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  • Ecco la proposta di introduzione della revoca fatta a Morciano (RN)

    30 Ottobre 2011

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    Postato in: democrazia diretta, esempi virtuosi, referendum, revoca degli eletti

    di Paolo Michelotto

    il 27 ottobre 2011 a Morciano (RN), Hossein Fayaz, ha chiesto l’introduzione dei referendum propositivi e la realizzazione del Regolamento dei Referendum e l’introduzione della Revoca degli Eletti.

    Pilatesca, ridicola, falsa, ma scontata la risposta del sindaco Battazza: “…finora non esiste nell’ordinamento italiano. Per inserirla, occorre avviare una campagna di carattere nazionale. Lo devono decidere in Parlamento.

    Ecco il resoconto di Hossein e un paio di articoli dei giornali locali mandati da Fabio Bartolini. Nel Corriere di Rimini, arrivano a definire la revoca: “teorizzazioni dei grillini piemontesi”. Alla faccia della competenza e dell’obiettività che dovrebbero avere i giornalisti.

    Cara amica/caro amico,

    Buon giorno. In allegato e di seguito, invio il mio intervento al Consiglio comunale aperto di ieri sera giovedì 27 ottobre 2011, presso la sala consigliare del Municipio di Morciano di Romagna.

    L’Amministrazione comunale a distanza di 18 mesi dall’ultimo Consiglio comunale aperto ai cittadini, ha dato nuovamente l’occasione ai morcianesi desiderosi, di fare la domanda, per essere ammessi e fare un intervento di dieci minuti su uno o più argomenti già dichiarati, e senza il diritto di replica.

    Da cittadino attivo e l’aderente al “Comitato per la difesa dei diritti del cittadino”, ho ritenuto che in questo momento, nel nostro Comune, come del resto al livello nazionale, la questione democratica è al primo posto. In quanto, ritengo che con maggiore “democrazia diretta” e la partecipazione dei cittadini, si potrà trovare delle idonee soluzioni anche alla crisi economica, occupazionale e di credibilità che attualmente il nostro Paese e Comune sta attraversando.

    La proposta di aggiungere due nuovi articoli allo Statuto comunale: il “Referendum propositivo” e “Le Elezioni di Revoca del mandato dell’eletto per la giusta causa”, sono mirati a dare qualche strumento democratico al cittadino, nei lunghissimi cinque anni tra gli appuntamenti elettorali.

    In un Comune, dove manca il Regolamento attuativo dei Referendum abrogativi e propositivi – sugli argomenti molto limitati – da più di cinque anni, era chiaro che l’attuale maggioranza e Consiglio comunale, non sia disposte a concedere ai cittadini dei nuovi diritti referendari. Questa non era una buona ragione per rinunciare a questo diritto.

    Ho preferito di leggere il mio intervento, per poi consegnare delle copie al Segretario comunale e i capi gruppi consigliari. Nell’impossibilità fisica, di occupare posto nel seggiolino e tavolino che avevano preparato per l’intervento di due bravi, alluni delle medie – eredità dell’era di Ciotti – con la schiena verso il pubblico. Ho cercato di leggere il mio discorso in piedi, tra un brusio continuo, e la contrarietà evidente, di alcuni Consiglieri della maggioranza e di un Consigliere della minoranza.

    Alla fine è intervenuto Sindaco Claudio Battazza: “I Referendum sono necessari. Faremo il Regolamento mancante, quando prima. In ogni caso, prima di andare via lo faremo. Per quando riguarda alle Elezioni di Revoca del mandato dell’eletto per la giusta causa, come diceva Fayaz stesso, finora non esiste nell’ordinamento italiano.  Per inserirla, occorre avviare una campagna di carattere nazionale. Lo devono decidere in Parlamento.”.

    Grazie e Cordiali Saluti.
    Hossein Fayaz – info@fayaz.it
    “Comitato per la difesa dei diritti del cittadino”.

    Di seguito il testo dell’intervento:

    Signor Sindaco, Signore e Signori Consiglieri, Signora Segretario Generale, Signore e Signori del Pubblico.

    Buona sera e grazie per quest’opportunità.

    È stato accertato che nei Paesi e nei Comuni la presenza di una maggiore democrazia e partecipazione dei cittadini è sinonimo di maggiore prosperità, benessere, coesione sociale e felicità degli abitanti. Per questa ragione propongo che vengono inseriti altri due basilari articoli di “Democrazia Diretta” nello Statuto comunale di Morciano di Romagna: primo, il Referendum Propositivo; secondo, l’Elezione di Revoca del mandato dell’eletto per la giusta causa.

    L’Amministrazione Ciotti (centro destra) prima, e Battazza (centro sinistra) ora, pur esistendo ripetute richieste, l’ultima volta nel Consiglio comunale aperto del 15 aprile 2010, hanno negato agli elettori morcianesi l’esercizio del diritto statutario (Articoli 38 e 39) dei Referendum abrogativi e consultivi comunali, dal lontano 2006 ad oggi. Infatti, non ne hanno regolamentate le modalità di espletamento, tanto da costringere recentemente i Comitati cittadini “Per la difesa dei diritti del cittadino” e “Morciano in Comune” a rivolgersi al Difensore Civico regionale per vedersi riconosciuto un diritto costituzionalmente garantito. Il Difensore Civico è intervenuto prontamente avviando un’inchiesta.

    La politica locale non può ignorare il significato del voto referendario del 12 e 13 giugno 2011 a Morciano.

    Non si può chiedere ai cittadini di fare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, con ottimi risultati e grande partecipazione e impegno, per poi aumentare anziché diminuire, com’era stato promesso, la Tarsu.

