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  • Il Porcellum Tridentinum – a Trento quorum al 30% firme aumentate del 125%

    10 Dicembre 2012

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta trentino, quorum

    di Paolo Michelotto

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    ripubblico qui le considerazioni dell’amico Matteo Rigotti rispetto alla votazione avvenuta nel Consiglio Comunale di Trento il 5-12-12. Hanno abbassato il quorum dei referendum comunali al 30% e aumentato le firme al 5%.

    Hanno come al solito preso in giro i cittadini facendo anche bella figura di quelli che vengono incontro alle loro istanze. Avere il 30% o il 50% è esattamente identico. Visto che la media dei votanti in un paese evoluto come la Svizzera nei referendum senza quorum è del 42% (ed è ovvio perchè si vota su un solo argomento, mentre nelle votazioni comunali ci sono magari 200 candidati ognuno che promuove se stesso e centinaia di migliaia di euro spesi per le campagne per farsi eleggere), significa che solo un 12 % di cittadini propensi per il no, aggiunti ai normali astenuti, fanno invalidare il referendum. E quindi vince il No facile, come quando c’è il 50%. Questi rappresentanti sarebbero stati meno ipocriti se avessero lasciato il 50%
    La cosa però estremamente positiva è che non pochi cittadini sono venuti a conoscenza di questa gabola. E un passo dopo l’altro essa dovrà essere tolta, perchè diventerà l’opinione maggioritaria. Proseguiamo. Il 18-19 Dicembre tocca al Consiglio Comunale di Rovereto discutere questa proposta!

    Ecco l’articolo di Matteo:

    E’ nato il “Porcellum Tridentinum”. Nella fredda notte del 5 dicembre dell’anno 2012, mentre la città di Trento sonnecchiava pensando ai mercatini di Natale, è stata approvata la delibera che rende praticamente irraggiungibile la possibilità di richiesta di referendum da parte di comuni cittadini.

    I cittadini chiedono un’apertura verso gli strumenti di partecipazione, proponendo l’eliminazione del quorum dai referendum comunali, e il Consiglio abbassa il quorum di 20 punti percentuali aumentando del 125% le firme da raccogliere.

    Questa delibera è stata definita da alcuni quotidiani locali, citando probabilmente le proverbiali parole di alcuni consiglieri, una delibera di “mediazione”. A casa nostra la mediazione tra 50% e 0 è 25% (e basta). Un quorum del 25% avrebbe dato al Comune la tanto cercata “quiete” mantenendo abbastanza garanzie (ma garanzie da cosa?…dalla partecipazione??) . No. Si è scelto di arrivare ad un quorum del 30% (inutile ripetere che è il concetto di quorum a dover essere eliminato), spacciandolo addirittura con un “venire incontro ai cittadini”, dicendo che però va bilanciato portando le firme da raccogliere per presentare richiesta di referendum al 5% degli elettori (non vi è comunque traccia di legge che vincoli il quorum al numero di sottoscrizioni da raccogliere).

    Questo “innocuo” 5% citato blandamente dai quotidiani è in realtà un +125% rispetto alla situazione attuale! Si passerebbe dalle 2000 firme di oggi (il 2,3% degli elettori, cioè più del doppio dell’1% richiesto a livello nazionale), a circa 4500 firme. Detta così potrebbe anche non fare effetto…ma sì, magari le firme erano basse prima, è giusto alzarle adesso… in realtà le 2000 firme non sono poche, abbiamo già detto che sono più del doppio di quanto si richiede a livello nazionale, inoltre questo numero di firme ha portato a 2 soli quesiti referendari comunali in 15 anni.

    C’è da dire altro. Queste 4500 firme sono da raccogliere in non più di 90 giorni.

    Facendo finta che tutti i 90 giorni siano “disponibili” e che non sia necessario tenersi le ultime 2 settimane (almeno) per le operazioni di “certificazione” delle sottoscrizioni, significherebbe dover raccogliere almeno 50 firme al giorno, ogni singolo giorno possibile (praticamente quella che è stata la nostra media giornaliera durante le raccolte per “Quorum Zero”).

    Considerato che è fisicamente impossibile essere presenti ogni giorno, raccogliendo le firme a giorni alterni bisognerebbe raccoglierne 100 al giorno. Vuol dire essere almeno 4-5 persone, volantinare e avere qualcuno che si occupa di recuperare man mano i certificati.

    Facendo 3 banchetti alla settimana, forse ipotesi più probabile per dei normali cittadini e non dei “raccoglitori di firme”, si dovrebbero raccogliere almeno 125 firme ogni volta. Ovviamente il tutto ha un costo, ad esempio le occupazioni di suolo pubblico, marche da bollo, volantini, oltre al tempo da dedicare totalmente all’attività.

