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  • Le Giunte del Buon Governo in Chiapas, Messico. Un esperimento di democrazia diretta riuscito?

    29 Dicembre 2008

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    Postato in: democrazia, partecipazione, revoca degli eletti

    ezlndi Paolo Michelotto

    le Giunte del Buon Governo sono nate nel 2003 nel Chiapas (Messico). Sono formate da rappresentanti eletti dalle comunità per fare parte delle Giunte. La durata del loro incarico è di 3 anni, non è retribuita, è revocabile dalle assemblee che hanno eletto questi rappresentanti. All’interno delle Giunte si presta servizio continuo per 1 settimana, 10 giorni o 1 mese a seconda della zona e dopo c’è rotazione. Quindi centinaia di persone, giovani, donne e anziani stanno facendo esperienza di governo. Le Giunte del Buon Governo sono gli strumenti di democrazia utilizzati nel Chiapas e nello stesso momento anche scuole di democrazia. Il concetto che sta alla base è che qualunque cittadino può anche diventare amministratore, senza requisiti di studio particolari o esperienze politiche. E’ democrazia diretta? Forse non ancora, almeno per gli standard europei. Però è molto più della democrazia rappresentativa, che convive negli stessi luoghi e che negli stessi luoghi non funziona.

    Ecco un brano che spiega nel dettaglio le Giunte del Buon Governo

    BILANCIO DELLE GIUNTE DI BUON GOVERNO
    CHIAPAS: LE ALTERNATIVE ZAPATISTE
    MISSIONE DI OSSERVAZIONE DEL GRUPPO PAZ CON DEMOCRACIA

    Paz con Democracia, organizzazione civile nata nel contesto del conflitto in Chiapas, ha inviato una missione di osservazione nello stato meridionale. Qui pubblichiamo la prima parte di un rapporto che conferma “la forza del processo autonomistico zapatista“.
    Il gruppo conclude che “ad oltre un anno dalla nascita dei Caracoles zapatisti, emerge l’esperienza dei governi che comandano obbedendo rispetto alla crisi di legittimità e credibilità della democrazia formale e della classe politica che la sostiene“.
    Nello stesso tempo, gli osservatori hanno confermato “l’insistenza del governo nel mantenere la guerra di contrainsurgencia e la gestione del conflitto“.

    Paz con Democracia, organismo della società civile che sorge nel contesto dal conflitto in Chiapas, dal 17 al 20 febbraio dell’anno in corso ha organizzato una missione di osservazione nello stato. Partendo dal concetto che il conflitto armato interno è espressione del conflitto strutturale, la visita ha compreso una serie di scambi con diversi attori sociali e civili del Chiapas al fine di fornire una visione più ampia e più vicina possibile al contesto attuale.

    Uno dei principali scopi del gruppo è stato costatare gli avanzamenti, i problemi e le sfide delle Giunte di Buon Governo a partire dalla tesi che i processi di costruzione e pratica di autonomia di fatto in territorio zapatista, costituiscono un fenomeno di portata eccezionale per un progetto di nazione alternativo con pratiche nuove di partecipazione e democrazia diretta.

    Già Pablo González Casanova nel settembre del 2003 anticipava: “La concretizzazione del progetto (delle Giunte di Buon Governo) avviene trasformando le lotte per le autonomie e la creazione di autonomie in reti di popoli autonomi…. Il loro scopo è creare con le comunità, da parte delle comunità e per le comunità, organizzazioni di resistenza che d’ora in poi formino delle maglie al contempo articolate, coordinate e autogovernate che permettano loro di migliorare la capacità di contribuire a far sì che un altro mondo sia possibile” [Perfil, supplemento di La Jornada, 26 settembre 2003].

    Giunte di Buon Governo

    Ad oltre un anno dalla nascita dei Caracoles zapatisti, emerge l’esperienza dei governi che comandano obbedendo rispetto alla crisi di legittimità e credibilità della democrazia formale e della classe politica che la sostiene. Esperienza che si
    ingigantisce nel contesto di accerchiamento militare di penetrazione, guerra di usura, attività di vessazione paramilitare, precarietà del sostentamento economico ed alimentare, e minaccia permanente di corporazioni e progetti governativi che colpiscono il territorio e le risorse naturali dei maya zapatisti.

