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  • perchè abolire il quorum dai referendum: intervento di Emilio Piccoli

    25 Ottobre 2009

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    ci-prendono-per-il-quorum

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    di Paolo Michelotto

    mercoledì 21 ottobre 2009 durante l’incontro con il Pres. Consiglio Provinciale del Trentino, Kessler, l’amico Emilio Piccoli ha fatto un bell’intervento sulle motivazioni per cui è necessario abolire il quorum dai referendum e in quel contesto dai referendum provinciali.

    Questi sono i punti scritti da cui ha tratto spunto la sua argomentazione:

    Emilio Piccoli

    Proposta n.2 della giornata partecipativa di Rovereto “Il Cittadino Partecipa”:

    Abolizione del quorum di partecipazione per tutte le consultazioni referendarie
    In sintesi:

    La proposta è volta a emendare la legge provinciale del 5 marzo 2003 n.4. Nello specifico si chiede che l’art.4 venga modificato come segue:

    art.4

    validità del referendum propositivo

    La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli validamente espressi[, a condizione che alla votazione abbia partecipato la maggioranza degli aventi diritto al voto]
    Alcune motivazioni per la richiesta dell’abolizione del quorum:

    * Quanto più il quorum di partecipazione nelle consultazioni referendarie è elevato, tanto più è messa a repentaglio l’efficacia e la fiducia dei cittadini nei confronti del referendum stesso. Si può affermare ciò sulla scorta delle vicende referendarie nazionali che ci raccontano come l’ultimo referendum ad aver superato il quorum risalga al 1995, e grazie soprattutto a un enorme battage del gruppo Fininvest (coinvolto in tre quesiti sulle TV). Le sei tornate referendarie tenute negli anni successivi hanno registrato un progressivo abbandono delle urne da parte della gente. Ciò è evidenziato dai dati di affluenza alle urne: dal 58% del ‘95 si crolla al 30% del ‘97 per finire al 23% nel referendum di quest’anno. Stessa sorte, e forse anche peggio, è toccata a tutti i referendum tenuti a livello regionale nel corso di questi ultimi cinque anni.
    * In un clima di disaffezione per la politica è sempre più difficile in una votazione referendaria raggiungere un quorum del 50%, anche se l’elettorato viene mobilitato da una cospicua parte dei media e dei partiti politici. Ne è prova il referendum del 1999, sulla legge elettorale, che non ha superato il quorum, attestandosi al 49,6% di affluenza. In quel frangente bastò la chiamata al boicottaggio soltanto dei piccoli partiti per annullare la consultazione e portare alla vittoria i NO, che nelle urne avevano ottenuto solo l’8,5% dei voti.
    * una soglia elevata sbilancia ingiustamente le forze in campo nelle competizioni referendarie, perchè consente agli oppositori di ricorrere alla ‘chiamata al boicottaggio’, trasformando così – in caso di riuscita – l’astensione dell’elettore da ‘non voto’ a ‘voto contrario’ e quindi automaticamente sommabile ai ‘NO’ realmenti espressi sulla scheda. In base a questo ragionamento, il fronte del ‘NO’ viene a disporre di 2 risultati utili su 3. È quindi un gioco facile per i boicottatori imporre il volere di una minoranza contro la maggioranza della popolazione.
    * Il cittadino ha maturato così, in questo ultimo decennio, la consapevolezza che tanto più un referendum è ignorato dalla grande propaganda e dalla grande politica, tanto più è destinato al fallimento.
    * Inoltre non è da ignorare il fenomeno perverso della ‘neutralizzazione a mano degli eletti’ che concorre a instillare nel cittadino un profondo senso di impotenza. Per meglio esplicitare il concetto riporto uno stralcio da Wikipedia sul tema ‘neutralizzazione del referendum”:
    “…Una seconda modalità è stata quella di evitare lo scontro aperto e il rischio della sconfitta su questioni per le quali l’orientamento prevalente dell’opinione pubblica sembra favorevole ai promotori delle iniziative referendarie, salvo approvare, dopo la vittoria referendaria, nuove leggi che vanificano in tutto o in parte l’esito del voto popolare (è quanto accaduto in tema di responsabilità civile dei magistrati con la legge Vassalli del 1987 e in tema di finanziamento statale ai partiti politici dopo il referendum del 1993).”
    * Questo stato di cose incentiva fortemente l’atteggiamento rinunciatario e non partecipativo del cittadino. Inoltre, fatto alquanto negativo, viene socialmente promosso e sollecitato il comportamento ‘ostruzionista’ del cittadino stesso.

    Perchè quorum zero?

    Nella pratica referendaria si è osservato che minore è il quorum di partecipazione maggiore è la tendenza del cittadino a partecipare. Quando la votazione non ha quorum si registra puntualmente una partecipazione maggiore dei cittadini. Non esiste quindi, nella pratica reale, il pericolo che poche persone possano decidere per tutta la collettività. E se ciò dovesse anche per qualche caso fortutio verificarsi, il voto non perderebbe comunque la sua leggittimità, in quanto – in una autentica democrazia – i cittadini che vanno a votare dispongono implicitamente del mandato di decidere anche a nome dei cittadini che non vogliono o non possono votare.
    Del resto, i refendum confermativi già ora sono privi di quorum, nel nostro Paese, eppure nessuno ne mette in dubbio la legittimità. Anche qui, il dato storico nazionale da la conferma diretta al nostro ragionamento: il referendum consultivo del 1989 sul Parlamento Europeo ha avuto un’affluenza del 80,7% (dove, nello stesso anno, quello abrogativo sul nucleare aveva avuto il 65%), mentre tra i referendum costituzionali, l’ultimo del 2006 ha avuto il 53,6% e quello del 2001 ’solo’ il 34,1%, pur svolgendosi in sordina e senza campagna da parte di nessuno.
    Gli esempi provenienti da Paesi dove la democrazia diretta funziona da tempo ci confortano in questo:
    “…[In Svizzera] Dal 1848 fino alla fine del 2004 sono stati tenuti 531 referendum a livello federale: 187 obbligatori, 152 facoltativi e 192 iniziative popolari. L’affluenza ha avuto una media oltre il 50% (con eccezioni sopra l’ 80%) e inoltre per qualche tempo è stata superiore di 10 punti percentuali rispetto all’affluenza alle elezioni parlamentari.” (Democrazia Diretta, Verhulst e Nijeboer, 2007)

    L’abolizione del quorum di partecipazione è il primo passo indispensabile per consentire ai cittadini di concorrere attivamente al processo decisonale democratico.
    Con l’abolizione del quorum si avrebbe il sicuro effetto di vedere sbocciare la democrazia diretta accanto a quella rappresentativa determinando l’indispensabile evoluzione verso la democrazia integrale.

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