorso alla revoca – la libertà del parlamentare. Che il libero mandato parlamentare non sia invece incompatibile con forme di cessazione anticipata del mandato dell’organo legislativo-rappresentativo si può agevolmente dedurre dalla presenza, nell’ordinamento costituzionale statale, di un altro meccanismo istituzionale di questo tipo: lo scioglimento anticipato delle Camere (e dei Consigli regionali).

    Esclusa la possibilità di prevedere il recall dei singoli consiglieri regionali, pare allora ammissibile il recall del Consiglio regionale nel suo complesso. Quanto agli altri organi cui tale istituto possa essere esteso, sembra si possa annoverare fra essi il Presidente della Giunta regionale eletto direttamente dal corpo elettorale, mentre non è di per se evidente se si possa ragionare tecnicamente di recall riguardo ad organi non eletti direttamente, quali lo stesso Presidente della Giunta, ove lo statuto regionale preveda per esso l’elezione indiretta, e, in ogni caso, la Giunta regionale e i singoli membri di essa.”

    Riassumendo. La revoca in Italia si può fare collettivamente e non singolarmente. Come ad esempio avviene nei Cantoni Svizzeri e non in USA.

    A livello comunale quindi, si può creare lo strumento di revoca o “rinnovazione integrale straordinaria” sull’intero Consiglio Comunale.

    Da quanto detto questa è la mia proposta per articolo di Statuto Comunale:

    Art. XX

    Rinnovazione Integrale del Consiglio Comunale

    Il 10% degli elettori del Comune, possono chiedere in ogni tempo la rinnovazione integrale del Consiglio Comunale. La domanda è sottoposta al voto della cittadinanza entro tre mesi dal suo deposito. Se la cittadinanza l’accetta, il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale decadono dalla carica e sono indette senza indugio nuove elezioni.

    Edit del 30-08-13
    A livello nazionale occorre una modifica della Costituzione e ciò in base all’art 138 può essere fatto solo dai parlamentari. Presumendo che l’attuale Parlamento sia poco interessato a discutere sulle modalità della sua decadenza, si potrebbe attivare una Legge di Iniziativa Popolare, raccogliendo almeno 50.000 firme autenticate a sostegno, con la quale viene chiesto al Parlamento di discutere la proposta. Se poi invece di 50.000 firme fossero qualche milione, forse un po’ di ascolto ci sarebbe da parte dei parlamentari.

    Ecco in questo caso come potrebbe essere l’articolo della Costituzione.

    Art. YY

    Rinnovazione Integrale del Parlamento

    Il 10% degli elettori italiani, possono chiedere in ogni tempo la rinnovazione integrale del Parlamento. La domanda è sottoposta al voto della cittadinanza entro tre mesi dal suo deposito. Se la cittadinanza l’accetta, il Governo e il Parlamento decadono dalle loro funzioni e sono indette senza indugio nuove elezioni.

    Edit 4-12-13 Attenzione per quanto riguarda la revoca a livello comunale leggi qui:

    Revoca degli eletti a livello comunale? Si può introdurre una iniziativa popolare per chiedere una mozione di sfiducia sul rappresentante

  • Enrico Letta, “il mito della democrazia diretta” e la Svizzera

    Maggio 2, 2013 // 2 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    enrico-letta

    Enrico Letta nel suo discorso al Parlamento ha detto anche questa frase:

    “Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.”

    Enrico Letta non conosce o finge di non conoscere la realtà della Svizzera dove da vari secoli la democrazia diretta è una realtà, non un mito e neppure una illusione.

    Ecco ad esempio quanto scrive uno dei quotidiani più stimati della Germania il Frankfurter Allgemeine Zeitung nella traduzione fatta da Presseurop

    Democrazia: una cura svizzera per l’Europa

    1 maggio 2013

    Per risolvere il suo storico deficit democratico, l’Ue dovrebbe imparare dal successo della democrazia diretta nella Confederazione. Ma i referendum non devono diventare un’arma nello scontro nord-sud.

    Michael Wohlgemuth | Lars Feld

    Anche a sinistra risuona l’appello che chiede “più Svizzera”. Si tratta di una novità. All’origine di questa nuova attrazione di Berlino e di Bruxelles per la Confederazione elvetica è il referendum svizzero sull’”iniziativa Minder” – un’iniziativa popolare contro le retribuzioni eccessive il cui promotore, Thomas Minder, è responsabile di un’impresa familiare e consigliere agli stati senza un’etichetta precisa.
    Non entriamo nel merito di questa iniziativa popolare ma ci limitiamo a dire che permettendo agli azionisti di decidere direttamente la retribuzione dei loro dirigenti è un misura adeguata per ristabilire il legame fra la proprietà e il controllo [all'interno dell'impresa].
    La stessa questione di ordine strutturale si pone nei rapporti fra i cittadini e i politici. In una democrazia i parlamentari dovrebbero agire in nome del popolo. Il cittadino è sovrano. Ma in pratica la situazione è la stessa del piccolo azionista di fronte alla grande società di capitali: è difficile per l’elettore avere il controllo sulle attività multiformi dei suoi rappresentanti al governo e al parlamento.
    Due interrogativi di fondo si pongono: quali effetti ha la democrazia diretta in Svizzera? I metodi di democrazia diretta (il referendum e le iniziative popolari) devono essere raccomandate agli altri paesi d’Europa – in particolare per le questioni di politica europea?
    In nessuna parte del mondo la democrazia diretta è sviluppata come in Svizzera. Lo stesso si può dire per il federalismo finanziario, che si caratterizza nella sua versione elvetica per un’autonomia relativamente estesa dei cantoni e dei comuni. In Svizzera a livello locale i referendum finanziari obbligatori o facoltativi sono organizzati diverse volte all’anno. Le iniziative popolari permettono ai cittadini di incoraggiare o di revocare le decisioni politiche. E qualunque trasferimento di sovranità a un livello superiore deve avere l’autorizzazione diretta del popolo.
    I risultati sono abbastanza eloquenti: le collettività territoriali spendono meno quando i cittadini possono decidere da soli dell’utilizzo del loro denaro. La loro parsimonia ha l’effetto di alleggerire la pressione fiscale. Inoltre anche il debito si riduce grazie a referendum finanziari che permettono ai cittadini di controllare direttamente la gestione dei fondi pubblici al posto dei governi.
    Questo però non significa che la solidarietà viene trascurata. Anche se i cantoni che praticano la democrazia diretta redistribuiscono globalmente meno, questo non vuol dire che il livello di redistribuzione sia insufficiente per i più poveri. L’ineguaglianza sociale non è più forte nei cantoni che praticano la democrazia diretta. Al contrario tutto fa credere che in questi cantoni i trasferimenti sociali siano più mirati.
    Tutto ciò comporta un aumento della produttività economica grazie a servizi pubblici migliori e a una politica finanziaria più sana rispetto alle democrazie rappresentative. L’opinione pubblica limita il debito e al tempo stesso promuove il rispetto degli obblighi fiscali, l’efficienza e la sussidiarietà. Ma non è quello di cui avrebbe più bisogno l’Europa di oggi?
    Io decido, tu paghi
    In realtà l’organizzazione dei referendum europei, per esempio sull’introduzione degli eurobond, l’estensione del meccanismo di aiuto ai paesi in difficoltà o una maggiore armonizzazione fiscale, non cambierebbero affatto il deficit democratico dell’Ue. In primo luogo perché una democrazia presuppone un demos, un popolo europeo capace di concepire e di esprimere una solidarietà europea e un’opinione pubblica. Concetti che per ora non sembrano esistere. Inoltre questo tipo di consultazioni elettorali potrebbero facilmente portare le maggioranze a chiedere trasferimenti di capitale o ottenere dei vantaggi particolari a scapito degli altri – in base al principio: “noi decidiamo, voi pagate”.
    Il deficit di democrazia europeo comincia a livello degli stati membri. E la democrazia diretta ha in questo caso una funzione importante nel difendere il decentramento del processo decisionale e delle responsabilità. Il governo e il parlamento rappresentano il popolo. Nei consigli europei si corre il rischio che i capi di stato e di governo decidano il trasferimento della sovranità degli stati membri a livello europeo senza tenere conto degli interessi dei loro cittadini. Per questo i grandi trasferimenti di competenze e di diritti sovrani su scala sovranazionale non devono essere decisi dai governi in occasione di riunioni notturne, ma devono essere legittimati direttamente e quindi attraverso dei referendum.
    Sulle questioni europee sarebbe bene ricorrere alla democrazia diretta là dove la Svizzera la pratica con successo: i cittadini devono poter decidere a livello locale cosa fare del loro denaro e dire in quale misura vogliono essere garanti dei debiti altrui.
    L’Unione europea potrebbe trarre profitto da un tale processo di elvetizzazione – a condizione però che prenda la forma di un ambizioso programma di riforme delle istituzioni politiche.
    Traduzione di Andrea De Ritis

    Chi vuole approfondire cos’è davvero la democrazia diretta, può scaricare gratuitamente questi libri in Italiano:

    Democrazia dei Cittadini” che parla degli esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano nel mondo:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Vivere meglio con più democrazia – A.A.V.V.
    Guida alla democrazia diretta – Iri Institute
    Grazie a Dario Rinco per la segnalazione della frase di Enrico Letta e ad Angelica Polegato per la segnalazione dell’articolo del F.A.Z.
  • Vicenza: approvato oggi 9-1-13 il QUORUM ZERO nei referendum comunali!!!

