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  • 009 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? – In cerca dell’archetipo

    3 Luglio 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Emilio Piccoli

    Cap 2. Cosa è la democrazia ?

    La democrazia varia da paese a paese e di epoca in epoca. Cento anni fa, veniva discusso il suffragio universale per gli uomini ed era impensabile il voto per le donne. Oggi ci sembra inspiegabile come possa esserci stata un’epoca in cui non era consentito votare alle donne e un uomo ricco potesse avere più voti di un uomo povero. Succederà la stessa cosa con il referendum. Verrà un giorno in cui nessuno si ricorderà più che, in un tempo passato, alla gente non veniva permesso di decidere direttamente la propria sorte.
    La democrazia si evolve. Vista la diversità delle forme democratiche nei vari paesi, quali sono ora le caratteristiche essenziali della democrazia? Cosa permette a una democrazia di distinguersi da una non-democrazia? Un dittatore che si dice “democratico” è sempre un dittatore. Ci deve essere un criterio obiettivo che rende possibile tale distinzione. Chiamiamo l’insieme di questi criteri “l’archetipo” della democrazia.

    In cerca dell’archetipo
    Democrazia significa “governo dal popolo”. Ci sono certamente altre forme di “governo” o di potere statale. In una “oligarchia”, ad esempio, una piccola élite governa. Nella “timocrazia” predomina la gente ricca. In una “teocrazia” si suppone che sia Dio a esercitare il potere.
    Il termine “democrazia” viene recepito molto più positivamente dal ventesimo secolo in poi. Praticamente tutti gli Stati si riferiscono in un modo o nell’altro all’ideale democratico, anche se il loro regime è totalitario. La democrazia ha prevalso, per lo meno a livello ideale. Le cose stavano diversamente nel 18° secolo. “Democratico” era sovente un termine ingiurioso a quel tempo.
    Poiché il potere viene espresso per via legislativa, ‘democrazia’ significa che la gente fa le leggi. In una democrazia, le leggi traggono la loro autorità dal fatto che il popolo, in un modo o nell’altro, le approva. Il potere legislativo in una oligarchia si basa sull’approvazione di una minoranza, e sulla benedizione divina in una teocrazia. In una democrazia non vi è altra autorità superiore al popolo.
    Le leggi impongono obblighi, non per il popolo nel suo complesso, ma certamente per i singoli cittadini. I singoli membri della società sono tenuti a riconoscere l’autorità della legge perché in teoria hanno avuto anche l’opportunità di contribuire a conformare la legge. Ecco quindi come si giunge al concetto di Jean-Jacques Rousseau di “contratto sociale”: la legislazione è il risultato di un contratto sociale tra cittadini uguali e responsabili. Nella visione democratica un diritto è legittimato solo quando coloro che sono tenuti a rispettare la legge sono anche in grado di contribuire alla creazione di tale legge.
    Il concetto di “contratto sociale” si definisce meglio “al negativo” – per così dire – con un procedimento ad eliminazione. Se l’autorità della legislazione non è tratta dall’autorità di Dio, della nobiltà, dei proprietari terrieri, del denaro o della conoscenza allora il contratto sociale è la sola possibilità che rimane. Le leggi traggono la loro autorità dal fatto che ci sono accordi volontari tra i membri della comunità giuridica.
    I politici fanno spesso riferimento al “contratto sociale”, come un accordo tra il popolo ed i politici stessi. Il contratto viene rinnovato, per così dire, ad ogni elezione. Ma il filosofo Thomas Paine ha già respinto questa interpretazione nei Diritti dell’Uomo (1791): “Si è pensato a un notevole avanzamento verso l’istituzione di principi di libertà nel dire che il governo è un patto tra chi governa e chi è governato, ma questo non può essere vero, perché ciò mette l’effetto prima della causa, siccome l’uomo deve essere esistito prima che esistessero i governi, c’è stato necessariamente un momento in cui i governi non esistevano e di conseguenza non potevano inizialmente esistere governatori con cui stabilire tale patto. La verità quindi deve essere che gli individui stessi, ciascuno nel loro proprio personale e sovrano diritto, hanno intavolato un patto con tutti gli altri per creare un governo: e questo è l’unico modo in cui i governi hanno il diritto di nascere, e il solo principio su cui essi hanno diritto di esistere. “(Paine, 1791, 1894, parte 2, p. 309). Un “contratto sociale” è quindi un contratto fra cittadini, e un sistema politico emerge solo come un risultato di questo.
    Come possono i cittadini intavolare un contratto sociale con tutti gli altri? Ovviamente essi devono incontrarsi, discuterlo e concordarlo. In questo modo si crea la prima specifica istanza di riunione democratica: la pubblica assemblea.
    Le assemblee pubbliche sono anche una realtà storica. In alcune piccole comunità, per esempio negli Stati Uniti e in Svizzera, l’assemblea pubblica svolge ancora oggi un ruolo [v. 2-1]. E ‘chiaro che l’assemblea pubblica in quanto tale non può funzionare in un moderno Stato costituzionale, con milioni di cittadini. Ma, al tempo stesso, l’assemblea pubblica fornisce ancora un primo esempio pratico di ideale democratico. Pertanto, dobbiamo dapprima esaminare le caratteristiche essenziali delle pubbliche assemblee democratiche.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

    La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

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