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  • Rovereto: si discuterà di Quorum Zero in Consiglio Comunale il 18-19 dicembre 2012 – intervista con Sindaco Villa Lagarina (TN) pro Quorum Zero

    6 Dicembre 2012

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    Postato in: democrazia diretta, quorum, rovereto

    di Paolo Michelotto

    barbara lorenzi - andrea miorandi

    ieri sera 5 dicembre 2012 la serata conoscitiva sulla proposta di atto amministrativo di iniziativa popolare è stata molto interessante per vari motivi. La presenza di 9 consiglieri comunali su 40, del Sindaco Andrea Miorandi, del Presidente del Consiglio Comunale Barbara Lorenzi, di vari capigruppo del Consiglio e di cittadini interessati. All’inizio serata un’ottimo annuncio. La Conferenza dei Capigruppo ossia chi decide l’agenda di discussione del Consiglio Comunale, ha deciso di parlare della proposta di atto amministrativo di iniziativa popolare “Quorum Zero e Più Democrazia” all’interno del Consiglio Comunale il 18 e 19 dicembre 2012. (invito già da ora tutti i cittadini ad essere presenti!).

    E a fine serata hanno annunciato l’intenzione di invitare uno dei primi firmatari ad esporre l’argomento (nei tempi e modi previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale) all’interno del Consiglio all’inizio della discussione.

    Ho iniziato ad illustrare la presentazione (qui sotto ci sono tutte le slide):

    presentazione quorum zero 5-12-12

    Poi mostrato l’intervista realizzata al Sindaco Alessio Manica (PD) di Villa Lagarina (TN) unico comune del trentino ad avere quorum zero.

    Poi è seguita la discussione con intervento finale del Sindaco Andrea Miorandi, che si detto non contrario alla abolizione del quorum.

    Prossimo appuntamento il 18 e 19 dicembre 2012 in Consiglio Comunale a Rovereto.

    Qui a seguire il testo scritto dell’intervento che mi era preparato per la serata:

    Quorum, cos’è e perché va abolito

    di Paolo Michelotto

    Cos’è il quorum?

    Quorum è una parola latina che significa “dei quali”. Essa indica il numero di partecipanti necessario perché una votazione sia considerata legalmente valida.

    A cosa si applica il quorum?

    Noi italiani siamo abituati ad abbinare il quorum ai referendum, ma non è necessariamente così.

    In Serbia ad esempio, esso esiste anche per le elezioni del presidente della Repubblica. Boris Tadic, fu eletto nel giugno 2004 dopo ben due elezioni presidenziali invalidate per mancato raggiungimento del quorum: nell’ottobre 2002 (in cui l’affluenza fu del 45,5%) e nel dicembre 2002 (in cui l’affluenza fu del 45,1%).

    Un altro esempio è la Macedonia che prevede per le elezioni presidenziali un quorum del 40%. Questa soglia, nelle elezioni presidenziali del 2009, fu superata di pochissimo: l’attuale presidente Gjorge Ivanov, fu eletto con un’affluenza del 42,6%.

    Quanto è il quorum?

    Visto che il referendum abrogativo italiano richiede il quorum del 50%, per nostra esperienza diretta, siamo portati a pensare che questo sia il valore del quorum. Invece esso può variare dallo 0% al 50%.

    Quorum a livello nazionale

    Nei referendum abrogativi il quorum è fissato dalla Costituzione nell’art. 75 ed è pari al 50% degli aventi diritto al voto.

    Nei referendum confermativi, che riguardano le modifiche costituzionali effettuate dal parlamento, la Costituzione pone il quorum a zero.

    Quindi qualunque sia l’affluenza, i referendum confermativi delle modifiche costituzionali non sono mai invalidati.

    Riassumendo, i valori del quorum nei referendum nazionali è rispettivamente del 50% e dello 0%.

    Quorum a livello regionale

    I referendum regionali hanno un quorum del 50% degli aventi diritto al voto, quasi ovunque.

    Uniche eccezioni sono la Valle D’Aosta dove è del 45%,

    la Sardegna dove è pari a un terzo degli aventi diritto al voto (33,3%)

    e, infine, la regione Toscana dove la percentuale è variabile in quanto fissata al 50% del numero dei votanti dell’ultima elezione regionale.

    Nel 2010, ad esempio, alle elezioni regionali toscane l’affluenza è stata del 60,7 %. Questo significa che fino al 2015 il referendum regionale toscano ha un quorum del 30,4%.

    Quindi a livello regionale il quorum varia dal 50%, al 45%, al 33,3%, per finire al 30,4%.

    Quorum a livello provinciale

    Quasi tutte le province stabiliscono un quorum pari al 50% degli aventi diritto al voto, con l’eccezione della Provincia di Bolzano che fissa il quorum al 40%. Quindi a livello provinciale la variabilità è più limitata, dal 50% al 40%.

    Quorum a livello comunale

    Pochi comuni in Italia hanno i referendum propositivi e abrogativi; una numerosa eccezione è rappresentata da quelli appartenenti alle regioni a statuto speciale. Quasi tutti gli altri hanno invece solo il referendum consultivo, che è molto debole perché l’esito non comporta nessun obbligo per chi amministra. Questa è la ragione per cui non si richiede il quorum che, di fatto, rappresenta un ostacolo al raggiungimento

    dell’obiettivo referendario. La debolezza del referendum consultivo si è mostrata ad esempio a Vicenza, comune che non prevede quorum nel referendum consultivo. Nel 2006 fu effettuato un referendum consultivo per tentare di introdurre il referendum propositivo e abrogativo con quorum del 10%. Andò a votare il 13,26% degli aventi diritto; il referendum non fu invalidato, non esistendo il quorum, ma il quesito non fu neppure preso in considerazione dal Consiglio Comunale rendendo vano tutto il lavoro del comitato referendario, il voto dei 10.600 cittadini e la notevole spesa sostenuta dai contribuenti per la consultazione.

    Il comune di Ferrara e quello di Bressanone hanno stabilito un quorum pari al 40%. Poi ci sono 12 comuni all’avanguardia in Italia, perché hanno gli strumenti dei referendum propositivi e abrogativi con quorum molto basso (15%) oppure zero. Undici di essi si trovano nella provincia di Bolzano e uno nella provincia di Trento.

