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  • Consejos Comunales in Venezuela: una forma di democrazia diretta?

    30 Gennaio 2009

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    Postato in: democrazia diretta, partecipazione

    consejos comunales

    consejos comunales

    di Paolo Michelotto

    dal 2006 in Venezuela sono nati i Consejos Comunales. Sono assemblee orizzontali di cittadini (fino a 400 famiglie), riconosciuti da una apposita legge statale, che gestiscono fondi che lo stato fornisce per lo sviluppo locale. Quindi i cittadini sono molto stimolati a partecipare, poichè dall’esito di questi incontri ci saranno per loro e per il loro quartiere ricadute economiche importanti e tangibili. In molte zone richiamano molta partecipazione, in altre meno. In questo articolo sono evidenziati aspetti positivi e zone grigie del progetto, calato dall’alto per volere del presidente Chavez, ma che mobilita una buona percentuale di cittadini in incontri, discussioni e decisioni democratiche. Come esperimento, è ancora in fase iniziale, ma i lati positivi di scuola di democrazia, di partecipazione, di senso civico e di comprensione delle problematiche cittadine sono notevoli.

    La democrazia diretta dei Consejos Comunales?

    di Stefano Boni

    fonte: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/
    Elementi di autogestione o mera articolazione del potere centrale? Un’analisi sul campo del ruolo delle strutture del potere locale nel regime “bolivariano” di Chavez.

    El proceso chavista, la rivoluzione che – nelle intenzioni del governo – porterà il Venezuela ad elaborare il socialismo del secolo XXI, genera reazioni polarizzate: una adesione entusiasta, quasi fideistica, in molti degli ambienti politici rimasti marxisti o una contrarietà, a tratti feroce, sia da parte dei settori neoliberisti sia di quelli anarchici che, seppur da punti di vista diversi, non vedono nel proceso venezuelano un cammino liberatorio o progressista. Questa contrapposizione netta riguarda sia chi assiste alle trasformazioni venezuelane dall’estero, sia gli stessi venezuelani: chi oppone il governo chiama i militanti socialisti, soprattutto quelli più agguerriti talibánes, talebani, mentre questi ultimi chiamano i sostenitori della opposizione escuálidos, squallidi. Da un lato i critici del governo ricordano l’occupazione della televisione; l’infiltrazione capillare del partito nello stato, fino a occuparne o a mettere sotto il proprio controllo tutti principali organi; un assistenzialismo mal gestito che genera consumismo più che comunismo. Dall’altro i sostenitori replicano citando l’attivismo politico e la mobilitazione di massa dei quartieri poveri che hanno assunto un ruolo politico senza precedenti; l’innovazione dei programmi sociali nella forma di offerta di sussidi (ad invalidi, studenti, donne incinte, poveri, etc.) e di una più ampia e capillare distribuzione dei servizi in campo alimentare, educativo, culturale, della salute e della solidarietà mediante le misiones; e, il tema di cui mi occuperò, una riforma istituzionale che prevede che il potere politico non sia amministrato solo dagli organi eletti ma direttamente dai cittadini mediante i Consejos Comunales, in cui decide il vicinato in assemblea.

