1,698 views
  • Un secolo di democrazia diretta in California

    7 Novembre 2011

    Tags: ,
    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta USA

    di Paolo Michelotto

    ricevo dall’amico Thomas Benedikter e molto volentieri pubblico:

    201109-anniversary-ca-100

    Un secolo di democrazia diretta in California

    I diritti referendari in America vantano una storia lunga più di 100 anni. Nel South Dakota furono introdotti nel 1897, nell’Oregon nel 1902 e nella California nel 1911. Con 38 milioni di abitanti la California è oggi lo stato più grande con una pratica regolare di democrazia diretta per un arco di tempo così lungo. Sia nell’Oregon sia in California fino ad oggi si sono svolti 350 referendum su iniziativa popolare, sia referendum propositivi (definiti „initiative“) che referendum confermativi (definiti „referendum“). Tuttavia da parecchio tempo i californiani affrontano un problema serio: la commercializzazione dei diritti referendari. Infatti, di regola nel Far West sono raccoglitori remunerati a raccogliere le firme, incassando in media 5 dollari per firma. Conta la „firma veloce“, a danni della spiegazione, del dialogo politico col cittadino, che sono parte dell’anima della democrazia diretta.

    Le soglie di sottoscrizione, da una prospettiva italiana, sono piuttosto alte: 5% degli elettori nel caso di un referendum propositivo, l’8% per un’iniziativa popolare tesa a modificare la Costituzione. Oggi è quasi impensabile raccogliere tante firme solo con volontari. Nel 1911, quando tali soglie furono introdotte, la California aveva appena 2 milioni di abitanti. Urge quindi un abbassamento delle soglie e un prolungamento del periodo utile per la raccolta. La commercializzazione di questo processo democratico è ancora più visibile e incisivo durante le campagne referendarie. Si spendono fino a 30 milioni di dollari, soprattutto quando si toccano gli interessi delle grandi imprese, e soprattutto per gli spot televisivi. Sfortunatamente negli USA non esiste limite di spesa in tali occasioni, in virtù del diritto fondamentale della libera espressione. Le corporations – non conta che sia la EXXON o l’idraulico di fronte – hanno lo stesso status giuridico del cittadino fisico e possono godere degli stessi diritti. Però non è detto che le battaglie vengano decise solo con i soldi. Se una parte scommette e investe troppo, può risultare controproducente, portando i cittadini a votare gli interessi del mondo imprenditoriale.

    A parte questi lati preoccupanti della democrazia diretta in California, c’è tutta una serie di aspetti positivi da segnalare: nessuna materia è esclusa, neanche le tasse ed imposte; non si prevede una norma per coprire i costi di una riforma introdotta con referendum; è sconosciuto il quorum di partecipazione; tutti gli aventi diritto al voto ricevono a casa un libretto informativo con gli argomenti pro e contro; tutte le donazioni pro e contro il quesito devono essere rese pubbliche.

    Oggi però in California si discute spesso di riformare alcuni aspetti essenziali dei diritti referendari. Per esempio, nei referendum il Parlamento a Sacramento viene scavalcato e non ha nessun diritto di contrattare con i promotori e di formulare una controproposta. Inoltre esiste un’eccessiva garanzia nel tempo del risultato di una votazione referendaria: cioè il testo stesso dell’iniziativa portata a votazione deve consentire una tale modifica da parte del Parlamento. Se il Parlamento volesse attuare una modifica senza tale permesso, questa va sottoposta al referendum confermativo.

    Altro punto debole: le proposte di legge popolari prima del voto vengono prese in esame solo formalmente. L’elettorato è libero di votare anche su delle proposte non conformi alla Costituzione a rischio che vengano abolite da parte della Corte costituzionale californiana. Infine, è deplorevole che non ci siano limiti di spesa per i propositori e gli oppositori, provocando la citata eccessiva commercializzazione.

    La democrazia diretta californiana, oltre molti aspetti positivi, offre tutta una serie di aspetti criticabili. Un’esperienza secolare che può insegnare qualcosa anche all’Italia. Le regole dei sistemi di democrazia diretta europei più avanzati sembrano più consoni alle nostre esigenze in Italia. Stando ad inchieste buona parte dei californiani stessi è insoddisfatto con l’attuale regolamento della democrazia diretta, ma non vorrebbe in nessun caso rinunciarci. È in corso un dibattito acceso sulla riforma. Le iniziative popolari dovrebbero essere trattate dal Parlamento, questo dovrebbe aver il diritto di avanzare una proposta alternativa da portare in votazione referendaria. Una clausola di garanzia del risultato del referendum dovrebbe coniugare il diritto a conservare la volontà popolare per un determinato arco di tempo, senza però congelare ogni intervento del Parlamento in merito. Infine va assolutamente introdotto un limite massimo per i finanziamenti privati alle parti in causa nelle campagne referendarie e un regolamento severo delle pratiche „commerciali“ nella raccolta di firme. In ogni caso: congratulazioni alla California per essere pioniere della democrazia diretta – assieme all’Oregon – in un paese che in materia di democrazia non sempre ci rallegra.

    Thomas Benedikter

    Per approfondire il sito dell’Istituto americano per l’iniziativa e il referendum: www.iandrinstitute.org

  • Scrivi un commento

    Email (non verrà pubblicata) (obbligatorio)