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  • democrazia diretta, minareti e diritti umani

    30 Novembre 2009

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    Postato in: democrazia svizzera

    di Paolo Michelotto

    ridicole le reazioni dei media italiani e del mondo politico antidemocratico che governa l’Italia. Proiettano la politica italiana su fatti di un paese davvero democratico.

    In Svizzera c’è stata una votazione popolare, i cittadini hanno espresso il loro parere. Ciò ha portato ad un risultato che probabilmente dovrà essere invalidato per la prima volta della storia democratica svizzera per decisione della corte suprema europea e probabilmente verranno fatte delle correzioni sugli strumenti democratici svizzeri. Che però come tutte le leggi, dovranno essere approvate dai cittadini. Questo testimonia solo della vivacità, della democraticità e della dinamicità del sistema di governo della Svizzera. Al contrario dell’Italia, ingessata su discussioni su temi che non interessano ai cittadini e che riguardano solo i problemi giudiziari del suo premier.

    Comunque interessante sentire le voci del dibattito che sta avvenendo in Svizzera a causa di questa votazione.

    Qui l’intervista che Radio Radicale ha fatto ad un esperto svizzero,  Andreas Auer (Centro di Ricerca sulla Democrazia diretta) sul referendum svizzero sui minareti

    intervista a Andreas Auer

    Qui alcuni articoli interessanti tratti dal sito www.swissinfo.ch

    «Il popolo svizzero è stato ingannato»

    I musulmani in Svizzera si considerano bene integrati

    Una chiara maggioranza di svizzeri si è detta contraria ai minareti. L’esito della votazione di domenica ha stupito anche Ismael Amin, l’ex presidente dell’Associazione delle organizzazioni islamiche di Zurigo, per il quale è stata condotta una campagna aggressiva e ingannevole.

    Il popolo elvetico ha accettato l’iniziativa che vieta la costruzione di nuovi minareti nella Confederazione con il 57,5% delle preferenze.

    swissinfo.ch: A sorpresa i cittadini si sono espressi chiaramente contro l’edificazione di nuovi minareti in Svizzera. Si attendeva un risultato così netto?

    Ismael Amin: Assolutamente no. Non immaginavo affatto che l’iniziativa venisse accettata. Mi aspettavo un “no”, seppur di misura. Per me è stata una giornata triste.

    swissinfo.ch: Come hanno reagito i musulmani in Svizzera?

    I.A.: Non sono molto a conoscenza delle reazioni. Domenica ho parlato con un paio di amici al telefono: tutti sono estremamente indignati e delusi.

    swissinfo.ch: Sei svizzeri su dieci si sono detti contrari alla costruzione di minareti. Come interpreta questo voto?

    I.A.: La campagna è stata condotta in modo duro e aggressivo. Si è parlato più dell’Islam che dei minareti, e questo utilizzando argomenti ingannevoli.

    Si è così parlato dei matrimoni forzati, peraltro vietati esplicitamente dalla Sharia. Si è parlato delle escissioni delle donne, quando tutti gli esperti di diritto vi si oppongono. Lo stesso si può dire del burqa. Ma in Svizzera non si è mai visto nessuno indossare il burqa…

    Sono poi state sollevate questioni che non hanno nulla a che vedere con i minareti. È stata sfruttata e strumentalizzata la paura e l’ignoranza della popolazione. Un modo di agire che spiega il risultato della votazione.

    Non voglio ad ogni modo criticare il popolo svizzero: la gente è stata ingannata.

    swissinfo.ch: Il risultato scaturito dalle urne è forse legato a lacune nell’integrazione dei musulmani in Svizzera?

    I.A.: Non credo che i musulmani siano male integrati nella società elvetica. La maggior parte dei musulmani è al contrario ben inserita e pratica la propria religione senza problemi.

    swissinfo.ch: Si può invece parlare di una certa paura, di diffidenza?

    I.A.: Dopo il crollo dell’Unione sovietica si è cercato un nuovo nemico nell’Islam. Da allora l’immagine dell’Islam veicolata dai media si è degradata. Per questa ragione è stato possibile manipolare la gente e approfittare di una certa mancanza di conoscenza [della cultura islamica].

    swissinfo.ch: Parlando di mancanza di conoscenza, intende dire che la comunità musulmana dovrebbe essere più presente nella società e cercare contatti più stretti con il popolo svizzero?

    I.A.: Esatto. Dobbiamo dare maggiore rilievo alla nostra presenza in Svizzera. Non dobbiamo rimanere in secondo piano, come se non facessimo parte della società.

