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  • ottenere una rosa piantando un’erba nociva: boicottare il referendum per fare del bene alla democrazia?

    12 Maggio 2009

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    Postato in: quorum, referendum

    gandhi

    gandhi

    di Paolo Michelotto

    “Si dice che i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io vorrei dire i mezzi in fin dei conti sono tutto. Il vostro ragionamento equivale a dire che si può ottenere una rosa piantando un’erba nociva…”.
    Gandhi

    diverse voci si stanno levando anche da fuori gli schieramenti politici per invitare a boicottare il referendum.

    Così facendo invece si boicotta la democrazia. Il quorum è un ostacolo pensato da chi governa per togliere efficacia all’unico strumento di democrazia diretta in mano ai cittadini. Nei paesi democraticamente più evoluti come la Svizzera, la California, la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda, la Spagna, il quorum non esiste.

    Esiste in Italia e nei paesi dell’europa centrale (Polonia, Ungheria, Slovenia etc). Chi si appella al boicottaggio ha scarsa fiducia nella capacità di scelta e di approfondimento di noi cittadini, ha scarsa fiducia nella propria capacità di far vincere la sua posizione per il NO. Quindi preferisce usare una scorciatoia, che gli dia un ingiusto vantaggio a basso costo, per far trionfare facilmente la propria posizione.

    Bisogna lottare per abolire il quorum, invece alcuni paladini della democrazia, lo vogliono utilizzare come arma, antidemocratica, per far vincere la loro idea.

    Con l’uso strumentale del quorum si peggiora la democrazia.

    Un ulteriore passo indietro della democrazia italiana. Io vado a votare. E’ giusto che chi fatica ad andare a votare, decida. Chi resta a casa e non partecipa non deve avere ingiustamente più forza di chi invece si impegna. Ci sono due opzioni chiare: SI  e NO. Scegliamo quella che riteniamo opportuno.

    Ecco un articolo di Pancho Pardi dal chiaro titolo:

    Boicottiamo il referendum

    Pare che molti nel centrosinistra siano orientati a votare Sì nel referendum Guzzetta. Spero che cambino idea.

    Non c’è una sola ragione al mondo per votare in quel senso. Il quesito del referendum è stato rappresentato come un tentativo di eliminare gli effetti negativi della legge Calderoli. Non è affatto vero. Se accolto produrrebbe un secco peggioramento della legge: il passaggio automatico da un bipolarismo coatto a un bipartitismo coatto. E non solo: la lista di partito che prende più voti ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.

    C’è chi ripete che una riforma non deve essere giudicata in base alla contingenza ma per i suoi effetti di sistema. L’assunto può avere senso in una democrazia normale, ma in Italia non c’è una democrazia normale. Non si capisce perché si dovrebbe giudicare la soluzione Guzzetta trascurando le sue conseguenze nei prossimi dieci o venti anni. Dopo ciò che accadrà in questo periodo gli effetti di sistema della legge uscita dal referendum avrebbero l’efficacia di una medicina sul corpo del morto. Perché?

    Perché nelle condizioni date oggi in Italia, il successo del Sì ha un solo significato: la vittoria definitiva di Berlusconi. Se passa il Sì potrà sostenere che si deve andare a elezioni anticipate con la nuova legge elettorale. Il PdL vincerà e otterrà una maggioranza schiacciante che gli permetterà di fare ciò che vuole. D’Alema e molti altri sostengono che se vince il Sì sarà necessario scrivere una nuova legge elettorale. L’ipotesi è già stata smentita dal PdL: la legge cambiata dal Sì sarà immediatamente applicabile e applicata.

    La Lega ha capito benissimo che così perderà ogni potere di condizionamento sul centrodestra e che il PdL potrà governare da solo. Perciò si oppone con decisione. E se davvero Berlusconi fosse intenzionato a far votare Sì, la Lega non avrebbe forse altra scelta che far cadere il governo prima del referendum. Che lo faccia o no dipenderà dalla sua volontà. Ma in ogni caso nelle sue file l’allarme è suonato.

    Non si capisce invece perché i partiti del centrosinistra dovrebbero scegliere un voto che li avvia a un sereno suicidio. Il PD può accampare il motivo di aver da tempo sostenuto la validità di una soluzione molto bipolare. Ma a questo punto dovrebbe essersi reso conto che la scelta “coraggiosa” di andare da solo lo fa passare solo da una sconfitta all’altra. Da parte sua IdV può giustificare la scelta del Sì solo perché aveva raccolto le firme per il referendum. Ma oggi è assai più chiaro di allora che la soluzione Guzzetta è un netto peggioramento della legge Calderoli. Dunque perché insistere? E poi la coerenza verso una scelta infelice e ormai superata vale molto di meno della coerenza dovuta alla propria vocazione: sì alla democrazia pluralistica, no al potere unico.

    In ogni caso PD e IdV devono confrontarsi con un futuro già segnato. Se vincerà il Sì, dopo elezioni anticipate Berlusconi avrà da solo il pieno possesso del Parlamento. Cambierà la Costituzione e la Corte Costituzionale. Diventerà presidente della repubblica con accresciuti poteri. Le assemblee elettive, che già oggi contano ben poco, diventeranno l’arredo di contorno del presidenzialismo. La democrazia italiana sarà sfigurata per sempre.

    Di fronte a questa prospettiva non si può nemmeno propagandare il No. Lo schieramento a favore del Sì, anche senza l’inclinazione al suicidio del centrosinistra, è già abbastanza temibile. Si deve sperare che il 21 giugno sia una data che di per sé scoraggi la partecipazione popolare e occorre mobilitarsi con tutte le nostre forze per far mancare il quorum. Non si tratta di dire: andate al mare. Si deve spiegare con cura estrema: la soluzione Guzzetta dà tutto il potere in mano a chi ha già il pieno dominio sui mezzi di comunicazione. Questa non è democrazia. E’ instaurazione di un potere plebiscitario assoluto.

    Far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia.

    Pancho Pardi

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