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  • la democrazia partecipativa sul periodico “Il Consapevole”

    10 Maggio 2009

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    Postato in: democrazia dei cittadini, democrazia diretta

    consapevole 19

    consapevole 19

    di Paolo Michelotto

    è uscita l’ultimo numero de Il Consapevole. E’ dedicato in buona parte alla Democrazia Partecipativa. C’è una bella intevista a Thomas Benedikter. Ho scritto anch’io un articolo sulla Democrazia Diretta, che riporto qui sotto:

    Speciale più democrazia

    La democrazia è viva!
    Dalla Svizzera alla Baviera, dagli USA all’Italia: i risultati positivi della partecipazione attiva e diretta dei cittadini alle gestione della cosa pubblica

    Paolo Michelotto

    In quanto uomo e cittadino vorrei la migliore delle società possibili. Per ottenere questo non occorrono rivoluzioni, ma basta prendere esempio dalle migliori pratiche ed esperienze che, nel mondo, rendono la democrazia viva e funzionante. Non sono molto conosciute, ma esistono. Dove i cittadini hanno diritto di far sentire la loro voce e di decidere, lì c’è la vera democrazia. Svizzera, Danimarca, Baviera, California, Brasile, ovunque c’è qualche idea buona, si può studiare e cercare di applicarla qui da noi.
    Il mio impegno per la democrazia vera è fondato sulla convinzione che se i cittadini non interverranno direttamente nelle decisioni del proprio mondo, superando gli interessi economici oggi imperanti, andremo rapidamente incontro all’autodistruzione ambientale, economica e sociale. E sono profondamente convinto che i cittadini siano saggi e capaci di amministrarsi al meglio.
    Vediamo insieme qualche esempio relativo a come la democrazia potrebbe funzionare meglio, con maggiore profitto e beneficio per tutti.

    Arte o salute?

    Immagina di abitare in una cittadina italiana di provincia in cui un artista di fama internazionale ha prodotto alcune delle sue performance e che grazie a queste la località sia stata menzionata in molte riviste e sia uscita dal buio mediatico nazionale. Per ricompensare l’artista le autorità cittadine decidono di acquistare una sua opera per esporla nel locale museo. È una spesa notevole per la cittadina. Alcuni abitanti protestano sui giornali locali, perché dicono che l’ospedale ha bisogno di rinnovamento ed è meglio spendere lì i soldi, se ci sono.
    In questa ipotetica cittadina si infiamma il dibattito, arrivano altre lettere “pro e contro” ai giornali; qualcuno affigge dei fogli fotocopiati sui pali della luce; viene fatta qualche domanda di attualità e qualche mozione da parte dell’opposizione in consiglio comunale; nei bar qualcuno ne parla; qualche associazione più attiva ne discute in assemblee, all’inizio affollate e poi sempre più deserte e poi lentamente la cosa si spegne. E il quadro viene infine acquistato. Con risentimento di una parte dei cittadini che non approvano l’operato di chi governa la città, e con gli amministratori convinti di saper “guardare più avanti” e di aver operato per il bene comune.