    La comunità musulmana non gode di una solida posizione sociale. Non ha quindi potuto condurre una sua compagna, come invece ha fatto l’Unione democratica di centro.

    swissinfo.ch: In Svizzera vivono circa 400′000 persone originarie dei paesi musulmani. Per loro quali saranno le conseguenze della votazione?

    I.A.: È difficile fare previsioni. Credo comunque che si tenterà di discutere e di valutare come proseguire nel nuovo contesto.

    swissinfo.ch: Secondo lei come si andrà avanti?

    I.A.: Anche da quello che ho constatato sui giornali, sarà difficile implementare l’iniziativa. Non si sa nemmeno se potrà essere messa in pratica. Non è da escludere un intervento della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo. Come e in che modo, non lo so.

    Gaby Ochsenbein, swissinfo.ch

    (traduzione dal tedesco di Luigi Jorio)

    Una sconfitta per la Svizzera dei diritti umani

    Domenica sera, diverse centinaia di persone hanno protestato contro il divieto di minareti.

    La messa al bando di nuovi minareti in Svizzera trova ampio spazio sui media internazionali, che denunciano la deriva di un paese paladino della tolleranza e dei diritti umani e sottolineano quanto questo rappresenti un passo indietro sulla via dell’integrazione.

    «È un’umiliazione»: è con queste parole, pronunciate dal capo religioso egiziano Ali Gomaa, che diversi siti internet in lingua araba hanno commentato l’esito delle urne di domenica. Un “no” ai minareti che ha scioccato il mondo mussulmano e che rischia di «fomentare ulteriormente l’odio», come scrive il settimanale bosniaco Oslobodjenje, citando la Commissione svizzera antirazzismo. Toni simili si ritrovano anche sui quotidiani degli altri paesi dell’ex Yugoslavia, dai quali provengono gran parte dei mussulmani residenti in Svizzera.

    Il giornale libanese Assafir parla di una «fobia dell’Islam» che ha nettamente vinto sulla pluralità, mentre il sito Islam Online spiega come i musulmani in Svizzera abbiano accolto con «confusione e la sorpresa» il voto di domenica. L’Annahar si spinge oltre e spiega come attraverso questo voto gli svizzeri «si siano piazzati sulla prima linea di scontro in Europa, mentre la densità dei musulmani continua a crescere nel continente».

    Nonostante la vittoria a sorpresa dell’iniziativa, la stampa mussulmana si è spesso limitata a riportare la notizia, senza tuttavia rilasciare commenti. Diversamente, invece, i giornali europei e americani che parlano di un voto «catastrofico», dettato dalla «rabbia e dalla frustrazione» e che rimette in questione l’immagine di una Svizzera paladina della tolleranza e dei diritti umani.

    La Svizzera deve fare i conti con l’estero

    Dopo gli attacchi al segreto bancario, la crisi di UBS, le tensioni con la Libia, la Svizzera si trova così a dover affrontare di petto un nuovo attacco alla propria immagine. «Questo paese che si issa a difensore neutrale dei diritti umani, sede del CICR e custode delle Convenzioni di Ginevra, questo presunto paese modello di democrazia, domenica ha violato il diritto della libertà di culto e discriminato un unico gruppo religioso, i mussulmani», scrive lo Spiegel. A farne le spese sarà l’economia, continua il quotidiano tedesco: le banche in primis, ma probabilmente anche il turismo. L’approvazione dell’iniziativa ha inoltre danneggiato la credibilità di Berna quale mediatrice nei conflitti.

    «Il divieto di costruire nuovi minareti non tocca le moschee», ricorda dal canto suo il tedesco Die Welt. «Porta però la Svizzera un passo indietro dalla tolleranza e dalla comprensione minuziosamente costruite in passato». Gli fa eco il New York Times, secondo cui la «Svizzera si distanzia dall’immagine di paladina della tolleranza, assumendosi il rischio di uno scontro con il mondo musulmano e il diritto internazionale». Più categorico il britannico The Guardian: “Il risultato deve far vergognare la Svizzera e preoccupare l’Europa”.

    Le Figaro sottolinea inoltre come l’iniziativa, sostenuta unicamente dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e dall’Unione democratica federale (UDF, destra ispirata alla Bibbia) rappresenti una «sconfitta per la classe politica svizzera». E visto che «il Governo non ha certo fatto una bella figura – incalza la Süddeutsche Zeitung – il voto di domenica è una chiara lezione anche per lui».