    L’attivismo politico venezuelano

    I Consejos Comunales nascono in un contesto di diffuso, forte e variegato attivismo politico. Il paese vive in un continuo stato di campagna elettorale perché questa, anche per le elezioni amministrative, spesso inizia un anno prima del voto. Sebbene le percentuali di votanti siano variabili, a volte ampliamente sotto il 50%, anche per gli inviti all’astensione proposti dalla opposizione, la disputa elettorale vede numerosi aspiranti: nello stato Sucre, prima della scrematura delle primarie, si sono presentati ben 13 candidati, solo all’interno del Partido Socialista Unido de Venezuela PSUV (il partito di Chávez), e altrettanti dell’opposizione oltre a numerosi indipendenti. Inoltre, le tornate elettorali tendono ad essere ravvicinate nel tempo sia per la presenza di elezioni primarie sia perché la costituzione prevede che la cittadinanza possa chiedere un referendum per revocare qualsiasi carica istituzionale, dal presidente al sindaco. Negli ultimi dieci anni si è inoltre votato una costituzione e la sua riforma. Quest’ultimo voto, nel dicembre 2007, è stata la prima sconfitta elettorale, perlomeno dichiarata, di Chávez dalla vittoria nelle presidenziali del 1998.
    Il dinamismo politico, comunque, va ben oltre il momento elettorale: la partecipazione si esprime con scritte murali, proteste sotto le sedi delle istituzioni e con manifestazioni a tratti violente. Strade e le autostrade vengono regolarmente bloccate per ore o giorni; a volte i cortei si trasformano in attacchi ai negozi o ai camion che portano beni di qualsiasi genere; si organizzano picchetti e blocchi all’entrata di fabbriche e università segnalati dalle colonne di fumo prodotte dai copertoni bruciati; sono comuni le sassaiole così come l’occupazione di edifici pubblici e istituzionali a cui occasionalmente la folla da fuoco. Due dei protagonisti della marcia che ha condotto alla presa del palazzo del governatorato di Sucre (ovvero il governo di uno stato, il Venezuela è una repubblica federale) e al suo rogo, oggi militano nel PSUV e sono il candidato sindaco e l’attuale sindaco (candidato governatore) di Cumaná, capitale dello stato Sucre, città dove è avvenuto il fatto e dove ho condotto recentemente brevi periodi di ricerca. Le ragioni dichiarate che muovono queste azioni vanno dalla morte di compagni durante scontri con la polizia, ritardi nella elargizione di servizi necessari o promessi dalle istituzioni pubbliche (allacciamento alla rete idrica, ampliamento della rete elettrica, asfaltatura delle strade, distribuzione di fondi per la costruzione di case, etc.), lamentele studentesche per mancanze nelle loro sedi, proteste contro la politica del governo, richiesta di maggiori garanzie sanitarie da parte di operai o di maggiore sicurezza contro gli assalti dei pirati da parte di pescatori.

