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  • I risultati delle votazioni del 17 maggio 2009 in Svizzera: come la democrazia dovrebbe essere.

    19 Maggio 2009

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    Postato in: democrazia svizzera

    hasard

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    di Paolo Michelotto

    Questi i risultati delle votazioni e alcuni articoli presenti qui.

    Passaporto biometrico

    Sì: 953′136 (50,1%)
    No: 947′632 (49,9%)
    Medicine complementari

    Sì: 1′283′838 (67%)
    No: 631′908 (33%)

    Partecipazione: 38,3%

    Questi alcuni articoli che spiegano quanto accaduto secondo l’ottica dei media svizzeri, sui due referendum confederali ma anche sui molti referendum e iniziative cantonali, votati nella stessa giornata

    18 maggio 2009 – 08.54
    Un ’sì’ che ha valore di messa in guardia

    Approvando solo di stretta misura domenica l’introduzione del passaporto biometrico gli svizzeri hanno voluto lanciare un segnale chiaro al governo: con la protezione dei dati non si scherza, commenta la stampa svizzera.

    All’indomani del fine settimana di votazioni, la stampa elvetica dedica i suoi commenti soprattutto al risicato ’sì’ – “Una maggioranza casuale”, come titolano il Blick e Le Temps – con il quale gli svizzeri hanno accettato l’introduzione del nuovo passaporto biometrico.

    “Alla fine gli svizzeri hanno privilegiato il loro attaccamento alla libertà di movimento. Ma il risultato è così striminzito che traduce un profondo scetticismo sulla gestione della biometria”, riassume il quotidiano vodese 24 Heures.
    Il tempo passa, ma la diffidenza resta

    “Le generazioni passano, ma nei geni del cittadino elvetico la diffidenza, nata vent’anni fa con lo scandalo delle schede e della polizia segreta P26, resta”, scrive dal canto suo La Liberté, secondo cui il risultato rappresenta un segnale chiaro, che dovrà essere tenuto in debita considerazione dal governo.

    La Neue Zürcher Zeitung osserva che “non è stata tanto l’introduzione del passaporto biometrico che ha diviso la Svizzera in due campi quasi uguali, quanto piuttosto le postille della proposta”. “Concretamente – scrive il giornale zurighese – la registrazione delle impronte digitali del proprietario del passaporto in una banca dati centralizzata dell’Ufficio federale di polizia”.

    Un argomento sviluppato anche dal Tages Anzeiger, secondo cui il parlamento adesso dovrà esaminare con serietà la proposta dei Verdi, che chiedono di introdurre la possibilità per ogni detentore di passaporto di domandare la cancellazione delle sue impronte dalla banca dati. “Basterebbe una sola frase nella legge, che non causerebbe il minimo problema né con gli Stati Uniti né con l’accordo di Schengen”, sottolinea il Tages Anzeiger.
    Il governo “ha fallito”

    I commenti non risparmiano inoltre l’operato del governo. Per l’Aargauer Zeitung, il risultato del voto di domenica rappresenta uno “schiaffo per l’establishement (…), che solo per caso non appartiene campo dei perdenti”. Un ‘establishement’ – governo e parlamentari navigati – che non ha “preso sul serio le paure della popolazione di essere schedata”.

    Secondo il Corriere del Ticino, il governo avrebbe potuto agire diversamente, evitando così di far quasi naufragare il progetto: “Gli svizzeri amano la libera scelta: poter decidere liberamente fra un passaporto biometrico e uno normale (come hanno fatto diversi paesi europei, a cominciare dalla Germania) non avrebbe scatenato tanto sospetto e tanta ostilità da parte di larghi strati della popolazione”.

    Il quotidiano romando Le Temps sottolinea dal canto suo che “nel paese del segreto bancario, dove si dà così tanta importanza alla protezione della sfera privata, lo Stato doveva rassicurare. Però ha fallito. E ciò che è peggio, ha contribuito per eccesso di zelo ad aumentare la diffidenza del cittadino, progettando di creare una banca dati centralizzata”.

    In materia di passaporto biometrico e di protezione dei dati, il governo è sotto stretta sorveglianza: “Nessuno strappo sarà perdonato”, conclude Le Temps.