    C’è altro. Durante la raccolta firme (di soli cittadini iscritti alle liste elettorali del Comune di Trento…non basta il primo che passa), sarà necessario avere al proprio fianco un consigliere comunale (sì …proprio uno di quelli che hanno votato questa delibera!). Infatti per legge le firme devono essere apposte in presenza di determinati soggetti. Potrebbe essere il Sindaco o il presidente della Regione (non scherziamo…), o anche un notaio (chiaramente non viene gratis), potrebbero essere dei “funzionari comunali” delegati dal Sindaco (ma alla nostra richiesta di avere l’elenco dei funzionari che potrebbero svolgere questa funzione è stato risposto che “non si ritiene opportuno fornire una lista del personale abilitato”), o i Consiglieri comunali (ad una nostra richiesta scritta di “aiuto istituzionale” ha risposto un consigliere su 50 e un assessore non ci ha restituito un modulo con le firme).

    Supponiamo che un gruppo di cittadini riesca nell’impresa raccogliere le 4500 firme nelle modalità sopra indicate e riuscendo in tempo a certificare tutte le firme. Ora il quesito referendario dovrebbe  diventare “patrimonio” della collettività e il Comune collaborare a informare i cittadini sull’opportunità di esprimersi in merito. Di fatto questo non accade e i cittadini dovranno tornare nuovamente in piazza per garantire almeno una minima informazione, nel silenzio delle istituzioni.

    Superato anche questo frustrante momento si arriva al giorno del referendum che magari non supera il quorum. Ma noi siamo positivi…e facciamo finta che il neo-quorum del 30% sia superato. Magari non alla grande, ma ad esempio con una partecipazione del 34%. Il referendum è valido e il comitato stappa lo spumante. Ora il Comune ha un obbligo di “esprimersi” o “pronunciarsi” entro 3 mesi. Non c’è scritto come in alcuni Comuni (non svizzeri, ma italiani) che l’esito del referendum è vincolante per il Comune, che delibera o promulga la legge entro un tempo determinato. Volendo il signor Sindaco potrebbe raccontarci che visto che non vi è stata una poi così ampia partecipazione non ritiene opportuno deliberare quanto stabilito dal risultato referendario.

    Riassumendo: scelto il quesito referendario schivando le materie non referendabili, ottenuta l’approvazione dei garanti, raccolto il numero sproporzionato di firme necessarie, superato il vincolo arbitrario stabilito dal Comune in un 30%… non è detto che tutto questo si concretizzi.

    Questo in estrema sintesi è il “venire incontro ai cittadini” del Comune di Trento.

    Questa è la stima nei confronti dei cittadini, che quando è il momento del voto vengono cercati casa per casa perché il loro voto è importante, quando invece potrebbero esprimersi magari su un inceneritore (l’incubo ricorrente del consigliere Merler) o su temi che li riguardano, non sarebbero in grado di farlo, oppure assumerebbero le sembianze di una sparuta “minoranza” che addirittura potrebbe sovvertire l’ordine costituito dai rappresentanti eletti.

    Pubblicheremo a breve il video della seduta del Consiglio comunale in modo che ognuno possa farsi un’idea personale, e i voti dati alle due proposte, cioè la delibera “Quorum Zero a Trento” e l’ordine del giorno dei capigruppo.

    Possiamo già dire che l’obiettivo propositivo di questa iniziativa è stato letteralmente annullato dalle direttive di partito, cioè il Consiglio comunale ha meramente ratificato quanto deciso dalla “conferenza dei capigruppo”, che a quanto pare è l’entità che di fatto prende le decisioni. La dignità dell’iniziativa popolare è stata lesa anche dai vari “giochini” tra partiti, come ad esempio alcuni consiglieri del Pdl che (dopo essersi dichiarati per il quorum zero e per la partecipazione popolare) hanno presentato un emendamento per portare le firme dal 5% “concordato” con il Pd al 4%, salvo poi votare favorevolmente o astenersi nei confronti della proposta popolare e poi votare favorevolmente anche per l’ordine del giorno dei capigruppo.

    Prendiamo atto di questa “negoziazione” sulla pelle dei cittadini. Molto più onorevole sarebbe stato convocare un referendum consultivo e chiedere ai cittadini se preferivano una o l’altra ipotesi… visto che tutti si sono offerti come paladini della volontà popolare.

  • Commenti recenti

    • Massimo Valentini ha scritto

      1

      Però è un passo nella giusta direzione .

      12/28/12 1:58 PM | Comment Link

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