2,699 views
  • Il Trattato di Lisbona istituisce l’ Iniziativa popolare europea

    16 Dicembre 2009

    Tags: ,
    Postato in: democrazia

    lisbonariporto qui molto volentieri un articolo scritto da Thomas Benedikter

    Il Trattato di Lisbona istituisce l’ „Iniziativa popolare europea“

    Un passo in avanti, ma troppo poco per un’Europa dei cittadini

    È un inizio. Il nuovo trattato comunitario di Lisbona apre una prima breccia alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica dell’UE. L’articolo 11, comma 4, prevede uno strumento innovativo che consente ai cittadini di tutti gli stati membri di intervenire attivamente: l’Iniziativa popolare europea (European Citizens’ Initiative). Almeno un milione di cittadini UE possono rivolgere alla Commissione l’invito di approvare una direttiva comunitaria. Purtroppo, questo tipo di iniziativa popolare non ha effetto vincolante. Non comporta altro che un obbligo per la Commissione UE ad occuparsi del quesito sollevato dai cittadini, ma non si specifica in che modo, cioè questa può accoglierlo, modificarlo o anche respingerlo. Perciò, l’iniziativa popolare europea equivale ad una petizione di massa che – a differenza di quella conosciuta in Italia, spesso impiegata, ma raramente efficace – è rivolta all’esecutivo europeo, non al Parlamento. A parte di questo strumento, il Trattato di Lisbona non prevede altre forme di democrazia diretta, quali per esempio referendum obbligatori o facoltativi a livello europeo. Il nuovo strumento partecipativo ora va reso operativo attraverso un regolamento europeo, a cui anche il Parlamento Europeo è chiamato a contribuire.

    Sul piano della democrazia rappresentativa il nuovo Trattato ha rafforzato i poteri del Parlamento, senza però attribuirgli un peso ed un ruolo paragonabile ad un parlamento nazionale. L’architettura istituzionale dell’UE rimane sbilanciata a favore dell’esecutivo – il Consiglio Europeo e la Commissione – ai quali compete l’iniziativa legislativa. Il Parlamento Europeo non si è ancora assunto il ruolo classico di un parlamento a tutti gli effetti, cioè di avviare, adottare e modificare le “leggi europee“. La principale funzione legislativa resta saldamente nelle mani dei capi di governo e dei commissari da essi nominati. Il Parlamento – a differenza di parlamenti nazionali – non ha ancora la facoltà di proporre ed eleggere l’esecutivo. Anche nel caso dell’elezione delle nuove cariche del „Presidente del Consiglio Europeo“ e dell’ „Alto Rappresentate dell’UE“ il Parlamento non ha voce in capitolo. Un’effettiva divisione dei poteri fra esecutivo e legislativo a livello europeo non esiste ancora, per cui ogni trasferimento di competenze nazionali all’UE comporta anche una perdita di partecipazione democratica.

    Senza dubbi il Trattato di Lisbona è un notevole passo in avanti nello sforzo di democratizzare l’UE. Tuttavia resta ancora parecchio da fare. Da una parte il Parlamento deve ottenere il pieno diritto di iniziativa legislativo e di bilancio, cioè il diritto di avviare ed approvare atti giuridici di sua iniziativa. Dall’altra parte i cittadini devono ottenere la possibilità di intervenire direttamente nei processi decisionali UE attraverso strumenti referendari europei. Un’ „Europa dei cittadini“ non può accontentarsi del solo diritto di petizione.

    Thomas Benedikter

  • Commenti recenti

    Scrivi un commento

    Email (non verrà pubblicata) (obbligatorio)