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  • 026 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale – L’autonomia del centro democratico

    20 Agosto 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Edoardo

    L’autonomia del centro democratico

    Il Mc World minaccia di imporre un’economia a senso unico e un dominio sul mondo molto antidemocratico, un mondo dominato dall’ “ideologia Holliwoodiana”, un mondo pure senza giustizia. L’alternativa di Barber a ciò non è una società dominata da uno Stato monolitico, ma piuttosto un mondo “diviso” caratterizzato da un’ampia varietà di sfere autonome di vita: “Noi siamo governati al meglio quando viviamo in sfere diverse, ognuna con i suoi benefici e le sue regole, nessuna interamente dominata da un’altra. Il dominio politico è “sovrano” per essere sicuro, ma questo significa solo che regola i molti dominii di una libera società plurale in modo da preservare le loro rispettive autonomie. La dominazione usurpante del Mc World ha tuttavia spostato la sovranità nel dominio delle corporazioni globali e al mondo del mercato che esse controllano e ha minacciato l’autonomia della società civile e dei suoi dominii culturali e spirituali, così come quelli politici. L’alternativa (…) non è una società dominata dallo Stato al posto di una società dominata dal mercato, ma una società civile maggiormente settorializzata, in cui l’autonomia di ogni dominio distinto – mercato economico incluso – sia garantita dalla sovranità dello Stato democratico. Solo un sistema democratico ha l’interesse e il potere di preservare l’autonomia dei diversi regni. Quando altri domini strappano la sovranità allo Stato, che siano religiosi o economici, il risultato è una specie di coordinamento totalitario – nel Medio Evo era teocratico; in questa era del Mc World è economistico.” (Barber, 1995, p. 296)

    In accordo con Barber dobbiamo tendere ad una società svincolata e il primo passo verso ciò è la creazione di un dominio politico-democratico autonomo, perché questo dominio è l’unico che per sua stessa natura si occupa della strutturazione della società intera.

    La domanda allora è: come possiamo fare i passi necessari per creare questo dominio politico-democratico indipendente? È una sfida formidabile perché non c’è nessuno Stato globale, di nessun tipo a fronte del carattere globale del Mc World, figurarsi uno Stato democratico globale. Il principio base di Barber è: la democrazia non è un’istituzione, è un modo di vivere basato sulla responsabilità individuale ed il senso di comunità: “Un popolo corrotto dal tribalismo ed intorpidito dal Mc World non è più pronto ad accogliere una Costituzione democratica precostituita di quanto lo sia un popolo che esce da una lunga storia di dispotismo e tirannia. Né la democrazia può essere un regalo fatto da qualcuno ai più deboli. Essa deve essere da loro conquistata perché si rifiutano di vivere senza libertà ed insistono per avere giustizia per tutti. Per preparare il terreno per la democrazia, oggi, sia in società di transizione sia su scala globale, bisogna prima ricreare i cittadini che chiedano la democrazia stessa: ciò significa porre le fondamenta nella società civile e nella cultura civica. La democrazia non è una prescrizione universale per qualche forma di governo singolarmente notevole, essa è un ammonimento alle persone a vivere in un determinato modo: responsabilmente, autonomamente anche se su base comune, con reciproca tolleranza e rispetto oltre ad un forte senso dei propri valori. Quando John Dewey chiamò la democrazia un modo di vivere – è l’idea della vita in comunità in se stessa, insistette – più che un modo di governare, pose l’attenzione sulla sua supremazia come un modo di vivere in comune in una società civile. Una democrazia globale capace di contrastare le tendenze antidemocratiche della Jihad e del Mc World, non può essere presa in prestito dal magazzino di una particolare nazione o copiata da un modello costituzionale astratto. La cittadinanza, che sia globale o sia locale, viene per prima.” (Barber, 1995, p. 279)

    Il grande problema è, ovviamente, come si può ricreare questa cittadinanza attiva. Com’è che al tempo in cui de Tocqueville visitò gli Stati Uniti c’era un tessuto sociale così forte e così tanto capitale sociale? C’erano due ragioni.

    Primo, lo stato nazionale, sul quale i cittadini avevano poco controllo, era di importanza limitata. La vita politica era fondamentalmente strutturata in modo federale: “Il Governo, specialmente a livello federale, aveva un potere modesto (probabilmente troppo modesto per alcuni dei compiti che doveva compiere) perché la Costituzione lasciò i poteri, non specificatamente delegati ad esso, agli Stati e al popolo.” (Barber, 1995, p. 282). Una forma federale di Stato è essenziale per la creazione e il mantenimento del capitale sociale, perché è qui che l’individuo è considerato l’unità di base (ogni delega a livelli più alti della comunità procede dall’individuo) e perché l’intuizione morale e l’impegno sociale, per definizione, possono essere generati solo dagli individui.

