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  • 008 Democrazia Diretta 1 – inserto 1.3 Potere politico e democrazia diretta

    21 Giugno 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Emilio Piccoli

    1- 3: Potere politico e democrazia diretta

    Quello che molti politici pensano riguardo a se e in che misura i referendum siano auspicabili è molto legato alla loro propria vicinanza al potere politico. Più potere hanno acquisito in un sistema rappresentativo, più sembrano opporsi alla democrazia diretta. Seguono alcuni esempi su questo.
    In Svezia, nel corso del XX secolo si sono tenuti solo cinque referendum in totale. Le posizioni dei più importanti partiti svedesi – il partito socialista e il partito conservatore – variavano a seconda se erano o no al potere in quel momento. Prima della Seconda Guerra Mondiale il partito conservatore svedese era rigorosamente contro il referendum; dopo la guerra, quando questo partito fu all’opposizione per decenni, è diventato un fautore dei referendum. Nel partito socialista svedese, le cose si sono sviluppate esattamente nella direzione opposta: questo partito ha cominciato a rifiutare referendum dal momento in cui guadagnato la maggioranza assoluta al ‘Rikstag’ svedese. Ruin (1996, p. 173) riassume come segue: “i partiti che appartengono all’opposizione o hanno una posizione subordinata manifestano la tendenza a difendere il referendum. Partiti che siedono al governo o che hanno una posizione esecutiva tendono a mostrare un atteggiamento sprezzante”.

    Nel Baden-Württemberg, i cristiano-democratici (CDU), approdarono all’opposizione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando la costituzione di questo Stato tedesco era in fase di elaborazione nel 1952-1953, la CDU argomentava per l’introduzione del referendum. La maggioranza governativa in quel momento, di cui i socialisti SPD erano il partner più importante, tuttavia, si era opposta all’introduzione. Nel 1972, la situazione era cambiata: il Baden-Württemberg era ora governato da una coalizione di liberali e cristiano democratici. Quando venne prospettata una modifica alla Costituzione, la Spd prese l’iniziativa per introdurre anche i referendum. Ciò creò una forte opposizione da parte della CDU. Emerse la particolare situazione in cui la SPD e CDU ora adottavano le stesse posizioni che avevano tenuto venti anni prima i loro avversari.

    Alla fine vi fu un compromesso: il referendum fu introdotto come principio, ma con una soglia gigantesca. Al fine di indire un referendum, un sesto degli elettori del Baden-Württemberg devono registrare le loro firme nei municipi o negli uffici comunali entro un periodo di due settimane. Com’era prevedibile, ovviamente, non un solo referendum si è svolto nel decennio successivo. Nel 1994, uno gruppo di cittadini ha scritto molto educatamente: “Purtroppo, in considerazione di questa mutevole posizione, non si può fare a meno di pensare che se un partito è stato pro o contro i referendum in passato era dipeso in primo luogo dal fatto che il partito considerasse la questione da una prospettiva governativa o da una prospettiva di opposizione “. (Stuttgarter memorandum, 1994, p. 23).

    Non è solo la divisione tra i partiti di opposizione e di governo a giocare un ruolo. Nel sondaggio d’opinione belga condotto nel 1998 dall’Instituut voor Plaatselijke Socialistische Actie, menzionato sopra, appariva che i politici locali con un mandato esecutivo (assessori e sindaci) consideravano il referendum anche meno favorevolmente rispetto ai politici con un mandato rappresentativo (consiglieri comunali), indipendentemente dal fatto che quest’ultimo appartenesse all’opposizione o alla coalizione di governo. (De Morgen giornale, il 31 gennaio 1998)

    Del resto, l’introduzione della democrazia diretta non è l’unica questione su cui i partiti politici cambiano di abitudine il loro punto di vista a seconda della loro quota di potere. Lo stesso fenomeno vale per la questione della limitazione sul numero di volte che un rappresentante può conservare la stessa carica. Tra gli elettori americani, circa il 75% sostengono la rieliggibilità limitata. Per contro, solo il 18% dei membri dei singoli parlamenti di Stato si sono espressi a favore, con il 76% contrari a qualsiasi restrizione. Tra i lobbisti di professione, non meno del 86% era a favore della rieleggibilità illimitata. Ciò non è sorprendente, perché la rieleggibilità limitata minaccia la ‘old boys network’ che è fondamentale per un buon lobbista. Un lobbista ha anche dichiarato esplicitamente: “I lobbisti concordano con la tesi dei difensori della rieleggibilità limitata : questa misura scinderebbe i legami e interferirebbe con il lavoro dei gruppi di interesse” (O’Keefe1999). Nelle Fiandre, il sistema della rieleggibilità limitata era originariamente parte centrale della dottrina del partito verde Agalev. Questo partito ritieneva che ai titolari del mandato dovrebbe essere consentito di rinnovare il loro mandato solo una sola volta. Quando si venne al dunque, e alcuni pesi massimi elettorale videro le loro posizioni minacciate da questa misura, la posizione del partito fu immediatamente modificata.

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il capitolo intero tradotto qui direct-democracy-verhulst-1, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com

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