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  • Referendum e democrazia in Bolivia

    27 Gennaio 2009

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    Postato in: referendum

    bolivia

    bolivia

    di Paolo Michelotto

    due analisi interessanti del voto referendario tenutosi il 25 gennaio 2009 in Bolivia. E’ stato un referendum contrastato, dove la maggioranza dei cittadini e la maggioranza dei dipartimenti ha votato a favore della sua approvazione. Eppure ci sono zone d’ombra. Alcune province, le più ricche, vogliono l’indipendenza dal resto del paese. La grandezza della nuova costituzione e del suo presidente Evo Morales si vedrà anche da come affronterà questa volontà, senza ricorrere alla forza. Comunque una dimostrazione di forza democratica, prima con l’elezione dell’assemblea costituente che nel corso di 2 anni ha elaborato la costituzione, poi con il referendum che ha chiesto l’approvazione della costituzione a tutto il popolo. Sembra ovvio, ma ricordo che in Italia, ad esempio, la costituzione non è mai stata approvata dal popolo italiano, ma solo dall’Assemblea Costituente.

    Bolivia. La nuova costituzione: democrazia, giustizia e ricchezze da condividere

    di Pasquale Esposito

    Nell’estate del 2006 i boliviani si recarono alle urne per eleggere i rappresentanti dell’Assemblea costituente attraverso un processo democratico voluto dal presidente Morales. Il Mas (Movimento al socialismo) e i partiti vicini a Morales non ottennero la maggioranza qualificata [1]necessaria per poter approvare velocemente e senza ostacoli le leggi come invece immaginato – e promesso – durante la campagna elettorale. Il processo fu avviato e dopo lunghi dibattiti, ma anche contestazioni furibonde sfociate in scontri violenti che hanno provocato quattro vittime, il quindici dicembre scorso a La Paz veniva “esibita” la nuova Costituzione. Più esattamente si tratta di una bozza che sarà sottoposta a referendum e che è stata votata, in ultima istanza, da un Assemblea dove i rappresentanti dell’opposizione si erano ritirati [2].

    Prima di esaminare alcune delle nuove Leggi fondamentali dello stato boliviano e le posizioni che generano contrapposizioni e violenze va evidenziato come la spinta democratica è stata forte anche in considerazione di un Paese, come quasi tutti quelli sudamericani, lungamente sottoposto a feroce, iniqua ed economicamente disastrosa dittatura. Come spesso accade né le istituzioni ufficiali e né gli organi di comunicazione dei Paesi democratici e sviluppati hanno sostenuto questo processo che per l’Iraq, e non solo, ha anche giustificato una guerra. E, per essere cinici, si stanno perdendo occasioni di accordi economici importanti come nel caso delle esplorazioni del gas dove Gazprom sembra avvantaggiata [3].

    La contrapposizione è tra due fronti: da una parte le regioni ricche e trainanti del Paese come Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni il cui territorio poggia su enormi quantità di risorse naturali. Sono aree dominate e governate da bianchi proprietari terrieri, imprenditori, liberi professionisti che non intendono dividere le risorse disponibili e perciò hanno approvato, o stanno per farlo, statuti di autonomia regionale ispirati a quelli catalani in Spagna [4]. Statuti che dovranno essere approvati dalle stesse popolazioni locali. Al di là delle dichiarazioni del “centro” e della “destra” sembra di trovarsi di fronte ad un <<progetto secessionista>> perché si istituisce una polizia locale, il diritto di proprietà della terra e l’istituzione della cittadinanza dipartimentale>>[5].

    Dall’altra parte ci sono le regioni andine con poche risorse naturali disponibili e popolazioni indigene sfruttate da centinaia di anni senza mai possedere mezzi di produzione o terre coltivate. Il progetto di Morales è quello di riequilibrare la spartizione delle risorse economiche e aumentare i livelli di rappresentanza di queste “nazioni”. Ovviamente il presidente ha già precisato che nessun progetto autonomista sarà accettato.