    Una seconda ragione era che l’impatto del mercato sulla comunità era piccolo: “Anche i mercati avevano modesta influenza, di carattere regionale e dominati da associazioni e affetti diversi.” (Barber, 1995, p. 282)

    Il risultato fu che nell’America di de Tocqueville i cittadini svolgevano un parte vera nel modellare la loro società. Decidevano come avrebbe dovuto apparire la loro società in associazione l’uno con l’altro. C’era perciò in loro una potente motivazione per formare associazioni efficienti ed efficaci. La rete della fiducia reciproca e il senso di responsabilità nei confronti della “res publica” così creati è ciò che genera il “capitale sociale”.

    Gli attacchi contro questo capitale sociale – questo tessuto sociale essenzialmente democratico e strutturato principalmente a livello locale – arrivarono da due parti.

    Da una parte, il mercato cominciò ad acquistare importanza. I cittadini cominciarono a vedere se stessi sempre di più come consumatori: i contributi sociali volontari furono soppiantati dagli interessi commerciali. La sostituzione della donazione volontaria del sangue negli USA con servizi commerciali di raccolta del sangue (in cui i donatori sono pagati) è un classico esempio di questo processo [vedi 3-2]. Dall’altra, il governo cominciò ad interferire sempre di più nella vita sociale. Il crescente ruolo dei mercati rese indispensabile un maggior intervento del governo. La comunità locale non ebbe più controllo sul mercato, e lo Stato dovette intromettersi nell’interesse pubblico. Ma in questo processo lo Stato sottrasse simultaneamente ai cittadini significative aree di responsabilità sociale.

    “Fu solo quando gli individui che si pensavano cittadini cominciarono a vedersi come consumatori e gruppi che erano considerati come associazioni di volontariato furono soppiantati da società legittimate come “persone giuridiche”, che le forze del mercato cominciarono ad invadere e schiacciare la società civile da parte del settore privato. Una volta che i mercati cominciarono ad espandersi radicalmente, il governo rispose con una campagna aggressiva in nome dell’interesse pubblico contro i nuovi monopoli, schiacciando inavvertitamente la società civile da parte dello Stato. Schiacciata tra le forze belligeranti dei due monopoli in espansione, statale e corporativo, la società civile perse il suo posto preminente nella vita americana. Al tempo dei due Roosvelt essa era quasi scomparsa e i suoi membri civici furono obbligati a trovare rifugio sotto la tutela feudale o di un grande governo o del settore privato, dove scuole, chiese, unioni, fondazioni e altre associazioni potevano assumere l’identità di società ed aspirare ad essere niente di più che gruppi di interessi particolari creati per scopi particolaristici dei propri membri. Se questi fini erano il profitto di mercato o la preservazione dell’ambiente, ciò era irrilevante dato che, per definizione, tutte le associazioni private hanno necessariamente scopi privati. Le scuole diventarono gruppi di interesse per le persone con figli (genitori) piuttosto che fucine di una società libera; le chiese diventarono gruppi di interesse speciale confessionale che perseguono fini diversi piuttosto che fonti di fibra morale per una società più vasta (come de Tocqueville pensò volessero essere); le associazioni di volontariato diventarono una variante delle lobby private piuttosto che spazi liberi dove donne e uomini praticavano un tirocinio di libertà.” (Barber, 1995, p. 282-283)

    La seconda affermazione discende da questo: i cittadini devono essere in grado di prendere di nuovo il proprio destino in mano. Barber discute, per esempio, (nel suo precedente libro “Democrazia Forte”), di una serie di misure, inclusa l’introduzione di referendum nazionali, che sono attualmente completamente sconosciute negli USA. Si direbbe che un federalismo radical-democratico debba essere l’humus naturale nel quale si può creare il capitale sociale. Le osservazioni di de Tocqueville, supportate da altri innumerevoli studi antropologici e psicologici, dimostrano che il popolo ha realmente il potenziale di generare capitale sociale. Prima però bisogna che siano soddisfatte due condizioni. Primo, il federalismo deve essere coerente nel prendere l’individuo come punto di partenza: devono essere create le condizioni che permetteranno alle persone di prendere il destino tra le proprie mani. Una democrazia rappresentativa pura (chiamata da Barber “democrazia sottile”) che, delegando le responsabilità, costringe le persone a cedere il controllo del proprio destino, è totalmente inadatta per questo.

    Secondo, all’interno di una tale struttura federale, deve essere sviluppata la disponibilità a far ritirare il Mc World e la Jihad. Solo così si può creare una cultura democratica degna di questo nome. Che non è un compito facile. Il vecchio tipo di capitale sociale, così ammirato da de Tocqueville, si creò spontaneamente ed inconsapevolmente in circostanze favorevoli. Ma proprio perché era inconsapevole non fu in grado di opporre alcuna resistenza successivamente, quando le condizioni furono meno favorevoli e si disintegrò. In futuro le precondizioni per la generazione di un nuovo capitale sociale dovranno essere costruite e mantenute molto consapevolmente.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

    La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

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