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  • La Sardegna verso un’ “Assemblea Costituente”?

    13 Aprile 2012

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    Postato in: democrazia diretta, referendum

    di Paolo Michelotto

    riporto l’interessante articolo che l’amico Thomas Benedikter mi ha inviato riguardo i prossimi referendum in Sardegna.

    referendum-sardegna

    Il 10 giugno i sardi votano su 10 quesiti referendari

    La Sardegna verso un’ “Assemblea Costituente”?

    Dopo la tornata referendaria del giugno 2011, in cui i sardi votarono anche su quesiti regionali, il 10 giugno 2012 per la Sardegna sarà un’altra giornata di democrazia diretta. Gli elettori dell’isola sono chiamati ad esprimersi su ben dieci quesiti referendari, sia in forma abrogativa sia in modo consultivo. I quesiti proposti, per i quali sono state raccolte 30.000 firme, rappresentano una possibilità di riscatto per i sardi: l’abolizione di nuove province ritenute inutili fonti di spreco e burocrazia, l’abolizione dei consigli di amministrazione di alcuni enti regionali, l’abrogazione della legge regionale che stabilisce l’indennità e lo status dei consiglieri regionali, l’istituzione delle votazioni primarie nella scelta dei candidati per la presidenza della Regione autonoma e – dulcis in fundo – la creazione della base giuridica per l’elezione dell’assemblea costituente regionale. Quest’assemblea verrebbe incaricata di riscrivere lo statuto speciale della regione Sardegna. Quindi non solo un freno alla proliferazione di enti pubblici con le relative poltrone e carrozzoni, ma anche un tentativo di riforma delle regole della democrazia sull’isola, promossa dal basso. L’idea dell’elezione di un’assemblea costituente per riformare lo stesso statuto speciale, una novità dirompente e illuminante nello sviluppo delle regioni d’Italia in generale. Ricalcando il modo classico di elaborare costituzioni, ultimamente seguito dall’Islanda e in modo meno perfetto – perché senza elezioni da parte dei cittadini – dall’Unione europea con il Convento europeo del 2003-05, i sardi potrebbero aprire una strada innovativa e più democratica per organizzare la democrazia e il funzionamento della loro Regione speciale. Anziché lasciare la definizione dello Statuto, giustamente considerato una specie di costituzione regionale, ad una piccola cerchia di persone dei vertici dei partiti fra Cagliari e Roma, tutto il processo di costituente sarebbe rimesso a delegati direttamente legittimati dalla popolazione sarda, da svolgersi in modo pubblico e trasparente, coinvolgendo i cittadini nel dibattito sulla futura istituzione “Regione autonoma”. Naturalmente per completare il carattere democratico di questo “constitution making process” ci vorrebbe il referendum confermativo sul testo dello statuto elaborato dall’Assemblea costituente, sulla falsariga di quanto avviene nelle Comunità autonoma della Spagna. Purtroppo, finora mancano i presupposti giuridici per tali votazioni, come pure anche in Sardegna mancano gli strumenti essenziali per una partecipazione dei cittadini più incisiva: il referendum confermativo per le leggi e gli atti amministrativi regionali di grande portata, l’iniziativa popolare a votazione popolare, l’iniziativa statutaria diretta che consentirebbe ai cittadini sardi di modificare singole norme del loro Statuto regionale. Infine, come nel resto d’Italia, l’efficacia dei diritti referendari è condizionata dal quorum di partecipazione che in Sardegna è collocato al 33%. A questo punto è quasi d’obbligo la scelta dei prossimi quesiti referendari, da indire per il giugno 2013: l’abrogazione della legge regionale sarda sui referendum, troppo restrittiva, l’abolizione del quorum, l’introduzione degli strumenti più importanti di democrazia diretta. Speriamo che la voglia dei sardi di più partecipazione sia di ampio e lungo respiro.

    Thomas Benedikter, Bolzano

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