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  • 013 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? – Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare

    17 Luglio 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

    direct-democracy-verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Emilio Piccoli

    Il rapporto tra referendum e processo decisionale parlamentare
    L’introduzione del Parlamento rappresentativo solleva un nuovo problema. Come si a a determinare quali sono le questioni su cui i cittadini vogliono decidere ancora direttamente?
    I sostenitori del sistema rappresentativo puro hanno pronta la loro risposta. Loro sostengono che il Parlamento è plenipotenziario e rifiutano il referendum. Ciò danneggia gravemente il principio di sovranità popolare incluso nell’archetipo della democrazia. Così nel sistema rappresentativo puro è ancor più possibile che passino leggi volute da un élite, ma che sono respinte dalla maggioranza. Non appena il Parlamento si è insediato può agire liberamente contro la volontà della maggioranza. Il diritto di iniziativa, che scaturisce direttamente dal principio di uguaglianza, viene abrogato.
    I difensori del “sistema rappresentativo puro” giustificano questo sistema con due argomenti principali.

    Un mandato imposto non è affatto un mandato
    Innanzi tutto i difensori del «sistema rappresentativo puro» dichiarano che i cittadini danno un mandato a quelli che vengono eletti e che, di conseguenza, questi ultimi ora possiedono il diritto di decidere.
    Così facendo essi ignorano il fatto che questo tipo di mandato imposto crea una contraddizione interna. Un mandato legittimo, proprio come un dono legittimo, può essere dato solo volontariamente. Questa volontarietà significa anche che il cittadino deve essere libero di non affidare un mandato, ma di optare per il processo decisionale diretto tramite referendum. Un mandato imposto è un finto mandato.
    Un’analogia può chiarire ciò. Immaginatevi di essere trattenuti di notte da cinque aggressori che pretendono il vostro portafoglio. Tuttavia questi vi lasciano scegliere a quale aggressore lasciare il vostro denaro. Per pura necessità voi consegnate il vostro denaro al meno sgradevole, che più tardi viene arrestato dalla polizia. Poi, durante il confronto, l’uomo vi dice :”Io non affatto rubato il portafoglio, tu mi hai dato il portafoglio di tua propria spontanea volontà. Dopo tutto, eri assolutamente libero di non darmi il portafoglio “. E’ ovvia la perversità di questa argomentazione. Siete stati davvero liberi sia di dare che di non dare il denaro a questa specie di farabutto. Ma siete stati ad ogni modo costretti (dal furfante in oggetto, tra gli altri) comunque a cedere il portafoglio – contro la vostra volontà. Vi è stata negata la libertà di tenervi il portafoglio. Sostituite i ladri in questa analogia, con i partiti politici, e il portafoglio con il vostro diritto di partecipare direttamente al processo decisionale, e ottenete l’argomentazione a favore del processo decisionale rappresentativo puro. Proprio come la libertà di cedere il portafoglio era una falsa libertà, il mandato in un sistema rappresentativo puro è un falso mandato, proprio perché è imposto. In questo contesto Friedrich Nietzsche ha scritto: “Il Parlamentarismo, vale a dire il permesso ufficiale di poter scegliere tra cinque questioni politiche, è benvoluto da quelli che appaiono indipendenti e singolari e vorrebbero combattere per le loro opinioni. Comunque alla fine è uguale se alla mandria è stata imposta un’opinione o che le siano permesse cinque opinioni.”(Nietzsche, 1882, 1999, p. 500)
    Il concetto di “democrazia rappresentativa pura” è una contraddizione in termini (comparabile con il termine cerchio quadrato), soprattutto se la maggior parte delle persone vogliono il processo decisionale diretto. Se la maggioranza della popolazione vuole il processo decisionale diretto, un sistema rappresentativo puro è antidemocratico per definizione, perché, per sua natura, tale sistema è in contrasto con la volontà della maggioranza (in quanto essere quadrato implica la presenza di angoli, un cerchio non può essere, per definizione quadrato, perché il cerchio – per sua stessa natura – non ha angoli).

    Fondare un proprio partito
    I sostenitori del processo decisionale rappresentativo puro hanno anche una seconda argomentazione. Essi dicono anche che ognuno è libero di creare un partito da solo e candidarsi per un seggio parlamentare.
    Però questa risposta non tiene conto del principio di sovranità del popolo. La sovranità popolare ha inizio con l’opportunità della gente di essere in grado di determinare come viene presa una decisione. E’ molto probabile che la grande maggioranza della popolazione voglia esprimere direttamente la propria opinione su una questione specifica, mentre solo pochissime persone aspirano ad avere un seggio in parlamento. In una democrazia ciò deve essere rispettato. Chiunque decreti contro la volontà della maggioranza, che il processo decisionale diretto non è consentito e che i cambiamenti si devono ottenere prendendo un posto in parlamento, si pone al di sopra e in opposizione al popolo e viola la sovranità del popolo. Se il popolo vuole decidere su una questione specifica, e questo gli è reso impossibile, allora evidentemente il popolo non sta esercitando il potere. Quando una élite rifiuta alla maggioranza dei cittadini la possibilità desiderata di prendere decisioni direttamente, e propone la creazione di un partito come una ‘alternativa’, allora si sta trattando la maggioranza con atteggiamento di sufficienza e non c’è più una questione di democrazia.
    Una ricerca sul motivo del comportamento elettorale mostra senza mezzi termini che la maggioranza degli elettori non vota solamente perché essi vogliono affidare un mandato [v. 2-2]. La maggioranza degli elettori vota in modo strategico: dato l’attuale sistema, quali leader sembrano essere meno dannosi? Se i voti venissero effettivamente espressi in uno spirito di assegnazione democratica dei mandati, l’attuale sfiducia della gente nei confronti dei loro Parlamenti – che i sondaggi in tutta Europa ripetutamente evidenziano – sarebbe del tutto inspiegabile. Non vi sono mandatari nel vero senso della parola seduti in Parlamento; ma ci sono leader che vengono eletti al posto di altri dagli elettori semplicemente perché l’elettorato è in questo momento costretto a eleggere qualcuno e vota solo per la persona (o partito) meno in grado di fare danni.
    Pertanto c’è una differenza fondamentale tra i partiti politici che sostengono l’iniziativa referendaria dei cittadini obbligatoria e quelli che resistono alla sua introduzione. Questi ultimi devono essere considerati come interessati al potere. Solo quei partiti che sostengono incondizionatamente l’introduzione del referendum obbligatorio di iniziativa dei cittadini possono essere considerati autenticamente democratici, in senso letterale, che lottano per una autentica forma di ‘potere della gente’.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

    La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

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