    Paz con Democracia ha visitato quattro dei cinque Caracoles (La Garrucha, Roberto Barrios, Morelia e Oventic), realizzando interviste ai membri delle rispettive Giunte di Buon Governo con domande relative a temi generali di governo, giustizia, economia, contrainsurgencia e paramilitarismo.

    Le Giunte di Buon Governo (JBG) si stabiliscono dal momento in cui il governo federale ha chiuso tutte le porte al compimento degli Accordi di San Andrés (febbraio 1996). Operano sulla base delle necessità della gente e a partire dalle abitudini di ogni zona,”dai modi di ognuno“. Le Giunte, soprattutto, “devono obbedire al popolo, rispettare la voce del popolo, la decisione del popolo“.

    I governi dei municipi autonomi e delle Giunte regionali hanno legalità e legittimità perché vengono insediati sulla base e in conformità con gli Accordi di San Andrés e secondo il mandato conferito dalle comunità. Le Giunte sono considerate come “una porta più grande per camminare in avanti” e si afferma che sul terreno politico, stanno dando soluzione ai problemi dei municipi e, spalla a spalla con questi,”le Giunte stanno dando risultati“.

    All’interno delle Giunte sono rappresentati i diversi Municipi Autonomi esistenti nella zona di competenza. Così, le Giunte sono formate da componenti dei diversi Consigli Municipali Autonomi che sono eletti nelle rispettive Assemblee Comunitarie per far parte della Giunta per un periodo di tre anni. In questo modo, la Giunta raccoglie l’esperienza di ogni Consiglio e si garantisce il suo lavoro a tempo pieno attraverso la rotazione permanente (generalmente settimanale) dei suoi componenti.

    L’incarico è onorifico, considerato come un “servizio alla comunità” e solo occasionalmente le comunità provvedono al pagamento delle spese per i trasferimenti. Ogni settimana, ogni 10 giorni od ogni mese, a seconda del caso, la relativa Giunta si rinnova completamente attraverso la rotazione degli eletti per un periodo di tre anni, garantendo così la continuità del seguimento delle questioni in corso di sua competenza. A partire dai verbali che riportano le questioni risolte e ancora in corso, viene quindi elaborata una relazione annuale di tutto quello di cui si sono occupate questi enti regionali di governo.

    Nonostante esista la revoca del mandato per chi non adempie ai suoi incarichi, si preferisce ricorrere a richiami per correggere condotte anomale o eventuali mancanze nei compiti assegnati da parte di alcuni dei suoi membri. I membri delle Giunte non hanno necessariamente titoli di studio ufficiali o precedenti esperienze, ma si ritiene che l’apprendimento avvenga proprio nello svolgimento dell’azione di governo.

    Il coinvolgimento delle donne è in aumento dopo l’autocritica fatta dal portavoce dell’EZLN sulla scarsa partecipazione femminile nel primo anno di vita delle Giunte. Inoltre, si è notata la presenza di molti giovani nei compiti di governo. Tuttavia, è stata rimarcata la particolare considerazione di cui godono gli anziani nelle comunità, in molte delle quali sono organizzati come Principali o Consigli degli Anziani, formati anche da donne.

    È evidente il criterio zapatista di rottura con l’idea secondo la quale governare sia un lavoro per professionisti della politica che monopolizzano le cariche pubbliche, costituendosi in enti burocratici che si impadroniscono della rappresentanza e dell’informazione, che vengono utilizzate per garantirsi la permanenza e la riproduzione.