    I Consejos Comunales

    In questo vivace contesto è stata approvata nel 2006 una legge che ha trasformato e generalizzato una delle promesse della riforma costituzionale del 1999: l’esplosione del potere popolare, del potere esercitato direttamente dal popolo. In realtà le organizzazioni popolari hanno radici storiche profonde nelle comunità contadine e nelle associazioni di vicinato presenti in contesto urbano. Con la Ley de los Consejos Comunales il governo ha continuato una politica di incentivi e riconoscimento istituzionale ad organismi autogestiti dalla cittadinanza che dura da diversi decenni e ha deliberato l’estensione di forme di potere popolare su scala nazionale. Inoltre, ha decretato che i Consejos Comunales fossero gestiti in maniera orizzontale, senza un capo, governati da piccole assemblee di vicinato, costituite da un massimo di 400 famiglie: l’attività degli organi esecutivi è sottoposta al vaglio dell’assemblea che può revocarli in qualunque momento. Il trasferimento di generosi finanziamenti governativi per la realizzazione di progetti finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita comunitaria è stato uno dei principali incentivi che ha stimolato le comunità a costituirsi, passando mediante un processo non facilissimo di certificazione amministrativa, in Consejos Comunales. I fondi sono richiesti con progetti sottoposti all’attenzione degli enti locali o dei ministeri e amministrati autonomamente dalla comunità. Buona parte dei Consejos Comunales ha ricevuto due finanziamenti. Un primo stanziamento di 30 milioni di Bolívares (all’incirca 10,000 euro) utilizzato per lavori pubblici quali la costruzione o il rinnovo della rete elettrica, stradale e del sistema fognario; la recinzione di aree vicinali per motivi di sicurezza (che è un problema non solo televisivo da queste parti); la manutenzione di palazzine; l’arredo urbano; la costruzione di edifici scolastici e centri sociali comunitari. Un secondo finanziamento di oltre 400 milioni di Bolívares (all’incirca 130,000 euro) per la realizzazione di dieci case e, a volte, la riparazione di edifici, con i beneficiari scelti o estratti a sorte in assemblea tra i più bisognosi. Sebbene l’attività principale dei Consejos Comunales sia, per ora, la realizzazione di progetti finanziati dallo stato, le istituzioni hanno cominciato ad affidar loro anche la gestione di alcuni servizi, quali l’offerta di cibo a prezzi calmierati e la certificazione della residenza. I Consejos Comunales più attivi partecipano alla gestione delle scuole e degli ambulatori della propria zona, denunciano ritardi e corruzione nella offerta dei servizi pubblici, si attivano per l’organizzazione di feste e per la pulizia del vicinato.
    Nell’Occidente, dove forme di partecipazione orizzontale comunitaria esistono in contesti minimi e marginali, ci limitiamo principalmente a dibattiti storico-teorico-ideologici su quali forme di governo possono esprimere, senza delega, la volontà popolare. In Venezuela, invece, la popolazione si trova a dover gestire organi di democrazia diretta nella loro quotidiana concretezza. Il panorama dei Consejos Comunales è variegato: ci sono zone che non hanno mai provato ad impiantare un Consejo Comunal (soprattutto nelle aree ricche); altre che hanno provato senza successo a costituirsi; altre ancora che hanno iniziato il processo ma hanno visto nascere conflitti e revoche, per irregolarità più o meno gravi, in genere, legate ad una gestione finanziaria in alcuni casi per nulla limpida ma anche per differenze di vedute, polarizzazioni partitiche o familiari; altri ancora che lavorano in maniera inclusiva, trasparente e dialogica, premiati da generose elargizioni statali. La partecipazione alle assemblee è, in genere, limitata a qualche famiglia all’interno della comunità rimanendo tendenzialmente bassa: il quorum del 20% per l’approvazione delle riunioni in alcuni casi non viene raggiunto, in altri si raggiunge la metà degli aventi diritto. I Consejos Comunales non hanno capi ma votano un organo di gestione finanziaria; un organo di controllo; e un organo esecutivo, composto da una quindicina di comitati di lavoro (salute, educazione, acqua, elettricità, solidarietà, case, etc.). I comitati di lavoro si impegnano nel loro campo per scrivere progetti, discuterli in una riunione (spesso settimanale) a cui partecipano tra i cinque e i venti eletti dei comitati, farli approvare dall’assemblea e promuoverli nella comunità. La partecipazione è in buona parte femminile sia nelle assemblee che nelle cariche esecutive che non sono retribuite. Nella maggior parte dei Consejos Comunales attivi, sono una o due decine di donne e uomini che si impegnano a tenere i rapporti con le istituzioni, ad assicurarsi che i soldi ricevuti si trasformino in benefici tangibili per la comunità, a coordinare e stimolare la partecipazione.
    Si tratta di una riforma nella gestione del potere tesa all’affiancamento di forme variegate di partecipazione popolare ad organi eletti, un percorso che, se portato a fondo – come promettono impegni presi pubblicamente dal governo – significherebbe una convivenza tra organi istituzionali eletti e forme istituzionalizzate di partecipazione popolare diretta e assembleare. La prospettiva è di immenso interesse sia da un punto di vista puramente teorico che storico. La sostituzione di molte prerogative attualmente gestite da strutture burocratiche e istituzionali con una partecipazione diffusa, sarebbe infatti un tentativo di superamento di uno dei principali tradimenti degli stati marxisti, la promessa non mantenuta di una partecipazione politica popolare. L’orizzontalità decisionale che lo stesso marxismo proponeva e che molti altri, che pur non erano marxisti, condividevano, è stata nei regimi comunisti spesso evocata retoricamente mentre una cupola inamovibile continuava a gestire lo stato nel nome del popolo sovrano.

    Riflessioni e punti critici

    Nel corso degli ultimi due decenni sono emerse varie esperienze di democrazia diretta in America Latina. L’esempio più noto è la gestione autonoma di varie comunità in Chiapas ma si possono ricordare, sempre in Messico, la lotta della APPO di Oaxaca, e vari movimenti indigeni, rurali e urbani sparsi nel continente di cui l’esempio più interessante è forse quello delle comunità aymara in Bolivia. (1) L’esperienza dei Consejos Comunales in Venezuela ha quindi delle analogie con altre forme di potere popolare: una partecipazione diffusa e l’autogestione che, secondo gli attivisti che lavorano con i Consejos Comunales, sono gli aspetti più positivi.

    La partecipazione
    Rispetto a precedenti forme di organizzazione venezuelane, i Consejos Comunales hanno attivato maggiori energie e hanno garantito – grazie all’assenza di un capo – una partecipazione diffusa ed egualitaria coniugata con una gestione diretta e assembleare che vede come protagonisti i cittadini. Le riunioni, in genere settimanali, degli organi eletti sono vivaci e partecipate. In quello che in Venezuela si chiama ‘poder popular’ ed in particolare nei Consejos Comunales non c’è discontinuità tra la comunità e il suo organo di espressione politica. Sebbene emergano figure carismatiche, il fatto che l’assemblea sia sovrana ha garantito che atti di corruzione e di cattiva amministrazione fossero bloccati o comunque denunciati.