    Una questione non solo svizzera

    Il segnale di allarme lanciato dal popolo svizzero sembra toccare da vicino soprattutto i paesi europei, coscienti di quanto questo malessere non si fermi ai confini della Confederazione. «Se la votazione si fosse svolta in Belgio, ammette Le Soir, una maggioranza dei cittadini si sarebbe pronunciata a favore».

    Per il Corriere della Sera l’esito delle urne conferma il complesso dell’assedio che attanaglia l’Europa, un ritorno al grido «i barbari alle porte» che ha caratterizzato gli ultimi secoli dell’impero romano.

    Questo voto conferma «come la forza del conflitto in Europa assuma, sempre più, i tratti del conflitto sui valori, sia ormai la visibilizzazione dell’Islam nello spazio pubblico», scrive nel suo commento La Repubblica. «Visibilizzazione negata, nel tentativo di marcare gerarchicamente il territorio attraverso l’espulsione di dimensioni simboliche, siano esse il minareto o il velo, considerate minacciose per l’identit locale declinata in chiave religiosa o etnica».

    L’editorialista del francese Libération sottolinea quanto sia importante la «forza assurda dei pregiudizi, visto che l’iniziativa è stata accolta soprattutto in quei cantoni dove vi sono meno cittadini mussulmani». Il voto, prosegue il Wall Street Journal mostra dunque il «conflitto d’integrazione di una crescente popolazione musulmana con la popolazione civile».

    Un problema irrisolto

    La stampa internazionale sottolinea inoltre come la pace religiosa sia stata inutilmente disturbata. Il divieto di costruire minareti non potrà certo fermare il fondamentalismo islamico, né favorire l’integrazione, sottolinea lo spagnolo El Pais, e rischia invece di creare nuove frazioni con il mondo mussulmano.

    Secondo La Repubblica, inoltre, il chiaro monito della Svizzera «deve far riflettere anche quanti ritengono l’integrazione dell’islam nelle società europee un corollario del nuovo pluralismo religioso e culturale che le caratterizza. I generici appelli al dialogo e al riconoscimento del pluralismo non bastano più per fronteggiare le derive xenofobe: servono pragmatiche politiche pubbliche capaci di produrre insieme coesione, sicurezza e libertà»

    «Ormai non è più possibile discutere serenamente di musulmani in Europa e del loro posto nella nostra società», conclude Le Monde Diplomatique. «È ironico constatare che gli svizzeri, con il loro voto, hanno inflitto una terribile sconfitta alla ragione stessa…»

    Stefania Summermatter, swissinfo.ch

    Il voto della paura

    Il bando di minareti occupa le prime pagine dei quotidiani svizzeri.

    La decisione del popolo di vietare la costruzione di nuovi minareti è un segnale di paura verso l’Islam e di malcontento nei confronti della politica estera, commenta unanime la stampa svizzera, che rimprovera ai responsabili politici di non essersi impegnati a sufficienza per evitare questo risultato.

    «I musulmani della Svizzera non meritano l’ingiustizia di questo voto ispirato dalla paura, dai fantasmi e dall’ignoranza», scrive il quotidiano romando Le Temps. «Alcuni cittadini, traumatizzati dalla crisi, hanno messo nell’urna un voto di protesta, più che di odio e di diffidenza», gli fa eco La Tribune de Genève.

    Paura dell’altro, rabbia, irrazionalità, ignoranza: è in questi termini che la stampa svizzera commenta lunedì la decisione del popolo di impedire la costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Una decisione che sorprende e che costituisce «un’umiliazione per Consiglio federale e Parlamento» e una lezione per il comitato contrario, rei di aver sottovalutato la portata dell’iniziativa e di non aver compreso i sentimenti del popolo.

    È una sconfitta per la «pace religiosa», che mostra una «Svizzera profondamente divisa», sottolinea dal canto suo lo zurighese Tages Anzeiger. «Non si tratta però del solito Röstigraben, ma di un fossato tra una visione moderna e internazionale della Svizzera e una visione più tradizionalista e nazionalista».

    «La reazione di autodifesa e resistenza incoraggiata dagli iniziativisti» ha dunque fatto breccia, scrive la Neue Zuercher Zeitung. Con un «voto di pancia», precisa il Quotidien jurassien, gli svizzeri hanno così testimoniato «i timori per uno stato di diritto sempre più fragile, in un mondo globalizzato e multiculturale».

    Il lato oscuro dell’Islam

    Secondo il Corriere del Ticino, il voto di domenica è un «altolà a un Islam conquistatore e fondamentalista che vuole imporre anche in Occidente la legge della sharìa e nega alle donne parità di diritti». Poco importa, continua il quotidiano, «se questa immagine dell’Islam non corrisponde all’atteggiamento di centinaia di migliaia di mussulmani moderati che vivono ben integrati in Svizzera e in altri paesi europei».

