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  • 010 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? – I principi della pubblica assemblea

    13 Luglio 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Emilio Piccoli

    I principi della pubblica assemblea
    Certi principi sono insiti in ogni assemblea democratica pubblica.

    Il principio di uguaglianza
    Il principio di uguaglianza costituisce le basi della pubblica assemblea: tutti i membri maturi (nel senso di responsabili) della comunità possono prendere parte alla pubblica assemblea e viene loro accordato ugual peso nel processo decisionale.
    Non è facile basare questo principio di uguaglianza su un principio positivo. Però è molto facile istituire il principio di uguaglianza in modo negativo. Dopo tutto, l’ideale democratico si basa sul principio fondamentale che non c’è autorità superiore a quella del popolo. Per definizione, questo principio implica che tutti appaiano uguali. Se alcuni di coloro che partecipano hanno un peso maggiore rispetto agli altri nel processo decisionale, solo in virtù di quello che sono, ci ritroviamo nuovamente nell’oligarchia.
    Quindi il voto di ogni persona matura ha lo stesso peso. La storia della democrazia nel XX secolo è stata in gran parte una battaglia su questo principio, una battaglia che si è svolta principalmente su tre fronti: il sistema del suffragio universale (in cui ogni persona, indipendentemente dai suoi possedimenti, età o competenza riceve un voto uguale); il diritto di voto delle donne; e il diritto di voto indipendente da caratteristiche biologiche connotanti (ad esempio, diritto di voto per la gente di colore in Sudafrica).

    Il diritto d’iniziativa
    Il diritto di iniziativa significa che ogni membro dell’assemblea pubblica ha un uguale diritto di presentare proposte. Pertanto l’ordine del giorno dell’assemblea pubblica non viene stabilito da un’élite.
    Il diritto d’iniziativa non è nient’altro che una applicazione particolare del principio di uguaglianza. Ciò non significa che la presentazione delle proposte non possa essere sottoposta a regole. Ad esempio, tali regole potrebbero specificare che una proposta venga presentata entro quattordici giorni prima della riunione o che ogni proposta venga sottoscritta almeno da cento membri della riunione. Il punto essenziale rimane che le regole siano le stesse per tutti.

    La regola maggioritaria
    Nella situazione ideale, c’è unanimità: tutti concordano su una proposta. Tuttavia l’unanimità di solito non viene raggiunta. Questo è il motivo per cui viene usata la regola della maggioranza. É una conseguenza del principio di uguaglianza e scaturisce dal desiderio di minimizzare il disordine: applicando la regola della maggioranza si ottiene il numero minimo di persone insoddisfatte. Si potrebbe anche sostenere che qualsiasi altra soluzione diversa dalla regola della maggioranza semplice nega sostanzialmente il principio di uguaglianza. Del resto se operiamo con una maggioranza qualificata (es. due terzi) ciò significa che una minoranza può negare la volontà della maggioranza – per esempio se il 60 per cento vuole l’opzione A e il 40 per cento vuole l’opzione B.
    La regola della maggioranza ha una dimensione esistenziale. Nell’accettare questa regola, riconosciamo i difetti umani. L’esistenza di una minoranza dimostra che la discussione e il processo di formazione delle idee sono stati incompleti. Allo stesso tempo il principio di maggioranza ci ricorda il fatto che la democrazia deve essere sempre percepita come un processo storico. La minoranza di oggi può essere la maggioranza di domani. La maggior parte delle nuove idee inizialmente incontra resistenza e rifiuto, ma di solito possono essere accettate in seguito. La regola della maggioranza può funzionare in modo veramente corretto solo quando è sufficientemente storicamente assimilata nella società o nella comunità. Quando una decisione presa da una maggioranza contro una minoranza viene percepita da quella stessa maggioranza come un “trionfo” assoluto, fuori da ogni significato storico, la qualità della democrazia ne soffre.
    La regola della maggioranza è in contrasto con tutte le tendenze elitariste. I movimenti autoritari non riconoscono la regola della maggioranza. Essi promuovono sempre l’una o l’altra immagine di un ‘ “avanguardia” o di una élite che può imporre la sua volontà alla maggioranza. I leninisti parleranno del ruolo di punta del partito comunista e della dittatura del proletariato. I nazional-socialisti punteranno su élite basate su caratteristiche razziali. I fondamentalisti religiosi rifiuteranno la parità di diritti per donne e dissidenti, anche se essi costituiscono la maggioranza.
    In una forma attenuata, ma anche così molto reale, questo principio elitario è presente anche tra i fautori della cosiddetta democrazia rappresentativa. Dewachter (1992,p. 70)) la mette come segue : “In accordo al concetto base di ‘democrazia parlamentare’, le decisioni vengono prese da una selezione di ‘Prìncipi filosofi’. Rappresentativamente distribuiti per tutto l’intero territorio, viene eletto un campione di rappresentanti del popolo. Tuttavia, i membri eletti stessi non sono i più rappresentativi; non sono una media, ma sono i migliori. Il Parlamento è l’assemblea dei migliori della Nazione.” L’ex ministro della Giustizia della Repubblica federale tedesca, Thomas Dehler, ha espresso questo come segue: “A mio parere, si tratta di un malinteso sulla natura della democrazia nel credere che il Parlamento sia l’esecutore della volontà popolare. Penso che la natura della democrazia rappresentativa sia una cosa ben diversa: in realtà è una aristocrazia parlamentare. I membri del Parlamento hanno il dovere e l’opportunità di agire con un maggiore discernimento, una conoscenza superiore, rispetto a quello del singolo cittadino “. (Citato da Dewachter, 2003, p. 30)
    Per questa chiara espressione dell’idea elitarista che sta dietro alla democrazia rappresentativa pura, Dehler non solo è stato applaudito dai cristiano-democratici, ma anche dai liberali e dai socialisti. In tale contesto, la differenza con i sistemi totalitari è che, in un sistema parlamentare puro, l’élite deve ottenere dai cittadini una maggioranza formale. Comunque, ciò che il sistema parlamentare puro e il totalitarismo hanno in comune è che essi permettono l’attuazione di leggi contro la volontà della maggioranza del popolo.

