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  • Enrico Letta, “il mito della democrazia diretta” e la Svizzera

    2 Maggio 2013

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    enrico-letta

    Enrico Letta nel suo discorso al Parlamento ha detto anche questa frase:

    “Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.”

    Enrico Letta non conosce o finge di non conoscere la realtà della Svizzera dove da vari secoli la democrazia diretta è una realtà, non un mito e neppure una illusione.

    Ecco ad esempio quanto scrive uno dei quotidiani più stimati della Germania il Frankfurter Allgemeine Zeitung nella traduzione fatta da Presseurop

    Democrazia: una cura svizzera per l’Europa

    1 maggio 2013

    Per risolvere il suo storico deficit democratico, l’Ue dovrebbe imparare dal successo della democrazia diretta nella Confederazione. Ma i referendum non devono diventare un’arma nello scontro nord-sud.

    Michael Wohlgemuth | Lars Feld

    Anche a sinistra risuona l’appello che chiede “più Svizzera”. Si tratta di una novità. All’origine di questa nuova attrazione di Berlino e di Bruxelles per la Confederazione elvetica è il referendum svizzero sull’”iniziativa Minder” – un’iniziativa popolare contro le retribuzioni eccessive il cui promotore, Thomas Minder, è responsabile di un’impresa familiare e consigliere agli stati senza un’etichetta precisa.
    Non entriamo nel merito di questa iniziativa popolare ma ci limitiamo a dire che permettendo agli azionisti di decidere direttamente la retribuzione dei loro dirigenti è un misura adeguata per ristabilire il legame fra la proprietà e il controllo [all'interno dell'impresa].
    La stessa questione di ordine strutturale si pone nei rapporti fra i cittadini e i politici. In una democrazia i parlamentari dovrebbero agire in nome del popolo. Il cittadino è sovrano. Ma in pratica la situazione è la stessa del piccolo azionista di fronte alla grande società di capitali: è difficile per l’elettore avere il controllo sulle attività multiformi dei suoi rappresentanti al governo e al parlamento.
    Due interrogativi di fondo si pongono: quali effetti ha la democrazia diretta in Svizzera? I metodi di democrazia diretta (il referendum e le iniziative popolari) devono essere raccomandate agli altri paesi d’Europa – in particolare per le questioni di politica europea?
    In nessuna parte del mondo la democrazia diretta è sviluppata come in Svizzera. Lo stesso si può dire per il federalismo finanziario, che si caratterizza nella sua versione elvetica per un’autonomia relativamente estesa dei cantoni e dei comuni. In Svizzera a livello locale i referendum finanziari obbligatori o facoltativi sono organizzati diverse volte all’anno. Le iniziative popolari permettono ai cittadini di incoraggiare o di revocare le decisioni politiche. E qualunque trasferimento di sovranità a un livello superiore deve avere l’autorizzazione diretta del popolo.
    I risultati sono abbastanza eloquenti: le collettività territoriali spendono meno quando i cittadini possono decidere da soli dell’utilizzo del loro denaro. La loro parsimonia ha l’effetto di alleggerire la pressione fiscale. Inoltre anche il debito si riduce grazie a referendum finanziari che permettono ai cittadini di controllare direttamente la gestione dei fondi pubblici al posto dei governi.
    Questo però non significa che la solidarietà viene trascurata. Anche se i cantoni che praticano la democrazia diretta redistribuiscono globalmente meno, questo non vuol dire che il livello di redistribuzione sia insufficiente per i più poveri. L’ineguaglianza sociale non è più forte nei cantoni che praticano la democrazia diretta. Al contrario tutto fa credere che in questi cantoni i trasferimenti sociali siano più mirati.
    Tutto ciò comporta un aumento della produttività economica grazie a servizi pubblici migliori e a una politica finanziaria più sana rispetto alle democrazie rappresentative. L’opinione pubblica limita il debito e al tempo stesso promuove il rispetto degli obblighi fiscali, l’efficienza e la sussidiarietà. Ma non è quello di cui avrebbe più bisogno l’Europa di oggi?
    Io decido, tu paghi
    In realtà l’organizzazione dei referendum europei, per esempio sull’introduzione degli eurobond, l’estensione del meccanismo di aiuto ai paesi in difficoltà o una maggiore armonizzazione fiscale, non cambierebbero affatto il deficit democratico dell’Ue. In primo luogo perché una democrazia presuppone un demos, un popolo europeo capace di concepire e di esprimere una solidarietà europea e un’opinione pubblica. Concetti che per ora non sembrano esistere. Inoltre questo tipo di consultazioni elettorali potrebbero facilmente portare le maggioranze a chiedere trasferimenti di capitale o ottenere dei vantaggi particolari a scapito degli altri – in base al principio: “noi decidiamo, voi pagate”.
    Il deficit di democrazia europeo comincia a livello degli stati membri. E la democrazia diretta ha in questo caso una funzione importante nel difendere il decentramento del processo decisionale e delle responsabilità. Il governo e il parlamento rappresentano il popolo. Nei consigli europei si corre il rischio che i capi di stato e di governo decidano il trasferimento della sovranità degli stati membri a livello europeo senza tenere conto degli interessi dei loro cittadini. Per questo i grandi trasferimenti di competenze e di diritti sovrani su scala sovranazionale non devono essere decisi dai governi in occasione di riunioni notturne, ma devono essere legittimati direttamente e quindi attraverso dei referendum.
    Sulle questioni europee sarebbe bene ricorrere alla democrazia diretta là dove la Svizzera la pratica con successo: i cittadini devono poter decidere a livello locale cosa fare del loro denaro e dire in quale misura vogliono essere garanti dei debiti altrui.
    L’Unione europea potrebbe trarre profitto da un tale processo di elvetizzazione – a condizione però che prenda la forma di un ambizioso programma di riforme delle istituzioni politiche.
    Traduzione di Andrea De Ritis

    Chi vuole approfondire cos’è davvero la democrazia diretta, può scaricare gratuitamente questi libri in Italiano:

    Democrazia dei Cittadini” che parla degli esempi di democrazia diretta e partecipativa che funzionano nel mondo:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Vivere meglio con più democrazia – A.A.V.V.
    Guida alla democrazia diretta – Iri Institute
    Grazie a Dario Rinco per la segnalazione della frase di Enrico Letta e ad Angelica Polegato per la segnalazione dell’articolo del F.A.Z.
  • Commenti recenti

    • Mario ha scritto

      1

      Bell’articolo, complimenti. Effettivamente, visto con occhi(e mentalità)svizzeri, si nota il regolare interesse del più importante Paese d’Europa (la Germania) per la ricca Confederazione, la sua economia, finanza e democrazia. Al contrario l’Italia appare “etnocentrica”, in parte esterofila e in parte fastidiosamente critica nei riguardi della Svizzera… Ma in generale distante e disinteressata. Lo si nota anche adesso con lo stop completo alle trattative Rubik. Italica arroganza? Mah…

      06/17/13 8:11 PM | Comment Link

    • paolo michelotto ha scritto

      2

      Beh a chi ci governa fa comodo guardare con fastidio alla Svizzera.
      Se i cittadini italiani avessero gli strumenti di democrazia svizzera, probabilmente non avrebbero arroganti rappresentanti.
      Ma un po’ alla volta ci arriveremo anche noi.

      06/17/13 9:29 PM | Comment Link

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