    Attraverso una campagna senza esclusione di colpi, gli «iniziativisti sono così riusciti a mettere in luce il lato più oscuro dell’Islam», scrive la Südostschweiz, e a «fomentare la paura tra una popolazione» che si sente sempre più a disagio nel proprio paese. Ci si deve quindi interrogare, sottolinea dal canto suo La Regione Ticino, «sui risultati della politica di integrazione degli stranieri che, in questa occasione, ha dimostrato la propria scarsa efficacia, per non dire il suo fallimento».

    Questo «autogol della paura», come lo definisce il Journal du Jura, dovrebbe inoltre portare «la comunità musulmana a risolvere questo problema di immagine con un’apertura più grande», sottolinea il Bund. E la Thurgauer Zeitung si spinge oltre: i musulmani dovrebbero adattarsi di più e gli svizzeri dovrebbero vivere in modo più cosciente i loro valori.

    Mondo politico sotto accusa

    Al di li là dei timori del popolo, la stampa svizzera non risparmia critiche ai diversi attori che si sono schierati apertamente contro l’iniziativa popolare lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e dall’Unione democratica federale (UDF, destra ispirata alla Bibbia).

    Consiglio federale, partiti politici, ambienti economici e padronali, così come l’élite religiosa hanno lasciato «campo aperto ai promotori del divieto», senza far sentire abbastanza la loro voce. «Invece di puntare sull’impossibile saggezza popolare, Governo e Parlamento avrebbero fatto meglio a prendersi le proprie responsabilità e a dichiarare irricevibile questa iniziativa», scrivono L’Express e L’Impartial.

    Anche perché, ricorda il Corriere del Ticino, «il Consiglio federale è ora costretto ad affrontare un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Di fronte ad una sentenza che invalidasse la decisione del Popolo svizzero, che cosa farà?».

    Quali conseguenze per la Svizzera ?

    In poche ore, domenica, la notizia dell’inatteso sì al bando dei minareti ha fatto il giro del mondo e lunedì la stampa svizzera si interroga sulle possibili conseguenze di questo voto, al momento ancora difficili da valutare. Sanzioni economiche, problemi giudiziari, o perfino attentati ?

    Una cosa è sicura, l’immagine della Svizzera all’estero ne esce una volta di più indebolita. «Il divieto di costruire minareti si aggiunge a una lista già imbarazzante di casi economici e politici, che piazzano il nostro paese in una posizione più debole su scala internazionale», scrive il romando 24 Heures. E Le Temps aggiunge: «La credibilità della Svizzera rischia di infrangersi a favore di un gesto di protesta, simbolico, ma dalle conseguenze incalcolabili».

    Sta di fatto che, come scrive il Corriere del Ticino, questa «reazione di rabbia e orgoglio potrebbe costare un prezzo elevato in termini politici, giuridici ed economici». Un prezzo che gli Svizzeri sono manifestamente disposti a pagare». E allora, conclude la Neue Zuercher Zeitung, «ai nostri diplomatici spetterà dunque un arduo lavoro».

    Stefania Summermatter, swissinfo.ch

    Intervista ad Andreas Auer (Centro di Ricerca sulla Democrazia diretta) sul referendum svizzero sui minareti

  • Commenti recenti

    • Vittorio Silva ha scritto

      1

      Cosa c’entra la Corte Europea con la Svizzera, che manco fa parte dell’UE?

      In ogni caso, qualsiasi stravolgimento del voto popolare sarà preso come un’indebita ingerenza negli affari interni svizzeri e ci saranno conseguenze gravi per la credibilità della classe politica svizzera e delle Istituzioni europee…

      12/8/09 3:38 PM | Comment Link

    • paolo michelotto ha scritto

      2

      la Svizzera fa parte del Consiglio d’Europa o qualcosa di simile, che non è la UE, ma una organizzazione che raggruppa tutti gli stati europei, anche quelli fuori UE come la Norvegia, l’Islanda, la Svizzera etc.

      Comunque io sono convinto che la questione si risolverà in maniera intelligente. I cittadini Svizzeri sapranno far fronte a questo apparente intoppo alla loro democrazia, nel modo consueto, ossia discutendo, proponendo e infine votando.

      Un modo potrebbe essere dando il diritto di voto agli stranieri che in Svizzera sono il 20%. In Italia, come paragone sono al 6%.

      12/8/09 3:50 PM | Comment Link

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