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  • La Svizzera pone a referendum un accordo internazionale, quello di Schengen

    14 Dicembre 2008

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia svizzera

    schengen

    schengen

    di Paolo Michelotto

    in Svizzera c’è un esempio edificante di come funziona una vera democrazia. Il governo ha negoziato con l’UE l’adesione all’accordo di Schengen. Ossia il libero transito delle persone attraverso le sue frontiere. Alcuni partiti di fuori del governo e vari gruppi e associazioni, hanno raccolto le firme necessarie per indire un referendum sull’accordo. Ossia chiederanno a tutta la popolazione se sono d’accordo oppure no a questa adesione a Schengen. Massimo segno di democrazia. Chi meglio del popolo nel suo insieme può decidere sul proprio destino? Io non sono schierano pro o contro Schengen, sia chiaro. Trovo solo straordinario che ai cittadini svizzeri sia data la possibilità di informarsi, riflettere e votare sull’argomento.

    Eppure sui giornali italiani sono apparsi articoli schierati pro Schengen, che denigrano questa possibilità dei cittadini svizzeri di poter sovvertire quanto deciso dal governo e confondono il fatto che i partiti di estrema destra (ma meno estremi di quelli che abbiamo noi al governo in Italia) abbiano raccolto le firme, non significa che questi partiti decideranno l’esito dei referendum l’8 febbraio 2009. Saranno i cittadini svizzeri che informati dai loro media estremamente obiettivi e non di proprietà dei partiti e tantomeno finanziati dallo stato, prenderanno la loro decisione.

    Ecco l’opuscolo informativo che tutti i cittadini svizzeri hanno ricevuto a casa insieme al certificato elettorale. Opuscolo che riporta le posizioni del governo e quelle dei comitati referendari.

    referendum svizzera 8-2-09 opuscolo informativo mandato ai cittadini

    E a seguire un esempio di articolo italianocentrico e che mostra di non conoscere la democrazia svizzera, apparso sul Sole 24 ore.

    La Svizzera entra in Schengen,
    con l’incognita destra estrema
    di Andrea Franceschi

    La Svizzera entra ufficialmente a far parte dell’area Schengen. Da venerdì 12 dicembre non ci saranno più controlli delle persone alle frontiere, ma solo sulle merci. Un traguardo che arriva alla termine di anni di negoziati tra la Confederazione e l’Unione Europea, su cui però pende una spada di Damocle.

    L’8 febbraio infatti il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi sul decreto federale del 13 giugno 2008, con cui la Confederazione ha approvato il rinnovo dell’Accordo tra Svizzera e Ue sulla libera circolazione delle persone e la sua estensione a Bulgaria e Romania.

    Se al referendum vincesse il no, la Svizzera rischierebbe infatti di uscire da Schengen pochi mesi dopo esserci entrata. L’accordo sulla libera circolazione fa parte del primo pacchetto di accordi bilaterali che la Svizzera ha sottoscritto con l’Ue. Patti vincolati tra loro da una clausola detta “ghigliottina” che prevede che se solo uno non viene rinnovato, anche gli altri vengono a decadere. Gli accordi del 1999 non sono solo sulla libera circolazione delle persone. Ma riguardano anche temi come il commercio, l’agricoltura, i trasporti aerei e terrestri, gli appalti pubblici e la ricerca scientifica. Non c’è l’adesione a Schengen (essendo inclusa nel secondo pacchetto di trattati, sottoscritto nel 2004). Ma se venisse a cadere uno dei due pilastri (i bilaterali I del 1999 e quelli del 2004) della cooperazione Svizzera-Ue, uno o più paesi dell’Unione potrebbero denunciare la Confederazione. Facendo decadere quindi gli accordi del 2004. Intese raggiunte in anni di negoziati. Che verrebbero così a decadere costringendo le parti a rinegoziarle. «Il nostro paese ricadrebbe in un isolazionismo pericoloso tornando indietro di 20 anni» commenta Manuele Bertoni, presidente del partito socialista del Canton Ticino.

    La consultazione è stata promossa da un comitato che comprende forze politiche eurocettiche dell’estrema destra come i Democratici Svizzeri, la Lega dei ticinesi e i giovani dell’Udc (il primo partito della Confederazione che alle ultime elezioni federali ha ottenuto il 27% delle preferenze). Nella formazione di Christoph Blocher inizialmente aveva prevalso il si alla proroga dei bilaterali. Lo scorso 29 novembre però, all’assemblea del partito, la maggioranza dei delegati si è ufficialmente schierata per il no.

