• Carrara, le proposte emerse, la presentazione, un possibile percorso verso più democrazia

    Dicembre 19, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, parola ai cittadini, referendum

    di Paolo Michelotto

    carrara

    giovedì 18 dicembre 2014 durante il quarantesimo giorni di occupazione permanente (40 giorni…) dopo la terza alluvione in 10 anni, dopo tre ore di discussione per decidere i prossimi passi, alle 21 erano presenti circa 50 persone per sentire, proporre e discutere idee sulla democrazia diretta. Poichè volevo lasciare più tempo alla discussione finale, ho ristretto il consueto spazio riservato a “La parola ai cittadini” a 6 proposte:

    0 Nome Titolo proposta Voti Presenti Voti %
    3 luca assemblea cittadini sfida il sindaco alla revoca – recall 38 46 82,61%
    4 daniele inserire nello statuto ex carta pisa – avviso al pubblico 37 47 78,72%
    6 antonella regolamento agri marmiferi 34 45 75,56%
    1 paolo osservatorio sul marmo 30 44 68,18%
    2 daria adesione piattaforma open polis 30 46 65,22%
    5 siro contratti di fiume 1 possibilità per il carione 12 44 27,27%

    Qui il file di foglio elettronico con tutte le proposte (in formato aperto ed excel):

    proposte carrara 18-12-14.ods

    proposte carrara 18-12-14.xls

    Poi ho illustrato gli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo e cosa si potrebbe introdurre a Carrara (formato aperto e powerpoint):

    presentazione DD carrara 18-12-14.odp

    presentazione DD carrara 18-12-14.ppt

    Questo l’audio trasmesso in diretta streaming e poi registrato, della serata:

    http://www.ustream.tv/recorded/56622746

    Ho terminato facendo la mia proposta di possibile percorso, ai cittadini di Carrara che vogliono maggiori strumenti di democrazia diretta nella loro città:

    1. scaricarsi e leggere il libro gratuito “Più democrazia nella politica comunale” dove sono riportati moltissimi strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Si trova gratis qui.

    2. scaricare e leggere lo statuto comunale e in particolare l’art. 57 proposte e l’art. 64 e 65 referendum, che si trova qui:

    http://trasparenza.comune.carrara.ms.gov.it/moduli/downloadFile.php?file=oggetto_regolamenti/132981158340O__OStatuto.pdf

    3. scaricare il regolamento attuativo degli strumenti di partecipazione e del referendum che si trova qui:

    http://trasparenza.comune.carrara.ms.gov.it/archivio19_regolamenti-e-documentazione_0_4092_39_1.html

    Seguire passo passo quanto prescritto dal regolamento per iniziare una (o più) “Proposta” e un (o più max 3) “Referendum”

    4. utilizzare, per risparmiare energie e ottenere il massimo risultato, entrambi gli strumenti della proposta e del referendum, contemporaneamente sullo stesso tema. Su uno stesso banchetto si raccolgono le firme su vari fogli, su uno o più proposte e su uno o più referendum (max 3 in un anno è scritto nel regolamento).

    5. creare un comitato referendario di 5 persone con 300 sottoscrizioni (come scritto nel regolamento) per presentare 1 o più (fino a 3) quesiti referendari e varie “Proposte”.

    Esempio di temi per la Proposta Più democrazia a Carrara:

    - togliere quorum dai referendum (cambiare art 64 comma 7 statuto):

    7. Il referendum è valido se ha partecipato alla consultazione almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

    in

    7. Il referendum è valido qualsiasi sia il numero di partecipanti al voto.

    - referendum propositivo che diventi vincolante (togliere dallo statuto il comma 2 art. 56

    2. Il mancato recepimento delle indicazioni referendarie, relative ai referendum consultivi e propositivi, deve essere deliberato, con adeguate motivazioni, dai due terzi dei consiglieri assegnati al Comune.


    - abbinamento votazioni regionali nazionali ed europee
    - raccolta firme facilitata con modalità elettronica come EU e con autenticatori membri del comitato autorizzati dal sindaco
    - invio libretto informativo con le ragione del comitato e dell’amministrazione
    - voto postale – come a Malles (BZ) e in Svizzera e in Oregon

    I quesiti dei referendum Più democrazia a Carrara potrebbero essere (non è possibile oggi purtroppo fare un referendum per cambiare lo statuto, perchè ciò è vietato nell’art 64 comma 2 dello statuto stesso):

    - abbinamento votazioni regionali nazionali ed europee
    - raccolta firme facilitata con modalità elettronica come EU e con autenticatori membri del comitato autorizzati dal sindaco
    - invio libretto informativo con le ragione del comitato e dell’amministrazione
    - voto postale – come a Malles (BZ) e in Svizzera e in Oregon

  • cos’è la democrazia che ci rubano e cosa potremmo avere con gli strumenti di democrazia diretta – il video commovente del portavoce Riccardo Fraccaro

    Dicembre 19, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    il portavoce  deputato del m5s Riccardo Fraccaro siede nella prima commissione affari istituzionali, quella che in teoria si occupa delle riforme della costituzione (in realtà tutto è già stato deciso fuori, e li fingono di vagliare e di ascoltare esperti). Sono stato un pomeriggio in quella commissione, per parlare 10 minuti di democrazia diretta, 1 mese fa. Nei giorni scorsi Fraccaro ha pronunciato questo intervento nella seduta plenaria. Immagino che l’aula fosse vuota ed è un peccato. Questo testo ha un valore storico e di testimonianza morale altissima. Mi sono commosso. Ho sentito la passione di una persona vera che racconta come persone attente solo al loro rendiconto personale ci stanno distruggendo la democrazia che abbiamo, dove un capo deciderà tutto, dalle tasse alla guerra, anche con una percentuale del 20%. Un cittadino che ha studiato e si è appassionato alle migliori ricerche sociologiche al mondo che dimostrano che implementare gli strumenti di democrazia diretta (quorum zero, ref. propositivo) porta maggiore felicità e ricchezza e speranza tra i cittadini. Un cittadino che promette che la sua battaglia e quella dei suoi colleghi sarà dura, durissima, che farà tutto quello che è nel suo potere e anche di più, per far in modo che non ci tolgano quel poco che i nostri genitori e nonni hanno ottenuto. E il suo appello perchè anche noi fuori facciamo la nostra parte.

    Facciamo ascoltare le sue parole a tutte le persone che hanno a cuore il bene comune. Prima che sia troppo tardi.

  • Carrara: strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo, cosa sono, come ottenerli

    Dicembre 17, 2014 // 2 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, parola ai cittadini

    di Paolo Michelotto

    giovedì 18 dicembre 2014 sarò a Carrara dove nella Sala ddi Rappresentanza del Comune, presenterò una serata dedicata alla democrazia diretta. Questo il volantino diffuso nei giorni scorsi.

    carrara democrazia diretta 18-12-14

    Qui il volantino in formato pdf:

    volantino incontro Carrara 18-12-14.pdf

    Il testo dell’invito su FB:

    La serie di eventi proposti dall’Assemblea Permanente, prosegue giovedì 18 in sala di rappresentanza del Comune alle ore 20,30, con l’incontro sugli strumenti di democrazia diretta nel mondo. La serata sarà presentata da Paolo Michelotto esperto sull’argomento e promotore di iniziative volte a sviluppare la conoscenza e la voglia di partecipare alla gestione pubblica. La serata si svolge in quattro parti: s’inizia con ‘la parola ai cittadini’, esempio di metodo partecipativo, dove sono i presenti a proporre, discutere e votare, si continua con la presentazione teorica degli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo, segue dibattito con i presenti, a chiudere, presentazione di un possibile percorso per introdurre questi strumenti nel nostro comune. Riteniamo giusto,che i cittadini abbiano voce diretta nella gestione della propria città per contribuire con la propria competenza, conoscenza del territorio, buon senso, incorruttibilità a migliorare la qualità della vita.

    Qui il link dell’evento su FB

    https://www.facebook.com/events/883788305005099/permalink/883788471671749/

    democrazia diretta carrara

  • Sesto S.Giovanni (MI): un esempio di tenacia di cittadini che chiedono quorum zero e più democrazia

    Dicembre 17, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia dal basso in Italia, democrazia dei cittadini, democrazia diretta, quorum, referendum

    di Paolo Michelotto

    piudemocraziasesto

    a volte sembra una lotta invincibile contro un muro di gomma, ma Vicenza, Parma, Cavallino (VE), e vari comuni in giro per l’Italia dimostrano che la tenacia, la perseveranza e la pazienza alla fine riescono ad ottenere risultati significativi nell’estensione degli strumenti di democrazia diretta.

    Dario Rinco e l’ass. Più Democrazia a Sesto San Giovanni (MI) da anni stanno cercando di introdurre il quorum zero e referendum propositivi e abrogativi nella loro città, hanno raccolto firme per le iniziative popolari, raccolto firme per i referendum, ma poichè non ci sono i regolamenti aggiornati, questi strumenti vengono bloccati, non discussi e non votati dai cittadini. Riporto qui il testo della petizione che hanno lanciato da pochi giorni per chiedere al sindaco di dare risposte. Io ho già firmato. Chi lo vuol fare, sotto al testo, c’è il link.

    Provvedete alla modifica/integrazione dello Statuto comunale come chiede dal novembre 2011 l’ Associazione “Più Democrazia a Sesto S.Giovanni”

    L’Associazione Più democrazia a Sesto San Giovanni chiede da quella data (e sono passati ben tre anni!!!) la modifica dello Statuto comunale per permettere ai cittadini di partecipare più attivamente alle scelte riguardanti la propria città. Ecco le richieste quorum zero, l’abbassamento al 2% degli aventi diritto al voto del numero di firme necessario per indire un referendum, inserimento del referendum propositivo, invio alle famiglie dell’opuscolo informativo sul tema del referendum, accorpamento delle consultazioni referendarie ad elezioni diverse dalle amministrative comunali.

    I fatti.

    Lo Statuto comunale di Sesto S.Giovanni non rispetta le direttive della legge 191 del 23 dicembre 2009: avendo abolito la figura del Difensore civico i cittadini non possono presentare quesiti referendari.

    E’ stata presentata una petizione nel novembre 2011 e un’iniziativa popolare nel gennaio 2013 per estendere i diritti referendari previsti nello Statuto di Sesto S.G. che sono state praticamente ignorate dall’amministrazione conunale.

    L’Amministrazione comunale di Sesto S.G. ha ignorato la lettera di richiamo del Prefetto di Milano del 9 luglio 2014, che la invitava ad adeguare lo statuto comunale poiché impedisce ai cittadini di presentare quesiti referendari.

    Il 24 ottobre 2014 é scaduto il termine entro il quale l’amministrazione di Sesto S.G. avrebbe dovuto rispondere al Difensore civico della Lombardia per dire i motivi che impediscono la riforma dello statuto comunale. Il Difensore civico della Lombardia ha inviato il giorno 26 novembre 2014, un nuovo sollecito al Sindaco di Sesto S.G.

    Pur avendo cavalcato in campagna elettorale il tema della “PARTECIPAZIONE POPOLARE” l’amministrazione di Sesto S.G. resta sorda a concedere più diritti ai cittadini che vengono così coinvolti solo ogni 5 anni qaundo, in occasione delle elezioni, viene richiesta loro la “delega per amministrare la città“.

    Segnaliamo infine che due comitati referendari di Sesto S.G., “Raccolta differenziata” e “Più partecipazione”, sono in attesa di vedere valutati i rispettivi quesiti referendari depositati in data 12 maggio 2014 che, secondo lo Statuto comunale, avrebbero dovuto avere risposta entro 60 giorni (e cioè entro il 12 luglio 2014).