    Negli articoli due e tre della nuova Costituzione si affermano con forza i diritti dei popoli preesistenti alla colonizzazione e più precisamente <<a la autonomía, al autogobierno, a su cultura, al reconocimiento de sus instituciones y a la consolidación de sus entidades territoriales>> [6].

    Oltre al castigliano sono riconosciute come lingue ufficiali tutte quelle delle popolazioni indigene e tutti i Dipartimenti dovranno adottarne una oltre al castigliano.

    I valori e i fini dello Stato – proclamato pacifista e che non autorizza basi militari straniere – sono ancorati a quelli di una società pluralistica, basata sulla libertà, la solidarietà, la trasparenza, la giustizia e l’equità sociale.

    Sarà garantito l’accesso all’educazione, gratuita fino alle scuole secondarie, attraverso un impegno di primaria rilevanza per lo Stato; i cittadini poveri saranno sostenuti affinché possano studiare.

    La salute sarà assicurata a tutti e in maniera gratuita.

    La costituzione afferma che tutti hanno diritto al lavoro e che sia svolto in sicurezza, senza discriminazioni e retribuito in maniera da assicurare un’esistenza degna al lavoratore e alla sua famiglia. Le donne saranno protette per evitare discriminazioni anche semplicemente perché madri. Viene riconosciuto il diritto all’esistenza delle organizzazioni sindacali e alla negoziazione collettiva.

    Tutti hanno diritto alla proprietà privata, individuale o collettiva, a patto che abbia una funzione sociale, ma la garanzia non potrà andare oltre l’interesse collettivo e comunque dovrà essere equamente risarcita in caso di esproprio.

    La Bolivia è un Paese povero e al suo interno esistono grandi disparità. Per attenuarle o addirittura eliminarle bisogna mettere in campo riforme che estendano, nella sostanza, i diritti materiali ad una larga parte della popolazione. E questo può avvenire con il controllo delle risorse del Paese e una redistribuzione di redditi. Le contrapposizioni saranno forti e secondo politici e analisti locali il 2008 sarà un anno difficile per la Bolivia e Morales[7].
    Ancora una volta i diritti di molti sono messi a repentaglio paradossalmente da chi all’interno e all’esterno non vuol vedere un’evoluzione democratica e socialmente più giusta della società boliviana?
    di Pasquale Esposito

    http://www.mentinfuga.com/archives/176

    [1]Ivan Snidero, www.giannimina-latinoamerica.it, 5 dicembre 2007, <<i boliviani eleggono costituenti campesinos, formati politicamente da anni di militanza sindacale e nei corsi di ONG europee, della stessa Caritas e dai gesuiti di CIPCA (Centro de Investigación y Apoyo al Campesinado). Ma ci sono anche professionisti ed imprenditori>>
    [2]www.carta.org, Evo Morales annuncia una festa per la nuova costituzione, 11 dicembre 2007
    [3]Roberto Da Rin, Gli autonomisti sfidano Morales, Il Sole 24 ore 16 dicembre 2007, pag.8
    [4]Paulo A. Paranagna, En Bolivie, les autonomistes de quatre regions défient le préesident Evo Morales, www.lemonde.fr 17 dicembre 2007
    [5]Roberto Da Rin, Gli autonomisti sfidano Morales, Il Sole 24 ore 16 dicembre 2007, pag.8
    [6]Nueva Constitucion Polltica del Estado, Prima Parte, Titolo I, Capitolo primo, art. 2; la costituzione è possibile scaricarla dal sito www.constituyente.bo
    [7]Daniel Schweimer, Will Bolivia’s splits widen in 2008?, www.bbc.co.uk,

    Bolivia: l´utilizzo pubblico delle risorse naturali nella nuova costituzione

    LIVORNO. La Televisión boliviana (Tvb) ha dato i risultati definitivi del referendum sulla “nueva constitución política del Estado” (Cpe): i si hanno stravinto con il 61,96% ma è confermata, seppur ridotta, la spaccatura tra le province orientali “bianche” e il resto della Bolivia “ibdia”.

    Il si ha vinto a : Potosí (78,97%), La Paz (78,41%), Cochabamba (64,83%), Oruro (63,52%), a sorpresa a Tarija (52,84%) e a Pando (45,87%, con un forte numero di schede bianche).