    Al contrario, le Giunte si costituiscono come una scuola di democrazia per tutta la comunità, perché centinaia di persone imparano “dall’esperienza, che è la cosa che insegna“, elevando il livello e l’ampiezza della coscienza collettiva. In questi quasi due anni di esistenza, si può notare un alto grado di consenso dell’autorità delle Giunte non solo tra le basi di appoggio e le comunità zapatiste, ma perfino tra priisti, autorità ufficiali municipali e statali, arrivando perfino ad alcune Giunte che hanno ricevuto “fratelli paramilitari” con i quali, a detta dei loro membri, si sono raggiunti “buoni accordi“. Nell’immaginario degli abitanti delle cinque Giunte di Buon Governo, si è fatta strada la reputazione di essere istanze in cui “si risolvono i problemi” e, soprattutto, “senza mance o corruzione“.

    In ogni Giunta funziona una Commissione di Vigilanza, sempre a rotazione, e nominata dalle assemblee. Queste funzionano come “Ufficiale delle Parti” ed hanno il compito di raccogliere i dati di chi desidera presentare istanze alla Giunta, classificare i tipi di problemi e trasmettere il tutto all’ente incaricato di governo. La Commissione di Vigilanza è presente anche alle riunioni affinché la “Giunta non prenda una cattiva strada“. Tuttavia, si è rilevato che la vigilanza maggiore su questi governi regionali viene esercitata dalle comunità, fonte del potere e della rappresentanza, le quali si preoccupano che si stia esercitando un buon governo sotto il principio massimo di “comandare obbedendo“.

    Nella regione sotto le Giunte di Buon Governo non si rileva conflitto interetnico, malgrado diversi popoli convivano nei territori sotto il suo controllo, poiché “esiste una sola direzione per tutti“. L’unità tra i popoli cammina di pari passo con il processo autonomistico, con la pratica di un’ampia partecipazione nell’esercizio di governo.

    Applicazione della giustizia

    La giustizia è esercitata a diversi livelli e per diversi attori. In prima istanza ci sono le autorità municipali autonome, i giudici municipali e i Consigli degli Anziani. Se il conflitto non viene risolto, si passa alla seconda istanza delle Giunte di Buon Governo.

    La giustizia zapatista, simile a quella di altri popoli indios, utilizza la prigione solo in casi e momenti estremi, perché si ritiene che la reclusione abbia effetti negativi fisici e mentali. Si preferisce quasi sempre il “risarcimento del danno“, il lavoro comune, il convincimento e la riflessione di chi ha tenuto comportamenti o realizzato azioni non approvate dalla comunità (alcolismo, prostituzione, violenza famigliare).

    Nei conflitti tra privati, entrano in campo la conciliazione e la negoziazione tra le parti fino al raggiungimento di un accordo soddisfacente per le stesse. Su questo terreno, si risponde ai problemi e si analizza ognuna delle parti per dare ragione “a chi ce l’ha” e sulla base che “tutto sia equo“. Per i casi gravi come, omicidio, violenza, narcotraffico, i trasgressori sono rimessi alle autorità ufficiali con l’assistenza delle organizzazioni di diritti umani. Così, la peggiore punizione è separare il presunto colpevole dalla sua comunità e lasciarlo nelle mani della giustizia statale o federale, in cui non ci sono conciliazione né risarcimento del danno e la pena stabilita è la reclusione.

    Sostenibilità economica

    La sostenibilità del progetto autonomistico è uno degli aspetti che più preoccupano le Giunte di Buon Governo; per questo motivo una delle principali sfide è arrivare ad una maggiore autosufficienza economica, producendo e consumando nelle proprie comunità. La semina di fagioli, mais e caffè, in molte regioni realizzata in maniera collettiva, continua ad essere una delle principali attività economiche benché ci sia coscienza dell’usura della terra negli Altos, per esempio, per l’uso di fertilizzanti chimici; per questo stanno imparando ad utilizzare fertilizzanti organici.

    Parallelamente, vari progetti produttivi sono in funzione: cooperative per l’esportazione del caffè, officine di calzoleria, cooperative di artigianato, negozi e rivendite di alimentari, caffè e miele. In alcune delle Giunte ci sono camion utilizzati per il trasporto pubblico e per trasportare la merce ed evitare il coyotaje e l’intermediazione.