    Il cambio di rotta arriva dopo mesi di discussione all’interno del partito. L’Udc inizialmente è contraria solo all’estensione degli accordi di libera circolazione a Romania e Bulgaria. L’apertura dei confini ad Est, per i conservatori, farebbe aumentare l’immigrazione. E di conseguenza la criminalità e il dumping salariale. Per questo motivo, qualche mese fa, quando il Parlamento deve votare il rinnovo dei patti sulla libera circolazione e la sua estensione a Romania e Bulgaria, il partito fa pressione per votare due provvedimenti diversi. In modo da chiedere il referendum solo sulla seconda parte. Ma alla fine il Parlamento decide di votare un solo decreto. L’Ue – questa l’argomentazione – difficilmente potrebbe accettare una clausola discriminatoria verso due suoi paesi membri (che non fanno tuttavia ancora parte dell’area Schengen).

    L’Udc, che è anche un punto di riferimento per una parte del mondo dell’imprenditoria, si trova con le mani legate. L’ala economica infatti non vuole mettere in discussione i bilaterali (che contengono anche intese di carattere commerciale, vitali per molte imprese). Perciò solo i giovani del partito (più sensibili ai temi populisti) aderiscono al comitato promotore del referendum. Insieme ad altre forze dell’estrema destra come i Democratici Svizzeri e la Lega dei ticinesi. Ai primi di ottobre il comitato presenta 51941 firme valide per il Referendum (appena sopra la soglia minima di 50mila). E qui c’è il colpo di scena. Il partito di Blocher, inizialmente diviso, si è schiera apertamente per il no all’assemblea del 29 novembre.

    La scelta di campo è pesante, considerando il fatto che l’Udc è la prima forza politica del Paese . Cavalcando i temi dell’euroscetticismo e del contrasto all’immigrazione, il partito è passato in pochi anni dal 9 al 27% dei consensi. Attirandosi l’attenzione della stampa estera per toni piuttosto forti di alcune sue campagne (come quella per l’espulsione degli immigrati che commettono reati).

    Sull’adesione a Schengen della Svizzera pesa quindi una pesante ipoteca. Anche se la maggior parte dei commentatori è convinta che una vittoria del no sia poco probabile. Tutte le volte che il popolo svizzero si trovato a dire il suo parere sugli accordi bilaterali con l’Unione europea, i favorevoli hanno sempre superato i contrari. «Gli elettori dell’Udc, specialmente gli imprenditori, sono gente molto pragmatica» spiega Davide Vignati, corrispondente da Berna del Corriere del Ticino. «L’Udc non è nuovo a queste campagne referendarie. Ma non sempre i suoi elettori lo seguono in queste sue crociate. Specialmente se si tratta di gente che ha attività economiche che verrebbero fortemente danneggiate da un mancato rinnovo dei bilaterali». Con ogni probabilità quindi vincerà il si. «Ma in ogni caso servirà un’ampia maggioranza per dare un segnale all’Unione Europea della nostra volontà di colaborare».
    Tra Svizzera e Ue ci sono alcune questioni in sospeso, che sono venute a galla particolarmente in questa fase di crisi economica. Una riguarda il regime fiscale della Confederazione che sta portando sia individui che società a trasferire qui la propria sede legale. Ogni cantone infatti decide autonomamente su questioni fiscali e la Confederazione non può metterle in discussione. Il problema è che si sta scatenando una gara al ribasso tra i singoli cantoni per attrarre capitali dall’estero (non solo dai paesi europei, ma anche dall’Asia). Altra questione rimasta irrisolta poi è quella del segreto bancario. L’Ue chiede di abolirlo da anni, ma finora ha ottenuto solo parziali concessioni.

  • Commenti recenti

    • MARIO REALINI ha scritto

      1

      E’ una bella cosa che si parli di “Democrazia diretta” , possibilità di intervento popolare nel Governo e nella gestione della cosa pubblica che, nella Confederazione, ha la sua massima espressione e applicazione. Una precisazione: i due diritti fondamentali del cittadino sono il REFERENDUM (possibilità di esprimersi su leggi o argomenti già votati dai legislativi federale, cantonali o comunali) e l’ INIZIATIVA POP0LARE (possibilità di proporre testi di legge, anche costituzionali, o argomenti sottoposti a leggi). L’ atto finale (chiamato in Italia e altrove “referendum”) in Svizzera è la “VOTAZIONE POPOLARE”. Questi due diritti, nella loro radicalità, NON sono presenti in nessun altro Paese al mondo: in Svizzera sono la regola e non un aspetto tutto sommato marginale delle istituzioni statali.
      Per molti svizzeri sono una sorta di religione, per me no… ma già che ci sono li sostengo. Sono infatti quella marcia in piu’ della democrazia in Svizzera che, in pratica, impedisce l’ adesione all’ UE.

