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  • 023 Democrazia Diretta cap 3 Federalismo, sussidiarietà e capitale sociale – Federalismo svincolato

    17 Agosto 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Edoardo

    Federalismo ’svincolato’

    La democrazia significa che le persone possono plasmare le proprie comunità discutendo tra loro. Le persone devono avere l’opportunità di scegliere i modi migliori per lavorare insieme. Solo un federalismo coerente da a loro questi spazi. Perciò la democrazia diretta e il federalismo sono inseparabilmente insieme. Sono due aspetti dello stesso ideale: piena e robusta democrazia. (Barber, 1984).

    L’importanza della libera formazione delle comunità è ben illustrata dall’esempio della Svizzera. La Svizzera non è solo il paese con la più ampia democrazia diretta del mondo. È anche il paese con un federalismo pienamente e fortemente sviluppato.
    I livelli amministrativi più bassi in Svizzera, come i Cantoni e i Comuni, spesso hanno maggiori poteri (rispetto alla tasse, per esempio; guarda paragrafo 4-3 e capitolo 5).

    Nel 1847 in Svizzera si ebbe una specie di guerra di secessione nella quale l’unione dei Cantoni cattolici separatisti, che voleva dissociarsi dallo stato federato, venne sconfitta. Oggi la combinazione della democrazia diretta con le strutture federaliste rende possibile che questo tipo di conflitti si risolvano pacificamente. Per esempio, la regione dello Jura decise nel 1978 di formare il proprio Cantone. Ciò avvenne attraverso un referendum nazionale che approvò la nuova struttura federale con un Cantone in più. Nel 1993 molti comuni dell’area del Laufental decisero di trasferirsi dal Cantone di Berna al Cantone di Basel-Land. Anche questo spostamento di confine venne deciso pacificamente attraverso un referendum nazionale.

    Frey e Eichenberger (1996 e 1999) auspicano un federalismo radicale nel quale le unità politiche più basse possano federarsi come desiderano. I cittadini devono avere il diritto di decidere quali legami federativi creare tramite referendum. Un comune, per esempio, potrebbe decidere di trasferirsi da una provincia ad un’altra che i cittadini ritengono sia meglio amministrata.

    Le unioni federali non sono eterne. Unioni chiuse o unioni che possano essere rescisse solo con il consenso degli altri partner non sono accettabili. Un’unione federale può essere paragonata ad un matrimonio: può essere intrapreso e mantenuto fino a quando entrambi i partner lo vogliono. Se un solo partner vuole il divorzio, e l’altro no, il matrimonio deve essere annullato. Se è necessario il permesso di entrambi, un partner può tenere in ostaggio l’altro contro il suo volere.

    Inoltre in aggiunta a questo, ogni generazione deve avere l’opportunità di rivedere e revisionare sia le grandi che le piccole unioni e le relazioni in cui vivono. Negli ultimi decenni abbiamo imparato ad accettare che le persone di oggi hanno obblighi ecologici nei confronti delle generazioni future. Inoltre la consapevolezza che una generazione non deve lasciare sulle spalle dei suoi successori una montagna di debiti pubblici sta lentamente crescendo. Dobbiamo ancora ampliare questo senso di responsabilità. Chiunque leghi le future generazioni a condizioni fisse, sta ipotecando il futuro. Si stanno risolvendo i problemi odierni a spese della libertà delle generazioni future. Le unioni federate sono meglio descritte come un contratto rinnovabile di durata specificata.

    Tuttavia c’è un altro aspetto del federalismo “svincolato”. È importante sapere che non tutti gli ambiti della vita sociale possono essere gestiti democraticamente. Se si tenta di farlo ciò porta ad una violazione della giustizia, all’improduttività ed infine alla morte della democrazia.

    La democrazia è adatta per decidere prevalentemente sui diritti, sui doveri e sulle questioni giuridiche. Su entrambi i lati dello Stato istituzionale democratico ci sono due aree della società che devono essere indipendenti dallo Stato stesso. Da una parte c’è la vita culturale nel più senso ampio del termine: il formarsi delle opinioni, i media, la scuola, le scienze, le arti e la religione. In questi campi ogni individuo deve poter agire liberamente senza l’intervento dello Stato. Fin tanto che le persone operano insieme in queste aree decidono liberamente il cosa, il come e il quando. Questa idea guadagnò parecchio terreno nel XIX Secolo con l’introduzione dei cosiddetti diritti fondamentali classici: diritto di parola, diritto di istruzione, diritto di assemblea e di dimostrazione ecc.. Le ragioni di questo sono duplici. Da una parte, anche se il 99% della popolazione crede una cosa, si ha il diritto fondamentale di poter esprimere un’opinione differente. La giusta protezione delle minoranze è largamente salvaguardata mediante questo principio di libera vita culturale. Dopo tutto, le minoranze sono spesso definite da caratteristiche culturali: lingue differenti, religioni differenti, costumi differenti, concezioni differenti, ecc.. D’altra parte la libertà in quest’ambito garantisce efficienza e produttività.
    Nella sfera culturale si sono ottenuti successi:
    - nuove conoscenze acquisite, invenzioni realizzate, persone acculturate
    - senza le quali la società allargata non può funzionare. E non è praticamente possibile creare democraticamente una nuova invenzione o decidere democraticamente se una teoria matematica è corretta o no. In questo contesto contano solo il talento specifico e le conoscenze dell’individuo e non quale opinione ha la maggioranza. L’individuo deve perciò avere lo spazio e la libertà di sviluppare ed esprimere le proprie conoscenze e la propria creatività. La democrazia mina le proprie fondamenta quando impone dei ruoli nella vita culturale attraverso la legislazione, perché, per esempio, la legislazione stessa può nascere da nuove conoscenze, discussioni e cambiamenti che avvengono nella vita cultural-spirituale. Lo Stato dovrebbe essere conformato dai prodotti della vita spirituale libera; se si cerca di regolamentare ciò si potrebbe prosciugare la sua fonte di innovazione e creatività. È importante capire che, in linea di principio, non fa nessuna differenza se c’è un governo basato sulla maggioranza o sulla minoranza che vuole imporre le sue opinioni attraverso lo Stato. Nel primo caso è un gruppo grande che comprime la libertà dell’individuo, nel secondo è un gruppo piccolo, ma in tutti e due i casi si va contro i diritti umani dell’individuo e si indebolisce la produttività.