    Passiamo ora alla realtà. Siamo in Svizzera, a Riehen, una cittadina di 20.000 abitanti del Cantone Basilea. Nel 1998 l’artista Christo e Jeanne-Claude si esibirono nella “impacchettatura degli alberi”. Per questo motivo Riehen viene citata dalla stampa nazionale svizzera. L’amministrazione decide che per ricompensare questo fatto avrebbe acquistato un quadro di Christo, del valore di circa 200.000 euro da esporre nel museo locale. Sui giornali cominciano ad arrivare lettere contrarie a questo acquisto, qualcuno propone di spendere quei soldi per ristrutturare l’ospedale. Si dibatte, un gruppo di cittadini si organizza, si costituisce in comitato e decide di iniziare a raccogliere firme per mettere a referendum questa scelta.
    Le firme non devono essere autenticate da autorità, semplicemente i cittadini allestiscono dei banchetti nei giorni di mercato ed esse vengono controllate a campione dall’ufficio elettorale dopo la loro consegna. Si discute appassionatamente della cosa, si forma un comitato per l’acquisto e uno contrario. La questione viene sviscerata in ogni suo aspetto: economico, culturale, turistico, artistico, di sviluppo futuro. Arriva il giorno del referendum (che non prevede il quorum) e la popolazione decide a maggioranza che è meglio spendere i soldi per l’ospedale. Il sindaco non condivide, ma accetta la scelta. Le passioni sbolliscono, ognuno si occupa di altre cose, è avvenuto un semplice passaggio democratico. I cittadini sono soddisfatti, le autorità riconoscono che la maggioranza dei cittadini voleva una scelta diversa: anche l’artista, pur amareggiato, accetta la decisione.

    Autostrada o ferrovia?

    Immagina di abitare in una zona dell’Italia attraversata da una autostrada molto trafficata. Si tratta di una zona molto bella, ma il livello di inquinamento è alto. Gli abitanti cominciano a discutere del problema con lettere ai giornali. Qualche associazione promuove incontri di approfondimento. Comincia ad emergere l’idea che molto dell’inquinamento si potrebbe ridurre spostando il traffico degli automezzi sulla ferrovia, che già corre al fianco dell’autostrada, con incentivi economici e con provvedimenti legislativi. Qualche sindaco ed esponente politico locale si impegna a discuterne con i pezzi grossi del governo centrale. Arrivano molte promesse, nessun impegno concreto. La popolazione si mobilita con manifestazioni, proteste, alcune anche clamorose. L’autostrada viene bloccata più volte. Vengono inviate le forze di sicurezza che con metodi a volte energici mantengono l’ordine. La gente si scoraggia sempre più e pensa che il proprio impegno e la propria azione non contino nulla. Alcuni attivisti più giovani, sconfortati dalla mancanza di risultati, progettano di compiere qualche azione clamorosa. Viene fatto esplodere qualche traliccio. Seguono le indagini della Polizia che trova rapidamente i responsabili. La cosa si trascina per anni. La popolazione è sempre più amareggiata. Anche gli amministratori locali si sentono presi in giro dalle autorità centrali. Alle elezioni sempre meno cittadini si recano a votare come forma di protesta e le posizioni si estremizzano sempre di più.

    Facciamo ora un salto ad un episodio simile accaduto veramente. Nel 1987 in Svizzera, il Cantone di Uri fu devastato da un’alluvione. Anche la strada che lo attraversava, che sosteneva un intenso traffico di transito merci, venne bloccata per alcune settimane. I cittadini, con stupore, si accorsero che i livelli di inquinamento erano diminuiti visibilmente. E cominciarono a dibattere sulla possibilità di trovare alternative al traffico merci di transito sul loro territorio. Realizzarono studi, convegni, dibattiti, analisi e capirono che il loro problema poteva essere risolto se il traffico merci fosse stato trasferito su ferrovia, anziché lasciato su strada. Gli ostacoli erano molti: il costo, le difficoltà tecniche di attuazione, il fatto che una scelta del genere avrebbe coinvolto tutta la Svizzera, non solo il loro Cantone. Dopo alcuni insuccessi negli approcci iniziali, i cittadini, aiutati anche dalle autorità politiche della zona, organizzarono una raccolta firme nazionale per attuare un’iniziativa federale, l’Iniziativa Alpina. Un’iniziativa (conosciuta meglio in Italia con il nome di referendum propositivo) propone un’idea, formulata da un gruppo di cittadini, alla totalità dei cittadini e, se approvata, deve essere attuata dagli amministratori. L’Iniziativa Alpina chiedeva che entro 10 anni dalla sua approvazione, tutto il traffico merci proveniente da un confine e uscente ad un altro confine della Svizzera, fosse trasferito da strada a ferrovia. L’inizio della raccolta firme avvenne nel maggio del 1989. La consegna delle firme necessarie avvenne nel maggio del 1990. Nell’autunno del 1990 l’Iniziativa Alpina cominciò ad essere esaminata in parlamento. L’esame prosegui per tutto il 1991. Nel febbraio 1992 il Consiglio Federale (il governo) emanò il suo messaggio sull’argomento. Nel giugno 1993 il parlamento emise il decreto di indizione della votazione, che avvenne il febbraio 1994. Il 40% degli aventi diritto andarono a votare, il 51% votò “SI” e nell’aprile del 1994 entrò in vigore la modifica alla Costituzione chiesta dai referendari. E da allora, nello spazio dei 10 anni successivi, il governo si impegnò ad attuare quanto richiesto dai cittadini. Non ci furono manifestazioni, scontri con le forze di sicurezza, attentati. I cittadini furono soddisfatti dell’esito, sentirono l’importanza delle loro azioni, il valore della democrazia. Gli amministratori presero atto di quanto richiesto e lo realizzarono.

