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  • La democrazia diretta: conferenza stampa della proposta di legge

    5 Agosto 2009

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    Postato in: democrazia diretta

    insieme

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    di Paolo Michelotto

    Diego Galli, che si occupa del sito di RadioRadicale mi ha mandato la sua relazione alla conferenza stampa in qui è stata presentata la proposta di legge di Oskar Peterlini per introdurre gli strumenti di democrazia diretta in Italia.

    Questo il link diretto:

    http://www.fainotizia.it/2009/08/04/la-democrazia-diretta-riformare-il-sistema-politico-il-progetto-del-coordinamento-i-refer?channel=5019311

    La democrazia diretta per riformare il sistema politico. Il progetto del coordinamento per i referendum deliberativi

    Diego Galli

    04/08/2009 – 13:49

    Chissà se il risultato più disastroso delle storia dei referendum porterà una riflessione sull’istituto referendario e sulla necessità di una sua riforma. Lo sperano i parlamentari e i comitati che il 15 luglio scorso hanno presentanto alla stampa alcune proposte di legge per la riforma dell’istituto referendario. Riforme non da poco, perché di rango costituzionale. Tuttavia, necessarie quanto mai in passato, come hanno tentato di spiegare il senatore altoatesino Oskar Peterlini insieme alla senatrice radicale Donatella Poretti.

    La registrazione audio della conferenza stampa

    In tutto questo stupisce la confusione e l’incapacità del Pd, anche dei suoi esponenti apparentemente più sensibili. La senatrice Adamo è venuta ad illustrare una sua proposta di riforma, con tanto di citazione del programma elettorale del Pd con le solite formule da bignami (anche se poi sono 300 pagine) come “democrazia decidente”, che non prevede l’abolizione del quorum, ma semplicemente il suo adeguamento non agli aventi diritto ma agli elettori delle votazioni precedenti. Ovviamente ha detto che “laicamente” (un termine scomodato solo quando non c’entra nulla con i temi in discussione) se ne discuterà in commissione.

    Presente anche il senatore Ceccanti, che ha espresso l’intenzione del Pd di una pronta calendarizzazione in commissione (mentre la maggioranza fa sapere che vuole presentare una propria proposta prima di parlare di calendari).

    La novità è che intorno a queste ipotesi di riforma dell’istituto referendario è sorto un coordinamento di comitati e associazioni. Il nome è complesso ma chiaro: “Coordinamento sovranità popolare per i referendum deliberativi senza quorum”. Il portavoce è Pino Strano, già presente al BarCamp organizzato da RadioRadicale.it l’anno scorso a Roma. Il sito: www.refdeliberativi.net

    La spinta verso maggiori poteri referendari parte dal basso. Non a caso, la proposta di legge presentata dal senatore Peterlini è stata scritta da Thomas Benedikter, del comitato di Bolzano “Più democrazia”. Questa campagna, partita più di 10 anni fa su proposta di un comitato trasversale presieduto dal verde langheriano Stephan Lausch (altro protagonista del Barcamp “Esperimenti democratici”), giunge il prossimo 25 ottobre ad un punto di svolta. Gli elettori della provincia autonoma di Bolzano saranno chiamati a votare per un referendum propositivo che, se passasse, renderebbe Bolzano un pezzo di Svizzera in quanto a poteri referendari. Abolizione del quorum, referendum abrogativi e deliberativi, iniziative popolari, possibilità di 3 tornate referendarie all’anno, libretti esplicativi inviati ai cittadini prima del voto.

    Un’iniziativa analoga si tiene a Rovereto ed è in preparazione a Vicenza. Ma il tema della democrazia diretta sembra destinato a propagarsi, almeno stando alla ricerca effettuata dall’associazione OfficinaDemocrazia, che ha monitorato gli statuti di 74 diverse associazioni di cittadini constatando che il 66% contengono riferimenti alla democrazia partecipativa, e i programmi elettorali di 71 liste civiche presenti alle ultime amministrative, in 34 delle quali apparivano indicazioni a favore della democrazia diretta. In un caso, quello di Forlì, la lista civica esprime addirittura il sindaco vincente della città.

    Sembrano quindi essere presenti, questa l’analisi del coordinamento, le condizioni per una campagna per l’istituzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale. Nell’opuscolo distribuito alla conferenza stampa dal coordinatore del meetup “Movimento per la sovranità popolare”, l’ex radicale Paolo Bonacchi (che dei radicali conserva la verve, ma anche alcune idee, come l’abolizione del sostituto d’imposta), si legge: «La legislazione vigente ci consente un’unica possibilità: cominciare dai piccoli comuni, introducendo i referendum popolari di inziativa e di revisione (…). Gli statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per la riforma del nostro sistema politico, e un vero e proprio tallone d’Achille del regime partitocratico italiano».