    D’altro canto anche l’area della produzione di beni e servizi non è compatibile con il processo decisionale democratico. Dopo i fallimenti del Comunismo nel ventesimo secolo anche la consapevolezza di questo ha guadagnato parecchio terreno. Gli individui e i gruppi dovrebbero avere la libertà di attivare accordi necessari tra di loro riguardo a produzione e consumo. Questi accordi sono basati sulla fiducia che le persone hanno nelle capacità, nell’affidabilità ecc. della controparte nell’accordo stesso. Non importa cosa le altre persone, o la società intera pensa quando due o più persone vogliono fare un accordo fra di loro per produrre o consumare qualcosa. L’economia si organizza naturalmente all’interno di un principio o di una rete di accordi o contratti liberamente conclusi. Senza questo diritto al libero accordo, così come in assenza dei diritti di parola e libera associazione la democrazia stessa non può più esistere. La legislazione democratica può comunque imporre delle restrizioni in modo da prevenire che l’attività che scaturisce dall’accordo produca effetti sfavorevoli su terze parti. Infatti, ad esempio, è assolutamente ovvio che la legislazione proibisca ogni attività che possa danneggiare l’ambiente.
    Ma una legislazione, espressione di qualsiasi genere di obiettivo politico, non può proibire, sanzionare, imporre o incoraggiare accordi tra partner particolari senza violare al tempo stesso i diritti fondamentali dei cittadini.
    Allo stesso modo in cui il diritto di voto è essenziale nel campo della democrazia e la libera espressione è una libertà chiave nel campo culturale e spirituale, il diritto di libero accordo è considerato come una libertà fondamentale nel campo economico. Il voto libero, la libertà di espressione e il libero accordo sono le tre libertà fondamentali sulle quali si basa una società democratica libera.

    A questo proposito è necessario sgombrare il campo da due malintesi. Il primo concerne la questione di come la democrazia dovrebbe essere circoscritta all’area dove essa è realmente efficace. Questa può essere una restrizione imposta solo dal volere collettivo degli stessi cittadini e che essi possono modificare in qualsiasi momento. I cittadini in assemblea – la comunità legale – possono quindi volontariamente decidere di non interferire con la vita culturale e con le iniziative economiche tramite la democrazia (diretta), perché apprezzano i benefici della non interferenza. Esso possono anche includere questo tra i principi fondamentali della Costituzione. Ma devono sempre essere in grado di cambiare le opinioni, perché una intuizione potrebbe forse portare in futuro anche a migliori principi di governo. La comunità legale democratica deve rimanere sovrana. Quindi noi non sosteniamo che una o l’altra istituzione imponga arbitrariamente dall’alto dei limiti al processo decisionale democratico (diretto) ma che i cittadini devono sempre essere in grado di farlo da loro stessi. Né sosteniamo che i cittadini prendano decisioni “eterne” che soggiogheranno le generazioni future, le quali invece sono sovrane e devono poter organizzare la loro società sulla base delle loro nuove conoscenze.

    Il secondo malinteso riguarda la natura delle tre aree: cultura, politica ed economia. Non tutto ciò che le aziende e le scuole fanno è rispettivamente economico o cultural-spirituale per sua natura. Il funzionamento di un’azienda o di una scuola comporta anche una considerevole componente che si riferisce a leggi e a diritti umani e le relative problematiche possono essere regolate tramite canali “democratici” (cioè canali dove tutte le persone coinvolte hanno voto uguale). Ciò, praticamente sempre, riguarda le condizioni di base per l’attività economica: di per sé le iniziative economiche rientrano nel campo della libera creatività, ma non devono tradursi nell’inquinare o avvelenare un’area residenziale, e così via. Il processo decisionale su questioni legali dentro le aziende private non necessitano sempre di procedere tramite lo Stato (locale), ma possono anche nascere tramite organi “democratici” presenti nelle aziende stesse, nelle scuole e similari all’interno delle quali tutte le persone coinvolte abbiano voto uguale. Infatti questo spesso è assai preferibile.