    Sindaco e coerenza

    Immagina di abitare in una qualsiasi città italiana. Nelle elezioni comunali viene eletto alla carica di sindaco un candidato noto per le sua posizione conservatrice, che nel suo passato come parlamentare nazionale aveva proposto e votato leggi contro l’accesso dei gay e delle lesbiche al lavoro nelle scuole e nelle case di cura, una legge per rendere illegale atti sessuali tra minori di 18 anni e varie altre proposte sul tema. Dopo alcuni anni di amministrazione, scoppia uno scandalo pubblicato dal maggiore quotidiano locale: si scopre che il sindaco da anni frequentava un sito internet gay con uno pseudonimo, aveva intrecciato varie relazioni con altri uomini e fatto proposte di stage gratuiti all’interno dell’amministrazione comunale a giovani diplomati. Allo scoppiare dello scandalo emerge anche la denuncia di abusi sessuali risalenti a vent’anni prima che coinvolgevano ragazzi dei Boy Scout a cui il sindaco apparteneva. Il consiglio comunale all’unanimità chiede le sue dimissioni, ma lui rifiuta. I cittadini scrivono sui giornali, qualcuno si indigna, altri lo difendono. I fatti di vent’anni anni prima non possono più essere provati, la frequentazione di un sito gay non è un reato. Dopo un periodo turbolento, l’amministrazione continua. I cittadini disapprovano un uomo che manifesta una tale incoerenza tra parola e pressi, ma aspettano rassegnati le successive elezioni comunali per esprimere il proprio giudizio con il voto.

    Passiamo ora ad un episodio molto simile accaduto realmente a Spokane, città di 200.000 abitanti nello stato di Washington negli USA. Il parlamentare repubblicano James E. West che nel passato aveva proposto e votato leggi contro i pari diritti dei gay e delle lesbiche e che propose anche la penalizzazione dei rapporti sessuali tra minori di 18 anni, nel 2003 divenne sindaco. Nel 2005 il giornale locale scoprì e pubblicò una serie di articoli in cui raccontava che il sindaco navigava in un sito gay, intratteneva rapporti gay, offriva stage all’interno dell’amministrazione comunale a giovani diplomati ed aveva ricevuto una denuncia per un episodio di abusi sessuali accaduto 20 anni prima quando lui faceva parte dei Boy Scout. Il consiglio comunale gli chiese di dimettersi all’unanimità, ma lui rifiutò.