    Petizione avviata da Più democrazia a Sesto S.Giovanni

    Comitato referendario “Raccolta differenziata”

    Comitato referendario “Più partecipazione”

    sostenuta da Lista Civica italiana

    Qui vuole vedere la petizione integrale e firmarla, può andare qui:

    https://www.change.org/p/dott-ssa-monica-chitto-sindaco-di-sesto-s-g-provvedete-alla-modifica-integrazione-dello-statuto-comunale-come-chiede-dal-novembre-2011-l-associazione-pi%C3%B9-democrazia-a-sesto-s-giovanni

  • Come fare per ottenere gli strumenti di democrazia diretta nei comuni. Proposta per cambiare il TUEL D.L. 267

    Dicembre 10, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, quorum, referendum, revoca degli eletti, voto elettronico, voto postale

    di Paolo Michelotto

    la democrazia diretta progredisce quasi sempre grazie alle spinte dal basso dei cittadini, ma a volte anche grazie a provvedimenti dall’alto di rappresentanti “lungimiranti”.

    nelson mandela

    C’è un modo per introdurre in un solo atto migliori strumenti di democrazia diretta in tutti i comuni italiani (esclusi quelli delle regioni a statuto speciale che dipendono dalle leggi regionali), cambiare alcuni articoli del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali il D.L. 267.

    Questa legge nazionale riguarda moltissimi aspetti dei comuni italiani.

    Alcune cose sono proibite. Ad esempio la Revoca degli Eletti non è possibile finchè è vigente questa legge, così come qualsiasi referendum su Statuto comunale o sue modifiche.

    Ecco le modifiche che farei a questa legge. Spero che qualche rappresentante lungimirante la faccia sua e la porti in Parlamento. Poi lì a volte accadono miracoli (vedi la recente legge regionale del Trentino con cui sono stati introdotti strumenti migliori di democrazia a livello locale).

    1. per introdurre il referendum obbligatorio sullo statuto e la possibilità per i cittadini di indire un referendum per cambiare lo statuto o una parte di esso (come in Svizzera).

    Situazione attuale: Articolo 6
    Statuti comunali e provinciali

    4. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione e’ ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto e’ approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie.

    5. Dopo l’espletamento, del controllo da parte del competente. organo regionale, lo statuto e’ pubblicato nel bollettino ufficiale della regione, affisso all’albo pretorio dell’ente per trenta giorni consecutivi ed inviato al Ministero dell’interno per essere inserito nella raccolta ufficiale degli statuti. Lo statuto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla sua affissione all’albo pretorio dell’ente.

    Proposta modifica: Articolo 6
    Statuti comunali e provinciali

    4. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione e’ ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto e’ approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Lo statuto entra in vigore solo se ottiene anche l’approvazione della maggioranza dei votanti nel successivo referendum obbligatorio sullo statuto, indetto entro 1 mese dall’approvazione in consiglio comunale. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie. I cittadini possono proporre modifiche totali o parziali allo statuto tramite referendum propositivo senza quorum.

    5. Dopo l’espletamento, del controllo da parte del competente. organo regionale, lo statuto e’ pubblicato nel bollettino ufficiale della regione, affisso all’albo pretorio dell’ente per trenta giorni consecutivi ed inviato al Ministero dell’interno per essere inserito nella raccolta ufficiale degli statuti. Lo statuto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla sua affissione all’albo pretorio dell’ente.

    2. per introdurre i referendum propositivi, abrogativi e confermativi vincolanti senza quorum, con obbligo abbinamento votazioni nazionali ed europee e introduzione libretto informativo e voto postale, elettronico e via internet (come in Svizzera, ma anche nel comune di Malles (BZ).


    Situazione attuale: Articolo 8
    Partecipazione popolare

    1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.

    2. Nel procedimento relativo, all’adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalita’ stabilite dallo statuto, nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

    3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche’ procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi’, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi’, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

    4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.

    5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

    Proposta modifica: Articolo 8
    Partecipazione popolare

    1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.

    2. Nel procedimento relativo, all’adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalita’ stabilite dallo statuto, nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

    3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche’ procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi’, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame entro 2 mesi. Possono essere, altresi’, previsti referendum propositivi, abrogativi, confermativi degli atti amministrativi, sulle modifiche totali o parziali allo statuto, con valore vincolante per l’amministrazione senza quorum di partecipazione su richiesta di un adeguato numero di cittadini, sempre inferiore al 5% degli aventi diritto. Queste consultazioni sono effettuate con modalità miste per via postale, con voto elettronico, via internet e nel seggio elettorale. I cittadini in occasione dei referendum riceveranno a casa un libretto informativo, dove saranno esposte le tesi dei proponenti e quelle dell’amministrazione o del comitato che si oppone, con parità di spazio.

    4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale senza esclusioni e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali, ma quando in presenza di votazioni regionali, nazionali, europee nello stesso periodo, vengono effettuate nella stessa giornata e con gli stessi orari.

    5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

    2. per introdurre la revoca degli eletti (come in Svizzera e in California).

    Situazione attuale: Articolo 46
    Elezione del sindaco e del presidente della provincia – Nomina della giunta

    1. Il sindaco e il presidente della provincia sono eletti dai cittadini a suffragio universale e diretto secondo le disposizioni dettate dalla legge e sono membri dei rispettivi consigli.

    2. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco e un vicepresidente, e ne danno comunicazione al consiglio nella prima seduta successiva alla elezione.

    3. Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato.

    4. Il sindaco e il presidente della provincia possono revocare uno o piu’ assessori, dandone motivata comunicazione al consiglio.

    Proposta modifica: Articolo 46
    Elezione del sindaco e del presidente della provincia – Nomina della giunta

    1. Il sindaco e il presidente della provincia sono eletti dai cittadini a suffragio universale e diretto secondo le disposizioni dettate dalla legge e sono membri dei rispettivi consigli.

    2. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco e un vicepresidente, e ne danno comunicazione al consiglio nella prima seduta successiva alla elezione.

    3. Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato.

    4. Il sindaco e il presidente della provincia possono revocare uno o piu’ assessori, dandone motivata comunicazione al consiglio.

    5. I cittadini possono indire un referendum revocatorio senza quorum nei confronti del sindaco e della sua giunta, raccogliendo fino al 10% di firme degli aventi diritto. In caso di esito positivo di questa consultazione, il sindaco e la giunta e il consiglio comunale decadono dalle loro funzioni e vengono indette nel più breve tempo possibile nuove elezioni.

    Edit 16-12-14:

    L’amico Dario Rinco mi ha mancato questo interessante commento, utile per migliorare questa proposta:

    Caro Paolo

    leggo sempre con interesse gli articoli del tuo sito e vorrei farti meditare su quello che hai scritto.

    Mi riferisco a questo passaggio:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/2014/12/10/come-fare-per-ottenere-gli-strumenti-di-democrazia-diretta-nei-comuni-proposta-per-cambiare-il-tuel-d-l-267/

    devono essere, altresi’, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame entro 2 mesi

    Purtoppo anche se il DLGS 267/2000 venisse modificato come sopra citato, si presenterebbe sempre il problema dell’eventuale mancata risposta da parte dell’amministrazione comunale.

    Come da noi sperimentato, purtroppo, nei casi in cui l’amministrazione facesse spallucce delle varie petizioni, istanze e referendum depositati neppure il prefetto ha potere coercitivo nei confronti dell’amministrazione inadempiente.

    Diverso sarebbe se fosse prevista una sanzione a carico del Sindaco per mancata risposta (magari arrivando a ipotizzare anche il commissariamento del Comune).

    Per i casi nei quali non venisse data risposta di ammissibilità dei quesiti referendari entro x giorni, si potrebbe ipotizzare il silenzio assenso in modo che il comitato referendario possa iniziare la raccolta firme in caso di non risposta alla richiesta di valutazione del quesito referendario.

    Per scoprire meglio tutte le inadempienze di Sesto S.G. ti segnalo questo:
    http://piudemocraziasestosg.wordpress.com/2014/10/27/28102014-a-sesto-s-g-e-possibile-esercitare-la-partecipazione-popolare/

    Ciao
    Dario

  • Il portavoce Riccardo Fraccaro (M5S) spiega in Commissione Parlamento perchè togliere il quorum dai referendum

    Dicembre 10, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, quorum, referendum

    di Paolo Michelotto

    riccardo fraccaro

    con grande piacere riporto l’articolo apparso sul sito www.riccardofraccaro.it . Il portavoce Riccardo Fraccaro (M5S) ha spiegato in Commissione Affari istituzionali della Camera il suo emendamento in cui chiede di togliere il quorum dai referendum.La democrazia diretta continua a bussare in parlamento. I cittadini verranno ascoltati?

    Dal blog www.riccardofraccaro.it

    L’abolizione del quorum è il primo passo indispensabile per consentire ai cittadini di concorrere attivamente al processo decisionale democratico. Con l’abolizione del quorum si avrebbe il sicuro effetto di vedere sbocciare la democrazia diretta accanto a quella rappresentativa determinando l’indispensabile evoluzione verso la democrazia integrale. Il 5 dicembre sono intervenuto in commissione affari costituzionali per illustrare un mio emendamento alla proposta di legge di riforma istituzionale per l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum. Nell’intervento ho illustrato come l’emendamento sia stato il frutto della proposta dell’iniziativa popolare «Quorum zero, più democrazia»presentata in Parlamento da 50 mila elettori ed ho rilevato le ragioni a sostegno dell’azzeramento del quorum, la cui azione è giustificata dal fatto che i cittadini che si disinteressano dei contenuti delle proposte referendarie e che non si recano ad esprimere il proprio voto condizionano l’esito dei referendum. Ho articolato le 13 ragioni per le quali il quorum è un evidente snaturamento dell’istituto referendario ispirandomi alla sintesi di Paolo Michelotto sulla pubblicazione “Vivere meglio con più democrazia”.

    Le ragioni del NO:

    1. I sostenitori del No vincono facilmente

    2. I sostenitori del Sì partono già svantaggiati

    3. Bastone tra le ruote della democrazia

    4. Meno dibattito e meno informazione

    5. Premio a chi non partecipa

    6. Non c’è più il segreto del voto

    7. Allontanamento delle persone dal voto

    8. Se il quorum valesse anche nelle elezioni, molte sarebbero state invalidate

    9. La Costituzione permette referendum locali senza quorum

    10. I cittadini non vogliono il quorum

    11. Distruzione della fiducia dei cittadini nello strumento del referendum

    12. Potere sproporzionato di piccoli partiti

    13. Evoluzione verso una piena democrazia

  • In Trentino Alto Adige nuova legge regionale che ottiene nuovi strumenti di democrazia diretta a livello comunale

    Dicembre 8, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia diretta trentino, quorum, referendum

    di Paolo Michelotto

    Regione-Trentino-Alto-Adige-Südtirol

    nei giorni scorsi il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige ha approvato una legge regionale che prevede che tutti i comuni della regione abbiano nuovi strumenti di democrazia diretta e migliorano quelli esistenti (abbassando il quorum – abbassando il numero di firme, che saranno raccolte in 180 giorni invece che 90 – inviando l’opuscolo informativo). Tutto questo grazie alla proposta dei 2 consiglieri del M5S (Filippo Degasperi e Paul Koellensperger) e dei vari esperti che li hanno aiutati (Thomas Benedikter, Alex Marini, Stefano Longano) che hanno convinto i colleghi ad appoggiarli su questo tema. Ma ora come scrive Stefano Longano “.. che sappiano che ora questo è il minimo sindacale, e che se vogliono parlare di partecipazione, devono concretamente proporre qualcosa di più. Come per esempio rendere vincolanti i referendum propositivi, dare a qualunque cittadino la possibilità di autenticare le firme, e infine avere il coraggio di togliere totalmente il quorum.”

