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  • Serata a Gemona (UD) sulla Democrazia Diretta del 09-06-2015: risultati e materiali

    15 Giugno 2015

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    Postato in: democrazia diretta, parola ai cittadini, quorum

    di Paolo Michelotto

    martedì 9 giugno 2015 ero a Gemona del Friuli (UD) per una splendida serata sulla democrazia diretta, organizzata dal Consigliere M5S di Gemona, Marco Cargnello e i suoi colleghi dei comuni vicini.

    Gemona (UD) democrazia diretta 09-06-2015

    foto 2

    Durante la prima parte, “La Parola ai Cittadini” sono emersi, come sempre quando sono i cittadini a parlare, temi molto interessanti.

    Queste le 10 proposte fatte, in ordine di voto dei presenti:

    0 Nome Titolo proposta Voti Presenti Voti %
    5 Elena Trovare luoghi per riciclare materiali con buono punti 23 28 82,14%
    3 Renato Qualità viabilità – controllo dove persone hanno sicurezza 22 27 81,48%
    4 Giovanni Incentivazione agricoltura biologica 21 28 75,00%
    8 Daniela Trovare sala x conferenze 18 24 75,00%
    1 Daniela Cinema sociale – mettere a posto poltrone 18 26 69,23%
    9 Daniele Percorso mountain bike 20 29 68,97%
    10 Elena Trovare luogo coperto x adolescenti, autogestito 20 29 68,97%
    7 Nadia Collegare con autobus frazioni 13 25 52,00%
    6 Gianna Individuare luoghi aggregazione famiglie 13 26 50,00%
    2 Teresina Fare alloggiare 3 profughi x comune 7 27 25,93%

    Questa la presentazione sugli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo:

    presentazione-DD-Gemona-09-06-15 (formato odp)

    presentazione-DD-Gemona-09-06-15 (formato pdf)

    Dopo di me hanno parlato anche i 3 consiglieri di 3 comuni limitrofi, sul perchè hanno fatto la mozione per avere i vari tipi di referendum e perchè togliere il quorum. Questo il testo molto utile ed interessante che Marco Cargnello ha preparato per l’occasione, e che potrebbe essere utile come spunto per chi vuole presentare una mozione simile (che si trova qui).

    Appunti sull’incontro del 09 giugno 2015 “QUORUM ZERO e PIÙ DEMOCRAZIA” presso la scuola paritaria Santa Maria degli Angeli a Gemona del Friuli (UD).

    Cercherò di avvalorare, in maniera sintetica ed elementare, la nostra richiesta di inserimento nell’ordinamento comunale dei referendum abrogativi, confermativi, deliberativi e propositivi senza quorum di partecipazione degli aventi diritto al voto per la loro validità, oltre a quello consultivo già previsto dal nostro Statuto.

    Cominciamo con quello più datato, che forse è il principale istituto di democrazia diretta previsto dal nostro ordinamento costituzionale, ovvero il referendum abrogativo.

    La legge che lo disciplina ha già qualche decennio (è del 1970), c’è un voluto un po’ perché, come spesso accade, sia chi governa un Paese sia chi amministra un Comune, teme sempre che i cittadini abbiamo la possibilità di esprimersi su ciò che è stato legiferato, o nel caso del Comune, su ciò che è stato deliberato.

    Questo perché un pronunciamento popolare abrogativo rischia di mettere in evidenza che ciò che è stato deciso dagli eletti, non sia gradito alla maggioranza degli elettori, acuendo la distanza tra l’elettorato e l’amministrazione che ha deliberato ciò che i cittadini hanno abrogato e generando una potenziale perdita di consenso.

    Ho usato il condizionale perché potrebbe avvenire esattamente il contrario infatti: in caso di vittoria del NO, un referendum abrogativo potrebbe aumentare il consenso nei confronti di quell’amministrazione che ha deliberato o addirittura sostenere un’amministrazione nel caso che i cittadini fossero (ad esempio) chiamati ad abrogare una delibera “imposta dall’alto”.