    Allora un cittadino senza nessuna esperienza legale Shannon Sullivan, iniziò un’azione di revoca (ossia un referendum sull’opportunità di mantenere in carica il sindaco oppure di nominarne un altro, strumento presente in gran parte delle città americane). Costituì un comitato per raccogliere le firme necessarie: nel settembre del 2005 ne consegnò 17.000, furono verificate e fu fissata una elezione di revoca per il 6 dicembre dello stesso anno. A queste elezioni il 65% degli elettori chiese la revoca del sindaco West, che 10 giorni dopo fu destituito ufficialmente. Fu nominato un sindaco pro-tempore nella figura del presidente del consiglio comunale per terminare il mandato iniziato da West. Le polemiche si placarono e l’amministrazione della città usci dalla paralisi.

    Democrazia diretta o democrazia rappresentativa: un falso problema

    I tre esempi mostrati indicano che in varie parti del mondo esistono degli strumenti concreti di democrazia diretta che danno un forte potere ai cittadini, strumenti che rimangono inseriti in un contesto di democrazia rappresentativa, con amministratori eletti, partiti e strutture politiche, esecutive, legislative e giudiziarie paragonabili a quelle italiane. La scelta tra democrazia diretta o democrazia rappresentativa è una falsa questione: nel mondo esistono un numero enorme di sfumature di modelli di democrazia. Si passa dalla democrazia apparente, solo formale e gestita dalla casta politica a quelle molto più reali, vere e con forti poteri diretti nelle mani dei cittadini. La scelta è se applicare più o meno efficacemente il concetto fondamentale alla base della democrazia che costituisce il significato letterale della parola di origine greca: che il potere spetta al popolo.

    Origine della democrazia diretta o origine della democrazia?

    La democrazia nacque nelle città greche nel V secolo A.C. Tra esse la più famosa fu Atene e il termine servì a indicare quella forma di governo in cui i cittadini maschi liberi si riunivano in assemblea e decidevano l’amministrazione della loro città direttamente, in prima persona. Sopravvisse due secoli e poi scomparve per riapparire nei comuni medioevali. Si mantenne viva nelle zone più impervie delle Alpi che avrebbero poi costituito il nucleo della Svizzera.
    Le prime assemblee pubbliche con funzioni legislative ed esecutive (Landsgemeinde) storicamente documentate in Svizzera risalgono alla fine del 1200. E in due piccoli cantoni sopravvivono ancora oggi. Poi dal 1800 varie municipalità cominciarono ad adottare come metodo decisionale i referendum (per abrogare le decisioni prese dalle autorità), le iniziative (per sottoporre a tutti i cittadini proposte formulate da gruppi di cittadini e non considerate dall’amministrazione) e i referendum revocatori (per gli eletti). Questi strumenti cominciarono ad essere introdotti nelle città di lingua tedesca, dove storicamente i cittadini avevano goduto di maggiori diritti. Ma si diffusero gradualmente in tutta la Svizzera. Gli strumenti divennero via via più estesi e forti: venivano introdotti dai cittadini stessi attraverso lo strumento del referendum e delle iniziative. Quindi furono creati i referendum sul bilancio comunale, quelli sulle spese superiori a un certo livello, quelli sulle tasse, quelli sulle costituzioni. Le firme non dovevano essere autenticate, ma verificate a campione dagli uffici comunali dopo la consegna, e il quorum dei votanti non fu mai introdotto.
    Questi strumenti di democrazia diretta – dopo aver conquistato grazie agli sforzi dei cittadini gran parte dei comuni – si estesero a livello cantonale (i cantoni possono essere paragonati alle nostre province) ed infine, dopo alcuni decenni, furono introdotti anche a livello federale (statale). Tutto il processo che, partito dal basso, si estese verso l’alto, richiese quasi un secolo. Alla fine del 1800 la Svizzera era dotata di gran parte degli strumenti democratici che ancora oggi la caratterizzano, a tutti i livelli di governo. Da allora il processo si è auto-alimentato ed è progredito: si sono affinati gli strumenti della democrazia diretta, proprio grazie alla loro effettiva applicazione.