    Il primo comune a togliere il quorum è stato Voeran – Verano (BZ) già nel 2005. A seguire Wengen – La Valle (BZ) e St.Ulrich – Ortisei (BZ) e Voels – Fiè (BZ) che nel 2006 hanno tolto il quorum. Poi Kurtatsch – Cortaccia (BZ) che nel 2009 ha abbassato il quorum al 15%. Villa Lagarina (TN) nel 2009 ha eliminato il quorum e Innichen – San Candido (BZ) che nel 2010 ha abbassato il quorum al 15%.

    Ad essi si sono aggiunti dopo il 2010 Lana (BZ) (quorum 0%), Vahrn – Varna (BZ) (quorum 0%), Toblach – Dobbiaco (BZ) (quorum 0%), Terent – Terento (BZ) (quorum 0%). Ed infine Algund – Lagundo (BZ) (quorum 0%) con votazione unanime del Consiglio Comunale del 12 ottobre 2012.

    Riassumendo, i comuni in Italia hanno referendum con quorum che varia dal 50% allo 0%. C’è una eccezione, che è così bizzarra, antidemocratica ed esagerata, da meritare di essere citata: il comune di Sover (TN) con 900 abitanti, ha il quorum del 70%.

    Dove esiste il quorum?

    Per quanto possa apparire strano a noi italiani, la presenza del quorum non è così diffusa: in Europa ad esempio a livello nazionale, esiste un quorum del 50% in Slovenia, Ungheria, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia e quasi tutte le repubbliche dell’ex blocco comunista e dell’ex-Yugoslavia. Esiste inoltre il quorum del 40% in Danimarca.

    Dove NON esiste il quorum?

    I referendum non prevedono il quorum in paesi con lunga storia democratica: Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda, Spagna, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Austria, oltre che ovviamente nella patria dei referendum, la Svizzera (dove è richiesta la maggioranza dei votanti e dei cantoni) e il Lichtenstein.

    Negli USA non esiste il referendum a livello federale, ma i 27 stati USA che lo prevedono, hanno quorum zero. Anche in Nuova Zelanda, altra nazione che ricorre

    frequentemente alla consultazione referendaria, non è previsto quorum, lo stesso accade in Australia dove è richiesta la maggioranza dei votanti e degli stati.

    Alcune ragioni per togliere il quorum.

    I sostenitori del NO vincono facilmente

    Un referendum che prevede il quorum, dal punto di vista pratico, ai sostenitori del NO offre due strade: fare una campagna a favore del NO che però richiede soldi, tempo, energie, oppure invitare i cittadini all’astensione, boicottando il referendum senza doversi impegnare in alcuna campagna.

    Questa seconda strategia è preferita perché oltre a far risparmiare fatica e mezzi, fa vincere più facilmente. Dal punto di vista pratico si ottiene lo stesso risultato sia che un referendum venga invalidato per mancato raggiungimento del quorum, sia che vinca il NO a quorum raggiunto.

    Equiparare gli astenuti a coloro che votano per il NO non è corretto. Chi si astiene da un voto referendario può avere mille ragione personali: essere lontano da casa, non interessato, deluso dalla politica, ammalato, aver cose più importanti da fare, essere indeciso, avere poca conoscenza dell’argomento.

    Nelle elezioni per la nomina degli amministratori, gli astenuti non contano: vince chi ottiene più preferenze. Nei referendum con quorum è come se si giocasse una schedina di totocalcio con 1X2, dove una parte, i SI, vincono se esce 1, mentre l’altra parte, i NO, vincono se esce X o 2. È un gioco sbilanciato in favore del NO e quindi non soddisfa il requisito di uguaglianza tra le parti che sta alla base della democrazia.

    I sostenitori del SI partono già svantaggiati

    I referendum vengono proposti dai cittadini quando l’amministrazione non ascolta le loro richieste. Quindi “i sostenitori del SI” rappresentano quasi sempre i cittadini mentre “i sostenitori del NO” le amministrazioni, che rispetto ai cittadini hanno maggiori possibilità in termini di soldi, tempo, interessi, capacità ed attenzioni mediatiche. L’imposizione del quorum regala ai sostenitori del NO un ulteriore e ingiusto vantaggio grazie alla facile possibilità di boicottare il referendum attraverso l’invito all’astensione.

    Bastone tra le ruote della democrazia

    Dietro l’apparenza di una regola che sembra preservare il senso della democrazia, con il quorum in realtà viene messo un bastone tra le ruote all’unico strumento con cui i cittadini possono intervenire nella gestione del potere.

    Il quorum è il metodo con cui chi ha il potere cerca il più possibile di tutelarsi dal controllo dei cittadini, salvando le apparenze democratiche. Infatti viene dato lo strumento del referendum in mano ai cittadini, ma poi viene molto limitato nel suo potere effettivo con l’introduzione del quorum che fa sì che venga sempre, o quasi sempre, invalidato.

    Meno dibattito e meno informazione

    Finché ci sarà il quorum nei referendum, la campagna elettorale sarà svolta solo dai promotori del SI che si focalizzeranno solo sullo spingere i cittadini a partecipare al voto per superare il quorum.

    Dove non c’è il quorum, entrambe le campagne per il NO e per il SI possono invece concentrarsi solo sulle loro argomentazioni pro e contro, aumentando la conoscenza dell’argomento nei cittadini e il loro impegno civico.

    Premio a chi non partecipa

    Il quorum premia chi invita all’astensione e chi accetta il boicottaggio rimanendo a casa, cioè chi non vuole impegnarsi direttamente o preferisce scorciatoie scorrette pur di far vincere la sua posizione. Chi si informa e chi va a votare, viene punito. Ciò crea una sempre maggiore delusione e distacco dei cittadini dalla politica attiva.

    Non c’è più il segreto del voto

    Negli ultimi anni, a causa degli inviti al boicottaggio attraverso l’astensione, chi va a votare mostra indirettamente la sua intenzione di esprimersi a favore del referendum. Infatti i referendum che vengono invalidati per mancato raggiungimento del quorum di solito hanno percentuali di SI vicine al 90%, perché in questi casi chi è contrario resta a casa. Quindi chiunque veda una persona che si reca alle urne ha una probabilità vicina al 90% di indovinare la sua preferenza (SI). La segretezza del voto, garantita dalla Costituzione, non è più, nei fatti reali, rispettata.

    Allontanamento delle persone dal voto

    Una dimostrazione che il quorum ammazza i referendum mentre l’assenza del quorum li rende partecipati si ha anche in Italia. La motivazione è ovvia. Quando non c’è il quorum le parti lottano con tutte le energie per assicurarsi il voto perché sanno che indipendentemente dall’affluenza, il risultato sarà comunque valido. Quindi tutte le parti fanno informazione in TV, nelle radio, con i volantini, l’invio di lettere, organizzazione di convegni, assemblee e manifestazioni. La gente così informata, discute dell’argomento e di conseguenza va a votare.