    Il coordinamento nasce quindi niente poco di meno con l’ambizioso obiettivo di trovare il grimaldello per una riforma del sistema politico italiano, con una precisa strategia di azione. «Una riforma così concepita richiederebbe quindi un’azione lucida, coordinata e decisiva da parte di Movimenti o Liste Civiche federate a livello nazionale decise a ribaltare dalla periferia i rapporti tra il potere dello Stato e quello dei cittadini. (…) Queste liste, gruppi e movimenti, oltre che perseguire obiettivi politici peculiari dei propri territori, dovrebbero porre come prerequisito del proprio programma elettorale, una riforma radicale dello statuto del consiglio comunale o provinciale per il quale si candideranno».

    Intanto, l’appuntamento è a Bolzano il prossimo 25 ottobre. La proposta di ampliamento dei poteri referendari dei cittadini necessiterà, per entrare in vigore, di raggiungere il quorum previsto del 45%. Se accadesse, si tratterebbe di un apripista per altre regioni, province e comuni.
    Stephan Laush, coordinatore dell’iniziativa Più Democrazia in Alto Adige, sostiene che «la democrazia diretta ha la capacità di migliorare la democrazia rappresentativa, sia grazie alla possibilità per i cittadini di decidere su questioni che li riguardano, sia in modo indiretto, come strumento di controllo sull’attività degli eletti, che dovranno confrontarsi preventivamente con gli orientamenti dei cittadini, perché altrimenti questi avranno la possibilità di modificare le legge approvate».

    Contemporaneamente, certo, si tenterà di incardinare l’iter dei disegni di legge di riforma del referendum depositati in parlamento. Con l’auspicio, espresso da Thomas Benedikter nel corso della conferenza stampa, «che il Pd, grazie alla spinta della presenza dei radicali, possa farsi forza per portare avanti questa battaglia anche per le prossime elezioni, inserendo questa riforma nel suo programma elettorale»

    Appendice: Democrazia diretta e federalismo alla svizzera partono dallo statuto del coordinamento

    Come si legge nell’atto costitutivo del coordinamento:
    «Le regole decisionali ricalcheranno quelle della confederazione svizzera: diventa decisione del coordinamento ciò che viene approvato dalla maggioranza delle organizzazioni che lo compongono e dalla maggioranza dei singoli membri.
    Inoltre come nella confederazione elvetica ci sono cantoni che contano meno perchè piccoli (in numero di cittadini) così anche nel coordinamento le organizzazioni avranno un numero di “macrovoti” in ragione del numero degli iscritti al coordinamento di ciascuna: 3 macrovoti per quelle con più di 500 iscritti, 2 per quelle da 100 a 500 iscritti, 1 per quelle da 30 a 100 e 1/2 per quelle da 10 a 30».

    Statuto federativo, dunque, con possibilità di adesione non solo individuale, ma anche di gruppi organizzati.

    Significative alcune disposizioni previste nel regolamento dell’assemblea. Eccone alcune:

    «lo spazio verrà preferibilmente organizzato in modo circolare, col tavolo della segreteria in posizione visibile ma non “dominante”»

    All’inzio dell’assemblea il tempo totale di durata previsto è diviso per il numero dei partecipanti in modo da assegnare a ciascuno un tempo uguale di intervento. Ognuno può assegnare il proprio tempo a un altro associato, da cui si ritiene rappresentanto nel suo pensiero:
    «Sono possibili due forme di intervento: individuale o collettivo. – L’intervento INDIVIDUALE viene effettuato nell’ambito del proprio Tempo Individuale (TI). – L’intervento COLLETTIVO viene calcolato proporzionalmente a carico dei vari TI dei sostenitori dell’intervento».

    Lo stile BarCamp è in qualche modo codificato:
    «Durante gli interventi è data facoltà ai presenti di richiedere di interrompere l’oratore per chiarimenti o brevissimi commenti. E’ facoltà dell’oratore concedere o meno tale interruzione. Il tempo per l’interruzione è a carico del TI dell’oratore. La richiesta di interruzione viene segnalata alzando la mano verso l’oratore».

    Sessione non dd stretta:
    «In questa modalità i partecipanti potranno organizzare il loro tempo secondo le proprie necessità ed invitare altri membri a formare dei gruppi di discussione, o a prendere visione di loro produzioni. In generale si invitano, i partecipanti a formare autonomamente dei gruppi che organizzeranno liberamente la propria discussione. Potrà essere anche decisa una suddivisione per gruppi di lavoro. Come potranno essere decise altre modalità; per esempio una fase di discussione libera, o a dibattito… »

    «Ferme restando le regole per le assemblee fisiche, la partecipazione può avvenire anche per via telematica. Sarà cura delle segreteria verificare che esistano le condizioni tecniche minimali perchè la partecipazione in via telematica possa essere equiparabile a quella fisica».

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