    Comunque ad esempio a Trento e a Rovereto, il quorum dovrà essere abbassato al 25% e ci sarà il referendum confermativo statutale con quorum 0% e raccolta firme che dura 180 giorni (6 mesi) invece che 90 giorni. Ottimo passo avanti. La democrazia diretta si ottiene passo dopo passo e ogni tanto c’è qualche passetto in avanti che viene dal basso (il quorum abbassato a Trento e a Rovereto negli anni scorsi grazie ad iniziative popolari) i referendum a Rovereto e a Bolzano, l’azione di Iniziativa Più Democrazia nel Trentino e di Iniziativa Più Democrazia in Alto Adige, l’azione di Stephan Lausch e di Thomas Benediker e di molti altri, e qualche passo che viene dal livello superiore.

    I comuni della regione sono 333. Ora avranno 1 anno per adeguare lo Statuto alla nuova legge. Mi auguro che qualche comune sia ancora più coraggioso e vada oltre queste prescrizioni minime, imitando per esmpio quanto fatto dal comune di Malles (BZ). Molto dipenderà dai nuovi eletti della primavera prossima e dalla spinta dei cittadini.

    Nei prossimi giorni la legge verrá pubblicata sul BUR. Per essere compresa fino in fondo però bisognerebbe leggerla nel testo unico che verrá predisposto ipoteticamente dopo l’accorpamento in un’unica norma nei prossimi mesi.

    Ecco il post scritto da Alex Marini che appare sul portale www.trentino5stelle.it/

    Il M5S in Consiglio Regionale ottiene nuovi strumenti di democrazia diretta a livello comunale

    Durante gli odierni lavori del Consiglio regionale, dopo l’approvazione a maggioranza dell’aula di entrambi gli ordini del giorno dei portavoce Degasperi e Koellensperger, l’impegno del M5S si è concentrato sul cercare di infondere nuovo senso a quello che dovrebbe essere il “governo del popolo”.

    Il ddl 17 (“Disposizioni in materia di enti locali”) ha portato al voto in aula anche aspetti essenziali di regolamentazione degli strumenti di democrazia diretta a livello comunale. Le proposte uscite dalla maggioranza erano insufficienti e relegavano i cittadini al solito ruolo di elettori coinvolti al massimo una volta ogni cinque anni. Per questi motivi il M5S doveva sfruttare l’opportunità di migliorare questo disegno di legge anche a costo di procedere con un serrato ostruzionismo. La maggioranza, di fronte al merito dei emendamenti, ha accettato di dialogare con noi e, coinvolgendo altre forze politiche, siamo riusciti a ottenere un consenso trasversale sulla rilevanza dei temi affrontati dalle nostre proposte. Gli emendamenti condivisi e sottoscritti porteranno all’introduzione nell’ordinamento regionale dei comuni:

    • la possibilità di richiedere un referendum confermativo senza quorum per le modifiche allo statuto comunale;
    • l’abbassamento dal 10 al 5% della soglia massima di firme necessarie per richiedere un referendum popolare nei comuni maggiori  di 20mila abitanti;
    • l’estensione a 180 dei giorni del tempo a disposizione per raccogliere le firme per richiedere un referendum popolare e per permettere un dibattito ampio ed informato;
    • l’introduzione di un limite massimo del quorum di partecipazione fissato al 30% per i piccoli comuni e al 25% per comuni con popolazione maggiore di 5mila abitanti;
    • l’obbligo di invio di un opuscolo informativo da parte dell’amministrazione comunale agli aventi diritto al voto per spiegare adeguatamente il tema oggetto di referendum, redatto da una commissione neutra;

    Non è stata una trattativa semplice, ma grazie al coinvolgimento di tutti siamo riusciti a modificare, migliorandolo, la status quo. Si poteva fare di più e meglio, ma siamo comunque soddisfatti: da oggi i cittadini della nostra regione hanno a disposizione nuovi e concreti strumenti di partecipazione politica.

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  • La futura capitale della democrazia! La Parola ai Cittadini a Vignola (MO) il 4-12-2014

    Dicembre 5, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, la giornata della democrazia, parola ai cittadini

    di Paolo Michelotto

    applausi

    straordinaria serata ieri a Vignola.

    Alla presenza di 66 cittadini e di 6-7 assessori + Sindaco + Vicesindaco si è svolta la prima “La Parola ai Cittadini” organizzata da una amministrazione in Italia.

    E questo è il primo risultato già di per sè eccezionale.

    Nella splendida sala consigliare appena inaugurata 2 giorni prima, che contiene 100 sedie per i cittadini di fronte ai tavoli del consiglio comunale (dove altro c’è una situazione del genere in Italia?), sono stati presentati 20 temi alla discussione. Uno poi è stato accorpato ad un precedente, uno era in realtà una domanda più che una proposta, per cui non lo abbiamo votato ed un altro era già stato attuato dall’amministrazione proprio in questi giorni.

    Dopo 2 ore e mezza questi sono stati i risultati:

    0 Nome Titolo proposta Voti Presenti Voti %
    20 Ivo Gnudi Sala espositiva permanente per opere d’arte 32 39 82,05%
    1 Giulia Bazzani Voucher 50 63 79,37%
    14 Maurizio Tonelli Museo della ciliegia 42 54 77,78%
    11 Mara Cristoni Tenere ospedale in funzione a Vignola 44 61 72,13%
    3 Mirco Neri Valorizzazione sito naturalistico fiume Panaro 15000 euro 44 65 67,69%
    7 Rosanna Sirotti Rastrelliere bici + gancio alto 5000 euro 40 60 66,67%
    10 Stefano Corazza Sistemazione zona Accesso piscina 39 61 63,93%
    13 Simona Plessi Adottiamo un’aiuola x impegno amministrazione x organizzare i cittadini 34 55 61,82%
    19 Giovanni Bazzani Campi gioco e palestre per bambini 23 40 57,50%
    8 Guarino Bortolotti Bici Grill sul ponte Muratori 31 60 51,67%
    5 Giorgio Malaguti Forum pre e post consiglio comunale 500 34 66 51,52%
    6 Sophie Bardiau Calendario rifiuti Più leggibile + chiaro + lingue 32 66 48,48%
    15 Maria Vicini Miglioramento fogne area Via Vittorio Veneto 24 53 45,28%
    12 Mauro Ferri Miglioramento luci stradali nelle basse 16 61 26,23%
    9 Daniela Piani Scuola – Polo scolastico superiori anche con intervento privati 15 61 24,59%
    2 Carlo Marinelli Aumento punti raccolta rifiuti in tutta la città 11 65 16,92%
    17 Fabrizio Migliori Soprappasso Area verde zona coop 6 41 14,63%
    4 Renato Berselli Mettere segnaletica museo civico – Già fatto – Non votato 0 0
    16 Maria Violi Strada via modenese a senso unico con ciclabile – Non votato 0 0

    Tutte proposte come al solito, intelligenti e sensate.

    All’inizio della serata il Sindaco Mauro Smeraldi ha promesso di portare le 3 proposte più votate all’interno del bilancio se prevedevano spese oppure in consiglio comunale se non prevedevano spese.

    A fine serata il Sindaco ha ribadito che la prima e la terza proposta saranno portate in Consiglio Comunale mentre la seconda, riguardante i Voucher sarà inserita nel Bilancio che verrà presentato già il 18 dicembre prossimo.

    E questo è stato il secondo grosso risultato della serata. Nello spazio di 2 ore e mezza, dare la possibilità a tutti i cittadini di fare una loro proposta, di discuterla, di sentire l’opinione degli amministratori, di votarla e di sapere che le 3 proposte più votate (ma qualche assessore ha promesso che porterà avanti anche altre proposte di questa lista) saranno implementate al più presto.

    Una procedura democratica semplice, ovvia, quasi offensivamente banale, ma che finora non era mai successa in Italia.

    Ovviamente io seguirò attentamente il percorso e riferirò i prossimi passi effettuati dall’amministrazione, su questo blog.

    Infine il terzo risultato. Ancora più grandioso dei già grandi risultati di questa serata. Nel clima di grande soddisfazione reciproca che aleggiava nella sala, l’amministrazione ha affermato più volte per voce del sindaco Mauro Smeraldi e dell’ass. alla democrazia Monica Maisani che questo è solo un ulteriore passo nel loro percorso verso una maggiore democrazia.

    1. Vogliono ripetere “La Parola ai Cittadini” come routine, almeno 2-3 volte l’anno.

    2. Ma inoltre, vogliono organizzare al più presto “La Giornata della Democrazia” (quindi i primi mesi del 2015) sullo stile di quella organizzata a Parma il 20 Settembre 2013 per permettere ai cittadini di Vignola di proporre, discutere e decidere gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa da introdurre nella loro città.

    Ho visto un sincero interesse sia da parte del sindaco, che degli assessori presenti, che dei cittadini a percorrere una strada che porti Vignola a diventare la Capitale della Democrazia, come da loro affermato nel programma elettorale.

    E a diventare un esempio da seguire per il resto d’Italia. Non ho dubbi che nessun strumento di democrazia e di partecipazione sarà escluso a priori dalla loro valutazione e tutti saranno studiati attentamente per poterli introdurre a Vignola.

    Ma terrò aggiornato il blog su tutte le prossime, succose novità che verranno da Vignola.

    Nei prossimi giorni inserirò le foto, che l’attivissimo addetto stampa del Sindaco, Antonio, mi ha promesso ;-)

    Grazie a Carla e a Marilena (le future facilitatrici delle prossime serate partecipative) per aver sostenuto e collaborato per organizzare questo evento.

    Edit 6-12-14: Inserisco 4 foto che mi ha gentilmente inviato Antonio.

    20141204_212929

    20141204_212844

    20141204_212811

    20141204_205654

    Edit 8-12-2014:

    Inserisco le foto dei due quotidiani “Il Resto del Carlino” e la “Gazzetta di Modena” che hanno dedicato all’evento un articolo e che l’ass. Monica Maisani mi ha inviato. Clicca sopra 2 volte per vederle più grandi.

    WP_20141208_004

    WP_20141208_005

    E qui inserisco i file dei fogli di calcolo utilizzati per la serata. Sono diversi dai precedenti finora utilizzati, perchè hanno per la prima volta, una colonna aggiuntiva, dove viene calcolata la percentuale dei voti a favore, sul totale dei presenti in quel momento. E l’ordine finale è stato fatto con questa percentuale. Non sui voti assoluti. Questo è importante, perchè i cittadini variavano da votazione a votazione. Qualcuno entrava, qualcuno usciva.

    proposte vignola 04-12-14 (file ods – standard aperto)

    proposte vignola 04-12-14 (file xls – standard Excel)

  • Vignola (MO) 4 dicembre 2014: prima volta in Italia “La Parola ai Cittadini” organizzata dal Sindaco con risultati immediati

    Dicembre 1, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, parola ai cittadini, partecipazione

    di Paolo Michelotto

    vignola

    sarò a Vignola (MO) il 4 Dicembre 2014, dove per la prima volta in Italia l’amministrazione, il sindaco Mauro Smeraldi e l’ass. alla Democrazia e Partecipazione Monica Maisani, organizzano “La Parola ai Cittadini“, aperta a tutti i residenti, nella nuova sede molto più spaziosa del Consiglio Comunale (che viene inaugurata il 2 dicembre 2014) in via Bellucci 1, dalle ore 20.30. Le 3 proposte formulate e discusse dai cittadini, che otterranno più voti dei presenti, se prevedono spese verranno inserite nel Bilancio Comunale se non prevedono spese verranno discusse nel primo consiglio comunale utile.

    la parola ai cittadini vignola 4-12-2014

    È la prima volta in Italia, che una amministrazione usa questo metodo per portare la voce dei cittadini direttamente all’interno delle istituzioni, saltando le procedure lunghe e farragginose previste nello statuto.