    In Italia non è previsto il quorum nel referendum confermativo relativo alle leggi costituzionali. È interessante notare che negli ultimi referendum nazionali senza quorum, l’affluenza al voto è stata maggiore di quelli con il quorum: ad esempio il referendum confermativo (senza quorum) del 25-26 giugno 2006 ha visto un’affluenza del 52,3%, mentre il referendum abrogativo del 21 giugno 2009 (con quorum) ha visto un’affluenza del 23,3%.

    Era dal referendum nazionale del 11 giugno 1995 che non si superava un’affluenza del 50%, infatti la media delle ultime 5 tornate di voto referendario con quorum dal 1997 al 2005 era stata del 32,78%.

    Un importante esempio ci arriva dalla regione (laender) della Germania del Baden – Wuerttemberg. Essa prevede i referendum municipali fin dal 1956 (negli altri laender ciò fu introdotto negli anni ‘90), ma con molte restrizioni; una delle più gravose è quella che prevede che almeno il 30% degli elettori abbiano votato SI al quesito referendario, pena il suo invalidamento. L’effetto distorsivo di questo quorum si vede chiaramente in 3 votazioni sul medesimo argomento effettuate in 3 città vicine.

    A. Nel 1986 fu proposto a Reutlingen un referendum contro una decisione della giunta al governo composta solo dalla CDU che aveva deciso la costruzione di un rifugio antiaereo. Il consiglio comunale e la CDU boicottarono il referendum non partecipando a nessun dibattito con sistematicità. L’ultima settimana prima del voto, improvvisamente, la CDU ruppe il silenzio con una pubblicità e un fascicolo allegato al giornale locale firmato tra gli altri anche dal sindaco. Esso diceva: “…le persone professionali e intelligenti, devono agire sensibilmente, non emozionalmente, con un comportamento elettorale intelligente. Così puoi stare a casa la prossima domenica; in fondo ti viene solo richiesto di votare contro la costruzione di un rifugio. Anche se non voti, esprimerai la tua approvazione della decisione presa dal consiglio comunale. Hai sempre dato la tua fiducia alla CDU per molti anni alle elezioni. Puoi darci fiducia su questa questione.” Il risultato fu che 16.784 su 69.932 elettori si recarono alle urne: il 24%. Di questi solo 2126 votarono a favore del rifugio e 14.658 contro. Il quorum del 30% a favore non fu raggiunto e il referendum venne invalidato.

    B. A Nurtingen, una città vicina a Reutlingen, ci fu un referendum simile. Questa volta la CDU locale scelse di non boicottare: il risultato fu un’affluenza del 57% di cui il 90% votò contro il rifugio e il referendum ebbe successo.

    C. In una terza città, Schramberg, ci fu un referendum simile. Anche questa volta la CDU scelse la via del boicottaggio. In questa occasione il comitato organizzatore venne a conoscenza per tempo del progetto della CDU e quindi riuscì a controbattere. Il giornale locale pubblicò critiche all’idea del boicottaggio. I risultati furono affluenza del 49,25% di cui l’88,5% votò contro il rifugio e quindi il quorum del 30% di voti a favore del referendum fu raggiunto e il referendum ebbe successo.

    Se il quorum valesse anche nelle elezioni, molte sarebbero state invalidate

    Se fosse previsto il quorum anche per le elezioni dei rappresentanti, nel 1996 Bill Clinton non sarebbe stato eletto presidente degli USA. Infatti quell’anno la percentuale dei votanti fu del 49,08% dei cittadini USA registrati al voto.

    In Italia, nel voto elettorale comunale, provinciale, regionale, nazionale, europeo non è previsto il quorum. Solo chi vota decide.

    Alcuni esempi di affluenze elettorali in Italia e nel mondo: – elezioni provinciali 15-16 giugno 2008 Palermo 41,17%; – elezioni provinciali 15-16 giugno 2008 Caltanissetta 49,79%; – elezioni parlamentari americane del 2002 46%; – elezioni legislative Messico 2003 affluenza 41,68%; – elezioni parlamentari Svizzera 2003 affluenza 45,44%; – in molte città americane i sindaci vengono eletti con percentuali a 1 sola cifra, come ad esempio del 5 % a Dallas o del 6% a Charlotte.

    La Costituzione permette referendum locali senza quorum

    Alcuni pensano che essendo previsto il quorum del 50% a livello nazionale per i referendum abrogativi, ciò sia un obbligo anche a livello locale. Invece, con sentenza del 2-12-2004 n.372 la Corte di cassazione ha stabilito che l’art.75 della Costituzione che prevede il quorum a livello nazionale non comporta l’obbligo del quorum per i referendum previsti negli statuti degli enti locali: quindi, a livello locale, l’applicazione del quorum, decisa dai rappresentanti locali, è una pura scelta politica. Tanto è vero che i comuni di Ferrara e Bressanone e la provincia di Bolzano hanno il quorum al 40%, 10 comuni italiani, già citati non hanno il quorum e la Regione Toscana ha il quorum fissato al 50% dell’affluenza elettorale nelle ultime elezioni regionali (attualmente circa il 30,4%).

    I cittadini non vogliono il quorum

    Quando sono i cittadini a chiedere l’introduzione degli strumenti referendari come in Svizzera nei primi anni del 1800 e in California e negli stati a ovest degli USA nei primi anni del 1900, il quorum non viene mai introdotto. Viceversa quando gli strumenti referendari sono introdotti dagli amministratori eletti, essi si premurano sempre di inserire il quorum come tutela al loro potere. Come in Italia.

    L’ultimo esempio si è avuto in Baviera nel 1995 dove i cittadini riuscirono con un referendum a togliere il quorum a livello locale. Per 3 anni poterono indire referendum senza quorum, ma nel 1998 la Corte costituzionale bavarese, di nomina politica (si stima che l’80% dei giudici fosse simpatizzante o legato al partito che in Baviera aveva la maggioranza assoluta nel parlamento), reintrodusse il quorum, anche se in misura molto ridotta, dal 15% al 25% a seconda delle dimensioni delle città.

    Rovesciamo la questione.

    Se è giusto mettere il quorum nei referendum allora è giusto metterlo anche nelle elezioni. Chi sostiene il quorum nei referendum, per onestà intellettuale dovrebbe sostenere con le stesse identiche motivazioni, che tutte le votazioni debbano avere il quorum. Ma cosa succederebbe in questo caso?