    Gennaio 9, 2013 // 4 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, quorum

    di Paolo Michelotto

    vicenza

    grande merito al gruppo di cittadini di Vicenza (Più Democrazia e Partecipazione a Vicenza) che dal 2003 chiedono migliori strumenti democratici per dare voce ai cittadini.

    Allo scoccare del decimo compleanno visto che il gruppo nacque proprio nel gennaio 2003, finalmente, oggi 9 gennaio 2013, il Consiglio Comunale di Vicenza ha approvato all’unanimità il nuovo Statuto Comunale. All’unanimità i consiglieri hanno deciso finalmente di togliere il quorum dai referendum comunali. Inoltre hanno introdotto i referendum propositivi e abrogativi e quelli abbinati propositivi/abrogativi, mentre finora esisteva il solo consultivo.

    È la prima grande città italiana (100.000 abitanti), l’undicesimo comune in Italia, il primo fuori dalla regione Trentino Alto Adige.

    È sicuramente un segno che la sensibilità politica sta cambiando, che i consiglieri comunali di Vicenza sono aperti alle esigenze dei cittadini, ma gran parte di questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno di 10 anni del gruppo Più Democrazia e Partecipazione coordinato da Annamaria Macripò (a cui ho avuto l’onore di aver partecipato fino al 2006) tramite innumerevoli iniziative. Dal 2003 abbiamo sostenuto con forza l’idea del bilancio partecipativo. Nel 2005 abbiamo cominciato a pensare e a parlare e ad agire per togliere il quorum dai referendum comunali, abbiamo realizzato assemblee partecipate sull’argomento, nel 2006 abbiamo organizzato il primo referendum comunale in Italia per togliere il quorum e introdurre strumenti di democrazia migliori. Il referendum vide il successo schiacciante dei votanti, ma fu ignorato dagli amministratori di allora in quanto “debole” referendum consultivo. Poi si susseguirono assemblee pubbliche, convegni, un’iniziativa di delibera popolare, incontri con esperti, interviste agli amministratori. Il gruppo ha fatto ciò che era umanamente possibile per continuare a sollecitare gli amministratori ad attuare quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini. Ed infine oggi la votazione finale.

    Un grande grazie anche ai consiglieri più sensibili che hanno aiutato in questo percorso e ce ne sono stati.

    Certo non è ancora un testo ottimale come quello delle città svizzere o californiane. C’è l’obbligo di abbinare i referendum comunali alle votazioni nazionali e regionali. E se non ci sono per 3 anni, si deve aspettare 3 anni con pazienza. Ci sono un sacco di argomenti su cui i cittadini non possono utilizzare i referendum. C’è una definizione fumosa di questi argomenti su cui il comitato dei garanti di nomina del consiglio comunale potrà esercitare ampia discrezione. C’è l’enorme numero di firme autenticate (5000) da raccogliere (per dei cittadini questo è davvero un numero enorme. Ho partecipato alla raccolta nel 2005 – 2006 e so quanto sia difficile. Non è come per i partiti organizzati che se le auto autenticano.)

    10 anni sono tanti nella vita delle persone e danno l’idea della lentezza con cui questi strumenti possono essere ottenuti. Tanta fatica e tanto tempo e tanta pazienza. L’importante è non perdere la speranza e continuare. Ma questa non è una caratteristica solo italiana.  I decenni sono stati necessari anche in Svizzera, in California, in Germania per affermare questi strumenti.

    Ma comunque, con tutti i suoi limiti, un enorme passo in avanti. E un esempio per tutta Italia!

    Che spero sia presto seguito dalla mia città Rovereto dove si discuterà dello stesso argomento martedì 15 gennaio 2013 in Consiglio Comunale.

    Qui riporto il testo del nuovo statuto che riguarda i referendum:

    CAPO IV IL REFERENDUM

    SEZIONE I

    (TIPI DI REFERENDUM E LORO DISCIPLINA)

    ART. 27 (Tipi di referendum)

    1. Il Comune di Vicenza riconosce i referendum quali essenziali momenti di esercizio della sovranità popolare e di espressione di partecipazione dei vicentini alle scelte di governo della città e quali strumenti di integrazione della democrazia rappresentativa con la democrazia diretta nelle decisioni riguardanti la comunità vicentina.

    2. I referendum sono di natura consultiva, propositiva, abrogativa e abrogativa-propositiva. Leggi il resto »

  • Rovereto: si discuterà di Quorum Zero in Consiglio Comunale il 18-19 dicembre 2012 – intervista con Sindaco Villa Lagarina (TN) pro Quorum Zero

    Dicembre 6, 2012 // 2 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, quorum, rovereto

    di Paolo Michelotto

    barbara lorenzi - andrea miorandi

    ieri sera 5 dicembre 2012 la serata conoscitiva sulla proposta di atto amministrativo di iniziativa popolare è stata molto interessante per vari motivi. La presenza di 9 consiglieri comunali su 40, del Sindaco Andrea Miorandi, del Presidente del Consiglio Comunale Barbara Lorenzi, di vari capigruppo del Consiglio e di cittadini interessati. All’inizio serata un’ottimo annuncio. La Conferenza dei Capigruppo ossia chi decide l’agenda di discussione del Consiglio Comunale, ha deciso di parlare della proposta di atto amministrativo di iniziativa popolare “Quorum Zero e Più Democrazia” all’interno del Consiglio Comunale il 18 e 19 dicembre 2012. (invito già da ora tutti i cittadini ad essere presenti!).

    E a fine serata hanno annunciato l’intenzione di invitare uno dei primi firmatari ad esporre l’argomento (nei tempi e modi previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale) all’interno del Consiglio all’inizio della discussione.

    Ho iniziato ad illustrare la presentazione (qui sotto ci sono tutte le slide):

    presentazione quorum zero 5-12-12

    Poi mostrato l’intervista realizzata al Sindaco Alessio Manica (PD) di Villa Lagarina (TN) unico comune del trentino ad avere quorum zero.

    Poi è seguita la discussione con intervento finale del Sindaco Andrea Miorandi, che si detto non contrario alla abolizione del quorum.

    Prossimo appuntamento il 18 e 19 dicembre 2012 in Consiglio Comunale a Rovereto.

    Qui a seguire il testo scritto dell’intervento che mi era preparato per la serata:

    Quorum, cos’è e perché va abolito

    di Paolo Michelotto Leggi il resto »

  • La proposta di legge “Più Democrazia in Trentino”: è stata scritta la prima bozza

    Marzo 12, 2012 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta trentino, iniziativa di legge popolare

    di Paolo Michelotto

    l’amico Alex Marini ha riportato sul blog Più Democrazia in Trentino la bozza di proposta di legge provinciale di iniziativa popolare “Più Democrazia in Trentino” che insieme a Stefano Longano e Cristiano Zanella hanno cominciato a scrivere. E’ un ottimo lavoro che può servire di riferimento ad altri in Italia che vogliono che i cittadini abbiano voce nelle scelte pubbliche.

    Riporto qui il suo post completo:

    di Alex Marini

    Dopo una serie di incontri fisici ed audioconferenze il gruppo di lavoro – designato nell’assemblea del 9 febbraio alla Casa del Sole e composto da S. Longano, C. Zanella ed A. Marini –  ha prodotto la Bozza del disegno di legge – versione 1.0 sulla democrazia diretta.

    La bozza, oltre all’introduzione del referendum confermativo e all’eliminazione del quorum, come indicato nell’atto costitutivo del comitato Più Democrazia in Trentino include una serie di altri aspetti normativi:

    • una proposta per una maggiore condivisione delle petizioni sulla base degli esempi dei portali delle e-petitions esistenti in Regno Unito, Scozia o Germania;
    • la previsione di un meccanismo automatico per l’ascolto e la pubblicizzazione delle consultazioni con i soggetti interessati della società civile come in Svizzera;
    • la possibilità di attivare la procedura di dibattito pubblico per le grandi opere come previsto dalla legge regionale Toscana sulla partecipazione o come avviene in Francia in tema di trasporti pubblici;
    • la richiesta di raccomandazioni e pareri a giurie di cittadini estratti a sorti per risolvere temi controversi come peraltro accade negli USA, Canada, Australia, Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Svizzera, Irlanda o India;
    • la pubblicizzazione delle iniziative dei cittadini che abbiano rispettato le modalità ed i termini per la raccolta delle firme;
    • l’estensione del diritto di voto per i referendum consultivi ai residenti sul territorio provinciale e che abbiano compiuto i 16 anni di età;
    • l’estensione del diritto alla dichiarazione di sostegno per le petizioni, le iniziative popolari e i referendum consultivi ai residenti sul territorio provinciale che abbiano compiuto i 16 anni di età;
    • l’introduzione di meccanismi di controllo diretto degli eletti come la revoca ed il limite dei mandati come previsto ad esempio in numerosi stati degli USA o in Svizzera per l’intero governo collegiale;
    • la possibilità – previa autorizzazione del sindaco ed assumendosene le responsabilità civili e penali del caso – di un cittadino residente sul suolo provinciale di assumere la funzione di autenticatore nella procedura della raccolta delle firme come peraltro avviene in Svizzera o in alcuni lander della Germania;
    • l’implementazione di sistemi elettronici di raccolta delle firme per limitare gli oneri amministrativi come ad esempio è previsto per l’Iniziativa dei Cittadini Europei;
    • la possibilità di verificare la regolarità delle firme mediante un controllo a campionamento casuale come per l’ICE;
    • l’adozione di specifiche norme sulla protezione ed il trattamento dei dati personali contenuti negli elenchi delle dichiarazioni di sostegno;
    • l’attivazione di clausole di garanzia come elemento imprescindibile della funzionalità degli istituti di democrazia diretta mutuandole dalla proposta dell’Iniziativa per Più Democrazia di Bolzano: diritto alla consulenza giuridica istituzionale, informazione degli aventi diritto al voto, garanzia di equa informazione, regola della correttezza e regola della trasparenza.
    • la reintroduzione dell’insegnamento dell’educazione civica a livello scolastico e a livello extrascolastico anche attraverso associazioni e organizzazioni della società civile.