    La democrazia diretta negli USA

    Alla fine del 1800, seguendo l’esempio svizzero, alcuni studiosi e attivisti statunitensi promossero l’adozione degli strumenti di democrazia diretta negli stati della costa Ovest (California, Oregon, Sud Dakota, Arizona). Anche qui furono inizialmente introdotti a livello municipale; poi all’alba del XX secolo si estesero a livello statale. Oggi, in USA, 27 stati hanno lo strumento del referendum, dell’iniziativa e della revoca. Tutti senza la presenza del quorum e con firme che non richiedono autenticazione, ma solo verifica, dopo la loro consegna, da parte degli uffici elettorali. È stato calcolato che il 70% dei cittadini americani vivono in un luogo in cui questi strumenti esistono a livello municipale oppure statale.

    La democrazia diretta in Germania

    Come negli USA, anche in Baviera un gruppo di attivisti che si richiamavano all’esperienza Svizzera e degli stati americani cominciò, dal 1989, a impegnarsi per introdurre anche a livello di Laender Bavarese gli strumenti di democrazia diretta. Nel 1995 un referendum a livello di Laender realizzato in condizioni durissime (25.000 firme per depositare il quesito; dopo la sua approvazione almeno 900.000 firme raccolte in due settimane solo negli uffici pubblici in orario di apertura) ottenne il consenso della maggioranza dei cittadini e i referendum e le iniziative vennero introdotti a livello municipale. Fino al 2005, in dieci anni di vita di questi strumenti, furono realizzati 835 referendum, in media 84 l’anno. Sembrano tanti, ma in realtà le città Bavaresi sono 2056. Su esempio della Baviera simili iniziative iniziarono ad Amburgo, a Berlino, e nel Laender della Turingia.

    La democrazia diretta in Italia

    Su esempio della Svizzera e della Baviera dal 1995 esiste a Bolzano un gruppo che si batte per introdurre nella provincia sud-tirolese gli strumenti di democrazia diretta. Nel 2009 andrà finalmente a votazione il “Referendum per il Miglioramento degli Strumenti di Democrazia Diretta” per ottenere il quale furono raccolte nel 2007, 26.000 firme. Su esempio della Svizzera, degli stati americani, della Baviera e di Bolzano, a Vicenza nel 2006 si tenne il referendum consultivo “Più Democrazia”, che chiedeva l’introduzione degli strumenti del referendum propositivo e abrogativo. Il rererendum ebbe esito positivo, ma poiché si trattava di referendum consultivo, fu ignorato dall’amministrazione comunale. Però ebbe il merito di aprire la strada per il successivo referendum comunale autogestito sulla Base Dal Molin tenuto nel 2008 a Vicenza. Partendo da tutti gli esempi sopra citati, nel 2009 si terranno quattro referendum a Rovereto (TN) tra cui uno per l’abolizione del quorum dai referendum comunali e uno per la realizzazione del PRG (Piano Regolatore Generale) con modalità partecipate.

    L’ultima parola

    Gli strumenti di democrazia diretta vengono sempre introdotti dopo molti sforzi, per iniziativa dei cittadini e con il sostegno di forze politiche marginali. Chi detiene il potere combatte con tutte le proprie forze per non cederlo. È facile constatare come ovunque questi strumenti siano stati introdotti dalla classe politica, essi sono stati svuotati della loro efficacia con due semplici metodi: il primo è l’obbligo di superare un quorum di votanti (fatto che introduce la possibilità del boicottaggio della parte più potente, quella sempre schierata per il NO), il secondo è quello di limitare il loro campo di applicabilità (ad esempio in Italia i referendum non si possono fare su tasse, imposte e bilancio, che sono appunto gli argomenti più soggetti a referendum in Svizzera, gli stati degli USA e la Baviera).

    L’esperienza della democrazia diretta “vera” nel mondo mostra che essa funziona, che i cittadini scelgono non meno saggiamente dei loro amministratori, che sono più felici e che l’economia prospera quanta più democrazia esiste.

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