    Nel referendum si vota SI oppure NO ad una proposta e se non si supera il quorum rimane lo STATUS QUO ossia la legge o l’atto amministrativo che c’era, rimane inalterato.

    Similmente, nella elezione dei Sindaci si dovrebbe votare il candidato BIANCO oppure VIOLA e se non si supera il quorum, dovrebbe rimanere lo STATUS QUO ossia il sindaco uscente.

    Facciamo un esempio concreto per capire meglio:

    Referendum Più Democrazia Rovereto dell’11 ottobre 2009

    Uno dei quesiti chiedeva di togliere il quorum dai referendum comunali.

    Votarono 4512 cittadini ossia il 15,01 % degli aventi diritto al voto (30.056) e il referendum fu invalidato perché non raggiunse il 50%.

    I SI furono 3690 ossia l’82,85% e i NO, 764 ossia il 17,15%

    Lo status quo rimase, ossia il quorum del 50% sui referendum comunali.

    Elezioni amministrative di Rovereto secondo turno 30 maggio 2010

    La scelta era tra il candidato Andrea Miorandi e il Sindaco uscente Guglielmo Valduga.

    Votarono 15621 cittadini, ossia il 53,90 % degli aventi diritto (28.980).

    Prevalse Andrea Miorandi con 7742 voti ossia il 50,88% dei votanti rispetto a Guglielmo Valduga che raccolse 7475 ossia il 49,12% dei votanti. E divenne Sindaco Andrea Miorandi.

    Cosa sarebbe successo se ci fosse stato il quorum del 50% nelle elezioni amministrative?

    Facile prevedere che il Sindaco uscente, Valduga, sapendo che se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe rimasto lo status quo, ossia lui sarebbe rimasto Sindaco, avrebbe chiesto ai suoi sostenitori di non andare a votare.

    Quindi sarebbero andati a votare solo i sostenitori di Andrea Miorandi e neppure tutti, perché molti pensando che comunque le elezioni non avrebbero superato il quorum e sarebbero state invalidate non si sarebbero neppure recati ai seggi, come succede abitualmente ai referendum. Ma supponendo che tutti fossero comunque andati, si sarebbe verificata la situazione di Andrea Miorandi con voti 7742 ossia il 26,71% sul totale degli aventi diritto di 28980, le elezioni sarebbero state invalidate e sarebbe rimasto lo status quo, ossia il sindaco uscente Guglielmo Valduga sarebbe rimasto al suo posto.

    Lo avreste trovato giusto? Sommare gli astenuti al candidato dello status quo per vincere facile? Eppure questo è quello che succede regolarmente ad ogni referendum.

    Alcune domande ricorrenti:

    Meglio quorum zero o quorum abbassato (ad esempio al 30% o al 50% dell’ultima affluenza alle amministrative)?

    Qualcuno dice che forse si potrebbe fare un primo passo, abbassando il quorum al 30% o al 50% dell’affluenza alle amministrative.

    Ma il quorum è comunque dannoso per la democrazia e ce lo mostra l’esperienza della Baviera. I comuni con il quorum al 20% hanno il 40% dei referendum invalidati. Ossia quasi 1 referendum su 2 viene invalidato anche con il quorum al 20%.

    E la spiegazione è facile. I referendum attirano in tutto il mondo una affluenza di votanti inferiore a quella delle elezioni dei rappresentanti. Infatti si vota su un solo tema su cui ha fatto campagna uno sparuto gruppo di cittadini, mentre nelle elezioni si votano centinaia di candidati ognuno dei quali spende capitali, tempo ed energie per farsi eleggere.

    Basta che in presenza del quorum del 20% lo schieramento del NO faccia appello all’astensione per avere una forte probabilità di vincere facile, facendo invalidare il risultato. 4 volte su 10 questo giochetto funziona in Baviera agli schieramenti del NO. E vincono facile risparmiando tempo, energie e i soldi della campagna del NO. Semplicemente dicono ai loro sostenitori “State a casa!”.
    Dal 1995 i cittadini bavaresi con referendum regionale hanno deciso che tutte le città devono avere i referendum senza quorum. Dal 1999, per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale Bavarese di nomina politica e in cui è stato calcolato che l’80% dei giudici è collegato al partito Democrazia Cristiana Bavarese dal 1946 al governo, è stato introdotto il quorum, il cui valore dipende dalla grandezza della città:
    - fino a 50.000 abitanti il quorum è del 20%;
    - dai 50.001 ai 100.000 abitanti, il quorum è del 15%;
    - sopra i 100.001 abitanti, il quorum è del 10%.
    Il risultato è che il 15,9% dei referendum bavaresi viene annullato per mancato raggiungimento del quorum.
    Se si guardano i risultati in base
    alla grandezza della città, si vede che nelle città piccole fino a 5000 abitanti, i referendum che non raggiungono il quorum (20%) sono solo il 5,5%. Nelle città da 10.000 a 50.000 abitanti (quorum 20%) invece, il 40,5% dei referendum vengono invalidati. Nelle città da 50.000 a 100.000 abitanti la percentuale scende al 23,5% e nelle città sopra i 100.000 abitanti la percentuale scende ancora al 20%.
    Quindi la situazione è particolarmente pesante nelle città medie piccole (10.000 – 50.000 abitanti),
    dove il 40,5 % dei referendum vengono invalidati.

    Se ci fosse quorum zero, quattro amici al bar fanno partire una iniziativa al giorno.

    Chi dice questo non ha mai effettuato il percorso lungo e faticoso che porta al voto referendario. La parte facile è pensare il quesito, ma poi occorre raccogliere le firme autenticate di supporto al quesito che in Italia vanno dal 2% al 10% che è una cosa che impiega moltissime energie, tempo, finanze. Poi esse devono essere verificate dall’ufficio elettorale e non sempre ciò avviene. Se non avvien occorre ripetere la raccolta firme, bisogna poi superare la valutazione del comitato dei Garanti che essendo di nomina del Consiglio Comunale spesso non è per niente benevolo nei confronti dei cittadini. Infine se tutto va bene, bisogna organizzare la campagna informativa e ciò richiede altro tempo, energie, denaro e costanza. Tutto il percorso impiega 1-2 anni. Quindi non è sicuramente una strada percorsa da molti.

    A dimostrazione di quanto sia difficile e impegnativo, nei 12 comuni del Trentino Alto Adige che dal 2005 al 2012 hanno tolto o fortemente ridotto il quorum, in nessuno si è effettuato un referendum.

