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  • Una finanza pubblica più sana dando più potere ai cittadini

    17 Novembre 2011

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta USA, democrazia svizzera, referendum

    di Paolo Michelotto

    ricevo dall’amico Thomas Benedikter, condivido integralmente e molto volentieri pubblico.

    debito pubblico

    Una finanza pubblica più sana dando più potere ai cittadini

    L’argomento che attualmente domina il dibattito politico è la crisi di alcuni membri dell’Eurozona, dovuto ad un debito pubblico eccessivo, che mette in ballo la stabilità e la sostenibilità stessa della moneta unica europea. L’Italia è tornata a quota 120% di debito pubblico totale sul PIL, quasi uguagliando la quota della fine del 1994, dopo il breve primo governo Berlusconi (122%). Forse la storia si sta ripetendo. La politica dell’indebitamento è iniziata con la 1a Repubblica, che fino al 1992 aveva accumulato già il 98% di debito sul PIL. È poi allegramente proseguita con la 2a Repubblica, frenata dai governi Prodi, accelerata dai governi Berlusconi. Questa corsa all’indebitamento si consuma con il consenso tacito dei cittadini, che eleggono i partiti di loro fiducia. D’altronde, dalla politica economica e soprattutto dalla finanza pubblica i cittadini sono esclusi da ogni coinvolgimento diretto, tant’è vero che la Costituzione non consente referendum in materia tributaria. Alla luce degli ultimi sviluppi un provvedimento giustificato?

    L’indebitamento pubblico è un dato di fondo che pesa sulla nostra economia e incide nel portafoglio dei contribuenti. Benché fossero i contribuenti – o quelli odierni o quelli futuri – a pagare il conto finale, non sono ammessi ad esprimere la loro opinione specifica sulle decisioni di finanza pubblica. Anzi è uno degli spauracchi principali sbandierato quando si discute di rafforzare i diritti referendari dei cittadini, e cioè che i cittadini non debbano essere coinvolti nelle decisioni finanziarie e tributarie. In generale si paventa il rischio che più democrazia ridurrebbe la governabilità, e i cittadini, a differenza dei politici responsabili del bene comune, sarebbero sempre tentati a tagliarsi le imposte. I fatti confermano l’opposto: in Italia la materia fiscale e tributaria è totalmente esclusa dai referendum, i cittadini non hanno voce in capitolo di bilancio pubblico a nessun livello di governo. Lo Stato oggi è superindebitato perché lo hanno voluto i partiti di governo. Anche negli altri paese dell’UE, in cui l’Euro oggi è a rischio a causa del debito pubblico – la Spagna, il Portogallo, la Grecia – non si sono mai svolti referendum nazionali su questi argomenti e sulla spesa pubblica in generale. È l’esclusione dei cittadini da tutte le decisioni sulla politica finanziaria ad avere favorito il superindebitamento. Anziché chiedere il parere dei cittadini per via di un plebiscito – un referendum deciso dall’alto – sul programma di risparmio imposto dall’UE, quindi con la pistola puntata alla tempia, il governo Papandreou e i governi greci precedenti avrebbero fatto meglio di coinvolgere i cittadini già prima sulle grandi decisioni di politica economica, che dopo si sono trasformati in gravissime ipoteche per il bilancio nazionale e l’economia greca.

    Dall’altra parte ci sono paesi in cui i cittadini sono titolari del diritto di intervenire anche nella politica finanziaria e fiscale. In Svizzera i cittadini col referendum confermativo hanno il diritto di veto quando ritengono che i politici esagerano col prelievo fiscale o con la spesa pubblica, addossando troppi debiti sui bilanci pubblici, e quindi addossando troppi oneri sulle spalle dei futuri contribuenti, delle generazioni giovani. Con l’iniziativa popolare – in Italia di solito definito referendum propositivo – possono portare a votazione le loro proposte per un fisco più equo, per limitare i debiti, per indurre i politici ad una spesa più equa e equilibrata. Quindi da una parte uno strumento di veto, un freno di emergenza; dall’altra parte lo strumento propositivo, cioè l’acceleratore quando la classe politica, i partiti non si muovono. Infine in tanti Cantoni e tantissimi Comuni svizzeri esiste il referendum finanziario. Quando un progetto pubblico supera una predeterminata soglia di spesa obbligatoriamente i cittadini vengono chiamati ad esprimersi per via referendaria.

    Non solo questi diritti popolari, ma anche questi diritti e meccanismi hanno fatto della Svizzera uno dei paesi con minor indebitamento pubblico, con un livello impositivo più basso, con una maggior efficienza dell’amministrazione pubblica e stabilità dell’economia. Ci sono tutta una serie di ricerche non solo in Svizzera, ma anche in California e altri stati federati degli USA che comprovano questa dinamica; cioè dove funzionano bene i meccanismi di democrazia diretta ci sono:

    • meno spese pro capite per l’amministrazione pubblica e un livello contributivo minore

    • una distribuzione dei redditi più equa

    • più responsabilità dei cittadini per il fisco.