    Per questa ragione, il Consiglio federale dovrà ora “dissipare i timori giustificati degli oppositori”, applicando con discernimento la nuova legge sul passaporto biometrico, scrive il Bund. La tentazione di aprire la banca dati a potenziali ricerche rimane grande, è il timore espresso dal giornale bernese.
    “Un ministro al capolinea”

    Il secondo tema in votazione – l’articolo costituzionale sul riconoscimento delle medicine complementari – è abbordato solo da alcuni quotidiani.

    “Olio di ricino”, titola Le Matin, secondo cui con il voto di ieri “la popolazione ha inviato il messaggio di non voler più essere presa in ostaggio dalle minacce sull’aumento dei premi” dell’assicurazione malattia, ma di “volere un altro sistema sanitario”.

    Secondo il Corriere del Ticino, “il segnale politico è chiaro: gli svizzeri vogliono il più ampio ventaglio di cure mediche di alta qualità per tutti, coperte cioè dall’assicurazione di base. In altre parole: risparmiamo pure su molte cose ma per favore non sulle cure mediche!”.

    Per La Regione, “la popolazione non ha inteso firmare un assegno scoperto”, ma ha voluto indicare di volere “piuttosto che si persegua il contenimento dei costi senza rinunciare alla medicina alternativa, che aiuta, anche solo psicologicamente, quei ‘malati immaginari’ che causano più spese al sistema sanitario”.

    Secondo il quotidiano ticinese, il risultato rappresenta però soprattutto un chiaro segnale di sfiducia nei confronti del ministro della sanità Pascal Couchepin, che ha sostenuto l’articolo costituzionale solo perché così ha deciso la maggioranza del parlamento. “Il consigliere federale Pascal Couchepin deve ormai riflettere seriamente sul fallimento della sua politica sanitaria e sull’opportunità di dimettersi”

    Dalle urne due ’sì’, di cui uno di stretta misura

    Il passaporto svizzero, creato nel 1915, entrerà presto nell’era della biometria

    La popolazione svizzera ha approvato domenica per una manciata di voti l’introduzione del nuovo passaporto biometrico. Senza storia invece la votazione sull’articolo costituzionale sulla medicina complementare, che ha ottenuto il 67% di consensi.

    L’esito del referendum sull’introduzione del nuovo passaporto biometrico è stato incerto sino alla fine: favorevoli e contrari sono infatti divisi solo da 5′504 schede.

    Il progetto, approvato da governo e parlamento, è stato sostenuto dal 50,14% di votanti. Il ’sì’ ha prevalso però solo in dieci cantoni e semicantoni. Il tasso di accettazione più forte è stato registrato a Lucerna (57,6%), Zugo (55,3%) e Obvaldo (55,1%).

    In alcuni cantoni, la differenza è stata di poche centinaia di schede. A Glarona, ad esempio, il ‘no’ ha vinto per soli cinque voti. In Ticino, i contrari sono stati il 50,5% (33′313 contro 32′597). Le più forti percentuali di ‘no’ sono state registrate nei cantoni di Giura (56%), Sciaffusa (55,5%) e Vaud (54,5%).
    Libertà di viaggiare

    Grazie al risultato del voto di domenica, la Svizzera si allinea così ai paesi dell’Unione Europea e alle esigenze dell’accordo di Schengen, nonché alle norme di sicurezza statunitensi.

    Il passaporto, che dovrebbe essere introdotto nel 2010, conterrà un microchip sul quale vengono registrati elettronicamente i dati, tra cui un’immagine del viso e due impronte digitali.

    Ad aver fatto breccia tra la popolazione svizzera è stato probabilmente l’argomento legato alla libertà di viaggiare con un passaporto riconosciuto e più sicuro rispetto a quello attuale.

    La sinistra e l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) avevano lanciato il referendum non tanto per impedire l’introduzione del nuovo passaporto, quanto piuttosto per opporsi alla creazione di una banca dati centralizzata, in cui saranno memorizzati tutti i dati dei passaporti biometrici. Un’esigenza, questa, non richiesta dall’Accordo di Schengen e alla quale, ad esempio, ha rinunciato la Germania. Il timore spesso evocato è di una possibile deriva, con un uso a fini diversi da quelli inizialmente previsti di questa banca dati.
    Eveline Widmer-Schlumpf può respirare

    Il sì della popolazione svizzera è stato accolto con un grande sospiro di sollievo dalla ministra di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf.