    Incompetenza dei cittadini.

    Viene spesso affermato che i cittadini non hanno la competenza per valutare e poi votare al meglio le singole questioni. In realtà questo argomento è stato usato più volte nella storia per opporsi al voto universale, al voto delle donne, al voto delle persone nere in Sud Africa…

    Nel 1893 il politico cattolico belga De Noef si opponeva al diritto di voto universale dicendo: “Quelli che domandano il diritto al voto devono, naturalmente, anche dimostrare di essere competenti ad esercitare la funzione che essi richiedono. Le persone sfortunate che sono state incapaci di acquisire una educazione elementare, che sono stati incapaci di sollevare se stessi al di sopra delle più primitive condizioni di vita, devono avere nonostante questo, il diritto di decidere cose per altre persone e votare sulle questioni più complesse del paese? In realtà il diritto al voto universale conduce al governo dei più furbi, perché quelli che sono incapaci di discriminare saranno completamente dipendenti dagli operatori più smaliziati.” Dopo che il voto universale maschile fu introdotto, nulla di ciò che De Noef prevedeva si verificò. Nel 1919 il deputato socialista Hubin, a proposito dell’estensione del voto alle donne, diceva: “Il diritto al voto è un’arma pericolosa. Niente è più di valore che quest’arma per una classe organizzata ed educata, che sia consapevole dei propri diritti e responsabilità. Ma volete dare questo diritto alle donne che non sono preparate per farne uso?”.

    Anche questa volta non accadde nulla di quanto immaginato. Lo stesso si applica per la democrazia diretta. La pratica della Svizzera dove da 140 anni i cittadini possono votare su tutto, mostra che l’argomento dell’incompetenza dei cittadini non ha validità. La Svizzera dopo 140 anni di democrazia diretta è uno dei paesi meglio governati d’Europa, con un governo molto piccolo, servizi pubblici efficienti ed una economia fiorente.

    Del resto i cittadini si confrontano ogni giorno con questioni e problemi complessi: dalla scuola al lavoro, dalla salute allo sport, dalle tasse alla previdenza. Nel prendere le loro decisioni, i cittadini utilizzano le “scorciatoie informative”, ossia si avvalgono dell’opinione delle loro conoscenze e delle “autorità naturali” in cui hanno fiducia. Che possono essere partiti politici, organizzazioni sociali, opinioni dei media, pareri degli esperti.

    In Svizzera le opinioni dei partiti, dei sindacati, delle chiese, delle associazioni professionali e dei gruppi di pressione, vengono riportati negli opuscoli informativi dei referendum.

    Anche i membri dei parlamenti fanno uso delle scorciatoie informative. Anche se fanno i parlamentari a tempo pieno, devono decidere su così tante questioni che non riescono a studiarsi tutta la documentazione disponibile per proprio conto. E quindi si avvalgono dell’opinione dei loro collaboratori o delle raccomandazioni del loro partito. Un sondaggio ha per esempio rivelato che i parlamentari dei Paesi Bassi leggono solo 1⁄4 dei memorandum riguardanti le leggi che devono poi votare. E quindi si affidano alle “scorciatoie”. Il ricercatore Lupia, ha dimostrato nel 1994 che l’uso delle “scorciatoie informative” da parte dei cittadini nei referendum, non ha praticamente nessun effetto nella decisione finale. Nella sua analisi di una grande quantità di iniziative dal 1990 in California, scoprì che c’era solo il 3% di differenza di voto tra cittadini molto informati e cittadini che basavano le loro scelte sulle “scorciatoie”. Ma l’argomento della competenza non è solo contro la democrazia diretta, ma contro la democrazia in generale. Infatti se i cittadini non sono competenti per decidere su argomenti specifici, allora tanto meno sono competenti nell’elezione di persone che prendano decisioni su una pluralità di argomenti. Infatti per eleggere una persona, il cittadino non solo deve avere la competenza per distinguere tra buone e cattive decisioni, ma deve anche essere in grado di giudicare l’affidabilità e l’integrità morale ed intellettuale dei candidati ed essere in grado di valutare l’agenda politica reale e non di facciata del partito di cui essi fanno parte. Tutto questo per capire le azioni del futuro del candidato a cui danno il voto.

    E’ molto meno complesso votare su un singolo argomento.

    L’obiezione dell’incompetenza nasconde spesso l’assunzione che gli eletti siano davvero competenti e che abbiano a cuore l’interesse pubblico. Ciò non è affatto dimostrato e ogni cittadino conosce esempi di amministratori sciocchi, di corte vedute o che tutelano i propri interessi o quelli di chi li finanzia. Infine la competenza o “conoscenza sociale” non è un dato statico immutabile. È dimostrato che essa aumenta grazie alla partecipazione ai referendum. Benz e Stutzer nel 2004 compararono le competenze dei cittadini nei paesi europei dove l’integrazione europea fu posta a referendum (Danimarca, Irlanda, Francia, Austria, Svezia, Finlandia e Norvegia) rispetto a quelle dei cittadini degli 8 paesi che non

    fecero un referendum su questo tema. I due studiosi fecero 10 domande generali sulla

    UE ai cittadini di tutti i paesi. Quelli dove si tenne un referendum rispondevano con maggiore competenza di quelli dove non si tenne nessun referendum. La differenza era così grande da essere pari a quella tra cittadini con reddito medio e cittadini con reddito basso.

    Partecipazione maggiore senza quorum

    Il quorum allontana la partecipazione alla vita democratica dei cittadini.

    E questo è dimostrato dall’affluenza al voto ai referendum nazionali che richiedono quorum zero e quelli abrogativi che richiedono quorum 50%.