    Nell’arco di un paio d’ore, i cittadini che lo desiderano potranno fare le loro proposte e le proposte più votate dai loro concittadini verranno trasformate in punti del bilancio comunale, che verrà presentato la settimana successiva, se prevedono spese, oppure in un punto dell’ordine del giorno da discutere al primo consiglio comunale utile.

    Democrazia diretta, partecipazione, velocità e ottimo rapporto tra fatica e impegno dei cittadini e risultati ottenuti.

    Un esempio per il resto d’Italia, innanzitutto, perchè nella sua campagna elettorale dell’estate 2014 il sindaco aveva promesso di introdurre questo metodo se eletto, ed ora mantiene le sue promesse. E poi, perchè praticamente a costo zero, permette ai cittadini di far sentire la loro voce e far emergere le loro proposte e i risultati applicati in maniera molto veloce e concreta.

  • Il segreto del successo della Svizzera

    Dicembre 1, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, democrazia svizzera

    di Paolo Michelotto

    conoscere la svizzera

    riporto qui un interessante articolo di Guglielmo Piombini apparso su http://www.libreriadelponte.com/ dove parla del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore). Il segreto è l’utilizzo sano ed ampio che i cittadini fanno degli strumenti di democrazia diretta che si sono conquistati passo dopo passo e con fatica nel corso degli ultimi 150 anni.

    Così in tutte le scelte pubbliche l’ultima parola spetta sempre al Sovrano (si definiscono proprio così nella loro Costituzione Federale), il popolo svizzero.

    IL SEGRETO DEL SUCCESSO DELLA SVIZZERA

    di Guglielmo Piombini

    La Svizzera sta vivendo un periodo di grande prosperità economica, soprattutto se confrontata con i paesi vicini. La disoccupazione, anche tra i giovani, è praticamente inesistente. Gli stipendi nel Canton Ticino sono mediamente il doppio di quelli italiani, mentre nella Svizzera tedesca sono il triplo. In particolare Zurigo vanta il primo posto al mondo per i salari più alti, davanti a New York, Tokio, Londra, Stoccolma e Parigi (a Zurigo si guadagna il doppio rispetto alla capitale francese). Gli svizzeri hanno di recente respinto con un referendum il salario minimo legale, ma di fatto non esistono impieghi pagati meno di 2000 franchi svizzeri al mese (1850 euro); il 96,3 per cento degli svizzeri, infatti, guadagna più di questa cifra. La tassazione è molto più bassa rispetto all’Italia e agli altri paesi europei, però il costo della vita è più alto del 30-40 per cento, e inoltre vi sono alcune spese obbligatorie abbastanza rilevanti, a partire dall’assicurazione sanitaria privata. Ad ogni modo, secondo l’Ufficio Federale di Statistica nel 2011 il reddito disponibile medio per famiglia, una volta dedotte tutte le imposte e le assicurazioni obbligatorie, è stato di 6750 franchi al mese, ossia 5500 euro. Rispetto al 2006 il reddito medio mensile di ogni famiglia svizzera è cresciuto di 650 franchi (533 euro).

    La Svizzera: un drago dell’economia

    Come ha fatto questo paese di soli otto milioni di abitanti, stretti in un territorio inospitale e montagnoso al 65 per cento, senza sbocchi al mare e senza risorse naturali, a parte le acque delle sue dighe idrauliche, a raggiungere questi risultati economici? A dispetto degli stereotipi, la Svizzera non è soltanto un paradiso fiscale, e del resto lo sarà sempre meno vista la progressiva abolizione del segreto bancario. La Svizzera è prima di tutto una potenza economica, tecnologica e scientifica. Solo il 5,6 per cento della popolazione attiva lavora nel settore bancario e assicurativo, generando però il 15 per cento del pil, a conferma della loro forte produttività. Per il resto la Svizzera ha una industria estremamente competitiva in molti settori ad alto valore aggiunto, come la farmaceutica, la chimica e l’alta tecnologia. La sua forza sono le numerosissime piccole e medie imprese che commerciano con il mondo intero: 138.000 entità che danno lavoro a 2,2 milioni di persone, ossia un’impresa ogni 55 abitanti. I patetici lamenti italici o francesi contro la globalizzazione qui non hanno attecchito. Gli svizzeri si sono inseriti con entusiasmo nell’economia globalizzata, hanno respinto ogni tentazione protezionista e si sono specializzati nei settori dove erano già forti, continuando a guadagnare fette di mercato in un ambiente globale altamente concorrenziale. All’opposto dell’Italia, la Svizzera si è reindustrializzata proprio grazie alla globalizzazione.

    Gli abitanti della Confederazione Elvetica dimostrano con i fatti che l’inventiva e il lavoro sono la fonte della prosperità. Questi saggi e indefessi lavoratori hanno sempre bocciato con referendum tutte le reiterate proposte di ridurre per legge l’orario di lavoro. Nel marzo 2012 hanno respinto in maniera massiccia l’iniziativa lanciata dai sindacati per “sei settimane di congedo per tutti”, e hanno continuato a lavorare più degli omologhi europei. Hanno in media solo 29 giorni di riposo all’anno contro, ad esempio, i 40 dei francesi. Inoltre, grazie a regole del mercato del lavoro molto liberali, in Svizzera lavorano tutti, giovani e anziani. La Svizzera conta infatti il 68 per cento di popolazione attiva nella fascia di età tra i 55 anni e i 64 anni: un record europeo. Secondo una recente inchiesta il 96 per cento delle persone sopra i 55 anni si sono dichiarate soddisfatte delle loro condizioni di lavoro.

    Il segreto del successo: la concorrenza fiscale

    Mentre nell’inferno fiscale e burocratico italiano dal 2007 a oggi gli investimenti esteri sono crollati del 58 per cento, la Svizzera continua ad attirarli come un magnete. Il 59 per cento delle società straniere che hanno insediato il loro quartier generale in Europa, come Hewlett-Packard, Gillette, Procter & Gamble, Ralph Laure, Colgate Palmolive, Cisco o General Motors, hanno scelto la Svizzera. Anche Microsoft e Google hanno stabilito a Zurigo il loro centro di ricerca europeo. Questo fatto fa infuriare i politici europei, che si vedono sfuggire di mano miliardi di imposte a causa della “sleale” concorrenza fiscale svizzera. Nel 2007 un politico socialista francese, Arnaud Montebourg, ebbe un breve periodo di notorietà quando si lanciò in una durissima accusa contro la “mancanza di civismo e la fuga” dei contribuenti francesi più ricchi “nei paradisi fiscali alle porte dell’Europa”. «Fin dove può giungere la nostra tolleranza nei confronti della Svizzera? – tuonò Montebourg – Non sarebbe forse meglio assumere il confronto inevitabile con questi territori, come fece il generale De Gaulle nel 1963 quando decretò il blocco contro il Principato di Monaco, che dovette così piegare la schiena di fronte alle esigenze fiscali francesi?». Il giorno seguente il quotidiano Liberation uscì con questo titolo a grandi caratteri in prima pagina: “Evasione fiscale. Bisogna invadere la Svizzera?”

    La risposta degli svizzeri a questo novello Robespierre è stata secca e definitiva: «Non c’è nulla da trattare. Montebourg non conosce il sistema fiscale elvetico». Il governo svizzero non poteva trattare su questioni fiscali con il governo francese neanche se l’avesse voluto, perché la Svizzera è una Confederazione nella quale ciascuno dei 26 cantoni è padrone della propria fiscalità. Non solo: all’interno di ogni singolo cantone la competizione fiscale tra i comuni è ancor più accanita. Al deputato francese sfuggiva inoltre un altro dato fondamentale: la partecipazione decisiva dei contribuenti alla determinazione dei tassi d’imposta. In Svizzera, infatti, sono i cittadini che votano la maggior parte delle aliquote fiscali attraverso la democrazia diretta e i referendum. Per realizzare il suo obiettivo Montebourg avrebbe quindi dovuto fare il giro di tutti i comuni e di tutti i cantoni elvetici, e perorare la sua richiesta di “armonizzazione fiscale” con la Francia davanti ai cittadini riuniti per le votazioni a Obvaldo, Nidvaldo, Glarona o Appenzello. Molto difficilmente però sarebbe riuscito a ottenere il loro consenso, dato che, come spiega l’economista svizzero Beat Kappeler, le istituzioni locali elvetiche «producono un tipo particolare di politico dell’esecutivo, investito della delicata missione di mantenere uno Stato minimale: egli è il delegato del popolo, incaricato di sorvegliare il mostro e non certo di renderlo potente, splendido, seducente».

    Gli elvetici, infatti, non hanno nessuna intenzione di rinunciare al loro sistema perché, come spiega l’ex ministro delle finanze della Confederazione Hans-Rudolf Merz, la concorrenza fiscale interna è garanzia di efficienza e di innovazione. Ogni cantone è libero di sperimentare soluzioni inedite e poi, a seconda dei risultati, le soluzioni migliori vengono adottate, mantenute e eventualmente imitate. Nel 2007 il Canton Obvaldo, vero e proprio laboratorio fiscale della Svizzera, fu il primo ad adottare una tassa piatta con aliquota bassissima all’1,8 per cento per tutti i redditi, con esenzione totale sotto i 10.000 franchi. Visti i buoni risultati, questa innovazione fiscale venne copiata l’anno successivo dal Canton Turgovia. Generalmente sono i comuni e i cantoni più depressi o svantaggiati che giocano la carta delle riduzioni fiscali per recuperare un po’ di terreno nei confronti dei comuni o dei cantoni più sviluppati e meglio serviti, che possono permettersi di chiedere aliquote più alte ai propri cittadini. Ad esempio, nel 2007 il comune di Saanen nelle Alpi bernesi concesse degli sgravi fiscali ai residenti con un patrimonio particolarmente elevato. Il cittadino svizzero più ricco, l’imprenditore miliardario Ernesto Bertarelli, proprietario di Alinghi (il team svizzero vincitore di due edizione della Coppa America di vela), decise allora di trasferirsi lì dal Canton Vaud, il quale subì una forte perdita di gettito. Nel 2008, bersagliato dalla concorrenza dei cantoni vicini, anche Zurigo si piegò alla competizione fiscale abbassando le aliquote.

    Un modello per l’Europa

    La Svizzera appare come un paese ben gestito, ma lo stesso non può dirsi per molti altri paesi europei come l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo o la Francia, che hanno accumulato dei debiti pubblici drammatici. Questi bilanci statali disastrati non meritano nessuna compassione. Secondo il professor François Garçon, autore del libro Conoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo” (Dadò editore), gli sperperi enormi che hanno generato questi debiti sono rivelatori della mancanza di civismo della massa di cittadini, per la loro rinuncia al dovere di vigilanza sui propri eletti. Il popolo che scambia i propri eletti per Babbo Natale, ironizza Garçon, viene sempre gabbato. La crisi del debito riflette la noncuranza del popolo sovrano, incapace di prevedere le inevitabili derive cleptomani dei propri dirigenti, e di impedirle. La spiegazione della passività di tanti popoli europei di fronte allo sperpero pubblico e della facilità con la quale gli eletti di qualsivoglia colore politico li hanno raggirati risiede nel fatto che in questo debito, in questa gigantesca depredazione, molti hanno trovato il proprio sporco tornaconto: finti impieghi nell’amministrazione statale, pensioni senza aver versato contributi, e così via. L’accumulo di burocrazia parassitaria e costosa, scrive Garçon, non è la causa, bensì il sintomo del generale putridume.