    Lunedì mattina, 5 marzo, il gruppo di lavoro si riunirà per sottoporre la bozza ad un’ulteriore revisione. In seguito si recherà presso l’ufficio legislativo del Consiglio Provinciale per fissare le modalità di assistenza legislativa, la quale ci era stata concessa ufficialmente il 24 gennaio dal Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Dorigatti.

    La bozza integrale non è ancora stata ottimizzata da un punto di vista formale e del linguaggio giuridico. Per questa ragione vi invitiamo ad indirizzare i suggerimenti, le proposte alternative ed i commenti ai contenuti focalizzando l’attenzione sui principi da modificare, inserire o eliminare.

    Per esprimere i vostri commenti abbiamo pensato di rispolverare il forum creato a dicembre per raccogliere le idee. Abbiamo creato una categoria di discussione denominandola BOZZA DI LEGGE 1.0 ed abbiamo aperto una serie di focus sulla base dei capitoli e dei titoli contenuti nella bozza stessa. Il link completo è:

    http://democraziadiretta.forumattivo.it/c3-bozza-di-legge-10

    In funzione delle modalità di intervento dell’ufficio legislativo per il vaglio della bozza 1.0 e dei vostri commenti, organizzeremo un’assemblea per l’approvazione finale del documento indicativamente tra il 12 ed il 15 marzo. In seguito a tutto ciò, se il progetto sarà sufficientemente condiviso potremo finalmente partire con la fase successiva dell’iniziativa: la raccolta delle firme.

    Per scaricare la bozza integrale: DDL_più_democrazia_v._1.0

  • Il lunedì 27 febbraio 2012 inizia ufficialmente la raccolta firme per l’Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia in tutta Italia

    Febbraio 25, 2012 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, iniziativa di legge popolare

    di Paolo Michelotto

    quorumzeropiudemocraziasiparte

    lunedì 27 febbraio 2012 inizia ufficialmente la raccolta firme in tutta Italia per la proposta di legge di iniziativa popolare “Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia“. Già in 42 città di tutta Italia ci sono cittadini e gruppi che hanno detto che si daranno da fare.

    L’obiettivo dell’Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia è togliere il quorum dai referendum e introdurre strumenti di democrazia diretta sperimentati, efficaci e normalmente utilizzati in diversi paesi del mondo (ad esempio in Svizzera, negli U.S.A, in Germania) come il referendum propositivo, il referendum confermativo, il referendum costituzionale, la revoca degli eletti, l’iniziativa popolare a voto popolare ed altri, dettagliati nei 18 articoli del progetto di legge.

    testo finale iniziativa quorum zero e più democrazia

    L’unico strumento che oggi i cittadini possono utilizzare, è il progetto di legge di iniziativa popolare che richiede almeno 50.000 firme, per poter essere depositato in Parlamento ed essere lì discusso. Le proposte di legge di iniziativa popolare presentate fino a fine 2005 e trasformate dal Parlamento in legge sono il 13%.

    Le firme potranno essere raccolte da qualsiasi cittadino che intenda attivarsi nel proprio Comune ed, eventualmente, in quelli limitrofi, avvalendosi del supporto che questa guida vuole offrire.

    Chi vuole aiutare può visitare il sito www.quorumzeropiudemocrazia.it

    Scaricarsi il Vademecum per la Raccolta Firme:

    Vademecum Raccolta Firme Quorum Zero Piu Democrazia 1.0

    Scaricarsi i moduli allegati:

    Moduli allegati

    Andare sul forum e scrivere che aiuterà nel suo comune:

    http://quorum.forumattivo.it/f3-io-mi-impegnero-in-questa-citta

    E compilare la scheda “Voglio aiutare” qui:

    http://www.quorumzeropiudemocrazia.it/voglio-aiutare/

    Infine potete aiutare a diffondere questa iniziativa scrivendo ai vostri amici via email, su FaceBook, su Twitter e inserendo un link all’iniziativa nel vostro blog.

    Migliorare la democrazia in Italia, ora dipende solo dal NOSTRO impegno.

  • In Germania il sindaco di Duisburg subisce la REVOCA con voto popolare.

    Febbraio 14, 2012 // 3 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    adolf-sauerland

    la revoca degli eletti è uno strumento usato molto negli USA, in Venezuela, in Bolivia ed ora c’è anche questo esempio recentissimo della Germania, dove il sindaco di Duisburg è stato revocato dai suoi cittadini con voto. Strumento che chiediamo con l’Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia. Ecco l’articolo apparso su Il Fatto Quotidiano Online:

    Duisburg, i cittadini “licenziano” il sindaco

    Dopo la tragica Love Parade del 2010

    Adolf Sauerland è stato punito per il testardo rifiuto di assumersi le responsabilità per la manifestazione in cui morirono 21 persone. Al referendum hanno votato contro di lui circa 130mila persone, quasi 40mila in più di quelle che sarebbero bastate per defenestrarlo alle elezioni

    I cittadini di Duisburg hanno mandato a casa per referendum il loro sindaco, Adolf Sauerland, punendolo per il suo testardo rifiuto di assumersi le responsabilità politiche per la tragedia della Love Parade del luglio 2010 che costò la vita a 21 persone. Il risultato della consultazione, tenutasi domenica 12 febbraio, ha stupito lo stesso politico cristiano-democratico, che dalle urne si aspettava un’assoluzione e invece ha dovuto fare i conti con una pioggia di voti contrari: a esprimersi contro di lui sono state circa 130mila persone, quasi 40mila in più, cioè, di quelle che sarebbero bastate per defenestrarlo. E pensare che alla vigilia ”esito del voto appariva sul filo del rasoio. In una città in cui tradizionalmente l’affluenza è molto bassa, domenica si è presentato alle urne il 41,6% degli aventi diritto. Il quorum era fissato al 25%. Un trionfo della democrazia diretta: in Nordreno-Vestfalia, un Land abitato da circa 18 milioni di persone, non era mai successo che i cittadini cacciassero con un referendum il loro sindaco. Non solo, ma gli abitanti di Duisburg sono riusciti in quello in cui la politica classica aveva fallito: nel settembre del 2010 una mozione di sfiducia presentata nel consiglio comunale era stata respinta per l’opposizione della Cdu, il partito del sindaco.

    Sauerland farà le valigie mercoledì, con tre anni di anticipo sulla fine regolare del suo mandato. Fatale è stata la sua disastrosa gestione del post-catastrofe, quella sua personalissima versione dei fatti ripetuta come un’ossessione (“io non ho firmato nulla, sono stati dei funzionari a me subordinati ad autorizzare la Love Parade”, ha ribadito fino all’ultimo), unita all’impressione, diffusa a più livelli, che volesse restare attaccato alla poltrona, malgrado tutto. Malgrado i parenti delle vittime lo avessero lasciato fuori dalla cerimonia funebre perché non volevano neanche incrociare il suo sguardo, malgrado una città ancora oggi sotto choc gli avesse ormai voltato le spalle, malgrado non ci fosse quasi più manifestazione pubblica a Duisburg in cui il sindaco non fosse accolto con un coro di fischi, di buh, o, in alcuni casi, addirittura con lanci di ketchup, malgrado persino il presidente federale, Christian Wulff – lui stesso coinvolto in uno scandalo che si fa ogni giorno più grande – lo avesse invitato ad andare a casa. E malgrado fosse stato proprio lui, Adolf Sauerland, il cristiano-democratico che nel 2004 era riuscito a interrompere il dominio socialdemocratico che durava dal 1948, a voler portare a tutti i costi la Love Parade a Duisburg.

    La città doveva finalmente presentarsi sotto una luce nuova: moderna, giovane, alternativa, non più come un grigio centro nel pieno della Ruhr con una storia fatta di carbone e acciaio e un futuro ancora tutto da definire. Il calcolo di Sauerland è fallito il 24 luglio 2010, il giorno in cui 21 persone persero la vita (tra questi anche una ventunenne italiana, Giulia Minola) e oltre 500 rimasero ferite a causa del caos scoppiato in un tunnel che dava accesso all’area che ospitava la Love Parade. Da quel giorno amministratori comunali e organizzatori si rimpallano le responsabilità. Le indagini sono ancora in corso. Finora sul registro degli indagati compaiono 17 persone: un poliziotto, cinque dipendenti della Lopavent, la società che organizzò l’evento, e 11 dipendenti comunali. Il nome di Sauerland non è tra questi. Finché un dipendente comunale non verrà condannato in tribunale non me ne andrò, è stata la linea difensiva di un sindaco che in nessun momento è sembrato davvero all’altezza della gravità della situazione. Le sue prime scuse ai parenti delle vittime sono arrivate quasi un anno dopo la tragedia. Avrebbe dovuto assumersi subito la responsabilità morale e politica della tragedia e farsi da parte, argomentano i critici, che nei mesi scorsi hanno raccolto circa 80.000 firme per convocare il referendum e cacciarlo. Ora Duisburg ha sei mesi di tempo per eleggere un successore. La sentenza che appurerà le colpe della catastrofe della Love Parade è di là da venire. Il giudizio politico, invece, è stato scritto domenica.