    Ecco la lista:

    Data Titolo Affluenza
    12/13-05-1974 Divorzio 87,7%
    11/12-06-1978 Ordine pubblico 81,2%
    Finanziamento pubblico dei partiti 81,2%
    17/18-05-1981 Ordine pubblico 79,4%
    Ergastolo 79,4%
    Porto d’armi 79,4%
    Interruzione gravidanza (Proposta radicale) 79,4%
    Interruzione gravidanza (Proposta Movimento per la vita) 79,4%
    9/10-06-1985 Indennità di contingenza 77,9%
    8/9-11-1987 Responsabilità civile del giudice 65,1%
    Commissione inquirente 65,1%
    Localizzazione centrali nucleari 65,1%
    Contributi enti locali 65,1%
    Divieto partecipazione dell’ENEL a impianti nucleari all’estero 65,1%
    3/4-06-1990 Disciplina della caccia 43,4%
    Accesso dei cacciatori a fondi privati 42,9%
    Uso dei pesticidi 43,1%
    9/10-06-1991 Riduzione preferenze Camera dei Deputati 62,5%
    18/19-04-1993 Competenze USL 76,8%
    Stupefacenti e sostanze psicotrope 77,0%
    Finanziamento pubblico dei partiti 77,0%
    Casse Risparmio e Monti Pietà 76,9%
    Ministero delle partecipazioni statali 76,9%
    Elezione Senato della Repubblica 77,0%
    Ministero Agricoltura e Foreste 76,9%
    Ministero turismo e spettacolo 76,9%
    11/06-1995 Rappresentanze sindacali (richiesta massimale) 57,2%
    Rappresentanze sindacali (richiesta minimale) 57,2%
    Contrattazione pubblico impiego 57,4%
    Soggiorno cautelare 57,2%
    Privatizzazione RAI 57,4%
    Autorizzazione al commercio 57,2%
    Trattenute contributi sindacali 57,3%
    Legge elettorale comuni 57,4%
    Orari esercizi commerciali 57,3%
    Concessioni televisive nazionali 58,1%
    Interruzioni pubblicitarie 58,1%
    Raccolta pubblicità radiotelevisiva 58,1%
    15-06-1997 Privatizzazione 30,2%
    Obiezione di coscienza 30,3%
    Caccia 30,2%
    Carriere dei magistrati 30,2%
    Ordine dei giornalisti 30,0%
    Incarichi extragiudiziari dei magistrati 30,2%
    Ministero per le politiche agricole 30,1%
    18-04-1999 Elezione della Camera dei deputati: abolizione del voto di lista per l’attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi 49,6%
    21-05-2000 Rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie. Abrogazione 32,2%
    Elezione della Camera dei deputati: abolizione del voto di lista per l’attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi 32,4%
    Elezione del Consiglio superiore della magistratura: Abrogazione dell’attuale sistema elettorale dei componenti magistrati con metodo proporzionale per liste contrapposte 31,9%
    Ordinamento giudiziario: separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti 32,0%
    Incarichi extragiudiziari dei magistrati: Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie 32,0%
    Licenziamenti: Abrogazione delle norme sulla reintegrazione del posto di lavoro 32,5%
    Trattenute associative e sindacali tramite gli enti previdenziali. Abolizione 32,2%
    15-06-2003 Reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati: abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori 25,5%
    Servitù coattiva di elettrodotto. Abrogazione 25,6%
    12/13-06-2005 Procreazione medicalmente assistita – limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni. Abrogazione parziale 25,4%
    Procreazione medicalmente assistita – norme sui limiti all’accesso. Abrogazione parziale 25,5%
    Procreazione medicalmente assistita – norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all’accesso. Abrogazione parziale 25,5%
    Procreazione medicalmente assistita – divieto di fecondazione eterologa. Abrogazione parziale 25,5%
    21/22-06-2009 Elezione della Camera dei deputati – Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste 23,31%
    Elezione del Senato della Repubblica – Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste 23,31%
    Elezione della Camera dei deputati – Abrogazione della possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione 23,84%
    12/13-06-2011 Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione 54,81%
    Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma 54,82%
    Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare 54,79%
    Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale 54,78%

    Elenco delle consultazioni referendarie con quorum zero

    Data Referendum Affluenza
    2-06-1946 Referendum sulla forma istituzionale dello Stato 89,1%
    18-06-1989 Referendum consultivo. Conferimento del mandato costituente al Parlamenato Europeo 80,7%
    07-10-2001 Referendum costituzionale. Modifica al titolo V della parte seconda della Costituzione 34,1%
    25/26-06-2006 Referendum costituzionale. Approvazione legge di modifica alla parte seconda della Costituzione 53,6%

    Referendum con quorum affluenza media: 54,54%

    Referendum senza quorum affluenza media: 64,37 %

    L’assenza di quorum comporta un’affluenza elettorale maggiore di quasi il 10%.

    Senso civico, democrazia e nimby

    Nimby è un acronimo ricavato dalle iniziali delle parole inglesi “Not In My BackYard”, che significa: non nel mio cortile.

    E’ un termine usato per indicare il fenomeno che riguarda le comunità che non accettano che una determinata struttura sorga nel loro territorio. Una struttura che tutti considerano necessaria, come aeroporti, centri di accoglienza per stranieri, depositi di scorie nucleari, ma che non vogliono vicino alla loro casa.

    Di solito queste decisioni sono imposte dall’alto dal governo, spesso accompagnate da compensazioni economiche.

    In Svizzera si verificò un caso interessante, perché le comunità hanno diritto di veto tramite referendum o nell’assemblea pubblica. Nel 1993 venne chiesto agli abitanti di 4 villaggi cosa ne pensassero del fatto che potesse essere costruito un deposito di scorie nucleari nelle loro prossimità. Questo sito era stato scelto dal Servizio Geologico Svizzero come quello più adatto. Le risposte date sarebbero state molto importanti poiché si era molto vicini alla decisione finale.

    Il risultato del sondaggio fu che il 50,8% dei cittadini era favorevole e il 44,9% contro.

    Un fatto interessante fu che quando venne offerta una compensazione economica annuale variabile dai 1500 ai 4500 euro, il consenso crollò dal 50,8% al 24,6%. Meno della metà. La percentuale rimase la stessa anche quando fu offerta una ricompensa più alta.

    L’indagine mostrò che la correttezza e la trasparenza nelle procedure di decisione giocarono un ruolo fondamentale nella percezione dei cittadini.

    L’offerta di compensazione economica cambiò il modo con cui essi vedevano la scelta.

    L’appello non era più al loro senso civico e il messaggio implicito diventava che erano stati persuasi per un calcolo economico personale. La gente sentiva la sensazione di essere stata imbrogliata.

    Costo dei continui referendum

    Un referendum in una piccola città (ad esempio Rovereto) costa come 4 mesi di stipendio del suo Sindaco. Le città Svizzere con migliore democrazia diretta hanno

    1. pil procapite più alto 5%

    2. gestione rifiuti 10% più economica

    3. tasse più basse 20%

    4. debito più basso 30%

    Ma poi i cittadini si abbasserebbero le tasse e aumenterebbero le spese

    La Svizzera, dove in un buon numero di cantoni esiste l’obbligo di referendum finanziario sopra un certo valore di spesa (in media 2,5 milioni di franchi) è un buon esempio del fatto che i cittadini hanno in media un’attitudine verso il risparmio della spesa e non verso l’aumento. Feld e Matsusaka, paragonando i cantoni dove esiste referendum finanziario obbligatorio e quelli senza questo strumento, per il periodo dal 1980 al 1998, hanno determinato che i primi hanno una spesa pubblica il 19% inferiore dei secondi, fatti pari tutti gli altri fattori.

