8,541 views
  • Si può introdurre la Revoca degli eletti (recall) nei comuni italiani: ecco come!

    11 Febbraio 2015

    Tags: , ,
    Postato in: democrazia diretta, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    recall

    era qualche anno che ci pensavo, ma non trovavo soluzioni. Il Testo Unico Enti Locali (TUEL) descrive minuziosamente come vengono eletti e come decadono i sindaci e gli assessori. E purtroppo non permette, indirettamente ma in maniera chiara, la revoca degli eletti, ossia quello strumento in mano ai cittadini analogo al Recall americano (e tedesco e polacco e venezuelano e boliviano e svizzero) che da la possibilità ai cittadini di fare un “referendum” per mandare a casa anzitempo un rappresentante che essi reputano indegno a continuare.

    Una via che avevo pensato era quella di cambiare il TUEL, ma per cambiare una legge nazionale, occorre una maggioranza in parlamento, e in questo momento le maggioranze fluttuanti in quel luogo, hanno ben altre priorità che quelle di dare maggiore potere ai cittadini.

    Altro possibile percorso era quello di introdurre una revoca all’acqua di rose, ossia una mozione di sfiducia di iniziativa popolare. Ma era veramente uno strumento diluito e probabilmente poco efficace in mano ai cittadini.

    Alla fine sono giunto ad una intuizione, forse anche un po’ banale, ma che potrebbe essere un escamotage efficace per avere uno strumento “quasi” della forza della revoca, pur rimanendo compatibile con le disposizioni del TUEL. Un po’ di democrazia creativa a fin di bene (dei cittadini).

    Prima lo scrivo come è stato riportato nel dossier “Diritti di partecipazione dei cittadini nei comuni” e poi lo commento:

    Referendum consultivo revocatorio

    È indetto referendum consultivo revocatorio sul Sindaco, o sugli assessori quando lo richiedano almeno il 5% degli elettori. La proposta soggetta a referendum, se raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi, obbliga il consiglio comunale alla discussione e alla votazione di una mozione di sfiducia nei confronti dei soggetti del referendum, con la massima urgenza.

    Praticamente si tratta di dare ai cittadini uno strumento il cui scopo sia quello di obbligare il consiglio comunale ad attivare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco o degli assessori.

    Da ricordare che lo strumento “mozione di sfiducia” esiste già in tutti gli statuti comunali. Ma è uno strumento attivabile oggi solo dal Consiglio Comunale.

    Con lo strumento che propongo, ossia il “Referendum consultivo revocatorio” (chiamato quasi alla stessa maniera di uno strumento che già tutti i comuni hanno, ossia il referendum consultivo), i cittadini raccogliendo il 5% delle firme, obbligano il Consiglio Comunale, composto dai consiglieri comunali eletti, a votare una mozione di sfiducia nei confronti del soggetto del referendum.

    Formalmente il TUEL viene rispettato, perchè chi vota la mozione di sfiducia è il consiglio comunale. Ma questa votazione avviene dopo un referendum consultivo nel quale i cittadini si sono già espressi a maggioranza a favore della sfiducia. È vero, i consiglieri comunali possono votare contro la sfiducia. Ma così facendo dichiarano esplicitamente che votano contro la maggioranza dei cittadini e li sfidano apertamente.

    Facciamo un esempio concreto. Esiste questo strumento, che non ha quorum. Siamo in una città di 100.000 abitanti e 80.000 elettori. Una città è indignata verso un suo sindaco (ad esempio è appena avvenuta una alluvione dove gli ingenti danni sono stati provocati dalla mancanza di gestione corretta del fiume della città di cui molti incolpano l’amministrazione). Un comitato di cittadini vuole mandare a casa il sindaco. Raccoglie il 5% delle firme degli elettori, ossia 80.000 x 5%= 4000 firme. Si va al voto. Vanno a votare il 40% degli elettori aventi il diritto (ossia 32.000 cittadini) (media plausibile in una votazione dove ci saranno due campagne molto forti a favore – gli indignati -  e contro la revoca – il sindaco e i suoi sostenitori – e guardando le affluenze alle votazioni referendarie svizzere). La maggioranza dei votanti, supponiamo il 60% si dice a favore della mozione di sfiducia.

    Alcuni giorni dopo si va al voto della mozione di sfiducia in consiglio comunale, sotto lo sguardo attento e numeroso dei cittadini che hanno appena votato a maggioranza a favore. I consiglieri comunali possono teoricamente votare contro il volere dei loro concittadini, ma probabilmente non lo faranno.

    Come esempio concreto di quanto possa fare la pressione dei cittadini, cito Carrara, dove, dopo l’alluvione del 2014, e con il presidio permamente dei cittadini nella sala di rappresentanza del comune, in pochi giorni, su pressione popolare, hanno votato a favore dell’adozione del Bilancio Partecipativo, quando il progetto era fermo da mesi e mesi.

    Sarebbe più efficace lo strumento della revoca come esiste nelle altre parti del mondo? Certamente sì, ma finchè non viene modificato il TUEL, questo è il massimo a cui sono giunto, e non è comunque poco.

    Ovviamente per introdurre questo strumento nello statuto comunale occorre una maggioranza che lo voglia fare. Ed ho fiducia che da qualche parte in Italia ci siano amministrazioni che si attivino (la prima città potrebbe essere ad esempio Vignola). L’importante è capire che ciò è legalmente possibile. Potrebbero anche essere singoli consiglieri comunali anche di opposizione a fare propria questa proposta come mozione e non è detto che ovunque venga sempre bocciata. Decine di comuni in tutta Italia con quorum zero, testimoniano che ci sono anche dei buoni ed attenti amministratori.

    Se qualcuno ha qualche altra intuizione, la condivida.

  • Commenti recenti

    Scrivi un commento

    Email (non verrà pubblicata) (obbligatorio)