  • Anche sul Corriere si parla di Revoca…

    Gennaio 7, 2012 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    Michele Ainis, prof. di Diritto Costituzionale all’Univ. Roma 3, autore di libri ed editorialisti in vari quotidiani nazionali,  alcuni giorni fa ha scritto un articolo sul Corriere dove propone di introdurre la Revoca degli Eletti, il limite dei 2 mandati e il parlamento eletto con sorteggio. Riporto qui il suo testo e le risposte di Giovanni Sartori e poi la sua. E poi a seguire il mio invito ad aiutarci nel nostro percorso della Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia.

    ainis1

    riforme

    Per una politica meno distante occorre una Camera dei cittadini

    L’istituto Usa del «recall» consente di destituire l’eletto immeritevole

    Il lascito del 2011? Un serbatoio di malumori e di rancori nel rapporto fra i cittadini e la politica. Una furia iconoclastica, che ha fatto precipitare al 5% la fiducia nei partiti. Faremmo male a liquidarla inarcando un sopracciglio, faremmo peggio a cavalcarla senza pronosticarne gli esiti, senza interrogarci sulle soluzioni.

    Perché c’è un timbro antiparlamentare, in quest’onda di sdegno collettivo; e infatti il Parlamento è la più impopolare fra le nostre istituzioni. Perché la storia si ripete: accadde già durante gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando un’altra crisi economica mordeva alla gola i popoli europei. E perché allora l’Italia, come la Germania, se ne riparò cercando l’uomo forte. E trovandolo, ahimè.

    No, non è un califfo che ci potrà salvare. Non è nemmeno un presidenzialismo in salsa sudamericana, anche se il rafforzamento dell’esecutivo s’iscrive nell’agenda delle priorità. Serve anzitutto innervare gli istituti della rappresentanza, edificandoli su nuove fondamenta. Per adeguarli al nostro tempo rapido e cangiante, ma tuttora regolato da procedure di stampo ottocentesco. E in secondo luogo per incanalare un’istanza di partecipazione che gonfia le piazze a Occidente come a Oriente, e che in Italia si va sfogando attraverso i referendum. Basterà per questo correggere il bicameralismo paritario, diminuire i deputati, perfezionare la legge elettorale? Nel migliore dei casi, otterremmo rappresentanti più autorevoli; ma i cittadini resteranno senza voce, senza decidere né incidere sugli affari di governo.

    È questo sentimento d’impotenza che ha separato gli italiani dallo Stato italiano. Perché lassù abita un’élite, inamovibile, insindacabile, immarcescibile. Dunque per risanare la frattura tra società politica e società civile è necessario incivilire la prima, politicizzare la seconda. In altre parole, è necessario che la politica non sia più un mestiere, e che i cittadini non ne siano meri spettatori. Come? Non certo armandoli con un voto di preferenza in più, quando poi il preferito è sempre un uomo cooptato dai partiti. Armandoci piuttosto di coraggio, di fantasia costituzionale. In primo luogo segando il ramo su cui stanno inchiodati i professionisti del potere: due mandati e via col vento. Era la regola in vigore nella democrazia ateniese (cariche a rotazione, governanti provvisori), e dopotutto dalla Grecia antica abbiamo ancora molto da imparare.

    In secondo luogo, c’è un istituto di democrazia diretta che può rivitalizzare la democrazia rappresentativa. Si chiama recall, funziona in Canada come negli Stati Uniti, consiste nella revoca anticipata dell’eletto immeritevole. Se fosse codificato anche alle nostre latitudini, potremmo usarlo contro quel signore che ha consumato il 93% d’assenze in Parlamento, o contro quell’altro che vi è approdato in una lista antiberlusconiana, per poi diventare una fedele sentinella dell’ex presidente del Consiglio. Potremmo coniugare responsabilità e potere, giacché questo divorzio è alla radice di tutti i nostri mali.

    In terzo luogo, serve una sede di rappresentanza degli esclusi – i giovani, le donne, i disoccupati, ma in fondo siamo tutti esclusi da questo Parlamento. Ne ha parlato Carlo Calenda sul Foglio del 29 dicembre, proponendo che il Senato diventi una «Camera dei cittadini» formata per sorteggio, in modo da riflettere il profilo socio-demografico del Paese. Un’idea bislacca? Mica tanto. La demarchia – la democrazia del sorteggio – va prendendo piede in tutto il mondo, quantomeno nelle esperienze di governo municipale. Anche in Italia: per esempio a Capannori, nella provincia di Lucca. Mentre a novembre in Svizzera un ventottenne ha conquistato il Parlamento grazie ai favori della sorte (aveva preso lo stesso numero di voti di un’altra candidata). E vale pur sempre la lezione di Aristotele: lui diceva che l’elezione è tipica delle aristocrazie, il sorteggio delle democrazie.

    Pensiamoci a fondo, prima di gettare queste idee nel cestino dei rifiuti. Non è forse un’aristocrazia quella da cui siamo governati? Una Camera di cittadini sorteggiati, con funzioni di stimolo e controllo sulla Camera elettiva, aiuterebbe le nostre istituzioni a trasformarsi nello specchio della società italiana. Limiti e vincoli più rigidi nei confronti degli eletti azzopperebbero il potere delle segreterie politiche, restituendo la rappresentanza al suo più autentico valore. Se l’utopia è il motore della storia, adesso ne abbiamo più che mai bisogno per continuare la nostra storia collettiva.

    Michele Ainis

    Seguono le risposte di Giovanni Sartori, di Luciano Violante e la replica di Michele Ainis

    Leggi il resto »

  • Stuttgart 21 – Il referendum per la nuova stazione di Stoccarda: un esempio di democrazia diretta in funzione

    Dicembre 1, 2011 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta germania, esempi virtuosi

    di Paolo Michelotto

    il 27 Novembre 2011 nel lander del Baden-Württemberg si è tenuto un importante referendum per decidere se realizzare oppure no il progetto Stuttgart 21. Un megaprogetto riguardante la costruzione di una nuova stazione ferroviaria che prevedeva anche l’alta velocità,  che aveva suscitato dubbi, perplessità, sostegno e opposizione. Invece di fermarsi alle sole proteste, i cittadini hanno fatto uso dello strumento del referendum. E l’esito è stato che i cittadini del Laender vogliono a grande maggioranza che questo progetto venga realizzato. Questo ha messo in evidenza alcune cose interessanti:

    1. la democrazia diretta non si presta facilmente a considerazioni partitiche. Gli iniziatori del referendum (vicini al partito Verde) avevano i sondaggi a favore, ma la maggioranza dei votanti ha detto che si deve procedere. E i promotori del referendum hanno comunque accettato democraticamente l’esito.

    2. il presidente del Laender ha detto chiaramente che si deve togliere il quorum dallo strumento referendario. Un ulteriore passo verso una migliore democrazia nel mondo…

    3. con un referendum realizzato con trasparenza e chiarezza, si possono prendere decisioni importanti anche del valore di miliardi di euro. E una volta prese le decisioni con maggioranza democratica, esse possono venire attuate più speditamente.

    Ecco l’immagine con la scheda del referendum:

    stutgart 21

    Questa l’immagine di ringraziamento post – voto del comitato a favore del progetto e quindi del voto NO

    stuttgart 21 danke

    Questo è un interessante video di EuroNews prima del voto:

    e questo di alcune settimane fa:

    E questo un articolo de L’unità

    In Germania nel referendum sulla Tav a sorpresa hanno vinto i favorevoli all’alta velocità. A Stoccarda verrà realizzato il progetto contestato dagli ambientalisti.

    In Germania nel referendum sulla Tav hanno vinto i favorevoli all’alta velocità. Gli elettori del Baden-Württemberg che oggi si sono recati alle urne per il primo referendum della storia della regione, dovevano rispondere con un Sì, o con un No, al quesito se il governo potesse avvalersi del diritto di recesso per lo scioglimento degli accordi contrattuali con gli obblighi finanziari del Paese riguardo al progetto ferroviario “Stuttgart 21”.

    A sorpresa hanno vinto i No, il che significa che il nodo ferroviario di Stoccarda verrà realizzato secondo il progetto tanto contestato dagli ambientalisti. “Stuttgart 21”, come la Tav in Valsusa, è parte integrante delle infrastrutture sull’alta velocità incentivate dall’UE. Secondo gli ideatori, si tratta di uno degli snodi irrinunciabili per la futura mobilità della linea Budapest-Parigi e la modernizzazione dell’intera rete ferroviaria europea. Il progetto, mai stato accettato dai movimenti ecologisti, per anni ha finito col condizionare l’intera agenda politica della capitale industriale della Germania. Tanto che l’ultima tornata elettorale della scorsa primavera, vide i Verdi, convinti oppositori dell’alta velocità e animatori del movimento contrario a “Stuttgart 21”, trionfare su tutte le altre forze politiche.