    Non è accettabile che Hera, dopo il verdetto referendario sui servizi pubblici, non diminuisca la tariffa dell’acqua.

    Non si può orchestrare la “Urbanistica Partecipata” per il Pru Ghigi, come stabilisce la Legge Regionale n. 6/2009, Art. 4, comma uno, tenere occupati la cittadinanza attiva dal settembre 2010 al febbraio 2011 e poi procedere come niente fosse successo, realizzando esattamente i termini dell’accordo del 18 febbraio 2010 sottoscritto in Provincia con la Società Rinnovamento Ghigi S.r.l. la proprietaria dell’ex Pastificio.

    La Costituzione dell’Italia repubblicana, che entrò in vigore il primo gennaio 1948, ha garantito le libertà democratiche, pace, progresso sociale ed economico al Paese. Ma in pratica il sistema quasi esclusivamente della “democrazia rappresentativa”, ha avuto alcune lacune clamorose, tra queste escluse i Referendum abrogativi, nessuna forma di democrazia diretta e partecipativa della popolazione.

    Come hanno risolto questi problemi i nostri vicini?

    Ad esempio i cittadini svizzeri possono effettuare iniziative e referendum su qualsiasi argomento su cui può legiferare il parlamento. Gli unici obblighi sono che rispettino i diritti universali dell’uomo.

    Promuovere un referendum è relativamente facile. Il numero delle firme necessarie non è eccessivo. Il tempo a disposizione degli organizzatori per la raccolta delle firme è ragionevole. Il quorum necessario dei partecipanti al referendum non costituisce un ostacolo. In alcuni Comuni e cantoni è eguale a zero. In altri è del cinque, dieci o venti percento degli aventi il diritto di voto o talvolta dei partecipanti alle ultime elezioni del Parlamento.

    Inoltre, la durata del mandato dei Consigli territoriali e del Parlamento è breve. La rieleggibilità per più di due mandati non è possibile. E più importante di tutto hanno una giustizia veloce e precisa.

    Hanno un altro strumento legislativo formidabile. Nella Costituzione Svizzera e negli Statuti comunali degli enti territoriali svizzeri, anche in quella di altri Paesi come molti Stati degli Stati Uniti d’America e Canada, esistono le elezioni di revoca dell’eletto per giusta causa. Ad esempio incapacità ed inadempienza dell’eletto di svolgere il suo ruolo di Amministratore e di realizzare il suo programma elettorale. La revoca è lo strumento democratico che permette agli elettori di allontanare e sostituire un amministratore eletto. La revoca del mandato di un eletto, in diversi Paesi, viene chiesta tramite una petizione popolare sottoscritta dal 12 al 25 % dei votanti alle ultime elezioni.

    I Referendum consultivi (Art. 39), aiutano gli amministratori a capire le volontà della maggioranza degli elettori. I Referendum abrogativi (Art. 38), liberano i cittadini dalle conseguenze negative delle decisioni sbagliate degli Amministratori o Dirigenti comunali. I Referendum propositivi, durante i lunghi cinque anni del mandato, ricordano ed impongono all’eletto le volontà del corpo elettorale. Nei Comuni dove si ricorre a questi tre tipi di Referendum, l’Amministrazione funziona perfettamente, e di rado si ricorre alle Elezioni di Revoca del mandato dell’eletto.

    È arrivato il tempo che i candidati delle prossime elezioni comunali, si esprimano su questi principi della “Democrazia Diretta” e sulla reale possibilità di partecipazione dei cittadini alle decisioni.

    Per rispondere alla domanda frequente del Sindaco Battazza: “Dove eravate durante l’Amministrazione Ciotti?”, rammento che senza avere la possibilità di ricorrere ai tre tipi di Referendum ed Elezione di Revoca del mandato, la presenza, le proposte e le proteste dei cittadini non incidono sulle scelte sbagliate degli Amministratori. Gli esempi non mancano: progetto Ghigi a Morciano, Compartone a San Giovanni in Marignano, condomini nel Parco Tirso a Riccione, il porto turistico di Baia Vallugola a Gabicce Mare ect…

    Il referendum propositivo esiste in centinaia di Comuni italiani (tutti i Comuni del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia, della Sicilia, della Sardegna e della Val d’Aosta. Inoltre c’è ad esempio a Massa in Toscana.)
    Esiste in alcuni Comuni anche senza il “limite” quorum:
    sono undici i Comuni all’avanguardia in Italia, che hanno gli strumenti dei referendum propositivi e abrogativi con un quorum molto basso (15%), oppure pari a zero. Dieci di essi si trovano nella provincia di Bolzano e uno nella provincia di Trento, guardi caso sono le Province che hanno il tasso più basso di disoccupazione, e il reddito pro capite più alto italiano.
    Il primo comune a togliere il quorum è stato Verano, nella Provincia di Bolzano, già nel 2005.
    La revoca per ora non esiste in nessuna istituzione italiana. E’ stata presentata nella Regione Piemonte da Davide Bono consigliere del “Movimento 5 Stelle”, ma non è stata ancora discussa. Lui l’ha chiamata “richiamo”.

    Questa sera il Consiglio comunale aperto di Morciano è il primo in Italia a esaminare questo diritto, riconosciuto in diversi Paesi europei e nord americani.
    Sono certo che in un futuro non lontano, anche noi elettori morcianesi conquisteremo questi diritti basilari del cittadino.

    Hossein Fayaz

    Morciano di Romagna, 27 ottobre 2011.

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