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  • Maine (USA) 3-11-2009: 7 referendum tra cui quello sui matrimoni gay

    11 Novembre 2009

    Postato in: democrazia diretta USA, referendum

    di Paolo Michelotto

    per alcuni giorni il 4-5 novembre 2009 si è parlato in Italia di un referendum avvenuto in uno stato spopolato del nord est degli USA il MAINE. Questo perchè uno dei 7 referendum votati il 3 novembre 2009 nel Maine chiedeva di abrogare la legge sul matrimonio Gay voluta dal governatore quasi un anno prima e i cittadini votanti si espressero per l’abolizione di detta legge.

    I commenti andavano dal compiacimento di Buttiglione, alla affermazione che tale risultato confermava che con i referendum si va verso la dittatura della maggioranza.

    In realtà cosa successe? Che in una giornata, il 3 novembre in cui si votò per 32 referendum in 7 stati degli USA e per centinaia di referendum locali, nel Maine,  con una affluenza del 54% degli iscritti al voto (504.000 cittadini), il 52,75% (266.000 cittadini) dissero SI alla richiesta di abrogare la legge (i NO furono il 47,25% ossia 238.000 cittadini).

    Qui maggiori dettagli sui numeri, sulle tesi dei favorevoli e dei contrari.

    Nello stesso giorno, come paragone, il 58% dei votanti dissero SI anche alla legalizzazione della Marjiuana per scopi medici

    Qui ulteriori informazioni

    E quindi cosa successe? Un abuso della maggioranza ai danni di una minoranza? O un normale passaggio democratico?

    Io propendo più alla seconda ipotesi, e cioè che nel 2008, la legge che permetteva il matrimonio ai Gay, che fu promulgata dal Governatore del Maine, non fu discussa a sufficienza con i cittadini. Che quindi un anno dopo decisero di usare il pedale del freno della democrazia, rappresentato dal Referendum Abrogativo, tra l’altro usato raramente negli USA. Ma visto che nel MAINE la democrazia è forte e in salute e non c’è il Quorum e neppure limiti temporali per ripresentare la proposta, le associazioni che si battono per i diritti dei GAY, hanno già preannunciato di pensare a un futuro referendum per introdurre nuovamente la legge che permette i matrimoni tra GAY. Non avranno magari successo l’anno prossimo, ma a forza di discutere l’argomento e con la maturazione dei cittadini, riusciranno ad introdurre questa legge.

    sito del governo dello stato del Maine sulle votazioni

    Come termine di paragone in Svizzera hanno fatto nel 2005 un referendum, approvato dai cittadini, che regolamenta le coppie GAY:

    “In Svizzera, il tessuto sociale si è fortunatamente evoluto nel corso degli ultimi anni e la tolleranza sessuale sembra ormai un fatto acquisito, almeno nella maggioranza della popolazione votante. Prova ne sia che nel corso del mese di giugno 2005, il popolo elvetico ha adottato per via referendaria la nuova legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali, la quale migliora notevolmente la posizione giuridica delle coppie omosessuali, ancorché la stessa non possa essere equiparata al 100 % al matrimonio. Come descritto in seguito, molti diritti e doveri dell’istituto del matrimonio, si ritrovano comunque consolidati anche nella nuova legge in rassegna.” Per saperne di più qui

  • Commenti recenti

    • Marco ha scritto

      1

      Sono un po’ d’accordo e un po’ no.
      Sono molto d’accordo quando leggo che con tutta probabilità un dibattito sociale e mediatico più ampio fatto bene e approfondito avrebbe portato, e porterà, i cittadini del Maine a vedere con favore il permettere anche a chi è gay o lesbica di sposare la persona amata.
      Non mi trovo invece d’accordo quando leggo che il referendum appena svoltosi sarebbe un ‘normale passaggio democratico’. Io penso che una restrizione delle libertà civili come questa su una fetta di popolazione, che tra l’altro è minoranza, non possa essere considerata un normale passaggio democratico. E’ un vero e proprio sopruso. Se si parlasse, ad es, di un referendum su quanto e come devono essere etichettate le carni o i cavoli o le patate al supermercato il post potrebbe avere perfettamente ragione… qui però si parla di un referendum mirante a erodere il rispetto del principio fondamentale di eguaglianza di tutti di fronte alla legge perciò di non discriminazione. Peggio ancora visto che qui si tratta dell’erosione di tale principio ai danni di una minoranza; minoranza che tra l’altro è stata ed è tutt’oggi oggetto di pregiudizi pesanti e radicati. Negare la libertà di sposare la persona amata a qualcuno basandosi sul suo orientamento sessuale è un atto ingiustificabile che in quanto tale è in contrasto direi palese con le basilari garanzie di rispetto della persona che in ogni Stato civilizzato sono considerate da tutti patrimonio inviolabile indispensabile per definirsi nazione decente. La legge che il Parlamento e il Governatore del Maine avevano approvato, e che il referendum ha purtroppo cancellato, non ‘istituiva’ affatto un qualcosa di nuovo e magari anche superfluo ma, al contrario, riaffermava i basilari e consolidati principi di eguaglianza di fronte alla legge e di rispetto per le persone ed i nuclei familiari esistenti nella società eliminando l’ingiusta esclusione di gay e lesbiche dalla libertà di recarsi in Municipio (o in un luogo religioso se qualche prete o pastore o rabbino acconsentiva) a sposare la persona amata. A nessuno, né al Parlamento né alla maggioranza popolare, deve essere consentito di calpestare le libertà civili altrui… a mio parere nel Maine potrebbe sarebbe opportuno fosse chiamata in causa la Corte Suprema statale, la quale se non sbaglio ha anche le funzioni di Corte Costituzionale; anni fa se non ricordo male si pronunciò contro l’esclusione delle coppie dello stesso sesso dalla possibilità di adottare bambini, sono sicuro farebbe lo stesso trovandosi a esaminare tale discriminazione matrimoniale.