    Mentre gli italiani, i greci, gli spagnoli o i francesi hanno concesso ogni libertà ai loro eletti trasformatisi in predatori, gli svizzeri sono stati vigilanti. Lo sono stati a maggior ragione poiché le istituzioni di cui si sono dotati permettono loro di sorvegliare i propri eletti e di tenerli al guinzaglio. Gli svizzeri in effetti si sono muniti di istituzioni che consentono ai cittadini di far valere in maniera pacifica e civile la loro voce, senza passare dalle violenze di piazza, dai cortei che bloccano le strade, dagli scioperi continui o dalle risse televisive. Da oltre un secolo e mezzo gli svizzeri hanno forgiato degli strumenti politici la cui utilità specifica è quella di ricordare agli eletti che, a differenza di quanto avviene nella pratica di molti paesi a “democrazia rappresentativa” come l’Italia, il mandato di cui dispongono non è assimilabile a un permesso di saccheggio concesso per un periodo di quattro o cinque anni.

    La Svizzera ci mostra quindi le virtù di un sistema basato sullo stato leggero, la decentralizzazione nelle decisioni di spesa per evitare gli sperperi, il federalismo concorrenziale, la sorveglianza degli eletti, i referendum su questioni fiscali, e il diritto d’iniziativa, che permette alla popolazione di intromettersi in ogni momento in ciò che la riguarda, canalizzando i malcontenti e dando responsabilità ai cittadini. I popoli europei dovrebbero trarre importanti lezioni da questo superiore modello di organizzazione politica.


  • Nuovo libro gratuito sugli strumenti di partecipazione e democrazia diretta da introdurre nei comuni: “Più Democrazia nella politica comunale”

    Novembre 21, 2014 // 4 Commenti

    Postato in: democrazia diretta, partecipazione

    di Paolo Michelotto

    è disponibile online il libro “Più democrazia nella politica comunale” scritto da Thomas Benedikter e Paolo Michelotto che racchiude i migliori strumenti di partecipazione e di democrazia diretta che si possono introdurre a livello comunale.

    copertina più democrazia nella politica comunale

    È un libro rivolto ai cittadini, ma anche agli amministratori, che desiderano vivere nel migliore luogo possibile, quello dove chi vuole può collaborare nel proporre risposte ai problemi e dove le decisioni vengono prese in maniera democratica e condivisa. Tutto ciò che è descritto è tratto da esperienze reali e già applicate in alcune città italiane e in vari paesi del mondo. Nulla è stato inventato, tutto esiste già, basta trarne spunto ed impegnarsi per farlo introdurre anche dove viviamo.

    Questo libro è stato scritto gratuitamente da due cittadini che si battono da tempo per avere più democrazia, se ti piace manda il link di questo libro ai tuoi amici.

    La partecipazione e la democrazia diretta entreranno nella nostra vita solo quando noi cittadini saremo consapevoli della loro importanza e le esigeremo.

    Scarica il libro gratuitamente cliccando qui sotto

    più democrazia nella politica comunale (485)

    INDICE:

    Prefazione

    Introduzione

    Partecipare: chi, perché, quando e con quali metodi?

    Sezione I: STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE DELIBERATIVA

    1. Il Consiglio comunale aperto

    2. ‘La parola ai cittadini’

    3. Diritti di informazione e l’istruttoria pubblica

    4. Istanze, petizioni e mozioni dei cittadini

    5. Il parere civico e la partecipazione ai piani comunali

    6. Il dibattito pubblico

    Intervista a Antonio Floridia, Autorità della Partecipazione della Toscana

    7. Panel di cittadini e inchieste rappresentative

    8. I ‘consigli civici’

    9. Il ‘Laboratorio del futuro’ – Linee guida comunali

    Intervista a Bernd Karner, Istituto Chiron, Bolzano

    10. La mediazione politica

    11. Nuovi diritti di partecipazione nel Comune di Parma

    Intervista a Nicoletta Paci, vicesindaco di Parma

    12. La partecipazione elettronica: il futuro della partecipazione dei cittadini?

    Sezione II – STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

    13. L’iniziativa popolare (referendum propositivo popolare)

    13.1 L’iniziativa popolare a voto consiliare

    13.2 L’iniziativa popolare a voto popolare

    13.3 L’iniziativa popolare per abrogare una norma

    13.4 Comune di Malles: diritti referendari innovativi

    Intervista a Gerhard Ostler (Comune di Oberammergau, Baviera)

    14. Referendum confermativo popolare

    14.1 Il referendum confermativo senza contro-progetto

    14.2 Il referendum confermativo con contro-progetto popolare

    Intervista a Martin Fischer (sindaco di Cortaccia, Bz)

    15. Il bilancio partecipativo: deliberare sulle finanze comunali

    15.1 Cos’è un bilancio partecipativo

    15.2 Come funziona il bilancio partecipativo

    15.3 Il metodo

    Intervista a Ulrich Veith (sindaco di Malles, Bz)

    16. Le buone regole per svolgere votazioni referendarie

    16.1 L’opuscolo ufficiale di informazione

    16.2 Abolire il quorum di partecipazione

    16.3 La raccolta delle firme

    16.4 L’applicabilità della democrazia diretta

    16.5 Chi è titolare del diritto di votazione?

    16.6 Le procedure di votazione

    16.7 Votazioni in parti di Comuni

    16.8 Quanto può costare una votazione referendaria?

    Intervista a Hossein Fayaz (Comune di Morciano)

    17. La revoca degli eletti

    Conclusioni: Partecipazione, buone regole, responsabilità

    Bibliografia e siti internet

    Gli autori

    La cooperativa POLITiS

  • Parma Quorum Zero: approvato il nuovo Statuto!

    Novembre 6, 2014 // 4 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, la giornata della democrazia, quorum, referendum

    di Paolo Michelotto

    parmaquorumzero

    Qui il link alla pagina del Sindaco Pizzarotti che annuncia il voto:

    https://www.facebook.com/f.pizzarotti

    oggi 6 novembre 2014, il comune di Parma, capoluogo di provincia con circa 200.000 abitanti, amministrazione del M5S, è diventato uno dei pochi comuni italiani a quorum zero.

    Infatti questa sera è stato approvato in via definitiva dal Consiglio Comunale il nuovo Statuto Comunale, che ha al suo interno molte delle richieste formulate con un percorso partecipativo dai cittadini di Parma e culminate in “La Giornata della Democrazia” del 20 settembre 2013. Tra queste richieste anche il referendum propositivo e abrogativo con quorum zero.

    Questo il testo del nuovo Statuto Comunale che è stato approvato questa sera:

    Nuovo Statuto Comunale di Parma.pdf

    Qui sotto la parte riguardante i referendum.

    Da notare che è stato introdotto il referendum propositivo e abrogativo, entrambi con quorum zero. Possono andare a votare anche gli stranieri e per il consultivo e propositivo l’età dei votanti è stata abbassata a 16 anni. Sono richieste 10.000 firme, ossia circa il 5% degli elettori. È stata esclusa la concomitanza con il voto comunale, ma ciò significa che è possibile la concomitanza al voto regionale, nazionale ed europeo. Il comitato dei garanti, ossia quelle persone che decidono se un quesito è referendabile, è scelto al di fuori dei partiti, ossia, il Presidente del Consiglio, un esperto proposto dall’università e uno dall’ordine degli avvocati. Purtroppo non è stato introdotto un vero referendum propositivo, perchè l’esito non è vincolante, ma il Consiglio Comunale può votare anche in maniera difforme da quanto richiesto dal voto dei cittadini. Spero che in fase di scrittura del Regolamento, venga introdotto questo vincolo. Invece il referendum abrogativo con quorum zero ha validità dal giorno successivo alla proclamazione dei risultati.

    Quindi ottimo lavoro, in fase di scrittura del Regolamento, occorrerà migliorare i punti deboli riguardanti il referendum propositivo.

    Art. 59 – Referendum

    1. L’istituto referendario è volto ad agevolare il rapporto tra i cittadini e gli organi elettivi.

    2. Il referendum consultivo e quello propositivo sono indetti su richiesta di almeno cinquemila cittadini residenti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, mentre il referendum abrogativo è indetto su richiesta di almeno diecimila cittadini residenti che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Il referendum consultivo, inoltre, è indetto anche su determinazione del Consiglio Comunale adottata con il voto favorevole di almeno due terzi dei componenti assegnati.

    3. Nel referendum consultivo ed in quello propositivo esercitano il diritto di voto i residenti nel territorio comunale che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età. A tal fine, il Comune assicura la tenuta di una speciale lista elettorale. Nel referendum abrogativo invece esercitano il diritto di voto i residenti nel territorio comunale che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età.

    4. I referendum possono essere richiesti su tutte le materie sulle quali il Consiglio Comunale ha competenza deliberativa, fatta eccezione per:

    a) bilanci, finanze, tributi e relative tariffe;

    b) attività vincolata di esecuzione di norme statali, regionali, o statutarie e di convenzioni in essere;

    c) atti di elezione, nomina, designazione, revoca;

    d) disciplina del personale del Comune e delle sue Aziende ed Istituzioni;

    e) gli atti inerenti la tutela dei diritti delle minoranze.

    5. Ciascun referendum deve avere per oggetto un solo quesito che deve essere formulato con brevità e chiarezza ed in modo univoco.

    6. Il referendum avente ad oggetto lo stesso quesito non può essere ripetuto nell’arco della durata in carica del medesimo Consiglio Comunale e, comunque, nell’arco di un triennio dallo svolgimento di una precedente consultazione.

    7. I referendum non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali comunali.

    Art. 60 – Richiesta di referendum

    1. La proposta referendaria deve essere presentata da un comitato promotore, costituito con atto pubblico o scrittura privata autenticata, e composto da almeno cinquanta cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune. La proposta, prima della raccolta delle firme, che deve avvenire nel tempo massimo di novanta giorni dalla data di deposito della proposta referendaria presso la struttura competente, è sottoposta al giudizio di ammissibilità da parte della Commissione dei Garanti per i referendum.

    2. Tale Commissione è formata dal Segretario Comunale, o suo delegato, con funzioni di Presidente, da un iscritto all’Ordine degli Avvocati di Parma e da un membro dell’Università degli Studi di Parma competenti in materie giuridiche, nonché da due dirigenti dell’Ente. A tal fine, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati ed il Rettore dell’Università forniranno al Segretario Generale ciascuno un’ampia rosa di nominativi fra i quali saranno sorteggiati, con le modalità previste nel regolamento, gli altri due componenti. Per l’esercizio dell’attività svolta ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso.

    3. Le decisioni sono assunte con la presenza di tutti i componenti della Commissione e le funzioni di segretario della Commissione sono svolte da un funzionario comunale nominato dal Segretario Generale.

    Art. 61 – Indizione referendum

    1. Il referendum è indetto dal Sindaco e deve svolgersi entro sei mesi dalla data di ammissibilità della proposta, con l’eccezione prevista dal terzo comma successivo.

    2. In caso di pluralità di referendum, il Sindaco è tenuto a fissare una unica data di svolgimento.

    3. Nessuna tornata referendaria può essere indetta nell’anno di normale scadenza di mandato amministrativo del Consiglio. I referendum che avrebbero dovuto svolgersi in tale anno sono differiti all’anno successivo.