    In effetti si registra anche un effetto positivo nella lotta contro l’evasione fiscale. Nei Cantoni dove più si vota su questioni fiscali l’evasione risulta più bassa. Ciò si verifica a causa di un semplice legame: più contenti i cittadini sono con l’amministrazione pubblica, anche perché direttamente coinvolti nelle scelte, più disposti sono a pagare le imposte dovute. Più possono influire direttamente sulle spese e sul modo in cui vengono prodotti i servizi pubblici, più si sentono corresponsabili. Più i cittadini possono controllare la spesa pubblica, più si rafforza la loro disponibilità di sostenere lo sforzo fiscale. Un circolo semplice e virtuoso.

    Quali sono i motivi di fondo per questi risultati? Ovvero perché sistemi avanzati di democrazia diretta riescono a produrre questo effetto salutare sulla democrazia in generale, ma anche sui conti pubblici e sulla stabilità dell’economia? Alcune ragioni:

    • Con l’intervento tempestivo tramite referendum i cittadini non hanno solo l’opzione di eleggere un’altra maggioranza alle prossime elezioni, punendo gli incapaci ogni 5 anni, ma di intervenire durante la legislatura, bloccando determinate spese, tributi, megaprogetti, sprechi. In Italia con l’ultimo referendum nazionale è stato evitato uno spreco gigantesco, la via nucleare, ma ci sono tanti altri megaprogetti già pronti che peseranno sulle spalle dei contribuenti.

    • I cittadini, grazie al referendum, sono più informati sulla spesa pubblica e sulla politica in generale. Per esperienza i cittadini, sapendo che saranno loro a dover sborsare, sono più cauti e responsabili.

    • I cittadini con il referendum possono controllare anche il costo della politica, le spese destinate per la politica clientelare e la casta.

    • Si affronta il grande problema dello scollegamento fra le preferenze dei politici e le preferenze dei cittadini. Ci sono fortissimi gruppi di interesse, ben organizzate e finanziate, che riescono continuamente ad indirizzare la spesa pubblica e la linea del governo. Per contro, i cittadini normali nell’occasione delle elezioni, per motivi ideologici, votano un partito con un voto „forfettario“, ma su tante questioni la pensano diversamente dalle scelte operate dal governo che si è formato dopo.

    Con questi brevi cenni sulla mancanza di democrazia diretta dei cittadini in materia tributaria e sulle spese pubbliche vorrei sottolineare: escludere i cittadini dalle decisioni referendarie sulla materia fiscale ha prodotto il contrario di quanto forse l’Assemblea Costituente aveva in mente. Se il livello contributivo oggi in Italia nel 2012 raggiungerà il 44% con una qualità di servizi pubblici piuttosto mediocri, se l’evasione fiscale divampa in tutto il territorio, se il debito pubblico tocca livelli record e si registrano tanti casi di spreco di denaro pubblico, è anche dovuto al fatto che i cittadini e contribuenti non hanno voce in capitolo e il diritto di controllo politico su singole decisioni importanti. Non è assolutamente vero, che solo più decisionismo e centralismo potrebbe riportare più responsabilità nella finanza pubblica, anzi è vero il contrario: un ruolo più forte del sovrano è essenziale per risanare i conti pubblici.

    Thomas Benedikter, Bolzano

  • Commenti recenti

    • alessandro coppola ha scritto

      1

      Articolo fondamentale questo. Credo anch’io che il rispetto per il denaro altrui, per il modo in cui viene utilizzato, per i motivi per i quali tale denaro è speso, siano dei principi basilari che farebbero prendere una rotta totalmente diversa al modo di amministrare un ente pubblico, qualunque esso sia. Assolutamente niente di differente dalle semplici domande che si pone un qualsiasi buon padre di famiglia nell’amministrare le finanze della propria famiglia.
      Alessandro Coppola.

      11/19/11 11:34 PM | Comment Link

    • Mario Realini ha scritto

      2

      Interessanti le osservazioni e le indicazioni date sopra. Come svizzero faccio notare che la “democrazia diretta” nella Confederazione esiste dalla seconda metà dell’800 quindi, se non è una religione è certamente un’ “abitudine”. E’ chiaro che la radicalità della democrazia diretta in Svizzera (iniziativa e referendum) fa sì che l’uso sia abbondante. Nell’anno appena terminato si è ricorso ai diritti citati per ben più di 100 argomenti nei tre livelli istituzionali. Occorre dire che l’approccio con il denaro è diverso da quello che hanno gli italiani. Siamo ricchi, non siamo in crisi ma cerchiamo di non sprecare il denaro. Non abbiamo l’hobby dell’evasione fiscale ma…evadere il fisco NON è reato penale !Così non abbiamo bisogno di polizie fiscali. Il costo degli enti pubblici é limitato anche dal fatto che il Paese non ha veri problemi di occupazione e certe attività come la politica, le forze armate, i pompieri, la protezione civile e altro sono espletate come attività secondaria, non pagata (con semplici simboliche indennità). Ogni Paese ha le sue specificità create (nel tempo) da particolari situazioni storiche e sociali.

      01/1/12 6:33 PM | Comment Link

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