    Un risultato che permise alla sinistra di destituire la CDU che aveva governato la regione ininterrottamente dal 1948. Subito dopo le elezioni, SPD e Grünen, partner di governo, ma con posizioni antitetiche sull’alta velocità, arrivarono alla soluzione di un referendum popolare che permettesse ai cittadini di esprimersi sull’opera e alle segreterie dei due partiti di evitare scontri che avrebbero potuto mettere a rischio la tenuta del governo regionale. Durante la campagna referendaria, a parte i Grünen naturalmente, i partiti hanno fatto di tutto per tenere sottotono la consultazione e vanificare il risultato con l’astensionismo. Ora, alla luce dei risultati, con i favorevoli alla costruzione dell’opera poco sotto il 60 percento, si può dire che evidentemente nessuno aveva chiaro il quadro della situazione.

    La CDU, e ancora meno l’SPD, hanno evitato di esporsi in una battaglia che ritenevano troppo rischiosa. Il movimento SìTav, forse convinto di andare incontro ad una sconfitta, solo alla fine ha cercato di utilizzare simboli e valori del movimento ecologista nel tentativo di creare una breccia nei sentimenti ambientalisti degli indecisi. E così, i favorevoli alla Tav hanno tappezzato le città di manifesti che eleggevano i sostenitori dell’alta velocità a campioni dell’ecologismo: “Più parchi e meno binari”, il loro slogan più riuscito. A sostegno della necessità dell’opera hanno portato anche il fatto che, secondo i progettisti di “Stuttgart 21”, gli attuali 17 binari della stazione di Stoccarda, diventeranno 8 e verranno interrati in maniera tale che la superficie del centro di Stoccarda sarà ampliata di 20 ettari che saranno usati, una parte, per creare nuovi spazi verdi, che ingrandiranno notevolmente il parco cittadino dello Schlosspark e, l’altra, per la realizzazione di unità abitative per 11.000 persone.

    “Ora, ci atterremo all’esito del referendum”, è stato il commento di Winfried Kretschmann, presidente del ricco Land del Sud della Germania. Indipendentemente dal risultato, il confronto, anche aspro, per il progetto ferroviario “è comunque stato un grande successo, perché in futuro non sarà più possibile far passare grandi opere senza il diretto coinvolgimento dei cittadini. Il prossimo passo per una democrazia compiuta –ha aggiunto Kretschmann- dovrebbe essere la completa abolizione del quorum, affinché l’astensionismo non venga più usato strumentalmente al fine di invalidare i risultati delle consultazioni referendarie”.

  • Portare il quorum al 30 % o al 20% è comunque dannoso per la democrazia: ecco la prova

    Giugno 30, 2011 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta germania, iniziativa di legge popolare, quorum, referendum

    di Paolo Michelotto

    alcuni neoeletti consiglieri del M5S del piemonte chiedono suggerimenti per iniziative per migliorare gli strumenti di democrazia diretta nei loro comuni. In particolare in un comune dove si sta discutendo di portare il quorum al 30%. Sarebbe un miglioramento? No, il quorum è comunque dannoso e ce lo mostra l’esperienza della Baviera. I comuni con il quorum al 20% hanno il 40% dei referendum invalidati. Ossia quasi 1 referendum su 2 viene invalidato anche con il quorum al 20%.

    E la spiegazione è facile. I referendum attirano in tutto il mondo una affluenza di votanti inferiore a quella delle elezioni dei rappresentanti. Infatti si vota su un solo tema su cui ha fatto campagna uno sparuto gruppo di cittadini, mentre nelle elezioni si votano centinaia di candidati ognuno dei quali spende capitali, tempo ed energie per farsi eleggere.

    Basta che in presenza del quorum del 20% lo schieramento del NO faccia appello all’astensione per avere una forte probabilità di vincere facile, facendo invalidare il risultato. 4 volte su 10 questo giochetto funziona in Baviera agli schieramenti del NO. E vincono facile risparmiando tempo, energie e i soldi della campagna del NO. Semplicemente dicono ai loro sostenitori “State a casa!”.

    Ecco altre considerazioni:

    1. è bene chiedere di togliere completamente il quorum, ossia di portarlo al 0%.

    Il 30% è un valore troppo alto e per esempio il referendum di Vicenza del 2006 (affluenza 13%), i referendum di Rovereto del 2009 (affluenza 15%) e i referendum di Gorizia del 2011 (affluenza 25%) sarebbero comunque stati invalidati.

    Generalmente nel mondo il quorum c’è ed è del 50% oppure non c’è ed è 0%.

    Ma c’è un caso molto interessante, quello della Baviera, uno dei Laender più grandi, ricchi e importanti della Germania, dove i referendum comunali hanno dal 1999 un quorum che in apparenza è basso, ossia del 10 -15 – 20% a seconda della grandezza della città.

    E cosa succede quando c’è questo quorum?

    Riporto qui il paragrafo “Effetti del quorum” tratto dal cap. 7 “La Democrazia Diretta in Baviera” del libro “Democrazia dei Cittadini” scaricabile gratuitamente qui:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Effetti del quorum
    Dal 1999, per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale Bavarese, è stato introdotto il quorum, il cui valore dipende dalla grandezza della città.

    fino a 50.000 abitanti il quorum è del 20%;
    dai 50.001 ai 100.000 abitanti, il quorum è del 15%;
    sopra i 100.001 abitanti, il quorum è del 10%.

    I quorum non esistono in Svizzera e negli USA, dove c’è una lunga tradizione di democrazia diretta. Il coinvolgimento politico dei cittadini non dovrebbe essere reso più difficile con l’imposizione del quorum. Lo scopo delle procedure di democrazia diretta, dovrebbe essere quello di incoraggiare i cittadini ad essere parte attiva nelle decisioni.
    Il 15,9% dei referendum bavaresi viene annullato per mancato raggiungimento del quorum.
    Se si guardano i risultati in base della grandezza della città, si vede che nelle città piccole fino a 5000 abitanti, i referendum che non raggiungono il quorum (20%) sono solo il 5,5%. Nelle città da 10.000 a 50.000 abitanti (quorum 20%) invece, il 40,5% dei referendum vengono invalidati. Nelle città da 50.000 a 100.000 abitanti la percentuale scende al 23,5% e nelle città sopra i 100.000 abitanti la percentuale scende ancora al 20%.
    Quindi la situazione è particolarmente pesante nelle città medie piccole (10.000 – 50.000 abitanti), dove il 40,5 % dei referendum vengono invalidati.

    2. Nel libro “Vivere meglio con più democrazia” scaricabile gratuitamente qui:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=50

    a pag. 137, si trova l’esempio del comune di Concorezzo (MI), dove il consigliere di una lista civica di minoranza, Roberto Brambilla, ha fatto una mozione per chiedere di introdurre il referendum propositivo e abrogativo senza quorum nello statuto ed ha pure proposto il regolamento attuativo per i referendum.

    3. qui c’è l’esempio di quello che ha fatto Stefania Garuti, eletta con M5S a Bomporto (MO). Ha chiesto di togliere il quorum con una mozione.

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/05/23/mozione-per-abolire-il-quorum-nel-comune-di-bomporto-mo-cons-stefania-garuti-m5s/

    4. sono disponibile per ulteriori approfondimenti. Se inoltre farete qualche mozione riguardante la democrazia diretta nei vostri comuni, mandatemi un link, che lo riporto anche nel mio blog, come esempio da studiare e da seguire per altri in Italia.

  • Anche l’Espresso parla di referendum senza quorum e della revoca

    Giugno 22, 2011 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, iniziativa di legge popolare, quorum, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    grazie alla segnalazione di Pino Strano, riporto l’articolo scritto da Michele Ainis su L’Espresso che parla tra le altre cose dell’idea di togliere il quorum dai referendum e della revoca.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-adesso-via-il-porcellum/2154071/8

    E adesso via il Porcellum

    di Michele Ainis


    Dopo i referendum, è la prossima tappa del risveglio civile italiano: basta con i parlamentari nominati dall’alto, cambiamo la legge elettorale per una democrazia veramente rappresentativa

    (20 giugno 2011)

    Una lunga notte di vigilia, poi l’alba illuminata da 4 referendum. E’ un risveglio collettivo che ha spinto 27 milioni di italiani ad affollare i seggi elettorali, dopo 16 anni, dopo 24 consultazioni popolari senza quorum. E immediatamente è cominciato il conto dei ricavi e delle perdite nella Ragioneria generale dei partiti. Errore: i partiti hanno perso in blocco, quelli di destra ma anche quelli di sinistra. Solo l’Italia dei valori (che ha promosso i quesiti sul nucleare e sul legittimo impedimento) avrebbe il diritto di cantar vittoria, però Di Pietro ha avuto il buon senso di tacere Perché c’è un segno antipartitico in questo voto popolare, c’è una domanda di ricambio, la stessa che un paio di settimane prima aveva consegnato le città italiane a una pattuglia di outsider, fuori o contro le segreterie politiche.