    4. Il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso in caso di sopravvenuto scioglimento del Consiglio Comunale.

    5. Il Sindaco/il Commissario procede alla revoca del referendum già indetto qualora il quesito referendario non sia più proponibile per la sopravvenuta promulgazione di una legge che disciplini ex novo la materia, oppure il Consiglio Comunale abbia deliberato sul quesito oggetto del referendum nel senso dei proponenti lo stesso.

    Art. 62 – Effetti del referendum

    1. Nel caso di referendum consultivo e propositivo il Sindaco è tenuto a sottoporre al Consiglio Comunale, entro sessanta giorni dalla proclamazione del risultato, la deliberazione sull’oggetto del quesito sottoposto al referendum. La deliberazione terrà conto della partecipazione alla consultazione e dell’esito della stessa. Il Consiglio Comunale è comunque tenuto a motivare le ragioni della deliberazione di cui sopra. Quando sullo stesso oggetto del referendum esistano proposte di deliberazione, interrogazioni  o altre istanze di sindacato ispettivo, mozioni, ordini del giorno presentati da Consiglieri ovvero istanze e petizioni, si fa luogo ad un unico dibattito consiliare.

    2. Nel caso di referendum abrogativo gli effetti dell’atto deliberativo si intendono cessati a partire dal giorno successivo alla proclamazione del risultato positivo. L’Organo che ha adottato il provvedimento abrogato provvede, entro quindici giorni, a disciplinare e sanare rapporti e situazioni giuridiche o di fatto, eventualmente sospesi, nel rispetto della volontà popolare espressa.

    3. La proposta sottoposta a referendum è valida se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi indipendentemente dal numero degli aventi diritto al voto.

  • Comune di Parma si discute Nuovo Statuto con Quorum Zero e referendum propositivo e abrogativo

    Ottobre 28, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: quorum, referendum

    di Paolo Michelottoparma

    oggi alle 15 si comincia la discussione del nuovo Statuto Comunale, che accoglie molte delle idee emerse durante “La Giornata della Democrazia” che si è tenuta il 20 settembre 2013.

    Tra queste il Quorum Zero e l’introduzione dei Referendum Abrogativi e Propositivi.

    Qui la diretta:

    http://www.comune.parma.it/comune/news/Convocazione-Consiglio-Comunale-20.aspx

    Poi nei prossimi giorni metterò il link alla discussione registrata.

  • Democrazia Diretta a Montecitorio in 1^ Commissione Camera il 20 ottobre 2014

    Ottobre 25, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    democrazia diretta montecitorio

    non è uno scherzo. Il lunedì 20 ottobre 2014 sono stato ascoltato insieme ad altri 12 esperti su approfondimenti riguardanti la modifica della Costituzione che dovrà essere discussa a breve alla Camera, dopo essere già stata approvata in Senato.

    Questo il video, realizzato prendendo la diretta web realizzata dalla camera, e aggiungendo le immagini della presentazione per rendere più chiaro ciò di cui parlavo.

    Io naturalmente ho parlato di democrazia diretta. Ero stato preavvisato 2-3 settimane prima che il deputato Riccardo Fraccaro del M5S mi aveva proposto in qualità di suo “esperto” sulle modifiche della Costituzione. Ed avevo dato la mia disponibilità di massima. Poi giovedì 16 ottobre sono stato chiamato dal segretario della commissione per dirmi che mi aspettavano lunedì 20 ottobre. Essendo il mio giorno libero dal lavoro, ho accettato e a mie spese ho fatto 1000 km e sono andato a Roma per parlare di democrazia diretta 10 minuti davanti alla 1^ Commissione, quella competente sulle modifiche alla Costituzione.

    I membri presenti erano veramente pochi, forse 1/3 di quelli ufficiali. L’interesse su questo argomento non mi è stato manifestato in nessun modo, tranne che dal deputato del M5S Riccardo Fraccaro, che mi aveva invitato e che mi ha fatto l’unica domanda.

    Alcuni degli altri esperti presenti erano molto interessati. Comunque positivo che qualche informazione dettagliata su referendum propositivo, quorum, revoca siano entrate in Commissione. Certo il tema avrebbe richiesto qualche giornata di discussione e non solo 10 minuti.

    Servirà? Vedremo. Intanto un altro piccolissimo passo l’abbiamo fatto.

    In Svizzera dopo 2 anni che viene depositata una iniziativa in parlamento, si sarebbe già arrivati al voto popolare.

    Ma loro hanno iniziato 150 anni prima di noi. Ci arriveremo anche noi, e forse non servirà così tanto tempo…

    Questo il file della presentazione utilizzata (che è una sintesi di quelle che di solito faccio negli incontri con i cittadini):

    montecitorio 20-10-14.ppt

    montecitorio 20-10-14.pdf

    Un grande grazie a Riccardo Fraccaro, deputato del M5S per aver permesso alla democrazia diretta di affacciarsi in 1^ Commissione.

  • Cavallino Treporti (VE) approvato Quorum Zero su Referendum comunali (15 ottobre 2014)

    Ottobre 24, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta, quorum

    di Paolo Michelotto

    riporto l’articolo scritto dagli amici Giorgia e Federico che da qualche anno stanno impegnando moltissime loro energie per ottenere strumenti di democrazia diretta più efficaci nei comuni dove abitano.

    lpiu-demo-cavallino

    http://piudemocraziacavallinotreporti.wordpress.com/2014/10/16/cavallino-treporti-approvato-il-quorum-zero-nei-referendum/

    Il Comune di Cavallino-Treporti ha approvato all’unanimità la modifica dello Statuto nella parte riguardante gli strumenti di democrazia partecipata, inserendo  il “quorum zero” per la validità dei referendum. Un risultato storico arrivato dopo un percorso durato 1 anno, frutto di un lavoro fatto tra maggioranza, opposizione e cittadini che ha permesso di avere un documento condiviso da tutti.

    Un piccolo passo per il nostro Comune, un salto da gigante per avere Più Democrazia!

    .
    Il nostro comitato è assolutamente soddisfatto del risultato raggiunto, che ha permesso così alla nostra cittadina di mettersi in linea con i paesi democratici più avanzati, così come altri comuni italiani che negli ultimi 5 anni hanno rinnovato i propri strumenti di democrazia diretta e partecipata. Per questo vogliamo ringraziare pubblicamente maggioranza e opposizione per l’ottimo lavoro svolto ed il dialogo continuo che ci ha permesso di lavorare insieme in maniera propositiva per raggiungere il traguardo.
    .
    Tra le altre novità inserite nel nuovo statuto vogliamo ricordare il voto allargato a chi, avendo compiuto 16 anni, sia residente oppure lavora o studia nel comune , l’inserimento della “proposta di delibera popolare”, dei referendum consultivi o propositivi col 5% di firme e dei referendum abrogativi con il 10% di firme , la verifica della validità legale del referendum prima della raccolta firme, l’ampliamento delle consulte, i tempi certi per avere risposte alle istanze/petizioni/proposte.
    .
    Adesso per completare il lavoro serve solo approvare il regolamento attuativo, dove saranno descritte in dettaglio tutte la varie fasi, come ad esempio le modalità di raccolta firme, di autentica, di svolgimento del voto e di informazione. Da parte nostra siamo pronti a portare le nostre proposte, che riguarderanno soprattutto l’uso degli strumenti web, il numero di firme necessarie per le petizioni e le proposte e per snellire la burocrazia il più possibile.
    ” La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo. “
    Qui di seguito il video del consiglio comunale con l’approvazione delle modifiche (dal minuto 42:04):

  • Domande frequenti sulla democrazia diretta e risposte (di Emanuele Sarto)

    Ottobre 24, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    domande e risposte

    riporto qui una interessante raccolta di domande sulla democrazia diretta, trascritte dall’amico Emanuele Sarto (esperto sulle tematiche della democrazia diretta) e le risposte che lui da durante gli incontri che tiene. Sono argomentazioni molto sensate e sincere, che meritano di essere lette e diffuse.

    Possibili obiezioni alla democrazia diretta.

    a) L’incompetenza: in una società moderna i problemi sono troppo complessi per lasciare prendere decisioni ben ponderate all’uomo della strada
    In parlamento come nei consigli comunali si vota troppo spesso come indica il capogruppo senza nemmeno aver letto l’oggetto. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, sarebbero in uno scenario ben diverso. Individuato il tema si dovrebbero raccogliere le firme sufficienti. Fatto questo si stabilirebbe la data della consultazione. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso.

    b) La mancanza di senso di responsabilità: la gente non considera nient’altro che il proprio interesse. Ad esempio, si abolirebbero le tasse senza considerare le conseguenze di un tale provvedimento, oppure si chiederebbero più spese al governo che faranno deragliare il bilancio. Agli uomini politici si può sempre domandare il rendiconto delle loro decisioni, ma nessuno è responsabile della decisione referendaria.
    Solo chi condivide una decisione ne è responsabile e le decisioni condivise oltre che diffondere la responsabilità aumenterebbero significativamente il senso di appartenenza ad una comunità. Per contro gli errori degli eletti ricadono sui cittadini e nessuno è responsabile nemmeno quando si scoprono corruzione e malaffare. Abbiamo poi due esempi reali. 3.3.2013 i cittadini del Canton Ticino respingono una proposta di riduzione aliquote fiscali perché capiscono perfettamente che a minori entrate corrisponderebbero minori servizi. Il 6.11.2012 in California i cittadini, contro ogni pronostico, approvano a quorum zero l’aumento della tassazione sui redditi sopra ai 250.000$ per finanziare la scuola pubblica. Questi sono dati reali e non supposizioni.

    c) Minacce alle minoranze: la democrazia diretta potrebbe essere un mezzo per approvare decisioni che violino i diritti umani e le libertà fondamentali. In questo modo le minoranze sarebbero particolarmente minacciate.
    Tutte le guerre degli ultimi secoli sono state decise da pochissime persone. Quante devastazioni ci saremmo risparmiati se a decidere una guerra ci fosse stata consultazione a suffragio universale? Sono rispettati diritti umani e libertà fondamentali quando si dichiara una guerra?
    Forse state pensando che la risposta sia fuori tema. Avete considerato che i giovani chiamati alle armi sono una minoranza della cittadinanza? Se a prendere la decisione avessero partecipato i giovani stessi e le loro nonne mamme mogli e sorelle con i loro nonni padri e fratelli come sarebbe finita?

    d) In relazione al punto c): nella democrazia diretta i demagoghi hanno la libertà di lanciare proposte rozzamente populiste.
    Il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo. Ciascuno infatti pensa di esserne così ben provvisto che anche coloro che di tutte le altre cose non si contentano mai, di questa son soliti non volerne più di quanto ne abbiano. Cartesio. Chissà, forse qualche banale errore riusciremmo a farlo anche condividendo le scelte importanti ma se davvero accadesse sapremmo porvi rapidamente rimedio. Ricordiamo che un referendum non è un sondaggio. Un’intera comunità che per mesi esplora una questione difficilmente approverebbe proposte rozze e men che utili per l’intera cittadinanza. Molto probabilmente nemmeno andrebbero a voto perché non raggiungerebbero le firme utili. Una comunità che condivide le decisioni ha meno bisogno di figure di spicco perché presta attenzione alle questioni concrete e meno all’istrionismo di  persone anche carismatiche.