    Matsusaka studiò lo stesso fenomeno negli stati americani. Scoprì che in media gli stati con l’iniziativa spendono il 4% in meno di quelli senza. Addirittura gli stati dove le condizioni per effettuare le iniziative sono più facili (più basso il numero di firme) spendono il 7% in meno degli stati senza iniziativa.

    Quindi non è vero che i cittadini aumenterebbero le spese se potessero deciderlo con referendum. L’evidenza sperimentale mostra l’esatto contrario. Dove i cittadini possono intervenire direttamente sulle spese pubbliche tramite referendum come in alcuni cantoni della Svizzera e in alcuni stati degli USA da più di un secolo, la spesa pubblica è inferiore rispettivamente del 19% e del 7% rispetto a dove le amministrazioni vengono gestite in esclusiva dall’élite politica.

    Quello che accade in realtà è che quando i cittadini possono decidere direttamente diminuiscono le spese e anche le tasse. Tuttavia le prime diminuiscono più delle seconde e quindi il bilancio pubblico è positivo.

    E questo è stato dimostrato da Feld e Kirchgaessner nel 1999 studiando i bilanci delle 131 più grandi città svizzere. Le città con referendum obbligatorio sul bilancio avevano i minori deficit di bilancio.

    Kiewit e Szakaly nel 1996 avevano raggiunto le stesse conclusioni per gli USA.

    Inoltre non è vero che per definizione i cittadini votano sempre per ridurre le tasse nelle iniziative che lo permettono.

    Per esempio Piper nel 2001 esaminò tutte le iniziative riguardanti tasse negli stati americani dal 1978 al 1999. Ne trovò 130, di cui 86 volevano una riduzione, 27 un aumento e 17 erano neutre.

    Di quelle che chiedevano la riduzione, il 48% furono approvate. Di quelle che chiedevano un aumento furono approvate il 39%. La differenza percentuale tra le due è piccola e comunque vicina alla media di approvazioni delle iniziative, che in quegli anni fu del 41%.

    Anche in Svizzera ci sono stati esempi emblematici di referendum in cui i cittadini hanno aumentato le tasse. Nel 1993 e nel 1983 hanno approvato un aumento delle tasse sui combustibili. Nel 1984 hanno approvato nuove tasse sulle autostrade e per i camion.

    Influenza dei demagoghi

    Una obiezione fatta alla democrazia diretta è quella che essa lascia molto spazio ai demagoghi e ai populisti.

    In realtà i demagoghi e i populisti trovano un terreno molto più fertile nelle democrazie rappresentative, dove la élite politica decide e i cittadini sono lasciati ai margini. Ciò causa insoddisfazione nella popolazione ed essa trova espressione nel voto al “leader forte” che promette di far ordine e di ripulire la situazione se solo gli vengono dati abbastanza voti. Nella democrazia diretta quando i cittadini sono insoddisfatti hanno degli strumenti forti a loro disposizione quali l’iniziativa e il referendum. Non hanno bisogno di leader a cui appoggiarsi. In Svizzera le personalità politiche hanno un ruolo e un prestigio personale molto limitato.

    Cosa pensa il potere politico dei referendum?

    Cosa molti politici pensino dei referendum è legato strettamente a quanto potere hanno. In Svezia prima della II Guerra mondiale il partito che aveva il potere era il partito conservatore. Esso era contro i referendum. Dopo la guerra questo partito andò all’opposizione per decenni. Esso divenne un fervente sostenitore dei referendum.

    Il partito socialista svedese si comportò specularmente. Prima appoggiava lo strumento del referendum, quando ottenne la maggioranza assoluta del parlamento, diventò un oppositore dello strumento. Uno studioso, Ruin, formulò questa “legge”: “Partiti che appartengono all’opposizione o che occupano una posizione subordinata mostrano la tendenza a difendere il referendum, Partiti che siedono al governo o hanno una posizione esecutiva, tendono a mostrare un atteggiamento negativo verso il referendum.”

    Nel Laender tedesco del Baden Wuerttemberg nel 1952 ai tempi della scrittura della costituzione del Laender, la CDU era all’opposizione e voleva il referendum. La SPD era al governo e si opponeva. E il referendum non fu inserito nella costituzione. 20 anni dopo, nel 1972, in occasione di una revisione della costituzione, la posizione si era invertita. La CDU era al potere e non voleva il referendum, mentre la SPD era all’opposizione e lo voleva. Alla fine le forze politiche trovarono un compromesso e inserirono il referendum nella costituzione. Il suo accesso però era così difficile che non fu mai usato. Era richiesto il 16,67% di firme da raccogliere solo negli uffici comunali in soli 14 giorni. Non è solo una questione di chi è nella maggioranza e di chi all’opposizione. Una ricerca fatta in Belgio mostra che anche all’interno degli stessi schieramenti, chi ha effettivamente il potere (il sindaco e gli assessori), è molto più ostile ai referendum di chi, pur nello stesso schieramento, è solo consigliere comunale.

    Minaccia alle minoranze

    Una obiezione comune afferma che la democrazia diretta diventerebbe un’arma nelle mani delle maggioranze per opprimere le minoranze ed instaurare la dittatura della maggioranza.

    Questo argomento in realtà si può rivolgere contro qualsiasi forma di governo e anche nei confronti della democrazia rappresentativa. Un esempio significativo è l’ascesa al potere di Hitler nel 1933 quando il parlamento tedesco lo elesse cancelliere nonostante i nazisti avessero meno del 50% dei voti dell’elettorato. Il parlamento inoltre fece un legge “Ermaechtigungsgesetz” che gli concesse poteri pieni ed assoluti.

    Il sistema parlamentare introdusse la dittatura nazista che poi oppresse minoranze tedesche ed europee (ebrei, comunisti, omosessuali, rom, polacchi etc).