    Ma soprattutto c’è una nuova voglia di decidere, senza filtri, senza mediazioni, senza delegare alcuna scelta ai mandarini di partito. E’ un’energia politica, quella che circola nel corpaccione della società italiana da troppo tempo in sonno. Il referendum si è limitato a intercettarla. La domanda è: come farne uso? Giacché senza canali di comunicazione fra i cittadini e la Repubblica questa energia politica si convertirà in antipolitica, in un serbatoio di malumori e di rancori.

    Nessun sistema democratico può procedere spedito quando è zoppo d’ambedue le gambe; e alla democrazia italiana serve con urgenza un ortopedico. E’ zoppa la democrazia rappresentativa, perché il Porcellum ha reciso ogni contatto fra eletti ed elettori, togliendo autorità e prestigio al Parlamento. E’ zoppa la democrazia diretta, perché i costituenti ne diffidavano, temevano derive populiste, avendo già sperimentato un populista al comando per vent’anni. E c’è viceversa uno strapotere dei partiti, benché la Costituzione (art. 49) li autorizzi a “concorrere” alla politica nazionale, senza monopoli da esercitare in solitudine.

    Dunque è da lì che dovremmo cominciare, da una legge sui partiti quale esiste in Germania come in Spagna, e quale fu reclamata invano da Mortati in Assemblea costituente. Per garantirne la democrazia all’interno, per porre un argine alla ferrea regola della cooptazione. O magari per asciugarne il finanziamento pubblico, insieme al privilegio di cui godono i partiti già ospitati in Parlamento: niente firme d’elettori in calce alle candidature. I nuovi partiti devono raccoglierne viceversa fino a 4.500 per circoscrizione, ed è una bella montagna da scalare. C’è poi da potenziare gli istituti di democrazia diretta, ed è forse questa la cura istituzionale più impellente. Come? Abbattendo il quorum del referendum abrogativo: stavolta l’abbiamo scavalcato, ma le campane non suoneranno sempre a festa. Affiancandovi il referendum propositivo, già previsto dalla Costituzione di Weimar del 1919, per consentire agli elettori d’esprimersi su un testo normativo forgiato dai medesimi elettori. O aggiungendovi uno strumento che discende dall’ostracismo in uso nella democrazia ateniese come antidoto ai tiranni, e che alberga in Svizzera dal 1846, negli Stati Uniti dal 1903.

    Questo strumento si chiama Recall, e consiste nella revoca degli eletti immeritevoli: se tradiscono il patto stipulato con i propri elettori, gli elettori stessi possono reciderne il mandato con un voto. Magari Scilipoti non sarà d’accordo, ma gli italiani accetterebbero il regalo di buon grado. Il guaio è che la lista dei nostri desideri sbatte contro il paradosso di Ernst Fraenkel: quando i riformatori coincidono con i riformati, ben difficilmente la riforma vedrà poi la luce.

    E’ lo stesso ostacolo che si mette per traverso al cambiamento della legge elettorale, la più impopolare fra le leggi italiane. Ma questo referendum ci ha informato che l’ostacolo non è del tutto insormontabile. Potrà superarlo una nuova forza politica (o anche vecchia, perché no?), se metterà in agenda riforme di sistema. Potrà provvedervi un altro referendum, come quello annunciato da Stefano Passigli sul Porcellum. E forse sarà proprio la democrazia diretta a curare i mali della democrazia indiretta.

    michele.ainis@uniroma3.it

    Con il gruppo di Rovereto, su suggerimento di Paolo Fabris, avevamo invitato il prof. Michele Ainis nel 2008 a una serata sulla democrazia.


    http://www.cittadinirovereto.it/discussione/index.php?topic=801.0

    e poi alla fine del 2008 gli avevo mandato una copia del mio libro Democrazia dei Cittadini

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/12/10/michele-ainis-su-la-democrazia-dei-cittadini/

  • 13 motivi per abolire il quorum dai referendum

    Maggio 23, 2011 // 17 Commenti

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    Postato in: quorum

    di Paolo Michelotto

    riporto qui il capitolo 5, che riguarda il quorum, che ho scritto all’interno del libro “Vivere meglio con più democrazia”

    Quorum, cos’è e perché va abolito

    5.1. Cos’è il quorum di partecipazione?

    Numero di partecipanti necessario perché una votazione sia considerata legalmente valida.

    5.2. A cosa si applica il quorum?

    Noi italiani siamo abituati ad abbinare il quorum ai referendum, ma non è necessariamente così. In Serbia ad esempio, esso esiste anche per le elezioni del presidente della Repubblica. L’attuale presidente serbo Boris Tadic, fu eletto nel giugno 2004 dopo ben due elezioni presidenziali invalidate per mancato raggiungimento del quorum: nell’ottobre 2002 (in cui l’affluenza fu del 45,5%) e nel dicembre 2002 (in cui l’affluenza fu del 45,1%). Un altro esempio è la Macedonia che prevede per le elezioni presidenziali un quorum del 40%. Questa soglia, nelle ultime elezioni presidenziali del 2009, fu superata di un soffio: l’attuale presidente Gjorge Ivanov, fu eletto con un’affluenza del 42,6%.

    5.3. Quanto è il quorum?

    Visto che il referendum abrogativo italiano richiede il quorum del 50%, per nostra esperienza diretta, siamo portati a pensare che questo sia il valore del quorum. Invece esso può variare dallo 0% al 70%.

    5.4. Quorum a livello nazionale

    Nei referendum abrogativi il quorum è fissato dalla Costituzione ed è pari al 50% degli aventi diritto al voto.
    Nei referendum confermativi, che riguardano le modifiche costituzionali, la Costituzione pone il quorum a zero. Quindi qualunque sia l’affluenza, i referendum confermativi delle modifiche costituzionali non sono mai invalidati. Riassumendo, i valori del quorum nei referendum nazionali è rispettivamente del 50% e dello 0%.

    5.5. Quorum a livello regionale

    I referendum regionali hanno un quorum del 50% degli aventi diritto al voto, quasi ovunque. Uniche eccezioni sono la Valle D’Aosta dove è del 45%, la Sardegna dove pari a un terzo degli aventi diritto al voto (33,3%) e, infine, la regione Toscana dove la percentuale è variabile in quanto fissata al 50% del numero dei votanti dell’ultima elezione regionale.
    Nel 2010, ad esempio, alle elezioni regionali toscane l’affluenza è stata del 60,7 %. Questo significa che fino al 2015 il referendum regionale avrà un quorum del 30,4%. Quindi a livello regionale il quorum varia dal 50%, al 45%, al 33,3%, per finire al 30,4%.

    5.6. Quorum a livello provinciale

    Quasi tutte le province stabiliscono un quorum pari al 50% degli aventi diritto al voto, con  l’eccezione della Provincia  di  Bolzano che fissa il quorum al 40%. Quindi a livello provinciale la variabilità è più limitata, dal 50% al 40%.

    5.7. Quorum a livello comunale

    Pochi comuni in Italia hanno i referendum propositivi e abrogativi; una notevole eccezione è rappresentata da quelli appartenenti alle regioni a statuto speciale. Quasi tutti gli altri  hanno invece solo il referendum consultivo, che è molto debole perché l’esito non comporta nessun obbligo per chi amministra. Questa è la ragione per cui non si richiede il quorum che, di fatto, rappresenta un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo referendario. La debolezza del referendum consultivo si è mostrata ad esempio a Vicenza, comune che non prevede quorum nel referendum consultivo. Nel 2006 fu effettuato un referendum consultivo per tentare di introdurre il referendum propositivo e abrogativo con quorum del 10%. Andò a votare il 13,26% degli aventi diritto; il referendum non fu invalidato, non esistendo il quorum, ma il quesito non fu neppure preso in considerazione dal Consiglio Comunale rendendo vano tutto il lavoro del comitato referendario, il voto dei 10.600 cittadini e la notevole spesa sostenuta dai contribuenti per la consultazione.
    Il comune di Ferrara e quello di Bressanone hanno stabilito un quorum pari al 40%. Poi ci sono 11 comuni all’avanguardia in Italia, perché hanno gli strumenti dei referendum propositivi e abrogativi con quorum molto basso (15%) oppure zero. Dieci di essi si trovano nella provincia di Bolzano e uno nella provincia di Trento.
    Il primo comune a togliere il quorum è stato Voeran – Verano (BZ) già nel 2005. A seguire Wengen – La Valle (BZ) e St.Ulrich – Ortisei (BZ) e Voels – Fiè (BZ) che nel 2006 hanno tolto il quorum. Poi Kurtatsch – Cortaccia (BZ) che nel 2009 ha abbassato il quorum al 15%. Villa Lagarina (TN) nel 2009 ha eliminato il quorum e infine San Candido – Innichen (BZ) nel 2010 ha abbassato il quorum al 15%.
    Ad essi si sono aggiunti recentemente Lana (quorum 0%), Varna – Vahrn (quorum 0%), Dobbiaco -Toblach (quorum 0%), Terento – Terent (quorum 0%).
    Riassumendo, i comuni in Italia hanno referendum con quorum che varia dal 50% allo 0%. C’è una eccezione, che è così bizzarra, antidemocratica ed esagerata, da meritare di essere citata: il comune di Sover (TN) con 900 abitanti, ha il quorum del 70%.

