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  • 004 Democrazia Diretta 1 – La nostra democrazia è un “nonsense”

    29 Maggio 2009

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    Postato in: Democrazia Diretta Verhulst

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    di Paolo Michelotto

    traduzione di Emilio Piccoli

    La nostra democrazia è un “nonsense”

    Noi siamo ad oggi lontani da tale democrazia integrata. Il processo decisionale politico in genere si svolge al di là dell’influenza, ed anche al di là della conoscenza, dei cittadini. Ciò vale per quasi tutti gli Stati europei.

    Hans Herbert von Arnim è professore di diritto pubblico e teoria costituzionale all’Università di Seyer in Germania. Ha scritto vari libri su democrazia e politica ed ha acquisito fama per via dell’esposizione della realtà spesso sordida che si cela dietro la “bella faccia della democrazia”. Nel suo libro “Il sistema” (Il sistema; sottotitolo: ‘la macchinazione del potere’), pubblicato nel 2001, egli solleva il coperchio sopra il sistema politico tedesco: “Se la democrazia rappresentativa significa governo del popolo per il popolo (Abraham Lincoln), diventa subito evidente che, in realtà non tutto è in accordo con i principi di base di ciò che si suppone essere il più liberale e democratico sistema sociale che sia mai esistito in Germania. Lo Stato e la politica sono nel complesso in una condizione tale che solo ottimisti di professione o degli ipocriti possono rivendicare che questo sia un risultato della volontà del popolo. Ogni tedesco ha la libertà di obbedire a leggi a cui non ha mai dato il suo assenso; egli può ammirare la maestosità di una Costituzione alla quale egli non ha mai dato legittimità; egli è libero di onorare i politici che nessun cittadino ha mai eletto, e per provvedere a loro generosamente, con le proprie tasse, sull’uso delle quali egli non è mai stato consultato “. Secondo Von Arnim, i partiti politici che prendono le decisioni in questo sistema sono diventate istituzioni monolitiche. L’identificazione politica e la soddisfazione dei bisogni, che in una democrazia dovrebbe procedere dal basso verso l’alto – dal popolo al parlamento – è completamente nelle mani del leader dei partiti.
    Von Arnim biasima anche il sistema di finanziamento dei partiti, attraverso il quale i politici possono determinare personalmente quanto i loro partiti – associazioni private come qualsiasi altra – possono incassare dalle entrate fiscali. Secondo Von Arnim, non è sorprendente che i politici continuino ad ignorare il sempre crescente clamore a favore della riforma del sistema politico, perché altrimenti verrebbe minata la loro comoda posizione di potere.

    In Gran Bretagna, la Power Inquiry, un comitato istituito dalle organizzazioni sociali e composto sia da politici che da cittadini, ha condotto una indagine su larga scala sullo stato della democrazia britannica, e in particolare sui motivi per cui tanti cittadini sembrano aver voltato le spalle alla politica. Essi hanno organizzato assemblee in tutto il paese, in cui i cittadini sono stati invitati a presentare le loro opinioni, e hanno pubblicato la relazione ‘potere al popolo’, in cui si osserva: “L’unico fattore sentito come causa del disimpegno, che attraversa tutti i settori della nostra indagine, è la sensazione molto diffusa che i cittadini ritengono che il loro punti di vista e interessi non vengono presi sufficientemente in considerazione dal processo di decisione politica. L’iontensità e l’ampiezza di questa percezione tra i cittadini britannici non può essere sottolineata mai a sufficienza. Molte, se non tutte, delle altre spiegazioni ricevute, qui presentate, possono essere anche intese come variazioni su questo tema della debole influenza del cittadino. (…) Questo opinione su tale tema prevale fortemente nelle molte osservazioni pubbliche ricevute dalla Inquiry.” (Power Inquiry, 2006, p.72).

    Nel 1992, il professor De Wachter mappò accuratamente i processi decisionali politici in Belgio. Egli concluse: “In Belgio, lo sviluppo di istituzioni democratiche ufficiali si è arrestato. Progetti più aggiornati che consentano ai cittadini di avere un impatto duraturo sul processo decisionale sono negati o, nel migliore dei casi, portano al fallimento nel prendere decisioni su tutto. “(P. 71) “I cittadini o gli elettori sono attori deboli in tutta la complessa e densa rete sociale di decisioni politiche nel loro paese. Loro mancano di strumenti decisivi di accesso ai livelli più alti della gerarchia di potere e del processo decisionale.Tutto è deciso per conto loro in un modo estremamente elitario. Per coloro che sono aperti alle idee di legittimità democratica, questa constatazione è sia una delusione che una rinuncia. “(P. 371)
    Nel 2002, il giornalista olandese Gerard van Westerloo intervistò il Professore Daudt, un famoso scienzato politico. Daudt è visto come il Nestore delle scienze politiche olandesi; tutta la generazione post-bellica delle scienze politiche è stata istruita da lui. Il professor Daudt liberato il campo dall’affermazione che i Paesi Bassi sono una democrazia, respingendola come segue. Certamente, ha detto Daudt, i diritti fondamentali sono rispettati, ma “non usiamo parole magniloquenti per mascherarla attraverso qualcosa che non c’è: ossia una democrazia con rappresentanti del popolo ; (…) La nostra democrazia è un nonsenso.” Poiché van Westerloo volle sapere che cosa pensavano i colleghi di Daudt riguardo le sue opinioni, egli fece un giro dei Paesi Bassi, visitando decine di specialisti in gestione sociale e in scienze politiche. Le vedute di Daudt gli vennero confermate dappertutto. A Tilburg, il Professore Frissen dichiarò: “Nei Paesi Bassi siamo governati da una élite arrogante, che non c’entra niente con la democrazia nel senso del termine diretto-democratico.” A Groningen il professor Ankersmit ha detto: “La politica nei Paesi Bassi è stata condotta ai margini. A lungo non ha riconosciuto la democrazia in quanto tale.” Il professor Tromp di Amsterdam: “La poltica nei Paesi Bassi cammina in un vicolo cieco. Una crisi è incombente e non può essere evitata. I partiti politici non sono altro che reti di persone che si conoscono e si sostengono reciprocamente.” Il professor De Beus di Amstedam: “La leggitimità della democrazia olandese è una forma di auto-inganno e frode su vasta scala.” Il professor Tops di Tilburg: “L’animale politico nei Paesi Bassi è praticamente domato e addomensticato.” Il Direttore Voerman del Centro di documentazione per i partiti politici olandesi: “Il parlamento è diventato niente più che una macchina per incollare francobolli.” E secondo lo scienziato politico Baakman di Maastricht : « Ci illudiamo che ciò che chiamiamo democrazia funzioni anche come democrazia.» (Van Westerloo, 2002).

    Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio, scaricandoti il primo capitolo con versione inglese a fronte e traduzione in italiano di direct-democracy-verhulst-1, effettuando le eventuali correzioni con un colore diverso e inviandolo a piccoliemilio@gmail.com

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