    La consigliera federale ha promesso che farà il necessario affinché la protezione dei dati sia assicurata e ha dichiarato che, almeno per il momento, i dati biometrici saranno obbligatori solo sul passaporto e non sulla carta d’identità. Se un giorno dovesse essere introdotta anche una carta d’identità biometrica, il governo ne proporrà anche una versione non biometrica, ha aggiunto.

    A nome del comitato per il “sì”, il consigliere nazionale del Partito liberale radicale Hugues Hiltpold si è detto naturalmente soddisfatto, poiché la Svizzera non rischia più di uscire dallo Spazio Schengen. Secondo Hiltpold, tuttavia, occorre prendere in seria considerazione la preoccupazione manifestata da gran parte degli svizzeri. Il governo dovrà dare prova di estrema chiarezza sul fatto che la banca dati non venga utilizzato per altri scopi.

    Soddisfazione è stata espressa anche dall’ambasciatore dell’Unione Europea in Svizzera, Michael Reiterer, secondo cui il risultato del voto “conferma la via intrapresa dalla Svizzera”.

    I contrari, dal canto loro, hanno sottolineato che l’introduzione del passaporto biometrico dovrà avvenire con cautela e conformemente alla protezione dei dati. Hanno inoltre ribadito la loro opposizione all’introduzione di una carta d’identità esclusivamente biometrica.
    Sì alle medicine complementari

    Se il passaporto biometrico è stato accettato di stretta misura, l’articolo costituzionale denominato “Un futuro per la medicina complementare” ha invece superato con estrema facilità lo scoglio popolare, ottenendo il 67% di sì.

    Le percentuali più alte di favorevoli sono state registrate nella Svizzera francese, con punte del 78,4% nel canton Vaud e del 77,9% a Ginevra.

    Il risultato riflette quanto avvenuto in sede parlamentare: ad eccezione dell’Unione democratica di centro e di alcune sezioni cantonali del Partito liberale radicale, tutti gli altri grandi partiti svizzeri si erano pronunciati a favore dell’articolo.

    L’obiettivo di questa modifica costituzionale è di reintegrare nel catalogo delle prestazioni rimborsate dall’assicurazione malattia obbligatoria cinque medicine alternative (fitoterapia, omeopatia, terapia neurale, medicina cinese e antroposofica), stralciate nel 2005 dal ministro della sanità Pascal Couchepin.
    Couchepin fa buon viso a cattivo gioco

    Durante la campagna, Couchepin aveva però ricordato che in ogni caso per applicare il nuovo articolo costituzionale occorrerà elaborare una nuova legge. Il ministro della sanità non ha mai nascosto di non essere favorevole al progetto e di averlo dovuto sostenere poiché così ha voluto la maggioranza del parlamento.

    Presentandosi domenica davanti ai media, il consigliere federale non si è pronunciato sulla sorte che sarà riservata alle terapie alternative. “La mia preoccupazione – ha dichiarato – è di frenare l’esplosione dei costi della salute e non il contrario”.

    Secondo gli oppositori, se le medicine complementari dovessero essere reintrodotte nel catalogo delle spese rimborsate dall’assicurazione malattia, i costi della salute aumenterebbero di mezzo miliardo di franchi all’anno (altre stime parlano di un importo tra 80 e 100 milioni).

    Per i fautori delle medicine complementari, il ministro della sanità non può comunque più tergiversare: “Pascal Couchepin ha sempre detto che non si sarebbe lasciato impressionare, ma con oltre i due terzi di sì, la pressione popolare è forte”, ha dichiarato la consigliera agli Stati socialista Simonetta Sommaruga. E se Couchepin non dovesse reintrodurre queste prestazioni nel catalogo di quelle rimborsare, sarà il parlamento o il suo successore a farlo, ha aggiunto.

    Daniele Mariani, swissinfo.ch e agenzie

    Votazioni Cantonali

    Il divieto di fumo si estende a nuovi cantoni

    Oltre che sui due oggetti in votazione federale, in 14 cantoni gli elettori domenica erano chiamati alle urne per esprimersi su temi di carattere regionale. Divieto di fumare in locali pubblici, riforme scolastiche e giudiziarie hanno tenuto banco.