    5.8. Dove esiste il quorum?

    Per quanto possa apparire strano a noi italiani, la presenza del quorum non è così diffusa: in Europa ad esempio, esiste un quorum del 50% in Slovenia, Ungheria, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia e quasi tutte le repubbliche dell’ex blocco comunista. Esiste inoltre il quorum del 40% in Danimarca.

    5.9. Dove NON esiste il quorum?

    I referendum non prevedono il quorum in paesi con lunga storia democratica: Francia,  Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda, Spagna, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Austria, oltre che ovviamente nella patria dei referendum, la Svizzera (dove è richiesta la maggioranza dei votanti e dei cantoni) e il Lichtenstein.
    Negli USA non esiste il referendum a livello federale, ma i 27 stati USA che lo prevedono, hanno quorum zero. Anche in Nuova Zelanda, altra nazione che ricorre frequentemente alla consultazione referendaria, non è previsto quorum, lo stesso accade in Australia dove è richiesta la maggioranza dei votanti e degli stati.

    5.10. Alcune ragioni per togliere il quorum.

    5.10.1. I sostenitori del NO vincono facilmente

    Un referendum che prevede il quorum, dal punto di vista pratico, ai sostenitori del NO offre due strade: fare una campagna a favore del NO che però richiede soldi, tempo, energie, oppure invitare i cittadini all’astensione, boicottando il referendum senza doversi impegnare in alcuna campagna.
    Questa seconda strategia è preferita perché oltre a far risparmiare fatica e mezzi, fa vincere più facilmente. Dal punto di vista pratico si ottiene lo stesso risultato sia che un referendum venga invalidato per mancato raggiungimento del quorum, sia che vinca il NO a quorum raggiunto.
    Equiparare gli astenuti a coloro che votano per il NO non è corretto. Chi si astiene da un voto referendario può avere mille ragione personali: essere lontano da casa, non interessato, deluso dalla politica, ammalato, aver cose più importanti da fare, essere indeciso, avere poca conoscenza dell’argomento.
    Nelle elezioni per la nomina degli amministratori, gli astenuti non contano: vince chi ottiene più preferenze. Nei referendum con quorum è come se si giocasse una schedina di totocalcio con 1X2, dove una parte, i SI, vincono se esce 1, mentre l’altra parte, i NO, vincono se esce X o 2. È un gioco sbilanciato in favore del NO e quindi non soddisfa il requisito di uguaglianza tra le parti che sta alla base della democrazia.

    5.10. 2. I sostenitori del SI partono già svantaggiati

    I referendum vengono proposti dai cittadini quando l’amministrazione non ascolta le loro richieste. Quindi “i sostenitori del SI” rappresentano quasi sempre i cittadini mentre “i sostenitori del NO” le amministrazioni, che rispetto ai cittadini hanno maggiori possibilità in termini di soldi, tempo, interessi, capacità ed attenzioni mediatiche. L’imposizione del quorum regala ai sostenitori del NO un ulteriore e ingiusto vantaggio grazie alla facile possibilità di boicottare il referendum attraverso l’invito all’astensione (vedi paragrafo precedente).

    5.10.3. Bastone tra le ruote della democrazia

    Dietro l’apparenza di una regola che sembra preservare il senso della democrazia, con il quorum in realtà viene messo un bastone tra le ruote all’unico strumento con cui i cittadini possono intervenire nella gestione del potere.
    Il quorum è il metodo con cui chi ha il potere cerca il più possibile di tutelarsi dal controllo dei cittadini, salvando le apparenze democratiche. Infatti viene dato lo strumento del referendum in mano ai cittadini, ma poi viene molto limitato nel suo potere effettivo con l’introduzione del quorum che fa sì che venga sempre, o quasi sempre, invalidato.

    5.10.4. Meno dibattito e meno informazione

    Finché ci sarà il quorum nei referendum, la campagna elettorale sarà svolta solo dai promotori del SI che si focalizzeranno solo sullo spingere i cittadini a partecipare al voto per superare il quorum.
    Dove non c’è il quorum, entrambe le campagne per il NO e per il SI possono invece concentrarsi solo sulle loro argomentazioni pro e contro, aumentando la conoscenza dell’argomento nei cittadini e il loro impegno civico.

    5.10.5. Premio a chi non partecipa

    Il quorum premia chi invita all’astensione e chi accetta il boicottaggio rimanendo a casa, cioè chi non vuole impegnarsi direttamente o preferisce scorciatoie scorrette pur di far vincere la sua posizione. Chi si informa e chi va a votare, viene punito. Ciò crea una sempre maggiore delusione e distacco dei cittadini dalla politica attiva.

    5.10.6. Non c’è più il segreto del voto

    Negli ultimi anni, a causa degli inviti al boicottaggio attraverso l’astensione, chi va a votare mostra indirettamente la sua intenzione di esprimersi a favore del referendum. Infatti i referendum che vengono invalidati per mancato raggiungimento del quorum di solito hanno percentuali di SI vicine al 90%, perché in questi casi chi è contrario resta a casa. Quindi chiunque veda una persona che si reca alle urne ha una probabilità vicina al 90% di indovinare la sua preferenza (SI). La segretezza del voto, garantita dalla Costituzione, non è più, nei fatti reali, rispettata. Leggi il resto »

  • la legge per la Democrazia Diretta presentata nella Regione Piemonte dai consiglieri Movimento 5 Stelle

    Aprile 23, 2011 // 2 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, quorum, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    Davide Bono e Fabrizio Biolè, entrambi consiglieri della Regione Piemonte con il Movimento 5 Stelle, hanno presentato ancora in gennaio una ottima proposta di legge per modificare lo statuto della Regione Piemonte, dotandola di strumenti di democrazia diretta efficaci e funzionanti. E novità in Italia, per la prima volta viene fatta una proposta per la revoca degli eletti.

    Bono-Biole

    Viene richiesta l’introduzione del:

    - referendum abrogativo senza quorum con l’1% delle firme

    - referendum deliberativo senza quorum (possibilità di votare una proposta di legge)

    - referendum confermativo senza quorum (delle leggi fatte dal Consiglio Provinciale, prima che entrino in vigore)

    - referendum di richiamo dell’eletto (revoca). A mia conoscenza è la prima volta in Italia che questo strumento proposto come legge a qualsiasi livello di potere.

    Qui si trova la proposta di legge presentata il 7 gennaio 2011.

    http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPOVISUAL=XML&TIPODOC=TESTOPDL&FASEITER=PRESENTAZIONE&PDL=90112

    Qui la relazione accompagnatoria:

    http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?TIPOVISUAL=XML&LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=RELAZIONI_A&PDL=0112&DATAPDL=07012011

    Il 20 maggio 2011, verrà presentata ai consiglieri della commissione competente. Probabilmente ci sarò anch’io e spero altri conoscitori degli strumenti di democrazia diretta.

    Riporto qui gli articoli della proposta di legge per comodità di lettura e a seguire la relazione accompagnatoria.

    Questa è la prima volta che in una regione a statuto ordinario italiano vengono proposti strumenti tanto avanzati di democrazia diretta. Grande merito a questi due consiglieri che avevano promesso di portare questi strumenti in campagna elettorale (testimone diretto anch’io, a un’incontro una settimana prima del voto) e una volta eletti hanno mantenuto la promessa. Onore a Davide Bono e Fabrizio Biolè. In precedenza si era tentato un percorso avanzato nella Regione a Statuto Speciale  Valle D’Aosta e nella Provincia Autonoma di Bolzano (in tutto equivalente alle regioni italiane). Leggi il resto »

  • La Parola ai Cittadini a Biella: 20 Maggio 2011 ore 21

    Aprile 13, 2011 // 0 Commenti

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    Postato in: Senza categoria, democrazia diretta, parola ai cittadini

    di Paolo Michelotto

    sarò onorato di partecipare a “La Parola ai Cittadini” a Biella il 20 maggio 2011. Interessante, molto interessante, la proposta di legge regionale fatta dai consiglieri M5S del Piemonte sugli strumenti di democrazia diretta, di cui c’è il link in fondo all’articolo. Se ci sarà copertura della rete UMTS farò anche una diretta video su questo blog.

    Ecco quanto scrivono gli amici di Biella5Stelle sul loro blog.

    Volantino Parola ai Cittadini Biella

    Pensi di avere un’idea valida per migliorare Biella? Portala alla serata “La parola ai cittadini”: sarà un incontro interamente dedicato alle proposte della cittadinanza per rendere più vivibile la nostra città. La serata, da noi organizzata, si terrà venerdì 20 maggio alle ore 21 presso il Museo del Territorio in via Q. Sella (qua la mappa) e vedrà la presenza di Paolo Michelotto, esperto di democrazia diretta.

    Intendiamo mostrare come sia possibile attuare la democrazia diretta anche a Biella, così come avviene abitudinariamente in Svizzera dove l’85% dei comuni è governato mediante assemblee pubbliche che si tengono più volte l’anno. La democrazia diretta in questi luoghi funziona, anche in città da oltre 7.000 abitanti, tanto che in queste città c’è – ad esempio – meno debito pubblico (fino al -30%) e più raccolta differenziata (dal +10% al +30%). Se i cittadini possono sviluppare dei referendum propositivi senza quorum (per evitare l’uso tattico del non voto) la partecipazione alla vita politica cittadina aumenta e ne guadagna l’intera società. In questo modo la cittadinanza diventa protagonista (non lo sono più i partiti) e può dettare l’agenda politica senza essere chiamata in causa solamente una volta ogni 5 anni durante le elezioni. Dando a noi cittadini maggiore responsabilità, la democrazia diretta ci aiuta anche a comportarci più responsabilmente.