      01/26/09 2:15 PM | Comment Link

    • MARIO REALINI ha scritto

      2

      A proposito di UE. I dati dell’ ultimo sondaggio annuale eseguito in Svizzera dal Politecnico di Zurigo danno all’ UE un “sostegno” del … 17 %(!!!). Come dire che noi svizzeri siamo…certamente prudenti, scettici, magari prevenuti nei confronti dell’ UE, istituzione che, posso assicurare, molto svizzeri considerano come una sorta di nemico, trattandola con disprezzo.
      La votazione popolare del prossimo 8 febbraio (parte finale di una domanda di referendum facoltativo) darà quasi certamente un “SI” all’ ampliamento dei tratti bilaterali (è previsto pero’ un duro “NO” da parte del Ticino). Il “SI” sarà pero’ certamente per opportunismo, perchè fa comodo a noi svizzeri e non sarà quindi un cambiamento di rotta “ideologico” nei confronti dell’ EU. Non è proibito (ogni tanto) fare i furbi..no ?

      Un’ osservazione circa l’ etichetta di “estrema destra” data in Italia a movimenti di massa svizzeri. Il maggiore partito svizzero, l’ UDC è certamente un partito “conservatore” ma sicuramente permeato di quello spirito democratico che ha permesso alla Svizzera di non cedere in momenti difficili. In Svizzera non ci sono partiti (di destra o di sinistra) dal passato discutibile come quelli che hanno fatto parte degli ultimi due governi italiani…
      Ci siamo capiti ?…

      01/26/09 2:43 PM | Comment Link

    • admin ha scritto

      3

      Caro Mario,
      conosci o sai dove potrei trovare dei video che parlino della democrazia diretta svizzera? Te lo chiedo perchè mi sembra di capire che tu lavori per la tv svizzera italiana…
      Se li hai informami grazie.
      Paolo M.

      01/26/09 8:09 PM | Comment Link

    • MARIO ha scritto

      4

      Caro Paolo, scusa se rispondo in ritardo. Si,… effettivamente io lavoro per la TV svizzera (TSI). Non credo pero’ che ci siano video “didattici” sulla democrazia diretta in CH che fa parte (… o dovrebbe far parte) della normale formazione civica dei cittadini. Ti segnalo pero’ la pubblicazione ufficiale “LA CONFEDERAZIONE IN BREVE 2008″ (fra poco 2009) ottenibile gratuitamente all’indirizzo: http://www.pubblicazionifederali.admin.ch
      Ovviamente in italiano.

      Quanto ai diritti tanto tipici in CH:
      Ho sempre il dubbio che all’ estero (in Italia per es.) si sottovalutino questi due diritti svizzeri, considerati un tantino folcloristici. In realtà sono la r e g o l a (e non un dettaglio) delle istituzioni e del funzionamento dei tre livelli di enti pubblici (della Confederazione, dei 26 Cantoni, dei circa 2800 comuni).

      02/20/09 10:09 AM | Comment Link

    • MARIO ha scritto

      5

      Cari amici,
      chi si interessa alla “democrazia diretta” avrebbe potuto verificare ieri (17 maggio 09) la “giornata di votazioni” che ha comportato la chiamata alle urne del popolo svizzero per due argomenti di carattere federale (referendum su medicine complementari e sul passaporto biometrico), gli elettori di una decina di cantoni per argomenti di politica e competenza cantonale e alcune decine di comuni per argomenti di carattere locale piu’ o meno importanti. Insomma, quasi un centinaio di argomenti sottoposti al popolo per una “verifica” che, pero’, è un parere impegnativo con immediata applicazione senza interpretazioni.
      Voglio dire…: è un sistema di “democrazia diretta” radicale, frutto di una mentalità formatasi durante sette secoli e non improvvisata, parte integrante del sistema politico/istituzionale svizzero e assolutamente “non marginale”,… per questo motivo inviterei i fautori extrasvizzera di questo sistema di non sottovalutarne la complicazione… A disposizione per altre informazioni!

      05/18/09 10:36 AM | Comment Link

    • admin ha scritto

      6

      non sottovaluto la complicazione, ma se è vero che gli svizzeri hanno 7 secoli di storia di democrazia diretta, i californiani ne hanno uno solo (ed hanno tratto esempio dagli svizzeri) e i bavaresi hanno solo 14 anni (dal 1995 ed hanno tratto esempio anche loro dagli svizzeri).

      Non bisogna sottovalutare, ma nemmeno sopravvalutare. Bisogna lavorare bene, non improvvisare, ma comunque procedere anche se ci fossero rischi di errori, che comunque sono meno grossi di quelli che può commettere un attuale governo solo “rappresentativo” italiano.

      La democrazia non la si impara dai banchi di scuola, ma solo praticandola.

      paolo M.

      05/18/09 9:39 PM | Comment Link

    • MARIO ha scritto

      7

      Hai perfettamente ragione,… il fatto è che, pero’, io abitando a poche centinaia di metri dal confine con l’ Italia, sono condizionato da quanto vedo o sento della vita politica italiana, con una popolazione che si accontenta (apparentemente) della “rappresentatività” del sistema politico vigente a ogni livello. Capirai che la differenza con il mio Paese è importante… ma, insisto, è una questione soprattutto storica.

      05/19/09 8:45 AM | Comment Link

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