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  • Cosa succede a 3 mesi dai referendum di Bolzano?

    28 Gennaio 2010

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    Postato in: bolzano, democrazia dal basso in Italia, democrazia diretta, quorum, referendum

    Logo_DD_dtdi Paolo Michelotto

    ecco un interessante aggiornamento inviato da Stephan Lausch, su come si stanno evolvendo le cose a Bolzano. Il 25 ottobre 2009 si sono svolti 5 referendum tra cui quello per il miglioramento della legge sulla democrazia diretta. Il 38% andò a votare (la stragrande maggioranza votò SI), ma il quorum al 40% invalidò la consultazione.

    Comunicato stampa tre mesi dopo il voto referendario

    Bolzano 26 gennaio 2010

    Miglioramenti minimi per la democrazia diretta e le proposte inaccettabili del direttivo SVP alla sua base

    Il referendum provinciale del 25 ottobre 2009, fallito solo a causa del quorum mancato, ha catapultato la questione della democrazia diretta fra gli argomenti politici più discussi di questi mesi. La SVP si è sentita chiamata a discutere seriamente dei necessari miglioramenti delle regole per la partecipazione politica diretta dei cittadini della nostra provincia.

    Il nostro obiettivo è una democrazia più completa, dotata di diritti referendari praticabili. È per questo che stiamo lavorando da anni. Dall’altra parte la mole di problemi irrisolti e l’opposizione derivante da un sistema politico bloccato non fanno che aumentare. Siamo convinti che la società, se dotata di più ampi diritti di partecipazione, si sarebbe impegnata in maniera più costruttiva. I politici al potere devono rendersi conto che sono responsabili anche della crisi del sistema politico e del differimento della soluzione dei problemi che non fanno che aumentare. Aumentano anche perché non si permette il coinvolgimento di tutti in uno sforzo comune di individuare soluzioni.

    Esattamente tre mesi dopo il referendum l’INIZIATIVA ora elenca i miglioramenti minimi indispensabili per un buon regolamento della democrazia diretta che dovranno essere affrontate dal Consiglio provinciale entro questa primavera. L’INIZIATIVA sta elaborando una tale proposta di modifica della legge vigente, che parallelamente ai diversi sforzi dei partiti politici l’INIZIATIVA porterà avanti con tutti i mezzi disponibili.

    Le condizioni minime per una reale applicabilità dei diritti referendari e quindi l’assoluto livello minimo di miglioramento che il Consiglio provinciale è chiamato ad attuare, facendo seguito al voto referendario del 25 ottobre scorso, dovrà essere composto dei seguenti elementi:

    1. riduzione del quorum di partecipazione al 15%

    2. introduzione di una clausola di protezione per i gruppi linguistici;

    3. introduzione del referendum confermativo su delibere della Giunta provinciale;

    4. la garanzia di un’informazione oggettiva in forma di un opuscolo di votazione.

    In questo contesto l’INIZIATIVA denuncia forti perplessità nei confronti di alcune proposte presentate ora

    da parte del vertice della SVP alla propria base di partito:

    a) Criteri di ammissibilità: è legittimo che questioni attinenti i diritti fondamentali e la tutela delle minoranze non devono poter essere poste a referendum. La SVP, però, vorrebbe escludere dall’ammissibilità al referendum anche le leggi statutarie, cioè le leggi sulla partecipazione dei cittadini alla politica tramite elezioni e votazioni. Questa esclusione rientra nella pura logica di chi detiene il potere e non vuole mettere a discussione né le regole di delega del potere né di partecipazione diretta. Invece spetta alla popolazione poter definire le regole della democrazia. Bisogna impedire che la rappresentanza politica si doti di un sistema politico in cui non sarebbe più controllabile, escludendo i cittadini. Si tratta di chiarire bene chi è il sovrano: la popolazione o la rappresentanza politica.

    b) Quorum: è positivo che anche la SVP prospetti una modifica del quorum di partecipazione. L’introduzione in veste di “alternativa” di un quorum di consenso non è però accettabile. Cos’è un tale quorum di consenso? Questo quorum determina la percentuale minima di voti SI sul totale degli aventi diritto al voto, per far accettare un quesito referendario. Un esempio concreto: partendo dalla media normale di partecipazione a referendum fra il 30-40%, quindi prendiamo il 35%, nel caso della presenza del quorum di consenso del 25%, il 71,5% dei votanti devono votare SI affinché una proposta referendaria venga accolta. Nei paesi in cui il quorum di consenso viene già applicato, l’effetto negativo è sotto gli occhi di tutti.

    Se tali proposte della SVP venissero effettivamente inserite nella legge di riforma della democrazia diretta, ne seguirebbe l’immediato ricorso al referendum confermativo attuabile per le leggi statutarie.

    c) Obbligo di informazione: un referendum può essere svolto correttamente soltanto a condizione che ci sia un’informazione istituzionale, oggettiva e neutrale. Tali proposte esulano dal testo presentato da parte della SVP alla propria base.

    Elementi positivi

    Registriamo con soddisfazione che la SVP valuta positivamente la possibilità di portare delibere della Giunta provinciale a referendum. La regolamentazione di tale possibilità è di significato decisivo per la concreta partecipazione deliberativa della popolazione. Se tale tipo di referendum sarà effettivamente praticabile dipende dalla procedura proposta. Anche la proposta che il Consgilio provinciale possa portare una controproposta di legge di iniziativa popolare, è un elemento tratto dalla nostra legge originale sulla democrazia diretta e quindi è pienamente accettata.

    Stephan Lausch              Otto von Aufschnaiter Ing. FH

    Coordinatore                  Presidente

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