    Appena otto mesi dopo i vicini di Basilea Città, anche gli elettori di Basilea Campagna hanno deciso di bandire il fumo nei ritrovi pubblici. A schiacciante maggioranza, hanno accolto oggi un’iniziativa popolare in tal senso. Gli esercizi pubblici potranno mettere a disposizione della clientela locali appositi per fumare, separati e ben ventilati, ma senza servizio.

    Sullo stesso argomento gli urani erano chiamati a votare per la seconda volta in meno di un anno. E per la seconda volta hanno mantenuto le regole fissate dalla legge sulla sanità, adottata nel giugno 2008. Questa vieta il fumo negli stabilimenti pubblici e accorda la possibilità di installare “fumoir” separati e ventilati.

    Il tentativo di allentare la normativa adeguandola a quella federale che proibisce il fumo negli stabilimenti pubblici, ma concede una deroga a quelli con una superficie inferiore agli 80 metri quadrati, è fallito. L’elettorato ha bocciato la proposta con 5′341 voti contro 4′887.

    Al contrario, l’elettorato turgoviese ha optato per una legge più blanda. Con 31′075 voti contro 25′627, ha respinto un’iniziativa popolare che chiedeva il divieto generalizzato con la possibilità di spazi per fumatori senza servizio. Ha invece accettato il controprogetto ispirato alla legge federale.

    Ad eccezione di Sciaffusa e Appenzello Interno, tutti i cantoni hanno ormai legiferato sul fumo passivo, creando un mosaico di regolamenti. Nella maggioranza dei casi le norme sono già più restrittive della Legge federale sul fumo passivo adottata dal parlamento svizzero nell’ottobre 2008.
    Regolamenti scolastici in quattro cantoni

    In Argovia, l’elettorato ha bocciato nettamente e su tutta la linea una controversa riforma scolastica, già costata la poltrona al suo principale fautore: l’ex capo del Dipartimento della pubblica educazione, il popolare democratico Rainer Huber, che alle alle recenti elezioni è stato sconfitto dall’esponente dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Alex Hürzeler. E proprio l’UDC è il partito che si opponeva a tutti i punti della riforma, che avrebbe riorganizzato l’intera scuola dell’obbligo.

    Essa prevedeva in particolare l’abolizione dell’asilo e l’inizio della scolarizzazione a 5 anni con un ciclo primario di 4 anni, seguito da 4 anni di scuola media e quindi da un ciclo medio superiore di 3 anni e tre livelli di apprendimento.

    In Appenzello Esterno saranno reintrodotti i voti a scuola a partire dalla quarta elementare. L’elettorato ha approvato a netta maggioranza un’iniziativa popolare in tal senso lanciata dall’UDC. Il cantone aveva abolito nel 2000 i voti dal primo al sesto anno, sostituendoli con valutazioni scritte.

    I ginevrini hanno invece approvato un controprogetto governativo sulla scuola media, opposto ad un’iniziativa che voleva ripristinare un sistema scolastico più selettivo e tradizionale.

    Nella scuola obbligatoria nei Grigioni in futuro gli allievi dovranno seguire obbligatoriamente un’ora settimanale di “scienza delle religioni ed etica”. Contemporaneamente l’insegnamento religioso passa da due ore a una sola. Gli elettori hanno accolto a schiacciante maggioranza il cosiddetto modello “1+1″. Si tratta di un controprogetto del parlamento retico a un’iniziativa dei Giovani socialisti che chiedeva di sostituire le due ore di religione dalla prima alla nona classe con due ore di etica.
    Riforme giudiziarie

    Sempre nei Grigioni, l’elettorato ha anche nettamente approvato la revisione parziale della Costituzione cantonale, che prevede di togliere i compiti giudiziari ai 39 circoli retici. In base alle nuove disposizioni federali sulla giustizia, che entreranno probabilmente in vigore nel 2011, non saranno più i presidenti di circolo a emanare i mandati penali per delitti e crimini, bensì la Procura pubblica. I compiti legati al diritto civile saranno competenza dei tribunali distrettuali.