    Probabilmente ricordate il primo storico referendum abrogativo del 1974, ovvero quello sul divorzio. Era sostenuto da Azione Cattolica, dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e da gran parte della DC e voleva abrogare la legge Fortuna-Baslini di qualche anno prima. Quasi il 90% degli italiani andò a votare e votò NO all’abrogazione della legge sul divorzio, con un fortissimo rafforzamento della bontà di quella legge, ed una sonora batosta per i promotori del referendum.

    Ecco quindi che le amministrazioni, se in buona fede, non devono temere il giudizio dei cittadini, anzi, grazie al loro giudizio, potrebbero uscirne estremamente rafforzate.

    Immaginiamo ora che un’amministrazione si trovi costretta a deliberare qualcosa di sgradito ma “imposto”, i cittadini che hanno la possibilità di esprimersi con un referendum abrogativo potrebbero sancire la contrarietà di tutto il Comune, amministrazione compresa, e sgravare di fatto quest’ultima dall’obbligo (se così si può dire) di dover deliberare qualcosa di “imposto”.

    Ulteriore aspetto positivo, non meno importante, che se fosse sancita la possibilità per i cittadini di ricorrere all’estrema ratio del referendum abrogativo, probabilmente l’amministrazione comunale sarebbe più incentivata a rendere maggiormente partecipe la cittadinanza prima di deliberare.

    Gli esempi che si possono fare sono molti, ma spero si sia capito il perché della necessità di avere regolamentata la possibilità di indire referendum abrogativi, non solo per dare ai cittadini il diritto alla tutela nei confronti di eventuali provvedimenti mal disposti, ma anche per avere una possibilità in più per i cittadini di rafforzare l’operato dell’amministrazione ed una possibilità in più per l’amministrazione di salvaguardare il bene della comunità.

    Il contrario del referendum abrogativo è il referendum confermativo, anch’esso previsto dalla nostra costituzione all’articolo 138; la differenza sostanziale sta nel fatto che il referendum confermativo NON è rivolto a chiedere l’abrogazione di una norma o una delibera, bensì la sua conferma.

    Qual è quindi l’importanza, anche a livello comunale, di poter confermare un norma nel caso vi fosse già presente la possibilità di abrogarla con un referendum abrogativo?

    Un importante aspetto è evitare che quella delibera entri in vigore e cominci a produrre effetti malevoli nel caso fosse una direttiva mal posta.

    Riprendiamo ad esempio i casi citati prima, ovvero che una amministrazione deliberi come immediatamente eseguibile una direttiva mal posta o addirittura imposta.

    Se ci fosse esclusivamente la possibilità di ricorrere al referendum abrogativo, quella delibera comincerebbe fin da subito a produrre effetti malevoli o peggio, irrimediabilmente dannosi, e continuerebbe a produrli perlomeno fino a quando la cittadinanza non fosse chiamata a porvi fine con un voto referendario abrogativo.

    Se fosse invece prevista dall’ordinamento comunale anche la possibilità di sospendere un atto amministrativo quando richiesto, da un percentuale di elettori, entro 10 giorni dall’avvenuta approvazione, ed in seguito alla sospensione vi fosse la possibilità di indire entro 3 mesi un referendum confermativo, questo farebbe sì che nessun atto amministrativo potenzialmente dannoso possa iniziare a produrre effetti negativi.

    Ecco quindi l’importanza di poter accedere anche ad un referendum confermativo ed ancora meglio sarebbe se al referendum confermativo vi fosse la possibilità di associare una controproposta popolare.

    Vi sono molte interviste a Sindaci che hanno introdotto negli ordinamenti dei loro Comuni i referendum confermativi; vi invito ad andare a cercarle su internet, perché tutte chiariscono molto bene la necessità, anche per l’amministrazione comunale, di avere la possibilità di accedere a questo strumento di salvaguardia della volontà popolare.

    Passiamo ora ai referendum deliberativi.