    L’autogestione
    I Consejos Comunales deliberano quali opere sono necessarie, chi saranno i beneficiari e come svolgere i lavori. Spesso scelgono di compiere diverse mansioni in proprio piuttosto che affidare la realizzazione ad imprese. In questo modo decidono autonomamente le priorità della comunità, affidano il lavoro a membri della comunità e valorizzano le competenze locali (sia tecniche che di manodopera). Nel giudizio di molti questa modalità autogestionaria garantisce minori sprechi ed una maggiore qualità.
    Gli aspetti che distinguono i Consejos Comunales da altre forme di potere popolare latinoamericano rappresentano anche gli aspetti più problematici di questa sperimentazione politica.

    L’istituzionalizzazione
    I Consejos Comunales sono organi costituiti per legge, legittimati dalla costituzione bolivariana promossa da Chávez e fanno quindi parte della geometria del potere statale. Sebbene abbiano un grado elevato di autonomia nella gestione quotidiana delle pratiche organizzative interne, i Consejos Comunales si muovono anche all’interno di una logica giuridica e istituzionale che comporta procedure burocratiche necessarie per acquisire il riconoscimento formale e per scrivere i progetti da sottoporre agli enti governativi. Questo vincolo istituzionale genera spesso scontento perchè una parte non indifferente dei partecipanti ai Consejos Comunales è fortemente critica nei confronti di burocrati, politici professionisti, sindaci e ministri – anche quelli del governo socialista – ritenuti corrotti, traditori degli ideali rivoluzionari, dediti a pratiche consumistiche ed edoniste e intrisi di una smania di centralizzare potere e prestigio. Se in altre parti dell’America Latina l’organizzazione popolare si contrappone alle istituzioni e rifiuta qualsiasi forma di riconoscimento ufficiale, al contrario, in Venezuela le organizzazioni popolari hanno sempre cercato non solo la legittimazione governativa, ma spesso anche sponsor partitici per facilitare e velocizzare l’arrivo di finanziamenti. Il vincolo istituzionale e quello finanziario limitano l’autonomia dei Consejos Comunales.

    Le sovvenzioni statali
    La mobilitazione popolare nella costituzione dei Consejos Comunales è stata finalizzata, non esclusivamente ma in buona parte, ad intercettare i generosi finanziamenti governativi. Questi sono resi possibili dalle straordinarie entrate derivanti dalla vendita del petrolio e permettono ai Consejos Comunales di completare importanti opere infrastrutturali ed edili. Allo stesso tempo le ingenti sovvenzioni statali, nonostante le precauzioni legislative, sono state in parte rubate da personaggi carismatici, creando conflitti e, secondo alcuni, prostituendo il potere popolare.

    Polarizzazione partitica
    L’assegnazione di fondi è stata viziata, in alcuni casi, da logiche clientelari: chi distribuisce i fondi chiede, in maniera più o meno esplicita, garanzie di fedeltà elettorale. Questo ha generato conflitti e divisioni perché, nella maggior parte dei Consejos Comunales, i rappresentanti negli organi eletti sono di varie tendenze politiche. La partecipazione ai Consejos Comunales di conseguenza, a volte, si frammenta su linee di appartenenza partitica o di suddivisione in fazioni anche all’interno di chi appoggia il governo. Questo genera spaccature, conflitti e accuse che portano al rallentamento e, nei casi più gravi, al blocco delle attività.

    I Consejos Comunales sono in fase infantile. Qui ho cercato di convogliare alcune delle riflessioni e preoccupazioni di chi lavora nei e con questi organi. Questo testo va quindi inteso come un contributo di uno scienziato sociale a questo processo di indagine finalizzata ad assicurarsi che ci sia una corrispondenza tra quello che il potere popolare dovrebbe essere e ciò che è nella vita concreta e quotidiana dei cittadini e delle cittadine.

    Stefano Boni

    Note

    1. Vedi G. Esteva, 2008 La comune di Oaxaca, Carta, Napoli; R. Zibechi, 2007 Disperdere il potere. Le comunità aymara oltre lo stato boliviano, Carta, Napoli; R. Zibechi, 1998 Il paradosso Zapatista, Eleuthera, Milano; J. Holloway, 2004 Cambiare il mondo senza prendere il potere. Il significato della rivoluzione oggi, IntraMoenia, Napoli.

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