    Dal canto loro, i ginevrini hanno deciso di abolire un’istituzione cantonale nata 200 anni fa: la giuria popolare. Con il 64,5% dei voti, l’elettorato ha seguito il governo, che aveva sottolineato l’incompatibilità di questa istituzione con il nuovo codice di procedura penale unificato a livello nazionale, che entrerà in vigore nel 2011.

    Pure per adattarsi al nuovo codice di procedura penale svizzero, l’elettorato di Basilea campagna ha dato l’assenso a una modifica della Costituzione cantonale e alla Legge introduttiva.
    Il voto ai 16enni non avanza

    L’elettorato di Uri ha seccamente rifiutato l’iniziativa popolare lanciata dai Giovani socialisti per il diritto di voto a partire da 16 anni. Gli urani seguono così l’elettorato di Basilea Città, che aveva respinto un’analoga iniziativa in febbraio. L’unico cantone ad avere finora introdotto il voto ai sedicenni è Glarona.

    I solettesi hanno deciso di introdurre prestazioni complementari per famiglie con reddito inferiore al minimo vitale. La misura dovrebbe sostenere 1100 nuclei famigliari e costare allo Stato 15 milioni di franchi all’anno.Le famiglie di working poor potranno così evitare di ricorrere all’assistenza sociale.

    Gli svittesi potranno dedurre 1500 franchi in più per ogni figlio a carico nella dichiarazione fiscale. L’elettorato ha accolto la revisione della legge sulle imposte, che prevede anche una compensazione parziale della “progressione a freddo” e una riduzione dell’imposta sugli utili delle imprese.

    I giurassiani hanno dato il nullaosta a un meccanismo di freno all’indebitamento. La relativa modifica costituzionale è stata approvata dal 68,6% dei votanti.
    Di tutto un po’

    Nel canton Neuchâtel sarà ancora possibile vendere bevande alcoliche nei negozi dei benzinai. L’elettorato ha infatti rifiutato la legge che introduceva tale divieto.

    Nel canton San Gallo saranno create commissioni comunali incaricate di decidere sulle naturalizzazioni. L’elettorato ha dato il nullaosta al nuovo regolamento, che dovrebbe porre fine a decisioni abusive.

    Nel canton Lucerna il provento delle multe disciplinari per le infrazioni stradali non sarà ridistribuito ai contribuenti sotto forma di detrazione fiscale. I cittadini hanno respinto nettamente un’iniziativa in tal senso lanciata dall’UDC.

    L’elettorato lucernese ha invece accettato l’adesione al concordato intercantonale per la lotta agli hooligan, contro il quale la sinistra e gruppi di tifosi dell’FC Lucerna avevano lanciato il referendum.

    Nel canton Zurigo l’elettorato ha respinto con una maggioranza del 63,3% un’iniziativa che chiedeva di introdurre collegamenti ferroviari ogni mezz’ora in tutte le stazioni della rete regionale della “S-Bahn”. La proposta era combattuta da governo e parlamento, che la consideravano troppo onerosa e “in parte irrealizzabile”.

    swissinfo.ch e agenzie

  • Commenti recenti

    • Tina ha scritto

      1

      AAAARRRGHHH!!!
      Dannata democrazia!!! ma cosa vuol dire che una votazione passa con il 50,1%???

      05/29/09 10:52 PM | Comment Link

    • admin ha scritto

      2

      democrazia vuole dire appunto questo.
      Se c’è uno in più dell’altra parte, quella è la maggioranza.

      Il bello dei referendum svizzeri è poi che si può rovesciare la situazione subito, ossia i cittadini se lo ritengono opportuno possono iniziare un altro referendum sullo stesso argomento anche il giorno dopo.
      Non c’è corte costituzionale che debba valutare il quesito.
      E non c’è mai il quorum. Decide chi va a votare.

      E a volte è successo, che abbiano iniziato a raccogliere firme per lo stesso quesito subito dopo.

      E’ che noi italiani pensiamo che il referendum sia quello strumento azzoppato che usiamo noi dagli anni ‘70.

      Invece è molto, molto, molto di più.

      Paolo M.

      05/30/09 8:29 AM | Comment Link

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