    Gli Stati moderni hanno parecchi difetti da molti punti di vista: non fanno le cose che dovrebbero fare. Ma per altri aspetti si occupano di troppe cose, acquistando troppo potere. Da una lato la democrazia deve essere radicalmente intensificata ed estesa “orizzontalmente” introducendo un processo decisionale democratico-diretto; dall’altro lato la democrazia deve essere compressa “verticalmente”, nel senso che si deve ritirare dagli spazi dove non ci deve stare.

    Molti argomenti contro la democrazia diretta sono smontati da questa prospettiva. Quando i critici della democrazia diretta affermano che i cittadini non sono in grado di decidere le questioni sulle quali normalmente i politici prendono decisioni, in generale sbagliano – vedi capitolo 6 per questo – ma altre volte hanno ragione. La soluzione comunque non poggia sul presunto diritto del parlamento di ignorare il popolo, ma nel rimuovere tali questioni dal campo della democrazia. Perché se i cittadini non sono competenti nel decidere qualcosa, allora neanche i politici lo sono. I politici non sono altro che gli agenti dei cittadini e, come la maggior parte di questi, sono tipicamente generalisti che – in linea di massima – pensano ed agiscono sulla base delle stesse preoccupazioni e desideri dei cittadini. Vista in questo modo la democrazia diretta può agire come un’ulteriore controllo per verificare se una certa questione non appartenga alla democrazia istituzionale.

    La separazione delle varie sfere della vita ha un altro vantaggio. Attualmente le frontiere economiche ed educative coincidono normalmente con i confini di Stato, perché gli Stati determinano in larga misura le politiche economiche ed educative tramite legislazione e regolamenti. Ma se questi spazi si “privatizzano”, possono creare degli accordi di cooperazione che attraversano i confini politici. Le scuole nella regione belga germanofona delle Fiandre potrebbero cooperare più strettamente con le scuole nel sud dell’Olanda. La città olandese di Maastricht e la città tedesca di Aquisgrana, che sono molto vicine l’un l’altra attraversando il confine, si trovano obiettivamente nella stessa regione economica e potrebbero reciprocamente standardizzare tutti i tipi di regolamento strettamente economici, rimanendo tuttavia in due Stati differenti.

    Casualmente anche in questo la Svizzera gioca un ruolo speciale, anche se talora ambiguo. Da un lato, esiste una sorta di separazione tra le differenti aree funzionali in alcune zone della Svizzera. Nel cantone di Zurigo (1,2 milioni di abitanti), per esempio, oltre alle autorità locali vere e proprie, esistono anche comunità scolastiche e di chiesa che si auto organizzano, riscuotono le loro tasse e hanno delle demarcazioni geografiche diverse dai comuni. Inoltre, esistono numerosi cosiddetti “Zivilgemeinden” (comunità civili) che amministrano beni pubblici (acqua, elettricità, radio e televisione, etc.), che hanno forme amministrative di democrazia diretta e che percepiscono i loro introiti dalle bollette degli utenti. Dall’altro lato, le decisioni sono spesso prese democraticamente, mentre (come abbiamo sostenuto prima) ciò non è il modo appropriato per tutto. In Svizzera, per esempio, tutti pagano la tassa sulla chiesa, generalmente attraverso lo Stato, a meno che non dichiarino che non sono membri di alcuna chiesa. Ma la separazione tra la vita politica e quella culturale-spirituale implica, ovviamente, che lo Stato non debba riscuotere alcuna tassa per conto di entità private, che si tratti di un club di biliardo piuttosto che di una chiesa.

    È questa capacità di essere svincolato che distingue il federalismo dalla sussidiarietà. La sussidiarietà è basata su di una suprema autorità già stabilita che delega verso il basso. Il risultato è inevitabilmente quello di un’entità monolitica centralizzata. Quando i cittadini sono liberi di federarsi è possibile che si creino diverse unioni e relazioni che si intrecciano fra di loro nei vari settori della vita. Questi ultimi diventano così “svincolati”.

    Comunque il principio fondamentale del federalismo comporta che questa separazione in strutture federali non può essere imposta dall’alto. Deve essere fatta dalla gente stessa e la democrazia diretta è uno strumento fondamentale per arrivare a questo. Questo tipo di democrazia funzionerà sempre al meglio quanto più quelli ambiti della vita, nei quali la democrazia è naturalmente “di casa”, sono chiaramente separati da quei settori in cui le decisioni democratiche non sono né necessarie né desiderabili. Un federalismo “disgiunto” e la democrazia diretta possono così rinforzarsi reciprocamente. Una democrazia integrata è una società nella quale è stato messo in moto con successo questo processo di reciproco rinforzo tra le forme associative federaliste e la democrazia.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare Edoardo e Emilio Piccoli che stanno effettuando gratuitamente la traduzione in Italiano effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

    La versione in inglese che stanno traducendo si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

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