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  • il ruolo sempre più grande di internet nelle rivolte per avere democrazia

    14 Gennaio 2011

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    Postato in: esempi virtuosi, informazione

    tunisiadi Paolo Michelotto

    forse dalla rivolta tunisina sta emergendo che i nuovi strumenti forniti dai social network e da internet permettono ai cittadini di collegarsi tra di loro e di fare emergere e coordinare le loro esigenze. Nonostante la repressione del potere. Sembra di assistere ad una situazione nuova di pericoloso equilibrio. Ci sono stati come la Cina e Iran dove riescono a censurare la rete, altri dove non hanno ancora le capacità per farlo, altri come l’Islanda dove invece questa libertà è tutelata con cura dalla legge. Forse stiamo assistendo a un nuovo sviluppo della democrazia, una strada senza ritorno per la creazione di un sistema politico che tenga davvero conto delle esigenze dei cittadini. Sarebbe proprio un paradosso, nato da uno strumento concepito dai militari… Ma anche il bello dell’imprevidibilità della storia del genere umano.

    Ecco una interessante analisi de Il Sole 24 Ore

    La cyber rivolta 2.0 dei giovani tunisini in dieci punti

    La rivolta dei giovani disoccupati tunisini ha superato il blocco della censure attraverso le autostrade della rete. Ecco in dieci punti una ricostruzione di quello che è accaduto nelle ultime settimane.

    1 Mohamed si dà fuoco

    La rivolta in Tunisia ha inizio il 17 dicembre quando Mohamed Bouaziz, un giovane diplomato di 26 anni si dà fuoco a Sidi Bouzid, capo luogo della regione del centro ovest, tra le più depresse del paese. Mohamed protesta contro la polizia che gli ha sequestrato il chiosco di di frutta e verdura con cui fa vivere la sua famiglia. E’ morto il 4 gennaio, la sera. La sua morte diffusa via Facebook, sms e Twitter è la miccia che accende gli scontri

    2 Il via da Facebook

    Dai social network come Facebook e Twitter la notizia della morte di Mohamed Bouaziz si diffonde rapidamente in tutta la Tunisia. Cominciano in diverse città le proteste in strada dei giovani contro il governo Ben Ali.

    3 Rivolta in tempo reale

    Un po’ come è accaduto in Italia durante le proteste degli studenti universitari che sui social network annunciavano le occupazioni della Torre di Pisa, del Colosseo, anticipando la polizia, la rete è servita da grancassa ai giovani della Tunisia per quella che è stata battezzata come la “rivolta dei gelsomini”. Su 12 milioni di tunisini, 3,6 milioni hanno seguito dallo schermo del loro computer, minuto per minuto, gli avvenimenti avvenuti ad una ventina di giorni a questa parte in tutto il paese. .

    4 I blog e i video contro la censura

    I blogger sono stati in prima linea per riprendere con le loro telecamere gli scontri nelle banlieu di Tunisi e delle altre città. Zouheir Makhlouf, blogger di Tunisi, è diventato un mito nella rete. Con la sua telecamerina ha ripreso tutto, le cariche della polizia, le gomme bruciate, le auto girate in mezzo alla strada, i morti. I video sono commentati dalla sua voce: «Dappertutto lo stesso scenario, un serpente a mille strade ha invaso le strade scandndo lo slogana “Ben Ali barra barra”, Ben Ali vai via». I video sono condivisi e scambiati, fanno il giro del paese in un attimo attraverso i social network. L’indignazione aumenta.

    5 Cyber resistenza…

    Attraverso i video e le informazioni che giravano sulla rete si è alimentata la rete informativa delle agenzie di stampa. Facebook è stato dentro al cuore degli avvenimenti. «Facebook ha rotto l’immagine di una tnisia che balla e danza, Abbiamo mostrato una Tunisia che urla, che brucia», dice Abdel Ghazala, un altro blogger tunisino. Negli ultimi 30 giorni la Tunisia è stato il terzo paese al mondo il termine Facebook è stato il più cercato nella rete, anche se conta appena 12 milioni di abitanti.

    6 …E cyber polizia

    La polizia tunisina ha cercato di riprendere in questi giorni il controllo della rete. Si sono riuniti a Cartagine il 5 gennaio per mettere a punto una controffensiva al fine di frenare la guerriglia 2.0. Tra le proposte che stanno cercando di mettere in atto ci sono il rallentamento dei pc, il blocco delle reti di telefonia mobile, l’hackeraggio dei codici di accesso delle pagine Facebook e soprattutto l’arresto dei leader della rivolta sulla rete.

    7 Hacker occidentali in aiuto

    A fianco della rivolta dei giovani tunisini,in rete in queste settimane si sono schierati gli hacker di mezzo mondo. Per aiutarli a dribblare la censura e l’oscuramento dei siti. Hanno spiegato come difendersi con i virus, come aggirare la censura attraverso server alternativi come Hotspold Shield.

    8 Guerriglia invisibile

    Il collettivo hacker Anonymous nell’operazione Tunisia è riuscito seppur per poco tempo a entrare e mettere fuori servizio il sito del governo, i siti dei ministeri, il sito della Banca Zotouna di proprietà del genero di Ben Ali, Sakhr Materi. Sul video di questi siti è apparsa una scritta che ha scaldato il cuore degli internauti tunisini. «Voi avete unilateralmente dichiarato la guerra alla libertà di espressione, alla democrazia e al vostro popolo. Anonymous aiuta il popolo tunisino nella sua lotta contro l’oppressione».

    9 I messaggi istantanei

    Twitter e gli sms hanno giocato un ruolo fondamentale nella guerriglia urbana di questi giorni. L’invio di piccoli messaggi, di video e di informazioni o di foto ha permesso a un piccolo gruppo di rimanere in contatto con milioni di persone che volevano informarsi sull’evoluzione del movimento in corso. Anche i forum sono stati una piazza virtuale dove si sono scambiate le opinioni. La rete isomma ha creato una forma vuova di resistenza e solidarietà collettiva. .

    10 La resistenza sul web

    Ben Ali per il popolo della rete è Zaba (Zine El-Abidine Ben Ali). El general, rapper autore del brano “Ascoltami signor presidente” ne ha cantato le gesta, con parole di protesta e di invito ad aprire gli occhi rivolto ai giovani del suo paese. Per la polizia è difficile contrastare il flusso di notizie anti regime che circola sulla rete, sulle chat e i social network. La velocità della comunicazione, l’anomimato che offre la rete e la rapidità hanno permesso ai giovani di anticiparla in molti casi o di ritirarsi all’avvicinarsi dell’esercito nelle strade.

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