    Fino ad ora ho usato il termine delibera senza spiegarlo, ma credo che tutti sappiate che (a grandi linee) una delibera è sostanzialmente una disposizione ovvero una leggina, emanata generalmente da una giunta o da un consiglio comunale per amministrare, si spera al meglio, la propria comunità.

    L’amministrazione comunale generalmente non spiega il motivo della delibera, basta che dica che l’ha fatta e i cittadini ne prendono atto.

    Però nessuno è perfetto e tutti possiamo sbagliare, compreso le amministrazioni che hanno ottenuto forti consensi elettorali, solo che se a sbagliare sono le giunte o i consigli comunali, chi ne subisce le conseguenze sono i cittadini.

    Perché quindi avere la possibilità per i cittadini dell’estrema ratio di poter indire un referendum deliberativo, ovvero avere la possibilità di deliberare similarmente ad un’amministrazione comunale?

    Potreste osservare che se viene eletto un Sindaco e lui ha scelto una giunta per deliberare al posto nostro non dovrebbe servire la possibilità di indire referendum deliberativi, oltremodo se fosse già garantita la possibilità di abrogare o confermare una norma tramite i referendum abrogativi e confermativi.

    Premesso che NON tutte le delibere possono essere oggetto di consultazione referendaria e come detto tutti, anche in buona fede, possiamo sbagliare, provate ad immaginare se per sfortuna ci si ritrovasse ad avere un’amministrazione che delibera in mala fede, ovvero volutamente approva atti per malversare il nostro Comune, nel pieno rispetto delle leggi e fuori dalla possibilità di un pronunciamento referendario.

    Hai voglia ad aspettare nuove elezioni, per eliminare quell’amministrazione scorretta, nel frattempo le delibere emanate potrebbero distruggere un Comune e non sto parlando solo dell’aspetto finanziario.

    Cerchiamo con un esempio di capire l’importanza per gli elettori di poter deliberare al pari degli eletti ovvero equiparando la possibilità di imporre la propria volontà popolare al pari di una giunta o di un consiglio comunale.

    Estremizziamo che, per rimpinguare le casse del Comune, l’amministrazione comunale voglia deliberare il TRIPLICAMENTO delle tasse.

    NON è materia di pronunciamento referendario abrogativo o confermativo quindi tutti contenti e felici, soprattutto quei cittadini che magari hanno dato con il loro voto una larga maggioranza a quell’amministrazione.

    Quegli stessi cittadini però, se avessero la facoltà di produrre un atto vincolante per il Comune e vincolare quella stessa amministrazione alla presa d’atto di una volontà popolare, potrebbero decidere anch’essi di rimpinguare le casse del Comune, ad esempio deliberando che tutta la giunta comunale dall’1 alle 5 di mattina si dedichi gratuitamente alla raccolta dei rifiuti.

    Si aprirebbero sostanzialmente 2 scenari.

    Il primo, che l’amministrazione comunale prenda atto di questa delibera vincolante e che quindi tutta la giunta cominci a dedicarsi alla raccolta dei rifiuti, dall’1 alle 5 di mattina, sgravando così il Comune dal costo del servizio e facendo risparmiare alla collettività centinaia di migliaia di euro, accontentando i cittadini che hanno votato SI al referendum deliberativo ed anche chi recentemente, cronaca delle ultime settimane, ha asserito che va bene lavorare gratis perché si fa esperienza.

    Il secondo, più probabile, che dagli amministratori comunali (non particolarmente felici di raccogliere gratuitamente rifiuti durante la notte) arrivi un vistoso “gesto dell’ombrello” ed una immediata cassazione della loro idea di triplicare le tasse, facendo venir meno così anche la necessità di indire un referendum deliberativo.

    Capite quindi l’importanza per i cittadini di poter ricorrere all’estrema ratio del referendum deliberativo e bilanciare cosi il potere delle amministrazioni, che se ne guarderanno bene e staranno molto attente prima di deliberare nefandezze.