    Nulla di tutto ciò è successo nella storia di un secolo di democrazia diretta negli stati USA e in Svizzera. Anzi la democrazia diretta permette maggiori possibilità alle minoranze di avere una voce. Il parlamentare svizzero Andi Gross, scrive:

    Nella democrazia diretta ciascuna questione deve trovare la sua maggioranza. In qualsiasi momento ci sono vari temi nell’agenda e in qualsiasi momento la coalizione che costituisce la maggioranza è costruita in maniera diversa. Una volta farai parte della maggioranza, un’altra volta della minoranza. E nella democrazia diretta anche le minoranze hanno l’opportunità di porre questioni nell’agenda pubblica. Se (in Svizzera) raccolgono 100.000 firme, viene effettuata una votazione sulla loro questione. Poi i loro oppositori devono anche spiegare esattamente perché sono contro la proposta. Attraverso ciò nuove visioni possono essere acquisite e le opinioni possono cambiare. La democrazia diretta è più di un semplice sondaggio. Fornisce dinamiche attraverso le quali le minoranze hanno la possibilità di divenire maggioranze. In un sistema puramente rappresentativo, d’altra parte, i partiti si oppongono l’un l’altro. Se siedi nei banchi di un partito di opposizione, in realtà, non hai un voto effettivo, perché i partiti di una coalizione al governo hanno una maggioranza permanente in parlamento e in principio, possono ottenere qualsiasi cosa essi vogliano.” Nei sondaggi, le minoranze sono sempre a favore

    degli strumenti di democrazia diretta. Nel 1999 Rasmussen fece un sondaggio tra i texani e scoprì che il 72% dei neri e l’’86% degli ispanici erano a favore della democrazia diretta. I bianchi sostenevano la democrazia diretta con il 69%.

    Sondaggi realizzati da Field in California nel 1997 stabilirono che il 76,9% degli asiatici, il 56,9% dei neri, il 72,8% degli ispanici e il 72,6% dei bianchi, consideravano la democrazia diretta in California una buona cosa.

    Ricerche fatte in Svizzera da Frey e Goette nel 1998 sui referendum effettuati nella città e nel cantone Zurigo e a livello federale, hanno mostrato che quando il quesito referendario riguarda i diritti delle minoranze, il 70% vincono a livello locale e l’80% vincono a livello federale. Delle 11 iniziative federali lanciate tra il 1891 e il 1996, che cercavano di ridurre i diritti delle minoranze, nessuno fu approvato.

    Degli 11 referendum obbligatori che tra il 1866 e il 1996 appoggiavano i diritti delle minoranze, il 73% fu approvato. Dei due referendum opzionali che appoggiavano i diritti delle minoranze tra il 1866 e il 1996 entrambi (il 100%) furono approvati.

    In Svizzera il 20% della popolazione residente è straniera, una delle percentuali più alte al mondo. Per 7 volte fino al 2000 si sono effettuate votazioni per limitare il numero degli stranieri. Tutte sono state bocciate dai cittadini. Il sistema parlamentare ha invece a volte creato leggi discriminatorie contro le minoranze. Il parlamento di New York allontanò dal suo interno i socialisti, il parlamento dell’Oregon dichiarò fuorilegge le scuole private, il parlamento del Nebraska proibì l’insegnamento del tedesco nelle scuole, il parlamento del Tennessee proibì l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole.

    Negli stati americani ci furono inoltre leggi sulla censura, leggi sul saluto alla bandiera, leggi antisindacaliste, antisocialiste e anticomuniste, leggi contro l’informazione contraccettiva.

    I cittadini vogliono più democrazia diretta. In tutto il mondo.

    Ovunque sono stati fatti sondaggi, c’è una straordinaria maggioranza di cittadini che vorrebbe utilizzare strumenti di democrazia diretta.

    Nel 1995 il sondaggio “Stato della Nazione” in Gran Bretagna, mostrò che il 77% dei cittadini britannici credeva che un sistema dovesse essere introdotto “… attraverso cui certe decisioni siano date al popolo da decidere con referendum popolari.”

    Nel 2003 secondo un sondaggio del “The Sun”, l’84% dei cittadini britannici voleva un referendum sulla costituzione europea. Secondo un sondaggio dello stesso anno del Daily Telegraph, l’83% dei cittadini voleva che le questioni di sovranità territoriale venissero risolte con referendum.

    In Germania nel 2005 un sondaggio di Emnid mostrava che l’85% dei cittadini voleva l’introduzione dell’iniziativa e del referendum a livello nazionale.

    Nel 2004 sempre Emnid aveva chiesto ai tedeschi se volessero un referendum sulla costituzione europea. Il 79% rispose affermativamente.

    Secondo Sofres nel 2003 in Francia, l’82% dei cittadini erano in favore dell’introduzione del referendum su iniziativa popolare.

    Nei Paesi Bassi un sondaggio SCP trovò che l’81% dei cittadini avrebbe voluto l’introduzione del referendum.

    Negli USA tra il 1999 e il 2000 si tenne un sondaggio nei 50 stati. La media dei sostenitori della democrazia diretta era del 67,8% mentre i contrari erano il 13,2%.

    Quello che colpì del sondaggio fu che si scoprì che più referendum erano stati fatti nello stato i 4 anni precedenti e più alto era il sostegno alla democrazia diretta. Così, negli stati dove non si era tenuto nessuno o pochi referendum nei 4 anni precedenti, la media dei sostenitori della democrazia diretta era del 61%, gli stati dove si erano tenuti negli ultimi 4 anni più di 15 referendum, avevano il sostegno verso la democrazia diretta del 72% dei cittadini. Questa indagine dimostra che l’esperienza di votare per referendum e iniziative, in realtà incrementa il sostegno al processo.

    Ci fu anche un sondaggio sulla desiderabilità di istituire il referendum nazionale (gli USA è uno dei pochi stati a non averlo a livello nazionale). Il 57,7% dei cittadini si espresse a favore. Il 20,9% contro.

    Letture consigliate:

    Paolo Michelotto – Democrazia dei Cittadini – 2008

    Scaricabile gratuitamente qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

    Oonagh Gay and David Foster – Thresholds in Referendums - 2009 – Documento in lingua Inglese, depositato al parlamento Britannico che studia e paragona i refe- rendum dei vari paesi nel mondo scaricabile qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/thresholds-in- referendum.pdf

    Verhulst, Nijeboer – Democrazia Diretta – 2007

    Libro in Italiano che contiene fatti e argomentazioni molto dettagliate su vari aspetti della democrazia diretta, tra cui quorum, scaricabile qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/ download.php?id=38

    Nel sito del Ministero degli Interni, è possibile consultare tutti gli statuti dei co- muni e delle province italiane (per conoscere il quorum che ognuno prevede):

    http://autonomie.interno.it/statuti/index.php

    Qui il documento in formato .doc

    testo per quorum zero 5-5-12

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