    Lo zapatismo, attraverso le Giunte, esprime la sua determinazione di difendere il territorio e la terra perché c’è coscienza che queste sono le basi della propria cultura e della propria esistenza come popolo. Enfaticamente dichiarano “se si vende la terra, è tutto finito; la terra è nostra madre; il contadino non sa fare altro che lavorare la terra“. L’identità come popolo e come classe contadina spiega la difesa storica del proprio territorio fisico e simbolico. Sanno anche che l’emigrazione sta colpendo la vita comunitaria e lo sviluppo autonomistico, benché segnalino che questo è un fenomeno storico e ricordano che l’emigrazione non è di oggi, “noi abbiamo sempre emigrato, siamo stati braccianti e lavoratori nelle fattorie e in città“.

    Non si perde di vista neppure il fatto che i progetti economici del governo hanno una finalità contrainsurgente la cui strategia è “dividere i popoli, colpire l’unità delle comunità”. Per questo, spiegano, “ci sono compagni che non capiscono la lotta e si danno al governo”. Sono anche consapevoli dello scopo del Plan Puebla Panamá che “non è a beneficio del popolo“. E davanti a questo tipo di programmi segnalano: “Non permetteremo che i governi costruiscano centrali idroelettriche né progetti ecoturistici. Lottiamo affinché non ci distruggano come zapatisti e come indigeni. Siamo in resistenza. Non dipendiamo da nessuno; non accettiamo niente dal malgoverno. Chiediamo rispetto e noi rispettiamo gli altri“.

    Educazione e salute

    L’educazione e la salute sono due importanti pilastri del processo autonomistico. Gli zapatisti non permettono che il governo imponga i suoi programmi educativi, per cui ci si appoggia sul lavoro dei promotori di educazione che non ricevono nessun compenso e che preparano i programmi e i materiali affinché i “bambini imparino il carattere e le ragioni della lotta zapatista“.

    Si dichiara che “stiamo camminando affinché i nostri figli sappiano far valere i loro diritti, che nessuno li inganni, affinché i nostri figli abbiano un’educazione autonoma“. I promotori sono sostenuti dalle comunità, molte delle quali destinano una milpa per il suo sostentamento. Ci sono decine di scuole primarie nel territorio ribelle, e nel Caracol di Oventic funziona l’unica scuola secondaria autonoma zapatista.

    Alle cliniche presenti nei Caracoles arrivano malati di tutte le religioni e credo politico, perché i servizi offerti hanno guadagnato la fiducia e l’approvazione della gente. Sono arrivati perfino paramilitari e priisti che sono stati assistiti con uguale attenzione e professionalità. Nei Caracoles esiste un concetto integrale di salute per cui si pratica la medicina allopatica insieme alla farmacopea comunitaria e alla medicina tradizionale. Il progetto di salute comprende programmi di igiene e campagne di vaccinazione, farmacia, ambulatorio dentale, banca del sangue, operazioni chirurgiche, ospedalizzazione e sale parto.

    Esercito e paramilitari

    Nelle Giunte di Buon Governo si è consapevoli del ruolo dell’Esercito nei loro territori, delle stragi della militarizzazione, con la sua sequela di prostituzione, alcolismo e narcotraffico, dell’attività permanente dei paramilitari. Si ritiene che tutto questo serva per distruggere. Tuttavia, a questa strategia si oppone quella degli zapatisti che è costruire la propria autonomia. “Loro rappresentano la morte, noi la vita. Il governo ha i suoi eserciti, sostiene i paramilitari e vuole la testa dell’EZLN. Tuttavia, gli zapatisti hanno dalla loro la società civile nazionale ed internazionale che ha fornito lo spazio necessario per potere camminare“. Di fronte all’Esercito ed ai paramilitari, la risposta degli zapatisti è “non cadere nella provocazione“, che presuppone esercitare la tolleranza e cercare la conciliazione, valori non estranei alle comunità.

