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  • Suggerimenti per gestire democraticamente e con soddisfazione un gruppo

    14 Giugno 2013

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    Postato in: democrazia diretta, partecipazione

    di Paolo Michelotto

    discussione in gruppo

    colgo l’occasione dal commento scritto da Luca Raiteri ad un mio post precedente sulle “proposte per rafforzare la democrazia diretta e il M5S”, per raccontare come si può gestire bene e produttivamente una discussione in un gruppo

    Ormai diversi anni fà ho partecipato a Marina di Carrara al tua ottima ” La parola al cittadino”, grazie al M5S locale che ti aveva invitato.
    Per me è stato illuminante. Da allora vi seguo sui vostri gruppi F.B. Nazionali e sto cercando insieme ad altri amici di portare la Democrazia DIRETTA a Firenze e in TOSCANA e perciò ho fondato i gruppi F.B. Quorum Zero e Più Democrazia Firenze e Toscana a cui mi sono permesso di invitarti e nei quali sarei felice di avere qualche tuo consiglio.
    Inoltre entrando nella specifica questione ” M5S e DEMOCRAZIA”, trovo che pur essendo il M5S molto più democratico degli altri partiti( è infatti grazie al M5S che ho conosciuto Voi e La D.D.);il problema democrazia interna si pone e vada risolto se il M5S vuole essere coerente con i suoi principi. Quindi trovo utilissimi i tuoi suggerimenti. Anche a livello locale ci può essere lo stesso problema. Ad es. il M5S Firenze di cui faccio parte come attivista, ha delle difficoltà organizzative sia per le riunioni generali spesso troppo caotiche e inconcludenti sia per i gruppi tematici di lavoro alcuni di quali faticano ad arrivare a dei risultati; Così qualcuno degli organizer sta pensando che sia meglio costituire una ” struttura gerarchica” di controllo e che dia la linea politica. Questi “capi”, saranno a tempo , 1 anno e revocabili dalla base. Cosa ne pensi?
    Non sarebbe invece preferibile organizzare le riunioni e i gruppi secondo il metodo ” La parola al cittadino” applicando la democrazia partecipativa in maniera più ordinata e funzionale a dei risultati concreti, evitando così con la scusa della confusione di fare come i maiali nella “Fattoria degli animali” di ORWELL?

    Luca Raiteri

    Nei gruppi a cui ho partecipato abbiamo sempre utilizzato questo metodo, che è una variante di “La Parola ai Cittadini” per  gruppi che si vedono con una certa costanza, con risultati molto efficaci.

    1. si decide chi fa il facilitatore della serata. E la volta successiva si ruota in modo che questo ruolo impegnativo, formativo e gratificante cambi. Il facilitatore dovrebbe essere un elemento il più possibile neutro per quella serata. Può intervenire anche lui con proposte, ma deve seguire le regole di tutti gli altri. Se l’atmosfera si surriscalda il facilitatore deve cercare di riportare la calma facendo focalizzare sul punto di discussione e non sulle persone. Se la discussione si disperde, il facilitatore deve cercare di riportarla sui binari dell’oggetto discusso.

    2. si decide l’orario di fine discussione. Esempio si inizia 20,30 si decide di finire alle 23.00 e si vota per alzata di mano questa scelta.

    3. il facilitatore ha il compito di far parlare gli altri in maniera equa, ordinata e facendo rispettare i tempi. Parla solo chi ha alzato la mano per prenotarsi e a cui il facilitatore cede la parola. Nessuno può sovrapporsi ad un altro quando ha il diritto di parola per il tempo a lui concesso.

    4. emersione idee: il facilitatore chiede chi ha proposte da discutere. E scrive su un foglio il nome del proponente e il titolo della proposta. Raccoglie così tutte le idee che i partecipanti vorrebbero discutere. Possono essere 1-5-10-20 non ha importanza il numero, ma il fatto che tutti i presenti possano suggerire un argomento all’agenda di discussione.

    5. messa in ordine di priorità dell’agenda di discussione. Il facilitatore chiede chi vuole discutere la proposta n° 1, i favorevoli alzano la mano e lui li conta e segna il numero nel foglio a fianco della proposta. Tutti possono votare quante volte vogliono anche per tutte, se lo desiderano. A fianco di ogni proposta il facilitatore ha il numero di voti.

    6. Il facilitatore da la parola al partecipante la cui proposta è stata la più votata. Il tempo deve essere stabilito in anticipo e poi deve essere uguale per tutti. Esempio 3 minuti per spiegare la proposta e 1 minuto per ogni intervento successivo di chiunque voglia parlare. Se si è in pochi i tempi si possono allungare, se si è in tanti meglio tenere 1 minuto per tutti. Tutti possono intervenire sulla proposta, alzando la mano. Il facilitatore da la parola, dando priorità a chi non interviene mai, e tenendo un po’ a freno chi invece vorrebbe parlare sempre. Non c’è un numero max di interventi. Il facilitatore dopo un po’ che si discute, e dopo che tutti gli aspetti sono stati esaminati e qualcuno comincia a ripetersi, tenta una sintesi. Se sente che trova l’accordo di tanti, propone il voto. La proposta passa se la maggioranza dei presenti vota a favore. Ognuno vale uno e nessuno ha la delega di altri. Il facilitatore deve fare il possibile per non cercare di imporre la propria visione sull’argomento, ma deve recepire l’opinione più comune. Importante trovare sempre chi deve portare avanti quanto deciso e come e con quali tempi. Ogni discussione deve essere produttiva, per quanto possibile, ed ottenere una percorso da seguire per raggiungere uno scopo.

    7. Esaurito il primo argomento si continua con i successivi, fino al termine del tempo stabilito assieme, nel nostro esempio le 23.00. Non ci deve essere obbligo di trattare tutti gli argomenti emersi all’inizio dell’incontro. In una serata possono essere trattati anche pochi argomenti, ma ogni argomento deve essere trattato in modo che tutti ritengano essere completo ed esaustivo. Le proposte non discusse possono essere ripresentate la volta successiva, se qualcuno ritiene opportuno ripresentarle, oppure lasciate indiscusse. Comunque la volta successiva si inizia l’intero processo dall’inizio da zero, perchè solo chi è presente può proporre, discutere e decidere.

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