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  • la sindrome Nimby esiste o è una finta spiegazione nata per delegittimare le proteste dei cittadini?

    12 Giugno 2009

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    Postato in: consultazione, democrazia

    nimby

    nimby

    di Paolo Michelotto

    i cittadini sono egoisti e pensano solo a ciò che succede vicino a loro e si disinteressano dei problemi degli altri? Se fosse vera questa tesi, allora avrebbero ragione gli esponenti della elite che ci governa, che dicono che loro non ci ascoltano noi cittadini, perchè loro sanno meglio di noi cos’è meglio per noi.

    Ma per fortuna NON E’ COSì!

    Qui riporto alcuni spunti per non farci prendere in giro quando ci dicono che noi soffriamo di sindrome Nimby.

    dal sito ecoalfabeta

    Ormai tutti conoscono la cosiddetta sindrome NIMBY, Not In My Back Yard; ovvero costruite centrali nucleari, inceneritori, tangenziali, rigassificatori, expo ecc da un’altra parte.

    I media (che difendono sempre in modo un po’ troppo solerte i grandi progetti) dicono che la sindrome NIMBY è effetto di egoismo, particolarismo e provincialismo, di chi vuole le comodità senza pagarne i costi.

    Seguendo (ma a rovescio) la logica di Garrett Harding, i cantori dello sviluppo argomentano più o meno così: i vantaggi (di solito dati per scontati) di una grande opera sono per tutta la collettività, mentre gli svantaggi (mai documentati però) sono per un piccolo numero, quindi l’opera deve essere realizzata.

    Se fossero più onesti forse scriverebbero così:

    * i grandi vantaggi sono per un piccolissimo gruppo (costruttori, appaltatori, banche);
    * la maggioranza ha vantaggi modesti o nulli;
    * mentre una minoranza (di solito marginale, con minore potere contrattuale ecc) si becca gli svantaggi che di solito si chiamano inquinamento, malattie e morte.

    Ecco allora che salta fuori il meno conosciuto NIABY, Not In Anyone’s Back Yard; se un’opera consuma risorse naturali e ha un impatto ambientale devastante, non deve essere fatta in nessun luogo!

    La coalizione dei vari NIMBY d’Italia sta in effetti portando ad affermare questo principio: NOTAV, NoDalMolin, ChiaiaNOdiscarica, NoExpo, notangenziale, NOInceneritori ecc non sono espressioni di egoismi locali, ma opposizioni di cittadini attivi a una visione novecentesca e inquinante dello sviluppo. Partendo ad esempio dall’opposizione all’inceneritore che vorrebbero costruire sotto casa, si passa a ragionare sull’insostenibilità di questi grandi progetti.

    traggo dal sito Ecceterra degli amici Nimby trentino

    Sul significato di NIMBY
    estratto da “FAR PACE COL PIANETA” di Barry Commoner
    Garzanti Editore, 1975 – pagg. 157 e 158

    [...] In assenza di opposizione da parte dell’opinione pubblica, il lavoro scientifico che ha portato alle conoscenze attuali sugli inceneritori non sarebbe mai stato fatto. Ma l’industria è tutt’altro che grata per il lavoro che le è stato offerto. Secondo gli industriali del settore e i loro collaboratori, l’opposizione della gente agli inceneritori non è dettata da una preoccupazione di ordine sociale, ma è solo espressione di grettezza individualistica: timore di conseguenze sfavorevoli per la propria salute, per il proprio vicinato immediato, per il valore della propria casa o dei propri terreni. Gli specialisti in relazioni pubbliche dell’industria degli inceneritori hanno coniato un furbo neologismo dal suono grazioso – NIMBY, sigla di Not In My Back Yard (”Non nel mio cortile”) – per convincerci che chi è contrario agli inceneritori lo è soltanto per un atteggiamento meschino, perché detesta qualsiasi intrusione giudicata sgradevole nel proprio piccolo mondo, per un impulso generico a “tener lontane le cose brutte dal proprio cortile di casa”.
    Secondo H. Lanier Hickman Jr., vicepresidente esecutivo della associazione governativa degli Enti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, organizzazione impegnata nella promozione degli inceneritori, il NIMBY è una malattia sociale:

    La sindrome del NIMBY è un problema di salute pubblica di prim’ordine. E’ una malattia mentale ricorrente che continua a colpire il pubblico.