    e) Il potere del denaro: gli “interessi particolari” ben finanziati, dominano il dibattito e utilizzano i referendum per i loro propri scopi.
    Per ora abbiamo la prova sia storica che recente, che il potere del denaro domina la classe politica. Al contrario un referendum seguito a un dibattito che dura mesi e al quale tutti possono contribuire con domande e obiezioni non abbiamo riscontro che finisca per danneggiare la comunità stessa.

    f) Impossibilità di affinare e qualificare i quesiti: gli elettori possono dire soltanto ’sì’ o ‘nò’ ad una proposta referendaria; non c’è possibilità per una maggiore differenziazione. Inoltre con i referendum c’è il problema del nesso: tutti i tipi di questione non direttamente collegate all’argomento del referendum giocano un ruolo nella decisione degli elettori.
    Anche in parlamento si dice si o no ad una legge. In occasione di approvare un emendamento si vota pure su un singolo paragrafo se non su una singola parola. Perché non potrebbero farlo i cittadini?
    Il problema del nesso e di tutte le questioni non direttamente collegate all’argomento referendum giocano un ruolo  solo nella decisione degli elettori o è ragionevole pensare che parimenti accada nelle decisioni degli eletti?

    g) Il conflitto con la democrazia rappresentativa: il Parlamento viene screditato dai referendum e viene minato il primato della politica ‘ufficiale’.
    Condividere una scelta importante con gli eletti significa dare valore ad un’intera comunità, ad un’intera nazione. Significa arricchire il senso di appartenenza. Dev’essere chiaro che gli eletti, i rappresentanti, i pubblici amministratori sono INDISPENSABILI. Possiamo scandirlo in-dis-pen-sa-bi-li. Parimenti è altrettanto indispensabile poter condividere con loro le scelte importanti che i cittadini, con apposita raccolta firme, abbiano ritenuto degne dell’attenzione generale. Questo significa essere accanto ai propri eletti altro che sminuirli.

    h) Sovraccarico degli elettori: gli elettori non vogliono referendum su tutto, ma vogliono essere lasciati in pace e non essere obbligati ad andare a votare.
    Come si ha contezza di questa affermazione? Noi che ci occupiamo di democrazia possiamo affermare il contrario. Chi avrebbe ragione. Esiste una ricerca su questo tema? Interessante e utile sarebbe un referendum apposito per un conteggio veritiero che dite?

    i) Manipolazione del modo in cui viene posto il quesito: il quesito può essere formulato in modo suggestivo, cosicché gli elettori vengono dirottati su un voto contrario alle proprie reali convinzioni.
    Questo funziona benissimo in un sondaggio. Con un referendum senza quorum non può funzionare per quanto detto prima. I cittadini che potessero votare su una consultazione che essi stessi hanno chiesto, non sono in un sondaggio. Senza quorum tutti saprebbero che alla scadenza la decisione verrebbe presa. Nei mesi, dal completamento della raccolta firme alla data della consultazione, tutte le tesi in campo avrebbero motivo di dare il meglio di se per essere il più chiare e convincenti. Si potrebbero fare le domande più diverse proprio per approfondire piuttosto che per confliggere. Chi risponde cercherebbe di farlo in maniera esaustiva. Avremmo così cittadini informati e consapevoli per una decisione condivisa, certa e di buon senso altro che voto contrario alle proprie idee.

    j) Conservatorismo: il referendum garantisce il blocco delle riforme essenziali, in quanto la gente tende a votare per mantenere lo status quo. Altri affermano l’esatto contrario, cioè che attivisti entusiasti possano impossessarsi della democrazia tramite il referendum, in quanto la maggioranza silenziosa non prende mai parte ai referendum.
    Probabilmente sono vere entrambe le cose. I cittadini sono conservatori e innovatori a seconda di quali siano i loro interessi. Una comunità coesa come ne deriverebbe dalla pratica nelle decisioni condivise, saprebbe modulare al meglio questi aspetti. I cittadini hanno respinto una spesa molto importante per l’acquisto di aerei caccia. Ecco il conservatorismo. Per contro l’ingresso della Svizzera nell’ONU è stato proposto e voluto dai cittadini quando il governo era contrario. Anche l’eliminazione di privilegi senza senso a favore dei top manager delle società quotate è stato voluto dai cittadini con gli amministratori contrari. Cittadini progressisti diremmo.  Pochi esempi reali a conferma che la comunità decide nell’interesse comune e non esclusivamente contro o a favore del nuovo. Quanto alla maggioranza silenziosa che non partecipa è un falso. In Svizzera pur se ad ogni votazione partecipa mediamente il 40% degli aventi diritto, nell’arco di due anni è l’80% dei cittadini che si reca al voto.

    k) I referendum non sono necessari, in quanto ci sono modi migliori per permettere alla gente di discutere e dibattere su questioni politiche.
    È vero che con il débat public in Francia si sono avuti risultati soddisfacenti ma questo strumento esiste solo per le grandi opere. La DD come la intendiamo noi invece, può occuparsi di qualsiasi tema e nulla favorisce maggiormente che  un confronto aperto consapevoli che alla fine la decisione sarà presa.

    l) In alcuni Stati, come il Belgio nel 1950, si è sostenuto che il referendum minacci l’unità del Paese.
    Restare uniti ad ogni costo può essere più problematico che decidere di separarsi come fecero i cechi e gli slovacchi anche se la divisione non avvenne con un referendum. Da sottolineare che in Svizzera ci sono cantoni di 4 lingue diverse e a nessuno passa per la testa di separarsi dagli altri.

    m) I referendum costano troppo al contribuente. Sono soldi spesi inutilmente.
    L’esercizio della DD sicuramente ha dei costi ma non sono paragonabili a quanto costa la democrazia rappresentativa attuale. Una comunità che condivide le regole non può che essere parsimoniosa e attenta. Noi siamo un Paese che pratica e valorizza il volontariato. Credete sarebbe così difficile costruire un albo per scrutatori volontari? Io penso addirittura ad una leva. Ho fatto il militare e non ci vedrei nulla di male se fossi obbligato a dare qualche giornata del mio tempo per la pratica della democrazia una volta ogni qualche anno. Ai seggi mi è capitato spesso di incontrare gli stessi scrutatori. Sarebbe bellissimo che lo potessimo fare a turno in molti. Anche questo contribuirebbe a farci sentire comunità

    n) tu parli molto della Svizzera ma loro sono una realtà ben più piccola della nostra Italia
    Indubbiamente la Svizzera è più piccola dell’Italia ma è pur sempre più grande del Veneto. Zurigo più grande di Vicenza. Bellinzona ha gli stessi numeri di Piove di Sacco. Gli strumenti della Svizzera non sarebbero utilizzabili in Veneto? Quelli di Zurigo non sarebbero praticabili  a Vicenza? Se ci fossero naturalmente.

    o) Senza quorum potrebbe capitare che si decida in pochissime persone su questioni fondamentali.
    Da un punto di vista teorico questo non possiamo escluderlo ma ad esempio guardando ai referenda in Italia quando la partecipazione è stata bassissima ha votato poco più del 23% degli aventi diritto. Stiamo parlando di oltre 12 milioni di persone. Secondo voi valgono di più 500 parlamentari con i loro privilegi o dodici milioni di cittadini che volontariamente si recano ai seggi? In pratica se da un punto di vista teorico potrebbe accadere che una decisione venga presa da pochissimi nella pratica questo non è mai accaduto se non nella democrazia rappresentativa come avviene regolarmente, costantemente, pervicacemente. Se poi non ci fosse stato il quorum e quindi la certezza della decisione, è molto probabile che sarebbero andati a votare altri cittadini soprattutto quelli che votavano no. Ma l’aspetto più importante è che avremmo avuto approfondimenti maggiori sui diversi temi perchè anche i contrari sarebbero usciti allo scoperto. Il confronto sarebbe stato approfondito e se sai che devi convincere chi ti ascolta e non l’avversario usi toni adatti e cerchi di essere chiaro. Avremmo avuto cittadini informati e decisioni di buon senso. Se una questione è fondamentale la partecipazione sale. Per contro se l’oggetto è complesso il quorum ha la pretesa che tutti partecipino col rischio che chi non ha capito voti a caso o peggio ascoltando il partito di riferimento. Senza quorum invece ci andrebbe solo chi è convinto di aver capito bene e di poter essere un buon decisore. Questo è quello che avviene in Svizzera dove mediamente partecipa il 40% dei cittadini ma oltre l’80% di loro partecipa ad almeno una votazione in un anno.

    p) una testata giornalistica americana attribuì alla DD la colpa del deficit dello Stato della California.
    Anche fosse vero che i problemi di bilancio potessero essere attribuibili esclusivamente a referenda “sbagliati”, quanti sono gli Stati nel mondo che si trovano in difficoltà grazie ai rappresentanti che da soli decidono? La Svizzera ancora una volta è prova che una comunità che ha pratica di democrazia diretta è virtuosa anche in tema di bilancio.

    q) non si rischia una dittatura della maggioranza?
    Alexis de Tocqueville che per primo teorizzò questo pericolo studiò che esistono molti interessi trasversali nella società e questo è un antidoto all’obiezione.
    Quando mi hanno fatto questa domanda però non conoscevo Tocqueville e risposi al signore che me la pose: sicuramente per lei è preferibile che sia una minoranza a decidere. Un’esigua minoranza, esattamente come avviene adesso. Gli eletti sono pochissimi e con la loro delega in bianco decidono per tutti. L’evidenza dei risultati non ha bisogno di commenti. Non capisco bene quale possa essere questa dittatura della maggioranza ma sicuramente per noi è preferibile condividere le scelte importanti con tutta la comunità piuttosto che lasciare che gli eletti facciano quello che preferiscono.

    r) NIMBY not in my back yard. Non nel mio cortile. Con la democrazia diretta ci sarebbe il rischio di non costruire le opere necessarie ad una comunità perché nessuno le vuole nel suo territorio.
    Decidendo insieme, in trasparenza, si prevederà di aiutare chi viene penalizzato proprio perché ci si immedesima in chi “subisce” la decisione e insieme si troverebbero e approverebbero quei correttivi necessari ad un buon compromesso. Nessun potere discrezionale ai pochi eletti. Provo con un esempio immaginario. Se per salvare Padova si decidesse in trasparenza che il male minore è allagare Bovolenta, sarebbero i padovani stessi a pretendere che gli alluvionati non solo venissero risarciti del danno ma anche del disagio subito. In Svizzera dove da secoli praticano le decisioni condivise, hanno tutte le infrastrutture che servono e in perfetta efficienza.

    s) Ci sono altri Stati virtuosi oltre la Svizzera e hanno una democrazia rappresentativa come la nostra che funziona benissimo. La Germania, L’Austria. La Francia, i Paesi Scandinavi. E’ molto probabile che in Italia non funzionerebbe nemmeno la democrazia diretta.

    E’ vero che ogni Paese è una storia a se ma noi parliamo di strumenti. Gli strumenti o li hai o non li hai. Un esempio reale: in Svizzera i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia ma l’ultima parola spetta ai cittadini e dicono di no; in Italia i militari e gli amministratori vogliono cambiare gli aerei caccia. I cittadini possono solo fare dimostrazioni, petizioni, raccolta firme, manifestazioni ma il governo, se in Parlamento ha i numeri, fa quello che ritiene giusto. In Svizzera hanno gli strumenti per decidere insieme e dopo gli approfondimenti prendono una decisione. In Italia quegli strumenti non ci sono e non sappiamo come andrebbe se ci fossero.

    t) EMANUELE

    Ho io ora qualche domanda per Voi.

    Quante sono le persone che hanno deciso che questi strumenti non ci siano e quei pochi che ci sono debbano avere il quorum?