      11/11/09 2:54 PM | Comment Link

    • paolo michelotto ha scritto

      2

      io sono ovviamente a favore del matrimonio tra persone che si amano. E avrei votato NO ossia avrei lasciato la possibilità del matrimonio tra Gay. E pur essendo felicemente sposato con una donna, e non avendo dubbi nelle mie preferenze sessuali verso il sesso opposto, ho sfilato per solidarietà al primo GAY PRIDE italiano a Roma.

      Detto questo ci sono alcune considerazioni:

      1. sono solo 5 gli stati negli USA, dove il matrimonio tra gay è permesso. Quindi 45 stati non hanno questa legge. Tra questi 43 per colpa della democrazia rappresentativa, in 2 California (lo scorso anno) e Maine questo mese, per colpa di 2 referendum persi.

      2. il voto per le donne (fondamentale diritto umano) è stato raggiunto con referendum in Oregon all’inizio del 1900, credo nel 1902, e in Svizzera negli anni ‘70.

      3. il voto per i negri è stato raggiunto negli USA negli anni ‘60.

      4. in Italia e in molti paesi europei il matrimonio tra GAY non è ancora permesso a causa di strane alleanze chiesa e politici a cui del matrimonio interessa veramente poco in termini assoluti.

      Quindi bisogna calarsi nel mondo reale, e fare un passo dopo l’altro. In Svizzera sono riusciti ad avere il sistema elettorale rappresentativo puro al terzo referendum, nel 1918, dopo due sconfitte. Così sarà anche nel Maine. I votanti erano divisi quasi al 50% su ciascuna delle due parti. La prossima volta la bilancia penderà a favore del matrimonio GAY, perchè così è il trend della storia e nessuno può opporsi.

      La democrazia è dinamica, i referendum sono ottimi strumenti che misurano il volere dei cittadini, meglio averli e fare ogni tanto degli stop improvvisi, per poi ripartire, che non averli come in Italia (dove il quorum li annulla), e dover lasciare tutto in mano ai rappresentanti o a forze lobbistiche più o meno forti.

      Insomma il mondo non è diviso tra perfetto e quello dove ci sono i referendum, ma tra l’assolutamente imperfetto solo “rappresentativo” e quello dove ci sono i referendum che dicono cosa i cittadini pensano su argomenti specifici.

      11/11/09 7:39 PM | Comment Link

    • Marco ha scritto

      3

      Certo, sono convinto anch’io che il referendum è essere un’ottima arma per fare trionfare il concetto di democrazia, di società più giusta. Il punto che sottolineavo è però un altro: è che né una maggioranza parlamentare né una maggioranza popolare possono legittimamente calpestare la libertà matrimoniale delle persone omosessuali, dato che essa discende dal principio fondamentale e costituzionale di eguaglianza di fronte alla legge. I parlamentari e il popolo devono avere dei limiti nella loro azione di voto… tra questi limiti c’è il rispetto di principi fondanti della convivenza civile senza dei quali lo Stato non è più casa di tutti quanti ma solo casa di una maggioranza. Un quesito referendario mirante a ledere (non quindi garantire ma ledere) il rispetto di uno o più di questi principi fondanti, come appunto quello di eguaglianza perciò di non discriminazione, non deve essere consentito: così come non sarebbe pensabile il voto su un quesito referendario mirante a escludere chi è di pelle nera dalla libertà di partecipare ai concorsi pubblici, votare, sposare la persona amata, in quanto in palese contrasto con le basilari garanzie di eguaglianza sancite dalla stessa Costituzione… non deve e non può essere considerato pensabile un quesito referendario mirante a escludere chi è omosessuale dalla libertà di partecipare ai concorsi pubblici, votare o -appunto- sposare la persona amata in quanto allo stesso modo in contrasto con le basilari garanzie di eguaglianza sancite dalla stessa Costituzione. Mi stupisco che il Maine, uno Stato così attento alle libertà di tutti e storicamente molto “avanti” rispetto al resto dell’America basti pensare che la pena di morte è stata abolita molto ma molto tempo fa, consenta quesiti referendari di questo tipo.
      PS: al posto della parola ‘negro’ penso sia molto più rispettoso usare ‘uomo di colore’, ‘nero’ o ‘afroamericano’

      11/11/09 9:22 PM | Comment Link

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