    Nel Caracol di La Garrucha, sede di comunità che furono “bruciate” e “distrutte” dalle truppe federali dopo l’offensiva militare del febbraio 1995, membri della JBG segnalano che l’Esercito Messicano”pattuglia” i municipi autonomi, “sta dentro il territorio zapatista” e “a volte utilizza i paramilitari per fare provocazioni (…) Non ci fidiamo. Potrebbe verificarsi un altro tradimento, come quello di Ernesto Zedillo”. “Lo Stato ci assiste con le briciole e ci fa litigare tra noi; ci divide“. “Il governo federale ha il suo Esercito. L’Esercito vuole distruggere la testa del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno. Ma noi sappiamo come difenderli. Nelle nostre comunità arrivano convogli dell’Esercito a distribuire dolci ai bambini. Il governo non vuole sentire che c’è un’organizzazione ribelle. Il governo vuole sterminarci perché vuole portare qui investimenti di altri paesi. Quello che facciamo è resistere. Ma noi abbiamo, l’EZLN. Abbiamo il sostegno di un esercito“.

    Questa visione che riconosce tra le politiche governative l’intenzione di “distruggere“, (annichilire) il movimento insurgente, è stata raccolta anche nel Caracol di Roberto Barrios, dove la natura dell’azione militare dell’Esercito federale è stata definita come una “guerra di bassa intensità” (GBI). “Quello che fa il governo è molto sottile, ci sottopone alla guerra di bassa intensità. Nessuno è tranquillo. (I soldati) non sono tranquilli. Perché? Perché sanno che neanche le basi di appoggio sono tranquille. Ma lo zapatismo costruisce ed il governo distrugge“. Inoltre, il governo conduce una “guerra economica. Applica politiche per dividere. A volte con fagioli. Con Maseca. Usa tutto questo per dividere“. Dalla prospettiva zapatista, si tratta di “una lotta di resistenza nel territorio (…) Ora abbiamo territorio e lo difendiamo.”

    Secondo la testimonianza di un membro della JBG di
    Roberto Barrios, negli ultimi mesi “si vede molta gente armata ed incappucciata (paramilitari). Ma la gente non si confonde. Le basi di appoggio sono al lavoro, nelle milpa (…) Quelli di Paz y Justicia non sono nati per magia. Sono nati grazie ai militari. Dove c’è un accampamento militare, è forte Paz y Justicia. Esiste una relazione tra l’Esercito ed il PRI che distribuisce risorse“. Il governo ha formato una struttura paramilitare, “perché gli conviene, non spende in salari ed usa gente della comunità per distruggere la comunità. La sua strategia è la guerra di bassa intensità“.

    Conclusioni sulle JBG

    Per Paz con Democracia, la visita alle Giunte di Buon Governo ha rivelato la forza del processo autonomistico zapatista; le sue possibilità di proiettare i suoi insegnamenti oltre la geografia chiapaneca e perfino messicana. Ha inoltre costatato la persistenza del governo di mantenere la guerra di contrainsurgencia e la gestione del conflitto. Abbiamo osservato che la resistenza, condizione storica dei popoli indigeni, definisce le pratiche autonomistico dei maya zapatisti, e queste, a loro volta, costruiscono quel mondo possibile al quale aspiriamo tutti.

    Note

    1. Alla missione hanno partecipato Alicia Castellanos, Carlos Fazio, Dolores González, Fernanda Navarro, Gilberto López y Rivas, Luis Menéndez, Luis Villoro, Miguel Álvarez Gándara, Miguel Concha Malo, Pablo Romo, Paulina Fernández y Teresa Estrada. Además, este texto es suscrito por Adelfo Regino, Alfredo López Austin, Ana Esther Ceceña, Guillermo Briceño, Juan Bañuelos, Luis Hernández Navarro, Magdalena Gómez, Manuel Pérez Rocha, Oscar González, Pablo González Casanova, Rafael Moreno Villa, Víctor Flores Olea.

    2. La versione completa di questo documento, che comprende la seconda parte: “Valutazione politica”, è disponibile alla pagina Internet: www.jornadasinfronteras.com. – http://www.jornadasinfronteras.com/ligder/chiapas.htm – http://www.jornadasinfronteras.com/Balance_Juntas_Buen_Gobierno.htm

    (tradotto dal Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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