    Secondo Voi è corretto che gli amministratori possano  vendere quote delle Municipalizzate senza avere il benestare dei cittadini?

    Sapete che nella società civile il CEO con massimi poteri di una società di capitali non può alienare un ramo d’azienda senza l’approvazione dell’assemblea dei soci?

    Non sarebbe logico che le stesse regole fossero valide anche per i cittadini?

  • Incontro sulla democrazia diretta a Piacenza durante il Festival del Diritto 28 settembre 2014

    Ottobre 24, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: democrazia diretta, parola ai cittadini, partecipazione

    di Paolo Michelotto

    piacenza28-09-14

    domenica 28 settembre 2014 sono stato invitato a parlare di Democrazia Diretta a Piacenza nell’ambito degli incontri del Festival del Diritto. C’erano una cinquantina di persone interessate.

    Ho come consueto organizzato la prima ora il dibattito con il metodo de “La Parola ai Cittadini” incentrata su idee per migliorare l’Italia, visto che i presenti venivano da tutta Italia e non solo da Piacenza.

    Sono emerse queste interessanti proposte:

    Nome Titolo proposta Voti ottenuti
    Mattia Introdurre idea fiscalità dove si produce 48
    Monica Obbligo pannelli solari su tetti dei capannoni e non su terreni 38
    Marzia 2 soli gradi di giudizio e arbitrato 32
    Paola L. Più trasparenza obbligatoria 30
    Paola G. Più partecipazione a temi comuni come es. acqua per tutti 29
    Pietro Istituzione responsabilità civile dei politici 25
    Maria Pia R. Eliminare quorum dai referendum comunali 25
    Ugo C. Informazione oggettiva sui media 23
    Mirta Norme comunitarie uguali per tutti 18
    Marco Dare più importanza alla famiglia 18

    Poi è seguita la presentazione sugli strumenti di democrazia diretta che funzionano nel mondo e un’ultima fase di domande e risposte.

    Questo il file completo utilizzato:

    presentazione DD piacenza 28-09-14.pdf

    presentazione DD piacenza 28-09-14.ppt

  • Malles (BZ): un voto referendario innovativo

    Settembre 17, 2014 // 2 Commenti

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    Postato in: bolzano, referendum, voto postale

    di Paolo Michelotto

    ricevo da Thomas Benedikter e volentieri pubblico un approfondimento sul referendum con voto postale che si è tenuto a Mals/Malles (BZ) a fine agosto 2014 per una durata di 2 settimane.

    refemalles

    Malles: un voto referendario innovativo

    Il Comune di Malles (Val Venosta, Alto Adige) nelle ultime due settimane di agosto ha vissuto un nuovo tipo di referendum, sia nel quesito sia nel metodo. Per la prima volta gli elettori di un comune di questa provincia si sono potuti esprimere sull’uso dei pesticidi nell’agricoltura, specie nelle piantagioni di meli, accogliendo con grande maggioranza (75,68%) la proposta dei promotori, cioè quella di introdurre un regime più severo per l’utilizzo degli anticrittogamici sul territorio di Malles.

    E per la prima volta i cittadini di un comune sudtirolese si sono avvallati del voto postale, cioè potevano votare in un arco di due settimane servendosi dell’apposita scheda e busta di votazione recapitata da parte dell’ufficio elettorale. Questo metodo, già assodato in vari altri paesi, non solo ha consentito ai cittadini di occuparsi tranquillamente del voto a casa, dopo la lettura dell’opuscolo di informazione inviato dal Comune, ma in pratica ha consentito a più persone di votare, tant’è vero che la partecipazione ha sfiorato il 70%.

    Le innovazioni di questa tornata referendaria di Malles non si fermano qui, ma vanno menzionate, oltre il voto postale, altre sei:

    1. Le votazioni referendarie a Malles, secondo lo statuto, sono tutte a effetto vincolante, cioè l’amministrazione è obbligata ad applicare la decisione dei cittadini. In altri comuni della provincia tuttora si continua a svolgere referendum “consultivi” non vincolanti.

    2. Il Comune di Malles ai suoi cittadini ha riconosciuto entrambi i diritti referendari principali: l’iniziativa popolare e il referendum confermativo. L’iniziativa per votare su una proposta promossa dai cittadini, il referendum confermativo per decidere sull’entrata in vigore di una delibera presa o dalla Giunta o dal Consiglio comunale.

    3. Il quorum di partecipazione è stato ridotto al 20%, soglia piuttosto innocua che non si presta ad eventuali campagne di boicottaggio.

    4. Le firme per un’iniziativa popolare possono essere raccolte liberamente, cioè non devono essere autenticate da un ufficiale pubblico o da un rappresentante politico, basta invece la delega da parte del sindaco di un semplice cittadino.

    5. Tutti gli aventi diritto al voto referendario (inclusi i 16enni) assieme ai documenti di voto hanno ricevuto l’opuscolo ufficiale di votazione, in cui sono spiegati il quesito, le informazioni utili e il vademecum della votazione. Inoltre sia i promotori (www.hollawint.com) sia gli oppositori del divieto dell’impiego di pesticidi (federazione degli agricoltori convenzionali) hanno avuto due pagine per illustrare le proprie ragioni. La redazione di questo opuscolo è stata curata dalla Commissione per lo svolgimento dei referendum.

    6. Infine il Consiglio comunale avrebbe anche avuto la possibilità di portare a votazione una sua controproposta. Se l’avesse fatto, i cittadini avrebbero potuto scegliere fra due proposte alternative.

    Tutto sommato Malles con il suo giovane sindaco Ulrich Veith (SVP) si presenta come un comune aperto ad un nuovo tipo di partecipazione dei cittadini che considera un buon regolamento dei referendum comunali come condizione essenziale per far funzionare la democrazia diretta.

    Per approfondire lo statuto comunale di Malles:

    http://www.gemeinde.mals.bz.it/system/web/verordnung.aspx?sprache=3&bezirkonr=0&detailonr=222613427&menuonr=218885883

    oppure http://www.comune.malles.bz.it

  • Mals/Malles (BZ): il referendum popolare con VOTO POSTALE supera l’affluenza del 69% ed è valido. Un esempio per tutti i comuni d’Italia

    Settembre 7, 2014 // 0 Commenti

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    Postato in: bolzano, democrazia diretta, voto postale

    di Paolo Michelotto

    pesticidi

    il referendum popolare che si è tenuto a Mals/Malles (BZ) dal 22 agosto al 5 settembre (esatto, per una durata di 15 giorni) usando per la prima volta in Italia il metodo del voto postale (diffuso da anni in Svizzera insieme al voto tradizionale al seggio ed esclusivo da anni in Oregon – USA) si è concluso con una partecipazione molto alta il 69%.

    Il metodo di voto usato è quello postale, che finora non è stato adottato da nessun altro comune in Italia. Ed è un peccato, visto l’affluenza ottenuta e il molto probabile risparmio dovuto alla non necessità di allestire i seggi e di pagare il personale per una intera giornata. Prossimamente cercherò maggiori dettagli e notizie. Questo è un fatto storico per l’Italia, innumerevoli volte gli amministratori si sono lamentati che i referendum costerebbero troppo. Ecco la risposta concreta, introdurre il voto postale e togliere il quorum (a Malles è ancora al 20%). L’affluenza è stata quindi del 69%.

    A mia memoria non c’è mai stata una partecipazione al voto così alta in qualche comune italiano.

    Il tema a votazione era l’abolizione dei fitofarmaci e dei pesticidi a Mals/Malles.

    Il 75% dei votanti ha deciso di toglierli.

    Quindi ulteriore buona notizia all’interno di una buona notizia!

    Riassumendo, l’esempio di Mals/Malles ci dice che per risparmiare soldi dei contribuenti ed aumentare l’affluenza la voto occorre:

    1. togliere il quorum (o abbassarlo al massimo)

    2. introdurre il voto postale

    Gli amministratori e cittadini italiani dovrebbero studiare ed applicare questo esempio.

    Qui ulteriori dettagli sullo Statuto, sul Regolamento dei Referendum e sul Libretto Illustrativo inviato nelle case di tutti i cittadini con diritto al voto.

  • Nuova edizione digitale scaricabile gratuitamente di Più potere ai cittadini – Introduzione alla Democrazia Diretta e ai Diritti Referendari

    Settembre 5, 2014 // 1 Commento

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    Postato in: democrazia diretta

    di Paolo Michelotto

    Cover Piu potere ai cittadini

    l’amico Thomas Benedikter ha realizzato la versione digitale in PDF del libro che aveva pubblicato nel 2008 “Democrazia Diretta”.

    Il titolo della nuova versione del 2014 è “Più potere ai cittadini – Introduzione alla Democrazia Diretta e ai Diritti Referendari”.

    Riporto molto volentieri la sua presentazione.  Il libro è scaricabile gratis qui sotto cliccando sul titolo:

    Più potere ai cittadini - Introduzione alla Democrazia Diretta e ai Diritti Referendari (347)

    Uscita nuova edizione di “Più potere ai cittadini – Introduzione alla democrazia diretta e ai diritti referendari” di Thomas Benedikter

    In tutti i continenti e a tutti i livelli governativi si può osservare la richiesta della popolazione di avere più voce in capitolo nelle decisioni politiche attraverso gli strumenti della democrazia diretta. Ma in Italia – stando agli emendamenti che il Governo Renzi sta apportando in questi giorni alla Costituzione – questo messaggio non sembra ancora essere stato recepito, tant’è vero che la maggioranza non fa altro che aumentare le firme richieste per un referendum abrogativo da 500.000 a 800.000 offrendo come contropartita l’abbassamento del quorum dal 50%+1 al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni politiche. L’ampliamento dei diritti referendari, come proposto dal gruppo “Quorumzero” con la sua proposta di legge di iniziativa popolare dell’estate 2012, non sembra ancora avere attecchito il valore e la necessità di uno strumentario completo di diritti referendari e di buone regole di applicazione partendo dalla cancellazione del quorum.

    In Italia tuttora regna un concetto limitativo della democrazia diretta, che non conosce il referendum propositivo e il referendum confermativo a livello nazionale (tranne per le leggi costituzionali non approvate con una maggioranza di due terzi). Per questo motivo ben vengano pubblicazioni che possano creare più conoscenza sulla valenza dei diritti referendari in generale. Il volume di Thomas Benedikter nella sua seconda edizione offre un’ottica ampia sulla gamma completa della democrazia diretta, partendo dagli intenti di fondo dei diritti referendari e dall’esperienza raccolta in Svizzera ed in Ticino in particolare. Si sofferma sulle innovazioni adottate dalle Regioni a statuto speciale d’Italia e, traendo lezioni dalle esperienze italiane di 40 anni di referendum abrogativo, presenta le linee guida di una possibile riforma dei diritti referendari partendo dalla proposta di legge costituzionale popolare Quorumzero.

    “Un ottimo strumento di conoscenza e analisi comparativa”, afferma in merito a questo volume Marco Boato, già deputato e senatore, docente e giornalista, “informazione e orientamento non solo per l’opinione pubblica più avvertita, ma anche per i futuri legislatori e futuri (se ci saranno) “costituenti” o meglio revisori della Costituzione. Non un pamphlet predicatorio, ma un’opera rigorosa e organica, che affronta i problemi della democrazia diretta in tutti i loro aspetti nazionali e internazionali, giuridici e politici, procedurali e sostanziali.”

    Thomas Benedikter (2014), Più potere ai cittadini – Introduzione alla democrazia diretta e ai diritti referendari, Ed. POLITiS, Bolzano, 231 pagine. Il volume è liberamente scaricabile dai siti www.paolomichelotto.it e www.politis.it