    Simile al referendum deliberativo che permette ai cittadini di deliberare direttamente bilanciando così il potere degli eletti è il referendum propositivo che, oltre ad incentivare la propositività dei i cittadini, incoraggia l’amministrazione a farsi carico di deliberare coerentemente con le proposte ricevute onde evitare il ricorso al referendum propositivo, ed essere poi vincolate dall’espressione del voto popolare.

    Recentemente introdotto (agosto 2014) nella nostra Costituzione – e già presente nell’ordinamento di molti comuni quali ad esempio Pisa, Parma o Vicenza – spero sia chiaro come il referendum propositivo possa essere in buona parte visto soprattutto come l’estrema ratio di una proposta popolare che di per sé non vincola gli eletti né a discuterla né a deliberare in merito.

    Ovviamente parliamo di proposte dalla forte rilevanza collettiva e conseguenti anche ad un sostanzioso avvaloramento, tramite ad esempio una raccolta firme che una volta presentate, dovrebbero essere di primaria importanza per gli eletti, cioè discusse e deliberate quanto prima nelle sedi istituzionali e con il giusto coinvolgimento dei promotori.

    Purtroppo la proposta popolare generalmente non è un vincolo per gli eletti di un consiglio comunale ed una giunta potrebbe NON farsene carico o, peggio, respingerla senza valide giustificazioni.

    Un esempio a livello nazionale sono le 336.144 firme raccolte nel 2007 per la proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Parlamento pulito” che voleva impedire la candidatura dei condannati definitivi,dimenticate” per anni e nel 2013 nuovamente “rimesse in un cassetto” dal Governo con un immotivato NO all’urgenza.

    Se però regolamentata nell’ordinamento comunale – come dall’anno scorso nell’ordinamento nazionale – vi fosse la possibilità di accedere ad un referendum propositivo, quella stessa proposta potrebbe essere imposta dall’espressione vincolante di un voto popolare.

    Spero che sia chiaro quindi che il Movimento 5 Stelle di Gemona del Friuli chiede l’inserimento nel nostro ordinamento comunale anche di questa tipologia di referendum, per garantire ai cittadini che le amministrazioni si assumano l’impegno e la responsabilità di farsi carico delle loro proposte.

    Mi piace ricordare anche che uno dei primi referendum propositivi, in Italia, è stato fatto nel novembre del 2007 in Val d’Aosta e per l’esattezza gli elettori valdostani vennero chiamati a votare per cinque quesiti tra cui uno di questi era sulla creazione di un nuovo presidio unico ospedaliero; sottolineo questo perché in Friuli Venezia Giulia è stata recentemente imposta una riforma sanitaria che forse avrebbe riscosso maggior consenso se nata da una proposta popolare condivisa e partecipata o da referendum propositivo.

    Concludo chiedendo scusa se ho generalizzato ed estremizzato così tanto, non me ne vogliano gli esperti di questi istituti referendari, ed aggiungo che dispiace vedere come molti politici ed amministratori locali spesso argomentino contro i referendum, a volte addirittura con ragionamenti utilizzati un tempo per opporsi al diritto di voto delle donne o dei lavoratori.

    A questi “eletti” o per meglio dire a questa “élite” sempre meno capace di accogliere le istanze della società civile e sempre più distante dalla volontà popolare, devono essere contrapposte forme di democrazia diretta che

    integrino il sistema della rappresentanza e non facciano perdere ai cittadini la fiducia nelle istituzioni democratiche.

    Ho firmato la mozione con la quale ho chiesto l’inserimento nell’ordinamento comunale di questi istituti referendari, perché sono convinto che sia compito di TUTTI, me compreso, assicurare dignità e garantire soprattutto alle future generazioni, quella sovranità popolare sancita dal primo articolo della nostra Costituzione, esaltata da tutti e purtroppo poco voluta da molti.

    Grazie

    Marco Cargnello

    Consigliere Comunale del Movimento 5 Stelle a Gemona del Friuli (UD)

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