    Il no è riuscito a prevalere solo e di misura in quel che resta delle tradizionali roccaforti della destra boliviana: Santa Cruz (60,23%), Beni (55,58) e Chuquisaca (51%), cifre che mettono in forti difficoltà le voglie secessioniste delle province “ricche”.

    Grande festa per il presidente Evo Morales che ha annunciato subito: «La rifondazione completa dello Stato boliviano».

    Già domenica notte Morales aveva detto «Approfitto di questa opportunità per esprimere la mia grande riconoscenza a tutte le sorelle e i fratelli della Bolivia, a tutti i compagni e le compagne, a tutte le cittadine ed i cittadini che mediante il loro voto, attraverso la loro partecipazione democratica hanno deciso di rifondare la Bolivia. Lo sforzo dei movimenti sociali di tutta la Bolivia, dei suoi professionisti, dei suoi intellettuali, dei suoi artist, non è stato vano, però specialmente la lotta del movimento campesino indigeno, il settore più escluso, il più marginalizzato, il più umiliato durante la República, ora è riconosciuto come popoli, come organizzazioni, persone che hanno un minimo di diritti come qualunque cittadino o cittadina».

    Forse la retorica può apparire eccessiva, ma l´indio Morales ha indubbiamente fatto uscire il suo popolo da un´oppressione che sembrava eterna e lo ha fatto scontrandosi con il potente apparato delle multinazionali e della destra interna che aveva scelto proprio il suo Paese per sperimentare quella che Naomi Klein chiama la Shock economy, attraverso una svendita delle risorse brutale che è passata dal tradimento delle promesse elettorali e per l´instaurazione di uno stato di emergenza eterna e un colpo di Stato permanente..

    Evo non se lo scorda e ha buon gioco a rivendicare che «Dal 2005 al 2009 andiamo di trionfo in trionfo, i neoliberisti, i venditori permanenti della Patria sono stati sconfitti grazie alla coscienza del popolo boliviano. Il trionfo del si garantisce queste trasformazioni profonde, significa che abbiamo finito con il latifondismo, con i “terratenientes”».

    Per Morales comincia ora la “nueva República” e «termina lo Stato coloniale. Qui finisce il colonialismo interno ed esterno. Il neoliberalismo, lo sfruttamento, il modo per liquidare all´asta le risorse naturali, ha avuto il suo culmine all´epoca in cui alcuni signori che tentano ancora regalare le risorse naturali. Ora, grazie alla coscienza del popolo boliviano, le risorse naturali si recuperano per tutta la vita, nessun governo, nessun nuovo presidente potrà svendere e consegnare le risorse naturali alle multinazionali. Ora i servizi di base come acqua, telefoni, energia elettrica, sono un diritto umano, per tanto, saranno servizi pubblici e non commercio privato». E Morales rivendica di aver fatto questa rivoluzione socialista utilizzando lo strumento della democrazia: «E´ la prima volta in 183 anni e 5 mesi di storia repubblicana che si sottomette al verdetto del popolo una Magna Carta: Ringrazio la popolazione per il suo appoggio alla trasformazione dello Stato in democrazia».

    Morales si è rivolto ai governatori ribelli perché ascoltino la voce del popolo che nonostante la sconfitta e la vittoria di strettissima misura del Si in soli tre dipartimenti continuano a chiedere autonomia e un patto che impedisca al governo centrale di nazionalizzare interamente le risorse energetiche del Paese.

    A loro ha risposto Héctor Arce, ministro della defensa legal de las recuperaciones statale: «Il dialogo deve tenersi sulla base del rafforzamento della nuova costituzione approvata dal popolo, non dal Congreso, non da un´assemblea, il governo ha la responsabilità di farla rispettare».

    E Morales, che sta già preparando la sua rielezione ha concluso: «Ripeto che questa sulla “nueva Constitución política del Estado” è per tutti i boliviani e boliviane, non è solo per un gruppo di privilegiati che detengono il potere politico».

    fonte: http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=17674

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