    La proposta più votata (non si voterà tanto la qualità di una proposta, ma più che altro l’ordine di priorità), potrà essere portata all’interno del consiglio comunale di Biella sotto forma di mozione presentata dai consiglieri che la condivideranno tra quelli che saranno presenti alla serata (li stiamo invitando tutti).

    EVENTO FACEBOOK DA DIFFONDERE:

    http://www.facebook.com/event.php?eid=164143810309528

    I nostri dipendenti co.co.co. a progetto al consiglio regionale del Piemonte Davide Bono e Fabrizio Biolè hanno intanto presentato una nuova proposta di legge (dopo quella del taglio degli stipendi dei consiglieri regionali), che prevede di modificare lo statuto regionale (legge statutaria 4/3/2005 n°1) per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica della Regione Piemonte. In particolare, ecco gli aggiornamenti previsti dalla legge “a 5 stelle”:

    - Eliminazione del quorum dal referendum abrogativo (si riducono inoltre le firme necessarie da 60.000 all’1% dei votanti alle ultime elezioni regionali, con l’affluenza delle elezioni 2010, circa 2,2 milioni, servirebbero 22.400 firme per richiedere un referendum abrogativo);

    - Introduzione del referendum deliberativo senza quorum (cioè la proposizione di leggi di iniziativa popolare approvabili tramite referendum. Si richiede la sottoscrizione di almeno il 2% dei votanti alle ultime elezioni regionali, nella fattispecie della IX legislatura sarebbero 44.080 firme);

    - Introduzione del referendum confermativo senza quorum;

    - Introduzione del referendum di “richiamo dell’eletto” inadempiente senza quorum (qualora ne facciano richiesta almeno il 5% dei votanti alle ultime elezioni regionali. Nella fattispecie della IX legislatura sarebbero circa 110.000 elettori. I referendum sono accolti sulla base del principio del “wrongoding” cioè di una condotta pregiudizievole agli interessi della comunità piemontese).

    Il quorum in Europa, oltre che in Italia, esiste solo in Slovenia, Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia e Serbia (ma qui c’è il quorum anche per le elezioni presidenziali). I nostri diretti concorrenti economici come Spagna, Francia, Svizzera, alcuni lander tedeschi, Inghilterra e 26 Stati USA non hanno il quorum. In Italia il quorum è quasi dappertutto al 50%, esclusi i Comuni, le Province e le Regioni “illuminate” come Ferrara, Bressanone, Bolzano dove si arriva al 40% oppure in Toscana a livello regionale si arriva al 50% dei votanti delle ultime elezioni regionali (ossia attualmente al 35% degli aventi diritto). Poi ci sono quei 7 comuni davvero all’avanguardia del Trentino Alto Adige che hanno strumenti molto forti di democrazia diretta nelle mani dei cittadini. Il primo Comune a togliere il quorum è stato Voeran – Verano (BZ) nel 2005. A seguire Wengen – La Valle (BZ), St.Ulrich – Ortisei (BZ) e Voels – Fiè (BZ) nel 2006. Poi Kurtatsch – Cortaccia (BZ) che nel 2009 ha abbassato il quorum al 15%. Villa Lagarina (TN) nel 2009 ha eliminato il quorum e infine San Candido – Innichen (BZ) nel 2010 ha abbassato il quorum al 15%.

    Il quorum riteniamo vada assolutamente eliminato per molteplici motivi:

    - Diminuisce l’affluenza al voto perchè si riducono le possibilità che il voto diventi valido;

    - Permette il boicottaggio del voto, in quanto chi non vuole che vincano i “sì”, semplicemente non fa campagna elettorale (memorabili gli inviti “ad andare al mare” le domeniche dei referendum). In Germania, per esempio, lo stesso referendum in un Comune con quorum ebbe un’affluenza del 24%, mentre in un Comune limitrofo senza quorum si raggiunse il 57%;

    - Distorce la parità del voto, in quanto un non voto – astenuto – vale come un voto (precisamente vale come un “no” perchè fa fallire il referendum che solitamente è largamente partecipato dai “sì”);

    - Elimina la segretezza del voto, in quanto chi va a votare generalmente vota sì;

    Il paradosso, infine, è che sia alle elezioni nazionali che a quelle amministrative il quorum non esiste: anche se non si raggiunge il 50% (es. delle Regionali in Abruzzo o molti secondi turni alle comunali), le consultazioni elettorali vengono considerate valide. Se il quorum venisse azzerato, chi è contrario ai referendum (di solito i partiti o altre lobby) sarebbe obbligato a fare campagna elettorale e spiegare le proprie posizioni o comunque a schierarsi.

    - Conf. stampa – proposta di legge a 5 stelle;
    - “Il Piemonte come la Svizzera, le proposte a 5 stelle” (quotidianopiemontese.it);
    - Proposta di modifica statutaria a Venezia per la democrazia diretta

  • Democrazia 2.0: un software per decidere dal basso

    Ottobre 29, 2010 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta germania, esempi virtuosi

    di Paolo Michelotto

    riporto un interessante articolo de Il Fatto Quotidiano

    In Germania i cittadini decidono online

    LiquidFeedback è una piattaforma decisionale creata dal Partito Pirata tedesco. I politici tradizionali hanno preferito Adhocracy, che esclude la delega della scelta

    Tesserati di tutto il mondo, unitevi, Perché i vostri partiti non offrono una reale opportunità di influire sulle loro decisioni, di revocare la fiducia a chi ormai considerate sepolcri imbiancati, di espellere chi crede nell’eternità della poltrona. Nei tempi in cui il rispetto del mandato elettorale è soltanto un inutile orpello, sono in atto efficaci tentativi di politica cooperativa per riportare al centro l’elettore. Il Partito Pirata tedesco infatti ha creato LiquidFeedback, la piattaforma online che consente ai suoi membri di prendere parte alle discussioni e intervenire direttamente nella filiera programmatica.

    L’applicazione, scaricabile e online da gennaio, è fondata sul principio della democrazia liquida, postulata dal partito nel 2007: si tratta di un sistema ibrido di decisione intrapartitica per assegnare una priorità alle mozioni da affrontare. E tutto è stabilito dal basso. I membri possono votare direttamente o, se non possiedono informazioni sufficienti, delegare ad altri soggetti più preparati sulla materia in discussione. Ma la delega è solo pro tempore: può essere revocata in qualsiasi momento se i risultati non corrispondono alle aspettative e online è possibile monitorare costantemente lo stato dei lavori. LiquidFeedback permette così lo sviluppo di una griglia di valutazione meritocratica delle singole competenze e dell’impegno dei membri del partito. Nessuna gerarchia che pilota le decisioni e diritti uguali per tutti. “Il Partito Pirata in Germania conta oltre 12mila membri ed è in costante crescita. Sentivamo la necessità di trovare un metodo che garantisse partecipazione e trasparenza nel processo decisionale”, spiega Christopher Lauer, responsabile di LiquidFeedback.

    L’idea di una rappresentatività fluida riesce anche per rispondere, come prevede la mission filosofica del Partito Pirata, alla volontaria assenza di gerarchie o commissioni interne preposte alla scelta delle priorità da affrontare. Queste infatti sono stabilite dal basso in base al Metodo Schulze, complesso sistema di valutazione dei voti elaborato nel 1997 che seleziona un singolo vincitore secondo i voti di preferenza e stimola lo sviluppo di opzioni alternative alle mozioni di origine. LiquidFeedback supplisce ai deficit di decision making interni alle organizzazioni, dalle Ong ai partiti, anche se alcune parti politiche in Germania sono diffidenti. “La Enquête-Kommission Internet und digitale Gesellschaft del Bundestag (una sorta di Intergruppo Parlamentare 2.0, anche se più sviluppato, ndr) dopo l’entusiasmo iniziale, ha accantonato l’idea di utilizzarla, intimorita dalla complessità del metodo Schulze e dalla possibilità degli utenti di modificare le mozioni. Hanno quindi scelto Adhocracy, un software basato sul concetto di democrazia liquida ma che esclude la delega, uno dei nostri pilastri fondanti”, puntualizza Lauer.

    L’applicazione online ha suscitato anche un ampio dibattito sull’equilibrio tra privacy e garanzia di trasparenza: ogni singolo step dei membri, dai voti alle deleghe, viene infatti registrato dal sistema e potrebbe paradossalmente inibire il coinvolgimento individuale. Ma è la politica liquida nell’era della globalizzazione e dei new media a creare il bisogno di ripensare la partecipazione: “Rimane aperta la domanda se un sistema di partiti come abbiamo oggi abbia ancora senso in futuro, ma è ormai anacronistico che i membri di un movimento non abbiano capacità decisionale. LiquidFeedback è stato creato affinché tutti godano degli stessi diritti e fornisce una reale possibilità di controllo sui delegati ”. Un sistema complesso e trasparente che da piattaforma intrapartitica potrebbe estendersi alle campagne elettorali perché, conclude Lauer, “è inaccettabile che il partito a cui sei iscritto non ti consenta di influire sulle sue decisioni”.

    Di Eleonora Bianchini