    La sua risposta all’opposizione della gente agli inceneritori è “una campagna per sradicare questa malattia”.
    Per Calvin R. Brunner, un consulente dell’industria dello smaltimento dei rifiuti, la vera minaccia è quella dell’anarchia:

    Oltre un secolo fa de Tocqueville ci aveva avvertiti della possibilità che in America si affermasse un’eccessiva democrazia. Poiché ogni uomo si sentiva l’uguale di ogni altro, egli pronosticò che alla fine questo avrebbe condotto all’anarchia… E’ possibile che i NIMBYsti possano avere una parte importante nel dimostrare la giustezza dell’affermazione di Alexis de Tocqueville che la democrazia è una forma di governo insostenibile?

    E secondo “Newsweek”:

    Dimenticate Love Canal (dove si è avuto un esempio famoso di lotta per l’ambiente)… Arrestate le pattuglie dei NIMBY!

    Ma risulta che il cosiddetto NIMBY è un mito. Uno studio assai accurato della diffusa opposizione agli inceneritori condotto per conto del Comitato per lo smaltimento dei rifiuti dello stato della California ci dice invece che:

    L’avversione dell’opinione pubblica agli impianti per lo smaltimento dei rifiuti è un fenomeno recente. Prima della nascita del movimento ambientalista, negli anni Settanta, il trattamento dei rifiuti destava scarse preoccupazioni nel pubblico, e assai di rado furono chiusi impianti a causa delle proteste locali.

    La gente ha incominciato a preoccuparsi del proprio cortile di casa non perché di recente sia scoppiata un’epidemia di egoismo antisociale, ma – come riferisce lo studio fatto in California – a causa del fatto che

    Il fallimento del governo e dell’industria nel compito di smaltire correttamente i rifiuti ha avuto vasta pubblicità, che si è riflessa in un crescente timore circa i pericoli collegati a tutti gli impianti di smaltimento.

    A motivare l’opposizione del pubblico agli inceneritori non è stata la preoccupazione per la santità del proprio cortile, ma piuttosto la qualità dell’ambiente che gli oppositori condividono con il resto della società; e quindi si tratta di una preoccupazione non solo personale, ma anche e soprattutto sociale.

    Prendo inoltre alcuni paragrafi da wikipedia

    Coinvolgimento nelle decisioni dei cittadini interessati

    Alcuni sostengono che la carenza di informazione ai cittadini sia spesso tra le cause delle opposizioni incontrate da un progetto, asserendo che se i rapporti con questi ultimi fossero impostati in maniera più aperta, anche in accordo con la legge 2001/42/CE[1] che invita gli amministratori a consultarli e ragguagliarli preventivamente nel caso di interventi a grande impatto ambientale, probabilmente molte contestazioni verrebbero mitigate.

    A tal proposito, secondo quanto riportato dal primo “Convegno Nazionale Nimby Forum” tenuto a Roma il 6 luglio 2005, in Italia solo nel 3% dei casi sono state avviate iniziative di ascolto nei confronti delle comunità locali prima dell’inizio dei lavori.

    In Francia, ad esempio, con il dialogo continuo con gli abitanti dell’area interessata e con la loro partecipazione alle scelte progettuali e a quelle in merito alla destinazione dei proventi compensativi, è stata fabbricato a Aube un deposito per le scorie radioattive da 1.000.000 di m3 senza particolari dissensi. Con lo stesso metodo il governo belga, a seguito dell’opposizione delle amministrazioni locali, ha sospeso alcuni progetti ed ha accettato di rivedere la propria strategia generale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi [2].

    In Italia il fenomeno del contrasto locale alla realizzazione delle infrastrutture ha assunto proporzioni oramai rilevanti, facendo partecipi soprattutto impianti legati al ciclo di trattamento dei rifiuti e reti viarie.

    Possibili strumentalizzazioni

    La facile attribuzione della qualifica di NIMBY alle opposizioni ad un progetto può squalificare a priori le eventuali valide argomentazioni portate contro il progetto, ad esempio le critiche su vari aspetti del piano, dall’impatto ambientale alle valutazioni sulla sua effettiva utilità fino alle osservazioni in merito agli interessi economici che lo supportano.

    Pertanto, l’argomento NIMBY si presta ad essere usato pretestuosamente sia da quanti sostengono il progetto (”tutte le opposizioni sono causate dalla sindrome NIMBY”) che da quanti lo avversano (”i nostri argomenti non vengono ascoltati, sostenendo che si tratta solo di una protesta NIMBY”).

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