    Il principio del mandato
    L’unanimità costante è irraggiungibile in una democrazia. Questo è il motivo per cui la regola maggioritaria fa parte “dell’archetipo” democratico. Ma c’è ancora un altro problema. La partecipazione universale nel processo decisionale democratico sarà comunque irrealizzabile. Ci saranno sempre membri della comunità che non vorranno partecipare per decidere su certe questioni: perché non hanno il tempo, perché ritengono di avere conoscenze insufficienti, o perché hanno altri motivi per non farlo. Così, in aggiunta alla regola maggioritaria, è stato introdotto anche la regola del mandato: coloro che non partecipano alla pubblica assemblea sono considerati come datori di un mandato a coloro che vi partecipano.
    La regola del mandato non può essere evitata con l’imposizione del voto obbligatorio o della presenza obbligatoria (perdi più tale presenza obbligatoria non è nemmeno auspicabile, si veda il riquadro 6-2). Anche se viene decretato per legge che tutti i membri della comunità debbano partecipare alla pubblica assemblea, deve essere sempre fatto un accordo per coloro che non rispettano tale obbligo. Le decisioni della pubblica assemblea saranno sempre vincolanti anche per gli assenti.
    Così il principio del mandato non ha nulla a che fare con la differenza fra processo decisionale rappresentativo e processo decisionale democratico-diretto. Il principio del mandato è una conseguenza diretta del fatto che le leggi, per definizione, si applicano a tutti i membri della comunità. In altre parole: non posso negare che una qualsiasi legge si applichi a me personalmente argomentando che non ho partecipato alla creazione della legge. Con la rinuncia alla partecipazione al processo decisionale sulla legge, io vengo automaticamente considerato come se avessi dato un mandato a chi ha preso effettivamente la decisione. Senza questo principio ogni individuo potrebbe sottrarsi all’ applicabilità delle disposizioni legislative a loro propria discrezione.
    Quindi in un processo decisionale democratico-diretto tramite pubblica assemblea, formalmente ci sono sempre due decisioni da prendere:
    - primo, viene presa una decisione di mandato: ogni cittadino decide di partecipare personalmente al ‘parlamento ad hoc’ che prenderà la decisione, oppure di dare mandato ai concittadini (solo se non partecipa);
    - secondo, la pubblica assemblea decide allora sulla questione in discussione.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

    La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

  • Commenti recenti

    • Kmiecik ha scritto

      1

      Le idee su cui si fonda questo capitolo molto importante risalgono all’opera di Rudolf Steiner (1861-1925) o Antroposofia [anche se l’autore, Jos Verhuslt, non ne fa menzione). L’idea principale sta nella fiducia nell’umano. Se non ha fiducia nel prossimo, non si può riconoscerlo uguale in diritto a se stesso: ecco il problema maggiore che sta incontrando al giono d’oggi la democrazioa diretta nei riguardi delle abitudini polico-politicanti: i politici al potere adesso non hanno nessuna fiducia nell’umano, ben al contrario: diffidano nei confronti dell’umano negli elettori. Si giovano della stampa e delle masse medie per tentare d’indirizzare tal elettorato “transitorio” (una volta ogni quatro anni tutt’al più), negandogli l’attitudine a decidere da se stesso e d’informarsi se stesso e di formare la sua opinione per fare questo.
      Fin che non ci sarà fiducia nell’umano, non si potrà mai progredire in politica verso il raggiungimento dell’età di maturità necessaria per vedere il vantaggio della democrazia diretta su ogni altro sistema politico.

      So bene che tal asserire mi fa passare per un utopista: ma dietro tal asserire c’è una realtà spirituale che nessuno può negare quando si tratta di convivere insieme nella politca e nel rispetto mutuo. Questo non vale solo per i politici, ma anche e surttuto per quelli che per tutto il giorno ci parlano della politica: cioè i giornalisti, senza il minimo di onesta da parte loro, niente non sarà possibile.
      D.K. (tradottore della versione francese)

      07/13/09 10:16 AM | Comment Link

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